Trama: due agenti federali tentano di incastrare, con ogni mezzo possibile, il sanguinoso falsario Eric Masters...
Dopo tanti anni passati senza studiare il Cinema e i suoi grandi Autori (cosa che riuscivo a fare ai tempi dell'università) mi sento sempre un po' in soggezione a parlare di registi come William Friedkin, perché ormai non ho proprio più i mezzi espressivi per farlo. Eppure, anche un'ignorante di ritorno come me, di fronte a Vivere e morire a Los Angeles, si rende conto di avere davanti un'opera forse minore, se paragonata ai capolavori di Friedkin, ma così potente da spazzare via il 90% dei film usciti negli ultimi 20 anni. Vivere e morire a Los Angeles è un film che segna il ritorno del regista alle atmosfere che lo avevano reso famoso, dopo una serie di insuccessi commerciali, e ai personaggi di poliziotti borderline, più simili a criminali senza scrupoli che ad integerrimi rappresentanti della legge. Il protagonista del film è Richard Chance, agente federale con un kink per le situazioni mortalmente pericolose, talmente drogato di adrenalina che alla fine del film mi è parso che William Petersen fosse l'emblema dell'uomo in botta da cocaina. A seguito della morte del suo collega storico per mano di Eric Masters, un falsario senza scrupoli, Chance giura di incriminare il colpevole con ogni mezzo, coinvolgendo il nuovo collega, l'integerrimo Vukovich. I metodi spregiudicati di Chance, uniti all'apparente inafferrabilità di Masters, danno vita a situazioni sempre più al limite, a un'ossessione che non guarda in faccia nessuno e si alimenta delle atmosfere di una Los Angeles che sembra un inferno di anime in pena. La città californiana diventa protagonista del film al pari degli esseri umani, facendosi specchio del cuore arido di chi ci vive; labirinto bruciato dal sole di strade infinite e pericolose, che sembrano non portare da nessuna parte, Los Angeles è un luogo dove si vive e si muore senza un perché, con una violenza e una casualità terrificanti, e dove non sembrano esistere luoghi sicuri, visto che appartamenti e locali, per non parlare di anonimi prefabbricati, sono squallidi rifugi temporanei passabili di venire violati con una spallata ben assestata.
All'interno di questa terra di nessuno, Friedkin confeziona un paio di sequenze da slogarsi la mascella. L'iniziale parallelo tra le ambizioni artistiche del raffinato Masters e il suo lavoro principale di falsario, con tutto il processo della creazione di biglietti da 20 dollari fasulli, è un capolavoro di regia e montaggio che trasforma l'atto criminale in un lavoro di fine artigianato, come dimostra l'impasto di colori da cui parte Willem Dafoe all'inizio della scena. Non bastasse questa introduzione folgorante, Friedkin, assieme al direttore della seconda unità (un giovanissimo Robert D. Yeoman che ha sostituito, per la sequenza in questione, lo storico collaboratore di Wim Wenders, Robby Müller, dichiaratosi incapace di realizzarla), dà vita ad uno degli inseguimenti in macchina più adrenalinici e belli di sempre, partendo dagli spazi ristretti di uno scarico merci ferroviario, passando per gli immensi canaloni che fiancheggiano la ferrovia, per arrivare al momento cult della sequenza, l'ingresso contromano e la conseguente fuga di Chance e Vukovich in autostrada, che mi ha spinta a stringere gli occhi in più di un momento. Il senso costante di pericolo, il bisogno patologico di agire al di fuori della legge, fino alle estreme conseguenze, si ripropone nell'interpretazione nervosa di un William Petersen giovane e bello come il sole, catturato (talvolta spiato) dalla cinepresa di Friedkin in perenne movimento, anche durante i confronti più statici. Il costante subbuglio interiore di Chance si contrappone all'iniziale leggerezza di Vukovich, un personaggio che si carica di tinte sempre più cupe, come se il suo animo integerrimo non potesse esimersi dal venire sporcato dal marciume rimestato dal collega e rappresentato dall'Eric Masters di Willem Dafoe. Dafoe interpreta un villain perfetto, terribilmente anni '80. Rappresenta tutto ciò che di affascinante e sexy poteva esserci all'epoca e, contemporaneamente, tutto lo schifo celato dietro l'apparenza, l'orrore e la perversione spazzati sotto il tappeto dello yuppismo rampante. Mi ha richiamato alla mente anche le atmosfere di Cruising, perché nulla mi toglie dalla testa che, dietro il paio di dark ladies che si affiancano ai protagonisti, la tensione omoerotica del triangolo Chance, Vukovich e Masters è presente e palpabile... ma forse sono solo io che penso male. Sia come sia, ho aspettato 40 anni per vedere Vivere e morire a Los Angeles ma ne è valsa la pena, perché un'opera come questa è Cinema puro e semplice, imprescindibile. Se non lo avete mai visto recuperatelo, io intanto ringrazio Bruno per avermi consigliato questa gemma!
Del regista e co-sceneggiatore William Friedkin ho già parlato QUI. Willem Dafoe (Eric Masters), John Pankow (John Vukovich), John Turturro (Carl Cody) e Dean Stockwell (Bob Grimes) li trovate invece ai rispettivi link.
William Petersen interpreta Richard Chance. Più conosciuto come Grissom della serie CSI - Scena del crimine, ha partecipato a film come Manhunter - Frammenti di un omicidio e ad altre serie quali Ai confini della realtà. Anche produttore, ha 73 anni.
Darlanne Fluegel interpreta Ruth Lanier. Americana, ha partecipato a film come C'era una volta in America, Sorvegliato speciale, Cimitero vivente 2, Scanner Cop e a serie quali MacGyver, Ai confini della realtà, Alfred Hitchcock presenta e Hunter. Anche produttrice, è morta nel 2017.
Nel film compare anche il padre di Robert Downey Jr., Robert Downey, nei panni di Thomas Bateman. Gary Sinise aveva fatto l'audizione per il ruolo di Chance e, non avendola passata, ha suggerito di chiamare William Petersen. Se Vivere e morire a Los Angeles vi fosse piaciuto, recuperate Il braccio violento della legge e Cruising. ENJOY!






























.jpg)





