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venerdì 26 aprile 2024

Civil War (2024)

Nonostante un po' di diffidenza, domenica sera sono andata a vedere Civil War, diretto e sceneggiato dal regista Alex Garland.


Trama: Lee, fotografa di guerra veterana, decide di partire per Washington con due colleghi e un'aspirante reporter. L'idea è quella di fotografare ed intervistare il presidente degli Stati Uniti, durante gli ultimi atti di una guerra civile che ha distrutto il Paese...


Dopo la bellezza cerebrale di Ex Machina, mi ero disamorata di Alex Garland. Avevo trovato Annientamento una sciocchezzuola dalla bella confezione e Men talmente disascalico e presuntuoso da chiedermi perché mai tutti lo incensassero. Ero quindi abbastanza terrorizzata da Civil War (soprattutto dall'idea di portare con me Mirco al cinema...) ma il trailer, chissà perché, mi aveva attirata per via di un senso di disagio che non poteva essere attribuibile solo al nome di Alex Garland. Il disagio si è mantenuto fino alla fine del film, perché Civil War è un film angosciante, che mostra uno spaccato di orribile umanità anche troppo plausibile. Ambientata in un futuro molto prossimo, la pellicola racconta gli ultimi giorni di una guerra civile americana in cui Texas e Florida si sono uniti in una federazione decisa a schiacciare il resto della Nazione, in particolare un presidente fascista reo di avere commesso terribili crimini di guerra. L'America è diventata un Paese dove vigono la legge marziale e la confusione, una terra dove il rischio di venire uccisi non solo da bande di disperati afflitti da fame e povertà, ma anche da soldati impossibili da riconoscere come amici o nemici, è tangibile. In questo cupo, plausibilissimo futuro, si muove la fotografa di guerra Lee, ormai svuotata di ogni emozione e passione, un'automa che fotografa le peggiori atrocità, probabilmente vittima di una PTSD perenne; assieme a lei, due colleghi veterani e la giovane Jessie, la quale vorrebbe seguire le orme di Lee e si imbarca nel viaggio verso Washington, dove l'obiettivo finale è fotografare ed intervistare il presidente. Attraverso le vicissitudini di questo quartetto, Garland imbastisce un terribile discorso sul sensazionalismo a tutti i costi e sulla morte di un serio giornalismo di inchiesta. Lo fa, innanzitutto, confondendo volutamente il pubblico. I motivi della guerra civile non sono mai esplicitati, non c'è modo di fare chiarezza su chi sia in torto o meno, delle due parti, i soldati hanno divise impossibili da distinguere e i personaggi non vengono mai mostrati a riflettere sulle cause o le possibili soluzioni del conflitto. Ci sono solo dialoghi sommari su alcuni eventi particolarmente "memorabili", il che è proprio il punto dolorosamente sottolineato dal film. 


La Storia viene raccontata attraverso immagini ardite, più "pornografiche" sono, meglio è. La memoria collettiva vive di singoli momenti eclatanti, il quadro d'insieme non importa più; in un'epoca di informazione mordi e fuggi, conta correre per arrivare primi, ma non per offrire una cronaca in diretta, bensì per rubare lo scatto da primo premio, quello che consacrerà l'autore ad imperitura memoria. La presenza, all'interno del film, di quattro generazioni di giornalisti/fotografi, è testimonianza di un progressivo cambiamento di mentalità e di una mancanza di etica sempre più marcata; se, all'inizio, Lee parrebbe condannata ad un distaccato cinismo, la presenza di Jessie agisce da leva per spingerla a ritrovare l'umanità perduta ed impedire all'innocente ragazzina di prendere la stessa, orribile china. Ahilei, Civil War non è un film ottimista. Alex Garland descrive una società in caduta libera verso la rovina e la perdita di ogni valore positivo, e lo fa accelerando progressivamente il ritmo narrativo. Da un'inizio quasi da road trip (salvo per quell'inizio deflagrante, che scuote i nervi dello spettatore passando attraverso una delle paure più grandi della società occidentale), durante il quale i personaggi hanno tempo di dialogare, riflettere su se stessi e sulle reciproche differenze, si passa alla tensione di un horror ambientato in ambienti sperduti e dati in pasto a un male senza nome, dove qualunque cosa può capitare agli incauti viaggiatori, per poi arrivare a un film di guerra vero e proprio, a un'azione militare ininterrotta e al cardiopalma; la presa di Washington è talmente serrata, tra regia cinetica, montaggio e sonoro, che ho rischiato di lasciarmi influenzare dagli attacchi di panico di Lee, tanto che in qualche momento ho avuto difficoltà a respirare, forse per questo il finale mi ha colpita e sconvolta. D'altronde, non è facile rimanere impassibili davanti al volto sconfitto di una Kirsten Dunst svuotata di ogni entusiasmo, che sembra corteggiare la morte spingendo l'obiettivo della macchina fotografica dove nessuna persona sana di mente oserebbe arrivare, vittima di una mezza vita in cui le emozioni forti lasciano il tempo che trovano. E non è facile rimanere impassibili davanti a Cailee Spaeny, semplicemente favolosa, con la sua faccia da bimba in aperto contrasto con un'ambizione capace di passare sopra le esperienze più orribili, con il distacco di chi, come dicevo all'inizio, vive il momento di sublime gloria, lo immortala, e poi lo dimentica. Se esiste un film in grado di rappresentare la disumanizzazione alla quale siamo sottoposti quotidianamente e la superficialità della società odierna, dove indignazione e orrore durano quanto basta per lasciare spazio a un altro evento di grande risonanza mediatica che verrà a sua volta dimenticato nel giro di un paio di settimane, questo è Civil War. Guardatelo, grazie. E poi spiegatemi come diavolo ha fatto Kirsten Dunst a continuare a dividere il letto con Jessie Plemons, dopo la sua comparsata in divisa, senza temere di venire macellata. 


Del regista e sceneggiatore Alex Garland ho già parlato QUI. Kirsten Dunst (Lee), Cailee Spaeny (Jessie), Stephen McKinley Henderson (Sammy) e Jesse Plemons (non accreditato, interpreta un soldato) li trovate invece ai rispettivi link.


Wagner Moura
, che interpreta Joel, era Pablo Escobar nella serie Narcos. ENJOY!

10 commenti:

  1. L'entrata in scena di Jessie Plemons fa cambiare passo alla storia, ci sono molti passaggi che ho gradito, quelli con il registro d'azione alla base a Garland vengono bene, altri non so, le fotografie scatatte alla televisione, ogni tanto al buon Alex scappa la mano con il metaforone, in ogni caso molto ma molto meglio di "Men". Cheers!

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    1. Rispetto a Men il metaforone era davvero leggero, per fortuna.

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  2. Evito volentieri il tg in diversi frangenti, di questi tempi, perché dovrei andare al cinema per una folle guerra civile? Per riuscire ad evitarla all'uscita dalla sala?

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    1. Anche io lo evito, e la tematica, di questi tempi mi angoscia. Ma, come ho detto, sono stata attirata dal trailer e sono contenta di avere potuto riflettere "al sicuro". Purtroppo è qualcosa che non tutti possono fare...

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  3. Mentre a me piace quasi tutto di questo regista, ma questo film non molto, e proprio per l'indeterminatezza della storia, vedo che nel tuo caso il punto di vista è specularmente opposto. E del resto non sono in pochi quelli che affermano che decidere uno schema in cui inquadrare il conflitto avrebbe reso il film meno efficace. Che devo dire? Il botteghino sembra dare ragione al film e al regista. A me Civil War continuerà a sembrare un film un pochino parac#lo......

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    1. Io ho adorato Ex Machina, i due seguenti meno. Questo mi ha coinvolta e fatta riflettere, tanto basta!

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  4. Curioso, soprattutto perché mi sono piaciuti tantissimo anche i suoi film precedenti.

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  5. Gran film. Impegnativo, pesantuccio ma notevole. Un apologo sull'anestetizzazione alla violenza, sull'assuefazione alla guerra vera e (soprattutto) a quella vista in tv, dove come dici giustamente assistiamo in ogni momento a un profluvio di immagini pornografiche (la stereotipizzazione di certe sequenze nel film è sicuramente voluta). Kirsten Dunst intensissima e dolente (amo questa donna) ma Cailee Spaeny è semplicemente strepitosa. Garland questa volta (per me) promosso a pieni voti.

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    1. Pesante no, dai, ho patito di più Men. Le attrici sono meravigliose!

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