Martedì scorso sono andata al cinema a vedere Resident Evil, diretto e co-sceneggiato dal regista Zach Cregger e tratto dal videogame omonimo.
Trama
Bryan, che lavora come corriere per trasportare organi ai vari ospedali, viene incaricato di portare un delicatissimo contenitore a quello di Raccoon City. Sorpreso dalla neve, Bryan investe una donna ed è solo l'inizio di una notte da incubo...
Recensione
Ma non c'erano gli zombi? Questa è la prima domanda che mi sono posta guardando Resident Evil, memore (si fa per dire) dei film di Anderson e di un paio di tentativi andati a vuoto di giocare al videogame omonimo, solo per rinunciarci per sopraggiunto attacco di panico dopo 5 minuti scarsi. Ciò dimostra quanto fossi impreparata al "trattamento Cregger" di uno dei franchise multimediali horror più amati di sempre, cosa che, probabilmente, mi ha permesso di godere di Resident Evil divertendomi come una matta. Il piglio scelto dal regista, infatti, è incredibilmente ironico, fin dalla scelta del protagonista. Bryan non è un soldato, un agente della sicurezza, un membro della Umbrella Corporation e nemmeno un poliziotto: è un povero stronzo, come potrebbe essere chiunque di noi, costretto ad accettare un lavoro infimo per poter sbarcare il lunario, al quale va MOLTO storta l'ennesima brutta serata passata a consegnare organi in giro per gli ospedali. Allettato da un compenso particolarmente elevato, Bryan prende un'automobile inadatta alle strade di montagna e si dirige verso l'ospedale di Racoon City; lì, la cosa più normale che gli succede è sbandare di tanto in tanto sulla via sempre più innevata, finché non investe una donna che gli spalanca le porte di un inferno sempre più pericoloso. Proprio come il personaggio di un videogioco, Bryan deve, innanzitutto, capire dov'è finito, cosa c'è di sbagliato a Raccoon City e come sopravvivere, trovando strumenti di fuga, di difesa e di offesa che gli consentano di raggiungere l'obiettivo finale. Il bello di Resident Evil, però, è che Bryan non è caratterizzato come il personaggio di un videogioco, quanto piuttosto come il giocatore che si immedesima, ha paura, si incazza come una bestia, si innervosisce talmente tanto da compiere delle solenni minchiate, bestemmia tra i denti ed aguzza l'ingegno imparando dalle esperienze pregresse. Come ho scritto poco sopra, Bryan è uno di noi e, in quanto tale, le sue avventure sono tragicomiche e ben poco epiche, anche perché sul suo cammino incontra dei concentrati di dabbenaggine da primato, che gli rendono le cose ancora più difficili.
Zach Cregger segue Bryan passo passo alternando riprese appena sopra la spalla del protagonista, inquietanti panoramiche "esterne" ed inquadrature tipiche dei videogiochi, come quelle che riprendono il punto di vista "totale" del giocatore, oppure le soggettive in cui il personaggio cerca oggetti, ricarica armi e spara. E' un mix vincente e reso assai dinamico dal montaggio, uno stile che abbonda di long take e richiama tantissimo le scene più concitate di Barbarian e, soprattutto, Weapons; in pratica è come se Cregger avesse preso il folle inseguimento finale di Gladys e la corsa forsennata del preside e li avesse uniti in un'unica sequenza lunga un'ora e mezza. Non c'è mai un momento di noia in Resident Evil, nemmeno nelle scene più "tranquille" (anzi, l'attesa è persino peggiore dell'orrore vero e proprio), e la scelta di non riproporre gli ennesimi zombi, inserendo Bryan all'interno di un incubo mutante uscito dritto da La cosa di Carpenter l'ho trovata vincente. Il bestiario, di fatto, è variegato e disgustoso, tanto che spesso mi sono ritrovata vittima di risate isteriche per tutto lo schifo che viene letteralmente gettato addosso al protagonista, perseguitato da mostri sempre più disumani e vischiosi. La cosa migliore di Resident Evil, però, è Austin Abrams. Si dice spesso che un attore porti sulle spalle il peso di un intero film, anche quando è circondato da altri colleghi eclissati dal suo carisma, ma questa volta il significato di questa frase fatta è letterale. Abrams si ritrova per buona parte del film da solo, ad interagire con creature inumane ma anche con oggetti ed ambienti, e sono i tempi comici perfetti, le sue espressioni sconvolte più che terrorizzate, la sua fisicità, il suo essere connotato come il Paperino di Resident Evil (perseguitato dai lucchetti, peraltro!) a conquistare il cuore degli spettatori, i quali non possono fare a meno di tifare per lui ed immedesimarsi in ogni suo gesto e parola. L'ho già scritto ovunque e mi ripeto anche qui: datemi uno di questi film al mese, fate di Austin Abrams il protagonista assoluto di ogni horror da qui all'eternità, e io sarò felice!!
Cast
Del regista e co-sceneggiatore Zach Cregger, che nella versione originale presta la voce all'interfono, ho già parlato QUI. Austin Abrams (Bryan), Paul Walter Hauser (Paul) e Sara Paxton (la voce originale di Michelle), li trovate invece ai rispettivi link.
Curiosità
Kali Reis, che interpreta Maxine, era la protagonista di True Detective: Night Country. Se questo Resident Evil vi fosse piaciuto, oltre a recuperare i film della precedente saga (Resident Evil, Resident Evil: Apocalypse, Resident Evil: Extinction, Resident Evil: Afterlife, Resident Evil: Retribution e Resident Evil: The Final Chapter) e il reboot Resident Evil: Welcome to Raccoon City, potete aggiungere Splatters - Gli schizzacervelli, La cosa, Slither, La casa & La casa 2, Overlord e Weapons. ENJOY!
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