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martedì 27 settembre 2016

Goodnight Mommy (2014)

In occasione dell'uscita in home video ad opera della Midnight Factory, in questi giorni ho guardato Goodnight Mommy (Ich Seh, Ich Seh), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dai registi Severin Fiala e Veronika Franz.


Trama: la madre dei gemellini Lukas ed Elias torna a casa dopo un'operazione al volto ma i due bimbi si convincono che sotto le bende si nasconda un'altra donna.

 
La verità, si dice, sta nell'occhio di chi guarda. Se ciò fosse vero, allora ognuno di noi sarebbe in grado di plasmare la propria versione di realtà e nessuno potrebbe convincerci del contrario, tanto meno se ciò che vediamo con i nostri occhi ci gratifica oppure ci terrorizza. In Goodnight Mommy, come da titolo originale, la realtà si sdoppia, anzi si triplica: da una parte c'è ciò che vedono i due gemellini Lukas ed Elias, identici dentro e fuori, dall'altra c'è ovviamente ciò che vede la loro madre, reduce da un'importante operazione al viso (un lifting? Probabilmente, ma non lo sapremo mai con certezza). Il punto di vista di questi tre personaggi si sostituisce a quello dello spettatore il quale, non conoscendo ovviamente il contesto in cui essi vivono, è costretto a "prendere in prestito" i loro occhi ed assecondare le loro percezioni, uscendo così frastornato dalla visione di Goodnight Mommy, un thriller dalle forti venature horror e psicologiche assai simile a quella perla di Magic, Magic. La prima parte della pellicola è infatti realizzata interamente attraverso il filtro percettivo di Lukas ed Elias, due bimbi figli di una presentatrice televisiva e privi di una figura paterna di riferimento i quali, chissà perché, vivono in totale solitudine in una casa che è il trionfo del design moderno. Per un italiano, già questo è straniante: perché i bimbi non hanno una tata, una nonna, una zia, un adulto che li segua in assenza della madre? Tutto ciò che li circonda al di fuori della casa è natura incontaminata e coltivazioni a perdita d'occhio ma anche stralci di una periferia austriaca poco esaltante, per non parlare di case diroccate che nascondono inquietanti segreti, ma si tratta di realtà o finzione? Così strana è la realtà che circonda i due ragazzini (e così forte è il loro legame), che è quasi normale pensare che una donna sconosciuta si sia sostituita alla loro madre, celando sotto le bende che sembrano uscite dritte da La pelle che abito un animo bizzoso, umorale, a tratti crudele: dov'è finita la mamma che cantava la ninna nanna e giocava con i due bimbi, verso i quali la "nuova versione" mostra una freddezza sconcertante?


Le domande che arriviamo a porci durante la prima parte di Goodnight Mommy vengono completamente ribaltate mano a mano che la pellicola si avvicina alla conclusione. Alla diffidenza nei confronti di questa donna senza volto si aggiunge, sempre più soverchiante, un senso di inquietudine di fronte alle azioni di due bambini impossibili da distinguere e dagli interessi "peculiari" (i loro incubi fanno impressione ma mai quanto la collezione di blatte che nascondono in camera come un tumore maligno pronto ad esplodere), tanto che il dubbio diventa legittimo: e se l'atteggiamento della madre fosse semplicemente una conseguenza, per quanto deprecabile, dello stress post-operatorio e i gemelli si fossero solo convinti di avere un'estranea in casa perché non riescono ad accettare che mamma sia cambiata? E' da questa domanda che prende il via uno stress psicologico e visivo abbastanza arduo da sostenere, interamente giocato sulla percezione infantile del mondo attraverso l'immaginazione e il gioco ma anche attraverso gli occhi di un adulto che, probabilmente, non è mai stato in grado di gestire i propri figli, tanto meno comprenderli. Vissuto in quest'ottica, Goodnight Mommy è uno splendido e tesissimo thriller capace di inchiodarci con domande scomode, un'opera complessa che affonda le radici nei topoi del bambino malvagio e del doppio riuscendo allo stesso tempo a trovare una propria strada che travalica il colpo di scena ad effetto (non a caso, facilmente intuibile dopo i primi cinque minuti) per spalancarci l'abisso di ciò che sta al di là dell'apparenza, nascosto dietro maschere che siamo noi stessi a costruire per il nostro piacere e la nostra stabilità mentale. Goodnight Mommy invece, come una blatta, si infila strisciando sotto le nostre sicurezze, alterandole per sempre e bloccandoci all'interno di un incubo ad occhi aperti dove ciò che si cela dietro quelle maschere travalica tutte le nostre peggiori paure. E se non è grandissimo Cinema questo, non so davvero cosa sia.

Severin Fiala è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Austriaco, al suo primo lungometraggio "di finzione" (ha all'attivo il documentario Kern, girato sempre assieme a Veronika Franz), ha 31 anni ed è anche attore e produttore.
Veronika Franz è la co-regista e co-sceneggiatrice della pellicola. Austriaca, ha co-diretto il documentario Kern. Ha 51 anni.


Due parole sull'edizione speciale in DVD della Midnight Factory: oltre all'ottima qualità audio/video e all'interessante libretto interno curato da Manlio Gomarasca e Davide Pulici di Nocturno Cinema, l'edizione italiana del film vanta anche una serie di speciali molto interessanti come l'intervista ai registi, il making of di un paio di disgustosi effetti speciali, scene eliminate e alcuni divertenti outtakes aventi per protagonisti i due gemellini Elias e Lukas Schwarz. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate The Babadook, The Visit, The Invitation, Stoker, Two Sisters e Magic, Magic. ENJOY!

16 commenti:

  1. Sembra veramente veramente inquietante. Penso che non ci dormirei per un mese.

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  2. Affascinante, ma la prevedibilità della svolta finale me l'ha rovinato un po'. :/

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    1. Io invece ho rischiato di rimanerci secca per l'ansia nonostante avessi capito tutto al quinto minuto :) Credo che alla fine il fulcro dell'opera non sia il twist ma proprio lo scambio dei diversi punti di vista attraverso i quali viene narrata la storia.

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  3. mi mette parecchia ansia lo confesso...

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    1. Però merita veramente tanto quindi mi metterei nella predisposizione d'animo adatta a guardarlo :)

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  4. Ce l'ho da vedere da parecchio, spero di rimediare presto. :)

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    1. Assolutamente! Spero possa piacerti quanto è piaciuto a me :)

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  5. l'ho già detto molte volte ma non perdo occasione di ripeterlo: per me è stato uno dei migliori film (non solo horror) dello scorso anno. Angosciante, mi ha preso proprio allo stomaco...

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    1. Io come al solito arrivo in ritardo ma sì: se lo avessi visto l'anno scorso sarebbe finito dritto nella Top 5 di fine 2015!

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  6. Piacevolmente colpito! Ti ringrazio per avermi fatto scoprire questa perla :)

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  7. Ho trovato incredibile come in vent'anni il cinema austriaco non si sia distaccato (per il genere in questione) dalla stilistica di Haneke con il suo "Funny Games". Che sia un bene o un male non è una questione di cui mi faccio peso, anche perché non è che sia un così assiduo visionatore di quella branca europea.

    Fatto sta che da quanto ho letto in giro riprende (per trama) due film in particolare: Two Sister (2003) di Kim Ji-woon e The Other (1972) di Robert Mulligan. Mi accetterò nel prenderli in vista prima o poi di questo fatto.

    Per il resto, gioca lentamente le sue carte fino al colpo di scena finale in modo accattivante. Cambiare il punto di vista dalla fredda ai due bastardelli aguzzini è un ottimo modo per tener nascosto il tutto. Certo, tre o quattro ingenuità sono espedienti di trama ma non sviliscono il racconto. Anche perché in "The Lodge" queste mancanze si fanno sentire molto di più e quello è un seguito spirituale anglo-americano di questo film. Non certo come "Il quarto uomo" e "Basic Instinct" di Verhoeven o forse per un certa misura lo sono anche.

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    1. Sì, Two Sisters l'ho citato anche io nei film da recuperare, e anche The Other è molto simile. Tra l'altro sono due film bellissimi che andrebbero visti a prescindere.

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