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domenica 16 febbraio 2020

Dov'è il mio corpo? (2019)

Al momento della stesura del post la premiazione degli Oscar non si sarà ancora tenuta, quindi chissà se Dov'è il mio corpo? (J'ai perdu mon corps), diretto e co-sceneggiato dal regista Jérémy Clapin a partire dal romanzo Happy Hand di Guillaume Laurant, avrà vinto la statuetta per il Miglior Lungometraggio Animato.


Trama: mentre una mano mozzata fugge dall'obitorio intenzionata a riunirsi al suo proprietario, il giovane Naoufel si innamora di una ragazza e cerca di cambiare vita.



Se qualcuno mi avesse detto "Studio Xilam" e "Marc Du Pontavice" non avrei aspettato tanto a recuperare Dov'è il mio corpo?, mannaggia a tutti. Quei due nomi magari a voi non diranno nulla ma trattasi dello studio e del produttore grazie ai quali esistono capolavori animati come Oggy and the Cockroaches, Zig & Sharko, I Dalton e altre simili amenità, garanzia dunque di un'animazione mai banale. Certo, le serie che ho nominato hanno come filo conduttore l'umorismo, cosa di cui Dov'è il mio corpo? è decisamente privo, saturo com'è di un'atmosfera malinconica e a tratti molto inquietante. Dov'è il mio corpo? è infatti la triste storia di una mano separata dal suo proprietario, costretta ad affrontare i mille pericoli della metropoli francese e i flashback di un passato felice bruscamente troncato, ma è anche la storia di Naoufel, ragazzo che pensava di avere davanti un futuro radioso e si è ritrovato intrappolato in un'esistenza insoddisfacente, precipitando dalle stelle di una famiglia agiata alle stalle dei sobborghi parigini, dove immigrazione fa rima con disagio, ignoranza e povertà. Come la storia della mano e quella di Naoufel sono collegate lo si arriva a scoprire solo guardando il film, strutturato come un intricato mosaico di eventi presenti e passati, sprazzi di coscienza, ricordi e sogni, senza un filo temporale lineare a scandire i due punti di vista che lo compongono. Una scelta simile tiene desta l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine e, soprattutto, crea empatia verso entrambi i personaggi, costretti (ognuno a modo suo) ad affrontare un'ordalia necessaria a lasciarsi alle spalle rimpianti e sensi di colpa, trovando il coraggio di andare avanti a dispetto delle terribili difficoltà e tornare ad essere integri. Il risultato è dunque un film sì "strano", ma anche molto toccante, imperniato su temi come la morte, la malattia, la quotidiana frustrazione di vivere un'esistenza ingrata, i piccoli sprazzi di bellezza e folle incoscienza che la rendono degna di essere vissuta, tematiche che rendono Dov'è il mio corpo? decisamente non adatto a un pubblico di bambini.


L'animazione di Dov'è il mio corpo? è "minimalista" e abbastanza realistica, cosa che solitamente non apprezzo molto ma che in questo caso è perfetta per raccontare questo tipo di storia (tra l'altro, una delle poche in cui determinati comportamenti da commedia romantica vengono giustamente rispediti al mittente perché inquietanti). Poiché il punto di vista della mano è importante, Jérémy Clapin confeziona delle sequenze animate che hanno poco da invidiare a un horror, sia per l'alto tasso di disgusto raggiunto da alcune di esse, sia per il modo in cui viene reso lo spaesamento di un'"appendice" che si ritrova ad essere mostro in un mondo popolato da creature divenute improvvisamente mostruose, così come Naoufel si ritrova ad essere reietto in un mondo popolato da persone per lui incomprensibili; al realismo del presente di Naoufel e al viaggio nel terrore della povera mano mozzata si accompagnano momenti di lirismo puro, fatti di disegni e colori morbidi, nostalgici, in grado di scatenare una tristezza infinita. Altro punto di forza di Dov'è il mio corpo? è la colonna sonora. I suoni elettronici del compositore Dan Levy sono perfetti per la storia raccontata nel film, perché sono allo stesso tempo strani, particolari come ben si confà all'idea di una mano mozzata che scorazza per Parigi, ma anche molto simili all'idea di un caotico universo che potrebbe agitarsi nella testa di un ragazzo che non sa bene cosa fare della sua vita, tra picchi stridenti e melodie più dolci (ai quali si aggiungono pezzi più rap e rozzi che vengono ascoltati dall'odioso cugino di Naoufel, ottimi per contestualizzare l'ambiente in cui è costretto a vivere il protagonista, ben distante dal raffinato piano e dal violoncello della madre). Quando uscirà questo post i giochi saranno già fatti ma spero vivamente che Dov'è il mio corpo?, già vincitore del premio settimanale della critica a Cannes, possa vincere qualcosina, perché al momento tifo spudoratamente per il film di Clapin in alternativa a Missing Link.

Jérémy Clapin è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Francese, ha diretto corti come Skhizein. Anche animatore e produttore, ha 46 anni.


6 commenti:

  1. Bello, sono quei film d'animazione che al giorno d'oggi si possono fare solo in Francia o in Belgio, patrie ormai un po'isolate di questo modo di concepire l'animazione...
    Per l'Oscar non c'erano molte speranze, sebbene, se lo vuoi sapere, anch'io tifassi per questo...
    Di sicuro è un'opera che impreziosisce il catalogo Netflix
    Vincenzo

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    1. Io in realtà tifavo più per Missing Link, ma se avesse vinto questo non avrei "protestato". Invece, al solito, Toy Story 4. Che, per carità, è carino e molto, però bisognerebbe premiare un po' l'innovazione coraggiosa.

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  2. Il mio cuore è per Klaus, ma comunque un gioiello. Nonostante un finale un po' frettoloso.

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    1. A me è piaciuto molto invece, l'ho trovato calzante!

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  3. L'ho amato e ci son rimasto malissimo nel veder premiato Toy Story 4 che ho trovato banalissimo e inutile.

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    1. Non so che dire, onestamente. A me Toy Story 4 è piaciuto, lo ribadisco, e mi sono anche un po' commossa. Ma col terzo c'era stata la perfezione e il nuovo capitolo non ha aggiunto molto alla storia di Woody e soci. Viceversa, quella di Dov'è il mio corpo è una storia originale e, soprattutto, universale.

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