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sabato 30 giugno 2012

6 giorni sulla Terra (2011)

Flashback: 1996, primo anno di superiori.
La Pongi, rinomata prof. di italiano: "Chi mi sa dire chi era il patriarca della città di Ur?"
Una Bolla quindicenne: "Ma è ovvio, prof! Ben Hur!"
Segue risata di prof e compagni di classe, fine flashback, inizio recensione. 

Scusa se ti ho messo in mezzo, Charlton.
E poi ci lamentiamo che il cinema italiano di genere sta morendo. Se continueranno a produrre e distribuire roba come 6 giorni sulla Terra, diretto nel 2011 dal regista Varo Venturi, moriranno prima gli spettatori, ma di noia.


Trama: un professore universitario scopre che, da molto tempo, gli alieni rapiscono le persone e impiantano loro ricordi fasulli e altre simili amenità, che lui cerca di eliminare attraverso l’ipnosi. Un giorno però si presenta dal professore Saturnia, una ragazza posseduta da un alieno troppo potente per essere eliminato con i soliti mezzi…


6 giorni sulla terra è l’equivalente di sei giorni di ininterrotte martellate sulle palle condensati in 100 minuti. E’ la versione cinematografica di un Puffo Quattrocchi che ti ammorba con improbabili, pompose, complicate teorie mentre ti spiega come avvitare una semplice lampadina. Roba che, al confronto, l’orrendo In the Market diventa quasi guardabile, perché almeno nel corso della visione mi sono fatta delle grasse risate, consapevole che nessuno dei coinvolti (spero!) si stava prendendo troppo sul serio. Ma qui no, qui la serietà trabocca da ogni fotogramma, nemmeno il regista e sceneggiatore si credesse un novello Eisenstein, il messia chiamato a rivoluzionare il cinema italiano. E lì per lì ci ho anche creduto, perché per i primi dieci minuti ho avuto persino l’illusione che 6 giorni sulla Terra fosse sì un po’ ridicolo per quello che riguardava i dialoghi, ma comunque ben diretto e ben interpretato, con un valido protagonista maschile e una splendida protagonista femminile, inquietante e sensuale quanto basta. Poi, però, è arrivato Hexabor di Ur. Da qui è cominciato un viaggio di sola andata verso la camurrìa, soldi del biglietto non rimborsabili signori, torta di riso fi-ni-ta, in alternativa andarsela a prendere nel… vabbé.


Con l’arrivo di questo Hexabor di Ur, antichissimo alieno sumero (!!), il film vira dalla mera fantascienza all’horror pseudoreligioso, con tanto di possessioni e conseguenti esorcismi. Se prima dunque la “critica” dello sceneggiatore si scagliava contro i governi corrotti e l’esercito, reo quest’ultimo di prestare soldati per le… come le hanno chiamate… ah sì, le “adduzioni” (perché parlare di rapimenti pare brutto), ad un certo punto il tiro viene corretto e piovono strali anche sulle autorità religiose: innanzitutto, attraverso il solito prete che, in mezzo ad una folla di ascoltatori, è l’unico a puntare fisicamente il dito verso il professore che sta tenendo la sua delirante conferenza su anime ed alieni, poi introducendo il personaggio del sacerdote spretato che chiama simpaticamente “pedofilo” il collega greco – ortodosso, dopo un’ambigua scena in cui pare farsi fare un “servizietto” da una suora. E voi direte, cosa c’entrano i preti e gli esorcisti con gli alieni? Nulla, in effetti, ma siccome proseguendo con la visione di 6 giorni sulla Terra spuntano, nell’ordine, dei killer francesi, la tenutaria di un bordello con figlia a seguito, alcuni esponenti dei servizi segreti mondiali, vecchie streghe transilvane, codici a barre letti in modo tale da fornire la sequenza 666, un’antica formula matematica sumera incisa su una tomba conservata nei sotterranei di Roma (o qualcosa di simile, a quel punto il mio cervello era già esploso), un branco di strepponi che organizzano un rave per poter emettere una frequenza negativa in grado di separare le anime dal corpo e forse anche dagli alieni, boh (ossegnùdenamadonna, basta…), sogni che mescolano la Creazione di Michelangelo a vecchie malate di Alzheimer e gente che copula… beh via, direi che gli esorcismi praticati per liberare le persone dagli alieni sono ancora accettabili.

I have a blue house with a blue windows...
Capirete che, in mezzo a tutto questo minestrone, persino gli attori ad un certo punto si devono essere guardati in faccia e aver pensato “ok, qui ci stanno coglionando…” con il risultato che più il film prosegue più la recitazione dei coinvolti diventa pessima, svogliata ed incredula. L’apice, ovviamente, lo toccano i genitori di Saturnia (nemmeno lo sforzo di inventare un nome decente…), decadenti riccastri pseudo-satanisti e pure massoni il cui albero geneaologico risalirebbe ai tempi dei fondatori di Roma, interpretati in un modo così pessimo e sopra le righe da ricordarmi i migliori episodi de La villa di lato. Ovviamente, in un film di fantascienza che si rispetti non devono poi mancare gli alieni. Se negli anni ’50 gli artigiani degli FX riuscivano a metterci addosso un’ansia incredibile con il mero ausilio di baccelli di cartapesta o gelatine rosa, negli anni della computer graphic i realizzatori di simili film possono sbulaccare e dare corpo ai loro perversi sogni di nerd, facendo ridere a crepapelle gli sfortunati spettatori: ecco quindi spuntare lucertoloni, alieni col solito testone grosso e sformato, creature semi-angeliche, insomma un bestiario che sembrerebbe uscito direttamente da quell’inguardabile video degli Eiffel 65, ricordate quello dove c’erano gli alieni blu che cantavano “aimbluesciabadìsciabadàesciabadìsciabadà”? Ecco, bravi, proprio quello. Fatevi un favore, guardatelo per un’ora e mezza, lasciando perdere 6 giorni sulla terra. Ne uscirete rincoglioniti, questo è poco ma sicuro, però eviterete una figuremme’ ancora peggiore di quella che ho fatto io nel 1996: quando vi chiederanno “Chi era il patriarca di Ur?”, non vorrete mica rispondere “Hexabor”, vero? Non farebbe ridere, in più i vostri compagni/colleghi/amici vi prenderanno a bastonate nei denti.

Varo Venturi è il regista e sceneggiatore della pellicola, nonché interprete di Padre Trismegisto. Originario di Roma, ha diretto un altro film, Nazareno, e due corti. E’ anche compositore, produttore e direttore della fotografia e del montaggio.


Massimo Poggio interpreta Davide. Originario di Alessandria, ha partecipato a film come Rosa e Cornelia, Alex l’ariete (complimenti!!), La finestra di fronte, Cuore sacro e alla serie Che Dio ci aiuti (che conosco perché la guardava la mamma. Ecco.). Ha 42 anni.


Qui mi fermo con l’elenco degli attori. Non sapendo nulla o quasi del cinema italiano recente e non seguendo le 300 fiction che mensilmente ci propina la tv nazionale, per me in 6 giorni sulla Terra c’erano solo facce sconosciute. Se ho dimenticato qualche idolo di qualche lettore di passaggio mi scuso, volto pagina e passo oltre. ENJOY! (maddeche….?)




venerdì 29 giugno 2012

WE, Bolla! del 29/6/2012

Buon venerdì! In questo periodo di moria cinematografica ed entusiasmi calcistici, sperare in delle uscite nuove quantomeno interessanti è pura utopia, quindi anche questa settimana mi toccherà stare lontana dal cinema (a meno che qualcuno non mi accompagni a vedere La Bella e la Bestia 3D, ovvio!). ENJOY!

Marley
Reazione a caldo: andiamo, c’era roba più interessante da fare uscire!!!
Bolla, rifletti!: ma invece di mettere in programmazione un documentario su un cantante che, con tutto il rispetto per i fan e per il suo ruolo fondamentale nella storia della musica, non mi fa impazzire, non potevano togliere qualcuna delle pellicole che ormai programmano da tre settimane e mettere qualche stupidissimo horror estivo, Take Shelter o Detachment invece di Marley?? Altro non posso commentare, lascio giustamente spazio agli amanti della musica e del vecchio Bob: personalmente, preferisco commemorarlo ascoltando qualche suo successo.

Al cinema d’élite spunta qualcosa di assai più interessante e speriamo che anche i film dell’arena estiva lo siano altrettanto, così potrò godermi belle pellicole nella splendida cornice della fortezza del Priamar!

7 giorni all’Havana
Reazione a caldo: sembrerebbe carino…
Bolla, rifletti!: quella del Sudamerica, di Cuba in particolare, è una realtà che conosco poco. Sette giorni all’Havana cerca di portare sullo schermo un po’ della personalità di quella terra esotica attraverso sette diversi cortometraggi legati tra loro, che coprono il timespan di una settimana. In particolare, sarei curiosa di vedere come se la cava Benicio Del Toro dietro la macchina da presa, visto che per una volta lui e Kusturica si scambiano i rispettivi ruoli. Probabilmente lo recupererò, in attesa di tempi cinematografici migliori!

mercoledì 27 giugno 2012

Snowtown (2011)

Nonostante io sia rimasta per ben nove mesi in terra australe, di quel meraviglioso paese c'è tanto che ancora non conosco, nel bene e nel male. Parlando di quest'ultimo, proprio in questi giorni ho guardato Snowtown, diretto nel 2011 dal regista Justin Kurzel.


Trama: l'adolescente Jamie, cresciuto in un quartiere degradato, viene coinvolto nei delitti perpetrati dal nuovo compagno della madre, John, un uomo all'apparenza integerrimo che nasconde tuttavia una natura di serial killer...


Il film racconta, in chiave leggermente romanzata, la follia omicida che negli anni '90 si è abbattuta nei sobborghi di Adelaide, la capitale dell'Australia, per mano di John Bunting, i cosiddetti Snowtown Murders (dal nome della cittadina dove sono stati ritrovati i resti delle vittime e dov'è stato commesso l'ultimo omicidio). Lo fa attraverso gli occhi di uno dei complici di Bunting, Jamie Vlassakis, un ragazzo vittima di abusi, debole, facilmente permeabile alla follia del compagno della madre e figlio di un ambiente tra i più degradati e colmi di ignoranza. Il risultato, lungi dall'essere una di quelle pellicole splatter o ridondanti dedicate ai serial killer storici, è un film lungo, freddo, quasi privo di un filo logico e assolutamente impietoso, sia nei confronti dei protagonisti che in quelli dello spettatore. Il regista, infatti, ci butta in faccia la banalità del male e la sua incredibile mancanza di fascino, facendo coesistere in  modo quasi sconcertante la crescente follia di Bunting e una quasi noiosa routine familiare, resa ancora più squallida dall'ambiente in cui si sono consumati i delitti, sicuramente la parte peggiore dell'Australia.


Snowtown mostra come, all'interno di questi quartierucoli zeppi di roulotte, prefabbricati e locali da quattro soldi, popolati dalla peggior feccia dell'umanità, basti una sola figura vagamente carismatica per addormentare le coscienze di tutti gli abitanti e fare leva su ignoranza, pregiudizi e debolezza. I personaggi principali ci vengono introdotti come se fossero delle figure appena abbozzate, una famiglia composta da figli e figliastri mosci ed inespressivi, tenuta malamente insieme da una madre malata e sconfitta; Bunting, che dovrebbe essere l'"anima" della pellicola, non compare subito, ma viene presentato in seguito come una sorta di salvatore, giunto a difendere i ragazzi dagli abusi sessuali a cui li sottopone il compagno della donna. Proprio questo episodio è la chiave dell'intera vicenda narrata, perché da questo momento il germe del pregiudizio (verso gli omosessuali in primis, dichiarati tutti pedofili) sarà quello che consentirà a John di diffondere la sua personale idea di giustizia e, di conseguenza, di trovare degli alleati che lo aiuteranno nei suoi crimini. Questi ultimi non ci vengono mostrati nel dettaglio perché, come ho detto, l'intera vicenda viene filtrata dal punto di vista del sedicenne Jamie e diventa sempre più confusa e frammentata tanto più diventa profondo il suo coinvolgimento negli omicidi. Lo spettatore non vede altro che quello che vede il ragazzo, che testimonia con crescente sconcerto l'inquietante cambiamento delle motivazioni di Bunting, che da spietato giudice e carnefice di supposti criminali muterà in arbitrario assassino di chiunque non incontri i suoi gusti, dal drogato, allo spastico, alla cicciona, in un delirio alimentato dalla mera brama di sangue.


La storia così narrata è sostenuta da uno stile registico asciutto, da una fotografia non troppo nitida e prevalentemente basata su colori freddi, da una colonna sonora praticamente inesistente e un montaggio poco fluido, che rende l'intera pellicola un'insieme di flash tenuti malamente assieme, come se la mente e la percezione di Jamie faticassero a dare coerenza a tanto orrore. Gli attori, quasi tutti al loro primo film, sono assolutamente perfetti (per quanto di una bruttezza rara) ai fini del realismo della messinscena, e una menzione speciale la merita sicuramente Daniel Henshall che, con il suo fisico da hobbit e quel viso pacioso, incarna un serial killer talmente "normale" da mettere i brividi ad ogni inquadratura. Detto questo, per quanto mi sia piaciuto Snowtown, non mi sento di consigliarlo a tutti: è inadatto agli amanti dello splatter tout court perché di sangue se ne vede davvero pochissimo e le terribili torture di John e la sua banda vengono lasciate solo immaginare. Inoltre, come Funny Games, ha un'introduzione lentissima e quasi soporifera, che rischia di scoraggiare più di uno spettatore. Se però, come me, siete pazienti e amate le storie vere (e verosimili) che scavano nella follia umana, Snowtown è il film che fa per voi. Il consiglio che vi do, però, è di leggervi prima qualcosina sugli Snowtown Murders, così riuscirete a seguire meglio l'intera vicenda.

Justin Kurzel è il regista  e cosceneggiatore della pellicola. Australiano, è al suo primo film e ne ha un altro in uscita.





martedì 26 giugno 2012

Get Babol! #25

Ovviamente, è slittata anche la rubrica relativa alle uscite cinematografiche USA. Se la settimana scorsa i suggerimenti erano nulli, stavolta qualcosina c'è, anche se poco. Inutile parlare di To Rome with Love, da noi già uscito qualche mese fa (tra l'altro devo ancora recuperarlo...), concentriamoci quindi sull'unico altro consiglio della settimana. ENJOY!

Abraham Lincoln: Vampire Hunter
Di Timur Bekmambetov
Con Benjamin Walker, Rufus Sewell e Dominic Cooper.
Trama (da Imdb): Abramo Lincoln, il sedicesimo presidente degli Stati Uniti, scopre che i vampiri stanno complottando per impadronirsi della nazione. La sua missione diventa quindi quella di eliminarli.

GetGlue me lo consiglia perché mi sono piaciuti L'alba dei morti viventi e Intervista col vampiro. Dimentichiamoci per un attimo di questi due meravigliosi film e parliamo di Seth Grahame - Smith, la penna che ha prodotto Orgoglio, pregiudizio e zombie, il suo seguito e la sceneggiatura deboluccia di Dark Shadows. Abraham Lincoln: Vampire Hunter è stato tratto direttamente dall'omonimo romanzo scritto da lui, questo furbone matricolato che cavalca l'onda delle recenti e tanto amate contaminazioni tra horror, zombi, vampiri e qualsivoglia altro genere, dalla commedia, al film romantico a quello storico, appunto.. Detto questo, immaginate con quanto pregiudizio (e poco orgoglio) mi accosterò a questa pellicola, subodorando già la fregatura, se non la p**tanata atroce ai limiti dell'inguardabilità. Se ci aggiungiamo anche che il regista è entrato nel mio libro nero per l'orrendo Wanted (e prima che qualcuno mi insulti: no, non ho mai visto I guardiani della notte e I guardiani del giorno!!), so che il 20 luglio, quando andrò a vedere La leggenda del cacciatore di vampiri (ri - complimenti per il titolo italiano), entrerò in sala già ringhiando. Ah, il produttore di siffatta mirabilia è Tim Burton (Tim, perché????). Ri - ah, siffatto capolawork uscirà anche in 3D nei cinema selezionati. Ugh.
La depressione di un uomo sfruttato per biechi propositi commerciali...

lunedì 25 giugno 2012

WE, Bolla! del 25/6/2012

Buona settimana a tutti! Di ritorno dall’assolata Spagna (dove il film che va per la maggiore, con mia enorme disperazione, è il mocciano Tengo Ganas de Ti, pubblicizzato nemmeno fosse un blockbuster action ammeregano) il consueto aggiornamento su quanto passa nel multisala di zona è dovuto slittare inevitabilmente al lunedì.. e vedo che nonostante l’assenza prolungata il blog non è stato abbandonato, grazie!! Quindi… ENJOY!



Rock of Ages
Reazione a caldo: oh bene, lo volevo vedere, però...
Bolla, rifletti!: lo volevo vedere, però le recensioni lette in giro mi stanno facendo desistere. In linea di massima i musical non mi dispiacciono, questo inoltre ha dalla sua l'utilizzo di canzoni già esistenti, hit piuttosto famose. Il problema, purtroppo, è la storia d'amore alla base della vicenda, che mi pare gnegna, banalotta e interpretata da due attori abbastanza sciapi... e la presenza di Tom Cruise, che di solito da il suo meglio nelle comparsate assurde come questa, non mi sembra un motivo valido per catapultarmi al cinema.

Rimaniamo, più o meno, sempre in ambito musicale, visto che al cinema d’élite si sono buttati sull’ultima fatica di Madonna.

W.E. – Edward e Wallis
Reazione a caldo: Interessante, ma anche no.
Bolla, rifletti!: Nonostante sia fan sfegatata di Madonna dall’età di 8 anni, ogni volta che miss Ciccone si cimenta nel cinema, soprattutto nella regia, il mio naso si storce inevitabilmente. Il discorso del re mi aveva fatta letteralmente impazzire, l’ho adorato, ma della storia d’amore tra Edoardo VIII e Wallis Simpson, che ha portato il primo ad abdicare in favore del fratello, me ne frega relativamente poco, se non nulla. Però la canzone Masterpiece è una delle più belle cantate da Madonna nei suoi ultimi, truzzissimi anni.

giovedì 21 giugno 2012

Scarlatti, il thriller (1988)

Quando ero piccola, una mia vicina di casa un po’ più grandina mi raccontò l’incipit di un “film dell’orrore” che aveva visto la sera prima, inquietandomi a livelli spaventosi e mettendomi in testa un tarlo che mi ha accompagnata fino a pochi giorni fa. E’ stato dopo una ventina d’anni, infatti, che sono riuscita finalmente a vedere Scarlatti, il thriller (Lady in White), diretto nel 1988 da Frank LaLoggia, e a superare quell’inizio che ricordavo così bene, pur non avendolo mai visto di persona.


Trama: il piccolo Frankie Scarlatti viene rinchiuso per scherzo nel ripostiglio della scuola, proprio la notte di Halloween. Infreddolito, solo e spaventato, rimane ancora più scosso dalla comparsa del fantasma di una bambina, che viene uccisa davanti ai suoi occhi da un’entità invisibile, giusto poco prima che un uomo in carne ed ossa entri nel ripostiglio e cerchi di strangolarlo. Sopravvissuto per miracolo, Frankie decide così di scoprire chi è l’infanticida che da anni terrorizza la cittadina…


“Did you ever seen a dream walking? Well, I do”. Questa è la strofa di una canzone popolare portata al successo da Bing Crosby, che ricorre come leitmotiv costante all’interno di Scarlatti, il thriller (orrendo titolo dato dalla distribuzione italiana, che già prendeva cantonate esagerate negli anni ’80), definendone il tema: più che un semplice “thriller”, infatti, Lady in White è un cupo racconto di formazione che affonda le radici nel sovrannaturale e nei sogni ad occhi aperti di un bambino pieno di immaginazione, l’unico in grado di entrare in contatto col fantasma di una ragazzina senza provare paura né relegare l’evento a semplice allucinazione, come farebbe un adulto. La realtà e il sogno ad occhi aperti si mescolano e si confondono, i ritmi della sonnolenta cittadina dove vive Frankie vengono scanditi dai racconti di un cupo e sanguinoso passato che ha lasciato dietro di sé, inevitabilmente, leggende e fantasmi come quello della Signora in bianco del titolo originale, elemento chiave del film. L’altra particolarità della pellicola è il suo avere come protagonista una famiglia italoamericana (motivo per cui il film dovrebbe essere visto in originale, per godersi i dialoghi in dialetto tra il nonno e la nonna!) ben integrata all’interno di una società, quella dell’America dei primi anni ’60, dove ad essere guardati con sospetto ed usati come capro espiatorio erano i “negri”.


Quanto sopra contribuisce a rendere Lady in White un film sottilmente inquietante ma, soprattutto, dal sapore nostalgico, quasi “innocente” in un certo senso. Come thriller funziona, perché l’identità del killer rimane un mistero fino agli ultimi, terribili e commoventi fotogrammi, tuttavia l’intera pellicola è pervasa da una certa aria naif, un desiderio di sdrammatizzare l’intera vicenda puntando molto sulle discolate dei ragazzini, sul divertente rapporto tra i nonni di Frankie e sull’apparente stupidità del fratello maggiore, che poi si rivelerà decisivo per svelare l’identità del killer. Dopo tutti questi anni, purtroppo, ciò che affossa un po’ il film è la pessima qualità degli effetti speciali, abbastanza brutti anche per l’epoca: fantasmi fin troppo solidi, colori sgranati, personaggi palesemente ripresi contro uno sfondo aggiunto in post – produzione, ecc. ecc. Comunque, basta non pensarci troppo ed immergersi nell’atmosfera vintage della pellicola, godersi l’interpretazione dell'allora piccolo e carinissimo Lukas Haas e gustarsi una vicenda che scorre piacevole, malinconica ed inquietante fino alla fine. Se non avete mai visto Lady in White (o Scarlatti, il thriller, come volete voi) vi consiglio di recuperarlo perché è davvero molto carino.


Di Lukas Haas, che interpreta il piccolo Frankie Scarlatti, ho già parlato qui.

Frank LaLoggia è il regista della pellicola, nonché interprete di Frankie da adulto. Americano, ha diretto solo altri due film oltre a questo, Fear No Evil e Mother. Anche sceneggiatore, produttore e compositore ha 58 anni.


Len Cariou (vero nome Leonard Joseph Cariou) interpreta Phil. Canadese, ha partecipato a film come A proposito di Schmidt, Secret Window, 1408 e a serie come La signora in giallo, Oltre i limiti, Numb3rs e CSI. Ha 73 anni e un film in uscita.


Alex Rocco (vero nome Alexander Federico Petricone Jr.) interpreta Angelo, il padre di Frankie. Americano, ha partecipato a film come Il padrino, Herbie sbarca in Messico, Get Shorty e a serie come Batman, Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, Chips, Love Boat, The A- Team, La signora in giallo, Hunter, Innamorati pazzi, Quell’uragano di papà, Sabrina, vita da strega, Walker Texas Ranger, E.R. Medici in prima linea; ha inoltre doppiato episodi di Pinky & The Brain, I Simpson, The Angry Beavers, I Griffin e un personaggio del film A Bug’s Life – Megaminimondo. Ha 76 anni.


Katherine Helmond interpreta Amanda. Americana, ha partecipato a film come Brazil e Paura e delirio a Las Vegas, serie come La donna bionica e ha doppiato personaggi di Cars – Motori ruggenti e Cars 2. Anche regista, ha 84 anni.


Tom Bower (vero nome Ralph Thomas Bower) interpreta lo sceriffo. Americano, ha partecipato a film come Beverly Hills Cop 2, 58 minuti per morire, Il negoziatore, The Million Dollar Hotel, Cuori in Atlantide, North County, Le colline hanno gli occhi (remake) e a serie come La donna bionica, Il tenente Kojak, La signora in giallo, Miami Vice, Dallas, NYPD, X – Files, Roswell, Cold Case, Little Britain USA. Anche produttore, ha 74 anni e quattro film in uscita. 













lunedì 18 giugno 2012

El Almanaque de la Burbuja

Hola a todos! Prima di addentrarmi nel delirante (come si evince già dal titolo) post che segue, urge una doverosa premessa: innanzitutto, quando leggerete queste righe io sarò a Madrid, con conseguente tappa a Barcellona, il che mi terrà lontana dalla patria fino a domenica; seconda cosa, il sito GetGlue questa settimana non proponeva nulla di interessante, quindi ho dovuto ripiegare su altro per il consueto post del lunedì. Ho deciso dunque di dare uno sguardo agli “estrenos” spagnoli, ovvero sulle uscite cinematografiche di questa settimana, giusto per curiosità… non che abbia intenzione di chiudermi in una sala, ovviamente! La movida spagnola mi aspetta… ENJOY! *__*

Ma anche le tapas e la sangria... porqué no?
Come da noi, anche in Spagna la maggior parte delle pellicole esce al venerdì e, come da noi, anche nella penisola iberica c’è una preponderanza di uscite americane o inglesi… ma la cosa più divertente è leggersi i titoli, al 90% tradotti, anche quelli che noi lasciamo pietosamente in lingua originale. Tra le pellicole di cui ho già parlato sul Bollalmanacco, questa settimana gli spagnoli potranno godersi l’ultimo film di Wes Anderson, Moonrise Kingdom, da noi ancora inedito, il tamarrissimo Lockout (MS1: Máxima Seguridad), atteso in Italia per luglio, oppure i già “vecchi” Act of Valor (Acto de Valor) e Hysteria.  Ovviamente non sono le uniche uscite “anglofone”, che contano anche il documentario Give up Tomorrow (Rindete mañana) dell’inglese Michael Collins e la commedia Nudi e felici (Wanderlust in originale, Sácame del Paraíso in spagnolo) con Jennifer Aniston e Paul Rudd nei panni di una coppia di disoccupati che vanno a vivere in una comune dove si pratica ancora l’amore libero. Da noi uscirà a fine dicembre, la sto aspettando con ansia, guarda. (Seh, come no).

BaBBa Bia!!
In Spagna vengono distribuiti molto spesso anche film sudamericani, sicuramente per merito della vicinanza linguistica, anche se la distribuzione non sembra essere tanto più rapida o “illuminata” della nostra. In questi giorni esce infatti Cinco días sin Nora, pellicola messicana del 2008 inedita in Italia che, dalla trama, parrebbe davvero carina:  La storia inizia quando Jose scopre che Nora, la donna a cui è stato sposato per 30 anni e da cui poi ha divorziato, si è suicidata. Per molteplici cause, non ultima la Pasqua Ebraica, Nora dovrà essere sepolta lo stesso giorno della morte, altrimenti dovranno passare cinque giorni prima dell’inumazione. Si scoprirà così che Nora, prima di morire, aveva concertato un piano machiavellico per costringere Jose ad occuparsi del suo funerale… Il trailer è ben fatto e molto divertente, sembra la tipica commedia indipendente dolceamara, uno di quei piccoli film che ogni tanto vale la pena di vedere per riconciliarsi col mondo. Chissà che non lo cerchi al ritorno dal viaggio... nel frattempo, ecco il trailer spagnolo.



E il cinema spagnolo, direte voi? Non è morto, anche se questa settimana si fa sentire con un’unica uscita, Iceberg, peraltro di un regista che non conosco, Gabriel Velásquez. Il film è una pellicola priva di adulti dove i protagonisti sono tre ragazzi che stanno diventando uomini e donne nel modo più difficile e doloroso. Come un’iceberg, il film mostra solo “la punta”  del mondo dell’adolescenza, che nasconde però molto altro sotto il pelo dell’acqua... certo, se l'opera rispecchia il gusto del trailer c'è da stare freschi. Se fossi spagnola credo punterei decisamente verso altri lidi, perché va bene il minimalismo, ma qui si esagera! Vedere per credere... io vi saluto qui! Hasta luego!

venerdì 15 giugno 2012

WE, Bolla! del 15/06/2012

Buon venerdì a tutti! Nonostante il multisala sia da oggi a mezzo servizio (solo spettacoli serali), questa settimana c’è parecchia varietà… che non sempre è sinonimo di qualità, ovvio. Per fortuna ci sono un paio di riproposte niente male, anche se io me le perderò visto che domani parto e per una settimana girerò la Spagna! ENJOY!!


Dal 20/6/2012 al 21/6/2012
The Blues Brothers
Reazione a caldo: siamo in missione per conto di Dio!
Bolla, rifletti: tutto ciò che penso del film è stato già detto qui. Vederlo al cinema sarebbe stata una figata cosmica, voi che rimanete in Italia andate, soprattutto se non l’avete ancora visto!!


La Bella e la Bestia – 3D
Reazione a caldo: scendono lacrime di commozione
Bolla, rifletti: è il mio film Disney preferito e mi sono dilungata negli apprezzamenti e nell’aMMore per questa pellicola proprio qui. Di solito odio queste operazioni commerciali, soprattutto se includono l’uso del 3D, ma La Bella e la Bestia sarei tornata a vederlo senza se e senza ma.


Il dittatore
Reazione a caldo: e dopo tanta bellezza, l’inevitabile fuffa…
Bolla, rifletti: come ho avuto modo di dire qui, i personaggi di Sacha Baron Coen non mi piacciono. Quando quest’uomo capirà di essere valido solo quando sono altri (e per altri intendo Martin Scorsese e Tim Burton, solo per fare due nomi a caso) a dirigerlo, sarà troppo tardi. Detto questo, se vi piace l’umorismo becero, demenziale e facilone, accomodatevi!


Benvenuto a bordo
Reazione a caldo: e dopo la fuffa… all’improvviso, uno sconosciuto!!
Bolla, rifletti: Sconosciuto che potrebbe essere ulteriore fuffa in salsa francese con una punta di Schettino, giusto per rendere il tutto più attuale. Amori e disastri in crociera, per una vicenda che ruota tutta su amanti, tradimenti… e animatori. Qualcuno ha detto animatori?? Aaaah!!!! Con tutto il rispetto per i rappresentanti di categoria, evito le crociere al 90% per la presenza di questi baldi ed allegri personaggi, quindi eviterò anche Benvenuto a bordo, che mi sa di tarocco lontano un miglio!

Al cinema d’élite danno l’unico film non “riproposto” che vorrei andare a vedere questa settimana, sicuro candidato al recupero!


Love & Secrets
Reazione a caldo: e certo, perché darlo al multisala? Sicuramente non avrebbe avuto meno spettatori di Benvenuto a bordo, daica***!!!
Bolla, rifletti: Dopo gli ormai consueti DUE anni (tempo minimo, pare, perché un film che non sia blockbuster giunga anche nel nostro Paese), arriva una pellicola girata quando Ryan Gosling non era ancora diventato famoso, uno di quei bei thriller “riflessivi”, misteriosi e un po’ malinconici che piacciono a me. Considerato anche che adoro Kirsten Dunst, che la trama, seppur un po’ banale, mi sembra interessante e il film ottimamente girato, direi proprio che al ritorno cercherò di procurarmi questo Love & Secrets (che in originale si intitola All Good Things. Sospiro dinnanzi al titolo italiano e vado avanti, tanto, che possiamo farci?).


martedì 12 giugno 2012

Leon (1994)

E’ arrivato il momento di recensire uno dei miei film preferiti, ovvero Leon (Léon), diretto nel 1994 da Luc Besson.


Trama: quando la famiglia della dodicenne Mathilda viene massacrata da alcuni poliziotti corrotti, il killer Leon prende la ragazzina sotto la sua ala protettrice, anche se di malavoglia. Lo strano rapporto tra i due li porterà a maturare, cambiare e vedere la vita con occhi diversi…


 Il personaggio di Leon nasce qualche anno prima in un altro capolavoro di Luc Besson, Nikita. Se ricordate, nel corso del film compare Jean Reno, baschetto d’ordinanza, occhialini e pastrano lungo, nei panni del “pulitore” Victor. Questo killer era appena abbozzato, ovviamente, rispetto alla protagonista, ma era già una figura di forte impatto che lo spettatore attento sicuramente avrebbe faticato a dimenticare, e che nel tempo si è umanizzato fino a diventare, appunto, il protagonista della pellicola che sto recensendo. Per quanto mi riguarda, ho sempre adorato Leon, lo ritengo il film più bello mai girato da Luc Besson. Il personaggio di questo killer freddo ma ingenuo, quasi ritardato pur essendo il migliore in quello che fa è di una tenerezza e, allo stesso tempo, di un fascino abissali, caratteristiche accentuate ancor più dalla presenza della sboccata, triste e dolce figura di Mathilda, una ragazzina segnata dalla vita che vorrebbe mostrarsi più dura e menefreghista di quello che in realtà non sia. Nonostante la violenza, il cinismo e in generale lo squallore che soffocano i due personaggi, infatti, si può dire che Leon sia un film molto ottimista, quasi una favola, per quanto nera; nel corso della pellicola, Leon torna a vivere un’esistenza quasi umana e comincia a sognare di mettere radici, di dormire in un letto, di tornare ad amare, mentre Mathilda non perde mai la sua innocenza, tutelata da questa strana figura di protettore, padre e primo amore, che introduce comunque delle regole nella trasandata vita della ragazzina. Nonostante quello che vorrebbe Mathilda e il palese imbarazzo del killer, inoltre, il rapporto tra i due non diventa mai ambiguo al punto da sfociare in una presunta pedofilia di Leon, il cui amore per la protetta viene sempre e solo mostrato come un goffo ed incerto sentimento paterno.


Sentimenti positivi a parte, Leon è comunque pur sempre un film che affonda le radici nell’ambiente della malavita, e una pellicola di genere che si rispetti non sarebbe tale senza la presenza di personaggi ambigui o moralmente abietti. E qui entrano in campo il “maestro” di Leon, interpretato magistralmente da Danny Aiello, e il meraviglioso, imprevedibile, deviato, folle poliziotto corrotto interpretato da un Gary Oldman in stato di grazia ed assolutamente ispirato, un uomo dallo sguardo inquietante che inghiotte pasticche come fossero caramelle, annusa le sue vittime e ascolta musica classica per mantenere la calma. Il film, inoltre, è un concentrato di esempi di  bravura attoriale e registica, come le sequenze in cui Leon mostra tutta la sua abilità di assassino, arrivando a piombare sulle vittime a testa in giù come un grosso pipistrello, quella terribile e mozzafiato in cui la famiglia di Mathilda viene massacrata, sottolineata da uno stupendo score musicale e dallo struggente sguardo della bravissima Natalie Portman, all’epoca solo undicenne, o quella in cui Leon salva la ragazzina dagli scagnozzi di Stansfield, con la macchina da presa che inquadra i piedi dei due protagonisti mentre il killer abbraccia Mathilda sollevandola letteralmente da terra. Detto questo, aggiungo anche che il valore della pellicola aumenta esponenzialmente, se si pensa che Leon doveva essere solo un divertissement dovuto al ritardo nella realizzazione de Il quinto elemento. Ad avercene di “riempitivi” così, e se non avete mai visto il film rimediate subito!!


Del regista Luc Besson, Jean Reno (Leon), Gary Oldman (Stansfield), Natalie Portman (Mathilda) ed Ellen Greene (la madre di Mathilda) ho già parlato nei rispettivi link.

Danny Aiello (vero nome Daniel Louis Aiello Jr.) interpreta Tony. Americano, lo ricordo per film come Il Padrino – Parte II, C’era una volta in America, The Stuff – Il gelato che uccide, Radio Days, Hudson Hawk, il mago del furto e Fa’ la cosa giusta, che gli è valso la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Anche produttore e sceneggiatore, ha 79 anni e tre film in uscita.  


Michael Badalucco interpreta il padre di Mathilda. Americano, lo ricordo per film come Cercasi Susan disperatamente, Nei panni di una bionda, Un giorno per caso, Fratello, dove sei? e L’uomo che non c’era, inoltre ha partecipato a serie come Ally McBeal, Bones e Cold Case. Anche produttore, ha 58 anni e due film in uscita. 


Tra gli altri attori segnalo un piccolissimo cameo di Maiwenn (il cui amore per Luc Besson, nato  quando lei aveva 15 anni e lui 32, pare abbia ispirato parte della trama del film) nei panni di una prostituta bionda e, per i Buffy geeks come me, la presenza di Adam Bush in quelli del piccolo Manolo. Liv Tyler era stata presa in considerazione per il ruolo di Mathilda, ma siccome all’epoca aveva 15 anni è stata ritenuta alla fine troppo vecchia. Per quanto riguarda il finale, invece, lo script originale ne prevedeva uno molto più pessimista e cupo, in cui la ragazza, dopo la morte di Leon, si faceva esplodere per uccidere Stansfield. Credete a me, meglio il finale che hanno mantenuto! ENJOY!

lunedì 11 giugno 2012

Get Babol! #24

Mentre il multisala di zona offre davvero poco, tanto che mi toccherà aspettare per tornare al cinema fino al mio ritorno dalla Spagna, in America si stanno scatenando, visto che di solito il periodo estivo lì è quello propizio per le nuove uscite. Vediamo cosa consiglia il sito Getglue e... ENJOY!

Safety Not Guaranteed
Di Colin Trevorrow
Con Aubrey Plaza, Jake M. Johnson e Karan Soni.
Trama (da Imdb): Tre giornalisti decidono di intervistare un uomo che ha pubblicato un annuncio top secret per trovare un compagno di viaggi... temporali.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Four Rooms, Ghost World e Rushmore. Dagli stessi produttori di Little Miss Sunshine arriva questa commedia indie che, sulla carta, sembra molto promettente ed interessante. Dal trailer non mi sembra affatto una buffonata, ma un bel film che sicuramente parte da un presupposto demenziale, divertente e assai particolare, che potrebbe però diventare qualcosa di più "profondo". Inoltre, come spesso succede in questi casi, gli attori mi sembrano molto validi. Ovviamente, non esiste ancora una data di uscita italiana.


Prometheus
Di Ridley Scott
Con Noomi Rapace, Logan Marshall-Green e Michael Fassbender
Trama (da Imdb): Un gruppo di esploratori scopre un indizio legato alle origini dell'umanità sulla Terra, cosa che li porterà ad imbarcarsi in un viaggio verso i più oscuri recessi dell'universo. Lì dovranno combattere una terribile battaglia per salvare il futuro della razza umana.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Aliens, Alien3 e Cloverfield. Prometheus credo sia stato discusso su qualsiasi sito e blog cinematografico persino da prima che uscisse il trailer: possibile prequel di Alien poi diventato qualcosa di completamente diverso, questa pellicola è sicuramente una delle più attese dell'anno, ma mi pare di avere capito che i critici non siano stati molto magnanimi con l'ultima fatica di Scott. Certo, cercare di avvicinarsi anche solo lontanamente alla grandezza di Alien dev'essere difficile persino per il suo stesso regista, ma il trailer è assolutamente epico e Fassbender è figo anche con la parrucchetta ossigenata. Noi ovviamente potremo vederlo solo a partire dal 19 ottobre, ma credo che varrà la pena attendere.


Dark Horse
Di Todd Solontz
Con Jordan Gelber, Selma Blair e Christopher Walken
Trama (da Imdb): Scoppia l'amore tra due bambinoni trentenni, ma lasciare i genitori si rivelerà una decisione difficile. La tragedia è dietro l'angolo.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti I Tenenbaum, Lost in Translation e American Beauty. Premesso che come attrice Selma Blair mi piace molto e che trovo sempre piacevole vedere recitare Christopher Walken, questo film a pelle mi da la stessa buona impressione che mi ha dato Safety Not Guarantee: sceneggiatura solida, bravi attori, storia interessante. Il film è stato presentato l'anno scorso al festival del cinema di Venezia, ma non mi risulta sia mai uscito nei nostri cinema. Spero in un recupero!


Madagascar 3: Europe's Most Wanted
Di Eric Darnell, Tom McGrath e Conrad Vernon        
Con Ben Stiller, Jada Pinkett Smith e Chris Rock
Trama (da Imdb): Alex, Marty, Gloria e Melman stanno ancora cercando di tornare a casa, nella loro amata New York. Il loro viaggio li condurrà in Europa, dove troveranno la copertura perfetta: un circo itinerante che riusciranno a rinnovare in perfetto stile Madagascar.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Kung Fu Panda e A Bug's Life - Megaminimondo. Aggiungo anche che all'epoca il primo Madagascar mi aveva fatto impazzire, ovviamente grazie a geni come i pinguini e trovate esilaranti come il "ci piace se ti muovi, e allora... Muovi!" di Re Julian. Il secondo capitolo non lo avevo visto, lo ammetto, ma nonostante ciò mi sembra che la franchise non abbia perso in freschezza e anche il trailer fa morire dal ridere. L'unico neo: il 3D. Se mi daranno l'alternativa in 2D, comunque, recupererò Madagascar 2 - Via dall'isola e andrò a vedere Madagascar 3 - Ricercati in Europa, che da noi dovrebbe uscire il 22 agosto.






domenica 10 giugno 2012

Che fine ha fatto Baby Jane? (1962)

Ecco un film che mi ha sempre incuriosita e che, fino ad ora, non avevo mai avuto occasione di vedere, Che fine ha fatto Baby Jane? (What Ever Happened to Baby Jane?), diretto nel 1962 dal regista Robert Aldrich.


Trama: il film racconta la storia di due sorelle che vivono assieme nella stessa casa. Jane è un'ex bambina prodigio, ormai vecchia e alcolizzata, mentre Blanche è un'ex diva del cinema costretta su una sedia a rotelle dopo essere stata investita dalla sorella ubriaca. Il loro rapporto, ovviamente, non è dei più normali...


La mia "storia d'amore" con Che fine ha fatto Baby Jane? è cominciata con un meraviglioso albo di Dylan Dog dal titolo La scogliera degli spettri. Lì si raccontava la storia di due anziane sorelle modellate sull'aspetto delle divine Bette Davis e Joan Crawford, legate da un'orribile vicenda di sangue, gelosia, morte e vendetta. Premesso che la trama dell'albo, per fortuna, era completamente diversa da quella del film, rimanevano comunque parecchie inquietanti suggestioni tratte direttamente dalla pellicola di Aldrich, quindi la cosa ha sempre suscitato il mio interesse e l'insano desiderio di vedere questo famosissimo thriller. La lunga attesa ha pagato, perché Che fine ha fatto Baby Jane? è un particolarissimo capolavoro di suspance, humor nero e psicosi che non sfigurerebbe accanto ad un acclamato classico come Psyco, e che andrebbe guardato anche solo per l'incredibile interpretazione di Bette Davis nei panni della folle Baby Jane Hudson.


La storia dell'insano legame che unisce Jane e Blanche affonda le radici in uno squallido passato di vaudeville, impietosamente tratteggiato dal regista attraverso la triste esibizione di questa piccola sosia di Shirley Temple che si profonde in una lacrimevole canzonetta dal titolo "I've Written a Letter to Daddy", prima di distribuire delle orrende ed inquietanti bambole con le sue fattezze agli spettatori. Un passato in cui Jane, nonostante il carattere viziato e stronzetto, era la diva, sia nel cuore del pubblico che in quello del "daddy", mentre la povera e bruttarella Blanche rosicava; con un rapido fast forward il regista ci mostra poi come i ruoli si siano invertiti col tempo e come la rivalità tra le due sorelle si sia acuita, alimentata dall'alcol, dall'invidia e dalla frustrazione. Una breve ma necessaria introduzione prima che allo spettatore venga mostrato il presente, fotografato in un nitido ed impietoso bianco e nero: l'ex bambina prodigio è diventata una vecchia sfatta dal trucco pesante e dalla doppia, inquietante personalità, mentre Blanche parrebbe sempre rimasta la umile e quasi rassegnata brava persona di un tempo, costretta dalla menomazione a subire le sevizie di una sorella sempre più pazza.


Il meccanismo che scatena l'inevitabile tensione è assai simile a quello che verrà poi sfruttato da Stephen King in Misery non deve morire, poiché abbiamo un personaggio sulla sedia a rotelle, impossibilitato a muoversi o mangiare da solo, relegato in una stanza piena di barriere architettoniche e perseguitato dalla sfiga (o da uno sceneggiatore bastardo) al punto tale che ogni tentativo di liberarsi dal giogo della follia risulta impossibile. Dall'altra parte, poi, abbiamo un altro personaggio totalmente imprevedibile: Jane viene spesso dipinta, soprattutto all'inizio, come una crudele vecchia ubriacona, tenacemente attaccata al suo glorioso passato al punto da non riuscire a perdonare la sorella per averle rubato il successo, ma talvolta il regista ce la mostra come una delicata e sensibile bambina, sia nei modi che nei vezzosi abiti, desiderosa solo di ricevere amore, amicizia, ammirazione. Questa inquietante metamorfosi si farà sempre più evidente man mano che il film si avvierà verso l'incredibile e rivelatorio finale sulla spiaggia, a sottolinerare l'inevitabile e progressivo distacco di Jane dalla realtà e l'incombere di una spirale di follia sempre più oscura e terribile. In Che fine ha fatto Baby Jane?, infatti, non è il dramma familiare a farla da padrone, ma sono l'orrore e la crudeltà, psicologici prima ancora che fisici.


Come ho detto all'inizio, Bette Davis (che non a caso ha ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista) è semplicemente favolosa, in grado di interpretare un personaggio biasimevole ma allo stesso tempo pietoso, quasi triste.  La cattiveria gratuita che Jane mostra nell'affamare Blanche durante la prima parte del film viene resa dall'attrice con un'interpretazione dura e delle espressioni di puro odio e disprezzo (alimentate anche dalla rivalità che c'era sul set e nella vita tra le due dive), ma questo suo sembiante assai simile a quello di una strega viene cancellato come se non fosse mai esistito in altre sequenze, dove i grandi occhi dell'attrice diventano innocenti come quelli della bimba di un tempo, il sorriso e la voce dolci ed inconsapevoli. Joan Crawford offre un'interpretazione altrettanto valida anche se più misurata, incarnando un personaggio stranamente remissivo, incapace di liberarsi dal giogo della sorella e allo stesso tempo, tuttavia, calcolatore, macchinoso, riflessivo. Anche i comprimari sono molto bravi e la loro presenza è indispensabile per aiutarci a capire ciò che si nasconde dietro la storia di Jane e Blanche; d'altronde, Che fine ha fatto Baby Jane? è un thriller hollywoodiano, nel senso che ogni rivelazione sulle due sorelle andrebbe presa con le pinze in quanto frutto di vecchi gossip che le madri raccontano ai figli dopo averle lette in qualche vecchio giornale scandalistico dell'epoca (emblematiche, in tal senso, le discussioni tra il viscido Edwin e la madre, o quella iniziale tra le vicine di casa delle sorelle Hudson). Voi, però, non prendete con le pinze questa recensione e fidatevi, vale davvero la pena cercare e guardare Che fine ha fatto Baby Jane?.

Robert Aldrich (vero nome Robert Burgess Aldrich) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Piano... piano dolce Carlotta, Quella sporca dozzina e Quella sporca ultima meta. Anche produttore, sceneggiatore e attore, è morto nel 1983, all'età di 65 anni.


Bette Davis (vero nome Ruth Elizabeth Davis) interpreta Jane Hudson. Una delle più grandi dive del cinema americano, la ricordo per film come Paura d'amare, Figlia del vento (due film per cui ha ricevuto l'Oscar come migliore attrice protagonista), il meraviglioso Eva contro Eva, Angeli con la pistola, Piano... piano dolce Carlotta, Lo scopone scientifico e Assassinio sul Nilo, inoltre ha partecipato alle serie Alfred Hitchcock presenta e Perry Mason. Anche produttrice, è morta per un tumore al seno nel 1989, all'età di 81 anni.


Joan Crawford (vero nome Lucille Fay LeSueur) interpreta Blanche. Altra grandissima diva del cinema americano, la ricordo per film come Grand Hotel, Il romanzo di Mildred (che le è valso l'Oscar come miglior attrice protagonista) e Johnny Guitar. Anche produttrice e sceneggiatrice, è morta per un attacco cardiaco nel 1977, all'età di 72 anni.


Del film esistono due remake, un omonimo film TV americano del 1991 con Vanessa e Lynn Redgrave nei panni delle due sorelle Hudson, e un altro film TV tedesco del 2002 dal titolo Fahr zur Hölle, Schwester! (che, se il mio tedesco farlocco non mi inganna, potrebbe voler dire Addio, sorella!). Non dimentichiamoci inoltre la parodia nostrana con il grande Totò, Che fine ha fatto Totò Baby?, che però dovrei rivedere perché ero davvero troppo piccola per ricordarlo. ENJOY!!