Trama: dopo la morte della madre, Nora e la sorella Agnes si ritrovano ad avere a che fare col padre allontanatosi da tempo dalla famiglia, il quale vorrebbe dirigere un film con protagonista proprio Nora...
C'è una cosa che ho pensato, mentre asciugavo lacrime di commozione alla fine di Sentimental Value, ovvero che Renate Reinsve si riconferma la persona peggiore del mondo. O, se non altro, la più problematica. E io, per questo, voglio un mondo di bene ai suoi personaggi, anche se l'atteggiamento tutto cerebral-intellettuale tipico del freddo Nord è qualcosa di completamente avulso alla mia personalità. In Sentimental Value, la Reinsve interpreta Nora, attrice in profonda crisi esistenziale la quale, alla vigilia di un importante prima teatrale, rischia di mandare all'aria lo spettacolo fuggendo a gambe levate. La sua situazione psicologica non migliora quando, alla morte della madre, si ripresenta alla porta il padre, Gustav, famosissimo regista che non gira un film da anni e col quale Nora ha un rapporto di amore-odio più sbilanciato verso la seconda emozione. Gustav vorrebbe tornare a lavorare e propone a Nora di essere la protagonista del suo nuovo film, un'opera semi-biografica, ispirata alla storia della propria infanzia e, soprattutto, della madre morta suicida. Quando Nora rifiuta, furibonda col padre per avere sempre anteposto l'arte alla famiglia, al punto da abbandonare lei e la sorella, ancora bambine, Gustav propone il ruolo di protagonista ad una famosa giovane attrice, Rachel Kemp. Sentimental Value racconta dunque il tentativo di Gustav di portare sul grande schermo un episodio assai doloroso della propria infanzia, da guardare in retrospettiva quando la sua vita è quasi giunta al termine, e di riformare, attraverso esso, un legame con le due figlie. E' un tentativo goffo e tardivo di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, portato avanti da un uomo orgoglioso e testardo, che ragiona essenzialmente in base al proprio prestigio di regista blasonato; Gustav sa che Nora è un'attrice bravissima, eppure non va mai a vederne gli spettacoli, né ha mai guardato un solo episodio della serie televisiva in cui ha recitato, e le offre il lavoro sottolineando come sia un'occasione imperdibile per lei, facendola ovviamente sentire in difetto. Purtroppo per lui Nora, come ho scritto all'inizio, è "la persona peggiore del mondo", e Gustav, senza neppure rendersene conto, ha passato la vita a farla sentire tale.
Sentimental Value è la commovente storia di due persone che si vogliono un bene dell'anima, che si cercano con gli sguardi e il corpo (i gesti della Reinsve e di Skarsgård, il modo in cui Trier gestisce lo spazio e i silenzi quando i due attori condividono la scena senza altre persone attorno, sono la cosa più bella e toccante del film), ma quando aprono bocca lo fanno solo per distruggersi a vicenda, incapaci di comunicare perché troppo simili. Nora non può partecipare al film di Gustav perché lui le ha inflitto, da bambina, una ferita insanabile, che l'ha resa incapace di coltivare legami stabili e duraturi nel tempo, di avere fiducia nel suo talento di attrice, di esternare un affetto che è comunque capace di provare, come testimonia lo splendido legame col nipotino. L'assenza del padre è stata un sollievo e una tortura, l'ha resa più leggera (la splendida introduzione narrativa del film, col parallelo tra Nora e l'antica casa di famiglia, è molto chiara), ma solo perché le ha tolto qualcosa di importante, per quanto fosse un fardello pesante da portare. Nora si trova dunque bloccata in un limbo, da qui la scelta di cominciare la sua carriera di attrice proprio col monologo di Nina ne Il gabbiano; a differenza però della protagonista dell'opera di Cechov, che alla fine arriva a definirsi "attrice", Nora continua a rimanere "gabbiano", distrutta dal passato, incapace di librarsi libera e fiduciosa. L'unico motivo per cui Nora è ancora viva, in effetti, è la presenza della sorella Agnes. Silenziosa testimone della faida tra Nora e Gustav, disinteressata a prendere le parti dell'una o dell'altro ma ferma nel suo proposito di ascoltare e sostenere entrambi, Agnes si è fatta una sua vita, superando i traumi infantili e diventando la guardiana di una situazione che rischia di degenerare. Poiché è priva del carattere volitivo della sorella e dell'aura da "star" di Rachel, Agnes rischia di passare inosservata, ma è probabilmente il personaggio femminile più importante del film, l'unico che ha avuto la forza di non lasciarsi soggiogare dalla personalità di Gustav.
Agnes è un personaggio splendido, che entra nel cuore dello spettatore in maniera inaspettata e diventa sempre più importante, finché il confronto risolutivo e rivelatore con padre e sorella non la rendono indimenticabile, e lo stesso vale per Rachel Kemp, un ritratto di attrice un po' diverso da quelli ai quali siamo abituati. La sua presenza, così come quella di Gustav e la sua scelta di girare un film personale, ci permette di entrare nel dietro le quinte del processo creativo, del rapporto quasi simbiotico che si crea tra registi/sceneggiatori e gli attori protagonisti, e introduce lo spettatore ad un animo delicato ma forte, che si ritrova inconsapevolmente in mezzo a beghe familiari decennali. Attraverso Rachel, Gustav vede i suoi errori, comprende il dolore causato dalla sua totale dedizione all'arte, e compie un primo, importante passo per realizzare quello che, potenzialmente, potrebbe essere il suo capolavoro. Per rappresentare degnamente una famiglia e una storia così intrinsecamente legate all'arte cinematografica, Joachim Trier realizza la sua regia più ambiziosa, armonizzando una varietà infinita di stili, tra spezzoni di film nel film, dietro le quinte teatrali e cinematografiche, narratrici esterne che raccontano l'infanzia di Nora come se fosse una fiaba, edifici che diventano "vivi", sequenze quasi documentaristiche di vita familiare ed altre più patinate (soprattutto quelle legate al mondo "dorato" in cui si muove Gustav), il tutto costruito con un montaggio fatto di brevi dissolvenze in nero, soggettive e tagli che spezzano l'azione enfatizzando ancora di più il coinvolgimento emotivo dei protagonisti (sfido chiunque a non farsi venire un attacco di panico assieme a Nora, prima dell'ingresso in scena). All'oggettiva bellezza della regia e del montaggio, si aggiunge la bravura degli attori. Ora, benché Elle Fanning sia deliziosa e la lettura del suo monologo sulla preghiera (splendido fulcro dei momenti più emozionanti del film, soprattutto la seconda volta in cui viene letto) spinga a piangere assieme a lei, forse la sua nomination all'Oscar è un po' esagerata, ma Renate Reinsve, Stellan Skarsgård e Inga Ibsdotter Lilleaas, che interpreta Agnes, sono favolosi sia da soli che quando condividono le scene, creano personaggi sfaccettati riempiendo con la loro espressività qualunque elemento lasciato libero dalla sceneggiatura e toccano il cuore, anche e soprattutto con le loro antipatiche imperfezioni. Visto quanto mi sono dilungata, dubito che qualcuno abbia avuto la forza di arrivare a leggere fin qui, ma pazienza. Questo post serve soprattutto a ricordare a me stessa tutte le sensazioni derivate dal colpo di fulmine provato per Sentimental Value, un film che vi invito caldamente a recuperare, assieme a tutte le altre opere di Trier!
Del regista e co-sceneggiatore Joachim Trier ho già parlato QUI. Stellan Skarsgård (Gustav Borg) e Elle Fanning (Rachel Kemp) li trovate invece ai rispettivi link.
Renate Reinsve interpreta Nora Borg. Norvegese, la ricordo per film come La persona peggiore del mondo e A Different Man. Anche produttrice, ha 39 anni e cinque film in uscita, tra cui The Backrooms.






Mah, credo di condividere con te ogni parola (a partire dall'encomio per le interpretazioni e l'eccessivo riconoscimento alla Fanning) eppure... eppure finito il film non mi è rimasto più niente! Scene cinematograficamente bellissime (su tutte quella che ha fatto il giro del mondo ovvero quella alle luci dell'alba in spiaggia tra Gustav e Rachel); ancora, una rapido piano che ti svela in un attimo un mondo interiore (l'inquadratura di Rachel di spalle che dal proscenio osserva il teatro vuoto dopo un suo primo piano che tradisce meraviglia ammirazione e poi ci svela invece invidia); Agnes, che piano piano prende la scena e il suo bellissimo rapporto con Nora, che in archivio legge le dichiarazioni della nonna durante la prigionia, insostenibili. Il monologo di Nora! (è vero è stupendo!). Ed è vero, è un film complessissimo raccontato con maestria e che affronta non solo i grandi temi universali racchiusi nel piccolo delle quattro mura di una famiglia che si perde per ritrovarsi lungo un tempo va di generazione in generazione ma non disdegna neanche di interrogare il metacinematografico. Però non so, sarà stato il freddo scandinavo ma Sentimental Value non mi ha sciolto.
RispondiEliminaQuesto freddo scandinavo ha fatto grandi vittime, anzi, eccellenti, da quanto leggo!
EliminaIo ci sono cascata con tutte le scarpe e, al momento, l'ho amato ben più del pur bellissimo Sirat!