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mercoledì 21 maggio 2014

Il giardino delle parole (2013)

Oggi in tutte le sale italiane aderenti all'iniziativa la Nexo Digital proietterà Il giardino delle parole (言の葉の庭 - Kotonoha no niwa), diretto e sceneggiato nel 2013 dal regista Makoto Shinkai. In previsione del viaggio irlandese l'ho visto ovviamente prima ma ve ne parlerò ora!


Trama: Takao è uno studente quindicenne con due passioni, le scarpe e i giorni di pioggia, durante i quali ama saltare le lezioni per recarsi al parco di Shinjuku. Proprio lì incontra una strana donna, di cui a poco a poco comincerà ad innamorarsi...


Come si fa a parlare in una recensione di un'opera delicata e particolare come Il giardino delle parole? Innanzitutto, potrei cominciare con una piccola avvertenza, dicendo che il mediometraggio di Makoto Shinkai non è sicuramente un anime per tutti, ma solo per chi ha la pazienza e la voglia di passare 40 minuti sospesi tra silenzi, piccoli gesti quotidiani, immagini poetiche e comunissimi drammi umani. Detto infatti con parole grezze, ne Il giardino delle parole "non succede niente": non ci sono personaggi grandiosi o dalle caratteristiche peculiari, non ci sono avvenimenti particolarmente pregnanti, non c'è nemmeno un finale definitivo, proprio come accade nella vita di tutti i giorni. Ci sono "soltanto" due animi solitari e tormentati che si incontrano, entrambi fiaccati dalla malinconia e dal terrore della solitudine e del fallimento, due vite schiacciate dalla società, dalla cattiveria e dal menefreghismo che ricercano nella natura e nella reciproca compagnia il desiderio e la forza di risollevarsi o inseguire i propri sogni. Attraverso una sinfonia fatta di gesti, sguardi, parole non dette o solo accennate, con le immagini della città che si contrappongono a quelle del suo polmone verde e la voce dei meteorologi che dispensano felicità o tristezza a seconda che ci sia pioggia o sereno, l'anime giunge al suo punto clou con un'esplosione di dolorose emozioni tale da spezzare il cuore, proprio come ci stessero raccontando la storia di due persone che conosciamo da sempre ma che non abbiamo potuto aiutare nel momento di maggiore difficoltà. Altro non aggiungo sulla storia, perché molta della bellezza de Il giardino delle parole sta nella pazienza di attendere che la natura dei personaggi venga rivelata a tempo debito.


Per quanto riguarda invece la realizzazione, Il giardino delle parole, pur non essendo molto innovativo, è comunque curatissimo e delicato. Il character design dei personaggi è essenziale e semplice ma molto particolareggiato, soprattutto per quel che riguarda gli abiti e le calzature, queste ultime fulcro dell'intera storia e legame con la serena infanzia del protagonista. Perfette anche le ambientazioni, tanto che il parco di Shinjuku è facilmente riconoscibile quando viene contrapposto al paesaggio urbano che lo circonda; ovviamente, al suo interno ogni pretesa di realismo viene meno perché i colori brillanti immersi in una tenue bruma lo rendono un luogo permeato di magia, quasi fuori dalla realtà, ma anche questa rappresentazione ideale è totalmente funzionale alla storia. Ogni passaggio della pellicola, poi, è sottolineato da una colonna sonora nella quale prevalgono le melodie suonate al pianoforte, lievi e malinconiche come una giornata di pioggia, per poi arrivare sul finale e sui titoli di coda con la canzone Rain, che accompagna lo spettatore e lo predispone ad attendere le scene post-credit che vi consiglio di non perdere in quanto fondamentali per la completezza dell'anime. Ammetto l'ignoranza, prima di guardare Il giardino delle parole non conoscevo Makoto Shinkai ma il suo tratto semplice e pulito e l'aura poetica che permea ogni istante di questo piccolo gioiellino mi fa venire voglia di saperne di più e di recuperare le sue vecchie opere; voi, invece, godetevi questa meraviglia al cinema (soprattutto perché sarà preceduto da un corto dello stesso autore dal titolo Someone's Gaze) e non stupitevi se poi vi verrà voglia di passeggiare, ombrello alla mano, nei bellissimi parchi giapponesi!

Makoto Shinkai (vero nome Matoko Niitsu) è il regista e sceneggiatore della pellicola. Giapponese, ha diretto anche il corto La voce delle stelle, 5 centimetri al secondo e Il viaggio verso Agartha. Anche produttore e animatore, ha 41 anni.


Se Il giardino delle parole vi fosse piaciuto recuperate La collina dei papaveri. ENJOY!




6 commenti:

  1. Capolavoro assoluto domani dovrebbe uscire il mio speciale con TUTTI i lavori di Shinkai, compreso quest'ultimo, già che c'ero mi son fatta la maratona <3

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    1. Appena mi rimetto in pari con tutto lo leggo, sono molto interessata all'argomento! :)

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  2. Oggi ne sono venuto a conoscenza!
    Come ho fatto ad ignorarlo??

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    1. Non saprei, le pubblicità erano ovunque ç_ç Magari anche dalle tue parti è stato ignorato come da me...

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  3. Per me Shinkai è il più sopravvalutato regista d'animazione che ci sia, sarà straordinario visivamente ma è a livello di narrazione molto ingenuo e inconsistente. Il giardino delle parole è diretto molto bene, ovviamente non sto a parlare dei disegni e dei fondali stratosferici né dei dettagli da urlo, ma la trama, madò, tutta spiegata nella prima parte, non c'è nessun crescendo (okay i silenzi e gli sguardi, ma la storia deve proseguire anche con i personaggi), la simbologia di lui calzolaio per far camminare lei è odiosa e pure il finale con lui che urla e lei che piange boh non si sa perché in quella maniera. Non è il suo lavoro peggiore, che rimane La voce delle stelle, ma ci sono sempre quei difetti che per me sono imperdonabili a un autore della sua notorietà e ahimè importanza. :-(

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    1. Io sono partita, lo ammetto, senza conoscere Shinkai, quindi non avevo aspettative grandiose né sono arrivata a definirlo "l'erede di Miyazaki" (ma possibile che TUTTI i giapponesi "poetici" debbano essere suoi eredi? Differenza ne passa!!) e riconosco il difetto della labilità della storia, tuttavia le sue atmosfere mi hanno presa lo stesso! :)

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