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mercoledì 8 gennaio 2020

Ritratto della giovane in fiamme (2019)

Di tanto in tanto i social si confermano utili perché, senza aver letto un paio di post entusiasti di gente fidata, probabilmente non avrei mai guardato Ritratto della giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu), diretto e sceneggiato nel 2019 dalla regista Céline Sciamma.


Trama: una pittrice viene chiamata su uno sperduto isolotto per realizzare il ritratto di una ragazza, destinata ad andare in sposa a un signorotto di Milano.



Al solito, quando un film è davvero bello, a me mancano le parole e le competenze per parlarne. E' buffo come una storia semplice e, di questi tempi, quasi "banale" (nel senso di portata su schermo parecchie volte) come l'amore tra due persone dello stesso sesso acquisti ulteriori valenze e una profondità fuori dal comune grazie all'abilità di una regista capace di trascinare lo spettatore all'interno di un punto di vista femminile e allo stesso tempo universale e, soprattutto, magico. Chissà perché, "magia" è uno dei primi termini che assocerei a Ritratto della giovane in fiamme. Forse perché, dal mio punto di vista di wannabe disegnatrice fin dalla più tenera età, chi riesce a catturare il corpo e l'anima delle persone coi colori e i carboncini un po' di magia deve riuscire a padroneggiarla e, in questo caso, Céline Sciamma ci rende partecipi di quella magia mostrandoci il mondo attraverso gli occhi di chi la possiede, l'artista Marianne, il cui punto di vista diventa quello della cinepresa. Una cinepresa che spia il volto e i gesti della giovane Heloise, condannata, dopo una giovinezza passata in convento, a diventare la sostituta di una sorella morta suicida e quindi a sposare un uomo sconosciuto che, probabilmente, consentirà a lei e alla madre di recuperare una posizione sociale palesemente perduta. E quale modo migliore di presentare la figlia se non un ritratto? Peccato che Heloise rifiuti di farsi ritrarre, quindi gli sguardi di Marianne, fattasi carico dell'ingrato compito, devono essere per forza fugaci ma attenti, testimoniati da quella cinepresa che gira attorno ad Heloise quasi volesse spiarla senza essere vista, senza essere fulminata dallo sguardo diretto di una ragazza che le fiamme le ha dentro, desiderose di libertà e di uguaglianza, forti e consapevoli dell'esistenza di un mondo segreto da cui gli uomini sono giustamente esclusi (benché presenti, e limitanti, ma non quanto vorrebbero essere). Non è facile catturare quella fiamma, sopratutto quando il ritratto da realizzare deve rispettare determinate convenzioni; Marianne fallisce più di una volta, eppure non demorde, finché la testardaggine di Heloise non si scioglie lasciando alla pittrice uno spiraglio da cui percepire l'interiorità di chi non è più il semplice soggetto di un ritratto, ma l'oggetto di un amore sincero e appassionato.


La storia d'amore di Marianne ed Heloise, breve ed intensa, si intreccia a una miriade di forme d'arte differenti e si fa arte ella stessa, visto che ogni sequenza del film è un quadro a sé stante mirabilmente fotografato e ripreso. E' innanzitutto pittura, fatta di colori e segni, luci ed ombre che arricchiscono l'altrimenti spoglio ambiente limitato a una casa di campagna praticamente priva di ornamenti e un isolotto brullo, inghiottito dal mare, dalle rocce e dalle sterpaglie; è musica, con quella magica (di nuovo) serata attorno al fuoco che mescola rituali segreti e cori femminili capaci di penetrare sotto pelle con un ritmo che si propaga per tutto il film, ma anche con quello splendido finale in cui è quasi impossibile non emozionarsi assieme ad Heloise sulle note dell'Estate di Vivaldi; è letteratura, o meglio mito, quello di Orfeo ed Euridice, che paiono vegliare sulle due amanti consapevoli di come il loro destino sarà pressapoco simile, con tutto il dolore o la consolazione nel ricordo che ne consegue. In particolare, la rilettura del mito di Orfeo ed Euridice è molto interessante, per quell'interpretazione che viene data, la scelta dell'artista di rinunciare alla realtà per abbracciare un ricordo, un'immagine poetica, oppure di immortalare il momento in cui i due amanti si salutano, fissando un punto di svolta indelebile ed importante all'interno di una vita che li vedrà inevitabilmente separati. E poi, le due protagoniste, cosa non sono. Scoprire che Adèle Haenel è stata legata alla regista getta una luce completamente diversa su quelle inquadrature carezzevoli e sui primi piani dei bellissimi occhi dell'attrice ed è fin troppo facile immaginarla come musa di Céline Sciamma e pensare al profondo legame di affetto e rispetto che ancora unisce le due donne, tuttavia ho apprezzato tantissimo anche l'interpretazione di Noémie Merlant, che diventa ancora più interessante nel momento in cui le due protagoniste svelano i rispettivi tic, catturando definitivamente l'attenzione di uno spettatore già ipnotizzato. Eh sì, Parasite è sicuramente splendido ma Ritratto della giovane in fiamme cattura il cuore e i sensi e spero di avervi invogliati a recuperarlo!


Di Valeria Golino, che interpreta La contessa, ho già parlato QUI.

Céline Sciamma è la regista e sceneggiatrice della pellicola. Francese, ha diretto film come Tomboy e Diamante nero. Anche attrice e costumista, ha 40 anni.


Adèle Haenel interpreta Heloise. Francese, ha partecipato a film come L'Apollonide, The Fighters - Addestramento di vita e La ragazza senza nome. Ha 31 anni.


Se Ritratto della giovane in fiamme vi fosse piaciuto recuperate Carol e Lezioni di piano. ENJOY!

4 commenti:

  1. Mannaggia che film strani che tiri fuori. Ma ste cose le danno nei multisala? Comunque intrigante

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    1. Nei multisala da noi no, nemmeno per sbaglio, ma per fortuna abbiamo il cinemino Arci :)

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  2. Tra i migliori dello scorso anno. Finale da lacrime.

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    1. Sì, non è molto facile non lasciarsi andare alle emozioni di Heloise, viene proprio voglia di commuoversi con lei!

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