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venerdì 31 luglio 2015

La notte delle streghe (1962)

In queste calde noti d'estate prosegue la rassegna Danse Macabre, che oggi ci porta in Inghilterra con La notte delle streghe (Night of the Eagle o Burn, Witch, Burn), diretto nel 1962 dal regista Sidney Hayers e tratto dal romanzo Ombre del male (o Il complotto delle mogli) di Fritz Leiber.


Trama: Norman, professore universitario notoriamente scettico nei confronti di magia e paranormale, scopre un giorno che la moglie Tansy si diletta con la stregoneria e ha nascosto in tutta la casa amuleti e talismani per propiziare la buona sorte...


La notte delle streghe comincia con una lapidaria scritta su una lavagna: "Io non credo". Una roba da far inorridire Mulder e il suo "Io voglio credere". Avete mai provato a ragionare con una persona assolutamente ottusa, qualcuno che non è semplicemente incapace di accettare le vostre parole, bensì non vuole proprio provare a capirle perché sono totalmente avulse da ciò in cui egli crede fermamente? I razionalisti a tutti i costi, che non accettano neppure per un secondo superstizioni, paure o fantasie a mio avviso sono folli quanto quelli che vedono le Madonne nelle crepe del muro o i fascisti che ripetono imperterriti "quando c'era lui i treni arrivavano in orario" perché mancano dell'elasticità mentale per affrontare l'imprevedibile e quando le loro vite vengono stravolte sono i primi ad uscire di testa. Il che è proprio quello che succede a Norman, protagonista di La notte delle streghe. La sua vita, come direbbe Zerocalcare, è "'na crema": ha una bella casa, un lavoro prestigioso all'università e sta per ottenere una promozione, è amato dai suoi studenti nonché rispettato dai colleghi, infine ha una bellissima moglie che morirebbe per lui. Tansy, la moglie in questione, ha un unico, trascurabile difetto, ovvero è MOLTO superstiziosa. Anzi, sembrerebbe quasi che la donna pratichi la stregoneria visto come ha disseminato la casa di talismani per "proteggere il marito dalla malasorte". Siccome Norman, come abbiamo detto all'inizio, non crede e in più sta anche scrivendo un libro sulle nevrosi, la situazione lo porta, da bravo uomo degli anni '60, a liquidare la moglie come pazza e a convincerla a liberarsi di tutti gli ammenicoli ed è proprio qui che scatta ciò che rende La notte delle streghe incredibilmente interessante: vuoi per il caso, vuoi perché davvero Tansy è una strega, da quel giorno Norman comincia ad essere vittima delle sfortune peggiori. E' in questo momento che Sidney Hayers e gli sceneggiatori, tra i quali spicca l'ormai onnipresente Richard Matheson, cominciano il gioco che sta alla base dell'intero film, ovvero il continuo palleggiare tra dubbio e certezza, tra possibilismo nei confronti della magia e scetticismo, tra superstizione e razionalismo, un gioco che non offre risposte chiare allo spettatore ma lo costringe a parteggiare per l'una o l'altra fazione e a farsi continuamente delle domande: d'altronde, come dice uno dei personaggi, la magia trae il suo potere dalla capacità della vittima designata di credere e una volta che il tarlo dell'incertezza si è insinuato nella mente è difficile chiudere gli occhi o non ravvisare una satanica melodia in quello che dovrebbe essere solo un semplice suono.


Il dualismo della pellicola e i tormenti dei protagonisti vengono rappresentati alla perfezione da Sidney Hayers. Se credete che un film in bianco e nero dei primi anni '60 non possa fare paura, sappiate che bastano alcune rapide inquadrature che staccano repentine dagli occhi terrorizzati dei protagonisti e vanno a fissarsi su una porta dalla quale provengono dei colpi fortissimi per mettere l'ansia anche a chi ormai di horror ne ha visti parecchi. Nonostante l'argomento trattato (e forse anche per un budget inevitabilmente limitato) gli effetti speciali sono davvero pochi e si concentrano essenzialmente nel dare un corpo all'Aquila citata in uno dei due titoli con cui è stato distribuito il film ma questo non è un difetto, anzi: la scelta o la necessità di mostrare ambienti borghesi e familiari quasi interamente girati in interni insinua nello spettatore innanzitutto un senso di claustrofobia e sospetto, poi impedisce di dare una spiegazione unilaterale agli eventi narrati, anche quando sembra che l'ago della bilancia penda decisamente verso l'interpretazione "irrazionale". L'eleganza della regia e della fotografia in bianco e nero, che mettono in risalto soprattutto gli occhi e i volti dei protagonisti, sopperiscono ad un cast non proprio di prim'ordine, fatto di visi anche troppo anonimi (tra i quali forse l'unico degno di venire ricordato è quello dell'odiosa Flora interpretata da Margaret Johnston) ma anche questo sono arrivata a non considerarlo un difetto perché probabilmente degli attori più carismatici o particolari avrebbero privato la pellicola di quel taglio "borghese" assolutamente necessario a preservare la sua magia (anche se di magia non si può parlare con certezza, ovvio!). Lo zio King ha colpito ancora, quindi. Se siete in vena di horror d'annata e un po' particolari seguite anche voi il suo consiglio e recuperate La notte delle streghe (sul Tubo si trova. In inglese e senza sottotitoli ma si trova!).

Sidney Hayers è il regista della pellicola. Scozzese, ha diretto film come Il circo degli orrori e episodi delle serie Agente speciale, Ralph supermaxieroe, Magnum P.I., Manimal, Hunter, Supercar, A-Team e Baywatch. Anche produttore, sceneggiatore e attore, è morto nel 2000, all'età di 78 anni.


Peter Wyngarde (vero nome Cyril Louis Goldbert) interpreta Norman Taylor. Francese, ha partecipato a film come Flash Gordon e a serie come Agente speciale, Simon Templar e Doctor Who. Ha 82 anni.


Dal romanzo di Fritz Leiber sono stati tratti altri due film, Weird Woman (del 1944, con Lon Chaney Jr.) e Witches' Brew (del 1980, con la Inga di Frankenstein Jr. Teri Garr e Lana Turner); io non li ho mai visti ma se La notte delle streghe vi fosse piaciuto potreste provare a cercarli! ENJOY!

giovedì 30 luglio 2015

Il WE, Bolla! del diludendo (30/7/2015)

E così, è cominciata. Il multisala ha chiuso per ferie e resterà tale per due settimane, proprio nel momento in cui stranamente sono usciti ben tre film interessanti... vediamo quali? ENJOY!

Pixels
Lo so che odio Adam Sandler quindi non dovrei neppure desiderare di guardare Pixels ma come supercazzola estiva un film dove gli alieni si trasformano in videogames anni '80 per invadere la terra mi sembrava perfetta. Purtroppamente mi toccherà aspettare un'uscita in DVD....

Ex Machina
Pur non amando i film di fantascienza questo ha conquistato il mio cuore fin dal trailer. Sarà per la presenza di Domhnall Gleeson, che mi è sempre tanto simpatico con quella sua faccina tenera? non lo so ma voglio vederlo assolutamente!!!

Kristy
Sulla carta sembrerebbe il solito thriller-horror a tema stalking ma c'è gente che ne parla molto bene quindi potrebbe essere una bella sorpresa. Siccome negli USA è già uscito l'anno scorso dovrei riuscire in qualche modo a recuperarlo...

Questa settimana esce anche Left Behind - La profezia, film sulla fine del mondo con protagonista Nicolas Cage. Onestamente, dopo aver visto Il prescelto (di cui parlerò nei prossimi giorni), lascio perdere e vi do appuntamento alla prossima, diludente settimana...!

mercoledì 29 luglio 2015

Sharknado 3: Oh Hell No! (2015)

In una vecchia pubblicità si diceva "Il Natale quando arriva, arriva". Lo stesso vale per l'estate, che da qualche anno mena seco, almeno in America e sul canale SyFy, l'imprescindibile appuntamento con Sharknado, una delle saghe più sfacciatamente trash mai create da mente umana. Ed è per questo che mi appresto a parlarvi di Sharknado 3: Oh Hell No!, diretto dal regista Anthony C. Ferrante.


Trama: dopo essere stato premiato nientemeno che dal presidente degli Stati Uniti, Fin cerca di raggiungere la famiglia ad Orlando, prima che un MURO di tornado zeppi di squali si abbatta su tutta la Costa Est, cancellandola dalla faccia della Terra...


"Oh Hell No!". Un'esclamazione che viene pronunciata da uno dei personaggi del film, giustamente stufo di tutti gli squali che cadono dal cielo, ma anche un'anticipazione di quello che passerà più volte per il cervello allo spettatore durante la visione della pellicola. Se il primo Sharknado era una supercazzola priva di serietà, se il secondo capitolo era una becera scusa per inanellare un'infinita serie di autocitazioni e guest star, come si potrebbe infatti definire Sharknado 3 se non un "ecchecca**o, no! Ancora?" di dimensioni epiche? Fin dalla sigla iniziale che fa il verso ai film di James Bond viene chiarito allo spettatore che questa volta il terzo capitolo della saga creata da Ferrante e prodotta dalla Asylum sarà un esagerato trionfo di sboroneria al limite del supereroismo; Fin non è più l'ingenuo salvatore "per caso" di un tempo, bensì uno sharknadologo a tutti gli effetti che, oltre a portare una sfiga paurosa, riesce persino a "sentire l'odore degli squali nell'aria" e ha un rapporto privilegiato col Presidente degli Stati Uniti, la capacità di pilotare aerei e financo uno shuttle. Gli sharknado poi non si limitano più a spantegare squali a destra e manca ma distruggono direttamente intere città (e non città qualsiasi, attenzione!) e le bestiacce zannute, apparentemente, aspettano il tempo che corre tra un tornado e l'altro negli strati più gelidi dell'atmosfera terrestre, alla faccia del non poter respirare fuori dall'acqua (ma forse c'è il mare di nuvole come in One Piece?). Già questi di per sé sono dei bei WTF (come se non lo fosse già abbastanza l'idea stessa di uno sharknado) ma stavolta Ferrante e compagnia ci hanno dato giù pesante con sangue finto, guest star che muoiono male (non vi dico chi diventerà un uomo torso ma quello è stato l'unico momento in cui ho riso fino alle lacrime) esplosioni, botti, urla, devastazione, raggi della morte supersegretissimi e destini finali talmente tirati per i capelli che ho dovuto ripetere la visione di alcune sequenze un paio di volte per essere sicura che davvero davanti ai miei occhi si stessero palesando scene simili.


A differenza dei primi due capitoli c'è da dire che Sharknado 3 è MOLTO ambizioso. L'azione si snoda in parecchie città degli Stati Uniti e financo nello spazio, inoltre sono riusciti a tirare dentro persino un'icona trash come "Boozy" David Hasselhoff (l'unico motivo per cui mi sono decisa a dare l'ennesima chance alla saga ma, a dirla tutta, il suo personaggio è talmente insignificante e banale che non mi è scappato nemmeno da ridere...) ma il problema è che il film è anche MOLTO brutto. Intendo, più brutto dei suoi due predecessori, il che è tutto dire. Persino io che non ne capisco una fava di regia, fotografia, effetti speciali e montaggio ho intuito che forse stavolta i realizzatori avevano superato sé stessi in quanto ad inettitudine e, spulciando qui e là su internet, ho avuto la conferma che ormai, dopo millemila film, anche il mio "senso di Ragno" si è affinato: per realizzare Sharknado 3 erano infatti stati richiamati tutti quelli che avevano lavorato al primo, storico (e già graficamente orrendo, intendiamoci) capitolo ma siccome i poveracci avevano chiesto un diverso contratto e erano entrati in sciopero proprio durante le riprese, è stato deciso di rimpiazzarli con manovali privi di esperienza. Bravi!! Complimenti proprio! Avessero rimpiazzato anche Tara Reid, sempre più rifatta ed inespressiva, o quel mezzo pucchiaccone di Cassie Scerbo, costretta ad interpretare la parte della fatalona guerriera traumatizzata dalla visione ravvicinata dell'interno di uno squalo! Insomma, ormai (??) la saga Sharknado fa acqua da tutte le parti e non bastano il continuo avvicendarsi di guest star sempre meno blasonate (e che comunque la maggior parte dei teenager non riconoscerebbe: capisco Ciccio Martin ma quale ragazzino ricorda Jones di Scuola di polizia o la mocciosa de La macchina nera???), il carisma (!) di un Ian Ziering sempre più convinto del suo ruolo o la serrata interazione col pubblico a base di hashtag e sondaggi. E a proposito di quest'ultima questione, io getterei la spugna ma sono curiosa di sapere cos'hanno deciso i fan per Sharknado 4 dopo quel trionfo di WTF che hanno avuto il coraggio di chiamare "finale", quindi vi ridò sicuramente appuntamento all'anno prossimo, mannaggia ai pescetti!


Del regista Anthony C. Ferrante (che compare anche nei panni di un membro della NASA) ho già parlato QUI. Di Ian Ziering (Fin Shepard), Tara Reid (April Wexler) e David Hasselhoff (Gilbert Grayson Shepard) ho parlato invece ai rispettivi link.

L'ho trovata per caso sul web. Siccome sto ridendo da due ore non potevo non metterla!
Bo Derek (vero nome Mary Cathleen Collins) interpreta May Wexler. Americana, la ricordo per film come L'orca assassina, 10 e Tarzan l'uomo scimmia, inoltre ha partecipato a serie come Settimo cielo e CSI - Miami. Anche produttrice, ha 59 anni.


Michael Winslow interpreta Brian "Jonesy" Jones. Indimenticabile Jones della saga Scuola di polizia (personaggio che lui stesso ha doppiato nell'omonima serie animata e in un episodio di Robot Chicken), lo ricordo per altri film come Balle spaziali e inoltre è stato la "voce" di Mogway e Gremlins in Gremlins; ha partecipato anche a serie come Love Boat, Harry e gli Henderson, Detective Extralarge e, come doppiatore, a un episodio de I Griffin. Americano, è anche sceneggiatore e produttore, ha 57 anni.. e lo rivedremo in Lavalantula, che ho intenzione di guardare nei prossimi giorni.


Cassie Scerbo era già apparsa nel primo Sharknado sempre nel ruolo di Nova mentre l'attrice che interpreta la figlia di Fin, Claudia, è cambiata ed ecco spiegato il recurring joke del cambio di tinta (Aubrey Peeples era bionda mentre Ryan Newman è mora). Tra le altre guest star che sono riuscita a riconoscere segnalo la presenza dell'ex "Malcom in the Middle" Frankie Muniz, dell'imprenditore nonché proprietario dei Dallas Mavericks e della Magnolia Pictures Mark Cuban ("squalo", ovvero potenziale investitore, del reality americano Shark Tank, nel quale aspiranti imprenditori presentano le loro idee a questi abbienti ricconi) nei panni del presidente, del cantante Ne-Yo (l'agente Devoreaux), del wrestler Chris Jericho (l'addetto alle montagne russe), della scrittrice Jackie Collins (sorella minore di Joan Collins, interpreta sé stessa), dell'ex bambina prodigio (nonché protagonista di cult come Il cane infernale e La macchina nera) Kim Richards nei panni della svampita Babs Jensen, di Jerry Springer (l'incauto turista che vorrebbe posare davanti a uno squalo) e ovviamente del creatore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, George R.R. "Ciccio" Martin. Detto questo, nell'attesa che esca l'anno prossimo Sharknado 4, se Sharknado 3 vi fosse piaciuto recuperate Sharknado e Sharknado 2: The Second One. ENJOY!


martedì 28 luglio 2015

Notte Horror 2015: The Devil Rides Out (1968)


Buona serata, zombetti!! Ormai dovrete avere già capito che la Notte Horror On the Blog è tornata, più in forma che mai! Quest'anno abbiamo deciso di unire alla giusta goliardia estiva anche un doverosissimo omaggio al buon Christopher Lee, che tanto lustro ha donato alla causa horrorifica e cinematografica: la mia scelta è caduta quindi sull'inedito (almeno in Italia) The Devil Rides Out, diretto nel 1968 da Terence Fisher a partire dal romanzo Il battesimo del Diavolo di Dennis Wheatley. A farmi compagnia in questa satanica notte sarà Mr. Ford in persona, che alle 23 parlerà del meraviglioso Candyman - Terrore dietro lo specchio su Whiterussian. ENJOY!


Trama: il Duca di Richleau e l'amico Rex scoprono che un loro protetto, il giovane Simon, è stato coinvolto in una setta satanica a cui fa capo il terribile Mocata. I due si coalizzano per salvare il ragazzo ed impedire che venga battezzato nel nome di Satana...


The Devil Rides Out non risponde all'idea un po' cialtrona e anni '80 della Notte Horror che ricordo dall'infanzia e temo di essere andata un po' fuori tema guardando questo film in occasione della rassegna. D'altra parte l'omaggio a Christopher Lee era necessario e non mi andava di scegliere un film su Dracula quindi ho puntato su questa pellicola che si ispira vagamente al capolavoro di Tourneur La notte del demonio. Dico vagamente perché, sebbene si respiri aria sulfurea dall'inizio alla fine, il film di Terence Fisher è anche troppo didascalico e "semplice" nel suo dipanarsi. Fin da subito, infatti, lo spettatore non ha dubbio di trovarsi davanti ad una vicenda demoniaca e non sperimenta l'inquietudine di assistere ad eventi allo stesso tempo plausibili ed inspiegabili; piuttosto, quasi ogni accadimento viene sviscerato e spiegato dal nobile "tuttologo" interpretato proprio da Christopher Lee e il film diventa così una sorta di Sherlock Holmes ambientato nel mondo dell'occulto. The Devil Rides Out è la storia di una sfida tra intelletti, tra il Duca di Richleau che conosce, rispetta e teme la magia (bianca e nera ovviamente) e il pericoloso Mocata che invece non si fa scrupolo ad usare i poteri della mente per soggiogare gli animi facilmente plagiabili e persino ad evocare il Demonio, che più volte compare nel film in guisa di Beruscao dagli occhi giallastri (alto tasso di trashume) oppure di Bafometto dal volto caprino. Il bello di The Devil Rides Out è che nel corso di questa sfida l'atmosfera si altalena tra momenti di cinica strafottenza durante i quali il "bene" è convintissimo della propria vittoria contro il "male" ed altrettanti attimi di profondo sconforto in cui il potere di Mocata sembra davvero invincibile: il personaggio del Duca, in particolare, nella prima metà del film da quasi fastidio per come viene rappresentato saccente ed imperioso nei confronti non solo dei suoi sottoposti, ma anche e soprattutto di amici e parenti, mentre nella seconda parte lo vediamo stanco, disperato e in un caso persino orribilmente rinunciatario. Purtroppo questa è la particolarità ma anche il limite di The Devil Rides Out, che, nonostante un finale cervellotico che sfrutta un paio di paradossi spazio-temporali, non riesce mai a fare paura o a mettere ansia e risulta anche troppo datato.


Come particolare ibrido tra investigazione e horror The Devil Rides Out potrebbe essere anche una piacevole scoperta vintage, purtroppo bisogna però dire che il tempo non è stato granché clemente con il film di Fisher, soprattutto per quel che riguarda gli effetti speciali. Alcune scelte di sceneggiatura infatti sono molto ambiziose e avrebbero richiesto una tecnologia all'altezza: se le già citate apparizioni del Diavolo e di Baphomet sono ancora abbastanza sorprendenti, ciò non si può dire della comparsa dell'Angelo della Morte (la ripresa ripetuta del cavallo che si impenna oggi fa sorridere) oppure del ragno che dovrebbe essere gigante ma che spesso risulta essere palesemente una schifida tarantola di dimensioni normali. Più interessante è invece il modo in cui Fisher orchestra i sabba, sebbene appaiano quasi "trattenuti" forse per la censura vigente all'epoca, e il modo in cui la regia e la coloratissima fotografia indugiano (soprattutto all'inizio) nell'allettare lo spettatore con un incredibile dispiego di aristocratica eleganza, contestualizzando la vicenda demoniaca all'interno di una ristretta cerchia di ricchi annoiati. Per quanto riguarda gli attori, spicca il confronto "a distanza" (ché i due personaggi quasi non si incontrano) tra due villain nati come Christopher Lee e Charles Gray. In The Devil Rides Out il grande Lee è impegnato in uno dei suoi rari ruoli positivi all'interno di un horror ma, come ho detto, il suo personaggio non è l'emblema della bontà e della ragionevolezza e sembra quasi più satanico lui che tutto il resto degli adoratori del Dimonio, mentre Charles Gray, col suo pacato accento inglese e i meravigliosi occhi di ghiaccio, non fatica a ghermire ed affascinare la mente dello spettatore così come Mocata fa con le sue vittime. Il resto del cast lascia un po' il tempo che trova e le performance dei vari attori non sono così entusiasmanti ma del resto la cosa, come avrete capito, vale per tutto il film: The Devil Rides Out manca del weird e dell'ironia necessari a sopperire ad una cronica mancanza di atmosfere inquietanti, cosa che mi spinge a consigliarlo solo se siete degli inguaribili fan di Lee o della casa di produzione Hammer.


Di Christopher Lee, che interpreta il Duca di Richleau, ho già parlato QUI.

Terence Fisher è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come La maschera di Frankenstein, Dracula il vampiro, La vendetta di Frankenstein, La furia dei Baskerville, La mummia, Le spose di Dracula, Il fantasma dell'Opera, Lo sguardo che uccide, Dracula principe delle tenebre, La maledizione dei Frankenstein, Distruggete Frankenstein! e Frankenstein e il mostro dell'inferno. Anche sceneggiatore, è morto nel 1980 all'età di 76 anni.


Charles Gray (vero nome Donald Marshall Gray) interpreta Mocata. Indimenticabile Criminologo del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato ad altri film come Agente 007 - Si vive solo due volte, Agente 007 - Una cascata di diamanti, Oscar insanguinato e Shock Treatment. Inglese, è morto nel 2000 all'età di 71 anni.


In America il film è stato distribuito col titolo The Devil's Bride perché The Devil Rides Out ricordava troppo un western. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate anche il già citato La notte del demonio e aggiungete Rosemary's Baby, Il presagio e Il giorno della bestia. ENJOY!

E se ancora non avete ricevuto abbastanza consigli, vi rimando all'appuntamento Fordiano e al recupero di quei film in rassegna di cui hanno già parlato i miei colleghi, come
Il conte Dracula
The Wicker Man
Cujo
La mosca
e, a seguire, ecco il programma fino a settembre!!



domenica 26 luglio 2015

Burying the Ex (2014)

Era da un po' che lo puntavo e non potevo rimandare ancora la visione di Burying the Ex, l'ultimo film del regista Joe Dante, da lui diretto nel 2014.


Trama: Max ed Evelyn sono due fidanzatini apparentemente inseparabili ma un giorno lui decide di lasciare lei. Tuttavia, la ragazza viene investita prima che Max possa manifestarle le sue intenzioni e al dolore si sostituisce lo sconcerto quando Evelyn torna a casa trasformata in uno zombi...


Finché morte non ci separi. Quante volte abbiamo sentito pronunciare (o abbiamo pronunciato) questa frase! Se però in determinate circostanze qualcuno invece dicesse "staremo sempre insieme... sempre e PER sempre" ci sarebbe da rabbrividire perché quel "PER SEMPRE" potrebbe venire preso alla lettera da qualche entità dispettosa. Questo è ciò che succede a Max, uomo dotato di tanti pregi ma sicuramente non di un paio di palle, che non trova il coraggio di lasciare quella che è in fin dei conti un tremendo gatto appeso ai marroni nonché la versione horror della Scarlet Johansson di Don Jon: piuttosto che rinunciare ad una relazione stabile Max accetta di venire castrato dalle fisse di una donna che lo costringe a mangiare vegano, accettare terribili rivoluzioni nell'arredamento della casa condivisa (e lì io l'avrei già uccisa e il film sarebbe finito...), rinunciare alla compagnia del fratello e peggio ancora ai propri sogni e poi, non contenta, gli fa anche delle gigantesche scenate di gelosia. Ecco, già una tizia simile è meglio perderla che trovarla ma il problema sono quelle paroline di cui sopra che, dopo un provvidenziale incidente, la fanno tornare come zombi. Quindi ancora più spaccapalle ma anche ripugnante, violenta e disgustosa. Date queste premesse, avrete capito che Burying the Ex non è un horror tout court ma piuttosto una classica commedia pseudo-demenziale americana con qualche sfumatura macabra e il tipico protagonista sfigato che, a poco a poco, si riscatta e arriva a capire che forse è giunto il momento di prendere tra le mani le redini della propria esistenza mentre la bitch (nel vero senso della parola) che lo ammorbava viene messa a posto dalla donna angelicata di turno, tanto simpatica e carina che viene da chiedersi come abbia fatto il protagonista a non trovarne una simile invece di accontentarsi della scassapalle. Burying the Ex è un film scacciapensieri privo dei guizzi cinici e critici di altri film di Joe Dante e l'unico spunto di riflessione che offre, in effetti, è quello relativo al modo in cui far funzionare una relazione, o meglio riuscire a trovare terreno comune con una persona che ci piace ma che è incredibilmente diversa da noi senza annullarci oppure cambiare in base ai suoi gusti.


Anche dal punto di vista tecnico, a dirla tutta, Burying the Ex avrebbe potuto essere stato diretto da un qualsiasi signor nessuno scelto tra le miriadi di giovanotti di belle speranze che sicuramente abbondano ad Hollywood. A parte un citazionismo gradevole ma inutile che si concentra in un paio di poster horror vintage italiani e non, spezzoni di horror passati in TV o su qualche schermo cinematografico, il nome di Romero scritto sulla fiancata di un furgone e l'apparizione del sempre simpatico Dick Miller non ci sono indizi che Joe Dante abbia avuto a che fare con questa pellicola. Il target rivolto ai teenager si evince anche dalla scelta di utilizzare attori che abbiano avuto quasi tutti a che fare con film o saghe rivolti ai giovanissimi: c'è la bellissima Alexandra Daddario presa dritta dalla saga di Percy Jackson (del personaggio interpretato in True Detective non c'è traccia, mi spiace per i maschietti!), Ashley Greene la cui faccia naturalmente da peppia palesa la partecipazione a tutti film della serie Twilight e Anton Yelchin giusto per dare un po' di continuità horror alla cosa. Nonostante quest'aria anonima e un po' bimbaminkia, dire che Burying the Ex sia stato un diludendo sarebbe però esagerato. La trama è divertente e coinvolgente, la rappresentazione nerdissima del paesino in cui vivono i protagonisti è a dir poco commovente (ma DOV'è questo posto dove si proiettano film al cimitero e, alla faccia della crisi economica, trovano spazio ben DUE negozi di memorabilia horror o una gelateria dove fanno i "malted" ai gusti più strani del globo, che ci voglio andare subito!!) e l'utilizzo di make-up ed effetti artigianali scalda sempre il cuore; certo, sono ben lontani i tempi in cui Joe Dante faceva dei film zeppi di personalità ma come divertissement estivo, nell'attesa di tempi migliori, Burying the Ex va benissimo. Però 'sti tempi migliori devono tornare, eh Joe!!!


Del regista Joe Dante ho già parlato QUI. Di Anton Yelchin (Max) e Dick Miller (il vecchio poliziotto) ho parlato invece ai rispettivi link.

Ashley Greene interpreta Evelyn. Americana, ha partecipato a TUTTI i film della serie Twilight e The Apparition. Ha 28 anni e quattro film in uscita.


Alexandra Daddario interpreta Olivia. Americana, ha partecipato a film come Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini,  Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri, Non aprite quella porta 3D e a serie come I Soprano e True Detective. Ha 29 anni e tre film in uscita.


Se Burying the Ex vi fosse piaciuto recuperate anche Shaun of the Dead. ENJOY!



venerdì 24 luglio 2015

Bollalmanacco On Demand: Tutto su mia madre (1999)

Dopo una serie di immonde ciofeche è arrivata Arwen a salvare il Bollalmanacco On Demand da una lenta ma costante discesa nella camurrìa chiedendo un post su Tutto su mia madre (Todo sobre mi madre), diretto e scritto nel 1999 dal regista Pedro Almodóvar e vincitore di un Oscar come miglior film straniero. Il prossimo film On Demand sarà Interstella 5555. ENJOY!


Trama: dopo la morte del figlio Esteban, vittima di un incidente stradale, Manuela torna a Barcellona per cercare il padre del ragazzo, che non vede da sedici anni, e comunicargli la triste notizia...


Personalmente non vado matta per Pedro Almodóvar, di cui ho visto pochissimi film interi in quanto "turbata" da parecchi spezzoni di alcune sue pellicole che decisamente incontravano poco il mio gusto. Tuttavia, Tutto su mia madre è uno dei miei film preferiti in assoluto e non mi stanco mai di riguardarlo, popolato com'è di personaggi ironici, tragici e soprattutto vivi e reali. Il che è paradossale, soprattutto visto e considerato che Tutto su mia madre è fin dal titolo un dichiarato omaggio alle divine del Cinema e che i protagonisti vengono, in un modo o nell'altro, influenzati da film ed opere teatrali e quasi tutti cercano in ogni modo di nascondere la loro vera identità con delle maschere di finta apparenza, vuoi per superare il dolore di una vita insopportabile, vuoi per trovare un posto nella società o per andare contro la natura "matrigna". Eppure, nonostante tutta questa "finzione", non c'è un solo personaggio del film a cui non si riesca a volere immensamente bene e non ce n'è uno che, nonostante gli errori commessi nella propria esistenza, passi il tempo a commiserarsi e lasciarsi vincere dallo sconforto (salvo Nina, che cerca conforto nella droga, o la madre di Rosa, condizionata più dai suoi pregiudizi e dal suo carattere che dall'innegabile dolore derivante dalla malattia del marito): Manuela riesce a provare pietà ed affetto per il prossimo anche dopo la morte del figlio e un matrimonio disastroso, la consumata attrice Huma Rojo si sforza di empatizzare col dolore della "gente comune" nonostante la sua natura di diva, l'ingenua Rosa è in grado di riportare a nuova vita chi le sta attorno e Agrado... beh, Agrado è semplicemente meravigliosa, l'amica pazza ma sincera che tutti vorrebbero avere, disarmante e persino poetica nel suo modo "rozzo" di affrontare la vita (il suo monologo è una delle scene più belle del film, tra l'altro). Almodóvar non rinuncia ad inserire nella trama abbondanti tocchi di weird e a ben vedere i colpi di scena di cui è infarcito il film sarebbero perfetti per qualsiasi telenovela cheap (c'è un tale delirio di padri, madri, inversioni di sesso e donne incinte che Beautiful in confronto è una storiella per educande!) eppure la delicatezza con cui il regista tratteggia ogni caratteristica dei personaggi porta lo spettatore ad amarli senza riserve e ad interessarsi alle loro vicende, ridendo e piangendo assieme a loro.


Come dicevo all'inizio, poi, nel corso della pellicola salta chiaro agli occhi l'omaggio a film ed opere del passato in grado di condizionare pesantemente la vita dei protagonisti. Un tram chiamato desiderio, l'opera di Tennessee Williams in cui la fragile Blanche viene abbandonata da un marito scopertosi omosessuale, è il fil rouge di Tutto su mia madre, tanto che le scene topiche della pièce teatrale vengono più volte riproposte nel corso della pellicola e alcuni eventi fondamentali nella vita di Manuela e compagnia rispecchiano fedelmente ciò che accade ai protagonisti del dramma. Alle suggestioni "Williamsiane" si aggiungono le atmosfere di lotta tutta al femminile prese di peso dal film Eva contro Eva, nel quale la vecchia diva Margo Channing (una favolosa Bette Davis) viene a poco a poco eclissata dalla giovane Eva Harrington; allo stesso modo, Manuela vede inizialmente nella giovane Rosa una rivale, una donna che in qualche modo l'ha privata involontariamente di un posto che le spettava di diritto e che lei stessa aveva abbandonato molto tempo prima, lanciandosi nella prima delle molte fughe simbolicamente rappresentate da Almodóvar come uno squallido tunnel senza inizio né fine. Quindi, scrittura che si fa teatro, che si fa cinema, che si fa vita e di nuovo cinema, teatro e scrittura, in un'affascinante concatenarsi di scatole cinesi dove sono le donne (e gli uomini che tali vorrebbero essere) a farla da padrone, tutte portate sullo schermo da grandissime attrici. Il mio amore incondizionato ovviamente va a Cecilia Roth, Marisa Paredes e Antonia San Juan (sì, Agrado è davvero una donna), le tre stelle che rendono incredibilmente viva ed emozionante la pellicola, ma anche Pénelope Cruz, che normalmente tollero poco, è perfetta per un ruolo fortunatamente ancora lontano da quelli di affascinante femme fatale esotica a cui l'avrebbero condannata i futuri successi americani nonostante il suo sembiante da rattu penigu. Ad arricchire un film già bello di suo ci pensa infine la colonna sonora nella quale spicca la meravigliosa Tajabone di Ismael Lo e, per la versione italiana, un doppiaggio assai curato e gradevole da ascoltare. Concludo ringraziando Arwen per avermi dato l'occasione di riguardare questo film tanto amato e a voi consiglio di recuperarlo, se non l'avete mai visto!


Del regista e sceneggiatore Pedro Almodóvar ho già parlato QUI. Di Penélope Cruz (sorella Rosa) e Marisa Paredes (Huma Rojo) ho invece parlato ai rispettivi link.

Cecilia Roth (vero nome Cecilia Edith Rotenberg Rot) interpreta Manuela. Argentina, ha partecipato a film come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, Labirinto di passioni, L'indiscreto fascino del peccato, Parla con lei e Gli amanti passeggeri. Ha 59 anni.


Se Tutto su mia madre vi fosse piaciuto provate a recuperare un po' dei film citati da Almodóvar nel corso della pellicola, come il meraviglioso Eva contro Eva, Un tram che si chiama desiderio e altri film che non ho ancora visto, come L'importante è amare o Kika - Un corpo in prestito. ENJOY!

giovedì 23 luglio 2015

Il WE, Bolla! del diludendo (23/07/2015)

Buon giovedì a tutti!! Con le uscite estive che fanno capolino al mercoledì, al giovedì e financo al venerdì, il multisala savonese ha schiumato e non riesce a stare dietro a tutti questi cambiamenti, in più il cinema d'élite ha chiuso per ferie e si è trasformato giustamente in un'arena estiva fatta di seconde, bellissime visioni. Quindi la programmazione a Savona è rimasta invariata rispetto alla scorsa settimana ma a dire il vero ci sono ben pochissimi film meritevoli di segnalazione per qualsivoglia motivo (di solito punto sugli attori/registi/genere horror-thriller. Non so voi)... ENJOY!


Il fidanzato di mia sorella
Ovvero, "come fare l'amore come un inglese", da titolo originale. Lo segnalo solo per la presenza di Malcom McDowell ma dev'essere di una tristezza rara.


Il ragazzo della porta accanto
Ovvero, come tirare fuori dallo scantinato un thriller anni '90 buono solo per il ciclo Alta Tensione, con Jennifer Lopez nel ruolo di MILFona. Ho già i brividi, non di piacere.


Il luogo delle ombre
Ovvero, l'ennesimo fantasy per ragazzini. Il regista è quello de La mummia e tra gli attori c'è il luciferino e sempre gradito Willem Dafoe ma non avendo mai letto Dean Koontz i punti d'interesse finiscono qui.


Fuochi d'artificio in pieno giorno
Ovvero, il vincitore dell'Orso d'oro all'ultimo festival di Berlino. Il noir cinese che non ti aspetti e probabilmente l'uscita più interessante della settimana!


E visto che rimane più solo un'uscita facciamo l'en plein: nonostante dei Nirvana m'interessi poco o nulla e nonostante il genere documentario mi sia inviso vi segnalo la ri-proposta Cobain: Montage of Heck, che era già uscito il 28 e 29 aprile scorsi e viene riproposto questa settimana per un tempo più lungo.


mercoledì 22 luglio 2015

Bolla's Top 5 - As If!

Tempo per un'altra Top 5 (si vede che non ho tempo di vedere film, vero? Scusate!!)! Mentre tutti si scervellano a trovare degli horror pari in bellezza e tematiche al Babadook e stilano Top 10 a tema io vado controcorrente... perché 20 anni fa (il 19 luglio 1995!) usciva uno dei miei film preferiti, Ragazze a Beverly Hills! Siete pronti ad immergervi nel mondo sregolato dei teen movie americani, dell'eterna faida tra chi è cool e chi è loser e degli inaspettati problemi delle reginette della scuola? ENJOY!

5. Giovani, pazzi e svitati (Can't Hardly Wait - 1998)
Di solito l'aspetto più interessante dei teen movie sono le feste, no? Peccato che durino troppo poco... e allora perché non ambientare TUTTO il film durante una festa? Ecco dunque le vicende di attori all'epoca famosissimi e da me adorati come Jennifer Jason Leigh, Seth Green, Lauren Ambrose e mille altre guest star mescolate in una sera frenetica che si conclude con le immancabili didascalie che raccontano "cosa è successo dopo il college".

4. Cruel Intentions - Prima regola non innamorarsi (Cruel Intentions - 1999)
Ovvero, Choderlos De Laclos ai tempi del "whatever" nonché il film che a fine anni '90 nessuno poteva dichiarare di non aver visto, pena la nomea di loser appioppata a vita. Che poi Le relazioni pericolose di Stephen Frears sia una spanna sopra non è neppure materia di discussione ma questo Cruel Intentions se non altro è una belinata per teenager pruriginosa e divertente.

3. Damsels in Distress (Id., 2011)
Più recente degli altri ma gli ho voluto bene comunque. La strana storia di un gruppo di damigelle che tanto "in distress" non sono e che si credono cool pur essendo totalmente clueless. Dategli una chance e preparatevi ad imparare la Sambola, il ballo adatto ad ogni occasione!

2. Amiche cattive (Jawbreaker, 1999)
A.K.A. la storia dello spaccamascelle e di un baffuto Marilyn Manson che compare in un piccolissimo cameo di indicibile laidume. La cattiveria che stavolta si fa davvero crimine in un film tra la supercazzola e il thriller che non dimenticherete facilmente!

1. Ragazze a Beverly Hills (Clueless, 1995)
Lo amo e gli auguro altri 20 e più anni di imperitura fama: possa la storia di Cher continuare in eterno a fare compagnia a stuoli di ragazzi durante le mattinate passate a studiare per gli esami universitari o per la maturità!

P.S.

Noterete che mancano parecchi capisaldi del genere come Mean Girls, Schegge di follia, 10 cose che odio di te e tanti e tanti altri: non uccidetemi, il fatto è che non li ho mai guardati (i primi due) oppure li schifo a morte (il terzo) ma se avete altri titoli da propormi per una classifica futura siete i benvenuti!

martedì 21 luglio 2015

Dead Snow 2 (2014)

Siccome a me piacciono le cose fatte bene, dopo avere recuperato Dead Snow non potevo lasciare a prendere la polvere Dead Snow 2 (Død Snø 2), sempre diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista Tommy Wirkola!


Trama: nonostante abbiano recuperato il loro tesoro, gli zombi nazisti capitanati dal feroce colonnello Herzog decidono di concludere la loro vecchia missione e mettere a ferro e fuoco la cittadina di Talvik. Ad affrontarli ci sarà una vecchia conoscenza, assieme a una squadra di cacciatori di zombi americani... e i non-morti dell'esercito russo!


Uno pensa che un film già di per sé demenziale non possa diventarlo ancora di più o che gli omaggi a Raimi e alla trilogia de La casa prima o poi verranno a noia. Poi arriva Tommy Wirkola, la demenza perde ogni freno inibitore senza lasciare per strada la simpatia e ogni riferimento a La casa 2 e L'armata delle tenebre diventa non solo gradito ma anche necessario. In questo secondo capitolo della saga nazi-zombi (che potrebbe anche arrivare al terzo, eh. Dico solo potrebbe, perché al momento Wirkola e soci sono impegnati nella realizzazione del distopico What Happened to Monday? quindi per ora ciccia) l'azione viene infatti spostata da un piccolo casotto di montagna ai paesini che stanno al di là della zona "maledetta", con conseguente trasformazione del protagonista da ignorante sopravvissuto a riluttante ma indispensabile "salvatore del Mondo" o perlomeno della Norvegia; a Martin manca l'umorismo strafottente di Ash ma di sicuro non il coraggio o un certo savoir faire con le donne (!!) né, soprattutto, un braccio modificato in grado di assurgere al rango di protagonista quasi assoluto del film nonché veicolo di tutte le gag e le mattanze migliori. Wirkola introduce anche altri personaggi fondamentali e molto meglio caratterizzati (o sarebbe meglio dire "caricaturali"?) rispetto a quelli del primo film oltre ad un paio di spalle comiche ad alto tasso di genialità come il tenerissimo sidekick zombi, i tre nerd "cacciatori" e quei meravigliosi sbirri ai quali i morti viventi probabilmente non mangerebbero nemmeno il cervello, tanto ne sono privi. Il tutto, per fortuna, inserito all'interno di una trama godibile che, al di là di tutte le citazioni e le supercazzole, non perde mai di vista il suo obiettivo e vanta un inizio, una continuazione e una fine coerenti, cosa che non si può dire di molte pellicole horror recenti. Insomma, per quel che riguarda la trama il primo Dead Snow era un po' una belinata derivativa, nonostante gli abbia voluto molto bene, questo Dead Snow 2 invece è più "ragionato" ma non meno divertente o cattivo e soprattutto ha una sua identità in grado di renderlo indimenticabile.


Passando poi agli aspetti "teNNici" Dead Snow 2 non perde in qualità rispetto al suo predecessore, anzi. Il budget è palesemente aumentato ma Wirkola ha deciso di non sprecarlo in pacchiani effetti speciali CG: un bel carro armato, Derek Mears a capitanare un gruppo di zombi russi dal make-up artigianale come quello delle loro controparti nazi, sangue a secchiate, comparse come se piovessero ed ecco sfruttati al meglio i soldini in più, per la soddisfazione di chi, come me, ai pixel preferisce ancora l'artigianalità. Tra le sequenze meglio riuscite, neanche a dirlo, c'è quella dello scontro tra Nazi e Russi, epico nella sua violenza, assieme ad altre ricche d'inventiva (come quelle che vedono protagonista un improbabile medico da campo impegnato a rattoppare i suoi "soldaten" con mezzi di fortuna), di umorismo classico (esilarante la spesa dei tre nerd) o cattiveria spietata ed inattesa (la scena del bambino defenestrato e tutto quello che segue fa spanciare dal ridere nella sua immoralità) ma ovviamente vince a mani basse un finale tra il tenerissimo e il disgustoso che sfrutta al meglio una canzone come Total Eclipse of the Heart. E, a proposito di colonna sonora, non posso non elevare Dead Snow 2 al rango di instant-cult anche solo per avere ricordato al mondo intero l'esistenza del "pleasure man" per eccellenza, il teutonico e baffuto Gunther con il suo "oooh you touched my trallallà... my ding ding dong" (e per chi non conoscesse la Ding Dong Song innanzitutto dico vergogna e poi cliccate subiterrimo QUI) che effettivamente in un horror sta un po' come i cavoli a merenda ma fa tanto Pacey che ascolta "annouannauei" in Urban Legend. Ok, mi accorgo solo ora che il post su Dead Snow 2 è diventato più supercazzola del film quindi la pianto e vi lascio semplicemente alla visione di questo freschissimo filmozzo per superare il caldo canicolare... se vi è piaciuto il primo film vedrete che il seguito vi soddisferà anche di più!!


Del regista e co-sceneggiatore Tommy Wirkola ho già parlato QUI mentre Derek Mears, che interpreta Stavarin, lo trovate QUA.

Vegar Hoel (vero nome Geir Vegar Hoel) interpreta Martin. Norvegese, ha partecipato a film come Dead Snow e Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe. Anche regista e sceneggiatore, ha 42 anni e un film in uscita.


Martin Starr interpreta Daniel. Americano, ha partecipato a film come Molto incinta, L'incredibile Hulk, Facciamola finita e a serie come Roswell e How I Met your Mother. Anche sceneggiatore, ha 33 anni e film in uscita.


Stig Frode Henriksen è il co-sceneggiatore della pellicola ed interpreta Glenn Kenneth. Norvegese, ha partecipato a film come Dead Snow e Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe. Anche produttore, ha 40 anni e un film in uscita.


Se Dead Snow 2 vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Dead Snow e aggiungete Tucker and Dale vs Evil, Housebound e Splatters - Gli schizzacervelli. ENJOY!