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martedì 3 marzo 2020

Ghost Stories (2019)

Spinta dai consigli di molti amici Facebookiani che se ne intendono di cinema e horror, ho recuperato in questi giorni Ghost Stories, film a episodi presente sul catalogo Netflix, scritto e diretto dai registi Zoya Akhtar, Dibakar Banerjee, Karan Johar e Anurag Kashyap.


La prima di queste storie senza titolo, introdotte da bellissimi titoli di testa animati, è la più classica delle storie horror "con twist". Un'infermiera riluttante e, a dirla tutta, troppo presa di suoi problemi sentimentali per essere davvero capace, è costretta a sostituire una collega nel curare un'anziana signora colpita da ictus. La signora, neanche a dirlo, è inquietantissima: vede figli che non ci sono, "sente" le cose prima che succedano, e di notte è sveglia nonostante venga imbottita di sonniferi. Come inizio non c'è male. La regista riesce a sfruttare al meglio le quattro pareti e i corridoi di una casa vecchia, impregnata di tanfo mortifero, e l'isolamento di un'infermiera piena di risentimento che coi suoi comportamenti tipici di "stronza da horror" è pronta ad attirare su di sé qualsiasi maledizione per introdurre lo spettatore nel mood giusto onde affrontare questa deliziosa antologia. Come accadrà in tutti i segmenti, mi preme sottolineare la bruttezza infinita degli attori uomini, la bellezza surreale delle donne e l'aspetto inquietante e contemporaneamente fierissimo delle vecchie.


Col secondo episodio si fa un salto di qualità, sia nella narrazione che nella regia. Dove il segmento di Zoya Akhtar era "semplice" e classico, quello di Dibakar Banerjee è complesso, poco lineare, lasciato in buona parte all'interpretazione dello spettatore. La storia parte da una donna che ha già perduto un bambino e che scopre di essere di nuovo incinta, tuttavia la nuova gravidanza viene vissuta in un clima di terrore e paranoia che sfocia in un finale abbastanza terrificante, complici dei rapaci che non si vedono quasi mai e un bambino cupo oltre ogni dire. Se pensavate che i film indiani fossero tutti balletti e coloratissimo trash, la desaturazione utilizzata dal regista e, soprattutto, il make-up del mostro pennuto potrebbero riuscire a farvi ricredere, così come potrebbe colpirvi il modo in cui vengono messe in scena la solitudine e la reclusione in gabbie dorate delle donne, spesso abbandonate da mariti consacrati al lavoro eppure da trattate da questi stessi uomini in maniera egoistica, possessiva. A prescindere dall'età anagrafica.


Il gioco si fa ancora più duro con l'episodio realizzato da Karan Johar, un allegoria a base di poveri che vengono letteralmente divorati per far spazio al progresso, a qualcosa di più importante che deve soverchiare l'"inutile" ad ogni costo. L'episodio è il più sanguinoso del mucchio, non fa sconti in presenza di bambini/ragazzini e vanta, anche in questo caso, un reparto make-up ed effetti speciali non da poco, con mostri zannuti che fanno veramente paura e almeno una sequenza in cui la tensione si taglia col coltello. La scena finale è particolarmente inquietante, anche per chi non è addentro ai meccanismi della società Indiana. Persino io, infatti, ricordo che, nonostante sia stato ufficialmente abolito, in India esiste ancora il sistema di Caste e buona parte della popolazione vive tuttora nella povertà e nell'indigenza; l'episodio diretto da Karan Johar, in effetti, è l'unico che tocca questo aspetto sociale criticandolo e mostrandolo in tutto il suo orrore, visto che gli altri trattano ambienti borghesi oppure altoborghesi, quasi a livello aristocratico. Il finale, a mio avviso, è particolarmente ambiguo ed agghiacciante, e mi riferisco alla parentesi all'interno della jeep.


Risolleva un po' lo spirito, è proprio il caso di dirlo, l'episodio diretto da Anurag Kashyap, durante il quale io e il Bolluomo ci siamo fatti delle grasse risate. Non che l'idea di uno spirito inquieto che desidera mantenere i contatti con l'adorato nipote non sia inquietante, così come l'aria da "famiglia da American Gothic trapiantata in India" che si respira, ma l'adorato nipote in questione ha una faccia da meenchia da primato e vederlo bofonchiare garrulo "Peek-a-boo! I see you" mentre la moglie lo guarda tra l'inorridito e il perplesso è qualcosa di meraviglioso (mai quanto i dialoghi finali, cattivi da morire, a proposito delle vecchie fierissime alle quali accennavo prima). A parte questa mancanza di rispetto da parte mia, è un episodio che ho gradito molto, soprattutto per il delirante e continuo switch tra Hindi e Inglese. Ho cercato notizie in rete su questa interessante alternanza di due lingue così diverse e pare sia semplicemente perché entrambe sono lingue ufficiali in India, insegnate fin dall'infanzia, tanto che per i parlanti non c'è molta differenza tra l'una o l'altra: non saprei però dire, non conoscendo l'Hindi, se i protagonisti dell'episodio parlino Hinglish, lingua ibrida di cui apprendo solo ora l'esistenza! Và, quante cose che si imparano con Netflix!


Ghost Stories è dunque un'interessante aggiunta al catalogo Netflix, che vi consiglierei di non sottovalutare solo "perché indiano". Innanzitutto non è realizzato coi piedi come Sabrina, horror di origine filippina, e, nonostante gli episodi siano di qualità un po' discontinua, perlomeno cercano un'originalità che ormai si è persa nelle produzioni commerciali occidentali, fatte di jump scare e topoi sempre uguali. Certo, mi sarebbe piaciuto un horror che pescasse maggiormente all'interno di leggende e folklore indiani, ma anche questo approccio moderno al genere che più amo non mi è dispiaciuto affatto. Dategli un'occhiata, se potete!

Zoya Akhtar è la regista e co-sceneggiatrice del primo episodio. Indiana, ha diretto film come Bombay Talkies, Lust Stories e Gully Boy. Anche produttrice e attrice, ha 48 anni.


Dibakar Banerjee è il regista e sceneggiatore del secondo episodio. Indiano, ha diretto film come Bombay Talkies e Lust Stories. Anche produttore e compositore, ha 51 anni e un film in uscita.


Karan Johar è il regista e sceneggiatore del terzo episodio. Indiano, ha diretto film come Succede qualcosa, Il mio nome è Khan, Bombay Talkies e Lust Stories. Anche produttore e attore, ha 48 anni e un film in uscita.


Anurag Kashyap è il regista e sceneggiatore del quarto episodio. Indiano, ha diretto film come Dev.D,  Bombay Talkies e Lust Stories. Anche produttore e compositore, ha 48 anni e un film in uscita.


Il quartetto di registi ha già firmato due film a episodi, Bombay Talkies e Lust Stories, entrambi disponibili su Netflix. Se Ghost Stories vi fosse piaciuto potreste farci un pensiero! ENJOY!



6 commenti:

  1. E niente balletto finale con tutti i protagonisti (anche quelli defunti) come si usa nei film indiani? Eh, signora mia, non c'è più la Bollywood di una volta... dove andremo a finire? 😂😂😂

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    1. Ahahaha sai che è la stessa cosa che abbiamo pensato io e Mirco?
      Scherzi a parte, non è un film di Bollywood questo :P

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  2. Darò sicuramente uno sguardo, sì sì!

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  3. Bollywood sta decisamente cambiando, mentre Hollywood no..

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    1. Occhio che noi parliamo di "Bollywood" intendendo soltanto un genere di film, di solito. Ma fortunatamente la filmografia indiana è molto più varia anche se ammetto di non conoscerla :)

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