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venerdì 8 marzo 2024

NYAD - Oltre l'oceano (2023)

Sono immersa fino al collo nei recuperi pre-Oscar ed è una fortuna che venga in soccorso anche Netflix, che già qualche mese fa aveva fatto uscire NYAD - Oltre l'oceano (NYAD), diretto nel 2023 dai registi Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi e candidato a due Oscar, Miglior attrice protagonista e Miglior attrice non protagonista.


Trama: all'età di 64 anni, l'ex nuotatrice Diana Nyad decide di compiere una traversata in solitaria, a nuoto, da Cuba alla Florida.


Da brava ignorante in ogni campo, ma soprattutto in quello sportivo, non avevo mai sentito nominare Diana Nyad, nuotatrice che ha fatto delle traversate in mare aperto la sua ragione di vita. Per fortuna, ad arricchire la mia cultura ci pensano annualmente questi biopic realizzati per racimolare Oscar, che ogni volta mi portano a conoscere personaggi della cultura americana a me totalmente avulsi. Di solito, film come questo sono anche di una noia o di una pochezza allucinanti, e spesso mi chiedo come sia possibile che l'Academy li ricopra di candidature, ma fortunatamente non è il caso di Nyad, che ha generato un entusiasmo abbastanza contenuto tra i membri della commissione. La sceneggiatura, tratta dall'autobiografia della nuotatrice (sorvolerei quindi sulle controversie legate al fatto che l'effettivo coronamento dell'impresa sia ampiamente dibattuto), si concentra sui suoi tentativi di percorrere a nuoto la distanza tra la Florida e Cuba, dopo avere fallito all'età di 28 anni, a seguito di una "crisi di età avanzata" (64 anni) in cui Nyad si è ritrovata priva di un obiettivo nella vita. Il film segue, dunque, il pattern tipico delle opere a tema sportivo, con un primo atto scoppiettante in cui l'impresa viene messa in piedi, un secondo atto di tragedia totale e, finalmente, un terzo atto di faticosa e meritata vittoria. Nulla di innovativo, ma se non altro viene data molta attenzione alla caratterizzazione dei personaggi: Nyad non è una protagonista positiva, anzi, è una fanfarona testa di cazzo ed egoista, e il suo orribile carattere viene smussato sia dalla presenza benefica dell'allenatrice ed amica Bonnie, persona capace, paziente e con la testa sulle spalle, sia dal rude capitano John Bartlett, personaggio che mi ha molto commossa sul finale. Nel corso del film, alcuni flashback danno una tragica, ulteriore spiegazione alla cieca determinazione di Nyad, ma a mio avviso si tratta di un di più, perché la storia raccontata è già di per sé interessante, in grado di tenere desta l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine.


Poiché la sceneggiatura non è particolarmente innovativa, a catturare lo spettatore ci pensano soprattutto le interpretazioni intense di Annette Bening e Jodie Foster (che non vinceranno nulla, ma è un altro discorso). La Bening è irriconoscibile, distante anni luce dalla bellissima donna che percorre solitamente i red carpet. Bruciata dal sole e dalla salsedine, nonché priva di trucco, l'attrice diventa il perfetto doppelgänger della vera Nyad, della quale riporta sullo schermo il modo di parlare e gli atteggiamenti tronfi e teatrali. A farle da degna spalla, in guisa di amica del cuore, c'è una Jodie Foster asciuttissima, in perfetta forma fisica, la voce della ragione in una vicenda di volontà impetuose ed ego smisurati; le sequenze in cui le due dialogano e si confrontano vivacizzano moltissimo la vicenda e, alternativamente, strappano risate e lacrime, queste ultime enfatizzate da un'interpretazione stranamente misurata di Rhys Ifans, degno completamento di un triangolo perfetto. Non particolarmente entusiasmante, invece, la regia. Le riprese (intervallate da spezzoni in cui si intravede la vera Nyad, che accompagnano anche i titoli di coda) sono state realizzate da Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi, solitamente impegnati come documentaristi. Il risultato è un mix di eleganti riprese in mare aperto, camera a mano più "rozza" ma comunque efficace per le sequenze subacquee o ravvicinate, scene in interni degne di un film per la TV ed inquietanti momenti "fantasy" a rappresentare le allucinazioni di una Nyad sull'orlo del tracollo fisico, cosa che contribuisce a non rendere la pellicola particolarmente memorabile. Se vi piacciono, comunque, le storie di riscatto sportivo e cercate un film da vedere per una serata in relax, NYAD - Oltre l'oceano merita almeno una visione. 


Di Annette Bening (Diana Nyad), Jodie Foster (Bonnie Stoll) e Rhys Ifans (John Bartlett) ho già parlato ai rispettivi link.

Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi sono i registi della pellicola. Marito e moglie, hanno diretto assieme documentari come Free Solo - Sfida estrema e The Rescue - Il salvataggio dei ragazzi. Americani, entrambi produttori e sceneggiatori, Jimmy ha 50 anni ed Elizabeth ne ha 45.  


 

10 commenti:

  1. “Un diamante è un pezzo di carbone che ce l’ha fatta” così dice il poster che campeggia nella palestra dove si allena una irriconoscibile Annette Bening in questo lungometraggio un po’ troppo didascalico (casomai non avessimo afferrato l’antifona l’attrice ce lo ripete anche a fine impresa, raggiunte - dopo due ore di film - le coste della Florida); didascalico e confuso. Biopic a cui manca la sostanza fatta di realismo e sincerità di un Tonya e che sperimenta addirittura soluzioni stilistiche alla 127 ore di Danny Boyle (ma le allucinazioni di Jimmy Chin ed Elizabeth Chai sono limonata fresca rispetto al whiskey liscio cui ci ha abituato servire il regista inglese). Davvero troppa carne sul fuoco (gli abusi subiti dalla giovane Diana meritavano più spazio o il nulla; certo non il ruolo di un asterisco a piè di pagina dell’adolescenza e del presente di Nyad). È sempre un piacere vedere la Foster, Ifans una garanzia: si poteva partire da lì. Lily Gladstone e (forse) Da'Vine Joy Randolph dormono sogni tranquilli.

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    1. Diciamo che qui materiale da Oscar non ce n'era, anche prima del cosiddetto "senno di poi". La storia degli abusi sono andata a cercarmela per vedere se era vera, visto il modo irrispettoso e leggero in cui è stata trattata.

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  2. Stavo per dargli una chance, ma poi credo che sia stato surclassato da film e storie che mi attiravano di più. In effetti l'unica spinta era Jodie Foster, perché per il resto non conosco le donne che vuole raccontare.

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    1. Ah, ma neppure io. E lo stesso vale per il 90% delle storie che vengono portate su schermo in occasione degli Oscar.

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  3. Io quando c'è Jodie Foster vedo qualsiasi cosa... qui mi aspettavo il peggio, invece l'ho trovato interessante e piacevole, se non altro per far luce su una vicenda di cui non sapevo niente nemmeno io. Certo il film smussa molto gli angoli trattandosi di un prodotto Netflix (l'infanzia difficile, l'omosessualità delle due donne) però devo dire che quest'anno ho visto parecchio di peggio :)

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    1. Sì, tra tutti i film visti "per dovere" questo è stato uno dei più piacevoli.

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  4. presto lo vedrò anche io, ogni tanto su netflix si trovano bei film :)

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  5. Carino e coinvolgente, peccato sia stato un po' troppo sottovalutato.

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    1. Secondo me non è stato sottovalutato, almeno non agli Oscar, anzi.

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