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mercoledì 28 giugno 2023

Operation Fortune (2023)

Potevo perdermi l'ultimo lavoro da regista e co-sceneggiatore di Guy Ritchie, Operation Fortune (Operation Fortune: Ruse de guerre)?


Trama: il governo britannico ingaggia un'agenzia investigativa per recuperare un misterioso oggetto rubato da un gruppo di criminali. L'agente di punta, Orson Fortune, dovrà ricorrere a metodi poco ortodossi per scoprire la natura dell'oggetto e l'identità del committente del furto...


Guy Ritchie è uno di quei registi ai quali do sempre fiducia a prescindere, vuoi perché da bambina ero fan di Madonna, vuoi perché i sui primi film mi sono piaciuti da morire. Non è uno dei miei autori preferiti, perché anche lui, soprattutto ultimamente, ha realizzato le sue ciofeche, però quando leggo il suo nome nei trailer mi scatta sempre la molla, anche se l'ultima volta non ci eravamo lasciati granché bene con Wrath of Man, per me un po' noiosino. Il cast corale di Operation Fortune mi ha subito richiamato alla mente quella divertente goduria di The Gentlemen, e onestamente un po' speravo in un ritorno a un certo tipo di malavita rozza che desse un po' di pepe ai manigoldi inamidati, invece stavolta Ritchie è tornato ai giochi di spie in stile Operazione U.N.C.L.E., dandosi agli ambienti di lusso e alle location fighette, confezionando un film derivativo e poco memorabile. La storia è quella di Orson Fortune, super agente segreto infallibile salvo per un paio di punti deboli (ha il senso dell'orientamento di Zoro, adora il vino, è agorafobico e non ricordo cos'altro), che viene richiamato in servizio dal suo capo per recuperare un macguffin misterioso che, nel corso del film, fa talmente tanti giri da essermici un po' persa. La cosa non è importante, anche perché l'atmosfera da spy movie lascia dopo poco spazio a quello che, credeteci o no, è praticamente il remake de Il talento di Mr. C, quando Orson decide di ingaggiare un attore vero per avvicinarsi a un criminale, suo grandissimo fan, con tutti gli imprevisti che ne conseguono (c'è persino il "villain" che si scopre un simpaticone meno pericoloso di altri, come già succedeva nel film con Nicolas Cage); l'unica differenza è che Jason Statham è ancora un grande nome di richiamo per il genere action, quindi il gioco si fa un po' più violento e meno cartoonesco, oltre al fatto che il protagonista è per l'appunto Statham, non Josh Hartnett, il che riduce sensibilmente lo screentime di quest'ultimo. Per il resto, almeno a livello di trama, Operation Fortune è prevedibile dall'inizio alla fine e, dovessi dire, anche un po' moscerello, questo a causa di problemi di ritmo dovuti non solo a una struttura "a microepisodi" ma anche ad attori non granché in parte.


La più spaesata, mi duole dirlo, è Aubrey Plaza, che tra l'altro è il secondo motivo che mi ha spinta a vedere il film. L'attrice mi aveva fatta letteralmente innamorare durante le prime due stagioni di Legion, interpretando un personaggio folle ed intrigante che era uno dei maggiori pregi di una serie già di per sé splendida; ritrovarla qui nel ruolo di donna "forte" ma comunque dipendente dal catzo (il corteggiamento, se così si può chiamare, che porta avanti con Orson è imbarazzante), fatalona con la parlantina di un portuale e sexy solo in virtù dell'omaggio a I guerrieri della notte, insomma una sorta di mostro di Frankestein incerto su quale direzione fare prendere al personaggio, mi ha sconcertata a più livelli. Molto meglio Hugh Grant, il quale con Guy Ritchie sembra aver trovato una seconda giovinezza fatta di personaggi caricaturali e laidi, amorali eppure in qualche modo adorabili, come già accadeva nel più riuscito The Gentlemen. Al confronto di quest'ultimo film, Operation Fortune sembra un anonimo prodotto girato da un signor nessuno dotato di soldi ma privo di personalità: avrebbe tutte le carte per osare e sorprendere e, in effetti, è ben realizzato sotto ogni aspetto, però risulta lo stesso un compitino laccato perfetto per le piattaforme e il maledetto "algoritmo", una di quelle pellicole buone per passare una sera a rilassarsi sul divano (magari anche divertendosi anche se, come ho detto, qualche attimo di noia l'ho patito più del dovuto) ma dimenticabile già dal giorno dopo. Certo, ormai da Ritchie il capolavoro non me lo aspetto più, ma questi svogliati prodotti di caratura medio-alta, che non sviluppano appieno il loro potenziale, forse mi fanno ancora più tristezza.


Del regista e co-sceneggiatore Guy Ritchie ho già parlato QUI. Jason Statham (Orson), Aubrey Plaza (Sarah), Cary Elwes (Nathan), Hugh Grant (Greg), Josh Hartnett (Danny) e Eddie Marsan (Knighton) li trovate invece ai rispettivi link.


Bugzy Malone, che interpreta JJ, aveva già lavorato con Guy Ritchie in The Gentlemen, film che vi consiglio di recuperare (lo trovate su Prime Video) se Operation Fortune: Ruse de guerre vi fosse piaciuto, magari assieme a Operazione U.N.C.L.E., Il talento di Mr. C e The Nice Guys (anche questo disponibile su Prime Video). ENJOY!

venerdì 25 febbraio 2022

Wrath of Man (2021)

Qualche domenica fa dovevo andare a vedere King's Man ma per una sfortunata serie di eventi non sono riuscita. Ho ripiegato dunque su Wrath of Man, pseudo-remake del film Cash Truck, diretto e co-sceneggiato da Guy Ritchie nel 2021 e disponibile su Prime.


Trama: il nuovo acquisto all'interno di un'agenzia di portavalori si rivela essere anche troppo bravo nel suo mestiere e sta allo spettatore scoprire perché...


C'era una volta Guy Ritchie. C'era, di fatto, nemmeno troppo tempo fa, visto che lo scoppiettante The Gentlemen è del 2019. Non che sia scomparso, qualcosa del regista inglese rimane in questo Wrath of Man, eppure qui dentro manca un elemento particolarmente importante, ovvero la cazzoneria allegra e il black humour che caratterizzano da sempre la maggior parte dei film meglio riusciti di Ritchie, perché la pellicola in questione è di una serietà mortale. Se vogliamo, la cosa fa un po' ridere già di per sé, vista la natura "classica", molto anni '80/'90, della trama, e dei suoi personaggi tagliati con l'accetta. Ma andiamo nel dettaglio. Wrath of Man racconta la storia di H, uomo duro e puro che non sorride mai nemmeno per sbaglio (e io torno a ripetere, caro il mio Jason Statham, che la fissità facciale Bruce Willis l'ha raggiunta verso il 2015, all'età di 60 anni, mentre tu devi ancora compierne 50 ma sei già irrecuperabile da un decennio) e che trova lavoro all'interno di un'agenzia di portavalori, come guardia giurata, dopo che già due dipendenti si sono beccati un proiettile in faccia durante una rapina. La pericolosità di un lavoro dove, di regola, basta mollare i soldi per sopravvivere, viene sottolineata ad ogni piè sospinto dai vari dipendenti dell'agenzia, un'accozzaglia di uomini (e una donna) duri e puri ma non quanto H, che si ritrovano basiti dinnanzi alla bravura, alla freddezza e al celodurismo di quest'ultimo, il quale in un paio di occasioni riesce a sbaragliare da solo i malviventi uccidendoli malissimo e addirittura mettendone in fuga un paio solo guardandoli. Potete scommetterci i bicipiti scolpiti che H nasconde un segreto, e Ritchie ve lo rivelerà sfasando un po' di piani temporali e andando avanti e indietro tra capitoli scanditi da citazioni (penso) bibliche e personaggi tutti più o meno biasimevoli ma privi di quel guizzo di simpatia capace di renderli in qualche modo gradevoli.


Ritchie
tenta di avvicinarsi allo stile di Michael Mann, buttandoci in mezzo anche qualcosina di 8 mm in una sequenza potenzialmente ad alto tasso di orrore/squallore, ma non riesce ad andare oltre la superficie di uno stile che non è evidentemente il suo, né a nobilitare questa storia di superuomini con superproblemi dando loro un minimo di profondità. Il che non vuol dire che ho odiato Wrath of Man, anzi, la trama sicuramente intrattiene molto, non fosse altro che per capire cosa sia successo ad H e cosa si nasconda nel suo passato, e le scene d'azione sono realizzate con tutti i crismi di una regia assai curata, tuttavia non mi ha divertita in quella maniera tutta esaltante che è propria di Ritchie e c'è da dire che neppure i personaggi sono granché, il che si traduce in uno spreco di attori anche validi (Holt McCallany e Jason Statham sono gli unici due che spiccano, per ovvi motivi, mentre gli altri potrebbero anche essere scambiati con dei cartonati e spariscono dalla mente dello spettatore dopo due minuti, siano essi buoni o cattivi), inghiottiti da quell'aria cupa e triste che pervade la pellicola in tutta la sua interezza. Peccato, perché Wrath of Man avrebbe avuto tutte le potenzialità per diventare un film con le palle, anche con un cambio di stile da parte di Ritchie (ché non è giusto rimanere sempre immutabili e ancorati al passato, per carità), ma così risulta troppo piatto e privo di personalità per farsi ricordare più di un paio di giorni.   


Del regista e co-sceneggiatore Guy Ritchie ho già parlato QUI. Jason Statham (H), Holt McCallany (Bullet), Josh Hartnett (Boy Sweat Dave), Jeffrey Donovan (Jackson), Scott Eastwood (Jan), Andy Garcia (Agente King) e Eddie Marsan (Terry) li trovate invece ai rispettivi link. 


Laz Alonso, che interpreta Carlos, è il Latte Materno della serie The Boys. Se Wrath of Man vi fosse piaciuto cercate Cash Truck, l'originale da cui è tratto, e aggiungete Heat - La sfida. ENJOY!

venerdì 11 dicembre 2020

The Gentlemen (2019)

Mossa da pietà nei confronti del Bolluomo, nonostante l'uscita di Mank, di cui parlerò nei prossimi giorni, ho preferito dare la precedenza a The Gentlemen, diretto e co-sceneggiato dal regista Guy Ritchie nel 2019.


Trama: il boss della marijuana Mickey Pearson decide di ritirarsi dal giro e andare in pensione ma qualcosa non va per il verso giusto...


A meno che non faccia Scorsese di cognome, quando un regista torna sui suoi passi solitamente viene fuori una camurrìa; nel caso di Burton, per esempio, la camurrìa equivale ad un bollito misto, ma la lista potrebbe continuare. Guy Ritchie, a parer mio, se l'era rischiata molto grossa con Rocknrolla, durante il quale avevo dormito come non mi era successo neppure con Capote, e dopo una serie di film "strani", almeno per lui, come King Arthur e persino Aladdin, santo Cielo, è tornato a fare quello che sa fare meglio: il film di gangster apparentemente cazzoni, quello che per anni ha portato laGGente a salutare Ritchie come il Tarantino britannico prima che i due prendessero strade diametralmente opposte. Laddove Rocknrolla era una tavanata esagerata ed inutilmente pesante, The Gentlemen torna a puntare più sulle caratteristiche divertenti e divertite dei singoli personaggi e sulle loro mille sfaccettature di facce da ca**o e inserisce alla perfezione la storia del boss della droga Mickey all'interno di un discorso metacinematografico, che, mi permettano i cinèfili veri, ho trovato molto più sentito di quello portato avanti da David Fincher in Mank. The Gentlemen, infatti, gioca (a un certo punto letteralmente) con un bel mucchietto di scatole cinesi dove la realtà dei fatti narrati si interseca con la fantasia molto cinematografica di un giornalista, che diventa a un certo punto l'occhio di Guy Ritchie, che senza preavviso si trasforma nella sceneggiatura di The Gentlemen, prima di tornare in men che non si dica alla realtà, il tutto con una chiarezza e una leggerezza piacevolissime e senza mai perdere di vista l'intreccio della storia, che necessita di un inizio, uno svolgimento e una fine (o finale aperto, fate voi!) privi di snodi persi per strada a causa della troppa carne al fuoco. La rocambolesca storia di Mickey e del suo tentativo di "andare in pensione", con tutti i cagnolini a sbavare sopra un lascito criminale troppo grande per non generare doppi giochi a non finire, rimane dunque sempre il fulcro della narrazione pur con tutti i suoi snodi e il "giro intorno al mondo" in cui si imbarca il furbo giornalista Fletcher nel tentativo di rivelarne tutti i segreti, trasformandosi lui stesso, a un certo punto, in elemento fondamentale del racconto davanti all'occhio scoglionato di Ray, braccio destro del boss e incarnazione degli spettatori.

Ritchie si ritaglia un piccolissimo ruolo di produttore cinematografico ma si nasconde idealmente dietro il personaggio di Fletcher, offrendo allo spettatore sprazzi di ciò che va a formare la complicatissima macchina che porta un'idea a diventare film e giocando, di conseguenza, non solo con i generi ma anche e soprattutto con alcuni trucchi del mestiere e con le aspettative del pubblico, unendo il tutto a una raffinatezza formale e a un gusto per il dettaglio e la moda (i completi indossati di Mickey sono commoventi quanto l'arredamento della casa di Ray) che spesso cozzano con la natura "ignorante" del sottobosco criminale mostrato nel film. In tutto questo, a me è parso assai palese che gli attori si siano divertiti e il risultato ne è la dimostrazione. Abituata come sono alla follia di Colin Farrell, il personaggio di Coach è quello che mi aspetterei da lui e gli calza addosso bello comodo,  come una delle tute indossate dal personaggio, ma le sorprese risiedono altrove. In Hugh Grant, per esempio, il quale porta a casa una delle sue interpretazioni migliori da anni, diventando mattatore quasi assoluto della pellicola con un personaggio sopra le righe, ironico e a tratti disgustoso, un perfetto contraltare di due gangster "di classe" come McConaughey e Hunnam, entrambi molto misurati, soprattutto il primo, mentre il secondo nasconde più di un'esilarante "segreto". A questi pesi massimi dovete aggiungere un parterre di caratteristi di tutto rispetto, tra habitué dei film di Ritchie e new entry, e il risultato finale è uno dei film più simpatici e rilassanti visti quest'anno, una gioia per gli occhi e il cuore, di questi tempi bui. Lo trovate aggratise su Amazon Prime Video, cosa volete di più? 


Del regista e co-sceneggiatore Guy Ritchie, che interpreta anche il produttore, ho già parlato QUI. Matthew McConaughey (Michael Pearson), Charlie Hunnam (Ray), Jeremy Strong (Matthew), Colin Farrell (Coach), Hugh Grant (Fletcher) e Eddie Marsan (Big Dave) li trovate invece ai rispettivi link.


Kate Beckinsale era stata presa per interpretare il ruolo di Rosalind ma all'ultimo ha deciso di lasciare il progetto e le è subentrata Michelle Dockery, già tra i protagonisti della serie Downton Abbey. Eliot Sumner, la figlia del cantante Sting, interpreta invece la tossica Laura. Detto ciò, se The Gentlemen vi fosse piaciuto recuperate Lock & Stock, Snatch - Lo strappo, The Wolf of Wall Street e Quei bravi ragazzi. ENJOY! 


domenica 18 agosto 2019

Fast & Furious - Hobbs & Shaw (2019)

Spinta da un trailer tamarro e dalla presenza di attori molto graditi, prima di partire per le ferie sono corsa a vedere Fast & Furious - Hobbs & Shaw (Fast & Furious Presents: Hobbs & Shaw), diretto dal regista David Leitch.


Trama: la presenza di un virus mortale, voluto a tutti i costi da un'organizzazione in grado di creare superuomini, costringe l'enorme Hobbs e l'elegante Shaw a una difficile collaborazione.


Disclaimer: non ho mai sopportato Fast & Furious, così, a pelle, quindi non ho mai visto un singolo episodio della saga. Ciò mi ha portato a spoilerare spiacevolmente UN aspetto del film su Facebook, cosa che cercherò di non ripetere qui (quindi saltate l'elenco degli interpreti, grazie) benché, di fatto, non abbia idea di cosa sia presente sia in Fast & Furious che in Hobbs & Shaw, spin-off della saga. Generalmente parlando, posso dire che Hobbs & Shaw è una simpaticissima tamarrata tirata anche troppo per le lunghe, il cui pregio principale è la contrapposizione tra i due personaggi, il gigantesco, palestrato (ma con un cervello che è un brillante!) Hobbs e il ladro ex spia ex killer ex tutto Shaw, contrapposizione sottolineata da un odio atavico capace di generare le migliori battute e spiritosissimi botta e risposta oltre che di far procedere la trama su più livelli, almeno un paio paralleli; entrambi i protagonisti hanno problemi di famiglia, entrambi hanno un passato di cui vergognarsi, entrambi sono ai limiti della legalità, quindi diciamo che hanno più cose in comune di quanto non vogliano ammettere, il che li rende una squadra perfetta. Per le mani, neanche a dirlo, la più classica delle minacce globali, un virus capace di annientare l'umanità in una settimana, creato in laboratorio da un'organizzazione talmente segreta che al confronto la MAD del Boss Artiglio era una baracconata. L'organizzazione in questione, molto darwinianamente, punta a eliminare i deboli con qualunque mezzo, consentendo ai forti di prosperare e dando loro anche una discreta mano in termini di impianti cibernetici. Ecco dunque, come dal trailer, la pericolosa presenza di un Idris Elba in versione "Superman nero", pronto a spaccare culi, muri, macchine, porte, maniglie, cani, mondi senza apparentemente subire i colpi proibiti di Hobbs & Shaw, i quali potrebbero tranquillamente sputare in un occhio a John Wick e all'Atomica Bionda, due nomi fatti non a caso visto che David Leitch è il regista di entrambi i film e si vede. Le scene action sono delle sboronate mai viste, sia per quanto riguarda il corpo a corpo che per quanto riguarda, neanche a dirlo, gli inseguimenti in macchina, le esplosioni, i disastri aerei e qualunque altra cosa tamarrissima possa venirvi in mente, e ovviamente è tutto girato, montato e fotografato alla perfezione, così che lo spettatore non possa perdersi nemmeno una scintilla o una goccia di sangue (poco, a onor del vero).


Il GROSSO problema di Hobbs & Shaw, invero più grande della stazza di The Rock, è che è tutto talmente telefonato da far pietà (e fin qui, non mi aspettavo nulla di più da un film del genere, lo ammetto) e dotato di una morale così dolciotta da far sputare sì i denti ma non per i pugni, bensì per la carie mista a diabete. L'elogio finale della Famiglia a braccetto con " le macchine sono belle ma gli esseri umani sono meglio, gli amici sono meglio, la famiglia è meglio, quindi vinceremo sempre noi, to', sucamillo!", preceduto dagli sproloqui monotoni e ripetitivi di un Idris Elba che riusciva ad essere più profondo come Heimdall e persino come Roland Deschain (oddio...!) e che a tratti risulta più petulante del Dr. Male è qualcosa di talmente fuori contesto da far cadere i marroni. Privare della grinta due potenziali antieroi e trasformarli in due orsottoni del cuore che sull'isola di Tulla scoprono di volersi proprio tanto tanto bene è probabilmente il più grande autogol del film e priva di pathos zamarro una delle sequenze potenzialmente più sborone del film, alla quale sono arrivatà, ahimé, con gli occhi semichiusi dopo un primo tempo esaltante. Operazione non completamente riuscita quindi, peccato, anche se Dwayne Johnson è sempre una gioia per gli occhi, la bionda Vanessa Kirby è tosta quanto basta e ci sono un paio di guest star che da sole valgono il prezzo del biglietto. Unico appunto, Jason Statham. Sempre a suo agio in questi ruoli di duro che non deve chiedere mai, eh, peccato che sia nato col sembiante di Bruce Willis già vecchio e che manchi completamente del fascino giovanile del buon Bruno. Ah, ci fosse stato Bruccino a limonarsi il pucchiaccone ispano-russo e a fracassare bottiglie di champagne in testa ai cattivi, il mio cuore sarebbe rimasto sul pavimento della sala. Oh, e non alzatevi prima della fine dei titoli di coda, a meno che non abbiate ancora finito di vedere l'ultima serie de Il trono di spade; in tal caso, fuggite perché uno dei personaggi vi spoilererà pesantemente l'episodio finale.


Di David Leitch, che interpreta anche uno dei piloti della ETEON, ho già parlato QUI. Dwayne Johnson (Hobbs), Jason Statham (Shaw), Idris Elba (Brixton), Helen Mirren (Queenie), Eddie Marsan (Professor Andreiko), Cliff Curtis (Jonas), Ryan Reynolds (Locke) e Kevin Hart (Air Marshall Dinkley) li trovate invece ai rispettivi link.

Vanessa Kirby interpreta Hattie. Inglese, ha partecipato a film come Questione di tempo e a serie quali Grandi speranze e The Crown. Anche produttrice, ha 31 anni e un film in uscita.


Eiza Gonzales interpreta Madame M. Messicana, ha partecipato a film come Jem e le Holograms, Baby Driver - Il genio della fuga, Alita - Angelo della battaglia e a serie quali Dal tramonto all'alba - La serie. Ha 29 anni e tre film in uscita.


Pare che Dwayne Johnson abbia provato ad avere Jason Momoa nel ruolo di uno dei fratelli di Hobbs ma l'attore era troppo impegnato per partecipare; in compenso, nella famiglia di Hobbs spunta il wrestler Joe "Roman Reigns" Anoa'i, nella realtà cugino di Dwayne Johnson. Nulla di fatto anche per Keanu Reeves, che ha rinunciato a dare la voce al boss senza volto della ETEON, doppiato in originale da Ryan Reynolds sotto pseudonimo. Detto questo, se Hobbs & Shaw vi fosse piaciuto recuperate per intero la saga di Fast & Furious e aggiungete quella di John Wick, Atomica Bionda e anche i due Deadpool. ENJOY!

martedì 8 gennaio 2019

Vice - L'uomo nell'ombra (2018)

Bestemmiando per essere dovuti andare fino a Genova a vederlo (probabilmente presenterò il conto al Multisala di Savona visto che, ridendo e scherzando, tra biglietto, autostrada, benzina e cibo abbiamo speso sui 25 euro a testa), domenica ho recuperato Vice - L'uomo nell'ombra (Vice), diretto e sceneggiato nel 2018 dal regista Adam McKay e fresco di un Golden Globe a Christian Bale.


Trama: la rapida ascesa di Dick Cheney, dai primi lavori con l'amministrazione Nixon fino alla carica di vicepresidente nell'ora più buia per gli Stati Uniti e l'intera società moderna.


Io adoro Adam McKay. Come ti fa capire lui le cose, senza insultare la tua intelligenza, nessuno mai. Anche questa volta, come ne La grande scommessa, l'autore sceglie di raccontare una pagina vergognosa di storia americana strappando amare risate al pubblico ma senza l'arroganza tipica del comico che crede di sapere tutto e di poter indottrinare l'audience, quanto piuttosto spingendo lo spettatore a ragionare, a ricordare, a rivivere sulla pelle determinati momenti e a riflettere su quanto diamine possano essere boccalone le masse. E intendo tutte le masse. Destra, sinistra, centro, apolitici, io per prima: siamo un branco di tacchini pronti ad inghiottire qualunque porcata ci venga propinata, basta solo indorarcela un po'. In mezzo a questo clima di idiozia perenne, chi prospera è ovviamente chi, zitto zitto, approfitta di ogni cedimento dell'apparentemente impenetrabile struttura socio-politica di un Paese o di ogni debolezza del proprio interlocutore, potente o inutile che sia, per farsi i propri interessi. Questo è il caso di Dick Cheney, "uomo nell'ombra" di buona parte della storia del Partito Repubblicano americano, machiavellica eminenza grigia nonché fruitore di cantonate madornali che hanno portato, per dirne una, a far sì che l'ISIS si ingrandisse fino a raggiungere i livelli odierni. Non è un caso che il bravissimo Christian Bale abbia ringraziato Satana, durante il discorso di accettazione del Golden Globe, citandolo come fonte d'ispirazione per l'interpretazione del personaggio perché, di fatto, il Cheney ritratto in Vice E' il diavolo tentatore, un maligno "pescatore di uomini" il cui animo torbido riesce a giustificare contemporaneamente patriottismo, sete di potere e menefreghismo, una creatura talmente abietta che al confronto Salveenee parrebbe Papa Bergoglio. Potrebbe anche non essere stato così, in effetti: McKay ce lo dice nel disclaimer iniziale, chiuso con un "abbiamo fatto del nostro meglio per ricostruire le cose, cazzo!" e ci/si prende in giro autocriticandosi nella geniale scena post credit, ma ciò non toglie che i fatti salienti del film siano provati da documenti incontrovertibili o, ancor peggio, da documenti mancanti e per questo ancora più sospetti. E poi, che Bush fosse un coglione lo avevamo capito tutti, quindi la seconda parte di Vice risulta ancora più verosimile.


Per rendere più digeribile la serie ininterrotta di colpi bassi che viene propinata allo spettatore, McKay sfrutta qualunque cosa, rendendo Vice - L'uomo nell'ombra un trionfo di sceneggiatura witty, montaggio dinamico e regia sopraffina. Per me, la sequenza in cui Cheney "pesca", letteralmente, Bush, riproposta in due diversi momenti del film, è già una delle più belle viste al cinema; altrettanto efficace, anche se magari più paracula, quella ambientata in un infernale ristorante mentre quella Shakespeariana renderebbe molto di più in lingua originale, sono sicura, ma unita a un compendio ininterrotto di didascalie, finti finali (il genio!), spezzoni di terribile vita reale, abbattimento della quarta parete e simulazioni di gradimento, concorre a garantire la bellezza di un film che assolutamente non andrebbe perso. Anche perché, diciamoci la verità, il parallelismo Cheney/Bush e Salvini/Di Maio mi è balzato alla mente più volte guardando Vice e mi sono sentita per questo ancora più male. Una sensazione che non ha soverchiato la gioia nel vedere un cast di prim'ordine come quello presente nel film. Christian Bale è fenomenale e, come ho scritto nel post dedicato ai Golden Globes, il mio unico rammarico è quello di non aver guardato il film in v.o. perché quella boccuccia storta mi avrebbe dato di sicuro parecchia soddisfazione e lo stesso vale per l'interpretazione di Sam Rockwell che, mi si dice, sfoggia un'invidiabile accento "bushiano" oltre che una somiglianza imbarazzante con lo sciocco presidente USA. Perfetti anche Amy Adams, ingrassatella ed imbruttita al punto giusto, e uno Steve Carell che sta rapidamente diventando uno dei miei attori preferiti. Insomma, l'anno "vissuto pericolosamente in Sala" non poteva cominciare meglio, almeno per me: Vice - L'uomo nell'ombra è un film grandissimo che vi consiglio spassionatamente, anche solo per farvi aprire un po' gli occhi sui meccanismi che muovono tutti i governi, anche quelli "del cambiamento", e le facce di merda che ne fanno parte. 


Del regista e sceneggiatore Adam McKay ho già parlato QUI. Christian Bale (Dick Cheney), Amy Adams (Lynne Cheney), Steve Carell (Donald Rumsfeld), Sam Rockwell (George W. Bush), Alison Pill (Mary Cheney), Eddie Marsan (Paul Wolfowitz), Justin Kirk (Scooter Libby), Jesse Plemons (Kurt), Bill Camp (Gerald Ford), Lily Rabe (Liz Cheney), Shea Whigham (Wayne Vincent), Naomi Watts (conduttrice del TG) e Alfred Molina (cameriere) li trovate invece ai rispettivi link.

LisaGay Hamilton interpreta Condoleeza Rice. Americana, ha partecipato a film come L'esercito delle 12 scimmie, Jackie Brown, Halloween - 20 anni dopo e a serie come Ally McBeal, Sex and the City, E.R. Medici in prima linea, Senza traccia, Numb3rs, Grey's Anatomy e House of Cards. Anche regista e produttrice, ha 55 anni e tre film in uscita.


Durante la fase di post-produzione il regista Adam McKay è stato colpito da un leggero attacco cardiaco e ha quindi deciso di includere nel film una ripresa in bianco e nero dell'operazione per inserire lo stent nel suo cuore, a mo' di partecipazione speciale. Bill Pullman avrebbe dovuto interpretare Nelson Rockefeller ma la sua parte è stata tagliata. Se Vice vi fosse piaciuto recuperate anche La grande scommessa. ENJOY!

martedì 22 maggio 2018

Deadpool 2 (2018)

Siete pronti a tornare tra le braccia amorevoli del mercenario chiacchierone? Io domenica sono corsa a vedere Deadpool 2, diretto da David Leitch, e sono arrivata a capire una cosa: AMO Ryan Reynolds! NO SPOILER, tranquilli!


Trama: a causa di una serie di sfortunati, inspoilerabili eventi, Deadpool si ritrova a dover combattere contro Cable, soldato proveniente dal futuro e deciso a impedire che esso si compia.



Eh sì, mi tocca davvero fare outing, manco fossi 'Pool davanti a Colosso: mi sono innamorata di Ryan Reynolds. Lo considero sempre mostruoso con o senza trucco, nonché un pessimo attore, ma ca**o come crede lui nel personaggio cinematografico di Deadpool, come sia RIUSCITO a diventarlo dentro e fuori dal set, arrivando persino a prendersi spietatamente per il c*lo, davvero, nessuno mai. Fondamentalmente, Deadpool 2 è la riproposizione pedissequa (Weasel: "Ehm. No, davvero, io non so cosa voglia dire pedissequa") del primo film, con supereroi sboccati che fanno le peggio cose accompagnati da umorismo di grana grossissima, metacinema come se non ci fosse un domani, citazioni come se piovessero, una colonna sonora che fa ridere tanto quanto la sceneggiatura, contentini per i nerd più accaniti. Che a me, ovviamente, va benissimo: ho riso come una demente dall'inizio alla fine e sebbene dovessi dire che da Leitch come regista mi sarei aspettata di più nei corpo a corpo (eh, temo che Atomica Bionda sia stato l'apice della sua carriera...) e per quel che riguarda il tasso di gore, le sequenze catastrofiche non sono comunque mancate e i comprimari di Deadpool stavolta sfiorano il sublime... ma capisco perché in sala a ridere eravamo giusto in tre/quattro e il Bolluomo spesso si girava a guardarmi con la faccia di chi cerca aiuto e trova solo biasimo. Non avendo riguardato il primo Deadpool non saprei dire se succedesse anche lì (ormai la mia memoria fa cilecca) ma Deadpool 2 presuppone una conoscenza enciclopedica non solo dell'universo Marvel (cinematografico e cartaceo) ma anche di film e serie TV come nemmeno Ready Player One e siccome al 90% sono tutte citazioni "vocali" prima ancora che visive, inserite tra una parolaccia e l'altra di cinque/sei personaggi logorroici da morire, lo sforzo di attenzione richiesto allo spettatore è altissimo e si rischia davvero di chiedersi perché la gente stia ridendo. Detto questo, Deadpool 2 sarebbe un film da rivedere almeno altre tre/quattro volte in lingua originale (il brano di Yentl ne è un esempio lampante, visto che la strofa incriminata "Do You Wanna Build a Snowman?" in italiano è "Sei già sveglia oppure dormi?", come sa chiunque ha stravisto Frozen) e con un bel telecomando in mano, così da mettere qualche fermo immagine di tanto in tanto e cogliere gli omaggi a Stan Lee e Alpha Flight, per esempio.


Ma parliamo un po' di storia, attori e "villani", partendo da questi ultimi. Josh Brolin rimarrà nella memoria dei Marvel fan come Thanos ma il suo Cable oscuro tanto da sembrare un eroe DC, per quanto molto divertente nel suo porsi come buddy di Deadpool sul finale, non ha il carisma della sua controparte cartacea e lo stesso vale per il Fenomeno, poco più di un divertissement perfetto per sfoderare il brano più esilarante della colonna sonora (potete ascoltarlo senza disturbi alla fine dei titoli di coda oppure QUI); il "vero" cattivo della pellicola è invece una sorpresa adattissima alle atmosfere irriverenti del film ma non riesco a capire se Reynolds e soci abbiano volutamente scelto di scrivere una sceneggiatura così "sentimentale" e retorica onde prendere in giro la maggior parte dei film di genere oppure fossero seri nell'intento di dotare il mercenario chiacchierone di un cuore e un'etica morale, per quanto contorta. Probabilmente avranno voluto mostrare il dito medio al successo di Logan - The Wolverine (sono una persona malvagia, rido ancora adesso per quel carillon!!) ma quasi sicuramente non lo sapremo mai, così come non sapremo mai perché un nome "importante" come quello di Essex sia stato sprecato così proprio in un film che contempla la presenza di Cable. Ma questi sono sproloqui da nerd e per farmi perdonare vi rimando al nutrito e spoileroso infoporn finale. Voto dieci invece a Zazie Beets, una Domino molto meno misteriosa di quella dei fumetti ma comunque simpatica e sexy, protagonista di alcune delle sequenze più spettacolari grazie proprio al suo potere della "fortuna", mentre stavolta la contrapposizione Colosso/Deadpool mi ha divertita meno del film precedente (anzi, diciamo che a un certo punto quel terrificante accento russo m'è venuto persino a noia) e anche Testata Mutante Negasonica non ha brillato di luce propria quanto avrei sperato, non dopo aver visto quello di cui è capace Brianna Hildebrand. Le spalle comiche per fortuna sono favolose come sempre: ai già collaudati Weasel, Dopinder e Blind Al si aggiungono i vari membri di X-Force, tra i quali ovviamente spicca l'adorabile Peter, anche perché gli altri... vabbé, lasciamo perdere e godetevi uno dei gruppi più amati della carta stampata, benché in una versione particolare. E godetevi (perpietàdiDeadpoolnonfateico**ioni!) le scene mid-credits perché stavolta valgono da sole, letteralmente, tutto il film. Anche se mi chiedo... come faranno ora a girare Deadpool 3? Oh beh, come direbbe Ryan Reynolds, "tanto basta scrivere due min**iate sulla sceneggiatura, chi sta a guardarla?". Io, neanche a dirlo, aspetto comunque trepidante il terzo capitolo, magari ballando su un tamarrissimo pezzo di musica dubstep!!


Del regista David Leitch ho già parlato QUI. Ryan Reynolds (Wade Wilson/Deadpool, anche sceneggiatore della pellicola e motion capture per il Fenomeno, oltre che voce originale), Josh Brolin (Nathan Summers/Cable), Morena Baccarin (Vanessa), Brianna Hildebrand (Testata Mutante Negasonica), Brad Pitt (Svanitore), Bill Skarsgård (Zeitgeist), Matt Damon (Redneck numero 2), T.J. Miller (Weasel), Terry Crews (Bedlam), Alan Tudyk (Redneck numero 2), Eddie Marsan (Direttore), Nicholas Hoult (Bestia, non accreditato), James McAvoy (Charles Xavier, non accreditato), Evan Peters (Quicksilver, non accreditato), Tye Sheridan (Ciclope, non accreditato) e Hugh Jackman (Wolverine, in filmati d'archivio modificati in post produzione) li trovate invece ai rispettivi link.

Karan Soni interpreta Dopinder. Americano, ha partecipato a film come Safety not Guaranteed, Piccoli brividi, Deadpool, Ghostbusters e Creep 2. Ha 29 anni e un film in uscita.


Come tutti i sequel che si rispettino anche Deadpool 2 ha avuto una storia travagliata. Tim Miller, regista del primo capitolo, si è chiamato fuori dal progetto per divergenze creative con Ryan Reynolds e si è portato dietro Gina Carano e Junkie XL, compositore della colonna sonora di Deadpool. Brad Pitt, che "compare" come Svanitore, aveva partecipato all'audizione per il ruolo di Cable ma aveva dovuto rinunciare per l'impossibilità di far combaciare i vari impegni; altri candidati per il ruolo erano Russell Crowe, "benedetto" nientemeno che da Rob Liefeld, e Michael Shannon, che si è tirato indietro per impegni pregressi. Zazie Beets, che interpreta Domino e che ha strappato la parte ad attrici come MacKenzie Davis e Sofia Boutella, dovrebbe tornare nell'annunciato X-Force assieme a Ryan Reynolds e Josh Brolin. Nell'attesa che esca, chissà quando, se Deadpool 2 vi fosse piaciuto recuperate Deadpool e magari X-Men - Origins: Wolverine, Wolverine - L'immortale e Logan - The Wolverine visto che sono ampiamente citati! ENJOY!


E ritorna, per la gioia di tutti i bambini...
L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi) rigorosamente scritto a memoria e senza l'aiuto di Wikipedia
HIC SUNT SPOILER!:

Cable: uno dei personaggi creati negli anni '90 dal nemico giurato dell'anatomia, Rob Liefeld, introdotto inizialmente come "terrorista" traviatore della generazione giovane degli X-Men, i Nuovi mutanti, da lui trasformati nella formazione paramilitare X-Force nonché paladino del "sacchettismo" preso in giro anche nel film. Col tempo si è scoperto che il vecchiaccio veniva dal futuro e che era nientemeno che il figlio di Ciclope e di un clone di Jean Grey, spedito nel futuro per salvarlo dal cosiddetto "virus tecnorganico", ovvero quella rumenta che lo ha reso un mezzo cyborg. In realtà Cable, il cui vero nome è Nathan Christopher Summers, ha enormi poteri telepatici e telecinetici e virtualmente sarebbe il mutante più potente della terra, se non fosse per quel virus. La sua nascita è stata infatti pianificata da Sinistro, il cui cognome è Essex (vi dice nulla? Leggete QUI...) ma ci si è messo di mezzo Apocalisse a rovinargli i piani. Non sto a tediarvi con ulteriori ragguagli, vi dico solo che in tempi recenti (dieci anni fa?) Cable ha salvato, adottato e cresciuto tale Hope (nominata nel film), salvatrice di mutanti imbevuta del potere di Fenice nonché ultima speranza dell'umanità "casualmente" identica a Jean Grey. Due co**oni, via. E mi chiedete perché ho abbandonato i fumetti degli X-Men?

Russell Collins: Alto e biondo, insomma col casting di D2 non ci azzecca una cippa, Russell "Rusty" Collins ha fatto parte della prima formazione di X-Force prima di venire rapito da Stryfe (clone di Cable proveniente anch'egli dal futuro) che gli ha fatto il lavaggio del cervello rendendolo malvagio. I poteri sono quelli mostrati nel film, gli manca solo la compagna di sempre accanto, Sally "Skids" Blevins. Ah, ora credo che nei fumetti sia morto.

Domino: Albina con un occhio nero, Neena "Domino" Thurman faceva parte del Six Pack, la prima squadra di mercenari in cui ha militato Cable, poi è stata rapita dalla mutaforma Vanessa (all'epoca malvagia, come Deadpool) che si è sostituita a lei per un po' di tempo, anche nelle fila di X-Force. Tornata nei ranghi, s'è tirata un paio di storie con Cable e, più recentemente, con Wolverine (alla coppia è dedicato il bellissimo Wolverine: Sex and Violence) e persino con Colosso. Il potere che ha è quello della fortuna ma diciamo che nei fumetti non è così smaccato come nel film!

Shatterstar: Come viene detto nel film, Shatterstar è un alieno proveniente dal Mojoverso, pianeta "televisivo" governato dal berlusconiano Mojo, dove le persone vengono gettate nelle arene e uccise per il piacere del pubblico. Shatterstar ha fatto parte per anni della seconda squadra di X-Force, distinguendosi come uno dei membri più sanguinari, mentre recentemente aveva cominciato a militare in X-Factor, dove ha finalmente palesato di essere gay e di provare sentimenti per il compagno di squadra Rictor. Per anni si è favoleggiato che Shatterstar fosse il figlio dei mutanti Longshot e Dazzler ma se non rammento male alla fine si è scoperto che Longshot era nato in provetta da materiale genetico di Shatterstar, il che ne fa... il nonno di sé stesso? Gesù... Ah, come poteri abbiamo agilità sovrumana e la capacità di emettere scariche bioelettriche attraverso le spade.

Black Tom Cassidy: Fratello di Banshee (per chi segue solo i film, ne avete visto una versione giovane QUA), amico di vecchissima e lunghissima data del Fenomeno, Black Tom Cassidy è irlandese ed è sempre stato un nemico degli X-Men. Più che essere un gangsta figo è un signore di mezza età vestito come un peerla, zoppo e costantemente appoggiato a un shillelag. Per quel che riguarda i poteri se non mi sbaglio riusciva a emettere scariche di energia attraverso il legno e a manipolare le piante.

Svanitore, Bedlam, Zeitgeist e Yukio: personaggi che ricordo pochissimo o affatto. Bedlam e Zeitgeist hanno fatto parte di un paio di formazioni di X-Force quando non ne leggevo le storie e sono credo durati il tempo di un arco narrativo, massimo due, il tempo di cambiare gli scrittori; lo Svanitore è un nemico dei vari X-Gruppi ma non è un uomo invisibile, bensì si teletrasporta, di fatto scomparendo. Yukio è invece un mix tra l'assassina già comparsa in Wolverine - L'immortale e la giovane mutante di nome Surge, dalla quale riprende i poteri energetici.

Fenomeno: ne ho parlato QUI


martedì 22 agosto 2017

Atomica bionda (2017)

Scrolliamo dal blog la ruggine da ferie con l’esplosivo film Atomica Bionda (Atomic Blonde), diretto dal regista David Leitch e tratto dalla graphic novel La città più fredda di Antony Johnston e Sam Hart. Pronti a spararvi in cuffia la migliore musica di fine anni ’80?


Trama: l’agente del MI6 Lorraine Broughton viene mandata a Berlino per recuperare una lista zeppa di segreti bramata da inglesi, americani, russi e francesi… proprio mentre i giorni del muro sono agli sgoccioli!


Alla mia veneranda età, dopo aver visto un buon numero di film, fatico ormai a ricordare nomi di registi e attori "secondari". Alla fine di Atomica Bionda mi è capitato di sussurrare al Bolluomo, col sorrisone sulle labbra, una cosa tipo "Ah ma questo è il modo in cui avrebbero dovuto girare quella mer*a di John Wick 2!" per poi scoprire, in effetti, che David Leitch era il co-regista non accreditato del primo, bellissimo John Wick, il cui secondo capitolo è stato diretto solo da Chad Stahelski. Da qui ho avuto modo di capire che, a son di guardare film, ho imparato qualcosa relativamente non solo a cosa viene raccontato bensì anche al "come", ma soprattutto di riflettere un po' sul Cinema di Menare (non me ne vogliano i fan de I 400 calci se utilizzo un loro termine), genere che, per quanto bistrattato dalla cVitica, ha un suo modo di essere e una sua dignità se realizzato bene, al punto che persino chi si intende di regia, montaggio e stunt tanto quanto un fermacarte (tipo la sottoscritta) riesce a capire facilmente la differenza tra un John Wick 2 e una meraviglia come Atomica Bionda: qui ci sono cuore, tecnica e gusto estetico, là c'è solo la pigrizia con la quale si prende per il naso lo spettatore. Perché a me (come ad altri spettatori, spero) frega poco di vedere Keanu Reeves ammazzare gente se le coreografie che lo vedono impegnato sono sempre le stesse e se il montaggio o la regia non mi esaltano, altrimenti non si parlerebbe, appunto, di coreografie, regia e montaggio e rimarremmo fermi a Van Damme o Steven Seagal al nadir delle loro carriere. In Atomica Bionda ci si mena ma lo si fa con un senso estetico superiore, col desiderio di costruire una scena, coccolando l'occhio dello spettatore con una bellezza che non è solo quella di una Charlize Theron che sarebbe gnocca persino avvolta in un sacco di juta e sfigurata dai lividi ma è anche e soprattutto quella di scontri all'arma bianca/pugni/calci/quello che volete così ben fatti da sembrare dei balletti, altro che La La Land. Questi sono film realizzati da gente che conosce benissimo il genere, lo ama e lo rispetta, da artigiani e stuntman che scelgono di renderlo appetibile anche per un pubblico di gente meno di nicchia, coinvolgendo grandi nomi e puntando tantissimo su scenografie, musiche, costumi e qualsiasi altro elemento possa risultare gradevole anche a chi non mastica pane e tamarreide dal mattino alla sera. A inizio 2000 c'erano i wu-xia occidentalizzati, oggi ci sono questi... come chiamarli? Action fortemente estetici? Non saprei ma, a prescindere da come vogliamo chiamarli, non ci si può lamentare della loro presenza sul mercato.


Sorvolando un attimino su una trama che a tratti si perde in un tourbillon di nomi in codice e passaggi di testimone, Atomica bionda ha tutto quello che serve per rendere la Bolla una bimba felice. Innanzitutto, ha una protagonista carismatica (e sapete quanto io ADORI le donne forti nel Cinema) interpretata da un'attrice che, ora come ora, è una delle migliori in circolazione. Non mi sento di scrivere altre righe sulla bellezza di Charlize Theron, quella donna è gnocca e bravissima, ma è innanzitutto una macchina da guerra credibile e stilosa da matti: le mise che la Theron indossa nel corso del film, non tanto quelle per me inarrivabili sfoggiate nei club berlinesi ma proprio quelle "da tutti i giorni", le sognerò nei mesi a venire, spulciando i siti di shopping on line per scovare qualche capo autunnale da mettere a mia volta. Magari con risultati diversi, ma l'importante è provare. Seconda cosa, Atomica bionda ha una serie di personaggi "di contorno" da paura. Ormai James McAvoy ha superato il noiosino Fassbender nella mia personalissima classifica di figaggine e quando lo sfruttano per ruoli da alcoolizzato/pazzo mi si scioglie il cuoricino; per gli ometti (o per le fanciulle amanti dello stesso sesso) c'è una Sofia Boutella sempre più affascinante, impegnata in una paio di scene capaci di lasciare letteralmente a bocca aperta il Bolluomo. Non potevo nemmeno prenderlo a schiaffi, visto che la Boutella e la Theron sono talmente sensuali assieme da far vacillare la mia eterosessualità come non erano riuscite nemmeno Natalie Portman e Mila Kunis ne Il cigno nero. Il parterre di attori ovviamente non finisce lì: vedere John Goodman, Toby Jones, Eddie Marsan e il futuro Pennywise Bill Skarsgård condividere lo schermo con la protagonista è sempre una gioia, così come è splendido vederli camminare per le due Berlino un attimo prima del crollo del maledetto muro. L'ambientazione è il terzo elemento vincente di Atomica Bionda, con le due anime di Berlino, la est più "straccionata" ma viva in un modo che la ovest può solo sognare, riportate perfettamente su pellicola e la storia reale che si insinua prepotentemente all'interno della finzione, segnando la sconfitta (non definitiva) di tutti i giochi di spie, traditori ed assassini che coi loro segreti hanno scritto una delle pagine più nere della storia mondiale. Immancabile infine, per mantenere il mood berlinese di fine anni '80, una colonna sonora stupenda che spazia da David Bowie a Blue Monday, passando per immancabili hit tedesche come 99 Luftballons e la sempre adorabile Der Commissar per poi finire con London Calling e Under Pressure, sempre per non dimenticare il divino Starman e l'altro divino Freddie Mercury. Volete altri motivi per andare a vedere Atomica bionda? Io sinceramente non perderei tempo e correrei al cinema prima che lo tolgano!


Del regista David Leitch ho già parlato QUI. Charlize Theron (Lorraine Broughton), James McAvoy (David Percival), Eddie Marsan (Spyglass), John Goodman (Emmett Kurzfeld), Toby Jones (Eric Gray) e Sofia Boutella (Delphine Lasalle) li trovate invece ai rispettivi link.

Bill Skarsgård interpreta Merkel. Svedese, figlio di Stellan e fratello di Alexander, lo ricordo per il film Anna Karenina, inoltre ha partecipato a serie quali Hemlock Grove. Ha 27 anni e tre film in uscita tra cui, ovviamente, IT, dove ricoprirà il ruolo di Pennywise!


I più accaniti fan di Tarantino avranno riconosciuto nei panni dell'orologiaio l'attore Til Schweiger, ovvero l'Hugo Stiglitz di Bastardi senza gloria. Detto questo, se Atomica bionda vi fosse piaciuto vi consiglio di recuperare Nikita e il primo John Wick. ENJOY!

venerdì 27 settembre 2013

The World's End (2013)

Finalmente è arrivato il momento di vedere conclusa una delle trilogie “non ufficiali” più amate del mondo! La Blood and Cornetto Trilogy si congeda dai suoi fan con The World’s End, sempre diretto e co-sceneggiato, come i suoi fratellini, dal regista Edgar Wright. Segue recensione SENZA SPOILER, giuro.


Trama: il disadattato Gary riunisce, dopo 20 anni, lo storico gruppo di amici con i quali era quasi riuscito a fare il giro completo dei pub nel loro sonnolento paesino natale. Le cose però, dopo 20 anni, sono molto cambiate e quella che comincia come una serata normale diventa presto una corsa per la sopravvivenza…


I film che prevedono la collaborazione tra Wright, Pegg e Frost sono un po' l'antitesi del diludendo: ci può essere magari quello un pochino meno bello degli altri, ma in generale si sa che saranno delle pellicole favolose e The World's End non fa eccezione, collocandosi nella scala del Cornettometro appena sotto Shaun of the Dead e sopra Hot Fuzz. D'altronde, ormai la sinergia del trio è tale che sono loro i primi a divertirsi girando i film e, di conseguenza, lo spettatore non può fare a meno di rimanerne influenzato e apprezzare ogni gag, ogni riferimento agli altri due episodi della trilogia (ormai un marchio di fabbrica, assieme al Cornetto, il salto degli steccati), ogni battuta e ogni momento commovente, senza dimenticare di avere comunque davanti un film a sé stante. Che, in questo caso, pesca a piene mani dalla fantascienza maccartista e la mescola con quei film apocalittici che stanno andando tanto per la maggiore in questi ultimi anni, risultando però nettamente migliore nel descrivere la fine del mondo del titolo italiano. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Pegg e Wright, è infatti un cerchio perfetto dove ogni avvenimento o particolare insignificante non è messo a caso: The World's End andrebbe guardato almeno due volte solo per riuscire ad apprezzare appieno come, per esempio, tutto ciò che viene detto e fatto all'inizio prefiguri in qualche modo l'intero film, così come i nomi dei dodici pub dove il protagonista, Gary King (il Re affiancato da Cavaliere, Ciambellano, Paggio, Ministro e Principe), decide di prendersi l'epica sbronza e rinverdire i fasti di gioventù. The World's End è un film "di congedo", un'amara e malinconica riflessione sul tempo che passa impietoso, sul diventare adulti e sulle speranze infrante e, di conseguenza, un'ulteriore evoluzione dei due fancazzisti di Shaun of the Dead: lì Shaun ed Ed avevano una trentina d'anni (appena a inizio carriera?) ed erano ancora "recuperabili" mentre Gary è un triste e squallido quarantenne che ha deciso di non crescere e di rimanere ancorato all'ultimo giorno in cui si è sentito giovane, vivo ed invincibile.


Simon e Nick questa volta si scambiano quindi i ruoli e quello che un tempo era lo streppone Ed si ritrova oggi nei panni di un personaggio "antipatico" e precisino come il vecchio Pete, almeno per i primi 20 minuti. Il risultato è esilarante, Pegg con la tinta nera, i vestiti GGiovani e il viso pieno di rughe dell'adulto sfatto è divertentissimo ma allo stesso tempo triste e pietoso e tutti i comprimari che compongono il gruppo dei "cinque moschettieri" interagiscono tra loro in maniera divina. Tolti "i soliti due" (anche Nick Frost da il bianco e mi chiedo come abbia fatto a non farsi venire un infarto visto che corre di lungo!!), ho apprezzato molto la deliziosa, malinconica faccetta di un Eddie Marsan sempre più ubriaco e svampito mano a mano che il film prosegue e a tal proposito, prima di passare agli aspetti tecnici, vorrei spendere due parole sul doppiaggio. Mi rendo conto che in Italia le sale che proiettano i film in lingua originale sono mosche bianche (da me non è nemmeno arrivato doppiato...), tuttavia questo è il motivo per cui mi sarei comunque rifiutata di andare a vedere The World's End al cinema: ho conosciuto Pegg e Frost in Australia, non ho mai visto un loro film "di coppia" in italiano e questo vale soprattutto per quelli della Trilogia, quindi non riuscirei a sopportare la mancanza delle loro voci e il modo in cui si accompagnano alle loro espressioni (una su tutte: Simon Pegg spara una cazzata qualsiasi davanti alla ragazza e fa quell'incredibile smorfia da cagnetto bastonato, con la bocca piegata all'ingiù)... ma a maggior ragione in The World's End più i protagonisti si ubriacano più la loro parlata diventa biascicata, rapida, sincopata ed esilarante, per non parlare poi dei giochi di parole come "He was new! Like a baby! Like a man baby!" "Like a maybe". Quindi, ci siamo capiti, recuperatelo in lingua appena potete e preparatevi a ridere di più.


Delirio linguistico a parte, come gli altri due film della Trilogia anche The World's End è curatissimo per quel che riguarda regia ed effetti speciali. Devo ammettere che questi ultimi all'inizio mi hanno lasciata perplessa (non ricordo se nel trailer si vedevano, però il primo impatto è scioccante...) ma concorrono a dare al film un piglio più grottesco che risulta ancora più divertente a fronte di scene da combattimento veramente serie e ben fatte. Le entità contro cui devono combattere i nostri cinque moschettieri a tratti mettono davvero paura soprattutto per gli urlacci accompagnati da fasci di luce che ricordano tanto L'invasione degli ultracorpi e il finale, teso e mozzafiato, ha proprio poco da invidiare ai "veri" film di fantascienza. E detto questo, siccome ho promesso di non fare spoiler, conviene chiudere qui la recensione prima che il delirio e l'amore mi travolgano e vi racconti tutto questo spazialissimo, adorabile The World's End come avrei voglia di fare finché l'onda dell'entusiasmo, che dura ormai da due giorni e mi accompagnerà per mesi (lo riguarderei già ora!!!), è ancora lì a travolgermi. Correte in sala e ringraziate l'Inghilterra per averci dato questi tre geni e il loro assurdo modo di fare cinema!


Del regista e co-sceneggiatore della pellicola Edgar Wright ho già parlato qui. Simon Pegg (co-sceneggiatore, Gary King), Nick Frost (Andy Knightley), Martin Freeman (Oliver Chamberlain), Eddie Marsan (Peter Page), Pierce Brosnan (Guy Shephard) e Bill Nighy (in originale presta la voce al Network) ho già parlato nei rispettivi link. 

Paddy Considine interpreta Steven Prince. Inglese, ha partecipato a film come Cinderella Man, Hot Fuzz e The Bourne Ulimatum – Il ritorno dello sciacallo. Anche sceneggiatore e regista, ha 39 anni e due film in uscita.


Rosamund Pike interpreta Sam Chamberlain. Inglese, ha partecipato a film come La morte può attendere, The Libertine, Orgoglio e pregiudizio, La versione di Barney, Johnny English - La rinascita e Jack Reacher - La prova decisiva. Ha 34 anni e cinque film in uscita.


Tra gli altri attori, segnalo la presenza di David Bradley, ovvero l’uomo che ogni fan di Harry Potter conosce come Gazza, lo scorbutico custode di Hogwarts, qui nei panni del folle Basil. Anche Rafe Spall e i due protagonisti di Killer in viaggio compaiono come guest star, il primo ed Alice Lowe come avventori di un pub, mentre Steve Oram è riconoscibilissimo nei panni del poliziotto in moto. Infine, se il film vi fosse piaciuto (e non vedo come non potrebbe!!) consiglio il recupero di Shaun of the Dead e Hot Fuzz. ENJOY!!

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