Trama: Jessie, Buzz e gli altri giocattoli vivono felici con Bonnie, almeno finché alla bambina non viene regalato un tablet, Lilypad, che si accaparra interamente la sua attenzione...
Nel 1995, il giocattolo a corda Woody viveva l'esperienza più terribile della sua esistenza, venendo rimpiazzato da Buzz Lightyear, dotato di suoni e luci elettroniche. Nel 2026, la cowgirl Jessie rivive il trauma che l'ha segnata con la sua prima "bambina" e viene rimpiazzata dal tablet Lilypad. Sono due pattern praticamente identici, che presentano anche diversi punti in comune a livello di regia ed animazione, ma differiscono in un punto drammatico, che poi è il fulcro del discorso portato avanti da Toy Story 5. Woody e Buzz erano giocattoli diversi ma comunque molto simili, con i quali i bambini potevano sbrigliare la fantasia rimanendo "presenti" alla realtà che li circondava, interagendo talvolta con genitori e coetanei. Lilypad, invece, è un tablet, e non si possono inventare giochi con un tablet ma bisogna usare quelli contenuti nel device, seguendo determinate tempistiche che portano a rimanere perennemente connessi, pena perdere dei "privilegi". Jessie e Lilypad, a differenza di Woody e Buzz, non giocano nello stesso campionato, e per vincere (là dove per "vincere" si intende fare il bene di Bonnie) bisogna imparare a conoscere pregi e difetti dell'avversario, accettando gli inevitabili cambiamenti e la consapevolezza che c'è un tempo per ogni cosa e che l'unica cosa importante è esserci nel momento che conta maggiormente. Quella di Toy Story 5, in realtà, è una "Jessie Story", all'interno della quale Woody e Buzz sono poco più di una nota di colore. Testarda e boomer, Jessie si fa portavoce del punto di vista di genitori e adulti, disperati all'idea che i loro piccoli crescano troppo in fretta e vengano portati via da tecnologia e social, diventando sempre meno bambini. In realtà, però, Toy Story 5 non è un cautionary tale contro tablet e affini, quanto piuttosto un racconto di formazione all'interno del quale c'è un garbato invito ad unire sempre l'elemento umano alla tecnologia e a vigilare sui pargoli ipnotizzati e affascinati da essa. All'interno di una società in cui anche i più piccoli devono essere connessi, pena venire trattati come paria, sta agli adulti capire e sfruttare le potenzialità dei mezzi tecnologici per arricchire le possibilità di crescere, coltivare interessi e conoscere nuovi amici, tenendo sempre presente però che la realtà "virtuale" può ferire malamente e avere gravi ripercussioni sulla vita reale.
L'importante ed attualissimo messaggio, assieme a un paio di prese di coscienza tristemente "adulte", che mi hanno causato il solito magone, sono gli aspetti migliori di quello che, per quanto mi riguarda, è al momento il capitolo più debole della saga. Guardando Toy Story 5 ho patito il ritmo calante della prima parte e il riproporsi di situazioni più o meno sempre uguali a quelle dei film precedenti; i giocattoli di Bonnie danno il meglio quando la ragazzina si lancia in coloratissime, allucinanti fantasie in cui lo stile d'animazione è simile a quello tradizionale e analogico, altrimenti lasciano un po' il tempo che trovano. D'altronde, dopo quattro film ormai il parterre di comprimari è immenso e, salvo per l'utilizzo originale di Buzz Lightyear, persino gli ex protagonisti fanno fatica a trovare ancora qualcosa da dire. Così non è per Bonnie, fortunatamente, sebbene anche nel suo caso si cominci ad avere l'impressione di avere di fronte un personaggio costruito in modo che risulti normale nella sua stranezza, così inquadrata negli standard di originalità della Disney/Pixar da essere quasi banale. Il film vanta alcune sequenze memorabili, in particolare quelle che riguardano un certo gruppo di personaggi tutti uguali, costruite come se fossero dei corti d'azione, talvolta addirittura horror, e alcuni momenti più riflessivi che sfiorano la poesia ma, tutto sommato, la sensazione che mi ha lasciato Toy Story 5 è quella di un'opera che dimenticherò nel giro di un paio di settimane. Anche in virtù di quanto tempo è servito a realizzarlo e dell'obiettiva bellezza delle animazioni e della tecnica digitale, che ha raggiunto dei livelli tali da esprimere persino la sensazione tattile del materiale di cui sono fatti i giocattoli, non dirò, ovviamente, che il nuovo capitolo è "inutile". Sono convinta che i bambini l'adoreranno e che molti adulti ci perderanno il cuore come per tutti gli altri capitoli della saga, quindi vi invito ad andare a vederlo e a portarci i pargoli, ma personalmente sono rimasta un po' freddina. Dai trailer che hanno preceduto Toy Story 5 so però che da qui a novembre mi aspetteranno almeno altri quattro cartoni animati da vedere, quindi vi do appuntamento al prossimo, sperando in una recensione più entusiasta!
Del co-regista e co-sceneggiatore Andrew Stanton ho già parlato QUI. Tom Hanks (Woody), Tim Allen (Buzz Lightyear), Joan Cusack (Jessie), Craig Robinson (Atlas), Jay Hernandez (il papà di Bonnie), Bonnie Hunt (Dolly), Tony Hale (Forky), Wallace Shawn (Rex), Ernie Hudson (Combat Carl), Annie Potts (Bo Peep), Keanu Reeves (Duke Caboom) e Alan Cumming (Bullseye in versione malvagia) li trovate invece ai rispettivi link.
McKenna Harris è la co-regista e co-sceneggiatrice del film. Americana, principalmente animatrice, ha diretto il corto Ciao Alberto. E' anche produttrice e doppiatrice.
Greta Lee è la voce originale di Lilypad. Americana, ha partecipato a film come St. Vincent, Past Lives e a serie quali Wayward Pines e What We Do in the Shadows. Anche sceneggiatrice e regista, ha 43 anni e un film in uscita, The Last House.
Conan O'Brien è la voce originale di Smarty Pants. Il cavallo Bullseye avrebbe dovuto parlare ed essere doppiato da Martin Short, ma alla fine si è deciso per lasciare il personaggio muto. Il film segue, ovviamente, Toy Story, Toy Story 2, Toy Story 3 e Toy Story 4, che vi consiglio di recuperare assieme ai corti Vacanze hawaiiane, Buzz a sorpresa, Non c'è festa senza Rex, Toy Story of Terror e Toy Story - Tutto un altro mondo. ENJOY!






































