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venerdì 11 dicembre 2020

The Gentlemen (2019)

Mossa da pietà nei confronti del Bolluomo, nonostante l'uscita di Mank, di cui parlerò nei prossimi giorni, ho preferito dare la precedenza a The Gentlemen, diretto e co-sceneggiato dal regista Guy Ritchie nel 2019.


Trama: il boss della marijuana Mickey Pearson decide di ritirarsi dal giro e andare in pensione ma qualcosa non va per il verso giusto...


A meno che non faccia Scorsese di cognome, quando un regista torna sui suoi passi solitamente viene fuori una camurrìa; nel caso di Burton, per esempio, la camurrìa equivale ad un bollito misto, ma la lista potrebbe continuare. Guy Ritchie, a parer mio, se l'era rischiata molto grossa con Rocknrolla, durante il quale avevo dormito come non mi era successo neppure con Capote, e dopo una serie di film "strani", almeno per lui, come King Arthur e persino Aladdin, santo Cielo, è tornato a fare quello che sa fare meglio: il film di gangster apparentemente cazzoni, quello che per anni ha portato laGGente a salutare Ritchie come il Tarantino britannico prima che i due prendessero strade diametralmente opposte. Laddove Rocknrolla era una tavanata esagerata ed inutilmente pesante, The Gentlemen torna a puntare più sulle caratteristiche divertenti e divertite dei singoli personaggi e sulle loro mille sfaccettature di facce da ca**o e inserisce alla perfezione la storia del boss della droga Mickey all'interno di un discorso metacinematografico, che, mi permettano i cinèfili veri, ho trovato molto più sentito di quello portato avanti da David Fincher in Mank. The Gentlemen, infatti, gioca (a un certo punto letteralmente) con un bel mucchietto di scatole cinesi dove la realtà dei fatti narrati si interseca con la fantasia molto cinematografica di un giornalista, che diventa a un certo punto l'occhio di Guy Ritchie, che senza preavviso si trasforma nella sceneggiatura di The Gentlemen, prima di tornare in men che non si dica alla realtà, il tutto con una chiarezza e una leggerezza piacevolissime e senza mai perdere di vista l'intreccio della storia, che necessita di un inizio, uno svolgimento e una fine (o finale aperto, fate voi!) privi di snodi persi per strada a causa della troppa carne al fuoco. La rocambolesca storia di Mickey e del suo tentativo di "andare in pensione", con tutti i cagnolini a sbavare sopra un lascito criminale troppo grande per non generare doppi giochi a non finire, rimane dunque sempre il fulcro della narrazione pur con tutti i suoi snodi e il "giro intorno al mondo" in cui si imbarca il furbo giornalista Fletcher nel tentativo di rivelarne tutti i segreti, trasformandosi lui stesso, a un certo punto, in elemento fondamentale del racconto davanti all'occhio scoglionato di Ray, braccio destro del boss e incarnazione degli spettatori.

Ritchie si ritaglia un piccolissimo ruolo di produttore cinematografico ma si nasconde idealmente dietro il personaggio di Fletcher, offrendo allo spettatore sprazzi di ciò che va a formare la complicatissima macchina che porta un'idea a diventare film e giocando, di conseguenza, non solo con i generi ma anche e soprattutto con alcuni trucchi del mestiere e con le aspettative del pubblico, unendo il tutto a una raffinatezza formale e a un gusto per il dettaglio e la moda (i completi indossati di Mickey sono commoventi quanto l'arredamento della casa di Ray) che spesso cozzano con la natura "ignorante" del sottobosco criminale mostrato nel film. In tutto questo, a me è parso assai palese che gli attori si siano divertiti e il risultato ne è la dimostrazione. Abituata come sono alla follia di Colin Farrell, il personaggio di Coach è quello che mi aspetterei da lui e gli calza addosso bello comodo,  come una delle tute indossate dal personaggio, ma le sorprese risiedono altrove. In Hugh Grant, per esempio, il quale porta a casa una delle sue interpretazioni migliori da anni, diventando mattatore quasi assoluto della pellicola con un personaggio sopra le righe, ironico e a tratti disgustoso, un perfetto contraltare di due gangster "di classe" come McConaughey e Hunnam, entrambi molto misurati, soprattutto il primo, mentre il secondo nasconde più di un'esilarante "segreto". A questi pesi massimi dovete aggiungere un parterre di caratteristi di tutto rispetto, tra habitué dei film di Ritchie e new entry, e il risultato finale è uno dei film più simpatici e rilassanti visti quest'anno, una gioia per gli occhi e il cuore, di questi tempi bui. Lo trovate aggratise su Amazon Prime Video, cosa volete di più? 


Del regista e co-sceneggiatore Guy Ritchie, che interpreta anche il produttore, ho già parlato QUI. Matthew McConaughey (Michael Pearson), Charlie Hunnam (Ray), Jeremy Strong (Matthew), Colin Farrell (Coach), Hugh Grant (Fletcher) e Eddie Marsan (Big Dave) li trovate invece ai rispettivi link.


Kate Beckinsale era stata presa per interpretare il ruolo di Rosalind ma all'ultimo ha deciso di lasciare il progetto e le è subentrata Michelle Dockery, già tra i protagonisti della serie Downton Abbey. Eliot Sumner, la figlia del cantante Sting, interpreta invece la tossica Laura. Detto ciò, se The Gentlemen vi fosse piaciuto recuperate Lock & Stock, Snatch - Lo strappo, The Wolf of Wall Street e Quei bravi ragazzi. ENJOY! 


12 commenti:

  1. Tra quelli che voglio assolutamente vedere prima che scocchi la mezzanotte del 31! Che recensione con aggettivi arizigogolati 😂✌

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    1. Ahahaah mi sarò fatta influenzare da Hugh Grant :P

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    2. Io me lo ricordo ancora sbeffeggiato dalla Seigner in Luna di Fiele di Polanski. eheh!

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    3. Film che non ho mai visto, ahimé!

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  2. Non ce l'abbiamo fatta.Ci tenevo a vedere il mio Hugh, ma a neppure metà la noia ci ha sopraffatto XD Avevo apprezzato i Ritchie "vecchi", ma qui se non ricordo male(l'abbiamo guardato secoli fa) c'era tanta lentumia e verbosità.Troppa per i nostri gusti XD

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    1. Pensa che noi eravamo distrutti e abbiamo cominciato a vederlo molto tardi ma non è calata la palpebra a nessuno dei due, il che è miracoloso!!

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  3. Considerando che a me Mank non è piaciuto particolarmente, sono più curioso di vedere il metacinema secondo Guy! Poi che cast! Hugh Grant, che spiccava anche in The Undoing, per me è diventato bravissimo.

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    1. A me Mank è piaciuto molto e spero entro domenica di scrivere qualcosa, ché di questi tempi avere tempo di buttar giù due righe è un miracolo. Però ammetto senza vergogna di avere preferito The Gentlemen!

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  4. A me basta vedere Hugh Grant in quel modo per dire che sicuramente mi piacerà! Quindi non vedo l'ora di vederlo!

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  5. L'ho recuperato (o per essere preciso ho trovato il tempo per guardarmelo). Avevo visto The Snatch con grande divertimento, questo film è perfino superiore.

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    1. Io non rivedo Snatch da anni ma i vecchi Ritchie sono qualcosa a cui sono affezionatissima.

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