Pagine

mercoledì 16 giugno 2021

Caveat (2020)

Shudder ha cominciato la sua Summer of Chills e il mio scopo (ma già sapete che non riuscirò, vero?) sarebbe quello di tenervi aggiornati in tempo reale sui film programmati per l'occasione dal servizio streaming più meraviglioso di sempre. Cominciamo con Caveat, diretto e sceneggiato dal regista Damian Mc Carthy.


Trama: un uomo con seri problemi di memoria viene mandato a tenere compagnia per qualche tempo alla giovane Olga, ragazza affetta problemi psichici e rimasta orfana di entrambi i genitori, dentro una casa che nasconde inquietanti misteri...


La Summer of Chills è iniziata col botto, almeno per me (ma anche per Lucia, alla quale l'horror in questione è piaciuto assai). Caveat è uno dei pochi film recenti ad avermi costretta a guardare gli ultimi venti minuti con le mani davanti agli occhi e la tachicardia a mille, senza l'ausilio dei colpi sonori tipici dello jump scare d'accatto, e ciò che precede quelle inquietanti sequenze sul pre-finale non è fatto per rilassare lo spettatore, affatto. O meglio, qualcuno probabilmente potrebbe anche addormentarsi guardando Caveat, lo riconosco, visto che il ritmo della pellicola è molto lento, fatto di silenzi prolungati e immagini spesso statiche di persone che attendono, chissà cosa, nel buio, ma con me una simile struttura ha l'effetto di un continuo pizzicare di nervi che mi tiene sul chi va là, in terrorizzata attesa. Di più, la trama e lo svolgimento di Caveat non sono neppure perfettamente razionali o sensate; non lo sono dal momento in cui il protagonista accetta, per soldi o per pietà nei confronti di una ragazzina che neppure conosce, di farsi assicurare ad una catena arrugginita dal bieco zio di lei e passare un imprecisato numero di giorni in una casa abbandonata al centro di un'isola disabitata, senza riscaldamento, cibo o altro (la casa dove vive Olga sembra una di quelle catapecchie cadenti ma ancora zeppe, chissà perché, di oggetti, di cui i boschi del Savonese pullulano), col solo scopo di farle compagnia dopo che il padre è morto e la madre è scomparsa. Il protagonista parrebbe conoscere lo zio di Olga ma non ne ha memoria e lo spettatore, per lungo tempo, non ha modo di capire perché il rapporto tra i due somiglia a quello tra servo e padrone, in aperto contrasto con una foto che vede entrambi sorridenti e vicini. Parte dei misteri vengono dipanati nel corso di Caveat ma il regista lo fa in modo talmente ambiguo che non è saggio mettere la mano sul fuoco riguardo alla veridicità di quanto mostrato, anche perché tutti i "narratori" presenti in Caveat sono assolutamente inattendibili e d'altronde la locuzione latina del titolo è già di per sé un monito, non solo per i personaggi.


A complicare le cose, tra l'altro, ci si mette l'elemento sovrannaturale che, anche lì, potrebbe esistere oppure no. Di sicuro il leprotto tamburino che campeggia sul poster del film mette paura già solo a guardarlo, con quegli occhioni scazzati che sembrano odiare l'universo intero e che sono anche troppo vividi, ma ogni tanto il giocattolo si mette a battere le bacchette sul tamburo, e allora sono dolori veri. Fratel coniglietto viene tuttavia eclissato da quel qualcosa che potrebbe o meno nascondersi in cantina e che, a prescindere, annienta lo spettatore con quel paio di sequenze finali interamente giocate sul silenzio e il senso di claustrofobia, sulla solidità del buio e la falsa sicurezza di una luce che, a onor del vero, non manca mai ai protagonisti, ingannevole e infida come tutto ciò che ai loro occhi potrebbe tradursi in salvezza o libertà e che invece li precipita ancor più nell'abisso. La sensazione di pericolo costante è acuita ulteriormente dall'utilizzo di una fotografia cupa, poco illuminata, che rende ancor più fatiscente la "location" in cui sono costretti i due protagonisti e, se vogliamo, surreali i pochi flash ambientati altrove, che a tratti risultano come una visione irraggiungibile. Il binomio Irlanda e horror vince ancora dunque, e ovviamente Shutter se lo è accaparrato in un attimo. Ricordatevi di Caveat e tenetelo d'occhio nella speranza esca presto anche qui.  

Damian Mc Carthy è il regista e sceneggiatore della pellicola. Irlandese, è al suo primo lungometraggio. 




Nessun commento:

Posta un commento