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venerdì 8 novembre 2013

Uomini di parola (2012)

Piano piano recupero anche quei film che avrei voluto vedere ma che non sono passati in sala dalle mie parti e questa volta è toccato a Uomini di parola (Stand Up Guys), diretto nel 2012 dal regista Fisher Stevens. Muze mi dava una buona affinità, quindi sono andata abbastanza sul sicuro!


Trama: Val esce di prigione dopo 28 anni e viene accolto dal suo migliore amico, Doc. Sul suo capo però pende già una condanna a morte...


Uomini di parola è un bel film. Vecchio stampo come i suoi protagonisti, con una sceneggiatura solida che alterna momenti divertenti ad altri più seri e riflessivi, una regia classica, una bella fotografia e un gruppetto di grandissimi attoroni, tutti molto affiatati tra loro. La recensione potrebbe finire qui perché Uomini di parola, sulla carta, non ha alcun difetto. Però, dire che la recensione è finita qui indica già che qualche difetto, sotto la superficie, invece c'è, ed è qualcosa di molto soggettivo: la pellicola, per quanto perfetta, non mi ha comunicato nulla. Mentre guardavo il film, e sorridevo davanti alle mattane di un istrionico Pacino, annuivo comprensiva davanti ai problemi familiari del povero Christopher Walken, applaudivo alle performance del ringalluzzitissimo Alan Arkin e, in generale, mi chiedevo come avrebbero fatto finire Uomini di parola, mi rendevo tristemente conto di una cosa, ovvero che tutte queste sensazioni erano molto all'acqua di rose, perché non ero coinvolta. E questo nonostante carne al fuoco ce ne fosse molta, a partire da una riflessione sulla vecchiaia e i tempi andati, sull'importanza di "fare la cosa giusta", essere uno stand up guy sia durante le attività criminali che nei normali rapporti di amicizia, ecc. ecc.


Il problema di Uomini di parola è che è tutto troppo facile. Non c'è un vero momento in cui lo spettatore possa "temere" per il destino dei protagonisti, perché loro, nonostante la vecchiaia, si portano dietro un'aura di invincibilità a dir poco palpabile e, nonostante qualche piccolo contrattempo, affrontano ogni problema come se si trovassero in una pista da ballo: si sbaglia un passetto ma poi si riparte. Diretta conseguenza di questo è che anche le interpretazioni dei grandissimi attori coinvolti sembrano meno incisive rispetto ad altre, come se fossero loro stessi a rendersi conto di essere delle macchiette all'interno di un semplice divertissement. L'unico a fare eccezione, almeno in un paio di sequenze, è Alan Arkin, che interpreta il personaggio più "umano" e commovente. Inoltre, l'unica altra cosa che ho davvero apprezzato e che mi ha "scossa", per così dire, è finale aperto che riprende la bellezza dei quadri dipinti da Doc. Il resto, come ho detto, rientra nella definizione di "buon film senza particolari guizzi", da vedere sicuramente almeno una volta nella vita ma non da elevare a cult. Ed è un vero peccato, perché bastava poco per avvicinare Uomini di parola ad un altra pellicola dai temi simili ma molto più interessante, Cosa fare a Denver quando sei morto. Che, per inciso, vi consiglio di recuperare se non l'avete ancora fatto.


 

Di Christopher Walken (Doc), Alan Arkin (Hirsh), Julianna Margulies (Nina Hirsh) e Vanessa Ferlito (Sylvia) ho già parlato ai rispettivi link.

Fisher Stevens (vero nome Steven Fisher) è il regista della pellicola. Americano, è solo al suo secondo film dietro la macchina da presa ma, come attore, ci aveva deliziati tutti negli anni ’80 interpretando l’indiano di Corto Circuito. Anche produttore e sceneggiatore, ha 50 anni e due film in uscita.


Al Pacino (vero nome Alfredo James Pacino) interpreta Val. Uno dei più grandi attori viventi e, paradossalmente, MAI apparso sul Bollalmanacco ma spesso nominato, lo ricordo per film come Il Padrino, Serpico, Il Padrino – parte II, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Scarface, Dick Tracy, Il Padrino – Parte III, Scent of a Woman – Profumo di donna (che gli è valso l’Oscar come miglior attore protagonista), Carlito’s Way, Heat – La sfida, Donnie Brasco, L’avvocato del diavolo, Insomnia, S1m0ne e la meravigliosa miniserie Angels in America. Americano, anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 73 anni e due film in uscita. 


Mark Margolis interpreta Claphands. Americano, ha partecipato a film come Scarface, Il segreto del mio successo, I delitti del gatto nero, Ace Ventura - L'acchiappanimali, Potere assoluto, Giorni contati, Hannibal, Daredevil, Il cigno nero e a serie come American Horror Story. Ha 74 anni e quattro film in uscita, tra cui Noé.

6 commenti:

  1. Anche a me è piaciuto, seppur non sia un filmone.
    Al Pacino è sempre bravo, ma in fondo che te lo dico a fare, sai che è il mio mito ;)
    Walken è invecchiato da far paura, ma ha sempre il suo stile. Peccato l'abbia doppiato Biagini, perché La Monica su di lui è perfetto.
    Insomma, è un film che "fa fine e non impegna".

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    1. Avendolo visto in lingua originale non posso ribattere sulla questione doppiaggio, ma concordo su tutto il resto :)

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  2. E' nella lista dei prossimi film da scaricare!

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  3. non fenomenale, ma un bel film sì. e non me l'aspettavo proprio...

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    1. Io invece speravo qualcosa di più ma è comunque un'ottima pellicola :)

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