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domenica 1 dicembre 2019

TFF 2019: A White White Day - The Lodge - Greener Grass - El Hoyo - Bina

Con questo post ho deciso di combinare il secondo e terzo giorno di visioni al Torino Film Festival 2019, tanto mi pare non siano articoli molto seguiti e servono giusto a me per ricordare, nel tempo, cosa ho visto. Di Knives Out, film di chiusura del festival, parlerò a ridosso della sua uscita italiana mentre due parole su La lunga notte dell’orrore le scriverò in un post a parte. ENJOY!

A White, White Day di Hlynur Palmason
Inaspettatamente, è il film che ha vinto il Festival, a dimostrazione di quanto io sia una bestia ignorante. Non posso dire che non mi sia piaciuto, tuttavia gli ho preferito di gran lunga altri film e sinceramente l’ho trovato “normale”, nulla per cui gridare al miracolo, a meno che il lunghissimo time lapse iniziale, che ha fatto bagnare più di uno spettatore in sala, non rientri nella definizione di miracolo. A parte questo, l’elaborazione del lutto e della rabbia di un poliziotto ritrovatosi vedovo senza un perché, costretto a scoprire segreti spiacevoli sulla moglie dopo la di lei dipartita, è piuttosto interessante e si arriva a voler bene a quest’uomo di mezza età, con tutti i rospi che deve inghiottire quotidianamente, e anche alla sua ciarliera nipotina, seguendo le cui vicende sono arrivata spesso a chiedermi come facciano i bimbi svedesi a sopravvivere visto che i genitori li fanno persino giocare coi coltelli. Il finale ripaga ampiamente di tutte le lungaggini (e ce ne sono) che lo precedono, esplodendo in una catarsi di rabbia, commozione e poesia. Mi piacerebbe riguardarlo, magari con occhi più convinti e meno fiaccati da mancanza di sonno e stanchezza accumulata in due giorni.

Il motivo per cui sono andata al festival, a essere sincera. Aspettavo da tempo che gli autori di Goodnight Mommy tornassero al lavoro e non sono rimasta delusa. The Lodge è un film che trae nuovamente la sua forza dalle dinamiche familiari disfunzionali, con l’aggiunta, stavolta, di un po’ di “true crime” a sfondo religioso, perfetto per rendere il tutto ancora più ambiguo. Immerso nella neve e in una luce abbacinante, talvolta reso ancora più claustrofobico grazie alla presenza di un’inquietante casa di bambole, The Lodge riflette sulla fragilità della psiche umana e sull’orrore di un passato che non concede seconde opportunità, non per molto tempo almeno, ed è graziato dalla presenza di un’attrice bravissima Riley Keough, e dalla capacità dei due registi di cambiare le carte in tavola nel giro di un’inquadratura. Le sequenze iniziali e quelle finali sono tremendamente angoscianti, non le dimenticherete per molto tempo se avrete la fortuna di guardare The Lodge, che uscirà il 16 gennaio 2020 per la gioia di tutti gli appassionati!

Greener Grass di Jocelyn DeBoer e Dawn Luebbe
Perfetto antidoto all’angoscia provocata da The Lodge, Greener Grass è stato sicuramente il mio guilty pleasure all’interno del festival. Ambientato in una suburbia che pare un incrocio tra la cittadina di Edward mani di forbice e Stepford, racconta le vicende surreali di due casalinghe disperate in serrata competizione, tra mariti clueless, figli regalati, feste in piscina ed eventi sovrannaturali, senza dimenticare serial killer a piede libero. Si ride a denti stretti, come insegnano gli splendidi titoli di testa, con quel primissimo piano di un sorriso ostentato e tenuto a forza, tanto da sembrare quasi un ringhio, e spesso si urla al WTF ma alcune sequenze sono geniali (Kids with Knives su tutti) e non sfigurerebbero in una puntata de I Griffin o in uno sketch dei Monty Python. Probabilmente in Italia non verrà mai distribuito ed è un vero peccato.

El Hoyo di Galder Gaztelo-Urrutia
Per me il titolo di miglior film sarebbe dovuto andare a El Hoyo ma alle mie spalle ho spesso sentito urlare allo schifo da torme di cinefili “bene” che parlavano di becero splatter. In realtà, El Hoyo è una bellissima allegoria della società odierna, una distopia a base di persone costrette a vivere all’interno dei vari livelli di un edificio dove quotidianamente viene calata una tavola imbandita che si svuota a mano a mano che scende ai piani inferiori, lasciando gli abitanti di questi ultimi in preda all’inedia e alla disperazione. Vero, c’è molto sangue e anche una violenza spesso grottesca ma la sceneggiatura non sbaglia un dialogo che sia uno e si inorridisce non tanto per quello che viene mostrato, quanto per le riflessioni che il film porta con sé. D’altronde, viviamo già in un Hoyo, inutile tapparsi gli occhi e fare finta di non vedere o pretendere di essere buoni come il protagonista Goreng quando, facilmente, siamo cinici ed egoisti come il vecchio e maledetto Trimagasi, eletto, assieme all’attore che lo interpreta, a personaggio preferito di tutto il TFF. C’è speranza di vederlo su Netflix, prima o poi. Incrociate le dita.

Bina (o The Antenna) di Orcun Behram
Altra distopia, risultato assai diverso, anche se il pubblico pare aver gradito visti gli applausi tributati all’opera sul finale. Se El Hoyo era un’allegoria del mondo, Bina critica pesantemente la politica e la società turche e lo fa sfruttando l’idea di antenne che corrompono, attraverso telecomunicazioni chiuse e fluidi neri, gli abitanti di sperduti condominii, costretti ad aspettare la mezzanotte per ascoltare le dichiarazioni folli di governanti misteriosi. Un po’ Kafka e un po’ Cronenberg, Bina offre allo spettatore ambienti claustrofobici e ineluttabili mutazioni psicofisiche, ma anche innumerevoli sequenze di mero autocompiacimento autoriale che rallentano parecchio l’azione e non aggiungono nulla al significato del film in sé. Peccato, perché l’idea di partenza è schifosetta ed interessante quanto basta ma siamo ben lontani dai tempi della Nuova Carne.

6 commenti:

  1. condivido tutto per i film in comune ;)

    attenta, hai scritto Midnight Mommy invece che Goodnight, ahah

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    1. La mamma di mezzanotte, muoio XDXD
      Grazie, correggo subito lo svarione :)

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  2. Magari non commento, per mia totale ignoranza dei titoli proposti, ma ti assicuro che i post li seguo comunque perché mi piace scoprire l'esistenza di un altro tipo di cinema, anche se probabilmente non vedrò nulla o quasi.

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    1. The Lodge merita quanto El Hoyo e A White, White Day. Probabilmente i primi due diventeranno presto disponibili, fossi in te li recupererei.
      Per il resto... che dire, delle visite a me importa poco ma i commenti mi piacciono, per questo mi intristisco un po' quando non ce ne sono ç_ç

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    2. Beh se dici così, almeno un emoji te lo mando 😂😂😂.

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