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venerdì 16 luglio 2010

Toy Story (1995)

Sto per parlare di un film che ho snobbato per anni, un po’ perché all’epoca, nel 1995, la computer graphic mi faceva semplicemente inorridire, un po’ perché Fabrizio Frizzi mi stava (e mi sta ancora..) sulle balle. Tutti motivi più che validi per evitare di vedere Toy Story di John Lasseter, ma adesso devo rimediare alla mancanza, e tutto per colpa dell’esilarante trailer e delle recensioni molto positive di Toy Story 3, che vorrei andare a vedere (se solo riuscissi a trovare una sala che non lo fa in 3D…).


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La trama: una settimana prima del trasloco il piccolo Andy riceve in regalo un giocattolone di ultima generazione, Buzz Lightyear. Questo semina il panico tra i “vecchi” giocattoli e comincia a creare problemi soprattutto al cowboy Woody, che si vede usurpare il titolo di giocattolo prediletto. Il maldestro tentativo di tornare ai bei vecchi tempi provocherà un bel po’ di guai sia a Buzz che a Woody…


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Un bel pezzo di antiquariato ormai questo Toy Story, non c’è che dire. Eppure, quanto mi sto pentendo di non averlo guardato prima, perché è davvero un gioiellino. Partiamo dal presupposto che la pellicola in questione è stato il primo lungometraggio ad essere stato interamente animato al computer, quindi ignoriamo le (poche) imperfezioni, come il fatto che i personaggi non riescano a chiudere entrambi gli occhi contemporaneamente, o le fattezze quasi grottesche dei pochi esseri umani e animali mostrati, e ricordiamoci che prima di allora erano stati realizzati solo dei cortometraggi a fronte di un’animazione artigianale Disney che ancora imperava. Eppure si è visto subito che, a differenza di questo nuovo 3D che rende fredda ogni pellicola che tocca, l’animazione al computer non appiattiva i film ma riusciva a regalarci personaggi espressivi e graziosi come quelli che ci hanno cresciuti da piccoli, con l’aggiunta di un maggiore realismo e colori ed effetti spettacolari.


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Ovviamente senza una trama solida e simpatica (non a caso ci hanno messo mano Joss Whedon, creatore di Buffy e Dollhouse, e uno dei fratelli Coen, Joel) non ci sarebbe stata storia. Un’idiozia come Cappuccetto Rosso e i soliti sospetti non ci fa chiudere gli occhi davanti ai difetti di animazione ma anzi li intensifica. Toy Story invece è il classico film Disney che mescola divertimento e buoni sentimenti, ed è una sorta di intelligente metafora di quello che sarebbe avvenuto da lì a poco tempo; il bambino Andy, dopo avere giocato per anni con il Cowboy Woody lo mette da parte (senza smettere di amarlo) per il tecnologico Buzz Lightyear e lo stesso hanno fatto gli animatori che hanno messo da parte l’animazione classica, pur senza smettere di prendere esempio ed amarla, per fare il salto verso l’animazione al computer. Assieme a questa metafora c’è il classico racconto di formazione. A dire il vero, prima di vedere il film pensavo che Woody fosse il solito personaggio “alla Topolino”, odioso nella sua pedante perfezione; il cowboy invece è uno sfigato ipocrita, che vive nella gloria di essere il giocattolo preferito di Andy e agisce da leader buono e giusto solo a fronte di questa sicurezza. Quando arriva Buzz Lightyear a prendere il suo posto tutti gli altri giocattoli cominciano a deriderlo proprio perché si sono sempre sentiti adombrati e Woody si dimostra geloso, imperfetto e anche goffo come tutti gli altri. Da parte sua anche Buzz non è assolutamente come vorrebbe mostrare. Sicuro di sé, eroico, perfetto, ma con un piccolo problemino: non accetta il suo essere giocattolo, convinto com’è di essere un vero ranger spaziale. Questo da vita a un sacco di gag divertentissime, soprattutto quando Buzz si troverà a dover affrontare la triste realtà, reagendo come una donnicciola. Ma per fortuna esistono gli amici, questo è il messaggio straripetuto per tutto il film, che ci apprezzano per quello che siamo anche se non lo dimostrano con gesti eclatanti. Voto 10 ovviamente ai personaggi di contorno, soprattutto per Mr. Potato Head, bastardo come pochi e per i piccoli alieni verdi che venerano il braccio meccanico della macchinetta in cui sono rinchiusi come se fosse un dio. E ovviamente ho molto apprezzato anche l’ambientazione horror con i giocattoli “freak” del ragazzino pestifero.


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Spendo qualche parola per l’adattamento italiano del film. Non potendo confrontarlo con la versione originale, il doppiaggio mi sembra però molto buono; tra l’altro, se non sbaglio, dev’essere la prima volta che in Italia veniva introdotta la (spesso) dubbia abitudine di utilizzare personaggi famosi dello spettacolo per doppiare i cartoni animati. Nella fattispecie, Fabrizio Frizzi, che all’epoca te lo mettevano persino nella minestra, doppia Woody, mentre Massimo D’Apporto, altro attore che al tempo furoreggiava nelle fiction televisive, da la voce a Buzz. Le poche canzoni che fanno da colonna sonora al film, ancora retaggio dell’animazione precedente, sono cantate da Riccardo Cocciante (ed effettivamente non riescono ad essere troppo allegre, ma hanno quel sottofondo malinconico, chissà perché…). Guardate quindi con sicurezza qualsiasi versione vi capiti se non lo avete ancora fatto: se siete come me non vedrete l’ora di continuare con il secondo episodio.


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Di Tom Hanks, che da la voce al cowboy Woody, ho già parlato qui.


John Lasseter è il regista della pellicola. Tra i suoi altri film ricordo A Bug’s Life – Megaminimondo, Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa e Cars – Motori ruggenti. Americano, ha 53 anni.


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Tim Allen presta la voce, in originale, a Buzz Lightyear, ruolo che riprenderà anche in Toy Story 2 e 3. Comico statunitense, lo ricordo soprattutto per la sit-com Quell’uragano di papà (che a me piaceva un sacco!). Tra i film in cui compare cito Santa Clause ( e i suoi due seguiti), Da giungla a giungla e Svalvolati on the road, inoltre compare anche nel telefilm Soul Man – Casa & chiesa. Ha anche doppiato un altro cartone della Pixar, Cars – Motori ruggenti. Ha 57 anni.


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Wallace Shawn in originale presta la voce al tirannosauro timido Rex (anche nei sequel). Caratterista della vecchissima scuola, questo attore americano vivrà nel mio imperituro ricordo per il ruolo di Vizzini ne La storia fantastica e ovviamente come professore bastardello in Ragazze a Beverly Hills. Tra gli altri suoi film ci sono Manhattan, Hotel New Hampshire, Radio Days, Giù le mani da mia figlia, La maledizione dello scorpione di giada e La casa dei fantasmi; come doppiatore ha lavorato in In viaggio con Pippo, Monsters & Co, Gli incredibili, Chicken Little e I Griffin, senza contare che ha partecipato a telefilm come I Robinson, La tata, Clueless, Ally McBeal, Sex & The City, Desperate Housewives, ER e Gossip Girl. Americano, ha 67 anni.


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R. Lee Ermey in originale presta la voce al capo dei soldatini giocattolo (anche nei sequel). “Chi ha parlato?? Chi cazzo ha parlato..???” l’incipit di uno dei più famosi, cazzuti e volgari dialoghi della storia del cinema è il suo. Lui è l’uomo che tutti vorremmo uccidere dopo appena 10 minuti di Full Metal Jacket, facendogli ingoiare branda, fucile e tutta la retorica militare: il fottutissimo Sergente Hartman. E, sebbene il nostro fosse già comparso in una pietra miliare come Apocalypse Now, ci ha marciato parecchio sul ruolo che lo ha consacrato, tanto da meritarsi ruoli, omaggi e cameo in più di un film: Mississippi Burning – le radici dell’odio, Ultracorpi – l’invasione continua, Una pallottola spuntata 33 ¾ - l’insulto finale, Se7en, Dead Man Walking – condannato a morte, Sospesi nel tempo (dove riprende proprio il ruolo di Hartman), Non aprite quella porta, X – Men – Conflitto finale, Non aprite quella porta – l’inizio, ha partecipato anche a telefilm come Miami Vice, Racconti di mezzanotte, X – Files, Scrubs, Dr. House e inoltre ha doppiato episodi de I Simpson, I Griffin, Kim Possibile e Spongebob. Americano, ha 66 anni e un film in uscita.


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E ora qualche curiosità. Il ruolo di Buzz Lightyear era stato offerto, oltre che a Bill Murray (cribbio!!) e Chevy Chase, ad un altro grande comico americano, Billy Crystal, che dopo avere declinato se n’è pentito tanto da pregare poi per un’altra occasione, che è arrivata con Mosters & Co. e il personaggio di Mike. Per lo stesso ruolo si era anche pensato a Jim Carrey, con Paul Newman nel ruolo di Woody, ma pare che entrambi costassero un po’ troppo. Un piccolo embrione della storia si trova nel corto Tin Toy, sempre diretto da Lasseter: inizialmente infatti i protagonisti dovevano essere il personaggio principale del corto (diventato poi Buzz Lightyear), perduto durante un viaggio, e un pupazzo ventriloquo (diventato poi Woody), che univano le forze per tornare a casa. Un’altra stesura dello script prevedeva anche la presenza di Barbie, vista come la tosta eroina che alla fine avrebbe salvato Buzz e Woody dal cane del moccioso pestifero, ma la Mattel pensava che il film non avrebbe avuto successo e quindi ha rifiutato il permesso di utilizzare la bambola; permesso che ovviamente è stato subito concesso per Toy Story 2 e anche 3. Se vi piace il genere, ovviamente, guardatevi tutta la trilogia e aggiungeteci anche The Incredibles, Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo e Ratatouille, che sono i film Pixar che più ho amato. E ora vi lascio con il video del corto che ha ispirato il film, ovvero Tin Toy. ENJOY!!




1 commento:

  1. ho finito di vederlo giusto ieri.. : PA suo tempo lo snobbai, vedendolo come un qualcosa di noioso e ricamato pari pari per un pubblico di bambini... e invece ho trovato di più u.uho visto Toy Story 3 qualche giorno fa, andando al cinema con l'idea di una serata non dico buttata, ma quasi.. e invece mi sono dovuto ricredere.La differenza nella computer graphic dal 1995 a oggi è impressionante, ma non mi è dispiaciuto vedere il primo.. tant'è che andrò a caccia anche del secondo, certo di trovare anche in questo un pò di quel horror che non guasta XD

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