La challenge horror, questa settimana, chiedeva un horror diretto da una donna. In watchlist, non so perché, avevo Bloodthirsty, diretto nel 2020 dalla regista Amelia Moses, così ne ho approfittato per guardarlo.
Trama: una cantante in crisi d'ispirazione e vittima di allucinazioni viene contattata da un produttore discografico, che si offre di aiutarla a realizzare il nuovo disco. Nella casa del produttore, però, le condizioni mentali della ragazza peggiorano ulteriormente...
Di sicuro l'ho già scritto molte volte, ma lo ripeto: è assai difficile che un film sui licantropi mi entusiasmi e, nell'eterna lotta tra le due tipologie di mostri, il mio amore andrà sempre ai vampiri. Non deve stupire, dunque, che io abbia trovato Bloodthirsty un film come tanti, senza infamia né lode, al limite reso ancora meno interessante da una trama che segue cliché assai banali, senza reinventare granché. Bloodthirsty racconta la storia di Grey, cantante in crisi d'ispirazione che, dopo un primo album di successo, vive nell'ansia che la sua seconda opera venga stroncata dalla critica. All'incertezza per il futuro della carriera si aggiungono terrificanti allucinazioni durante le quali Grey si vede mutare in una bestia assetata di sangue, visioni che si fondono con la realtà e la portano a dubitare non solo di se stessa, ma anche di tutto ciò che la circonda. Nel bel mezzo della crisi, arriva la proposta di Vaughn, famoso produttore discografico con un passato oscuro, che invita Grey e la sua fidanzata a trasferirsi nella sua villa in mezzo ai boschi per registrare il nuovo disco. Nonostante i dubbi iniziali, legati principalmente ad un'accusa di omicidio da cui Vaughn è stato assolto, l'approccio del produttore funziona e a Grey comincia a tornare l'ispirazione; assieme ad essa, però, arrivano cambiamenti importanti nella psiche della ragazza, qualcosa che la spinge ad abbracciare sempre più la violenza sanguinosa delle sue visioni per "liberarsi" delle costrizioni morali e sociali. Come facilmente intuibile, Bloodthirsty è l'ennesima storia che racconta il connubio tra la natura "maledetta" di un artista e la sua arte. Grey non riesce più a cantare né suonare perché si costringe a rinnegare ciò che si nasconde in lei, indossando una facciata di ragazza perbene, gentile e remissiva; le allucinazioni sono lo sfogo di un retaggio rimosso, sepolto in profondità, e il metodo di Vaughn consiste nell'indurre Grey ad accettare il suo lato mostruoso, rendendo di conseguenza le sue canzoni e la sua musica più "vere". Siccome Bloodthirsty è un horror, e nemmeno dei più sottili, il discorso non è solo metaforico, e la progressiva presa di coscienza di Grey rischia di mettere in pericolo lei e la sua fidanzata, anche perché Vaughn ha un secondo fine intuibile praticamente al quinto minuto di film, se vogliamo essere generosi.
L'aspetto che mi ha un po' perplessa di Bloodthirsty, al di là di uno svolgimento prevedibile e di una messa in scena che lascia abbastanza tiepidi anche nelle sequenze più horror (dove la regista tende a preferire un blando schifo all'inquietudine, soprattutto per eventuali spettatori vegetariani o vegani ma, ripeto, niente che non si sia già visto, reso in maniera molto più disgustosa, in miliardi di altri film simili) è il fatto che le canzoni di Grey siano talmente gnegne da far venire il latte alle ginocchia. L'evoluzione del suo stile, il cambiamento, lo percepiscono solo i personaggi: salvo per l'aggiunta di qualche immagine "forte" nei testi ("God is a fascist", per dire, che fa inorridire la fidanzata) e una maggiore confidenza nell'esecuzione, Grey rimane una di quelle cantautrici pop che miagolano intristite dall'amore e dalla vita, con tutto il rispetto per la giovane Lowell che ha partecipato alla colonna sonora del film e lo ha co-sceneggiato, probabilmente inserendo qui e là alcuni aspetti autobiografici. Da un film sui licantropi avrei voluto una roba più punk e grezza rispetto a questa ode alle ballad indie ma, ovviamente, è solo gusto personale. Fortunatamente, almeno la protagonista, Lauren Beatty, ha un aspetto particolare e distante dalle bellezze un po' plasticose e tutte uguali del cinema di genere commerciale, così che il ritratto di una cantante in bilico tra la fama e il ritorno all'anonimato risulti più verosimile; inoltre, alcune caratteristiche del viso della Beatty sono già di loro "ferine" e ciò aiuta molto la transizione nelle varie fasi del make-up atto a trasformarla in mostro sul finale. Non posso però spendere le stesse parole di elogio per il resto del cast, fatto di attori anonimi ed inespressivi, con quella breve comparsa di Michael Ironside messo lì a mo' di nume tutelare di un'operazione che rischia di non entusiasmare nemmeno i suoi fan più accaniti. Non penso di avervi incuriosito col mio post ma, nel caso, trovate Bloodthirsty sui canali Midnight Factory o, ancora meglio, gratis su Tubi, se avete una VPN.
Di Michael Ironside, che interpreta il dottor Swan, ho già parlato QUI.
Amelia Moses è la regista del film. Canadese, anche sceneggiatrice e produttrice, ha diretto altri film come Bleed with Me e Guess Who.
Lauren Beatty interpreta Grey. Canadese, anche regista, sceneggiatrice, compositrice e cantante, ha partecipato a film come Pay the Ghost, Saw: Legacy e Bleed with Me.
Greg Bryk interpreta Vaughn Daniels. Canadese, ha partecipato a film come A History of Violence, L'incredibile Hulk, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, RED, Saw 3D - Il capitolo finale, Rabid e a serie quali Relic Hunter e Channel Zero. Anche produttore e doppiatore, ha 54 anni e due film in uscita.
Se vi piacciono le tematiche di Bloodthirsty, due film molto più riusciti da recuperare sono Raw e Ginger Snaps. ENJOY!






































