Trama: Carol vive con la sorella in un appartamento a Londra e lavora come estetista in un salone. Estremamente timida e riservata, ha un atteggiamento di rifiuto nei confronti degli uomini, che peggiora quando la sorella va via per una decina di giorni assieme al fidanzato, lasciando Carol sola nell'appartamento...
Mi è venuto in mente di scegliere Repulsione perché ho avuto modo di guardarne degli spezzoni, orribilmente doppiati in spagnolo, durante una trasferta di lavoro a Barcellona, e ho realizzato di non averlo mai visto prima. Repulsione fa parte dell'ideale trilogia Polanskiana di follia e paranoia coltivate all'interno di insospettabili appartamenti, assieme a L'inquilino del terzo piano e Rosemary's Baby. E' il primo film di questa trilogia non ufficiale, oltre che il primo film in lingua inglese diretto dal regista, e col tempo è diventato un modello (soprattutto stilistico) di riferimento per tutte quelle storie in cui il protagonista viene progressivamente inghiottito da una follia senza scampo. La protagonista di Repulsione è Carol, giovane belga che vive a Londra in un appartamento assieme alla sorella. Fin dalla prima sequenza, un primissimo piano degli occhi della ragazza sul quale scorrono i titoli di testa, capiamo che il film seguirà interamente il suo punto di vista, condizionato da un trauma mai raccontato in maniera esplicita ma suggerito più volte, che la porta a provare un istintivo disgusto (una "repulsione", appunto) verso tutto il genere maschile. Questa repulsione è esasperata dall'ambiente che circonda Carol, fatto di una pletora di personaggi femminili che sembrano vivere esclusivamente in funzione degli uomini e delle dinamiche che governano il rapporto tra i due sessi; le anziane clienti insegnano alle giovani estetiste come gestire gli alti e i bassi di una relazione, le colleghe di Carol raccontano solo di serate passate con amanti o fidanzati, la sorella si porta in casa un uomo sposato, il quale si ferma a dormire nell'appartamento condiviso e lascia i suoi oggetti in bagno. Carol, costretta a vivere in una terra straniera e già introversa di suo, non ha modo di fuggire a un'idea di "normalità" femminile inestricabilmente legata alla presenza maschile; la sua bellezza e l'apparenza innocente e dimessa, inoltre, non fanno altro che renderla vittima perfetta delle mire più o meno "cortesi" degli uomini che la circondano, i cui istinti vengono solleticati da una donna-bambina da proteggere o di cui approfittarsi (nel primo caso rientra Colin, che si elegge ad innamorato e cavalier servente in quanto ossessionato dalla reticenza di Carol, nel secondo il viscido padrone di casa). Repulsione ci mostra una Carol che fatica a mantenere la sanità mentale, già proiettata verso una totale chiusura verso il mondo esterno, come dimostrano i suoi frequenti momenti di astrazione da ciò che la circonda, ma ancora aggrappata a quel minimo di sprone incarnato dalla sorella, volitiva e spiccia. Quando la sorella parte per una vacanza di dieci giorni con l'amante, Carol non ha più nulla che la protegga dall'oscurità che dimora nella sua mente. Complice la solitudine, le sottili crepe nella sanità mentale si trasformano in voragini che ne condizionano ogni percezione, generando così tremende allucinazioni e scatenando l'istinto di autoconservazione di una donna terrorizzata.
Girato in un bianco e nero nitidissimo, Repulsione ingigantisce a dismisura il senso di spaesamento e claustrofobia provati da Carol limitando l'azione a pochissimi ambienti chiusi e trasformando Londra in una dimensione "di passaggio", un inferno che la protagonista è costretta ad attraversare ogni giorno cercando di vederne il meno possibile. Quando Carol, interpretata da una Catherine Deneuve piena di tic e priva di qualsiasi caratteristica "glamour", è presente sulla scena, la cinepresa si concentra o sul suo sguardo perso nel vuoto mentre cammina lentamente, o sui suoi piedi e sul terreno che calpestano, talvolta su quei pochissimi dettagli di vita esterna "sicura" in grado di catturare l'attenzione della ragazza, come le suore che giocano a palla nel cortile visibile dalla finestra dell'appartamento. L'unica salvezza, per Carol, sarebbe l'appartamento, ma anche quello diventa sempre più insicuro e terrificante e, man mano che la follia della ragazza progredisce, viene abbandonato ad una totale incuria (piatti sporchi che si accumulano, un coniglio crudo lasciato a marcire, patate che germogliano senza venire cotte, la stessa protagonista che si lascia andare, negli abiti e nell'acconciatura, nonostante si passi ossessivamente le mani sul volto e sul corpo, come se qualcosa di invisibile la sporcasse). Ciò che Carol vede nella sua mente si traduce, per lo spettatore, in sequenze che mescolano la realtà agli incubi senza soluzione di continuità. Il sonno e la veglia perdono qualsiasi confine e figure misteriose superano le barriere fisiche e razionali per violentare Carol, l'appartamento si riempie di improvvise, surreali crepe, i muri diventano creta molle dalla quale spuntano mani pronte ad afferrare la protagonista, e persino lo spazio si deforma grazie all'utilizzo di sapienti grandangoli, il tutto mentre i suoni dell'appartamento vengono enfatizzati a dismisura, seguendo le percezioni distorte della donna. Repulsione è quindi un film ancora oggi angosciante, non solo per come "vomita" all'esterno gli incubi di una persona preda di una violenta nevrosi, ma anche perché racconta l'orrore urbano e modernissimo dell'essere soli anche in mezzo alla folla, divorati da traumi inconfessabili, e l'inevitabile trasformazione in mostri nel momento in cui crolla quella sottile maschera di "normalità" che consente di sopravvivere ad un prezzo altissimo.
Del regista e co-sceneggiatore Roman Polanski ho già parlato QUI. Catherine Deneuve (Carol Ledoux) e Ian Hendry (Michael) li trovate invece ai rispettivi link.
Se Repulsione vi fosse piaciuto recuperate Rosemary's Baby, L'inquilino del terzo piano e Possession. ENJOY!





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