martedì 3 novembre 2026

Clayface (2026)


La Nuovi Incubi Halloween Challenge è finita, e si torna alla solita programmazione, con qualche recupero, perché roba ne è uscita nel frattempo! Oggi tocca a Clayface, diretto dal regista James Watkins.

Trama

Un giovane attore sulla cresta dell’onda viene sfigurato da un boss della malavita. Abbandonato da amici e colleghi, si rivolge ad una dottoressa che sta sperimentando delle nanocellule in grado di riparare i tessuti, ma qualcosa va storto…

Recensione

Come forse sapete, sono più bimba della Marvel che della DC, ma qualcosa, in Batman e nei suoi nemici, mi ha sempre affascinata. Ricordavo poco il personaggio di Clayface, che credo non fosse comparso granché nella serie animata anni ’90, per cui sono andata al cinema spinta esclusivamente da un ottimo trailer e da due nomi, James Watkins alla regia e Mike Flanagan alla sceneggiatura, uscendo poi dalla sala molto soddisfatta. Clayface è un horror che frulla Darkman, La mosca e il recente The Substance per raccontare la storia della vendetta di un uomo dalla natura ambigua. Il protagonista, Matt Hagen, è un giovane attore di successo che, una sera, decide di andare a letto con la donna sbagliata, la pupa del boss di tutta Gotham. Per ripicca, il boss lo sfigura e, quando Matt decide di denunciare l'accaduto, parte una shitstorm mediatica nei suoi confronti; Matt perde la causa, amici e colleghi lo abbandonano, le invasive ed inutili operazioni di chirurgia estetica lo mandano sul lastrico. Disperato, Matt si rivolge a Caitlyn, una dottoressa che studia le nanocellule a scopi rigenerativi, e si offre come volontario per la sperimentazione umana. Apparentemente, gli esperimenti riescono e Matt riottiene la sua bellezza, ma periodicamente le nuove cellule impiantate impazziscono, cominciando a reagire ai sentimenti sempre più negativi di Matt e consentendogli di cambiare letteralmente faccia. Quella che comincia come una storia di comprensibile rivalsa verso una tremenda ingiustizia, si evolve nel corso del film in qualcosa di molto più oscuro. Matt è un attore, che ha imparato nel corso del tempo ad annullare il vero sé stesso, per esprimere al meglio svariate identità; apparentemente irreprensibile, durante la causa contro Szabo, Matt viene esposto da svariati ex conoscenti e compagni di scuola come una persona non proprio per bene. Se, inizialmente, lo spettatore è portato a pensare ad un complotto ai danni dell'uomo, proseguendo col film viene il dubbio che le diffamazioni subite non fossero tali, bensì scomode verità abilmente nascoste. D'altronde, le nanocellule sono state progettate per ripristinare le persone, migliorarne le caratteristiche già esistenti, quindi verrebbe da pensare che la natura di Matt sia quella di un uomo prepotente e possessivo, abituato a reagire con furia quando non riesce ad ottenere ciò che vuole. La sceneggiatura di Clayface lascia allo spettatore il compito di trarre le proprie conclusioni, per quanto riguarda il comportamento aberrante di Matt, che potrebbe essere impazzito per l'ordalia subita e per il trauma fisico causato dalle nanocellule, oppure potrebbe essere sempre stato così, solo in maniera molto più blanda.

E' un dubbio interessante, che coinvolge lo spettatore e lo rende ancora più partecipe del dramma del protagonista, senza tuttavia togliere l'inquietudine legata alla sorte dei comprimari "buoni", come Caitlyn e l'integerrimo fidanzato John, l'unico agente di polizia non corrotto di tutta Gotham. Come ogni buona storia "di Batman" che si rispetti, il marciume della città teatro delle vicende è quasi un personaggio a sé stante, che rende tutto squallido ed oscuro, quindi il teatro perfetto per una vicenda pesantemente contaminata con l'horror. Anzi, che dico contaminata? Clayface è un film che segue in tutto e per tutto i topoi del body horror e non lesina né jump scare (pochi ma efficaci), né sequenze in grado di mozzare il fiato per l'inquietudine (quella sull'aereo. Aiuto), né momenti gore in cui le persone muoiono decisamente male. Aggiungo anche che il finale avrebbe fatto la felicità di Jim Muro, nonostante Clayface rientri comunque nel novero dei film commerciali destinati ad un pubblico ampio, quindi ampiamente ripuliti ed "accettabili", a prescindere dalle sue atmosfere horror. C'è anche quindi spazio per l'ironia, benché nera, e per un paio di sequenze più spettacolari e adatte ad un film di supereroi (anzi, supervillain) dotati di poteri, come quella, notevole, ambientata all'interno del club. Per quanto riguarda gli attori, non conoscevo affatto Tom Rhys Harries, ma il suo volto particolare e un po' "cesellato", a mio avviso, è azzeccatissimo per un personaggio dai tratti somatici malleabili, e ho adorato Naomi Ackie, sempre bellissima ed espressiva. Caitlyn aveva tutte le potenzialità per diventare una mera damsel in distress, o la "bella" che non è immune al fascino della "bestia", ma l'attrice riesce a renderla tridimensionale, conferendole una dignità particolare e tutta una serie di umanissime debolezze. Il resto del cast è composto da belle facce da schiaffi, ideali per un film ambientato nell'universo di Batman, ed è una goduria vedere Matt esigere sommaria giustizia dai suoi maledettissimi aguzzini. Per tutti questi motivi, ritengo che Clayface sia una delle opere più interessanti uscite recentemente sotto l'egida della DC Films e che meriti di essere visto al cinema. Se l'horror vi piace, andate in fiducia, anche se non vi interessano i supereroi, perché non necessita alcuna conoscenza pregressa del personaggio, a meno di non voler cogliere tutti i riferimenti e gli easter egg legati al mito dell'Uomo Pipistrello. Io me ne sono ampiamente fregata e mi sono divertita moltissimo lo stesso!

Cast

Del regista James Watkins ho già parlato QUI. Eddie Marsan (Frank Fitzpatrick), David Dencik (Markos Szabo), Naomi Ackie (Caitlyn Corr) e Max Minghella (John Borrelli) li trovate invece ai rispettivi link. 

Curiosità

Mike Flanagan, qui in veste di sceneggiatore, non ha potuto dirigere il film perché già impegnato con la serie Carrie e con il film The Exorcist: Martyrs. Se Clayface vi è piaciuto recuperate Darkman, The Substance e La mosca. ENJOY!

venerdì 30 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 30: They Look Like People (2015)


Eccoci arrivati all'ultimo post dedicato alla Nuovi Incubi Halloween Challenge! Domani, su Instagram, troverete un carosello sul meraviglioso Trick'r'Treat e la settimana prossima tornerò alla normale programmazione del blog. Oggi invece parliamo di "bromance", tema che mi ha portata scegliere il film They Look Like People, diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Perry Blackshear.

Trama

Dopo anni, l'impiegato Christian incontra sotto casa l'amico di una vita, Wyatt, in fuga da una presunta invasione aliena...

Recensione

Non ho assolutamente idea di dove abbia tirato fuori questo They Look Like People. Probabilmente, quando sono usciti i temi giornalieri della challenge devo avere scritto su Letterboxd o addirittura su Google una roba come "bromance horror" ed è uscito questo titolo. Non particolarmente interessante, mi spiace dirlo, né particolarmente horror, ma di sicuro molto attinente all'argomento del giorno. Infatti, il fulcro di They Look Like People è proprio la profonda amicizia tra Wyatt e Christian, due uomini che, nonostante una separazione di anni, ci mettono ben poco a rinstaurare le dinamiche, talvolta anche sciocche ed infantili, del loro storico legame. Il motivo della "separazione" risiede nel fatto che Wyatt si era trovato la fidanzata ed era in procinto di sposarsi, ma qualcosa è andato storto; questo qualcosa sono le allucinazioni di cui soffre Wyatt, vittima di una malattia mentale che lo porta a sentire suoni simili a quelli che farebbe uno sciame di mosche, ad immaginare di ricevere delle telefonate, a vedere persone che sembrano tali ma, in realtà, sono dei mostri alieni pronti ad invadere la Terra. O forse non si tratta di una malattia, Perry Blackshear non scioglie tutti i dubbi sul finale, anche perché non è la "verità" il tema del film. Ciò che interessa al regista e sceneggiatore è mostrare come questa convinzione di Wyatt impatti sul suo rapporto con la realtà e con i suoi affetti, in particolare con Christian, il quale, a sua volta, non è privo di problemi personali. Solo, senza alcuna fiducia in sé stesso (al punto da stordirsi di registrazioni motivazionali ed estenuanti esercizi in palestra per dimostrare di poter essere un maschio “alfa”), Christian si aggrappa disperatamente al ritorno dell’amico di sempre, soltanto per poi trovarsi coinvolto in qualcosa di folle e terribile, che richiede una cieca fiducia verso l'altro. Nel corso del film i due si metteranno alla prova a vicenda, immersi in un'atmosfera di paranoica inquietudine che sfocia in un finale al cardiopalma che è la cosa migliore di They Look Like People.

Per il resto, il film di Perry Blackshear è una produzione indie nel senso più stretto del termine. Intanto, They Look Like People è un'opera orgogliosamente mumblegore (più mumble che gore), nel corso della quale i personaggi discutono, si confrontano, vivono eventi quotidiani non particolarmente emozionanti o necessari ai fini della trama. Come ho scritto su, le sequenze più prettamente horror si contano sulle dita di una mano; le allucinazioni di Wyatt, a causa del basso budget a disposizione, sono soprattutto uditive, e solo in alcuni momenti si vedono delle persone trasformate in creature dagli occhi vuoti e dagli ampi, inquietantissimi sorrisi. Anche il numero di location interne è ridotto, il che è comunque funzionale alla rappresentazione di una vita squallida, ripetitiva (quella di Christian) e della quotidianità di una persona intrappolata, che sa di non poter fuggire alla minaccia aliena che ne sconvolge le percezioni, condannandolo alla solitudine perpetua, prima che sopraggiunga una possibile morte. Ciò detto, pur riconoscendo che The Look Like People non è un film realizzato senza alcuna cognizione di causa o comunque da un dilettante allo sbaraglio, devo purtroppo ammettere di essermi annoiata non poco durante la visione, proprio perché la natura di bromance è preponderante rispetto al discorso horror o sci-fi, il che si traduce in un ritmo mooolto lento, in grado di stemperare anche quei pochi momenti di tensione paranoica legati al personaggio di Wyatt e alle sue allucinazioni. Sicuramente non è un film da vedere la sera, dopo una giornata di lavoro; sono miracolosamente riuscita a non addormentarmi ma la tentazione era davvero fortissima!

Cast

Perry Blackshear è il regista e sceneggiatore del film. Americano, ha diretto film come The Siren e When I Consume You. E' anche produttore, attore e compositore. 

Curiosità

MacLeod Andrews (Wyatt), Evan Dumouchel (Christian) e Margaret Ying Drake (Mara) hanno partecipato anche dagli altri due film del regista. Se They Look Like People vi fosse piaciuto recuperate Bug, Take Shelter e The Voices. ENJOY!

giovedì 29 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 29: Giovani diavoli (1999)


Anche oggi la Nuovi Incubi Halloween Challenge si incrocia con quella di Letterboxd. E' uscito fuori Giovani diavoli (Idle Hands), un film in cui avrei voluto recitare, presente nella videoteca del creatore della challenge di Letterboxd, diretto nel 1999 dal regista Rodman Flender.

Trama

Anton, ragazzo pigro dedito al divano e alle canne, scopre di avere una mano indemoniata e assassina...

Recensione

Sento già i commenti di quei quattro lettori rimasti: "Ma veramente, con tutti i film che esistono, tu hai scelto Giovani diavoli come opera in cui recitare?". A parte che la risposta è "Perché no?", il fatto è che tutti gli horror in cui avrei bramato recitare sono stati già trattati sul Bollalmanacco, e l'unico che era rimasto fuori dal blog non era stranamente presente nella videoteca di Kynky. C'era però Giovani diavoli e, appena l'ho visto, mi è tornato in mente quanto amore avessi all'epoca (e ce l'ho tutt'ora) per Seth Green, e quanto avrei voluto recitare assieme a lui, in primis perché è un gran figo, e seconda cosa perché immaginavo le grassissime risate che si saranno fatti in un set dove, tra l'altro, erano capitati anche gli Offspring a suonare. Quindi, Seth Green, Devon Sawa e un concerto gratis degli Offspring. Capite bene che, a 18 anni, non c'era nulla di più cool per me. All'epoca dell'uscita italiana di Giovani diavoli avevo consumato la videocassetta registrata dalla TV, mi ero comprata il DVD appena l'avevo visto in un negozio di Genova e, prima ancora, avevo scaricato interi file wav. di dialoghi pronunciati da Seth Green per riascoltarli al PC, assieme alle canzoni della ruffianissima, perfetta colonna sonora; insomma, è un film che ho sempre amato con tutta me stessa, però non lo riguardavo da anni e avevo paura che, a 45 anni, mi sarei resa conto che non era così bello come ricordavo. Donna di poca fede! In realtà, Giovani diavoli non è bello, è bellissimo. Prosegue spedito come un treno in equilibrio tra horror serio e commedia "stoned", senza mai prendere in giro lo spettatore, perché è una delle poche horror comedy che fa sul serio nelle sequenze gore. Questo a prescindere da quanto sia cretino l'assunto, legato al titolo originale, per cui le mani pigre sono terreno fertile per il diavolo, o forse proprio per questo motivo. E non esistono mani più pigre di quelle di Anton, liceale che passa il tempo a guardare la TV sul divano e farsi canne assieme agli amici di sempre, Mick e Pnub. Il fulcro del film è la pigrizia, lo scoglionamento cosmico di questi tre adorabili scappati di casa, con Anton che non si accorge della morte dei genitori se non dopo tre/quattro giorni, finché lui e i due amici si rendono conto che il killer è proprio Anton, la cui mano pigra (la sinistra, perché la destra usa il telecomando e si fa le pippe, quindi insomma!) è stata posseduta da un demone dotato di un fortissimo istinto omicida. Già questa è un'idea che dà il la ad una serie infinita di possibilità, ma le cose migliorano quando, dopo essere stati uccisi da Anton, Mick e Pnub tornano come non-morti e come consiglieri "fraudolenti" del povero ragazzo, che si ritrova tra i piedi due adolescenti resi ancora più pigri e menefreghisti dalla loro condizione di morti. Tra perle di umorismo nero, un crescente numero di cadaveri, druide destinate a combattere il male, gemelli che fanno cose strane nei fast food, ragazze disnibite che limonano con gioia il vicino di casa, ma solo quando ne notano la creepytudine, e mani indemoniate che scalpano cantanti punk, Giovani diavoli prosegue per accumulo senza mai esagerare, inanellando tuttavia una serie di scelte talmente azzeccate da sembrare miracolose.

Come ho detto, la caratteristica di Giovani diavoli è quella di rispettare, senza snaturarle, le due anime che lo compongono, a partire dallo stile. Le parti horror sono curatissime, cominciando da una sequenza introduttiva che mette davvero inquietudine, passando poi alle splatterate causate dalla mano di Anton (i ferri da calza!!), realizzate con ottimi effetti speciali che reggono il passare del tempo senza alcun problema. La mano di Anton subisce un'interessante metamorfosi dopo la separazione dal ragazzo, ampliando ulteriormente il ventaglio di ramificazioni horror della trama, e il make-up di Mick e Pnub è semplicemente stupendo; in particolare, l'animatronic della testa di Pnub è allucinante, e lo stesso vale per tutti i momenti in cui il personaggio si ritrova ad interagire con gli altri senza testa, toccando un altissimo picco di genialità nell'istante in cui Mick decide di "aggiustarlo" per consentirgli di mangiare un burrito. Il trio di protagonisti, a tal proposito, è molto affiatato. Vero, Devon Sawa è il protagonista e regge da solo senza problemi intere sequenze che lo vedono lottare disperato contro la crescente sete di sangue della mano, ma il film non varrebbe nemmeno la metà senza due spalle come Seth Green ed Elden Henson. Assieme, i due fanno faville, alternando momenti in cui il caustico umorismo di Mick (il cui aplomb ricorda, a tratti, l'adorato Oz di Buffy) la fa da padrone ad altri in cui è il goffo, ma non meno irriverente, Pnub ad essere sotto i riflettori e a causare ancora più problemi al povero Anton, che piano piano arriva a mettere in discussione il loro stile di vita. Di fatto, Mick e Pnub sono protagonisti tanto quanto Anton, e non vengono mai eclissati dagli altri comprimari, ai quali viene comunque concesso tutto lo spazio necessario per non essere soltanto delle semplici macchiette. Diciamo che, ad oggi, l'unico personaggio invecchiato un po' male è quello di Jessica Alba, dipinto come una ragazzetta dall'aria profonda e tormentata, in realtà pronta a darla al primo che le palpa violentemente le chiappe, la cui funzione nella trama è quella di essere la damsel in distress che, come anticipato in un dialogo all'inizio, aspetta il suo knight with a shining armour. E peccato che questa "armour" siano una vestaglia da casa, una t-shirt strappata e un paio di boxer che Anton non si cambia per tutto il film. EEW. A parte questo dettaglio trascurabile, se non avete mai visto Giovani diavoli è giunto il momento di rimediare e innamorarvi perdutamente di questa adorabile commedia horror!

Cast

Devon Sawa (Anton Tobias), Seth Green (Mick), Elden Henson (Pnub), Jessica Alba (Molly), Vivica A. Fox (Debi LeCure), Jack Noseworthy (Randy), Sean Whalen (McMacy) e Fred Willard (Papà Tobias) li trovate ai rispettivi link. 

  • Rodman Flender è il regista del film. Americano, ha diretto film come Leprechaun 2 ed episodi di serie quali I racconti della cripta, Millenium, Dawson's Creek, Una mamma per amica e Scream: La serie. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 64 anni.

Curiosità

La mano di Giovani diavoli è "interpretata" da Christopher Hart, lo stesso attore che aveva dato vita a Mano nei due film de La famiglia Addams. In mezzo allo staff del Burger Jungle ci sono poi facce familiari come Kyle Gass dei Tenacious D e Tom DeLonge dei Blink 182, non bastassero già gli Offspring che si esibiscono al ballo di Halloween! Se Giovani diavoli vi fosse piaciuto recuperate The Faculty, Splatters - Gli schizzacervelli, The Babysitter, La Babysitter: Killer Queen e Freaky. ENJOY!

mercoledì 28 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 28: Mammina (2026)



Per venire incontro alla Nuovi Incubi Halloween Challenge, il cui tema odierno è "Mutaforma", ho rimandato di un paio di settimane il post su Mammina, diretto dal regista Rob Savage e tratto dal romanzo L'altra mamma di Josh Malerman.

Trama

Bela vive assieme ai due genitori, ma di tanto in tanto parla e gioca con "l'altra mamma", un'entità apparentemente amichevole, che tuttavia diventerà sempre più inquietante e pericolosa...

Recensione

Sinceramente, non capisco perché ci sia così tanta gente che ha odiato Mammina, al di là dell'orrendo titolo italiano con cui è stato distribuito. Il film è un dignitosissimo horror commerciale che, in maniera magari un po' goffa (ma, non avendo letto il romanzo di Malerman, non so quanto della "colpa" sia attribuibile alla sceneggiatura e quanto all'opera originale), racconta la progressiva perdita dell'innocenza di una bambina, Bela, e delle bugie che la piccola è costretta a raccontarsi e a sopportare dagli altri, per mantenere salda l'idea di vivere sicura all'interno di un nucleo familiare perfetto. Si dice che i bambini sappiano più di quanto danno a vedere, e per Bela è così; disgraziatamente, benché mamma e papà pensino di avere in casa una creaturina persa nel suo mondo fatato, Bela nota tanti piccoli dettagli, legge tra le righe del non detto, capisce che "papo" è l'anello debole di una catena familiare tenuta con polso fermo da una mamma che, allo stesso tempo, non mette figlia e marito in cima alle priorità. Inevitabilmente, l'enorme amore di Bela cerca uno sbocco che non ritrova completamente nella mamma "reale", e richiama così nella nostra dimensione l'Altra Mamma. Una creatura fantastica, un mutaforma in grado di piegare lo spazio e il tempo, di portare Bela dove desidera ed inventare giochi sempre nuovi, quando mamma è troppo occupata col lavoro e papà deve sbrigare le faccende di casa. Col tempo, però, l'Altra Mamma si rivela un essere bugiardo e infido, il cui unico scopo è rubare il corpo e lo spirito di Bela per diventare umano, e più la bambina oppone resistenza, più la maschera gentile dell'Altra Mamma va in frantumi. Parallelamente, anche la facciata perfetta della famiglia di Bela viene distrutta, con bugie che vengono progressivamente a galla, fino alla crudele rivelazione finale, inusuale per un film avente per protagonisti dei bambini ma coerente con una realtà non viziata da preconcetti sociali inculcati in primis alle donne. Questo è un aspetto che accomuna Mammina a un altro film visto di recente, Verity, due opere non perfette (anzi) ma che infilano il dito nella piaga di una scomoda verità, ovvero che esistono anche donne che non hanno alcun desiderio di maternità, e non per questo devono essere demonizzate o, peggio, forzate a seguire un percorso deciso da altri, pena la nascita di bambini infelici e complessati. Sopravvivere all'Altra Mamma corrisponde ad infiniti anni di terapia, non tanto per la natura demoniaca del mostro, quanto per ciò che Bela viene a scoprire sul finale, che peraltro non è un happy ending al 100%, bensì dà ad intendere (a differenza della maggior parte degli horror aventi per protagoniste delle famiglie disfunzionali) come sia pressoché impossibile uscire più forti ed uniti da un'esperienza traumatizzante. In parole povere, siamo tutti "altre mamme", ben lontani dall'essere sinceri, innocenti e privi di macchia, e non è scontato che riusciamo ad imparare dai nostri errori, per quanto gravi. 

Al di là di queste seghe mentali personali, a me Mammina non è dispiaciuto neppure come horror. Il ritmo del film è sostenuto, si percepisce l'urgenza del progressivo pericolo che incombe sulla famiglia di Bela, e la sensazione claustrofobica di non potergli sfuggire. E' vero, in un paio di momenti gli snodi narrativi diventano faciloni, e persino la regia offre il fianco al trash involontario (diciamo che il momento "alla Poltergeist", gettato volutamente in caciara, si mantiene pericolosamente in bilico sul filo dell'imbarazzante, ma dove ho gettato la spugna è stato quando i personaggi tornano a casa e, senza alcun motivo particolare, decidono che per sconfiggere l'Altra Mamma l'ideale è fare finta che non esista e mettersi a fare festa), ma ci sono molti altri momenti drammatici e almeno una sequenza gore che riportano il film in carreggiata. Per quanto riguarda gli effetti speciali, altra fonte di critiche online, sapete bene quanto io patisca la CGI invasiva, eppure stavolta l'ho trovata abbastanza funzionale alla storia raccontata, e ho particolarmente apprezzato la sinergia degli effetti speciali col montaggio, soprattutto quando Bela e l'Altra Mamma passano da un ambiente all'altro senza soluzione di continuità. Anche gli attori mi sono piaciuti molto. La piccola Arabella Olivia Clark ha un faccino dolce, in alcune sequenze spezza il cuore, eppure è anche in grado di tirare fuori una vena inquietante, da piccolo mostriciattolo che non conviene prendere in giro, ma la vera mattatrice del film è Jessica Chastain. Grazie al meccanismo, talvolta scorretto, per cui non si è mai completamente certi che sullo schermo ci sia l'Altra Mamma oppure la mamma vera, ogni sguardo e gesto dell'attrice si caricano di valenze inquietanti, in perfetta risonanza con il terrore diffidente di Bela, e nei momenti horror tout court il sorriso della Chastain, con quello sguardo fisso da matta e le lacrime che le rigano il volto, gela il sangue nelle vene. Sono stata anche molto contenta di rivedere Karen Allen, anche se in un ruolo limitatissimo, e Jay Duplass, nonostante condivida la faccetta fessa del fratello, è un papà molto tenero, benché un po' patetico. Riassumendo, Mammina non è e non sarà mai l'horror dell'anno e nemmeno uno dei migliori, ma asfaltarlo come stanno facendo in molti la trovo una cosa scorretta; è un buon horror, divertente ed inquietante, anche piuttosto ben fatto, e credo meriti una visione senza preconcetti, per poi magari leggere il libro.

Cast

Del regista Rob Savage ho già parlato QUI. Jessica Chastain (Mamma/Altra Mamma) e Karen Allen
(Nonna Ruth) le trovate invece ai rispettivi link

Curiosità

Jay Duplass, che interpreta Papo, è il fratello della mia nemesi Mark Duplass. Se Mammina vi è piaciuto recuperate La madre, Goodnight Mommy, Babadook e The Hole in the Ground. ENJOY! 



martedì 27 ottobre 2026

Visioni dal ToHorror Fantastic Film Fest 2026

Su gentile concessione dell'ufficio stampa del TOHorror Fantastic Film Fest 2026

Contro ogni probabilità, anche quest'anno sono riuscita a fare almeno due giorni a Torino per il ToHorror Fantastic Film Fest. I giorni avrebbero dovuto essere tre, ma un incidente d'auto, per fortuna privo di danni fisici sia da una parte che dall'altra, mi ha impedito di salire già giovedì, quindi ho perso i primi quattro film che avrei voluto guardare. Altra enorme sfortuna, ovviamente, è l'essere dovuta andare via domenica, senza riuscire a vedere uno dei film che aspettavo di più, The Glorious Dead, tra l'altro presentato proprio da Toby Poser e John Adams in persona (ma perché fare queste cose proprio domenica, quando molti non autoctoni tornano a casa???). Che dire, quest'anno è andata proprio male e, purtroppo, anche i film visionati non mi hanno convinta granché, salvo per The Cycle, almeno quello, fortunatamente, notevole. ENJOY!

Insectasy (Angus Silver, 2026)

Non lo volevo nemmeno vedere, per ovvi motivi (una ragazza solitaria prova piacere sessuale solo a contatto con gli insetti. Orrore!), ma è stata una delle visioni più interessanti della giornata. Questo perché in realtà, per quanto weird, è un film meno scioccante di quanto potrebbe sembrare, e l'argomento è trattato con una certa sensibilità e persino con un filo di nera ironia. Il rimando a Valerie and Her Week of Wonders, in alcune sequenze, è ovvio, ma mi ha ricordato molto anche Kissed, forse per questo l'ho guardato con occhio indulgente. Purtroppo, mi tocca chiedere scusa alla mia compagna di visioni Gaia: questo film l'ho scelto io, contro When You Open The Door di Eiko Katagiri, che invece ha vinto il premio come miglior lungometraggio. Ve lo avevo detto che quest'anno è andata proprio male!

Su gentile concessione dell'ufficio stampa del TOHorror Fantastic Film Fest 2026

Turgaud (Adilkhan Yerzhanov, 2026)

Il cocco del Tohorror è tornato con un film a base di violente guardie del corpo col pallino del ballo e della musica, assassine quasi mute e scagnozzi assurdi che fanno da balia a boss ancora meno nel chilo di loro. Regia e fotografie superbe, come sempre, facce bellissime che riempiono lo schermo, tutto quello che volete; stavolta, purtroppo, Yerzhanov mi è parso poco ispirato, tra metaforoni sfacciati e tempi dilatatissimi che forse avrebbero giovato di mezz'ora in meno. Come minimo.

Kraken (Mohamed Chabane e Théo Jourdain Rhodes, 2026) - Vincitore del premio del pubblico, sezione lungometraggi

Storia di maranza franzosi, edifici fatiscenti e pesantissimi scontri sociali. Inizia come un horror a tema case infestate ma diventa presto un'altra cosa, non meno interessante e comunque violenta e divertente. Considerata la giovanissima età dei realizzatori, alcune sequenze sono notevoli ed è simpatico il mix tra POV da cellulare, con tanto di filtri deformanti, e regia classica. Producono sia Netflix che Disney +, quindi è un film che sicuramente arriverà in Italia, magari col titolo internazionale di No Way Down.

Su gentile concessione dell'ufficio stampa del TOHorror Fantastic Film Fest 2026

The Peril at Pincer Point (Jake Kuhn e Noah Stratton-Twine, 2026)

Durante il Q&A qualcuno ha scomodato The Wicker Man e Terry Gilliam; per me è la versione in acido, e in bianco e nero, di un episodio di SpongeBob, e probabilmente i registi mi darebbero anche ragione. Simpatica storia di un'ossessione radicata all'interno dell'industria cinematografica (il protagonista è un tecnico del suono alla ricerca del sonoro perfetto), è piena di trovate interessanti a livello, appunto, sonoro, ma anche la regia non scherza, visto il basso budget. Nulla di memorabile ma comunque originale e simpatico!

Privadas de suas vidas (Gurcius Gewdner e Gustavo Vinagre, 2026) - Menzione speciale concorso lungometraggi

Comincia con l'inquadratura di un bel caccone nel water, però poi peggiora. Deiezioni assortite, gore, improbabili veggenti, critica sociale e persino messaggi di amore universale si mescolano in un film demenziale, a cui non sono riuscita comunque a voler male. Se non altro è molto originale, ma non lo riguarderei, ecco.

Su gentile concessione dell'ufficio stampa del TOHorror Fantastic Film Fest 2026

Omnipresentes (Farid Rodríguez Rivero, 2026)

Perfect days ma senza la poesia nipponica, con l'aggiunta di un po' di critica sociale e quattro zombie in croce. Vero, ho imparato come si fa un panino con le olive e come si chiudono le zip degli zaini, ma sono diventata zombie anche io. Un inno all'aburrimiento se mai ne è esistito uno, con buona pace degli importanti temi che sicuramente hanno spinto il regista a realizzare questo film, che diventa vagamente interessante proprio sul finale.

The Cycle (Jordan Downey, 2026)

Dopo disgusto e noia ho puntato tutto su questa produzione Shudder che inizia come un razionalissimo thriller sulla scia de Il silenzio degli innocenti, e poi sconvolge con un notevole twist shyamalano da slogarsi la mascella. Il fatto che, nel 2026, qualcuno sia ancora consapevole della superiorità dell'effetto speciale artigianale sulla CGI mi riempie di gioia e sono felicissima di avere visto The Cycle in sala, nell'attesa che venga distribuito anche in Italia!


Nuovi Incubi Halloween Challenge day 27: Amityville Horror - La fuga del diavolo (1989)


Oggi mi tocca barare di nuovo o, meglio, infilare a forza dentro un tema un film che, di fatto, è proprio un po' stiracchiato. La Nuovi Incubi Halloween Challenge consiglia "Non rispondere al telefono". E insomma, il post su Amityville Horror - La fuga del diavolo (Amityville: The Evil Escapes), diretto e co-sceneggiato nel 1989 dal regista Sandor Stern, e vagamente basato sul libro omonimo di John G. Jones era già pronto per un altro tema della Challenge, poi ci sono dei telefoni indemoniati che si sciolgono o che non funzionano... Lo sentite il rumore mentre cerco di arrampicarmi sugli specchi?

Trama

Dopo che dei sacerdoti hanno esorcizzato la casa di Amityville, il demonio si rifugia all'interno di una lampada che, per tutta una serie di circostanze, finisce in California...

Recensione

L'anno scorso, con Death to Metal, ero stata colta di sorpresa. Quest'anno, la sòla me la sono cercata, ché non posso pretendere tanto da un film per la TV. Se non altro, siccome Amityville Horror - La fuga del diavolo si trova in italiano su Prime Video, mi sono fatta due risate con Mirco, il quale come al solito non si capacita degli abissi di squallore che possono toccare alcuni horror. Amityville Horror - La fuga del diavolo (da qui in avanti: La fuga del diavolo) si apre su un gruppo di preti che, finalmente, decidono di sbarazzarsi del male che abita la casa dei Lutz da secoli. Convinti di avere sconfitto il Maligno, lasciano che il proprietario della casa si sbarazzi di mobili e suppellettili approfittando di una svendita in giardino; lì, una signora decide di acquistare un lampada brutta in culo, dalla forma vagamente umanoide, e spedirla alla sorella in California, come scherzo di compleanno. Detta lampada brutta in culo, purtroppo, è l'oggetto scelto dal demonio come rifugio, e la sua presenza in casa della sorella (nel frattempo diventata anche dimora della figlia di lei e di tre orrendi nipoti, di cui una traumatizzata dalla recente morte del papà) trasformerà l'allegro edificio in un teatro di incidenti sempre più inquietanti e gente che muore male. Ciò che rende meritevole La fuga del diavolo di una visione da ubriachi, è la dabbenaggine atomica dei protagonisti, unita alla loro salda volontà di ignorare gli incidenti più improbabili, derubricandoli a mera sfiga. Tolto che una lampada così brutta andava fatta volare dalla finestra al primo minuto di film, ma ciò che ha ucciso me e Mirco dalle risate sono stati, nell'ordine: la vecchia che si ritrova con un dito in necrosi dopo essersi fatta un taglietto con la lampada e non va in ospedale perché "ho visto di peggio"; l'altra vecchia che non si chiede in che modo il pappagallino, dopo essere fuggito dalla gabbia, sia anche riuscito nell'ardua impresa di aprire il forno a microonde e andarsi a suicidare lì dentro (nei panni della vecchia, nel dubbio, io avrei calcioruotato fuori i tre nipoti, sospettando che almeno uno fosse psicopatico, PER ESEMPIO l'inquietante bambina catatonica); il tuttofare che blocca un interruttore con un pezzetto di scotch mollo, sperando basti a tenerlo fermo, rimettendoci una mano nel tritarifiuti; la madre dei tre potenziali psicopatici che, di fronte alla cameretta della figlia ridotta a un delirio di roba buttata all'aria e pareti scarabocchiate coi pastelli, urla di chiamare la polizia, perché sicuramente è entrato un estraneo, invece di scassare di sberle la pargola. 

Ci sono altri dettagli ed episodi esilaranti che vi lascio il piacere di scoprire, ma vi anticipo fin da ora che il finale è un anticlimax che sovverte ogni regola geografica, ignorando tutto ciò che la regia aveva mostrato, fino a quel momento, relativamente ai dintorni della casa (inutile dirvi, inoltre, che la vicenda viene lasciata aperta per eventuali sequel). In quanto film per la TV, La fuga del diavolo è privo o quasi di scene esplicitamente violente, le morti dei vari personaggi vengono mostrate a fatto compiuto, ed essendo un prodotto di fine anni '80, è particolarmente sciatto visivamente, fiaccato da una sovrabbondanza di sequenze in cui, semplicemente, i personaggi parlano di ciò che è accaduto o di cosa dovrebbero fare per risolvere i loro problemi, magari davanti a un superalcolico (i preti) o a una tazza di the (madre e figlia). Sugli attori stenderei un velo pietoso. Il giovane prete, la nonna e la mamma sono gli elementi salvabili, in particolare la nonna è dotata di quella cazzimma da vecchia che ha per il belino di avere dei nipoti tra i piedi, e vorrebbe solo fare la bella vita godendosi la pensione alla faccia di quella pezzente della figlia. I tre figlioli sono invece uno peggio dell'altro. La più grande è la mia nemesi dai tempi de Le notti proibite del marchese De Sade, film che mi aveva già confermato che la bonanima di Zoe Trilling aveva solo un'espressione valida, quella della morta di ca**o, abbastanza inutile in un film come questo; il povero Aron Eisemberg sembra un nano deforme che interpreta un ragazzino, ma siccome ciò era probabilmente dovuto ad avere avuto gravissimi problemi renali fin dalla nascita, non elaboro oltre perché mi parrebbe ingiusto; Brandy Gold, che interpreta Jessica, ha concluso la sua carriera di attrice bambina con questo film, quindi o lei o i suoi hanno capito che non era la sua strada e per questo la perdoniamo, non è colpa sua se era stata utilizzata come l'ennesimo surrogato di Heather O'Rourke. C'è poco altro da dire su La fuga del diavolo, tranne che, probabilmente, se fosse stato affidato a qualche regista italiano di serie Z in attività in quegli anni avrebbe trasceso il cheesy e sarebbe diventato uno scult, ma purtroppo è stato sventurato anche in questo. Lasciamolo nel dimenticatoio dov'è giustamente rimasto per 37 anni, anche se temo che quella lampada orrenda non abbandonerà mai più la mia mente. 

Cast

Del regista e co-sceneggiatore Sandor Stern ho già parlato QUI mentre Zoe Trilling, che interpreta Amanda Evans, la trovate QUA.

Curiosità

Aron Eisenberg, che interpreta Brian Evans, era il figlio del protagonista de La casa 7. Amityville Horror - La fuga del diavolo, è il seguito di Amityville Horror, Amityville Possession ed Amityville III, e precede Amityville: il ritorno, Amityville 1992: It's About Time (tratto dallo stesso libro), Amityville: A New Generation, Amityville Dollhouse e Amityville: Il risveglio. Se volete fare una bella maratona per Halloween, non sarò io ad impedirvelo! ENJOY!

lunedì 26 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 22 & 26: The Loved Ones (2009)

Come ho scritto giovedì sul post dedicato a Street Fighter, oggi unisco due temi della Nuovi Incubi Halloween Challenge, ovvero Ballo scolastico e Mean Girls. E' uscito fuori un film che puntavo da parecchio tempo, ovvero The Loved Ones, diretto e sceneggiato nel 2009 dal regista Sean Byrne.

Trama

Il giorno del ballo scolastico, Brent viene rapito dal padre di Lola, una compagna di scuola dagli istinti sadici, e seviziato senza pietà...

Recensione

Era tanto che volevo vedere The Loved Ones, di cui avevo sentito parlare solo benissimo. Il film di Sean Byrne è l'ennesimo frutto malato dell'adorabile cinematografia di genere australiana, un'opera sporca e cattiva che strappa il cuore dello spettatore e lo getta nel cestino della pattumiera, mettendolo di fronte all'ordalia di un povero ragazzo innocente, già vittima di sensi di colpa inenarrabili. Il protagonista, Brent, è un adolescente che vive sotto il peso di avere causato la morte del padre mentre stava guidando l'automobile; il limbo di pena in cui vive il ragazzo, incapace di comunicare con la madre e legato alla fidanzata da un sentimento d'amore che non riesce ad esprimere, si trasforma in un inferno il giorno del ballo scolastico. Dopo avere educatamente rifiutato la richiesta della compagna di classe Lola, che avrebbe voluto andare al ballo con lui, Brent viene infatti rapito dal padre della ragazza. Nella casa dei due, Brent subisce le peggiori torture, perché Lola è in realtà una psicopatica incapace di gestire l'attrazione che prova verso i ragazzi, e il padre farebbe di tutto per rendere felice la sua "principessa", alla quale lo lega un rapporto morboso, che sfiora vagamente l'incesto. Sean Byrne, al suo primo lungometraggio, mette in scena l'orrore e il disagio dell'adolescenza, tutto lo squallore che circonda quelli che dovrebbero essere gli anni "più belli", concentrando il suo sguardo su un rito di passaggio tipico dei paesi anglosassoni, ovvero il prom (che però in Australia si chiama "formal", e dovrebbe consistere, come da definizione, solo in un ballo in abiti formali, senza tutte le pacchianate americane). Croce e delizia degli adolescenti d'oltreoceano e del downunder, il prom è l'ennesima fonte di disagio, ansia e inadeguatezza sociale; lo è per il migliore amico di Brent, che crede di aver vinto alla lotteria quando la bella Mia accetta di andare con lui, per poi ritrovarsi tra le mani una ragazza interessata solo a degradarsi quanto più possibile, per fare del male a se stessa e ai suoi genitori, e lo è ovviamente per Lola. Impossibilitata ad andare al ballo col ragazzo che le piace, Lola se ne crea uno tutto suo, aiutata da papà, con tanto di banchetto, incoronazione del re e della regina del prom, tutto il necessaire per una serata da sogno (o da incubo) in cui, per una volta, sono gli altri ad essere reietti e a soffrire, mentre ogni suo desiderio diventa ordine e si traduce in realtà, per quanto distorta.

Se la messa in scena delle torture a cui viene sottoposto Brent è brutale e reiterata al punto che, in alcune occasioni, ho dovuto staccare gli occhi dallo schermo per l'ansia di ciò che rischiavo di vedere, il resto del film si appoggia a due stili distinti e ben definiti. Gli aspetti quotidiani di ciò che circonda Brent, al di là della claustrofobica trappola in cui viene rinchiuso da un certo punto in poi, sono filtrati da un punto di vista atto a sottolinearne la prosaicità, persino lo squallore (due esempi su tutti: il sesso tra ragazzi è sporco, sudato, quasi privo di romanticismo, trasmette proprio una disperata "fame" di contatto; viceversa, gli adulti sembrano disinteressati a tutto ciò che li circonda, persi in un cupo mondo che li separa persino dai loro affetti più prossimi). All'interno della casa di Lola, invece, spiccano l'allucinante fucsia del suo abito da principessa, il colore vivido del sangue, persino l'azzurro elettrico della candeggina all'interno della siringa nelle prime sequenze di tortura. Paradossalmente, quello di Lola è un mondo vivido, più reale e presente del quotidiano, perché scuote il desiderio di vivere sopito nel cuore di Brent, e conseguentemente ogni sua percezione. La stessa Lola è vivida, uno dei villain horror migliori mai creati, una ragazza incapace di affrontare il suo profondo dolore e la propria solitudine senza riversare una rabbia infantile e distorta sulle sue vittime; invece di accettare il rifiuto, Lola preferisce circondarsi di mostri privi di raziocinio, sostenuta da un padre incapace di guidarla come avrebbe dovuto. Una mean girl, certamente, ma una mean girl triste e disagiata, come tutti gli adolescenti che popolano The Loved Ones, che siano belli o brutti, soli o innamorati. 

Cast

Del regista e sceneggiatore Sean Byrne ho già parlato QUI mentre Xavier Samuel, che interpreta Brent, lo trovate QUA.

Curiosità

Jessica McNamee, che interpreta Mia, ha partecipato agli ultimi due Mortal Kombat come Sonya Blade. John Jarratt ha rifiutato il ruolo del papà per evitare il  typecasting. Se The Loved Ones vi è piaciuto recuperate Misery non deve morire e Pet. ENJOY! 


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