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venerdì 25 gennaio 2019

Maria regina di Scozia (2018)

Attirata dall'idea di guardare un film in costume, martedì sono andata a vedere Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots), diretto nel 2018 dalla regista Josie Rourke e candidato a due premi Oscar (Makeup e pettinature, Costumi).


Trama: dopo la morte del marito, Re di Francia, Maria Stuarda ritorna in Scozia e cerca di riprendersi il regno come regina legittima ma trova opposizione nei protestanti, nel fratello e nella Regina d'Inghilterra, Elisabetta I.



Sono andata a vedere Maria regina di Scozia con tutte le migliori intenzioni. Adoro i film in costume, mi piacciono le ricostruzioni storiche così come le biografie, l'anno scorso ho fatto una splendida vacanza in Scozia e trovo che Saoirse Ronan e Margot Robbie siano due attrici magnifiche. Sulla carta, quindi, Maria regina di Scozia era il film perfetto per me, invece sono uscita dalla sala un po' delusa. La pellicola di Josie Rourke focalizza l'attenzione dello spettatore sulla regina del titolo, Maria, donna di potere in un mondo di uomini pronti a tutto per ottenerlo, straniera in una terra sua di diritto, cattolica in mezzo a una popolazione prevalentemente protestante; poteva essere l'occasione per offrire il ritratto di una donna forte e determinata, approfondire qualche interessante intrigo di corte, ma la sceneggiatura spesso e volentieri restituisce piuttosto l'immagine di una ragazzina umorale mossa principalmente dall'orgoglio più che dall'amore per il proprio Paese, una figura politica abile ma non troppo, incapace di prevedere gli umori di chi la circonda e prona ad incappare in clamorosi autogol. Il rapporto con Elisabetta I si concretizza giusto nel prefinale, con un confronto sulla carta appassionato ed appassionante ma in realtà freddo e retorico, per il resto si procede per giustapposizione, con una Maria che fiorisce proprio mentre Elisabetta affronta le prove più terribili della sua esistenza, come il vaiolo e la difficoltà di scegliere se essere un Re oppure una donna. Anche in questo caso, il ritratto di Elisabetta lascia un po' perplessi. Se Maria è una ragazzina umorale, Elisabetta è una pazza che prende decisioni per poi pentirsene, che pretende di dettare legge ai suoi lord ma alla fine lascia perdere, lasciando che siano loro a scegliere per lei, alterando le verità come più risulta comodo alla Nazione. Non che gli uomini ci facciano una figura migliore, per carità. Ognuno a modo suo spinto dall'invidia, dalla sete di potere e dalla rabbia, gli esponenti del cosiddetto sesso forte non fanno altro che ingannare e tramare, affiancandosi alle donne giusto quando fa loro comodo. Poi, vuoi non metterci il risvolto omosessuale che va tanto di moda oggi? Peccato, ci avevano già pensato nel 1972, quindi anche lì nulla di nuovo sotto il sole.


Questa trama un po' così, lineare e poco emozionante, quasi didascalica (la figura del secondo marito di Maria, in particolare, è esilarante per il modo in cui viene presentata al pubblico, come a dire "non fidatevi di questo, è un debosciato, vedrete quanti danni causerà alla protagonista!!"), non aiuta le pur brave protagoniste a brillare. Saoirse Ronan è cresciuta, si vede. Carica su di sé il peso della regalità di una donna orgogliosa e fragile, una bambina costretta a diventare adulta troppo presto, e abbraccia con cognizione di causa il dramma umano di Maria, regina, donna e martire, freddando chiunque con i suoi azzurri occhi innocenti. Dall'altro lato, c'è Margot Robbie, che dopo Tonya ci tiene a far vedere di essere attrice prima ancora che una gnocca stratosferica. Per questo, non esita ad imbruttirsi, invecchiarsi, mostrando prima la pelle deturpata dal vaiolo e poi il viso interamente ricoperto di biacca, mentre acconciature e colori impietosi la condannano ad essere un incrocio tra la Regina di Cuori e il Cappellaio Matto dell'orrido Alice in Wonderland di Tim Burton. Tra le due, per il poco che dura, c'è alchimia, un contrasto perfetto, eppure nessuna di loro riesce a rendere umana la sofferenza delle donne che interpretano, tanto che Maria ed Elisabetta sembrano due corretti manichini in balìa delle forze di un destino già scritto, persi tra dialoghi talvolta piatti, altre volte anche troppo retorici. Josie Rourke nasce come direttore artistico della Donmar Warehouse, la sua formazione è teatrale e si vede: per essere una dilettante dietro la macchina da presa cinematografica, le poche scene di battaglia non sono nemmeno malvagie ma la sua regia non riesce a cogliere appieno la bellezza dei paesaggi scozzesi né ad esaltarla, e pare sentirsi a suo agio giusto nelle scene d'interno, obiettivamente riuscite e ben illuminate. Insomma, Maria regina di Scozia non è un brutto film ma rientra nella categoria di pellicole "medie", se preferite delle occasioni sprecate. Per dire, c'è persino David Tennant ma, tra il trucco, il personaggio sottoutilizzato e il doppiaggio che non rende giustizia al suo splendido accento, chi diamine se n'è accorto?


Di Saoirse Ronan (Maria), Margot Robbie (Elisabetta I), Guy Pearce (William Cecil) e David Tennant (John Knox) ho parlato ai rispettivi link.

Josie Rourke è la regista della pellicola. Inglese, è al suo primo e finora unico film. Ha 43 anni.


Susanne Bier come regista e Scarlett Johansson come protagonista hanno entrambe dovuto dare forfait a causa della lunghissima pre-produzione del film, in ballo dal 2006. Se Maria regina di Scozia vi fosse piaciuto recuperate Maria Stuarda regina di Scozia, che racconta gli stessi eventi... nell'attesa ovviamente di vedere se La favorita è bello come dicono! ENJOY!


12 commenti:

  1. Un film che non ci ispirava e che la tua rece ci conferma ... Condividiamo il parere sulle protagoniste, due attrici i crescita, ma di regnanti preferiremo vedere quelle del film di Yorgos Lanthimos 😁

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    1. Peccato, perché io invece ero carichissima!!
      Sono molto più carica per La favorita però, spero di non sbagliare anche stavolta :P

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    2. della FAVORITA sento dire un gran bene
      quanto a Maria regina ecc è più teatro che cinema

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    3. La Favorita andrò a vederlo lunedì.
      Effettivamente, Maria regina di Scozia ha un impianto molto teatrale, forse questo è un po' il suo limite.

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  2. Lo vedrò, però quelle acconciature non se possono proprio vedè, e addirittura candidati agli Oscar? Mah..

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    1. Perché no? Sono complicatissime e rispecchiano lo stile dell'epoca, così come il trucco :)

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  3. Visto ieri sera, concordo sul fatto che possa rientrare tra le pellicole "medie", ma spezzo due lance in favore del film. La prima è sicuramente l'esser riuscito a descrivere perfettamente l'autorità delle due donne senza rendere macchiette le controparti maschili. La seconda è la fotografia di Mathieson che illumina ogni scena rendedno vivido e credibile l'epoca del racconto (un po' come fece con "Le Crociate").

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    1. Mah, le controparti maschili a mio avviso un po' macchiette lo sono. Il marito e il fratello di lei in primis.
      La fotografia è bella, hai ragione, ma non è bastata ad entusiasmarmi.

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