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domenica 13 dicembre 2020

Mank (2020)

E' il film che dopo nemmeno un'ora dalla sua uscita avevano già visto tutti i cinèfili (giuro. Ma come ca**o fate?) ma io mi sono fatta giustamente desiderare e ho guardato Mank, diretto da David Fincher, con quel giorno o due di ritardo che renderanno automaticamente questa recensione già vecchia. Azione!


Trama: ormai fuori dal giro della Hollywood che conta, lo sceneggiatore Herman Mankiewicz viene ingaggiato per scrivere la sceneggiatura del nuovo film dell'ultima stella assurta nella mecca del Cinema, Orson Welles. 

Mank nasce come sceneggiatura del padre di David Fincher, rimasta in un limbo per anni perché considerata poco interessante dalle varie case di produzione. Mamma Netflix, a un certo punto, ha deciso di produrre il film, facendo così un regalo al regista e anche ai cinèfili che pagano l'abbonamento storcendo il naso, bestemmiando contro il colosso dello streaming reo di aver ucciso le sale cinematografiche ancora prima che arrivasse il Covid a dare il colpo di grazia; quegli stessi cinèfili vi diranno che Mank è il film dell'anno, che non esiste omaggio al Cinema più Enorme, che Gary Oldman è il più grande attore vivente, e ve lo diranno sempre bestemmiando, ovviamente, ché un film simile andava visto sul grande schermo, invece ciccia. Io, che quest'anno ho veramente pochissima pazienza e ho scoperto di essere capra in tutto quello che credevo mi riuscisse bene, mi riconfermo capra all'ennesima potenza e non vi parlerò di un capolavoro, bensì di un bellissimo film che DEVE spingervi a recuperare l'unico, vero capolavoro che sentirete nominare da chiunque in questi giorni, ovvero Quarto potere. Anche perché la sottile gabola di Fincher è quella di raccontare una storia "falsa", nemmeno fosse il Vitello dai piedi di Balsa, quindi parte del divertimento di guardare Mank è anche quello di andare a scavare nelle vicende reali che hanno portato alla nascita di uno dei più bei film mai girati. Detto ciò, non starò ad annoiarvi con tutte le inesattezze storiche presenti in Mank, soprattutto perché esse sono parte fondamentale di una struttura creata ad hoc, che sfrutta i retroscena della realizzazione di un film per crearne un altro molto archetipico, un omaggio alle pellicole di una Hollywood scomparsa, la cosiddetta "fabbrica dei sogni" che spazzava sotto un tappeto di glamour tutto il marcio che la caratterizzava. E' un discorso, e adesso verrò lapidata, molto simile a quello portato avanti da una serie sempre Netflix, Hollywood di Ryan Murphy; benché meno legata a una realtà fattuale, la serie in questione sfruttava eventi accorsi e persone esistite per raccontare una favola di edificanti speranze, mentre Mank mette in scena la tipica storia di caduta e riscatto, col protagonista che cerca di fare ammenda per una vita di eccessi ed ubriachezza arrivando a "far giustizia" attraverso la vittoria di un Oscar per la miglior sceneggiatura. A un certo punto c'è persino la risoluzione felice di un dramma buttato lì all'inizio del film e non più nominato per il resto della sua durata, sottolineato dal tipico score gioioso hollywoodiano, per dire quanto Mank non abbia tanto delle pretese filologiche, quanto più ambizioni di omaggio formale, probabilmente anche verso l'epoca vissuta da papà Fincher


E quindi, per forza ci si ritrova commossi davanti alla bellezza di Mank. Il film di Fincher è fotografato in un bianco e nero che sa di "antico", la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross è un capolavoro vintage che ci catapulta, assieme alla scelta di utilizzare una traccia sonora simile a quelle dell'epoca (credo che il termine tecnico sia "monofonia"), nei cinema degli anni '30 pur stando seduti comodamente a casa, e la storia raccontata non solo è interessante ma anche interpretata meravigliosamente. A onor del vero, che per vedere Mank non serva avere un minimo di infarinatura relativamente agli eventi narrati è una piccola bugia: come ho detto, non ho avuto cuore di guardarlo assieme a Mirco ma mi immagino che per lui non sarebbe stato né facile né interessante seguire gli svariati omaggi ai grandi nomi del tempo, i rimandi inevitabili a Quarto potere o l'importante sottotrama politica che diventa il motore di buona parte della vicenda. Quanto a me, proprio quest'ultima caratteristica del film me lo ha fatto trovare un po' "facilino" e "paraculo", cosa che mi porta a non urlare al capolavoro come molti. Detto ciò, Gary Oldman si riconferma (giovani, SI RICONFERMA: parliamo di Gary Oldman, non dell'ultimo sbarbatello che ha dovuto tirare l'orlo della giacca a Fincher per scoprirsi grande. I social sono davvero una piaga, porca miseria.) uno dei migliori attori viventi ed è un piacere vederlo gigioneggiare negli uffici fumosi della MGM, saltellare leggiadro nei giardini di una villa simile a un Paese delle Meraviglie o sputare veleno in una delle scene a più alto tasso emotivo dell'anno, e il resto del cast supporta con grandissima bravura un'interpretazione così grande. In quest'ultima parte dell'anno Netflix ci ha voluti coccolare un po' e dare materiale per le inevitabili classifiche e io non posso fare altro che ringraziare e "portare a casa", magari con meno entusiasmo di altri ma sicuramente con immenso piacere.


Del regista David Fincher ho già parlato QUI. Gary Oldman (Herman Mankiewicz), Amanda Seyfried (Marion Davies), Lily Collins (Rita Alexander), Tuppence Middleton (Sara Mankiewicz) e Charles Dance (William Randolph Hearst) li trovate invece ai rispettivi link.


Arliss Howard interpreta Louis B. Mayer. Americano, ha partecipato a film come Full Metal Jacket, Natural Born Killers, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Il mondo perduto - Jurassic Park e a serie come L'incredibile Hulk, Ai confini della realtà, Medium e True Blood. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 66 anni e un film in uscita. 


Tuppence Middleton interpreta Sarah Mankiewicz. Inglese, ha partecipato a film come I segreti della mente, In TranceThe Imitation GameEdison - L'uomo che illuminò il mondoDownton Abbey e Possessor. Anche sceneggiatrice, ha 33 anni. 


Se Mank vi fosse piaciuto o se l'argomento vi interessasse, ovviamente il consiglio è quello di recuperare lo splendido Quarto potere (lo trovate su Prime Video) e di aggiungere RKO 281 - La vera storia di Quarto potere, che però non ho mai visto. ENJOY!

16 commenti:

  1. Gli riconosco grandi meriti, però l'ho trovato algido e ripiegato su sé stesso. Mi ha un po' deluso.

    Ti straconsiglio, invece, Sound of Metal. Wow.

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    1. Sound of Metal è un altro dei film che devo guardare col Bolluomo musicista, ma ieri sera abbiamo dato precedenza all'ultimo di Sibilia.

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  2. Quindi non è molto diverso da Hitchcock di Sacha Gervasi?

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    1. Premesso che a me era piaciuto molto anche Hitchcock, siamo su due piani diversi, perché Mank è spettacolare proprio a livello di resa scenica, là dove il film di Gervasi non era nulla di che, visivamente parlando.

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    2. Il mio commento ovviamente teneva conto, estromettendo la variabile Fincher, solamente della parte rilevante a quello che poteva essere l'approccio alla trama. ;)

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    3. Secondo me Hitchock è più legato al processo produttivo e a Psycho come icona, mentre Mank è più legato al personaggio e, di base, se ti interessa sapere cosa ha portato alla realizzazione di Quarto potere o se, a parte la sceneggiatura, ci sono state altre difficoltà, dubbi di Wells o dello stesso Mank, caschi male.

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  3. Piaciuto molto! E onestamente, se un film simile è stato disponibile per tutti fin da subito... Beh, VIVA NETFLIX!

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    1. Assolutamente sì. Meglio vederli in questo modo i film che non vederli affatto :)

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  4. Beh, è ovvio che se si ha un po' d'infarinatura si segue molto meglio... però, quello che dico io, è che questo è un film che (personalmente) ti mette una gran voglia di approfondire e documentarti, di espandere la tua conoscenza. E questo è un merito. Esattamente il contrario, ad esempio, di un film come "Tenet": anch'esso "criptico" (è un eufemismo) ma talmente palloso che ti fa invece venir voglia di fare baracca e burattini...

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    1. Beh ma perché Tenet è basato sul nulla, con tutto il rispetto per Nolan: è una spy story arzigogolata e stop. Mank si basa su fatti reali ed interessanti, è normale che uno venga spinto ad approfondire :)

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  5. L'ho guardato in 4 volte, tecnicamente mesmerizzante ma noiosello... non so nulla di 4to potere e di Wells, la sottotrama politica mi ha annoiato parecchio... sono una capra, lo so.Però il finto antico mi piaceva talmente tanto che l'ho voluto finire lo stesso :D

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    1. Io l'ho guardato in due, anche se ero in ferie, perché purtroppo a casa non c'è mai un secondo di pace, quindi...

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  6. Non mi ci sono fiondata subito nemmeno io, serviva la sera giusta anche perché se ho faticato io, il giovine è crollato dopo mezzora aprendo gli occhi ogni tanto per sbuffare al tanto parlare.
    Invidia il bolluomo ora!

    Facile non è, capolavoroh nemmeno (quanto mi ha fatto bene e ha rimesso di nuovo in scala le cose rivedere Quarto Potere!), ma un film tecnicamente bellissimo e che regala un gran finale emotivo, quello sì.

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    1. Ma sì, un film simile fa preso per quello che è: un bell'omaggio in grado di aprire altre strade alla conoscenza :)

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  7. Anch'io sto con te nel non eccessivo entusiasmo. Mi ha dato fastidio soprattutto l'agiografia di Mankiewicz, con l'annesso sminuire tutti coloro che gravitano intorno a lui, a partire da Welles certo, ma anche Houseman e soprattutto il fratello Joe (ovvero Joseph L. Mankiewicz, che in realtà è stato ancora più geniale e creativo di Hermann). E lo stile di Fincher, per quanto efficace e professionale, continua a lasciarmi freddino...

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    1. A me lo stile di Fincher piace molto, è sempre piaciuto. Effettivamente Mankiewicz "junior" qui viene mostrato come poco più che un produttore di belle speranze, ma ha consegnato ai posteri alcuni dei più bei film mai realizzati, tra cui il mio adorato Eva contro Eva.

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