mercoledì 25 agosto 2010

4 mosche di velluto grigio (1971)

Inutile. Per quanto mi sforzi, così come lo splatter anche il genere giallo non mi intriga come dovrebbe (solo Sette note in nero di Fulci pare fare eccezione). Qualche giorno fa ho guardato 4 mosche di velluto grigio, girato nel 1971 dal nostrano Dario Argento, e nonostante lo sbattimento per procurarmene una versione a dir poco maffa non ritengo che il film in sé abbia meritato lo sforzo, anche se qualche piccola perla l’ha regalata. Vediamo un po’.

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Trama: il musicista Roberto, accortosi di un tizio che lo pedina con parecchia insistenza, lo affronta e per sbaglio lo uccide. Potrebbe scappare e fare finta di nulla, se non fosse che un tizio con una maschera in volto ha visto tutto e lo ha persino fotografato ma, invece di andare dalla polizia e denunciarlo, preferisce minacciarlo e rendergli in generale la vita un inferno…

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Che dire. Si muovono in me sentimenti contrastanti. Facciamo qualche piccola precisazione: come giallo in sé 4 mosche di velluto grigio è un po’ una belinata, non tanto per la questione legata all’identità del colpevole (non ho capito fino all’ultimo chi fosse, in effetti, di questo ne rendo atto agli sceneggiatori) e neppure per la trama che comunque è abbastanza articolata e complicatussa, quanto per le motivazioni che spingono il colpevole e il modo in cui lo stesso viene riconosciuto nel finale. Non vi anticipo nulla ma ha a che fare con il titolo che fino a quel momento rimane davvero un’incognita. Detto questo, bisogna dire che nel film sono presenti elementi trash e divertenti a profusione, e qualche inquietante zampata tipicamente argentiana che lo vivacizzano un po’.

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Sul versante “thriller – horror” è sempre apprezzabile l’idea di inserire nel contesto un killer con una maschera da bambola, asettico ed inquietante quanto basta. Al solito, Argento riesce a mettere angoscia con quelle sue maledette e lunghissime inquadrature di finestre che danno sul buio esterno, da dove sembra sempre debba sbucare qualcosa o qualcuno (come in Suspiria), ed aggiunge un altro paio di belle scene. La prima è il sogno ricorrente del protagonista, ambientato in un paese asiatico non meglio definito, nel quale lui si vede nei panni di un boia che prima stiletta il condannato a morte alla base del collo per irrigidirlo, quindi lo decapita con una sciabolata decisa. Sogno ricorrente sprofondato in un bianco abbacinante, che per due o tre volte si blocca prima del taglio mentre alla fine la scena viene mostrata nella sua interezza, profezia di quello che accadrà all’assassino. La seconda è la morte reale dell’assassino in questione, che si schianta contro un camion, scena decisamente ad effetto che ci viene mostrata al ralenti e con diverse inquadrature, quasi il regista volesse prolungare l’agonia del killer. Il tutto senza quasi mostrare una goccia di sangue: il film si basa molto sull’attesa e sulla tensione del “non vedere”, anche se ci sono alcune scene di morti violente. Un’altra sequenza che ho molto apprezzato è quella dove il parco, affollato di gente, si svuota all’improvviso come per magia, lasciando la cameriera sola, perplessa e in balia dell’assassino.

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Tuttavia, secondo me, quello che rende particolare il film è l’abbondanza di momenti comici e trash, per i quali dobbiamo ringraziare personaggi come Dio, il Professore e l’ispettore gay, nonché dei dialoghi francamente imbarazzanti. Forse il monologo più inverosimile è quello finale dell’assassino, che spiega i motivi della sua follia e che ad essere sinceri fa cadere le palle con un sonoro tonfo, ma anche il resto non scherza. Diomede, detto Dio (interpretato da Bud Spencer), viene introdotto con un inequivocabile coro di Alleluia e possiede un pappagallo di nome Affanculo. Ora, già questo di per sé è trash a livelli improponibili, ma Argento getta benzina sul fuoco mettendo in bocca a Dio una frase come “io e lui (il Pappagallo, n.d.B.) non potremmo mai entrare in società assieme. Te lo immagini?” e subito dopo rincara la dose spiegando l’origine del soprannome del Professore: si chiama così perché “non scoreggia mai in pubblico”. Della serie, basta poco, che ce vò? E questa è solo la punta dell’iceberg, perché ci sono postini mazzuolati per motivi futili, amici che raccontano versioni porno della storia di Frankenstein con il mostro iperdotato e pure omosessuale, cugine baldracche, potenziali soccorritori con l’intelligenza di criceti, investigatori che si bullano di non aver risolto nemmeno un caso ergo questa sarebbe la volta buona in base alla teoria delle probabilità e chi più ne ha più ne metta. Detto questo, credo questo film non deluderà gli amanti irriducibili di Argento e del giallo in generale. Personalmente ho visto di peggio ma non mi sono appassionata abbastanza. Comunque, un’occhiata la consiglio, anche perché è vero che Argento lì doveva ancora farsi un po’ le ossa ma sicuramente rispetto ai suoi ultimi lavori 4 mosche di velluto grigio è un capolavoro!

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 Di Dario Argento ho già parlato qui. Al momento pare stia preparando la sceneggiatura del remake di Profondo Rosso. Si vocifera la presenza di Romero come regista, ma il progetto è ancora molto incerto. E per fortuna, direi io.

Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, interpreta Diomede, detto Dio. Alzi la mano chi non conosce il grande Bud e poi vada immantinente a vergognarsi di esistere, visto che questo attore ha cresciuto e continuerà, si spera, a crescere generazioni di italiani ed estimatori stranieri con i film girati assieme all’inseparabile Terence Hill. Tra le sue pellicole ricordo Dio perdona… io no!, I quattro dell’Ave Maria, Lo chiamavano Trinità, … continuavano a chiamarlo Trinità, Si può fare… Amigo, Più forte ragazzi!, Anche gli angeli mangiano fagioli, Piedone lo sbirro, … Altrimenti ci arrabbiamo, Porgi l’altra guancia, Piedone a Hong Kong, Charleston, I due superpiedi quasi piatti, Piedone l’africano, Lo chiamavano Buldozzer, Pari e dispari, Uno sceriffo extraterreste – poco extra e molto terrestre, Io sto con gli ippopotami, Piedone d’Egitto, Chissà perché.. capitano tutte a me, Chi trova un amico trova un tesoro, Cane e gatto, Banana Joe, Bomber, Nati con la camicia, Non c’è due senza quattro, Miami Supercops, Superfantagenio, il tristissimo (in senso negativo) Botte di Natale, Fuochi d’artificio e le serie tv Detective Extralarge, Big Man e l’ultimissima fatica I delitti del cuoco. Ha 81 anni e un film in uscita, Mafia. Farewell to the Godfather che conta interpreti del calibro di Michael Madsen, Franco Nero, John Rhys – Davies e (ohibò!) Lou Ferrigno. Attendo con fiducia, che dire!

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Oreste Lionello interpreta Il Professore. Altra colonna portante del cinema, del teatro e della tv italiani, voce storica di Woody Allen e in generale doppiatore sopraffino, lo ricordo per film come Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, Totòtruffa ’62, La signora gioca bene a scopa?; come doppiatore, ha prestato la voce per il particolarissimo cartone animato VIP, mio fratello superuomo e nelle serie Le avventure di Barbapapà e Inuyasha. E’ morto l’anno scorso, all’età di 82 anni.

Oreste_Lionello

Michael Brandon interpreta il protagonista, Roberto. Newyorchese, ha recitato in parecchi telefilm, tra cui La Signora in giallo, La tata, Ally McBeal, Jag, Doctor Who e Bones. Inoltre pare sia la voce narrante delle avventure de Il trenino Thomas. Ha 65 anni e un film in uscita.

michaelbrandon

Tra gli altri attori figurano Mimsy Farmer, già presente nel Black Cat di Fulci, nel ruolo della moglie del protagonista, mentre l’investigatore gay è interpretato da Jean – Pierre Marielle, che ha partecipato al recente Il Codice Da Vinci con il ruolo di Jaques Saunière. La cosa assurda è che persino due pezzi da 90 della musica internazionale come Ringo Starr e James Taylor erano stati pensati come interpreti del personaggio principale, mentre alla colonna sonora (composta da un Moricone stranamente sottotono…) dovevano mettere mano nientemeno che i Deep Purple. Torna coi piedi per terra, Dario!! Se il film vi è piaciuto vi consiglio, ovviamente, di vedere Profondo Rosso e poi, siccome 4 mosche di velluto grigio fa pare di un’ideale “trilogia degli animali”, vi direi di vedere anche L’uccello dalle piume di cristallo e Il gatto a nove code, anche se non so dirvi come siano, purtroppo. Rimedierò, un giorno (forse). E ora vi lascio all'inquietantissimo trailer del film... ENJOY!!




2 commenti:

  1. La versione di cui parli é probabilmente l'unica in circolazione, risalente alla messa in onda del 1986 (ma ho appena scoperto che ne esiste anche una realizzata in america e giunta sul mercato home video l'anno scorso), mentre per quella "autorizzata" da Argento wikipiedia ci rimanda al dicembre 2010.Per quanto in molte parti l'abbia trovato un po' ingenuotto, fa parte di quella produzione di Argento (i primi film, per intenderci) a cui sono legatissimo.Quanto al progetto del remake di Profondo Rosso, mi accodo alla speranza che resti incerto.Che si faccia qualcosa di nuovo, magari riprendendo le vecchie atmosfere thriller degli albori, piuttosto che rigirare film per evidente mancanza d'idee o tentativo di campar di rendita.

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  2. Dario Argento l'ho sempre ritenuto enormemente sopravvalutato! Se consideriamo che questo film, di per sè mediocre e con un finale stupidissimo, rientra tra i suoi migliori, si capisce che un po sopravvalutato deve esserlo.. Film carino comunque, ma molto meglio Fulci ;)

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