Domenica sono andata al cinema a vedere La città proibita, l'ultimo film diretto e co-sceneggiato dal regista Gabriele Mainetti.
Trama: Mei, originaria della Cina, arriva a Roma per cercare la sorella, costretta a lavorare nel bordello del boss Wang. Marcello, cuoco all'interno del ristorante di famiglia, finisce suo malgrado coinvolto nelle vicende di Mei...
De La città proibita non ho visto neppure un trailer, sono corsa al cinema senza farmi domande, fidandomi del nome di Mainetti, dell'amore provato verso le sue due pellicole precedenti e della consapevolezza che il suo nuovo film avrebbe avuto come tema portante il kung-fu. Se leggete il Bollalmanacco da qualche tempo, sapete bene quanto, pur non essendo un'esperta del genere, adori i film dove le arti marziali e i combattimenti corpo a corpo sono un'aspetto importante della trama. In particolare, impazzisco quando a picchiare come un fabbro ferraio è una donna, e posso assicurarvi che Mei, la protagonista de La città proibita, è una dei migliori "fabbri" che vedrete sul grande schermo. Anzi, mi permetto di fare mie le parole di Lucia, e affermare senza problemi che, al momento, La città proibita è il film migliore del 2025 e faccio davvero fatica ad immaginare, nei prossimi mesi, l'uscita di una pellicola che racchiuda dentro di sé così tanti elementi in grado di risuonare nel mio animo in questo modo. Se ancora ce ne fosse bisogno, Mainetti ha riconfermato la sua incredibile capacità di prendere le caratteristiche tipiche di un genere (il cinecomic, il coming of age contaminato con l'horror e il fantastico, il film di arti marziali) ed immergerlo all'interno del contesto storico-culturale romano, con la Città Eterna che si fa personaggio a tutti gli effetti, sia che il film sia ambientato nel presente, sia in un passato neppure troppo remoto, creando opere originalissime all'interno di un panorama cinematografico nazionale desolante. Non stupisce che le sale siano mezze vuote davanti a La città proibita, uscito a ridosso dell'ennesimo successo a firma Paolo Genovese. Proprio all'interno del film di Mainetti, c'è un interessantissimo discorso imperniato sull'incapacità di evolversi, di accettare il cambiamento, sui tentativi disperati e patetici di lasciare tutto come un tempo e proteggere l'"identità nazionale" dalle influenze multietniche, e il panorama cinematografico italiano è proprio così: pochi "eroi"dalla mentalità aperta, che tentano di far rinascere il cinema di genere in Italia, con un occhio al mercato internazionale e il gusto estetico delle grandi produzioni hollywoodiane o asiatiche, troppi "dinosauri" per i quali cinema equivale o a mattonata autoriale o a trampolino di lancio per comici televisivi, produzioni che ripropongono sempre le stesse storie, con uno stile somigliante alle peggiori fiction RAI, attori cani e velleità autoriali che conquistano solo il pubblico d'élite e i festival. E' una realtà tristissima, soprattutto perché Mainetti fa sembrare tutto così maledettamente facile, con la sua innata abilità di cavare persino il sangue dalle rape, trasformandole in diamanti (non ci credete? Confrontate la performance di Ilenia Pastorelli in Lo chiamavano Jeeg Robot e quella in Occhiali neri, ricordandovi che Dario Argento è storicamente incapace di dirigere gli attori).
E diamanti, ne La città proibita, ce ne sono in abbondanza. Yaxi Liu è al suo primo film come protagonista, dopo anni di carriera come stuntman, e non solo le sequenze di lotta che la vedono coinvolta sono tra le più belle viste di recente in un film occidentale (anche grazie alla supervisione dell'action designer Liang Yang), ma la sua espressività nei panni di Mei è degna di un'attrice consumata. Il film prende il via nella Cina della politica del figlio unico, quando le coppie potevano appunto avere un solo figlio. Mei, nata dopo la sorella Yun, è la bambina da tenere nascosta durante i controlli, costretta ad esistere senza vivere davvero, con l'unico sfogo degli allenamenti quotidiani assieme al padre, legata a Yun da un amore profondo e un odio altrettanto intenso. La sua ricerca della sorella coinvolge, ogni rivelazione e snodo della trama colpisce lo spettatore con l'intensità dei calci e dei pugni della ragazza, ma il core emotivo del film non risiede solo in Cina. Il cast italiano regala allo spettatore una delle interpretazioni più belle di un attore enorme come Marco Giallini, che evolve nel corso del film da weirdissimo comic relief a qualcosa di molto più profondo e fondamentale; l'attore si carica sulle spalle un'ambivalenza difficilissima da tenere in equilibrio, e riesce nell'arduo compito di entrare nel cuore dello spettatore fino a spezzarlo nel prefinale, che mi ha vista piangere in sala senza ritegno alcuno. Quanto a Mainetti, il regista si è ulteriormente raffinato ed evoluto nello stile, cosa che non credevo possibile. Basta solo vedere la prima scena in cui Mei, adulta, va in cerca della sorella, e l'intelligenza con la quale viene mantenuta l'illusione che il personaggio non sia mai uscito dalla Cina, indispensabile veicolo del sorprendente shock culturale quando la porta del ristorante cinese si spalanca su una via dell'Esquilino. Non c'è una sola sequenza raffazzonata in La città proibita, ogni scena è costruita amalgamando alla perfezione luci, ombre, colori, scenografie e minuscoli dettagli, il montaggio confeziona scene di combattimento fluide e chiarissime e la musica, utilizzata con quell'adorabile originalità tipica del regista, è la ciliegina sulla torta. Potrei sproloquiare ancora per una decina di paragrafi su tutti i motivi per cui La città proibita mi sia piaciuto così tanto, ma farei degli spoiler fastidiosi e mi dispiacerebbe, perché ritengo sia un film da godersi con tutto l'ignorante entusiasmo del caso. Andate al cinema a vederlo, vi prego, alzateli quei culi pigri. Non fidatevi di chi, per cieco pregiudizio o antipatia nei confronti di un regista giovane, ambizioso e capace, lo ha stroncato senza appello prima ancora che uscisse, non urlate erroneamente alla "stronzata" solo perché si parla di kung-fu in Italia. C'è tanta di quella passione e competenza, in La città proibita, da poterci rendere orgogliosi di un regista come Mainetti. Andate, e spargete la voce!
Del regista e co-sceneggiatore Gabriele Mainetti ho già parlato QUI. Sabrina Ferilli (Lorena), Marco Giallini (Annibale) e Luca Zingaretti (Alfredo) li trovate invece ai rispettivi link.
Enrico Borello, che interpreta Marcello, ha partecipato alla serie Supersex, mentre Yaxi Liu, che interpreta Mei, ha lavorato come stuntman in film come Mulan. Se La città proibita vi fosse piaciuto, recuperate Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out! ENJOY!
Andrò a vederlo domani, cioè oggi, mercoledì! :)
RispondiEliminaBuona visione allora, goditelo!!
EliminaStupendo, davvero stupendo. Me lo sono goduto in prima fila.
EliminaEvviva, sono felicissima che ti sia piaciuto!!
EliminaDopo settimane di film visti in sala così così, finalmente uno che mi ha fatto uscire dalla sala calciando l'aria stile Nick Cage, questo è l'unico film giusto da vedere, perché la massima di Coppola (zio del sopracitato) è sempre valida: andare al cinema è come votare, abbiamo l'occasione concreta di votare bene e di vedere un gran bel film di menare davvero nostro ;-) Cheers
RispondiEliminaEppure ti giuro che la sala, da noi, era semi-deserta. Avrei potuto profondermi in un urlo isterico alla Cage, da tanto ero sconvolta!!
EliminaFilm bellissimo, dobbiamo diffondere il verbo
RispondiEliminaAssolutamente sì! Condividete anche questo post più che potete :P
EliminaSe ha convinto pure me, allergica alle scene d'azione e alle botte da orbi, Mainetti è riuscito di nuovo nell'impresa, facendola credere davvero facile.
RispondiEliminaIn sala purtroppo eravamo solo in 6, spero che la pubblicità che sta avendo e il lento passaparola possano portare più pubblico nel weekend, se lo merita!
Sono davvero contenta che ti sia piaciuto e spero che nel frattempo il nostro passaparola sia servito!!
EliminaQuanto mi sono divertito!
RispondiEliminaSono davvero contenta di sentirtelo dire!
EliminaCarino, ma sceneggiatura molto migliorabile
RispondiEliminasperiamo che il successo del film aiuta ad ampliare i generi in Italia
Speriamo, ma ho fortissimi dubbi!
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