venerdì 9 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 9: La torre del male (1972)


La Nuovi Incubi Halloween Challenge oggi si incrocia con la mia Horror Challenge annuale. Il tema odierno della prima era Isole, Porti, Spiagge, il tema settimanale della seconda era Protoslasher. E' uscito così La torre del male (Tower of Evil, anche conosciuto come Horror on Snape Island e Beyond the Fog), diretto e sceneggiato nel 1972 dal regista Jim O'Connolly.

Trama

Dei ragazzi vengono uccisi su Snape Island. L'unica sopravvissuta è accusata di omicidio plurimo ma il consulente della famiglia decide di andare sull'isola ad indagare, assieme a un gruppo di archeologi convinti che lì si nasconda un tesoro fenicio...

Recensione

La torre del male (conosciuto in Italia anche col meraviglioso titolo Perché il dio fenicio continua a uccidere?) è uno di quei film che parte benissimo e poi si sgonfia, tanto che verso la fine ho faticato a rimanere sveglia. Diciamo, anzi, che parte a bomba: soltanto nei primi 5 minuti ci sono tre cadaveri, di cui due decapitati, e un efferato omicidio all'arma bianca. In realtà, se La torre del male avesse continuato ad essere la ricostruzione di quanto accaduto a quattro ragazzi che, una sera, hanno deciso di usare il faro di un'isola sperduta come nido d'amore, forse avrebbe avuto tutt'altro genere di impatto, in quanto la narrazione, nella prima metà del film, è affidata alle allucinazioni di una ragazza in stato catatonico. La natura inaffidabile della narratrice, unica sopravvissuta accusata di omicidio, rende la vicenda molto più interessante rispetto a quanto viene mostrato dopo, quando un gruppo di archeologi si reca sull'isola alla ricerca di un tesoro fenicio. E' qui che, in effetti, La torre del male manifesta tutte le caratteristiche dello slasher; all'interno di un luogo più o meno confinato, i protagonisti vengono attaccati o uccisi a turno da una mano sconosciuta, in modi più o meno efferati, e l'unico mistero del film consiste nel capire se, come da fuorviante titolo italiano, l'assassino è una qualche mostruosa divinità satanica, oppure qualcosa di molto più prosaico. L'enorme difetto de La torre del male è il ritmo soporifero della parte centrale, durante la quale i realizzatori mi sono sembrati molto più interessati alle dinamiche sessual-sentimentali tra i vari protagonisti, rispetto a creare un clima di inquietudine, e anche il mistero "familiare" che, a un certo punto, viene sviscerato con uno spiegone inusuale per questo genere di film, risulta in un ulteriore appesantimento.

Come ho scritto prima, è un peccato, perché Jim O'Connolly, almeno per la prima mezz'ora, sceglie un approccio psichedelico, colorato e molto gore. Le tecniche sperimentali con le quali i medici cercano di risvegliare la mente di Penny e la rappresentazione dei suoi ricordi confusi, tra urla ininterrotte, immagini ripetute in loop e squarci di un sanguinoso inferno, mettono i brividi e contrastano con lo stile utilizzato a partire da quando gli archeologi mettono piede sull'isola. Da quel momento in poi, La torre del male diventa simile a un film minore della Hammer, solo con qualche scena osé in più. Gli interni gotici del faro si amalgamano alla perfezione con un'isola brulla, avvolta da una cupa nebbia, e con le caverne dove si sposta l'azione verso il finale, ma il tutto è privo di quell'aura weird che rende così particolare l'incipit de La torre del male. Il film si fa anche meno efferato, man mano che prosegue. L'unico omicidio degno di nota è perpetrato tramite mannaia d'oro, per il resto truccatori e reparto effetti speciali si sono concentrati più sulla creazione di cadaveri putrefatti e creature mostruose, che sono i protagonisti indiscussi del tremendo soggiorno degli archeologi sull'isola. Nemmeno gli attori sono particolarmente degni di nota, anzi, direi che un paio sono addirittura intercambiabili, tanto che già mi riesce difficile ricordarne le facce e, come spesso succede, i più interessanti sono i caratteristi impegnati nei ruoli di isolani stundai. Nonostante un po' di delusione, La torre del male ha comunque degli aspetti positivi, e sono contenta di averlo visto, anche perché è un'opera poco conosciuta, e quale momento migliore della spooky season per questi recuperi originali?

Cast

  • Jim O'Connolly è il regista e sceneggiatore del film. Inglese, ha diretto altri film come Smokescreen, Il cerchio di sangue e Spogliati... che poi ti sposo!. Anche produttore, è morto nel 1986.  


giovedì 8 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 8: Ginger Snaps II: Unleashed (2004)


Giornata della Nuovi Incubi Horror Challenge dedicata a Fratelli e Sorelle! Ho deciso così di continuare il recupero della serie Ginger Snaps col secondo capitolo, Ginger Snaps II: Unleashed, diretto nel 2004 dal regista Brett Sullivan.

Trama

In fuga da uno dei suoi simili e decisa ad arginare la sua lenta ma inesorabile trasformazione in licantropo, Brigitte viene ricoverata in una clinica per tossicodipendenti...

Recensione

Ho scelto Ginger Snaps 2, pur consapevole di come fosse finito il primo, perché ero convinta che Ginger avesse un ruolo un po' più preponderante all'interno della psiche sempre più frantumata di Brigitte. In realtà, Ginger si vede davvero pochissimo, e compare più che altro per canzonare la sorella, o metterla in guardia dal suo inevitabile destino. Ginger Snaps, splendido coming of age in salsa licantropica, finiva con la fuga di Brigitte da un'accusa pesantissima di omicidio e occultamento di cadavere, ma soprattutto con la decisione di contrarre lo stesso morbo della sorella, per non abbandonarla alla sua crescente sete di sangue e lasciarla sola in un corpo e una mente che non avevano più nulla di umano. Purtroppo, a differenza di Ginger, la quale abbracciava con gioia la trasformazione in licantropo, Brigitte è ben decisa a non soccombere e a non uccidere le persone, e continua ad iniettarsi la Belladonna, sostanza velenosa e sempre meno efficace. Brigitte è inoltre perseguitata da un suo simile che desidera accoppiarsi con lei e che, nel frattempo, si lascia dietro una scia di cadaveri. Le cose peggiorano ulteriormente quando Brigitte, in overdose da Belladonna, viene ricoverata in un centro di disintossicazione e, sostanzialmente, imprigionata, oltre che privata dell'unica sostanza in grado di rallentare la sua trasformazione. A differenza del primo Ginger Snaps, il secondo capitolo abbandona l'aspetto psicologico legato al coming of age per raccontare una storia il cui fulcro è la differente percezione della verità, gli inganni di cui cadiamo volontariamente vittime pur di sopravvivere, spesso perché incapaci di sopportare una pesante solitudine. Questa scelta rende forse Ginger Snaps 2 più dinamico e vario rispetto al suo predecessore, almeno a livello di personaggi, ma anche più superficiale, soprattutto perché i vari pazienti e medici del centro, Ghost in primis, sono talmente fuori di testa o ridotti a cliché, che simpatizzare con loro non è facilissimo. Oltretutto, inserire all'interno del film delle personalità forti ma "fuorvianti", priva di importanza la stessa Brigitte, la quale per buona parte della durata del film ha un atteggiamento passivo, spinta dalla volontà esclusiva di arginare la maledizione e scappare. Il finale, poi, mi è sembrato frettoloso e anche ingiusto nei confronti di una linea narrativa, quella appunto di Ginger e Brigitte, sacrificata a qualcosa che non posso spoilerare, ma che sembra fare parte di un altro genere di racconto, al quale è stata appiccicata con lo sputo una sottotrama a tema licantropia.

Benché lo ritenga inferiore al precedente, Ginger Snaps 2 mi è comunque piaciuto e mi ha divertita parecchio, proprio per quei difetti di cui ho parlato sopra. Ghost è comunque un personaggio intrigante, interpretato alla perfezione da una giovanissima ed irriconoscibile Tatiana Maslany, e a livello visivo è una macchia di colore (per non dire un pugno nell'occhio, sia per gli abiti sia per quanto riguarda la notevole scenografia della casa della nonna, che avrebbe fatto invidia a Kevin McAllister) che spicca all'interno di un horror molto cupo, legato allo stile gotico-adolescenziale del precedente. Una cosa che ho trovato molto interessante, a tal proposito, è la differenza abissale tra la progressiva trasformazione di Ginger e quella di Brigitte. Nel primo Ginger Snaps, Ginger attraversava una fase in cui i suoi tratti ferini ne aumentavano a dismisura la sensualità, rendendola praticamente una dea scesa in terra; qui, Brigitte ha il corpo segnato dalla magrezza tipica dei tossicodipendenti e, man mano che la trasformazione avanza, i suoi tratti diventano sbozzati, grezzi e spigolosi, privandola di quella pur breve fase di bellezza di cui aveva goduto la sorella. E' un dettaglio che ho molto apprezzato, perché l'ho letto come una rappresentazione del diverso approccio delle due sorelle alla maledizione, con Ginger pronta ad abbracciarla, e quindi a fiorire, e Brigitte impegnata in una sofferente lotta all'ultimo sangue per mantenere la propria umanità. A proposito di sangue, il film è sicuramente meno gore e morboso del primo capitolo, che sfruttava anche l'hobby inusuale delle protagoniste per aumentare le scene horror, ma contiene comunque delle sequenze impressionanti, tra corpi dilaniati, animaletti decapitati e, cosa per me anche peggiore, innumerevoli inquadrature di aghi, denti, occhi, lamette che tagliano la carne, ecc. ecc. Onestamente, l'unico vero difetto di Ginger Snaps 2 è la fine ingloriosa della vicenda. Devo ancora recuperare Ginger Snaps Back, che torna, appunto, all'inizio della maledizione, addirittura al 1800, ma forse più che un prequel la povera Brigitte avrebbe meritato un sequel e una vendetta, poverina.

Cast

Di Emily Perkins (Brigitte), Katharine Isabelle (Ginger), Tatiana Maslany (Ghost) e Brendan Fletcher (Jeremy) ho già parlato ai rispettivi link.

  • Brett Sullivan è il regista del film. Canadese, ha diretto film come A Christmas Horror Story. E' anche montatore, sceneggiatore e produttore.

Se vi è piaciuto...

Il film è il seguito diretto di Ginger Snaps e ha anche un prequel, girato in contemporanea, Ginger Snaps Back: The Beginning; film i cui titoli italiani non mi sento di nominare, ma che vi consiglio di recuperare. ENJOY!

mercoledì 7 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 7: China Blue (1984)


Il tema della Nuovi Incubi Horror Challenge oggi era "Bubblegum Horror". Ho scelto per l'occasione China Blue (Crimes of Passion), diretto nel 1984 dal regista Ken Russell.

Trama

La prostituta China Blue si ritrova coinvolta con due uomini, un prete deviato e un padre di famiglia in crisi con la moglie...

Recensione

Se volete una definizione di bubblegum horror, vi rimando alla recensione di Bit, visto che l'argomento era già stato toccato in una delle challenge horror settimanali. Per scegliere il film odierno, come già avevo fatto allora, mi sono affidata ad una delle innumerevoli liste a tema presenti su Letterboxd, all'interno delle quali China Blue viene nominato più volte. In realtà, far rientrare il film di Ken Russell nella definizione di bubblegum horror non è proprio facilissimo, perché ha tante cose in comune con questo sottogenere, ma anche molte differenze. Intanto, China Blue non è un horror. Potrei definirlo thriller, da un certo punto in poi mostra alcune delle caratteristiche del giallo all'italiana, ma è soprattutto un'opera che parla del sesso e delle relazioni umane, in particolare delle maschere che indossiamo per sopravvivere, consapevolmente o meno. Il film si apre su una seduta di gruppo, nella quale Bobby, sposato con due figli, si dichiara felice della sua situazione matrimoniale, affermazione che viene smontata nel giro di pochissimo, quando confessa che è molto raro fare sesso per lui e la moglie. Bobby non si rende conto di vivere un'illusione in cui la moglie, prima o poi, tornerà a desiderarlo come prima, e si concentra su quello che lui ritiene sia il vero problema della coppia, che stanca e stressa la moglie al punto da farle passare il desiderio sessuale, ovvero la mancanza di soldi. Contrapposta a questa prosaica, deprimente realtà familiare è la vita notturna della prostituta China Blue, la quale si offre ai clienti come l'incarnazione di ogni loro sogno perverso. China Blue è un'illusione, un "personaggio" che consente alla donna di entrare in contatto con gli uomini senza essere coinvolta emotivamente, per diventare una divinità del sesso di cui l'uomo non può fare a meno. Sia Bobby che China Blue vogliono essere unici ed indispensabili per gli altri; lui per la donna che pensa di amare, lei per il variegato bestiario di clienti che vanno a cercarla ogni notte nel suo appartamento in affitto. Quando i due protagonisti si incontrano e fanno sesso, tra loro scatta qualcosa che li spinge a mettere in crisi le illusorie convinzioni con le quali si cullavano. 

Siccome, però, China Blue è un thriller-horror, e non un dramma sentimentale atipico, ecco che la lenta presa di coscienza della protagonista porta ulteriore scompiglio nella mente del Reverendo Shayne, "prete" urbano preda di desideri perversi e anche troppo terreni. Shayne comincia il suo rapporto con China Blue convinto di volerla salvare dai suoi peccati, ma a poco a poco la sua psiche già tormentata di suo viene sconvolta dallo stile di vita della donna e, ancor peggio, dal suo progressivo aprirsi verso i sentimenti di Bobby; incapace di sostenere la propria natura di peccatore, perso in un duplice sentimento di amore e odio, Shayne impazzisce e si "sdoppia", vedendo in China Blue un estensione di sé stesso e, contemporaneamente, la fonte di tutto il marciume che lo affligge. A proposito di marciume, anche l'estetica di China Blue non è completamente conforme a quella del bubblegum horror. La protagonista, incredibilmente femminile e persino leziosa nel suo masticare senza posa, guarda un po', un bubblegum, si aggira per le strade squallide del quartiere a luci rosse dando l'illusione di essere una principessa Disney, prima di mostrare i denti a chi non le sconfinfera. Il morbido aspetto esteriore di China Blue cozza con la sua durezza interiore, ed è solo l'ennesima manifestazione di un dualismo che si ripropone in tantissimi elementi del film. Un altro, per esempio, è l'utilizzo dei colori. La palette usata da Ken Russell è perfetta per un bubblegum horror, piena com'è di tinte rosa fluo, ma spesso questo colore femminile viene inghiottito dal rosso acceso che simbolizza i violenti piaceri carnali. Un aspetto del film, invece, che richiama la natura un po' camp e bizzarra del bubblegum horror, è l'utilizzo di ironici intermezzi "artistici", affidati a stampe erotiche giapponesi o quadri famosi come l'Ofelia di Millais; questi elementi weird raggiungono il loro apice con lo spot televisivo a base di matrimoni (in)felici e bambine urlanti e, ovviamente, con l'arma impropria utilizzata da Shayne e da lui ribattezzata, se non erro, "Superman". Tutti questi aspetti potrebbero fare di China Blue un "proto" bubblegum horror, una specie di antenato che ha aperto la via a tutto ciò che sarebbe venuto dopo, anche perché in effetti i protagonisti sono un po' passatelli rispetto a quelli tipici del sottogenere. Certo, definire "passatella" una Kathleen Turner sensualissima e spregiudicata mi provoca imbarazzo, e China Blue andrebbe visto anche solo per la sua performance allucinante. Se penso che, all'epoca, avevo conosciuto l'attrice con Alla ricerca della pietra verde, cosa che l'ha resa imprescindibile icona infantile di donna ironica e fighissima ma comunque "pura", non oso immaginare quali fossero state invece le reazioni di un pubblico adulto a questo drastico cambio di immagine! Comunque, bubblegum horror o meno, China Blue è un film da recuperare assolutamente se, come me fino a pochi giorni fa, non avete mai avuto modo di guardarlo!   

Cast

Del regista Ken Russell ho già parlato QUI. Bruce Davison (Donny Hopper), Kathleen Turner (Joanna Crane/China Blue), Anthony Perkins (Peter Shayne) e Annie Potts (Amy Grady) li trovate invece ai rispettivi link. 

  • John Laughlin interpreta Bobby Grady. Americano, ha partecipato a film come Footlose, Le colline hanno gli occhi II, Il tagliaerbe, Trappola in alto mare, The Rock e a serie quali Hazzard, La signora in giallo, I racconti della cripta e Criminal Minds. Ha 70 anni e un film in uscita. 

Curiosità

Alec Baldwin, Patrick Swayze e Jeff Bridges avevano fatto l'audizione per il ruolo di Bobby Grady, che alla fine è andato a John Laughlin. Se China Blue vi fosse piaciuto recuperate Velluto blu e Vestito per uccidere. ENJOY!



martedì 6 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 6: Strange Harvest (2024)


Sesto giorno di Nuovi Incubi Halloween Challenge, con un horror girato in un decennio, ambientato in un altro. Pensandoci un po' su,  mi è parso perfetto Strange Harvest, diretto e sceneggiato nel 2024 dal regista Stuart Ortiz ma ambientato nel corso dei due decenni precedenti.

TRAMA

Due detective raccontano la loro ventennale esperienza sulle tracce dell'efferato serial killer Mr. Shiny.

RECENSIONE

Aiuto. Sono passate più di due settimane dalla visione di Strange Harvest e, a causa di mille impegni e altre priorità, non ho avuto neppure un momento per buttare giù un post. Spero dunque di riuscire ugualmente a scrivere qualcosa di interessante, in quanto, oltre a questo problema di tempistiche, c'è anche il fatto che, diversamente da tanti miei colleghi più intelligenti e sul pezzo, io non amo particolarmente il genere mockumentary. Strange Harvest, per l'appunto, è un mockumentary fatto e finito, dichiaratamente ispirato al fenomeno culturale delle docuserie true crime, di cui sfrutta con abilità tutti i topoi, riproponendone lo stile. La struttura del film, sostanzialmente, è composta da due lunghe interviste ai detective che hanno seguito il caso di Mr. Shiny, un serial killer che, per vent'anni, ha imperversato nella zona di Orange County, prima di venire ucciso dalla polizia. Le testimonianze dei detective sono intervallate da quelle delle famiglie delle vittime, di chi è sopravvissuto per miracolo, di chi ha incontrato Mr. Shiny per caso senza saperlo, dalle notizie sempre più sensazionalistiche relative a un paio di omicidi quasi casuali, che si sono ricollegati dopo anni ad una serie di delitti rituali sempre più cruenti. Di fronte allo spettatore viene ricostruito un puzzle che, fino alla fine, rimane pieno di buchi ed imprecisioni, il che rende Strange Harvest ancora più efficace: la pragmatica narrazione dei due detective, che razionalizza anche i dettagli più raccapriccianti, trasmette infatti l'impotenza umana e la benedetta ignoranza di fronte a forze lovecraftiane contro le quali si può fare ben poco, salvo sottomettersi diventando ciechi veicoli della loro volontà imperscrutabile, oppure soccombere, sia come vittime sacrificali che come formiche da spazzare via dalla faccia della Terra senza neppure dare loro il tempo di capire cosa fosse quel terrificante occhio cosmico apertosi per guardarle con disgusto. 

Mr. Shiny, per quanto siano terrificanti sia il suo modus operandi (ho schifo e terrore delle sanguisughe ancor prima che arrivasse il frigorifero di Patrick Hostetter in It, quindi ho rischiato di vomitare in un paio di sequenza) sia l'asettica maschera che indossa, è solo la punta dell'iceberg di qualcosa che va oltre la "semplice" perversione umana. Gli investigatori forse l'hanno capito ma hanno scelto di ignorarlo, ma lo spettatore navigato non può fare finta di nulla, di fronte agli inquietanti glitch di un paio di riprese dal vivo e, soprattutto, di fronte al terrificante finale, dove tutte le fila vengono tirate a scoprire l'orrore cosmico per eccellenza, in un crescendo di orrore che non si ferma nemmeno durante titoli di coda che, potenzialmente, aprirebbero la via ad un sequel o addirittura ad una serie. D'altronde, Stuart Ortiz ha dichiarato di avere creato apposta per il film un esaustivo compendio su tutta la lore e la mitologia legata a Mr. Shiny, al punto da potere realizzare un "cinematic universe" a lui dedicato, volendo. Ciò dimostra quanto Ortiz sia cresciuto e migliorato dai tempi di quella che, per me, era stata l'enorme delusione di ESP - Fenomeni paranormali, e quanto il regista si sia impegnato nella realizzazione di Strange Harvest, accuratissimo anche dal punto di vista del rispetto filologico dell'epoca rappresentata (per realizzare il film sono stati utilizzati videocamere e pattern grafici dei primi anni '90 e 2010, evitando di appoggiarsi esclusivamente a filtri digitali). Considerato, come scritto all'inizio, che non amo molto i mockumentary, il fatto di avere apprezzato Strange Harvest e di avere provato parecchia inquietudine durante la visione, vi dà la misura del valore dell'opera, che vi consiglio di recuperare senza indugio, se siete appassionati del genere! 

CAST

Del regista e sceneggiatore Stuart Ortiz ho già parlato QUI.

lunedì 5 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 5: The Dead Thing (2024)


Quinto giorno della Nuovi Incubi Halloween Challenge, che oggi ha come tema "Erotic thriller". La scelta è caduta su The Dead Thing, diretto e co-sceneggiato nel 2024 dal regista Elric Kane.

TRAMA

Alex è una ragazza che passa le serate con uomini conosciuti online, tra una notte di sesso e l'altra. Un giorno incontra Kyle e la sua vita monotona cambia in peggio...

RECENSIONE

The Dead Thing viene definito un po' dappertutto come "horror erotico". A me, in tutta onestà, è sembrato ben poco erotico ma molto triste; è vero che la protagonista, Alex, passa le notti a letto con sconosciuti incontrati online ed è vero che il sesso ha una grande importanza nel legame che viene ad instaurarsi con Kyle, ma la sceneggiatura tratteggia un personaggio depresso, vuoto, che sfrutta il sesso come distrazione nemmeno troppo soddisfacente. Lo dice persino Alex in un dialogo: i giorni, per lei, passano tutti uguali (cambiano giusto i vestiti, a volte nemmeno quelli), e la sua unica speranza è quella di non morire in qualche posto squallido, tipo quello in cui lavora. Anche quando incontra Kyle, non c'è niente di sensuale nel modo in cui i due fanno l'amore. Da parte di Alex, c'è la gioia di avere finalmente incontrato un animo affine, la sorpresa di avere trovato, tra migliaia di potenziali amanti on-line, qualcuno in grado di smuoverle dentro qualcosa. Peccato che, dopo il primo appuntamento, Kyle sparisca, e quello scampolo di luce venga cancellato con un colpo di spugna, precipitando Alex nella ricerca ossessiva dell'uomo, almeno fino alla scoperta che Kyle, in realtà, è morto, e lo era già quando lo ha incontrato lei. L'orrore di The Dead Thing si fa metafora di un rapporto totalizzante e tossico, all'interno del quale una ragazza già problematica nel relazionarsi con gli altri (si veda il rapporto con la coinquilina) viene isolata ancora di più da un uomo in grado di manipolarne i sentimenti, compreso in un'oscurità pericolosa che risuona col vuoto di Alex attirandola, inevitabilmente, verso un destino nefasto. Fin dall'inizio, The Dead Thing ha il sapore di una tragedia zeppa di passi falsi, con un flebile raggio di speranza che arriva troppo tardi, quando l'ossessione della protagonista l'ha già avviata verso la condanna.

La regia di Elric Kane asseconda quest'atmosfera luttuosa e straniante. Los Angeles viene ripresa a spizzichi e bocconi prevalentemente notturni, diventa un non-luogo dove tutto è uguale e squallido (grazie anche ad una bella fotografia che richiama molto le opere della vecchia Hollywood); le strade che percorre Alex ogni notte per andare al lavoro, sui sedili di anonimi Uber, gli uffici asettici dove lavora la protagonista, i bar tutti uguali, la stanza buia dove Alex si isola sotto la luce artificiale di una lampada abbronzante, persino il motel dove si svolge il finale ("lontano mille miglia" da Los Angeles) mette tristezza quanto lo spoglio paesaggio che dovrebbe accogliere un ultimo momento felice. Anche il ritmo del film è lento, introduce lo spettatore alla routine di Alex e alla personalità di lei con sequenze ripetitive all'interno delle quali si insinua lentamente l'orrore seguente all'arrivo di Kyle; in seguito, il film acquista un sapore onirico, ancora più straniante, con sprazzi di horror che non sfociano purtroppo (gusto personale, ci mancherebbe!) mai nell'eccesso, anche a causa di un budget probabilmente bassino che ha consentito di utilizzare ben pochi effetti speciali e un trucco non particolarmente esaltante. Compensa, per fortuna, la bella e brava Blu Hunt, impegnata nella rappresentazione di un personaggio non particolarmente loquace né simpatico, per il quale si arriva tuttavia a provare molta simpatia, o perlomeno ad empatizzare, e non solo quando viene colpito da un orrore innominabile. Se vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se il Sam di Ghost fosse stato uno stronzo interessato solo a scopare, o comunque proteso verso un concetto di amore inteso come possessione esclusiva e imposizione dei propri problemi sul partner, The Dead Thing potrebbe darvi la risposta che cercate! 

CAST

Elric Kane è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, anche produttore e attore, ha 47 anni ed è il conduttore del podcast ufficiale di Fangoria, Colors of the Dark.

CURIOSITÀ

Blu Hunt, che interpreta Alex, era Dani Moonstar nello sfortunato The New Mutants, John Karna, che interpreta Chris, era il Noah Foster della serie TV Scream e infine Ben Smith-Petersen, che interpreta Kyle, lavora prevalentemente come controfigura ed è sposato con Riley Keough dal 2015, quindi probabilmente si sono conosciuti sul set di Mad Max Fury Road, dove hanno lavorato entrambi. 

venerdì 2 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 2: Sting (2024)


Il tema del secondo giorno della Nuovi Incubi Halloween Challenge era "Insettini", così ho scelto Sting, diretto e sceneggiato nel 2024 dal regista Kiah Roache-Turner.

Trama

Durante una delle sue esplorazioni, la piccola Charlotte trova un ragnetto e decide di allevarlo. Purtroppo per l'intero condominio in cui vive la bambina, Sting non è un ragno normale...

Recensione

Sting era uno dei film che avevo da qualche tempo nella watchlist di Letterboxd, non ricordo nemmeno per quale motivo. Siccome mi sembrava perfetto per il tema e si trova gratis su Tubi, ho deciso di guardarlo senza troppe aspettative, invece si è rivelato un horror delizioso, benché segua un percorso già ampiamente battuto, quello del ragnetto apparentemente innocuo che, con sommo scorno di chi ha deciso allevarlo, cresce per diventare un gigantesco mostro omicida. Considerato che non ricordo quasi nulla dell'unico film di Kiah Roache-Turner che ho visto, Wyrmwood, mi sorprende che, durante la visione di Sting, mi sia ritrovata a provare sincero sgomento all'idea che Charlotte e i suoi familiari, nonnina in primis, venissero uccisi dal ragno titolare, perché i personaggi sono scritti particolarmente bene, o comunque fanno in modo di accattivarsi le simpatie dello spettatore. L'idea di un patrigno fumettista/illustratore in difficoltà familiari e soprattutto artistiche mi porta, ovviamente, ad essere più indulgente col poveraccio, mentre Charlotte fa parte di quel ristretto novero di ragazzine cinematografiche "weird" e saputelle che non vorresti prendere a calci da qui all'eternità; il piccolo nucleo familiare disfunzionale, ai cui vertici ci sono proprio questi due personaggi, unito al pittoresco bestiario a due e quattro zampe (ma anche un paio d'ali) dei comprimari, tra abitanti dell'edificio e uno sboccato sterminatore di insetti, funziona al punto che ogni attacco del ragno smuove svariati tipi di emozione, che non si riducono al semplice disgusto o alla fredda spunta di potenziali vittime da un'ideale checklist. Anzi, sul finale sono persino riuscita a commuovermi (non che sia difficile con me, ma davanti a un horror dichiaratamente "scemo" e con ampio spazio per la commedia come Sting è molto raro che succeda).

Sting è anche molto ben fatto. Kiah Roache-Turner riesce a sfruttare al meglio lo spazio ristretto di un unico condominio, rivelandoci molto dei suoi abitanti grazie alle particolari esplorazioni di Charlotte, la quale utilizza i condotti dell'aria per intrufolarsi nei vari appartamenti senza essere vista; gli stessi appartamenti sono arredati con estrema cura, proprio per darci un'idea della personalità di chi ci vive senza dover sprecare troppi dialoghi, togliendo tempo all'azione. L'interessante sinergia tra regia e scenografia si palesa anche nei titoli di testa, in cui il ragno appena giunto sul pianeta Terra si muove sinuoso all'interno della casa delle bambole di Gunter, prefigurando in scala ciò che avverrà più avanti nel film. Altra cosa apprezzabile, è il fatto che Sting sia stato realizzato utilizzando principalmente animatronic e pupazzi sviluppati dalla WETA, e che gli effetti digitali siano pochi, riservati quasi esclusivamente alla resa del ragno in piccolo. Come sempre, è ben diverso percepire la "fisicità" della minaccia, più coinvolgente rispetto alla vista su schermo di un mostronetto in CGI, magari anche brutto e finto da morire, quindi voto 10 a Kiah Roache-Turner per essere rimasto fedele allo spirito originale dei creature feature. L'unica cosa che potrebbe risultare fastidiosa per qualcuno, è che Sting non si tira indietro in quanto a violenza sugli animali. Fortunatamente, non si vede mai l'atto omicida in sé (a differenza di quanto accade agli esseri umani, con sequenze in cui si mescolano momenti splatter a dettagli disgustosi di fluidi, veleni, punture e ponfi. Ho già detto che i film coi ragni sono quelli che fatico di più a guardare, vero?), ma i risultati finali sono molto espliciti e le povere bestie fanno una gran brutta fine. Siccome so che questo è un TW per molti, mi sembra giusto avvertire. Tolto questo, Sting è un film ottimo anche per introdurre i ragazzini all'horror (i bambini magari no!) e potrebbe essere un titolo papabile se cercate qualcosa di adatto per la sera di Halloween.

Cast

Del regista e sceneggiatore Kiah Roache-Turner ho già parlato QUI.

Curiosità

Alyla Browne, che interpreta Charlotte, era la Furiosa bambina del film Furiosa: A Mad Max Saga; Robyn Nevin, che qui interpreta la terribile Gunter, era l'anziana protagonista di Relic; Ryan Corr, qui nei panni di Ethan, era quello che in Wolf Creek 2 "ammaliava" Mick Taylor con la canzone Tie Me Kangaroo Down, Sport. Se Sting vi fosse piaciuto recuperate Aracnofobia, Arac Attack e Vermin. ENJOY!

giovedì 1 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 1: Natale di sangue (1984)

It's the most wonderful time of the year! No, non è Natale, ma l'inizio del mese che ci porterà ad Halloween e, quest'anno, è tornAAAAta come Mariah Carey anche la Halloween Challenge del podcast Nuovi Incubi. Come per il 2025, cercherò di fare un post al giorno tranne nei weekend, dove troverete brevi caroselli a tema sul mio profilo Instagram. Si comincia con "Feste comandate (ma non Halloween!)", quindi con un film ambientato a Natale, cosa che contraddice ciò che ho scritto nelle prime righe! Oggi tocca a Natale di sangue (Silent Night, Deadly Night), diretto nel 1984 dal regista Charles E. Sellier Jr..

Trama

Dopo essere stato verbalmente traumatizzato dal nonno, il piccolo Billy riceve lo shock più grande della sua vita quando testimonia all'omicidio dei genitori per mano di un uomo vestito da Babbo Natale. Inevitabilmente, Billy cresce con una fobia e un odio smisurati verso la gioiosa festività...

Recensione

Se devo essere onesta, mi aspettavo che Natale di sangue fosse una cretinata splatter dalla superficialità imbarazzante e non pensavo che, affiancato all'inevitabile abbondanza di elementi tipici dell'exploitation, ci fosse anche un interessante approfondimento psicologico del killer protagonista. Con spietata lucidità, Natale di sangue mostra allo spettatore non solo gli ovvi danni di un trauma subito in tenera età, ma anche ciò che accade quando questo trauma viene derubricato a semplice capriccio, gestito da persone ottuse che non hanno la preparazione adeguata per seguire lo sviluppo psico-cognitivo di bambini in condizioni delicate. Il piccolo Billy, il giorno della Vigilia, viene molestato verbalmente dal nonno, deciso ad incutergli un sacro terrore verso Babbo Natale; le parole del folle vecchiaccio vengono purtroppo confermate quando proprio un uomo vestito da Babbo Natale uccide i genitori di Billy davanti ai suoi occhi, segnandolo per sempre. La povera creatura, come se la sfiga non fosse abbastanza, viene affidato alle "cure" dell'orfanotrofio gestito da una Madre Superiora al confronto della quale la madre di Georgie, la signora Legan, la signorina Rottelmeier e Miss Minci erano Madre Teresa di Calcutta; nelle mani di una "pia donna" che ragiona solo in virtù di peccati mortali e punizioni corporali, Billy rimane bloccato all'interno del suo trauma, terrorizzato da qualsiasi cosa faccia riferimento al Natale, vittima di un circolo vizioso che lo costringe a vivere la propria paura come un peccato vergognoso che necessita un castigo. Non c'è da stupirsi che, una volta cresciuto e dopo essere stato costretto proprio a vestire i panni di Babbo Natale per lavoro, il povero Billy sbrocchi e decida di diventare il mostro di cui ha sempre avuto paura. In un perverso meccanismo di autodifesa, la vittima si fa carnefice e decide di mettere in pratica tutto quello che gli è stato inculcato fin dalla più tenera età, ergendosi a protettore della morale e dispensatore di mortali punizioni. Potenziali predatori sessuali, ragazze discinte, coppie in fregola, festaioli ubriachi, bulletti di strada e mostri violenti (ma anche chiunque si metta in testa di fermare Billy, poliziotti in primis); nessuno è al sicuro dalla ferrea morale omicida del ragazzo travestito da Babbo Natale, il quale mette sotto terrorizzato scacco un'intera cittadina.

Pur avendo colto questo aspetto "serio", devo dire che mi sono divertita molto guardando Natale di sangue, il quale alla fine è un B-movie horror anni '80 con tutti i pregi e i difetti che una simile definizione comporta. Oltre ad esserci un quantitativo di tette al vento e scene di sesso (o meglio, di palpeggiamenti reiterati di procaci corpi femminili) superiore alla media, cosa che in qualche modo è comunque funzionale alla trama per tutta la questione del senso di colpa di Billy, ci sono anche molti personaggi talmente bastardi da scatenare la risata involontaria. E non parlo tanto della Madre Superiora, priva di qualsiasi oncia di umorismo, anche involontario, ma dell'allucinante nonno delle sequenze iniziali e del collega porco e fancazzista di Billy. Un altro momento in cui ho dovuto mettere il film in pausa perché ho rischiato di strozzarmi dalle risate è il misunderstanding (e chiamiamolo così!) che costa la vita ad un povero prete, seguito da dialoghi surreali quali "Gli avevo urlato di fermarsi, ma non ha obbedito!" "Per forza, è sordo!!".  Genio. Tornando ad argomenti più horror, le mattanze di Billy sono un godurioso profluvio di effettacci splatter che non guardano in faccia a nessuno, con picchi notevoli che coinvolgono una delle icone del genere, Linnea Quigley, e un paio di oggetti "impopri" che superano a destra l'accetta protagonista delle varie locandine. La carriera registica di Charles E. Sellier Jr. è andata a ramengo dopo questo film, per motivi che vi risulteranno evidenti leggendo le "curiosità", ed è un peccato perché, con tutti gli ovvi limiti del genere, mi è parso che avesse un buon occhio per la suspence e le sequenze violente, quindi magari avrebbe potuto dare ancora qualche gioia nell'ambito dei B-Movie. Di sicuro, credo che se avessi visto Natale di sangue durante qualche Notte Horror sarebbe diventato uno dei miei guilty pleasure preferiti. A 45 anni, però, posso solo consigliarvi di dargli una chance, senza giudicarlo troppo frettolosamente, perché potrebbe sorprendervi!   

Cast

Di Linnea Quigley, che interpreta Denise, ho già parlato QUI.

  • Charles E. Sellier Jr. è il regista del film. Americano, ha diretto Banda senza legge. Famoso soprattutto come produttore, era anche sceneggiatore ed è morto nel 2011.
  • Lilyan Chauvin interpreta la madre superiora. Francese, ha partecipato a film come Predator 2, L'uomo che non c'era, Prova a prendermi e serie quali Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Missione impossibile, Hunter, Fantasilandia, Magnum P.I., Il mio amico Arnold, Beautiful, Baywatch, La signora in giallo, X-Files, Friends, Alias, E.R. Medici in prima linea e CSI - Scena del crimine. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, è morta nel 2008.

Curiosità

Natale di sangue era uscito lo stesso weekend di Nightmare - Dal profondo della notte, e per qualche giorno lo aveva persino superato negli incassi. Questo finché, a causa delle feroci proteste dell'associazione Citizens Against Movie Madness (creata da persone sconvolte dalla campagna pubblicitaria del film, rea di demonizzare la figura di Babbo Natale e terrorizzare i bambini), le vendite di biglietti sono crollate al punto da costringere la casa di produzione a ritirare il film dalla maggior parte dei cinema dopo sole due settimane. Nonostante tutto, Natale di sangue ha generato ben quattro seguiti (Silent Night, Deadly Night 2, Silent Night, Deadly Night 3: Better Watch Out!, Initiation: Silent Night, Deadly Night 4, Silent Night, Deadly Night 5: The Toy Maker) e due remake, Silent Night e  Silent Night, Deadly Night. Io non li ho mai visti, ma se Natale di sangue vi è piaciuto potreste recuperarli e aggiungere Un Natale rosso sangue - Black Christmas! ENJOY!



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