domenica 26 maggio 2019

Aladdin (2019)

Nonostante le mie titubanze, giovedì sono andata a vedere Aladdin, diretto da Guy Ritchie.


Trama: il ladruncolo Aladdin entra in possesso di una lampada magica che gli consente di esaudire tre desideri. Il primo è diventare un principe, così da conquistare la principessa Jasmine.


Non partivo prevenuta verso Aladdin, di più. In primis, nei trailer si vedeva un Jafar fighettissimo, per nulla inquietante e affatto viscido (cosa ahimé confermata durante la visione, per inciso). Secondo, non meno importante, ogni scena sembrava presa direttamente dall'originale, film che io adoro alla follia, senza un minimo di inventiva da parte di un regista un tempo valido, ora definitivamente impazzito, o almeno così pensavo. Infine, neanche a parlarne, Will Smith. Will. Dannatissimo. Smith. Nei panni di Genio. Offensivo oltre ogni dire per chi mal sopporta Smith e adora un Genio che anni fa aveva la voce e le movenze del compianto Robin Williams (per non parlare del doppiaggio illuminato di Gigi Proietti). Insomma, quando l'amico Toto mi ha chiesto di accompagnarlo a vedere Aladdin, sono entrata in sala coi più foschi presagi, alimentati dall'imposizione del 3D e di due posti a dir poco pessimi. E, magia Disney, forse perché non mi aspettavo NULLA da questo Aladdin, mi sono divertita da morire. Certo, il film non è esente da difetti: alcune scene d'azione sono dirette davvero coi piedi, velocizzate in maniera ridicola ed incomprensibile; Jago, il mio personaggio preferito, è relegato al ruolo di spalla monocorde (e di Rodan) e non regala quelle perle di cattiveria che tanto mi deliziano ogni volta che riguardo l'Aladdin originale; le canzoni sono state riadattate in maniera arbitraria, per fortuna non tanto quanto accadeva in La bella e la bestia ma comunque abbastanza da far male a chi ricorda con amore le originali (quella rimasta praticamente intoccata è Il mondo è mio, che talvolta non rispetta nemmeno il labiale di Aladdin e Jasmine, forse perché qualunque cosa sfiorata da GiGGi e Tatangelo non va modificata nemmeno per Ischerzo? Mah). Per il resto, invece, tanta roba. E' vero, la storia è praticamente identica all'originale e, come da trailer, molte scene sono state riproposte fotogramma per fotogramma, ma c'è qualcosa che salva tutta la baracca dall'essere una mera riproposizione senz'anima, per quanto infiocchettata in una confezione splendida. E sì, il Genio di Will Smith, zamarro, goffo e molto umano, è uno di questi elementi salvifici, soprattutto quando duetta con Aladdin all'interno di siparietti a dir poco esilaranti.


Quello però che non mi sarei mai aspettata è che sarebbe stata Jasmine la vera sorpresa del film. Interpretata da una Naomi Scott così bella da essere quasi illegale, la principessa nata come esperimento sexy di un rinascimento Disney che cominciava ad introdurre baci alla francese ed eroine connotate anche sessualmente, si è evoluta per diventare una donna consapevole del proprio cervello, del ruolo che potrebbe avere non solo come principessa ma come statista, come essere senziente la cui voce non può essere messa a tacere. All'interno di una società ingiusta e patriarcale, Jasmine si propone come un vento di libertà, come una figura forte e determinata al pari di Wonder Woman o Captain Marvel e, obiettivamente, non viene mai eclissata dal guascone Aladdin, per quanto affascinante e scaltro. A farle da degna compagna, un'attrice che spesso e volentieri le ruba la scena, ovvero la divertente Nasim Pedrad nei panni dell'ancella Dalia, più amica e confidente che semplice "serva"; le facce della Pedrad, i suoi modi palesemente americani in contrasto con l'ambientazione del film e la sua fortissima personalità la rendono uno dei pochi casi in cui l'introduzione di un nuovo personaggio funziona e riesce ad arricchire il materiale di partenza (non come il Principe Anders. Mi spiace, Billy Magnussen, ma stavolta è NO). Per il resto, la storia è rimasta praticamente immutata salvo alcuni aggiustamenti legati più che altro alle pratiche barbare del popolo di Agrabah (niente condanna a morte evitata da un vecchio misterioso) e alla psicologia di un paio di personaggi secondari che acquistano maggiore tridimensionalità, e ovviamente il film poggia molto sulla spettacolarità delle scene clou, ovvero i numeri musicali Il principe Alì e Un amico come me, un trionfo di scenografie, coreografie e computer grafica tali da superare senza problemi la banalotta Il mondo è mio, degnamente accompagnati da un paio di numeri bollywoodiani (anche se teoricamente saremmo sulle rive del fiume Giordano, qui mutato in mare) inediti e che, sinceramente, non mi aspettavo da uno come Guy Ritchie. Ma, evidentemente, il regista si è trovato a suo agio con questa storia in cui un ragazzo di strada cerca di risollevarsi e il risultato di questa "comunione" è inaspettatamente piacevole, anche per questo consiglio una visione disimpegnata persino a chi, come me, davanti ai trailer si è fatto il segno della Croce.


Del regista Guy Ritchie ho già parlato QUI. Will Smith (Genio/Marinaio), Marwan Kenzari (Jafar), Billy Magnussen (Principe Anders) e Alan Tudyk (voce originale di Iago) li trovate ai rispettivi link.

Nasim Pedrad interpreta Dalia. Iraniana, comica del Saturday Night Live, la ricordo nei panni dell'esilarante Gigi Caldwell di Scream Queens, inoltre ha partecipato a film come Cooties e ad altre serie quali Una mamma per amica, ER - Medici in prima linea. Come doppiatrice ha invece lavorato in Cattivissimo me 2. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 38 anni.


Navid Negahban, che interpreta il Sultano, è lo stupefacente Ahmal Farouk della serie Legion mentre Frank Weller torna a prestare la voce alla Caverna delle meraviglie e ad Apu come già nel 1992. Patrick Stewart ha cercato disperatamente di ottenere il ruolo di Jafar, già rifiutato nel primo Aladdin, cosa che l'attore ha sempre rimpianto mentre Dev Patel e Riz Ahmed sono stati scartati per quello di Aladdin e Jim Carrey, prima scelta per interpretare Genio, era troppo impegnato a risolvere beghe legali per partecipare. Per finire, se vi è piaciuto Aladdin recuperate l'originale del 1992. ENJOY!

venerdì 24 maggio 2019

Demonic (2015)

E dopo il diludendo di Keep Watching tocca a Demonic, altro film compreso in quel cofanetto austriaco che mi aveva incuriosita, una produzione targata James Wan, diretta e co-sceneggiata nel 2015 da tale Will Canon.


Trama: un gruppo di aspiranti studiosi dell'occulto si reca nella casa dove, tempo prima, era stato compiuto un massacro. La polizia arriva giusto in tempo per trovarli quasi tutti morti e salvare il salvabile, per quanto possibile...


Demonic è la tipica produzione Wanina a base di case infestate e poveri idioti che desiderano giocare col maligno senza pensare bene alle conseguenze, con una piccolissima aggiunta: la storia parte quando tutto il delirio demoniaco è già finito e viene ricostruita dalle indagini sommarie di un detective e una psicologa che si ritrovano ad interrogare uno dei sopravvissuti. Alle tipiche riprese alla Paranormal Activity, che purtroppo regalano allo spettatore giusto un paio di jump scare mosci, si affiancano dunque flashback girati in maniera più classica, il tutto messo al servizio di una trama prevedibile che tenta, qui e là, di ingannare lo spettatore o, perlomeno, a mantenerlo interessato una volta che ha cominciato a mangiare la foglia. A rendere non bello ma perlomeno "apprezzabile" il film, dunque, non è tanto il cucuzzaro di fenomeni più o meno paranormali a cui assistono i protagonisti  (ché lì non c'è davvero molto da dire, visto un volto spettrale che ciccia fuori dall'ombra, visti tutti), né tanto meno la consapevolezza di trovarsi davanti l'ennesimo gruppo di imbelli testardi che stavolta non mollano l'osso nemmeno quando l'entità prende una delle ragazze e la fa volare attraverso porte e corridoi per metri (alla faccia della testardaggine e del "finalmente abbiamo le prove!"), quanto piuttosto l'approccio scientifico e assai razionale della squadra di polizia giunta, stranamente, in maniera abbastanza tempestiva, portando seco quella falsa sicurezza quasi kinghiana che da una parte rassicura lo spettatore, dall'alta lo tiene sul chi va là aspettando l'incoolata.


I pilastri della cosiddetta razionalità hanno i volti "normali" e anche forse un po' agé di Maria Bello e Frank Grillo, quest'ultimo ormai votato ai ruoli di poliziotto o vigilante costretto ad affrontare eventi estremi col piglio da tough boy, mentre gli altri, neanche a dirlo, sono dei ragazzetti senz'arte né parte, magari un po' più bellocci di altri, pronti a farsi mere vittime di una forza senza nome. Il vero problema del film, lo avrete capito, sta soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, che questi attori un po' "così", mutuati dalla televisione, non riescono a far brillare con un carisma adatto a sopperire a dialoghi banalotti e alla mancanza di alchimia non solo all'interno del gruppo ma anche tra fidanzati. E anche il demone che viene tirato in ballo... mah, un paio di effetti speciali non sono male e i makeup che prevedono sangue nero e labbra spaccate sono sempre molto evocativi, però da una produzione made in James Wan mi aspetto più di un po' di vento che spegne le candele, sedie che si rovesciano, manine che spuntano dal nulla e poco altro. Insomma, premesso che il film di Will Canon riesce almeno ad ottenere la sufficienza, tra Demonic e Keep Watching quel cofanetto che ho incrociato a Vienna merita di venire seppellito nel cestone delle offerte a 1 euro, altro che messo tra le novità imperdibili: vi capitasse di incappare in questo prodotto, consiglio di evitare l'incauto acquisto!


Di Maria Bello (Dottoressa Elizabeth Klein) e Frank Grillo (Detective Mark Lewis) ho parlato ai rispettivi link.

Will Canon è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto solo un altro lungometraggio, Brotherhood, ed è anche produttore e attore.


Dustin Milligan interpreta John. Canadese, ha partecipato a film come Final Destination 3, Slither, The Messengers, Un piccolo favore e a serie quali La zona morta, Supernatural e 90210. Anche sceneggiatore e produttore, ha 34 anni.


Il film avrebbe dovuto essere diretto o da Xavier Gens o da F. Javier Gutiérrez (rimasto come produttore) ma alla fine non se n'è fatto nulla. A parte questo, se Demonic vi fosse piaciuto recuperate la saga The Conjuring con tutti i suoi vari spin-off e magari anche i due Sinister e il primo Amityville Horror. ENJOY!

giovedì 23 maggio 2019

(Gio)WE, Bolla! del 23/5/2019

Buon giovedì a tutti! Col festival di Cannes ancora in corso, qualche stralcio di Croisette arriva anche da noi ma potrà qualcosa contro lo strapotere del Topo? ENJOY!

Aladdin
Reazione a caldo: Ugh...
Bolla, rifletti!: Non volevo andare a vederlo. Aladdin è il film del rinascimento Disney che più amo dopo La Bella e la Bestia e vedere Genio interpretato da Will Smith affiancato da un Jafar fighetto immersi nella riproposizione pedissequa di scene già viste e adorate mi uccide. Tuttavia, l'amico Toto mi ha chiesto di accompagnarlo e stasera lo farò, confidando in Guy Ritchie e in un paio di sequenze bollywoodiane intraviste nei trailer. Fingers crossed.

L'angelo del male - Brightburn
Reazione a caldo: Evviva!!! *__*
Bolla, rifletti!: Nell'attesa che arrivi The Boys su Amazon Prime, questa sorta di Superman horror parrebbe proprio essere un degno antipasto. La sceneggiatura è del fratello e del cugino di James Gunn, speriamo che buon sangue non menta!

Il traditore
Reazione a caldo: Hm.
Bolla, rifletti!: Mi intrigano protagonista e soggetto del film. Mi fa paura, tanta, Bellocchio. Potrei andare domenica col Bolluomo ma prima cercherò di capire qual è il livello del rischio "mattonata".

Questa settimana al cinema d'élite propongono Stanlio & Ollio, di cui ho già parlato QUI, quindi ci si risente giovedì prossimo!

mercoledì 22 maggio 2019

Keep Watching (2017)

A Vienna mi è capitato di curiosare nei negozi di DVD/BluRay e, a parte la BELLEZZA incredibile di alcune edizioni di capolavori horror (steelbook ed edizioni speciali costosette, da sbavarci sopra), ho notato un cofanettino doppio con dentro due film a me totalmente sconosciuti che, per curiosità, ho deciso di cercare on line. Uno era questo Keep Watching, diretto nel 2017 dal regista Sean Carter, l'altro era Demonic, che guarderò nei prossimi giorni.


Trama: i membri di una famiglia vengono prima spiati attraverso telecamere nascoste, poi attaccati da un gruppo di killer mascherati.



Uh, la noia. Invece di inventare qualcosa di nuovo da scrivere su Keep Watching potrei fare come i realizzatori della pellicola e rimandarvi ai link di tutti gli home invasion recensiti sul blog, tanto il film di Sean Carter è un compendio floscio di tutti i cliché possibili ed immaginabili, con un'aggravante in più: della famiglia protagonista non frega una benemerita mazza a nessuno, tanto i suoi membri sono delle figurette monodimensionali. Lo sceneggiatore non si impegna nemmeno a farci empatizzare anche solo con UNO dei personaggi e, quel che è peggio, per dar loro un po' di spessore (nemmeno a tutti), vengono appioppati a caso problemi esistenziali o economici che poco o nulla influiranno sulla trama: banalmente, a che mi serve sapere che il padre è indebitato fino al collo se poi gli "invasori" non sono dei killer mandati da eventuali strozzini? Le scene da drama queen della protagonista, con tanto di "invasori" che insistono sulla morte prematura della madre, come se quest'ultima avesse a che fare con il loro arrivo (spoiler: non è così), a cosa mirano visto che il suo atteggiamento non riesce né ad esacerbare la tensione casalinga né si intreccia in qualche modo alla natura della minaccia? Boh. Stendo un velo pietoso sul resto dei personaggi, nominalmente "moglie giovane", "figlio minore" e "zio simpatico/drogato", perché la sceneggiatura non va oltre le mere etichette che gli ho affibbiato. Perlomeno i killer hanno del mordente? Nì. L'idea di un programma dove le famiglie vengono spiate da miriadi di telecamere e uccise in diretta streaming, per quanto derivativa, è carina e il colpo di scena finale sarebbe anche simpatico, il problema è che con un titolo come "keep watching" devi trovare dei modi per farmi venir voglia di continuare, effettivamente, a guardare. Invece, dopo 5 minuti uno avrebbe già voglia di spegnere la tv, tanto quei loschi figuri mascherati hanno il medesimo carisma dei manichini (anzi, no. Dei manichini sarebbero per me agghiaccianti).


Ulteriore aggravante è lo stile che si rifà al found footage/mockumentary/video in presa diretta. Una volta piazzate le telecamere in ogni dove, allo spettatore viene offerta la possibilità di infilarsi quasi persino nel cassetto della biancheria delle vittime, e i punti di vista si moltiplicano, tra soggettive involontarie, immagini caleidoscopiche, tremolii assortiti, prospettive distorte: peccato che non ci sia una sola inquadratura che non faccia venire voglia di chiudere gli occhi per il fastidio oppure addormentarsi per il tedio di assistere a scene immerse in una penombra perenne. Un goccino di sangue, perlomeno? Ma figuriamoci, gli omicidi vengono opportunamente tagliati prima che giunga il momento clou oppure non prevedono dispendio di liquido rosso. Eh ma che noia, ribadisco, altro che Keep Watching. Al limite, potrebbero continuare a watchare gli spettatori maschili, visto che per aiutarli a rimanere svegli Bella Thorne è quasi sempre in mutande o shorts come già accadeva in quell'altra schifezza di Amityville - Il risveglio (si metta agli atti che Bella Thorne, per quanto insistano ad infilarla in queste produzioni thriller/horror, è una delle scream queen peggiori di sempre), mentre invece chi sperava di vedere Carl Grimes venire brutalmente pestato o seviziato potrebbe ricevere un'altra brutta notizia. Non posso nemmeno consigliarvi di recuperare la penultima stagione di The Walking Dead per vedergli fare la fine che merita, visto che, parlando di noia, la soap opera con occasionali zombi batte Keep Watching 20 a 0. Ma lo stesso non è un motivo per cercare e guardare questo tediosissimo filmetto.


Di Bella Thorne (Jamie) e Leigh Whannell (Matt) ho già parlato ai rispettivi link.

Sean Carter è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, ha 42 anni e ha lavorato soprattutto come montatore, produttore, attore e sceneggiatore.


Chandler Riggs interpreta DJ. Meglio conosciuto come il CaVVll di The Walking Dead, il ragazzo ha partecipato a film come Mercy e doppiato un episodio di Robot Chicken. Ha 20 anni e un film in uscita.


Ioan Gruffudd interpreta Carl Mitchell. Inglese, lo ricordo per film come Wilde, Titanic, I Fantastici 4, I Fantastici 4 e Silver Surfer, Come ammazzare il capo... e vivere felici, inoltre ha partecipato a serie quali Ringer, Glee e lavorato come doppiatore in American Dad! e I Griffin. Ha 46 anni e un film in uscita.


Se Keep Watching vi fosse piaciuto recuperate You're NextThe Strangers, The Strangers: Prey at Night e il primo La notte del giudizio. ENJOY!


martedì 21 maggio 2019

John Wick 3 - Parabellum (2019)

Per uscire da una settimana a dir poco devastante, non c'è nulla di meglio dello staccare il cervello e, per ottenere il migliore dei risultati, John Wick 3 - Parabellum (John Wick: Chapter 3 - Parabellum), diretto dal regista Chad Stahelski, è semplicemente perfetto.


Trama: dopo essere stato scomunicato, John Wick deve cercare di sopravvivere mentre tutti i killer del mondo gli danno la caccia.


Avevamo lasciato John Wick con una taglia di 14 milioni di dollari sulla testa, il bisogno di portare via le suole da New York il prima possibile, la perdita di tutti i privilegi legati al rispetto delle regole de La Tavola e con un cagnusso nuovo. Lo ritroviamo più o meno nelle stesse condizioni nel terzo capitolo di quella che si preannuncia una quadrilogia, nonché una delle zamarrate più sfacciate dopo Sharknado, a differenza del quale, per lo meno, John Wick mantiene un minimo di dignità a livello di regia, coreografie marziali ed interpreti. Non a livello di sceneggiatura, ci mancherebbe: in cinque non sono riusciti a tirare fuori qualcosa di sensato, ché se già i primi John Wick erano scritti sulla lista della spesa, questo sta direttamente su uno scontrino e ogni twist della trama (che a un certo punto, detto proprio onestamente, fa fare "cose" a John Wick senza un motivo plausibile, leggasi la parentesi nel deserto) è finalizzato a raggiungere un obiettivo e uno soltanto: che il protagonista dia e prenda quante più mazzate possibili, stavolta anche troppe. Qui e là, furbamente, vengono gettati i semi per un altro capitolo della saga e probabilmente anche di un prequel, perché l'unica cosa davvero furba, per quanto scorretta, del franchise, è quello di mostrare allo spettatore dei rapidissimi flash di personaggi o organizzazioni che sarebbero molto più interessanti del protagonista, se solo venissero approfonditi: è il caso della benedetta Tavola, della miriade di Hotel Continental sparsi per il mondo, dell'organizzazione gestita da Anjelica Huston, persino di Halle Berry, che compare in una delle sequenze più divertenti dell'intero film. Insomma, John Wick "affama" in particolari e, così facendo, spinge il pubblico idiota, io per prima, a volerne di più.


Ciò che non viene lesinato, come ho scritto sopra, sono le botte. Lamentavo nel capitolo secondo una certa qual ripetitività nello schema di lotta del nostro, sintetizzabile in "atterro l'avversario e poi headshot"; anche in Parabellum i nemici muoiono malissimo, vittime al 90% di headshot doppi (si fa pour parler, ovvio, ché aspettarsi la coerenza in questo genere di film non ha senso, ma a che pro finire perennemente gli avversari con colpi alla testa sparati a bruciapelo quando già il colpo al cuore/stomaco precedente dovrebbe decretarne la morte certa?), ma perlomeno ci sono interessanti scambi all'arma bianca, vengono utilizzati mordaci e velocissimi cagnolini e persino un tomo antico, veicolo della morte più esilarante dell'intero film, e nonostante alcuni combattimenti vengano tirati anche troppo per le lunghe diventando un mero sfoggio di tecnica coreografica (vedi quello con Yayan Ruhian), di sicuro la sete di sana, vecchia ultraviolenza viene soddisfatta persino a fronte di una stranissima mancanza di sangue. Certo, bisogna rendersi conto che Parabellum, forse ancor più dei suoi predecessori, è soltanto un insieme di scontri portati avanti all'interno di splendide e dettagliatissime scenografie create ad hoc per non annoiare l'occhio dello spettatore, attaccati tra loro con uno sputo di "trama" (o si parla di pretesti narrativi?), tuttavia è palese che gli attori coinvolti si siano tutti divertiti e non vedano l'ora di passare una quarta volta a battere cassa. Io, neanche a dirlo, aspetto il quarto capitolo con trepidazione, sperando che torni, anche stavolta, l'elegantissimo Ian McShane... e che venga affiancato dalla ottima Asia Kate Dillon, vera rivelazione del film!!


Del regista Chad Stahelski ho già parlato QUI. Keanu Reeves (John Wick), Halle Berry (Sofia), Ian McShane (Winston), Laurence Fishburne (Bowery King),  Mark Dacascos (Zero),  Lance Reddick (Charon), Anjelica Huston (Il direttore) e Yayan Ruhian (Shinobi 2) li trovate invece ai rispettivi link.

Said Taghmaoui interpreta l'Anziano. Francese, ha partecipato a film come L'odio, Three Kings, American Hustle - L'apparenza inganna, Wonder Woman e a serie come Lost. Ha 45 anni e un film in uscita.


Jerome Flynn, il Bronn de Il trono di spade, interpreta Berrada. Nell'attesa che StarZ dia il via alle riprese della serie Continental che, ahinoi, non vedrà la presenza di Ian McShane e di sapere se davvero nel 2021 uscirà John Wick 4, se John Wick 3 - Parabellum vi fosse piaciuto recuperate John Wick e John Wick 2. ENJOY!

domenica 19 maggio 2019

Bollalmanacco On The Road: Matera

In questi giorni avrei dovuto essere Matera con un gruppetto di amici per un weekend lungo in quella che è la Capitale Europea della Cultura, almeno per quest'anno. Per motivi che non vi sto a dire ho deciso di rimanere a casa e di rimandare a un momento un po' più lieto la vacanza, ma intanto il post era scritto e mi dispiaceva sprecarlo. Nel tempo, i famosi Sassi sono stati toccati dalla grande macchina cinematografica, vediamo un po' in che modo... ENJOY!


Cominciamo con un classico di Pasolini, uno dei molti casi in cui Matera è diventata una perfetta Gerusalemme: Il vangelo secondo Matteo


Anche Fulci ha fatto una sortita in questa magica terra con Non si sevizia un paperino


Cristo si è fermato ad Eboli ci riporta a cose più "sante"...


Sempre grandi autori: i fratelli Taviani con Il sole anche di notte e Allonsanfan


L'uomo delle stelle e la poesia di Tornatore.


Si torna alla religione Cristiana con l'angosciante La passione di Cristo di Mel Gibson


Recentemente, persino il dimonio ha toccato Matera: dopo La passione di Cristo, ecco arrivare il bimbo malvagio di Omen - Il presagio. Anzi, il fotogramma che ho messo l'ho trovato QUI, dove si racconta una storia a dir poco esilarante. Leggetela!

venerdì 17 maggio 2019

Pet Sematary (2019)

Non so come ma ce l'ho fatta, finalmente, a vedere Pet Sematary, diretto dai registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer e tratto dal romanzo omonimo di Stephen King.


Trama: Louis Creed e la moglie si trasferiscono in una cittadina del Maine, Ludlow, coi due figli Ellie e Gage. Non passa molto tempo prima che arrivino a scoprire, dietro casa, il cimitero degli animali... e quello che si nasconde nei boschi oltre esso.


Pet Sematary è uno di quei libri infingardi che letto a 15 anni non fa dormire per la paura e letto ora, alla soglia dei 40, aggiunge al terrore un'ansia pazzesca e scatena riflessioni scomode sul breve tempo che possiamo passare su questa terra, sulla natura labile degli affetti, sulla fragilità fisica e mentale degli esseri umani; in pratica, Pet Sematary è la profondissima e non banale riflessione di Stephen King sulla morte. Il rischio, trasponendo in film uno dei libri più belli del Re, è quello di concentrarsi essenzialmente su ciò che accade a Louis dopo aver varcato la soglia proibita, sul disgusto di vedere i propri cari tornare come demoni maligni, che è un po' ciò che accade nel superficiale Cimitero vivente 2, trasformando così una riflessione sulla morte in un film di zombi come ce ne sono tanti. Fortunatamente ciò non accade in Pet Sematary, pregevole frutto degli sforzi congiunti di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer  alla regia e di Matt Greenberg e Jeff Buhler alla sceneggiatura, ottimo horror che, pur ispirandosi molto all'opera di King, riesce a ritagliarsi un minimo di personalità senza sputare sul materiale di partenza. Il dramma umano di Louis e della sua famiglia (perché quello, a mio avviso, deve venire prima dell'aspetto sovrannaturale) pesa sul cuore dello spettatore grazie ad una prima parte fatta di scampoli di idillio familiare nel quale si delineano i caratteri dei protagonisti, tratteggiati come persone reali e non come figurine bidimensionali; abbiamo dunque Louis, pilastro della razionalità medica e amorevole padre di famiglia, la moglie Rachel, costretta da un terribile trauma infantile ad evitare il pensiero della morte in tutte le sue sfumature, la piccola Ellie alle prese appunto con le prime manifestazioni del destino definitivo che tocca a tutti gli esseri umani, e Gage, pargoletto sul quale si concentrano i terrori di milioni di vecchi lettori/spettatori e l'inquietudine dei nuovi. Questo quartetto di personaggi si ritrova in una casa nuova, legata ad un terreno adibito a cimitero degli animali che fa da "barriera" per qualcosa di più infingardo, qualcosa che riesce a raggiungerli passando attraverso Jud, anziano ed amichevole vicino di casa, il gatto Church e la maledizione di una strada dove i camion sfrecciano a velocità letali. Il dramma, familiare e sovrannaturale, viene costruito con una lentezza inusuale per gli horror moderni, anticipato praticamente in ogni dialogo e in ogni scena da elementi più o meno orrorifici che spingono sul chi va là protagonisti e spettatori in egual misura, come ci fosse una mano invisibile a guidarli verso l'inevitabile deflagrazione della tragedia.


Dà ad intendere, questo Pet Sematary, che ci sia "qualcosa" nella nuova casa di Ludlow, già prima della morte di Church e della conseguente scelta di Jud di insegnare a Louis la via per il cimitero indiano, piccolo neo della pellicola che priva la storia di qualcosa di intimo ed importante e rende il vecchio Jud un personaggio inutilmente (ed ingiustamente) ambiguo, se non rincoglionito. Manca, in effetti, il profondo legame che si instaura tra i due uomini nel romanzo, un legame radicato non solo nel senso di gratitudine ma anche nell'essere per l'appunto "maschi", accomunati da quei segreti che devono rimanere sepolti nel cuore di un uomo, più duro della roccia: uomo come protettore, come generatore di vita, come "testa pensante" capace di prendere le scelte migliori per amore, soprattutto quando tutto va in pezzi e le donne sembrano capaci solo di piangere e rifiutare la realtà. Il bello del romanzo Pet Sematary è che Louis va lentamente, inesorabilmente in pezzi, condannando la sua famiglia alla distruzione perché desideroso di ricostruire un piccolo mondo innanzitutto per sé e per il figlio (e al diavolo moglie e figlia...), verso il quale nutre un amore spropositato, alimentato da un dolorosissimo senso di colpa; qui avviene una cosa simile ma più repentina e le azioni di Louis trovano ancora meno giustificazione rispetto al libro, soprattutto visto com'è tornato il gatto Church. Tuttavia, lo stesso, è un dolore non meno coinvolgente, non meno capace di infondere orrore innanzitutto per la disperazione che va a muovere i gesti scellerati di Louis. L'importante cambiamento spoilerato ampiamente nei trailer, che vede morire Ellie al posto di Gage (assolutamente perfida la strizzata d'occhio a chi conosce a menadito libro e film: Louis riesce a raggiungere in tempo Gage, salvandolo dal camion, solo per vedere morire la figlia poco più in là), rende la pellicola più "horror" ma, allo stesso tempo, ne diminuisce un po' la potenza.


Far morire una bambina che ha appena iniziato a conoscere la morte consente ai realizzatori di sbizzarrirsi maggiormente con un demonietto ciarliero, pronto a mettere a nudo tutti i difetti delle sue vittime (e l'egoismo del papà), interpretato in maniera sufficientemente inquietante dalla brava Jeté Laurence. Tuttavia, di bambine indemoniate è pieno il cinema horror e nulla batte l'idea di un corpicino duenne infantile e malvagio, una profanazione nella profanazione che si manifesta nel marciume con cui, nel film di Mary Lambert, si ricopriva la casa di Jud dal momento esatto in cui il demone ci metteva piede. Nulla lo batte, nemmeno il finale architettato per il nuovo Pet Sematary, anch'esso molto diverso dal libro, pur nella sua estrema cattiveria; purtroppo, negli ultimi dieci minuti di film i realizzatori hanno rischiato di vanificare tutta la bontà di quanto venuto prima scivolando nel trappolone Cimitero vivente 2 e "sollevando", in qualche modo, Louis dal rimorso di avere fatto un'enorme castroneria, scelta che rende il film assai meno coraggioso (per quanto apparentemente molto più "provocatorio") dell'originale. Fortunatamente, come ho detto, quanto precede questo scivolone nel baracconesco è dannatamente ottimo. Il gatto Church viene sfruttato nel migliore dei modi, alcune chicche come il funerale dei bambini visto nel trailer sono assai raffinate, Jud non è stato connotato benissimo ma l'adorabile John Lithgow ci mette tutta la bravura di cui dispone, chi conosce a menadito libro e soprattutto film viene abilmente preso in giro in alcune sequenze al cardiopalma e Zelda, la gVande e teVVibile Zelda nella sua nuova incarnazione fa davvero paura. Quindi sì, tolto qualche trascurabile difetto, uno dei romanzi migliori di Stephen King è stato onorato al meglio e non posso che essere felicissima di aver visto questo Pet Sematary, che non sfigura davanti al vecchio film di Mary Lambert nonostante non disponga delle carte in regola per diventare un cult come la pellicola del 1989. Ma d'altronde, lì Paxcow era terrificante, mica come questo pupazzetto qui.


Dei registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer ho già parlato QUI. Jason Clarke (Louis Creed), Amy Seimetz (Rachel Creed) e John Lithgow (Jud Crandall) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Pet Sematary vi fosse piaciuto leggete senza indugio il libro e recuperate Cimitero vivente. ENJOY!



giovedì 16 maggio 2019

(Gio)WE, Bolla! del 16/5/2019

Buon giovedì a tutti! Siete pronti per la tamarreide? E siatelo, dai. Prima di parlare di cose serie, a Savona non è arrivato ma in tutta Italia esce oggi Unfriended: Dark Web, affatto disprezzabile se vi era piaciuto il primo capitolo della saga. La recensione la trovate QUI. ENJOY!

John Wick: Parabellum
Reazione a caldo: Evviva!!! *__*
Bolla, rifletti!: Lo so. Il secondo capitolo mi aveva fatto schifo. Però prometteva un terzo episodio delirante che, puntuale come un'orologio, è arrivato. E se ne parla in giro benissimo. Tornata dalla gita fuori porta materana correrò a vederlo!

Dolor y Gloria
Reazione a caldo: AH.
Bolla, rifletti!: Quell'"Ah" non è dovuto al disgusto davanti al nuovo film di Almodóvar ma al fatto che non riuscirò a vederlo perché lo fanno uscire domani e lo terranno, credo, fino a mercoledì al massimo. Probabilmente sarà per me meno interessante di altri, in quanto molto autobiografico e a me il regista spagnolo piace nei limiti, però sarebbe carino poterlo vedere. Fingers crossed.

Attenti a quelle due 
Reazione a caldo: Meh.
Bolla, rifletti!: Remake di un remake virato in salsa femminile. Già l'operazione è stantia di per sé, ma poi insomma: l'originale vedeva l'accoppiata Brando/Niven, il remake quella Martin/Caine, per quanto le due attrici siano brave, temo non ci sia paragone.


Il grande spirito
Reazione a caldo: Poco convinta
Bolla, rifletti!: Arriva a Savona con una settimana di ritardo l'ultimo film che vede Sergio Rubini nelle vesti di regista e attore. Di per sé il trailer non sembrerebbe male e Rubini mi piace ma c'è qualcosa che mi frena dal vederlo, forse la presenza di Papaleo che mal sopporto? Chissà. Questa commedia surreale magari la recupererò più avanti.

Al cinema d'élite lo spettacolo raddoppia proprio questo weekend in cui io sono fuori città, sigh!

Dililì a Parigi
Reazione a caldo: CaRRino!! *__*
Bolla, rifletti!: Storia di ragazzini investigatori in quel di Parigi nella Belle Epoque. Sembrerebbe un lungometraggio animato interessante e raffinato, da recuperare!

I figli del fiume giallo
Reazione a caldo: Interessante... 
Bolla, rifletti!: Affresco sociale cinese che parte da un dramma squisitamente personale. Potrebbe piacermi come no, ma intanto segno per un futuro recupero, che questa settimana sarà già tanto riuscire a vedere John Wick!

mercoledì 15 maggio 2019

The Silence (2019)

Tornata dalle ferie mi sono trovata un attimo bloccata con la "programmazione" delle visioni ed è quindi subentrata Netflix che consigliava The Silence, diretto dal regista Jon R. Leonetti e tratto dal romanzo omonimo di Tim Lebbon.



Trama: degli uccelli preistorici cominciano ad attaccare le città d'America. L'unico modo per sopravvivere alla calamità è rimanere in perfetto silenzio, come scopriranno ben presto Ally, divenuta sorda a seguito di un incidente, e la sua famiglia.


SPOILER: fossi in voi non mi affezionerei troppo al cane. 
Su Imdb, sito dal quale recupero solitamente dati e curiosità, si sottolinea che il romanzo dal quale è tratto The Silence è precedente alla realizzazione di A Quiet Place: Un posto tranquillo, e che il cammino di entrambe le pellicole è cominciato nel 2017, con la differenza che il film di John Krasinski è stato distribuito al cinema mentre The Silence è rimasto nel limbo finché Netflix non lo ha recuperato. A questo punto mi domando se la famosissima piattaforma digitale non stia diventando una sorta di cassonetto della serie B perché guardando The Silence ho avuto la stessa impressione provata davanti alla visione di quei film catastrofici televisivi che andavano di moda negli anni '90 oppure di uno di quei mockbuster della Asylum, con la differenza che qui i pochi effetti speciali non sono sgradevoli e si può vantare la presenza di un paio di attori famosi. Ma se cercate qualcosa di più da The Silence cascate davvero male. Anzi, a chi già avesse trovato Bird Box trito e derivativo sconsiglierei la visione del film di Leonetti perché The Silence è prevedibile dall'inizio alla fine e segue il pattern tipico di questo genere di pellicole in cui un'apocalisse "animale" distrugge gli USA. Diciamo che, se era plausibile l'annientamento della razza umana per mano di esseri invisibili che spingono al suicidio, lo è meno l'idea che un branco di uccelli preistorici nascosti in una caverna riesca nel giro di una settimana a moltiplicarsi e costringere i pochi sopravvissuti a cercare rifugio in luoghi dal clima artico, visto che 'ste bestie devono deporre le uova e aspettare che si schiudano prima di raggiungere numeri così grandi. Ma così è, non questioniamo. The Silence ci introduce così alla vita felice di Ally e della sua famiglia, tutti esperti in linguaggio dei segni e lettura del labiale perché la ragazzina è sorda. E, guarda un po', come da titolo, il trucco per rimanere vivi in presenza delle mordaci bestiole preistoriche è stare in completo silenzio. Siccome per i protagonisti sarebbe quindi stato troppo facile sopravvivere, gli sceneggiatori a un certo punto infilano anche culti religiosi composti da matti, ché si sa come l'animale peggiore di tutti sia sempre l'uomo.


Di The Silence ho apprezzato, oltre a un paio di momenti di ovvia tensione (per quanto tu possa girare un film derivativo e banale, comunque l'idea di avere sospeso sul capo come una spada di Damocle un essere carnivoro acquattato nel buio e pronto a mangiarti al minimo rumore un po' di ansia la mette), l'allegra malvagità della famigliola felice, che a un certo punto condanna a morte una signora per pura stupidità prima di insediarlesi in casa, il barbatrucco usato dal culto di matti per stanare Ally e gli altri dalla suddetta abitazione e infine il modo assai funzionale in cui viene sfruttata l'unica vera tragedia del film. Stanley Tucci è sempre un gran signore, anche se cosa ci faccia in una pellicola simile probabilmente non lo sa nemmeno lui (un po' come John Malkovich non sapeva che stava facendo in Velvet Buzzsaw, o perlomeno voglio sperare che sia così) e Kiernan Shipka ha una faccetta così carina che è impossibile volerle male anche se siamo ben distanti dall'ispirata interpretazione di chi sordo lo è davvero, come la splendida Millicent Simmonds, per il resto The Silence è un film privo di pregi evidenti e molto facilone. Tanto per dirne una, l'umanità sarà anche condannata, e morire che due missili ben assestati o ancor meglio un bel plotone di Navy Seals o simili possa fare piazza pulita degli animali preistorici, ma a patto di avere la corrente per ricaricare tablet e cellulari questi orpelli del Demonio funzionano, con tanto di rete per mandarsi comodamente messaggi via chat. Altrimenti, la nostra dose di teen romance come l'avremmo avuta? Meh. Insomma, The Silence non è così brutto da meritare ignominia perpetua, come un Cell qualsiasi, ma come accade alla maggior parte degli originali Netflix è maledettamente insipido e lo dimostra il fatto, poi lo giuro smetto di fare paragoni con A Quiet Place, che un film simile è incapace persino di sfruttare l'unica cosa che avrebbe messo davvero angoscia: il silenzio.


Del regista John R. Leonetti ho già parlato QUI. Stanley Tucci (Hugh Andrews) e Miranda Otto (Kelly Andrews) li trovate invece ai rispettivi link.

Kiernan Shipka interpreta Ally Andrews. Americana, ha partecipato a serie come Monk, Heroes, Non fidarti della str**** dell'interno 23, Feud e Le terrificanti avventure di Sabrina, oltre ad aver lavorato come doppiatrice in Quando c'era Marnie, American Dad! e I Griffin. Ha 20 anni e due film in uscita.


Se The Silence vi fosse piaciuto recuperate il ben più riuscito A Quiet Place - Un posto tranquillo e aggiungete Bird Box e The Mist. ENJOY!

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