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martedì 16 giugno 2020

Una lucertola con la pelle di donna (1971)

Miracolosamente sono riuscita a non mancare al secondo appuntamento col "ciclo fulciano" iniziato da Cine34 e giovedì ho guardato Una lucertola con la pelle di donna, diretto e co-sceneggiato da Lucio Fulci nel 1971.


Trama: Carol fa incubi allucinanti aventi per protagonista la disnibita vicina di casa. In uno di questi incubi la uccide e il giorno dopo scopre che qualcuno ha davvero ammazzato la donna...


Cine34 ha pubblicizzato Una lucertola con la pelle di donna come "il capolavoro psichedelico di Fulci" ed effettivamente come film è parecchio allucinato e catapulta fin da subito lo spettatore nella mente logorata di Carol, figlia di un potente politico inglese che passa le giornate a raccontare allo psichiatra i suoi vividissimi incubi. Protagonista di questi è la sua vicina di casa, Julia Durer, disnibita ex attrice con problemi di droga, con la quale Carol immagina di fare sesso. Ha un bel dire lo psichiatra, quando si profonde in psicoanalisi legate a desideri repressi, aneliti di libertà e autopunizioni, visto che proprio il giorno in cui Carol sogna di uccidere Julia quest'ultima viene realmente assassinata, secondo le stesse modalità dell'incubo. E' il momento in cui scatta il whodunnit, in cui mezza dozzina di personaggi più o meno ugualmente deprecabili sfilano sotto gli occhi di un investigatore competente e tenace che cerca di dipanare il bandolo della matassa, tra sogni, segreti inconfessabili, ricatti, testimoni inattendibili e piccole ripicche familiari di una ricca borghesia ovviamente marcia fino al midollo e fintamente perbene. Ma non è il piacere di scoprire l'identità dell'assassino il motore che spinge lo spettatore a rimanere incollato allo schermo, quanto piuttosto testimoniare quanta ipocrita perversione si celi dietro apparenze irreprensibili, quanto desiderio di evasione sussurri all'orecchio di questi inglesi con la scopa infilata nel culo, ognuno bloccato nei ruoli di moglie, marito, figlia, padre, ognuno tentato dal colorato mondo di chi sguazza liberamente nel sesso e nella droga, gente che giustamente percepisce la potenzialità di vittime perfette per ricatti e affini e agisce di conseguenza.


Tanto la realtà che circonda Carol è perfettamente british, fatta di cene silenziose, giornate trascorse in salotti mondani ma freddi e uffici eleganti, tanto i suoi sogni sono caotici e coloratissimi, zeppi di elementi all'apparenza normali che vengono trasfigurati in qualcosa di mai visto (ma cos'è quel cigno incazzato che la segue dall'alto? Qualcuno lo riterrà trash, io l'ho trovato assolutamente terrificante), immersi in vividi colori nei quali spicca ovviamente il rosso dell'alcova peccaminosa di Julia Durer, bionda mozzafiato vestita di nera lingerie che contrasta con i colori chiari (non) indossati da Carol; rosso, ovviamente, è anche il colore del sangue che arriverà a macchiare il corpo della protagonista anche nella realtà, rosso è il killer che a un certo punto comincia ad inseguirla, trasformando la stessa realtà in un'allucinazione da incubo fatta di scale a chiocciola vertiginosamente hitchcockiane, pipistrelli folli e poveri cani vivisezionati, protagonisti di uno dei flash più gratuiti e scioccanti mai visti in un giallo (flash accorciato ma non tagliato all'interno di una versione televisiva che, nemmeno a dirlo, ha puntato più sulla rimozione delle scene erotiche a sfondo lesbo, sempre parlando di repressione, "proibito", ecc.). Anche in un giallo all'apparenza soft, connotato fin dal titolo come un'opera dove è il corpo femminile, la femme fatale, a farla da padrone, Fulci insinua qualcosa di più personale, una contaminazione di generi che regala allo spettatore sequenze visionarie e splendidamente girate, oltre a momenti genuinamente horror, sostenuto dalla bravura di una Florinda Bolkan sensuale ma assolutamente signorile e da una colonna sonora, scritta da Ennio Morricone, che spesso travalica la natura di mero accompagnamento per diventare parte integrante dei vezzi e della vita dei personaggi. Nella mia ignoranza, a parte Sette note in nero conoscevo Fulci solo per la sua produzione horror ma come "giallista" devo dire che l'adorato Lucio mi sta dando moltissime soddisfazioni e mi piacerebbe, prima o poi, recuperare queste sue opere prive dei tagli di una sciocca censura.


Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI mentre Jean Sorel, che interpreta Frank Hammond, lo trovate QUA.

Florinda Bolkan interpreta Carol Hammond. Brasiliana, ha partecipato a film come Metti una sera a cena, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Non si sevizia un paperino e a serie come La piovra, La piovra 2 e La piovra 7. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 79 anni.


12 commenti:

  1. Le sequenze visionarie sono davvero forti. Le ho apprezzate moltissimo.

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  2. Ecco, visto su canale 34, orribilmente mutilato.
    La scena dei cani è raccapricciante, ma togliere quella e altre scene (anche l'accoltellamento è super censurato) significa privare di essenza il film.
    Quello è Fulci.
    Quello tagliato è una copia di Lenzi che copia Hitchock :D

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    1. Eppure la scena dei cani c'era. Probabilmente è stata "accorciata", per il resto i tagli si intuivano, soprattutto se hai l'occhio allenato con tutte le cesure di Lupin viste negli anni XD
      Comunque, a prescindere, mi è piaciuto molto!

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  3. Saranno sicuramente tutti con dei tagli, comunque un giorno penso che mi cimenterò anch'io ad un certo cinema italiano, questo, che ho poco conosciuto ;)

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    1. Purtroppo sui vari servizi streaming secondo me non c'è, però di sicuro esisteranno versioni DVD/Bluray uncut!

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  4. L'ho visto anni fa e ancora lo ricordo vividamente. Fulci ci ha regalato delle grandi perle.

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    1. Fulci è un regista che avrebbe meritato molto ma molto di più, ahimé. Fortuna che ci sono i film a provarlo.

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  5. Psichedelico, sì, un film con ottime sequenze oniriche.
    Ah, i bei italian giallo di una volta... anche se non è il mio Fulci preferito...

    Moz-

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    1. Nemmeno il mio, che amo L'aldilà, però è comunque un bel vedere!

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  6. I cani ovviamente e per fortuna non erano veri animali ma creazioni dello studio Rambaldi, questo però non impedì a Fulci di essere denunciato per violenze sugli animali, il regista però ne uscì senza problemi e con una sonora risata portando in tribunale i pupazzi e la testimonianza di Rambaldi stesso.

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    1. Questo retroscena lo conoscevo, povero Fulci e povero Rambaldi!

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