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venerdì 12 luglio 2019

Blood Fest (2018)

In cerca di qualcosa di stupido da consumare durante una sessione di stiro intensivo, ho trovato su Amazon Prime questo Blood Fest, diretto e sceneggiato nel 2018 dal regista Owen Egerton.



Trama: un ragazzino e due suoi amici riescono ad ottenere i biglietti per il Blood Fest, gigantesca convention horror. Tra celebrità e aree a tema il divertimento non manca, se non fosse che a un certo punto il festival diventa un vero parco assassino...



Sono passati giorni dalla visione di Blood Fest e visto che ormai la mia memoria è quella che è non so quanto sarà facile scrivere qualcosa in merito. Anche perché il film in questione è ben poca cosa, un divertissement che spinge parecchio il pedale sull'assurdo e strizza talmente tante volte l'occhio al fan dell'horror da fargli finire le scorte di collirio per un anno. Il gioco dello sceneggiatore (anche regista, anche gigioneggiante e CICCIOneggiante attore nei panni del padrone dell'intera baracca) è quello di prendere un branco di fan scatenati dell'horror (nei quali, presumibilmente, rientrerà anche lo spettatore tipo del film), infilarli in un orgasmico festival a tema che percula anche un po' le dinamiche di questo genere di eventi (leggi: attori blasonati che stentano a concedersi ai fan a meno di non pagare cospicue somme in denaro e nulla mi toglie dalla mente che Roger Hinckley sia la parodia di Robert Englund, diventato icona nei panni di Freddy Krueger ma impegnato da decenni a sostenere la sua bravura di attore drammatico al di fuori del personaggio), metter loro in bocca citazioni importanti e nel cervello le conoscenze di ogni regola del genere (mai dividersi, mai perdere la verginità, mai farsi la doccia, mai abbassare la guardia quando il cattivo sembra sconfitto e mai, proprio MAI rilassarsi dopo aver scoperto che dietro la porta non c'è nulla, perché il killer arriverà alle spalle sull'onda dello jump scare) e costringerli a fronteggiare ogni sottogenere dell'horror. Ce n'è per tutti i gusti: dallo slasher a base di maniaci mascherati agli zombi, dalle bambole assassine ai pagliacci, dai vampiri a l'Enigmista di Saw, tutti gli stereotipi del genere che possano venirvi in mente ci sono, conditi da dosi abbondanti di ironia ma anche da una sciatteria eccessiva.


Questo stesso gioco delle citazioni lo aveva portato avanti molto meglio l'ormai storico Quella casa nel bosco, qui dopo i primi venti minuti di accondiscendenza si cade nella noia e nella risata stiracchiata, che si trasforma in una botta di "vaffa" quando il twist inaspettato viene fatto cadere dall'alto. Anche perché, diciamocelo, è tutto realizzato un po' come una brutta parodia. A onor del vero il sangue non manca e nemmeno le scene efferate, tuttavia si sente odore di pacchianata ad ogni sequenza, con i mostri o i killer conciati come delle brutte copie di qualcosa di più famoso (la vampira è una cosplayer delle opere di Victoria Frances, i clown sono bruttarelli, l'Erborista idem) e gli attori secondari che recitano tra lo svogliato e l'imbarazzante, forse anche per colpa di un doppiaggio italiano abbastanza piatto. Peccato perché l'idea di base, al di là di una morale farlocca che non porta a nulla ed esagerazioni come quella dei bracciali a impulsi (è un horror. E' una parodia. Va bene. Però dai, un minuto prima vomito fiotti di rumenta nera dopo aver perso ogni inibizione fino a diventare una bestia senza cervello mossa solo dalla furia... e un minuto dopo tutto a posto come se niente fosse successo? Danni fisici e neurologici niente, eh? Bah.), non è male e gli attori protagonisti, faccette familiari tirate fuori da qualche serie TV e persino dall'universo Marvel, sono abbastanza simpatici da far seguire le loro vicende con più di un blando interesse. Però, ecco, diciamo che vista la validità del catalogo horror di Prime, come si diceva con Lucia MOLTO più interessante di quello Netflix, buttare via un'ora e mezza con Blood Fest è decisamente uno spreco. Anche stirando.

Owen Egerton è il regista e sceneggiatore della pellicola, inoltre interpreta Anthony Walsh. Inglese, ha diretto altri film come Follow, Mercy Black ed è anche produttore.


Robbie Kay interpreta Dax. Inglese, lo ricordo per film come Hannibal Lecter - Le origini del male, Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare, inoltre ha partecipato a serie quali Heroes Reborn, Grey's Anatomy e C'era una volta. Ha 24 anni.


Jacob Batalon, che interpreta Krill, è l'amichetto del nuovo Spider-Man  e lo trovate in Spider-Man: Homecoming e Spider-Man: Far From Home. Se Blood Fest vi fosse piaciuto recuperate Quella casa nel bosco, You Might Be the Killer e Fear, Inc. ENJOY!


14 commenti:

  1. Spreco o no, è una trashata che potrei vedere in compagnia di mio fratello quando torna. Più sono brutti, più siamo contenti.

    Comunque sì, Amazon ha un super catalogo, peccato che la app sia così disordinata!

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    1. Allora ti segnalo anche Blood Diner, di cui parlerò nei prossimi giorni, sempre disponibile su Prime. Quello è davvero inguardabile XD

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    2. Non lo conosco, ma a proposito di Blood Trash, ti segnalo Blood Drive, una serie che davvero raggiunge dei livelli impossibili.

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    3. La conosco ma non ho tempo di recuperarla ç_ç

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  2. Prime ce l'avrei, ma questo titolo mi sa che lo salto.....

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  3. C'è Blood nel titolo, quindi è da vedere ;)

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  4. Off topic... Hai saputo del nuovo Lupin III in CGI? Ho postato sul mio blog il trailer.

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  5. Bruttino si,peccato perché l’idea non era per nulla malvagia

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  6. Santi numi, Blood Fest! Io qualche giorno fa ho fatto il filotto dei Festival col morto, guardando prima Hell Fest (consigliato di Lucia) e poi Blood Fest (consigliato da boh, nessuno direi, nemmeno Prime aveva il coraggio).

    Beh, il secondo fa male un po' tutte le cose che fa bene il primo, che non è un capolavoro ovviamente, ma ha una sua dignità. Blood fest ricade proprio nella categoria ultraselettiva dei film brutti, come dice Mr Ink da guardare quando la serata è quella e non si può vedere qualcosa che magari sul più bello (del brutto eh) tradisce un po' di bellezza.

    Anche l'autoreferenzialità dell'horror e la metacinematografia sono giocati malissimo. Già dopo Scream uno non dovrebbe nemmeno più provarci a far recitare a un personaggio le regole per sopravvivere in un horror, ma poi, appunto, è uscita roba come "Quella casa nel bosco" che nel genere surclassa qualunque possibile idea se non è più che ottima.

    Insomma, d'accordissimo con te sulla sciatteria di questo film, soprattutto di scrittura, e anche sul possibile riferimento a Englund, anche perché tra i mostri sacri è forse l'attore più riconosciuto.

    Ma la domanda ora è: perché non fanno un Horror park in Italia???

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    1. Quest'ultima è una bella domanda, porco mondo, ci andrei di corsa.
      Quanto a Hell Fest devo recuperarlo se dici che merita!

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