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mercoledì 12 maggio 2021

Estraneo a bordo (2021)

Spinta da un paio di recensioni positive ho recuperato uno degli originali Netflix che volevo vedere da un po', Estraneo a bordo (Stowaway), diretto e co-sceneggiato dal regista Joe Penna. Contiene qualche spoiler.


Trama: tre astronauti diretti su Marte si ritrovano a dover affrontare, durante il viaggio, un imprevisto potenzialmente mortale...


Da Wikipedia: "La sospensione dell'incredulità, o sospensione del dubbio (suspension of disbelief in inglese), è un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un'opera di fantasia."  Senza sospensione dell'incredulità, ben capirete, non esisterebbe il cinema horror, né quello fantastico, ma neppure Fast & Furious, dal cui set questo carattere semiotico è stato probabilmente bandito con cartelli appositi, eppure ci sono dei momenti in cui persino io, che me la porto sulla schiena da decenni, faccio fatica ad abbracciarla in toto nel caso di pellicole come Estraneo a bordo. Il film di Joe Penna, purtroppo per lui, pur riuscendo a sviscerare bene i suoi terrificanti dilemmi morali, parte da una situazione altamente improbabile, il cui ricordo mi ha pungolato il cervello per tutta la durata del film: in pratica, la lotta per la sopravvivenza dei tre astronauti protagonisti parte dalla scoperta di un clandestino a bordo, un operaio rimasto chiuso in un controsoffitto dove, guarda caso, è ubicato il fondamentale dispositivo di supporto vitale dell'intera astronave che viene così mandato in cortocircuito. Onestamente, posso accettare il fatto che bon, bruciato quello non vi siano pezzi di ricambio che tengano (anche se, santo Cielo, se dal dispositivo dipende la vita degli astronauti...) ma davvero non avevano altro modo di introdurre il quarto incomodo se non facendolo svenire in un controsoffitto che il Capitano Barnett deve SBULLONARE per scoprire da dove viene il sangue che all'improvviso gocciola sul pavimento? Lo hanno accoltellato e poi hanno tentato di nascondere il cadavere nel posto più improbabile dell'universo? Ma non chiediamocelo, tanto non avremo mai risposta perché, giustamente, il quarto passeggero serve "solo" a scatenare il dibattito umano su cosa si sarebbe disposti a fare per sopravvivere e a mettere in scena lo scontro tra pragmatismo sofferto e sofferente idealismo, col personaggio della Kendrick che cerca tutte le soluzioni per non arrivare a decisioni estreme e gli altri due che, pur con tutto lo strazio dell'animo, cercano di tenere i piedi per terra. Nel mezzo, il poveraccio trovatosi sulla nave per sbaglio, che "tiene famiglia" e non ha colpa alcuna, il che rende ancora più difficile sacrificarlo. 


A onor del vero, forse perché appunto il mezzuccio iniziale mi ha offesa nell'intimo, quello del film è un dibattito che ho trovato ozioso e poco entusiasmante, tanto che la parte centrale di Estraneo a bordo mi ha conciliato il sonno in più di un'occasione (magari anche perché non amo particolarmente i film ambientati nello spazio...), mentre l'inizio e l'intera sequenza di recupero delle bombole mi hanno letteralmente mozzato il fiato da tanto sono ben realizzate, e sono le uniche che mi hanno consentito di immedesimarmi nella tragedia dei quattro passeggeri. Mi dispiace, anche perché gli attori sono tutti molto bravi e ognuno di loro si impegna per portare su schermo una vasta gamma di emozioni complesse, in primis la Kendrick e la divina Collette, ma in definitiva Estraneo a bordo è uno di quei film "da Netflix" di cui parlare per mezz'oretta prima di addormentarsi per poi dimenticarselo il mattino dopo. A questo punto avrei preferito che l'Estraneo a bordo fosse stato un alieno o un essere umano malvagissimo; espediente trito e ritrito ma sicuramente mi sarei divertita molto di più!


Di Anna Kendrick (Zoe Levenson) e Toni Collette (Marina Barnett) ho già parlato ai rispettivi link.

Joe Penna è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Brasiliano, ha diretto il film Arctic. Anche produttore e attore, ha 33 anni.


Daniel Dae Kim
interpreta David Kim. Sud Coreano, diventato famoso per il ruolo di Jin in Lost, lo ricordo per film come The Jackal, Hulk, Spider-Man 2, Hellboy e altre serie quali Beverly Hills 90210, Jarod il camaleonte, Ally McBeal, Walker Texas Ranger, Streghe, CSI - Scena del crimine, Angel, E.R. Medici in prima linea e 24; come doppiatore ha lavorato per La storia della principessa splendente, C'era una volta e Mirai. Anche produttore e regista, ha 53 anni. 


Se Estraneo a bordo vi fosse piaciuto recuperate Gravity, Interstellar (lo trovate su Netflix) Sopravvissuto - The Martian e First Man. ENJOY!

2 commenti:

  1. Sulla carta non mi convinceva per niente, e aspettavo di leggerne per capire se concedergli il mio tempo.
    Non hai risolto il mio dubbio, anche se non so se due scene mozzafiato valgono l'intero film.
    Nel dubbio, so che devo recuperare ben tre film dell'accoppiata Aaron Moorehead e Justin Benson di cui parlavi ieri, io mi ero fermata a Spring, quanto mi sono persa!
    Direi che hanno la precedenza.

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    1. Allora questo può tranquillamente aspettare, meglio dare la precedenza a Moorhead e Benson, assolutamente!

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