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martedì 10 novembre 2020

His House (2020)

Finita l'abbuffata triestina, devo un po' rimettermi in pari con i film usciti nel frattempo e soprattutto re-imparare a scrivere dei post di lunghezza standard. Purtroppo a far da cavia toccherà a His House, film diretto e co-sceneggiato dal regista Remi Weekes, troppo bello per finire vittima del mio essere arrugginita...


Trama: Bol e Rial, due profughi dal Sudan, riescono ad arrivare in Inghilterra e ad ottenere un alloggio, ma qualcosa li ha seguiti dalla loro terra d'origine.

His House è un film dell'orrore in più di un senso, una pellicola che sfido chiunque (tranne i leghisti, tanto non capirebbero) a guardare senza sentirsi morire dentro e non provare almeno un minimo di empatia per i due protagonisti. Bol e Rial sono marito e moglie, sono fuggiti da un paese in guerra e, nel corso del viaggio, hanno perso qualcuno di molto importante. Per loro l'Inghilterra non è la terra promessa, bensì un posto freddo e crudele dove sono stati costretti a fuggire per non morire, quando potendo scegliere avrebbero desiderato rimanere nel loro Paese, dove peraltro Bol lavorava in banca, invece di venire trattati come persone non desiderate, da tenere d'occhio, passabili di venire rimandati a calci in un posto dove la gente viene uccisa solo perché di una tribù diversa. Non c'è un solo istante di His House in cui Bol e Rial vengano trattati come esseri umani; ciò vale sia per chi si rivolge a loro in modo palesemente sgarbato e razzista, sia per quanto riguarda chi dovrebbe aiutarli ad integrarsi, che quando va male li considera poco più che pratiche burocratiche da sbrigare velocemente, quando va bene dei bambini tardi, da vezzeggiare o blandire con una finta cortesia che dà ancora più fastidio del razzismo palese. In tutto questo, anche tra Bol e Rial le cose non vanno bene. Durante la traversata è successo qualcosa che ha cambiato profondamente loro e il loro rapporto e se Bol reagisce a ogni problema cercando di integrarsi al limite del concepibile, arrivando quasi a negare la propria identità, Rial rifiuta, comprensibilmente, ogni cosa. Come se tutto questo non bastasse, la casa fatiscente che è stata loro assegnata comincia a manifestare la presenza di qualcosa che affonda le radici in leggende antiche e si nutre dell'oscurità che pare non voler lasciare Bol e Rial, nemmeno in questa nuova vita che dovrebbe essere piena di speranza.


Come ho scritto all'inizio, His House racconta un orrore inedito e in gran parte reale, dal punto di vista di chi vive una situazione orribile e non trova pace né empatia, rinchiuso all'interno di un mondo che diventa claustrofobico anche quando si trova fuori dalle quattro mura infestate, perché se in casa ci sono i fantasmi, fuori ci sono regole strettissime e una società sconosciuta e ostile; peggio ancora, non c'è salvezza nemmeno nella solitudine dei propri pensieri, perché incubi e paure si mescolano alla realtà, rendendola ancora più allucinata. Sia la sceneggiatura che la regia di His House giocano con i cliché arrivando a sorprendere il pubblico, catturandolo con una storia mai banale, in grado di riservare sorprese scioccanti e commoventi, e con sequenze in grado di fare davvero paura senza essere scorrette, sfruttando un terrore interamente fatto di inquadrature e montaggio, non di suoni sparati al massimo; di più, i due interpreti principali sono incredibilmente bravi e basta anche solo guardarli stare fermi e immobili, farsi catturare dalla loro espressività del viso, per venire sconvolti da un mare di emozioni che nessuna parola potrà mai incanalare. His House è pieno di sequenze splendide, che fanno di questo gioiellino uno dei pochi film Netflix da guardare più di una volta (ovvio, serve un po' di voglia di farsi del male) per godere di ogni dettaglio, anche del più insignificante. Aggiungo che il film di Remi Weekes è tutto quello che Welcome to the Blumhouse avrebbe dovuto essere e non è stato, nonostante la somiglianza con alcuni concetti tanto cari alla casa di produzione, quindi stavolta Netflix batte Amazon Prime di mille punti, con un horror che sicuramente entrerà nelle classifiche di fine anno e, soprattutto, nel cuore degli spettatori, che amino o meno il genere.


Di Matt Smith (Mark Essworth) e Javier Botet (la strega) ho già parlato ai rispettivi link.

Remi Weekes è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, inglese, al suo primo lungometraggio. 


Wunmi Mosaku interpreta Rial Majur. Nigeriana, ha partecipato a film come Womb, Animali fantastici e dove trovarli, Macbeth e a serie quali Lovecraft Country e The End of the Fucking World. Ha 34 anni. 




10 commenti:

  1. Uno dei miei preferiti di quest'anno. Mi ha commosso tantissimo.

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    1. Alla fine ero in lacrime anche io. Tra questo e Relic, in quanto a pianti horror, sarà una bella lotta.

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  2. Davvero bello, sorprendente come Weeks abbia saputo tratteggiare i protagonisti, essendo un esordio. Da lui mi aspetto molto in futuro!

    PS: costringerei i leghisti a una Cura Ludovico di questo film. Concordi?

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    1. Concordo, ma tanto non capirebbero nemmeno con la cura Lucovico, anzi, probabilmente si chiederebbero perché a loro viene data una casa quando noi siamo senza XD

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    2. Giusto! Oppure direbbero i fantasmi prima agli italiani!

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  3. Io l'ho trovato molto coinvolgente, ma non in maniera retorica. Un horror davvero sorprendente, nonostante siamo di fronte al solito canovaccio della "casa" infestata.

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    1. Esatto. Poteva venire fuori qualcosa di banalissimo o semplicemente spaventoso in superficie, invece hanno creato un horror molto intelligente.

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  4. Mamma mia! Il vero orrore di questo film sono 'sti due poveri disgraziati che si ritrovano nella grigia Inghilterra! Almeno qua, razzismo a parte, ritrovano un clima più simile al loro, almeno nel centro e nel sud.
    A me ha fatto anche ridere, sarcasticamente, coi ragazzini dello stesso colore ma che nati lì, sono razzisti quanto i bianchi. Un razzismo territoriale anziché sul colore.
    A me non ha fatto impazzire, nell'insieme, pur concordando con tutti gli aspetti positivi che hai descritto. Sarà che dopo la prima metà le mie aspettative si erano alzate troppo, proprio perché un bel film.

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    1. Assolutamente. Bellissima l'Inghilterra per andarci in vacanza ma per viverci anche no. E ritrovarsi senza lavoro, senza dignità, senza gioia in un posto come quello è peggio di un incubo.

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