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venerdì 11 settembre 2020

Spree (2020)

Altro film che ha attirato la mia attenzione bazzicando su Letterboxd, sito molto utile ed istruttivo, è stato Spree, diretto e co-sceneggiato dal regista Eugene Kotlyarenko.


Trama: Kurt Kunkle è un wannabe influencer di ben poco successo. Per recuperare follower, Kurt decide di mettere on line la sua esperienza come autista, aggiungendo a ogni corsa un tocco a dir poco mortale...


Mentre sto scrivendo il post, la signora del "non ce n'è coviddi", tizia di cui non ricordo neppure il nome, si è aperta un account Instagram che sta già attirando milioni di iscritti. Viviamo dunque in un'epoca di merda, dove basta palesare ignoranza crassa e voilà!, invece di vergognarsi delle stronzate dette o scritte basta reinventarsi star del web e tranquilli che ci sarà qualche cretino disposto a darci del grano, anche se non sappiamo fare nulla, non abbiamo un pensiero intelligente che sia uno e sprechiamo solo l'aria che respiriamo. Di fronte a una simile, triste realtà, è naturale che molti pensino che sia non solo giusto ma persino doveroso "essere qualcuno"; d'altronde se, per l'appunto, ce l'ha fatta Ms. Coviddi ad avere i suoi 5 minuti di gloria a pagamento o se Salveenee può aspirare a una presidenza del consiglio perché mai qualsiasi ragazzetto con in mano un cellulare non dovrebbe avere il diritto di venire seguito ed ammirato? Spree si basa proprio su questo concetto e ha per protagonista Kurt Kunkle, proprietario dell'account Instagtram Kurtsworld96 e wannabe influencer con, ahilui, ben poco seguito, nonostante metta cuore ed anima in ognuno dei suoi video e sia stato il babysitter di uno degli instagrammer più famosi del momento. Per quanto ci metta passione, Kurt ha pochissimi follower quindi un giorno decide di rendere un po' più vivaci e speziati i suoi live streaming e, complice il suo lavoro come autista per il servizio di carsharing Spree, di creare l'hashtag #TheLesson per insegnare al pubblico come nasce un fenomeno del web: se la gente vuole emozioni forti, lui è pronto a dargliene, trasformando ogni corsa in auto nell'ultima dei suoi passeggeri, uccisi vuoi con abbondanti dosi di veleno vuoi in modi più sanguinosi, mano a mano che la follia e la frustrazione di Kurt crescono.


Al giorno d'oggi, però, il pubblico è molto volubile e non basta offrire abbondanti dosi di gore e violenza, non se non si sa presentarle con un faccino carino e dei modi di fare accattivanti: alla morte istantanea il pubblico preferisce la lunga agonia, lo shaming, lo scherzo reiterato accompagnato da slogan sempre uguali, e ormai non riesce più a distinguere quello che è reale da ciò che non lo è, sempre se poi al momento conti qualcosa. Non c'è più nemmeno una vera differenza tra chi offre contenuti interessanti ed innovativi o chi invece incarna il vuoto cosmico, perché tutto varia nel giro di un secondo, in base alle mode e agli umori di un pubblico volubile; molto interessante, a tal proposito, la scelta di regista e montatore di dotare Spree di una molteplicità di punti di vista e di corredare le immagini con un flusso continuo di commenti e reactions, che rendono il tutto non solo più dinamico ma anche folle e frenetico, spesso straniante, specchio della natura usa e getta di tutto ciò che incontriamo quotidianamente su internet, che dura giusto il tempo di un like oppure di una breve diretta in streaming. Spree comincia così come una dark comedy divertente ma diventa sempre più opprimente e angosciante, non tanto per i limiti che Kurt arriva a varcare pur di raggiungere la tanto agognata fama, ma proprio per i meccanismi anche troppo familiari che si celano dietro alla sua follia e alla superficialità di tutte le webstar che gravitano attorno a lui, anche quelle che in apparenza sembrerebbero dare solo messaggi positivi ed assennati (a mio avviso la cosa più intelligente del film è il finale, un capolavoro di cinismo che lascia letteralmente di sale lo spettatore). Spree è dunque l'American Psycho o il Taxi Driver de noantri, della nostra triste realtà che nemmeno più merita grandi autori a riportarla su schermo, e la faccetta nescia dell'adorabile Joe Keery non ha neppure un grammo del fascino di chi lo ha preceduto, perché incarna la mediocrità senza speranza che giusto un pubblico altrettanto disperato e mediocre potrebbe elevare a mito. Fortunatamente, Spree non è un film for Joe Keery's fans only, ma pur non essendo un capolavoro contiene un sacco di cosette interessanti e merita di sicuro una visione.


Di David Arquette, che interpreta Kris Kunkle, ho già parlato QUI.

Eugene Kotlyarenko è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film a me sconosciuti come 0s & 1s, Feast of Burden e Wobble Palace. E' anche attore, produttore e montatore.


Joe Keery interpreta Kurt Kunkle. Americano, famoso per il ruolo di Steve in Stranger Things, ha partecipato a film come Molly's Game. Ha 28 anni e un film in uscita.


Sasheer Zamata, che interpreta Jessie Adams, è davvero una comica americana, spesso in forza al Saturday Night Live, e lo stesso vale per Kyle Mooney, che interpreta Miles Manderville. Tra le guest star del film compare inoltre Mischa Barton, un tempo Marissa di The O.C.. ENJOY!


2 commenti:

  1. La storia della signora del coviddi è allucinante e allarmante al tempo stesso. Però è lo specchio dei tempi che corrono, ahinoi. Così sembra essere un po' questo film, estremizzando il concetto. Anche solo per questo sembra interessante.

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    1. Il film è sciocchino ma sì, molto interessante. Più che altro guardandolo ci si riesce a vergognare almeno un pochino.

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