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domenica 3 giugno 2018

Pyewacket (2017)

Attirata da un'altra ottima recensione di Lucia, in questi giorni ho recuperato Pyewacket, diretto nel 2017 dal regista Adam MacDonald, anche sceneggiatore.


Trama: quando una ragazzina appassionata dell'occulto viene costretta dalla madre a cambiare casa, la giovane decide di invocare un'entità sovrannaturale per ucciderla, con terribili risultati...



Come già accaduto per alcuni dei migliori horror degli anni precedenti (mi vengono in mente per esempio The Babadook ma soprattutto The Monster) Pyewacket è la storia terribilmente plausibile di una famiglia allo sfascio, di una madre e una figlia che non si capiscono e che si ritrovano costrette ad affrontare una situazione in grado di mettere a dura prova persino una famiglia armoniosa, che diventa potenzialmente esplosiva quando ad essa si aggiunge la mal sopportazione reciproca. Il film di MacDonald comincia come il più banale degli horror, con una ragazzina che evoca stupidamente un demone in un impeto d'ira contro la madre, desiderosa di ucciderla per aver deciso di traslocare e allontanarla dal fidanzatino e dai migliori amici; a differenza di altri horror, che si concentrerebbero essenzialmente sulle manifestazioni del demone e sul tentativo di "ritrattare" un gesto tanto scellerato, Pyewacket trova invece la sua forza nel modo elegante e lento con cui vengono delineate le figure di Leah, questo il nome della ragazza, e della madre, così come il rapporto di profondo amore e altrettanto profonda esasperazione che le lega. Non esistono "buoni" o "cattivi" in questo film perché Leah e la madre sono ugualmente detestabili e comprensibili, a seconda dei momenti, sconfitte da una situazione più grande di loro. Leah è in quell'età in cui la ribellione (concretizzata in questo caso da una passione verso l'occulto) è l'unico modo di affrontare le tragedie e dar loro un volto da odiare, mentre sua madre vorrebbe comprensibilmente allontanarsi dai ricordi di un marito probabilmente amatissimo e ricominciare una nuova vita, senza ritrovarsi costretta a piangere ogni sera e sentirsi inadeguata a crescere una figlia che, novantanove su cento, andava più d'accordo col padre: in una parola, Leah e sua madre sono umane, perfettamente delineate da una sceneggiatura che gestisce altrettanto bene l'elemento horror, dosandolo con parsimonia, risparmiandosi le mazzate allo stomaco per la parte finale e spingendo lo spettatore a farsi mille domande sulla realtà di ciò che sta effettivamente accadendo sullo schermo.


Ben distante dalla filosofia facilona dello jump scare, la regia di Pyewacket si concentra prevalentemente sul non visto, sulle suggestioni, lasciando che l'occhio di chi guarda porti il cervello, attraverso pochi elementi, a giungere a conclusioni derivanti dall'esperienza della visione di mille film simili e quindi probabilmente sbagliate. Vi avverto, è troppo facile sminuire Pyewacket relegandolo ad essere una semplice fiera del già visto, e sarebbe anche un giudizio sbagliato in quanto, di fatto, nulla si vede, come già accadeva in The Blair Witch Project: una delle sequenze più da pelle d'oca è quella in cui i personaggi si risvegliano nel bosco senza sapere come ci siano arrivati, un'altra semplicemente ce li fa perdere di vista per alcuni istanti costringendoci a dubitare e, di fatto, assecondando il gioco perverso di un demone (un piccolo demone, ché Pyewacket è il nome di uno dei famigli delle streghe, oppure del gatto di Kim Novak in Una strega in paradiso, chiamato Cagliostro in italiano) che potrebbe anche non esserci ma di sicuro lascia pesantissimi segni delle sue azioni, soprattutto sul finale. Ombre, inquadrature di alberi, di finestre prive di persiane (maledetta America!!) e di gente che dorme scoperta, in questo caso fanno molto più di una pessima CG o di un'ininterrotta serie di tonfi da far salire il cuore in gola e incasellano Pyewacket in quel genere di horror "à la Ti West" dove non succede una cippa fino alla fine ma in cui il pubblico arriva a preoccuparsi per i protagonisti, così che quando a un certo punto l'orrore colpisce lo fa con efficacia anche maggiore... e porta a dispiacersi, parecchio, come del resto è successo a me. E io che credevo che questo genere di horror fosse andato un po' scomparendo, inghiottito da un ritorno ai "vecchi" film di esorcismi o case infestate, quando invece MacDonald era pronto a scrollarli dalla polvere e tornare a farci felici, almeno per un po'!


Di Laurie Holden, che interpreta Mrs. Reyes, ho già parlato QUI.

Adam MacDonald è il regista e sceneggiatore della pellicola. Canadese, ha diretto il film Backcountry. Anche attore e produttore, ha 41 anni.


Chloe Rose, che interpreta Janice, era la protagonista del bellissimo Hellions, che trovate su Netflix con l'orrendo titolo Piccoli demoni. Detto questo, se Pyewacket vi fosse piaciuto potete recuperare il già citato The Monster. ENJOY!


4 commenti:

  1. Risposte
    1. Sai che quando tiro fuori film che non conosci mi commuovo XD

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  2. Me l'aveva già venduto lei.
    L'ho in lista da un bel po', mi sa che tralascio un po' di serie Tv per vederlo.

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    1. Bene, spero possa piacerti com'è successo a noi ;)

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