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lunedì 22 novembre 2021

Il Bollodromo #79: Lupin III - Parte 6 - Episodio 6

Buon lunedì a tutti e aiuto!, il fatto che la nuova serie di Lupin esca il sabato rende abbastanza difficile avere dei post pronti per lunedì. Ma siamo stakanovisti come i giapponesi, che non conoscono weekend: ecco due parole sulla seconda parte di 帝都は泥棒の夢を見る - La capitale imperiale sogna del ladro. ENJOY!


Avevamo lasciato Lupin e compagnia bloccati nell'era Showa, o così almeno credevo. Il ladro gentiluomo si era ritrovato nei panni di "Maschera d'Oro", ben consapevole tuttavia della sua vera identità, ed era finito invischiato in una lotta per il possesso di un orologio dagli strani poteri, scoperto in Mongolia da una ricca ereditiera e protetto da una fanciulletta esperta di arti marziali; sulla scia di detto orologio c'erano la ladra Black Lizard, identica a Fujiko, i vertici dell'esercito Giapponese con Jigen nei panni di Maggiore, una versione dell'ispettore Zenigata degradato a galoppino del famosissimo investigatore Kogoro Akechi, e infine Goemon, da cui partirei per sottolineare come gli sceneggiatori siano riusciti abilmente a gabbarmi senza che la settimana scorsa capissi una mazza.


Io che credevo, io che speravo di trovarmi davanti a un What If...?: in realtà, sono solo Goemon e Lupin ad essere finiti in un mondo altro mentre gli altri personaggi non è nemmeno detto che siano antenati di quelli che già conosciamo, e le somiglianze sono state messe solo per fare folklore, diciamo. O per piazzare alcune citazioni incomprensibili per un pubblico occidentale mediamente non acculturato, categoria all'interno della quale, mio malgrado, rientro. Per esempio, Black Lizard è il titolo di un film giapponese degli anni '60, tratto da un romanzo di Edogawa Ranpo. Costui è uno dei più grandi scrittori di mistery e thriller e ha creato il personaggio di Kogoro Akechi (l'investigatore infallibile che Zenigata si ritrova ad aiutare), oltre ad aver tradotto, in gioventù, le opere di Arthur Conan Doyle. Per quanto riguarda Hongo Yoshiyaki, l'"alter ego" di Jigen, il nome è quello del protagonista di un'opera di Yamanaka Minetarou, responsabile dell'adattamento di molti romanzi di Sherlock Holmes per il pubblico dei bambini e ragazzi giapponesi. Insomma, La capitale imperiale sogna del ladro è un filler anche abbastanza inutile ma, a scavare nel profondo, offrirebbe un sacco di spunti di lettura e visione per scoprire un mondo altro, distantissimo dal nostro ma comunque legato a quello occidentale (non fosse che la maggior parte delle opere in questione sono difficili da reperire o comunque quasi mai tradotte in italiano o inglese).  


Ma perché lo definisco filler inutile? Perché, ovviamente, nonostante alcuni momenti interessanti e anche da batticuore (ragazzi, ma quel confronto tra Goemon e Hongo Yoshitaki cosa non è? Una meraviglia!! Inoltre, vorrei un'intera serie dedicata a quel gran figo di Jigen soldato integerrimo, con la banda a coprirgli l'occhio), il motivo per cui Lupin e Goemon sono finiti in un'altra dimensione creata ad hoc dai ricordi dell'ereditiera/scienziata è di una stupidità incredibile, degna degli sceneggiatori di Boris, così come la risoluzione, durante la quale Lupin capisce dove e quando si trova... perché sì, perché è Lupin, e più non dimandate, insomma. Anche stavolta, inoltre, la trama principale della storia non è proseguita di un millimetro, senza contare che in un paio di sequenze l'animazione è davvero spaventevole, il che può giusto venire compensato dalla figaggine dello pseudo-Jigen militare. La settimana prossima i filler dovrebbero finire, e grazie al cielo, ché ce ne sono già stati quattro, e potremmo cominciare a dipanare il mistero sul rapporto tra Holmes e Lupin. Quest'ultimo ha già preannunciato che sarà una lunga storia, speriamo sia anche interessante! A lunedì prossimo!



Ecco le altre puntate di Lupin III - Parte 6:

2 commenti:

  1. Anch'io sono rimasto deluso dal finale veramente no sense e stupidissimo (oltre che essere spiegato malissimo). Soprattutto certe trovate di sceneggiatura (tipo che sa il codice di distruzione perché sì) e trovate ad effetto brutte (la scritta della prigione che ricompare alla fine) lasciano l'amaro in bocca. Peccato perché poteva essere una interessante occasione per fare qualcosa di nuovo.

    Di Edogawa Ranpo qualcosa dovrebbe essere stato tradotto, anche si tratta di gocce del grande mare della produzione orientale che non conosciamo minimamente.

    Comunque è interessante vedere come i giapponesi cerchino di gestire il loro ingombrante passato durante l'occupazione di ampie parti della Cina prima e durante la seconda guerra mondiale.

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    1. I giapponesi sono maestri nello spazzare via tutto sotto il tappeto, è evidente.
      Quanto ad Edogawa Ranpo, stare dietro alle pochissime cose nipponiche arrivate in Italia (e probabilmente, all'epoca, tradotte da altre lingue, quindi chissà quanto rispettose dell'originale) è praticamente impossibile!

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