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martedì 21 aprile 2020

House (1977)

Giorni fa è venuto a mancare il regista Nobuhiko Obayashi e siccome, vergognosamente, non avevo mai visto nemmeno uno dei suoi film, ho optato per House (ハウス-Hausu), già inserito da Lucia nella decina di horror più interessanti del 1977.


Trama: La giovane Gorgeous e le sue compagne di classe vanno a trovare la zia di lei in una casa sperduta in un paesino di campagna. Una alla volta, le poverette cominceranno a scomparire perché la casa è infestata...



Guardare House è un'esperienza tra il kitsch e il meraviglioso, che a tratti mi ha ricordato i "bei tempi" in cui andavo a cercare titoli assurdi come Lupin e la strana strategia psicocinetica o The Happiness of the Katakuris. House non sarà psicocinetico, qualunque cosa voglia dire, ma è comunque psichedelico, talvolta audace, spesso visionario da morire, in un modo che forse Sam Raimi in La casa avrebbe solo potuto sognare perché, al netto dei molti momenti ridicoli, sta di fatto che la magione della zia di Gorgeous è un girone infernale dei peggiori, dove l'imprevisto è letteralmente dietro l'angolo e dove non c'è scampo per le povere fanciulle che speravano di passare una vacanza di gioioso divertimento. Chi è cresciuto a pane e maho shojo come me non può fare a meno di applaudire davanti alle caratteristiche che definiscono ognuna delle protagoniste, più o meno importanti a seconda dell'utilità all'interno del gruppo o del grado di "figaggine" che dette caratteristiche comportano e si vede che alla sceneggiatura c'è lo zampino delle idee di una ragazzina, la figlia del regista: abbiamo infatti Gorgeous (anche se "oshare" sarebbe più "Fashion"), la bellissima e ricca "principessa" del gruppo, la mascolina Kung Fu, l'ingenua sognatrice Fantasy (Fanta), la razionale ed occhialuta Prof (Gari, da "gariben", fondamentalmente "secchiona", l'antenata di tutte le Ami Tsukino del mondo), la musicista Melody, l'ordinata e servizievole Sweet e la ciccionetta Mac, perennemente affamata. Questo gruppo di allegre sgallettate, dicevamo, va a trovare la zia di Gorgeous, signora elegantissima dotata di un gatto persiano bianco (sì, non nero. In Giappone il colore della morte è il bianco) e di un passato triste, legato a promesse non mantenute e amori infranti, il che spesso in terra Nipponica si traduce in maledizioni come se piovessero. Infatti, nell'attesa dell'insegnante Mr. Togo, di cui Fanta è innamorata benché sia molto meno virile di Kung Fu, le fanciulle si ritrovano vittime di morti inaspettate, terrori spettrali e maledizioni, attraverso i quali Obayashi da sfogo a tutta la sua fantasia.


House è spettacolare per l'inventiva mostrata dal regista (peraltro alla sua prima opera!) e per le soluzioni trovate per realizzare sequenze che avrebbero richiesto un budget ben più alto, anche quando queste ultime sembrerebbero dilettantesche o ridicole, perché è l'idea che sta alla base che deve stupire. In House abbiamo infatti pianoforti affamati di carne umana, stanze allagate di sangue, materassi violenti, scheletri semoventi, gatti malvagi, teste volanti, occhi che spuntano dalla bocca di arzille ed affascinanti vecchiette, persino visioni dell'aldilà e tutte queste cose, assieme ad altre che vi lascio scoprire, vanno meravigliosamente a braccetto con momenti davanti ai quali i nostri musicarelli potrebbero andarsi a nascondere, tanto sono colorati e realizzati con miriadi di tecniche diverse, tra le quali persino l'animazione. Quasi tutti i momenti incentrati su Gorgeous sono realizzati e fotografati nemmeno avessimo a che fare con degli sceneggiati televisivi a base di bellezza e aMMore, mentre le sequenze in cui le fanciulle si godono la vacanza hanno il sapore di antichi dorama a base di gioventù e freschezza, con quel tocco di giappalaidismo che non guasta mai, e non vorrei dimenticare quegli sprazzi di tamarreide popolati da uomini troppo brutti e conciati "alla moda" per poterci anche solo credere, a dimostrazione di come, purtroppo, gente come Mirko/Go e i Beehive siano esistiti davvero, con gli stessi colori, gli stessi accessori, le stesse, terrificanti mise. E se tutto quello che ho scritto ancora non vi invoglia a cercare e guardare House, siete davvero delle persone Male. Da par mio, ho trovato un altro adorabile cult giapponotto!

Nobuhiko Obayashi è il regista della pellicola. Giapponese, ha diretto film come I Are You, You Am Me, The Girl Who Leapt Through Time, Lonely Heart, Chizuko's Younger Sister, The Discarnates, Sada, Casting Blossoms to the Sky, Seven Weeks, Hanagatami e Labyrinth of Cinema. Anche sceneggiatore, attore e produttore, è morto pochi giorni fa, all'età di 82 anni.


14 commenti:

  1. la tua recensione mi ha fatto venire la voglia di vederlo, segnato xD

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  2. sono sempre io,quello che non commenta mai e a nessuno,tranquilla non mi trasformerò in uno stalker...io sono una persona "male"non vedrò mai House ,ma cribbio tu scrivi bene,ma veramente bene! le tue "sfumature"ironiche rendono ,sempre,la lettura delle tue cose un vero piacere!

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    1. Ma scherzi, a me leggere dei commenti fa solo piacere!
      E grazie dei complimenti; dal netto del mio essere non-competente, se non si prende anche il cinema con ironia non ha senso scriverne, secondo me :)

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    1. No. Quello è un obbrobrio, questo è carinissimo.

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    2. Una domanda... Avevo visto La Ragazza Che Saltava Nel Tempo diversi anni fa, e mi dava l'idea di una cosa molto diversa così ho verificato e il regista risulta Mamoru Hosoda. A meno che non esista un live action diretto da Obayashi, nel caso lo devo recuperare

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    3. Ti confermo che il live action tratto dal romanzo, che è degli anni '60, è diretto da Obayashi!

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    4. Allora devo assolutamente recuperarlo, grazie

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  4. Neanch'io ho mai visto un suo film, peggio non so chi sia, comunque immagino come sia questo film, visto Takashi Miike visto tutto ;)

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    1. Eh no, Miike è privo di quella magia anni '70 di cui questo film invece è pregno. Provare per credere.

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  5. Ottimo punto di partenza per conoscere questo grande regista. Dopodiché consiglio di passare alla "Trilogia Onomichi": Exchange Students (1982), La ragazza che saltava nel tempo (1983), Lonely Heart (1985).

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