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mercoledì 29 aprile 2020

Porco Rosso (1992)

In occasione del 25 aprile ho guardato Porco Rosso (紅の豚 - Kurenai no Buta), diretto e sceneggiato nel 1992 dal regista Hayao Miyazaki.


Trama: Il pilota d'idrovolante Porco Rosso è costretto ad uscire dal suo "esilio" nel momento in cui un altro pilota, in combutta coi pirati del cielo, prima gli distrugge l'idrovolante, poi lo sfida a un duello aereo.


"Meglio porco che fascista". Alzi la mano chi non ha mai sentito questa frase o chi non l'ha mai sentita pronunciare all'interno di un piccolo spezzone di anime più volte riproposto su Facebook, modulata nella voce rude di un maiale antropomorfo mentre è seduto sulla poltrona di un cinema. Il maiale in questione è il pilota Porco Rosso, protagonista dell'omonimo anime, al secolo Marco Pagot (dai creatori di Grisù, Calimero e, ovviamente, dallo studio che ha collaborato alla creazione del meraviglioso Il fiuto di Sherlock Holmes), uomo trasformato in maiale non si sa per quale motivo e spinto, proprio per questo motivo, a tenersi fuori dalle beghe umane dopo anni passati a combattere nei cieli in guerra della penisola italiana. Porco Rosso è diventato, col tempo, un cacciatore di taglie e di questo vive, inseguito dalla polizia di regime di un Paese che in guerra continua ad esserlo e che non accetta la libertà di un asso dell'aviazione, molto più utile inquadrato all'interno di strutture militari piuttosto che animo solitario che si muove solo per soldi, senza mai uccidere. Porco Rosso la sua fetta di guerra l'ha vissuta, ha visto amici e nemici morire, persone care piangere davanti alla perdita dei loro affetti, e ha deciso scientemente di chiamarsi fuori da tutto, sia dal bene che dal male, forse per questo è diventato un maiale, chissà; quel che è certo è che all'inizio dell'anime Porco Rosso è una creatura distaccata e fredda, distante da ogni legame, e sta andando a pezzi come il suo vecchio idrovolante. Lo riporta alla realtà, come spesso accade nei film di Miyazaki, e conseguentemente alla vita (almeno si spera) la giovane Fio Piccolo, entusiasta progettista di aeroplani che con i suoi modi allegri, i suoi epici discorsi motivazionali e, perché no, anche con l'amore, riuscirà a far capire a Porco Rosso che qualcosa per cui combattere e vivere esiste ancora, all'interno di questa misteriosa vita dolceamara.


Miyazaki ha definito il suo Porco Rosso un film sciocco, non nel senso di stupido, quanto più di "progetto sbagliato": un anime apparentemente per bambini, che tuttavia non parla ai piccoli spettatori se non per il suo aspetto più superficiale. Penso per esempio ai buffi pirati del cielo, i Mammaiuto, alle spericolate evoluzioni aeree e al duello finale tra Porco e l'aviatore americano, molto declinato su toni umoristici, tutte cose che, assieme alla vivacità di Fio e alla sua giovane età, delizieranno i pargoli seduti davanti allo schermo. Eppure, Porco Rosso è molto più che un anime avventuroso su un maialino aviatore, ed è per questo che mi sento, per una volta, di andare contro al parere del sensei, troppo duro con sé stesso. Quest'anime ha in sé i semi di Casablanca e del legame malinconico tra Rick e Ilsa, la poesia di un racconto di Roald Dahl (Loro non diventeranno mai vecchi. Lo trovate nella recente raccolta Odio volare, per inciso, leggetelo e vedete un po' se non vi ricorda qualcosa), la triste realtà delle due guerre mondiali, della crisi economica, del regime e delle annessioni di parte dell'attuale Croazia all'Italia fascista, elementi adulti e complessi che si concretizzano in un finale non felice né risolutivo, raccontato dalla voce fuoricampo di uno dei protagonisti; uno di quei finali in grado di ridurmi in lacrime, grazie anche alle melodie struggenti del favoloso Joe Hisaishi (che, per inciso, ha dato il bianco anche questa volta), di farmi pensare a quanto splendidi e unici siano i film dello Studio Ghibli, anche quando il suo stesso creatore li definisce "sciocchi". Se non avete mai visto Porco Rosso, magari tenuti lontano dal titolo un po' cretino o da chissà quale associazione mentale con ideologie particolari, fatevi un favore e recuperatelo su Netflix alla faccia delle "cannarsianate" di cui è infarcito, non ve ne pentirete.


Del regista e sceneggiatore Hayao Miyazaki ho già parlato QUI.

A margine: Maledetto Cannarsi, sempre e comunque.

Se Porco Rosso vi fosse piaciuto recuperate Si alza il vento. ENJOY!

8 commenti:

  1. Che strana coincidenza. Proprio ieri di Miyazaki mi sono riguardato Lupin III E Il Castello Di Cagliostro, scoprendo anche che ha ben tre diversi doppiaggi italiani.

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    1. E l'ultimo, se non sbaglio, lo ha curato Cannarsi. Io, per non cadere in fallo, ho il DVD inglese con audio originale e sottotitoli XD

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  2. Uno dei miei preferiti in assoluto di Miyazaki e dello Studio, mi sembrava banale rivederlo in vicinanza del 25 aprile, però hai fatto comunque bene, perché è bellissimo ;)

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    1. Ho colto l'occasione per farlo vedere a Mirco, che non lo aveva mai visto :)

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  3. Infatti, il Maestro non so perché odi così tanto questa sua opera, che io adoro.
    Pensa tu... la amo si da quando vidi l'anime comic (illegale, suppongo) su Japan Magazine.
    Un gran bel film.

    Moz-

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    1. Se era su Japan Magazine era di sicuro illegale :P

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  4. ce l'ho anche io da qualche parte, prima o poi me lo vedo xD

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