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giovedì 26 luglio 2012

The Final Destination 3D (2009)

Perseverando con una costanza quasi maniacale siamo arrivati al quarto capitolo della saga dedicata alla morte, The Final Destination 3D (The Final Destination), diretto nel 2009 dal regista David R. Ellis. Inforcate l’apposito occhialetto, prego, o non riuscirete a leggere il post.


Trama: il solito gruppo di ragazzi scampa alla solita strage mortale (questa volta ambientata in un autodromo) e la solita, zuzzurellona Signora con la falce cerca poi di mettere una pezza e farli fuori uno a uno, rigorosamente rispettando l’ordine preciso, prendere il numero e mettersi in fila, grazie.


Come avrete capito ho raggiunto il limite di sopportazione. Dopo tre gloriosi (per modo di dire…) episodi passati tutto sommato indenni, il quarto capitolo della saga riversa sullo spettatore tutta la stanchezza, la camurrìa, la pochezza accumulata negli anni causando il primo vero incidente mortale, quello della testa che sbatte violentemente contro lo schermo per un attacco di sonnolenza. La presenza del tanto decantato 3D non aiuta, anzi, concorre a rendere The Final Destination 3D il peggiore per quanto riguarda gli effetti speciali, fasulli quanto gli schiaffoni sonorizzati che Bud Spencer e Terence Hill assestavano ai loro avversari: per ottenere la tridimensionalità, infatti, la maggior parte degli oggetti contundenti (a partire dai motori volanti all’inizio, che rendono la solitamente spettacolare strage d’apertura il momento più malfatto dell’intera pellicola) sono stati palesemente creati al computer e al protagonista viene dato il potere di prevedere la morte delle persone attraverso brevi visioni girate ad hoc, piene di elementi che, probabilmente, al cinema davano l’illusione di uscire dallo schermo, ma visti su una tv non rendono veramente una cippa. E questa è solo la punta dell’iceberg di un episodio stanco, a tratti ridicolo e fondamentalmente noioso.


Sorvolando sugli orrendi effetti speciali e sugli ancor più orrendi titoli di testa e di coda girati sulla falsa riga del video Hey Boy, Hey Girl dei Chemical Brothers, arriviamo a parlare un po’ della trama (degli interpreti no, credo abbiano toccato il fondo anche in tal senso, vi dico solo che una delle vittime è il povero Bubba di Forrest Gump, l’unico personaggio con un minimo di dignità… ) e di ciò che interessa lo spettatore, ovvero gli incidenti mortali che decretano il fato dei protagonisti. Ormai gli sceneggiatori non ci credono più nemmeno loro alla storia della visione che impedisce alla gente di morire, quindi non si sbattono nemmeno più a renderla verosimile. Ogni personaggio, dunque, decide o di credere ciecamente al protagonista o di mandarlo a spigolare a seconda di quello che gli fa comodo e a prescindere da ciò che gli è già capitato, senza un briciolo di coerenza: emblematica, in tal senso, l’amichetta dei due personaggi principali che, nonostante abbia avuto la sventura di venire quasi decapitata e annegata in un autolavaggio, se ne sbatte altamente degli avvertimenti degli altri perché, cavoli, sto guardando un film al cinema (rigorosamente con gli occhiali 3D, fulgido esempio di metacinema, blah blah blah)! Il resto degli incidenti sono privi della verve e dell’inventiva che solitamente li caratterizzava nei precedenti capitoli, il che li rende abbastanza ripetitivi e a tratti imbarazzanti, si veda per esempio il ragazzo aspirato dallo scarico della piscina; l’unica sequenza effettivamente pregevole, invece, è quella ambientata nella sala cinematografica prima e nel centro commerciale poi, dove la Morte si scatena senza freni. Aggiungo infine che ormai anche il gioco dei riferimenti ai film precedenti e degli omaggi ai vari maestri dell’horror ha stufato, tanto da non intrigare più neppure gli appassionati all’ultimo stadio. Concludendo, evitatelo.


Del regista David R. Ellis ho già parlato qui, mentre Mykelti Williamson, che interpreta George, lo trovate qua.

Bobby Campo (vero nome Robert Joseph Camposecco) interpreta Nick. Americano, ha partecipato a serie come Law & Order e CSI: Miami. Ha 29 anni e due film in uscita.


Se, nonostante la mia recensione negativa, The Final Destination 3D (intitolato così, con l’articolo determinativo davanti perché avrebbe dovuto essere l’ultimo e definitivo) vi fosse piaciuto, recuperate gli altri prima di passare, come farò io, a Final Destination 5, oppure cambiate lievemente rotta e guardatevi Snakes on a Plane, filmaccio cazzutissimo e divertentissimo a cui il regista David R. Ellis rende un subdolo omaggio durante una delle visioni di Nick. ENJOY!!!

4 commenti:

  1. Il problema di questi final destination è che sono tutti uguali, non ti affezzioni a nessuno non ti inporta chi muore male basta che muoiano tutti.

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    1. A me quelli del primo capitolo stavano simpatici ç__ç
      Questi, vabbé, anche no, mentre quelli del prossimo episodio sono divertenti anche!

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    2. Se non mi ricordavo che nel primo cera Ali Larter e di lei ci si ricorda...

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    3. Ali c'era anche nel secondo :P

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