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venerdì 30 settembre 2011

La pelle che abito (2011) - Recensione

Porca menta. Sono le uniche due parole che ho pronunciato alla fine di La pelle che abito (La piel que habito), l’ultimo film diretto dal regista Pedro Almodóvar, tratto dal romanzo Tarantola di Thierry Jonquet. Un’esperienza senza dubbio scioccante, che lascia inevitabilmente perplessi su un eventuale giudizio.



Trama: dopo la morte della moglie e della figlia, un chirurgo plastico decide di creare la “pelle perfetta”, inattaccabile da fuoco e ferite, usando una misteriosa donna come cavia…



Che se la cosa finisse qui, in effetti, La pelle che abito potrebbe essere un banalissimo thriller. Peccato (o per fortuna…) la trama è fatta a strati come le cipolle, tolta una storia ce n’è un’altra sotto, apparentemente quasi scollegata da quella principale ma in realtà molto funzionale. E tolto lo strato di quest’altra storia, ecco spuntare un’altra vicenda che si ricollegherà poi sempre a quella principale. Alla fine tutto torna, grazie ad un meccanismo praticamente perfetto, come accade il 90% delle volte nei thriller cinematografici. Ma nel frattempo, con La pelle che abito, lo spettatore è passato attraverso diversi stadi di umore ed emozioni… ed è di questi stadi che parlerò, perché il principale punto a favore della pellicola è l’effetto sorpresa che sta nel non conoscere praticamente nulla della trama. Eviterò quindi di fare qualsivoglia altro accenno ad essa (come recensione sarà muy atipica!).



All’inizio mi ha presa la curiosità. Banderas traffica con provette, sangue, altre amenità con questa donna misteriosa segregata in casa e una domestica. Fin qui tutto bene, mi rilasso apprezzando la bellezza dei quadri esposti in casa, l’assoluto splendore dell’attrice principale, la particolarità della stanza in cui è rinchiusa e tutta la serie di piccoli dettagli che ci fanno intuire qualcosa di lei e della sua vita. Alla curiosità si sostituiscono le grasse risate quando viene introdotto il personaggio del Tigre. A voi non deve fregare nulla della sua funzione, ma permettetemi di dire che la sua comparsa fa toccare al film il suo punto più kitsch (non trash, non ancora): st’ominide calvo, grosso, scemo, conciato da tigre causa carnevale, con sta codina sifulotta e quest’enorme pacco ancora più sifulotto sul davanti. Impossibile restare seri, nonostante le scene che seguono il suo arrivo non siano delle più allegre in effetti. Ma tant’è. Il problema è che fino a questo punto (ed è già passata almeno mezz’ora…) il film non decolla e la noia, sotto le risate, regna abbastanza palpabile. E qui cominciano i salti temporali e i poco ameni ricordi dei protagonisti. Torniamo indietro di ben sei anni.



Di fronte a due flashback diversi, come dicevo, tristi ma apparentemente scollegati, la mente dello spettatore vola e và. Nello specifico si chiede il perché debba sopportare dei personaggi poco meno che imbecilli e sommamente irritanti, oltre a “godere” della vista di agghiaccianti amplessi in mezzo a pur splendidi giardini (perché comunque la fotografia, la regia e la colonna sonora sono a livelli di perfezione, semplicemente meravigliosi), secondariamente ci si domanda cosa c’entrino con la storia principale. Per fortuna a poco a poco diventa tutto chiaro e finalmente il film comincia a catturare lo spettatore che, dapprima, gode per una meritata vendetta, si perplime davanti alla sospensione della vendetta stessa… e poi smette di pensare, completamente preso in un gorgo di assurdità, perversione e trash. Mucho trash. Muchísimo trash. Ogni mistero viene dipanato nel modo più inaspettato ed inusuale, Almodóvar non risparmia nessun particolare, nemmeno quelli che “non volevo sapere, grazie. Scusa, ma anche no!!” e firma così un film… geniale. Bello. Grottesco. Particolarissimo e assolutamente NON per tutti i gusti. Impossibile da dimenticare per un bel po’ di tempo, sicuramente.



Basta, la recensione è finita. Mi permetto solo di aggiungere un paio di particolari “tecnici”. Come ho già detto, ci sono delle immagini splendide, che non fanno altro che confermare il talento visivo di Almodóvar: le già citate immagini del giardino, che sembra davvero incantato, la stanza colma di scritte fatte con una matita per il trucco (un’opera d’arte), il collage di coloratissimi abiti strappati in mille pezzi e gettati sul pavimento, l’immagine voyeuristica dello schermo gigante nella stanza di Banderas, il confronto tra lui e la protagonista sulle scale, lei con quell’inquietante maschera bianca e la tutina nera. Per quanto riguarda gli interpreti, Elena Anaya, che interpreta Vera, è una spanna sopra tutti. Banderas è purtroppo sottotono e costretto ad interpretare un personaggio odioso, ma a tratti tira fuori un carisma incredibile quindi voto più che sufficiente. Per quanto riguarda i dialoghi, invece… da dimenticare. Memorabile la frase della vecchia domestica “I miei figli sono folli per colpa mia. Perché io ho la PAZZIA NELLE VISCERE”. Good point. Ma anche i discorsi tra Robert e Vera sotto le coperte non sono male, uno su tutti “No, guarda, lì mi fa ancora male – Beh… facciamolo da dietro, ti va? – Ma… da dietro non mi farà ANCORA più male??? - …. Cazzo, hai ragione”. Good point 2. E nonostante questo, vi consiglio comunque di guardare La pelle che abito. Non essendo fan di Almodóvar l’ho apprezzato, non saprei però se consigliarlo o meno ai suoi aficionados. Sicuramente è adatto a chi è paziente e non si fa scoraggiare, a chi cerca un film non banale e a chi non si fa spaventare dalle storie folli e grottesche.



Di Antonio Banderas, che interpreta Robert, ho già parlato qui.

Pedro Almodóvar è il regista della pellicola. Sicuramente il regista spagnolo più famoso al mondo e anche uno dei più universalmente apprezzati (anche se a me, lo ammetto, non fa impazzire, a parte per il bellissimo Tutto su mia madre), ha diretto film come Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Tacchi a spillo, Parla con lei (con il quale ha vinto l’Oscar  per la miglior sceneggiatura) e La mala educación. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 62 anni e un film in uscita.



Elena Anaya interpreta Vera. Spagnola, ha partecipato a film come Parla con lei, Van Helsing e Fragile. Ha 36 anni.



Marisa Paredes interpreta Marilla. L’attrice spagnola ha collaborato spesso con Almodóvar, la ricordo per film come Tacchi a spillo, La vita è bella, Tutto su mia madre e Parla con lei. Ha 65 anni e due film in uscita.

 

Blanca Suárez, che interpreta Norma, la figlia di Robert, ha già partecipato anche ad Eskalofrío, dove interpretava Ángela. Sinceramente, non saprei cosa consigliarvi di vedere dopo La pelle che abito… ma siccome Tutto su mia madre è splendido ed è di Almodóvar guardatevi quello! E ora vi lascio col trailer del film... ENJOY!!!

13 commenti:

  1. Mi incuriosisce molto.
    Il romanzo è notevole, e Almodovar una garanzia.
    Sarà una delle mie prossime visioni.

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  2. Il romanzo vorrei leggerlo, dicono che sia un po' diverso dal film, anche nella conclusione.
    E' stato pubblicato in Italia?

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  3. Erica...mi hai tolto le parole di bocca! xD 
    Tranne per la tua ultima conclusione prima di "Basta, la recensione è finita". Lo reputi geniale, anch'io diciamo, ma fino ad un certo punto. Ci sono dettagli evitabilissimi (che ho sottolineato nel sito di EW) che non riesco a mandar giù, altri che mi hanno causato una confusione spazio-temporale che mi ha distratto dalla linearità della trama (sarò stato io, forse, poco attento?). Non lo so, sta di fatto che, nonostante tutti i commenti negativi che ho fatto, non vedo l'ora di rivederlo xD
    Non escludo che cambi idea, affatto.

    Vincent

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  4. Guarda, ammetto che come film ha confuso anche me, e anche io ho trovato alcuni particolari (peraltro tra quelli che hai trovato tu!!) evitabili e un pochetto fastidiosi.
    Ma la pellicola l'ho trovata molto affascinante... e che faccia così tanto discutere suscitando reazioni così disparate in chi l'ha vista secondo me può essere solo che positivo!
    Personalmente, credo che me lo riguarderò tra qualche anno, giusto per vedere se anche io cambio idea!

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  5. Esattissimo, vero anche questo! :)
    Difatti voglio rivederlo perchè, conoscendomi, sarei anche capace di inserirlo nella lista dei film preferiti xDD

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  6. Spero di riuscire a vederlo, premetto che sono un discreto fan di Almodovar, che ha fatto, secondo me, 4-5 film davvero di ottimo livello, mischiati a pellicole più che discrete... bell'idea recensirlo così, davvero anti-spoiler :)

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  7. Spoilerarlo mi sembrava una bastardata vera e propria, in effetti, visto che la cosa più efficace, almeno per me, è stata l'effetto sorpresa! XD
    Purtroppo io non sono mai nel mood per vedere altri film di Almodovar... bisogna avere "la testa", secondo me!

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  8. visto da mezz'ora, belin, sconvolgente è l'unica parola che mi viene in mente... nel weekend proverò a buttare giù qualche impressione, ora è meglio lasciar raffreddare...

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  9. Passerò sicuramente dalle tue parti a leggere cosa ne pensi!!
    P.S. Belin? XD Un compaesano!!

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  10. devo dire che ogni volta riesce ad essere completamente brillante, e demenziale, ma sempre travolgente..
    qualch'uno sa chi è l'autore dei quadri esposti nella casa ?
    grazie
    Monica

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  11. Ciao Monica e grazie per essere passata!
    Mi sembravano quadri già visti e, in generale, piuttosto famosi, ma ora come ora non saprei proprio risponderti, purtroppo.

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  12. Sto leggendo giudizi molto contrastanti su questo film. Ancora non sono riuscita ad andare a vederlo. Spero di farcela in settimana.
    Però ho letto il romanzo, qualche anno fa (pubblicato in Italia da Einaudi, che da poco lo ha rieditato in occasione del film) ed è un ottimo esempio di thriller molto, ma molto weird, che si diverte a giocare con l' identità di genere.
    All' epoca mi sembrò perfetto per essere adattato per lo schermo da Almodovar.
    Devo ripassare più spesso da queste parti. C'è un sacco di robba de paura :D

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  13. Credo proprio che presto cercherò anche il libro, che mi dicono essere comunque un po' diverso!
    Grazie per essere passata!

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