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mercoledì 27 ottobre 2021

Titane (2021)

Con il solito ritardo di un mese, finalmente anche Savona ha potuto godere, grazie al piccolo ma preziosissimo "cinema d'élite", di Titane, scritto e co-sceneggiato dalla regista Julia Ducournau e vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes di quest'anno! Occhio a qualche SPOILER qui e là, come ha fatto notare il buon Kris Kelvin nei commenti, perché Titane andrebbe visto senza sapere proprio nulla di nulla!


Trama: Alexia è una ballerina che ha in testa una placca di titanio fin da quando era bambina, a causa di un incidente stradale, nonché altri, pericolosi segreti...


Al solito, per godere al meglio di Titane non ho voluto leggere nulla prima della visione (non è stato facile, visto che su Facebook gli spoiler, anche involontari, abbondano), quindi sono arrivata completamente impreparata al delirio ibrido che è l'ultima opera della Ducournau. Guardare Titane è stato come fare un viaggio in macchina senza cinture di sicurezza con un pilota esperto ma fuori di testa, in grado di alternare momenti di guida sicura in mezzo a paesaggi affascinanti ad altri di follia spericolata durante i quali l'unica alternativa all'infarto è chiudere gli occhi per non vedere. Ed effettivamente ho chiuso parecchio gli occhi durante la visione di Titane, complici scene di violenza anche troppo "comprensibile" (torno al discorso fatto nel post dedicato a Profondo Rosso: sono sicurissima che beccarsi un'accetta in pancia sia dolorosissimo ma l'idea di denti che si spaccano contro la porcellana è per me molto più concreta, perché purtroppo è capitato di cadere e scheggiarseli, o di bruciarsi con l'acqua bollente, e in questo caso ci sono situazioni simili di nasi spaccati, oggetti acuminati conficcati in posti "sensibili" e quant'altro) e abbondanza di siringhe ed aghi, soprattutto nel corso di una prima parte delirante al profumo di Neon Demon dove il sangue, la violenza e le sequenze scioccanti ma anche grottesche e divertenti si sprecano, e comincia a delinearsi una Creatura, Alexia, che ha letteralmente la gamma emotiva della placca di titanio che porta nella testa. Alexia è bellissima e selvaggia ma, nonostante la strage di cuori che puntualmente si lascia alle spalle, la sua è una splendida carrozzeria che dentro nasconde il nulla, un oggetto in forma umana che riesce ad entrare in risonanza solo con altre forme inanimate, schiacciato da inimmaginabili perversioni e rappresentato con una messa in scena esageratissima. 


Quando l'oggetto in questione "si rompe", il tono del film cambia. Pur mantenendo sempre presente un fondo di inquietudine e fortissima ambiguità, Titane si fa più doloroso, va oltre la "carrozzeria" per raccontare una storia di animi spezzati, distrutti da eventi che non arriveremo mai a capire davvero, una storia in cui si fa palese la necessità tutta umana di tendere la mano agli altri per aiutare e farsi aiutare, di entrare in risonanza con nature affini. Se la prima parte di Titane è uno schiacciasassi, nella seconda sembra quasi che la Ducournau non voglia dare il colpo di grazia a ciò che è stato annientato in precedenza, e procede per tocchi malinconici e delicati, per sequenze durante le quali al disgusto e alla diffidenza si uniscono anche il desiderio di guardare oltre le apparenze e, sì, persino arrivare a commuoversi. Titane diventa così la storia di due persone che credevano di aver finito il loro percorso, ma si ritrovano a cambiare, senza confini né etichette, là dove non esistono bellezza e mostruosità, bene o male, ma solo quello che, in qualche modo, arriva a definirci come persone vive. E pazienza se la morte è sempre lì, dietro l'angolo, perché anche lei è parte di quelle entità né buone né cattive. E lo stesso vale per Titane, ovviamente. A me è piaciuto tantissimo e lo reputo uno degli horror più belli e potenti dell'anno, in grado di scatenare ben più di queste due misere elucubrazioni in croce, ma capisco anche chi lo ha odiato, per carità, non è di sicuro il vostro vincitore di Cannes tipo. Peccato per voi, che vi devo dire!


Della regista e co-sceneggiatrice Julia Ducournau ho già parlato QUI

Vincent Lindon interpreta Vincent. Francese, ha partecipato a film come La legge del mercato e L'odio; come doppiatore ha lavorato ne Il piccolo principe. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 62 anni e un film in uscita. 


Se Titane vi fosse piaciuto recuperare Raw, Crash, Tetsuo the Iron Man, Climax, Possessor e Excision. ENJOY!

8 commenti:

  1. Io sono tra i "delusi", anche se in parte. Prima metà magnifica, poi mi è sembrato che la Ducocosa non sappia più che pesci pigliare prima della fine.
    E poi, si surclassa bellamente che la tipa sia un'assassina. Questo non l'ho tollerato.

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    1. Io invece ho visto una coerenza di fondo tra la prima e la seconda parte, che chiude un po' il cerchio e sviluppa il personaggio di Alexia.
      Per quanto riguarda quest'ultima, hai ragione, ma soprattutto io l'ho vista come una creatura (per citare la moglie di Vincent) confusa, insicura, la cui pulsione omicida era probabilmente un modo, perverso quanto vuoi, ovvio, di connettersi a qualcosa di umano di cui è sempre stata privata.
      Insomma, io per Alexia ho provato solo tanta pietà.

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  2. E' un film che mi ha conquistato, malgrado i suoi eccessi... o forse proprio per quelli! Emozionante e doloroso, una Palma d'oro potentissima e per me assolutamente meritata. Posso farti un piccolo appunto? Il tuo pezzo è ottimo per chi, come me, il film lo ha già visto e metabolizzato. Ma per chi ancora deve vederlo racconta forse un po' troppo: questo è un film di cui meno si dice meglio è. Io infatti ho avuto molte difficoltà nel recensirlo, e alla fine ho scritto una non-recensione che non mi ha soddisfatto per niente, ma pazienza. E' molto meglio vedersi ed emozionarsi davanti a questa pellicola piuttosto che spaccare il capello su internet! :) ad ogni modo, concordo con tutto quello che dici.

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    1. Hai assolutamente ragione, finito di rispondere metterò un disclaimer spoiler. Contavo sul fatto che la gente non legge i miei post, soprattutto quando parlano di film che non conoscono :)

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  3. A pensarci razionalmente, in effetti è un film diviso in due parti, entrambe a loro modo potenti e impressionanti.
    Vissuto "in diretta", invece, mi sono limitato a lasciarmi travolgere e l'ho trovata una visione unica, in tutti i sensi.

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    1. Sì, è uno di quei film che andrebbero visti e rivisti lasciandosi trasportare nella loro interezza, ovviamente in sala. A casa, tra un whatsapp e l'altro, non avrebbe alcun senso.

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  4. Poi che ho un horror di questo tipo vinca a Cannes, ben venga sinceramente. Non l'ho ancora visto, ma da come lo descrivi lo amerò viscerlamente.

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    1. Anche da te lo hanno distribuito coi piedi, eh? E' un vero peccato, poi parlano della morte del cinema, ci credo...

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