Trama
Dopo che dei sacerdoti hanno esorcizzato la casa di Amityville, il demonio si rifugia all'interno di una lampada che, per tutta una serie di circostanze, finisce in California...
Recensione
L'anno scorso, con Death to Metal, ero stata colta di sorpresa. Quest'anno, la sòla me la sono cercata, ché non posso pretendere tanto da un film per la TV. Se non altro, siccome Amityville Horror - La fuga del diavolo si trova in italiano su Prime Video, mi sono fatta due risate con Mirco, il quale come al solito non si capacita degli abissi di squallore che possono toccare alcuni horror. Amityville Horror - La fuga del diavolo (da qui in avanti: La fuga del diavolo) si apre su un gruppo di preti che, finalmente, decidono di sbarazzarsi del male che abita la casa dei Lutz da secoli. Convinti di avere sconfitto il Maligno, lasciano che il proprietario della casa si sbarazzi di mobili e suppellettili approfittando di una svendita in giardino; lì, una signora decide di acquistare un lampada brutta in culo, dalla forma vagamente umanoide, e spedirla alla sorella in California, come scherzo di compleanno. Detta lampada brutta in culo, purtroppo, è l'oggetto scelto dal demonio come rifugio, e la sua presenza in casa della sorella (nel frattempo diventata anche dimora della figlia di lei e di tre orrendi nipoti, di cui una traumatizzata dalla recente morte del papà) trasformerà l'allegro edificio in un teatro di incidenti sempre più inquietanti e gente che muore male. Ciò che rende meritevole La fuga del diavolo di una visione da ubriachi, è la dabbenaggine atomica dei protagonisti, unita alla loro salda volontà di ignorare gli incidenti più improbabili, derubricandoli a mera sfiga. Tolto che una lampada così brutta andava fatta volare dalla finestra al primo minuto di film, ma ciò che ha ucciso me e Mirco dalle risate sono stati, nell'ordine: la vecchia che si ritrova con un dito in necrosi dopo essersi fatta un taglietto con la lampada e non va in ospedale perché "ho visto di peggio"; l'altra vecchia che non si chiede in che modo il pappagallino, dopo essere fuggito dalla gabbia, sia anche riuscito nell'ardua impresa di aprire il forno a microonde e andarsi a suicidare lì dentro (nei panni della vecchia, nel dubbio, io avrei calcioruotato fuori i tre nipoti, sospettando che almeno uno fosse psicopatico, PER ESEMPIO l'inquietante bambina catatonica); il tuttofare che blocca un interruttore con un pezzetto di scotch mollo, sperando basti a tenerlo fermo, rimettendoci una mano nel tritarifiuti; la madre dei tre potenziali psicopatici che, di fronte alla cameretta della figlia ridotta a un delirio di roba buttata all'aria e pareti scarabocchiate coi pastelli, urla di chiamare la polizia, perché sicuramente è entrato un estraneo, invece di scassare di sberle la pargola.
Ci sono altri dettagli ed episodi esilaranti che vi lascio il piacere di scoprire, ma vi anticipo fin da ora che il finale è un anticlimax che sovverte ogni regola geografica, ignorando tutto ciò che la regia aveva mostrato, fino a quel momento, relativamente ai dintorni della casa (inutile dirvi, inoltre, che la vicenda viene lasciata aperta per eventuali sequel). In quanto film per la TV, La fuga del diavolo è privo o quasi di scene esplicitamente violente, le morti dei vari personaggi vengono mostrate a fatto compiuto, ed essendo un prodotto di fine anni '80, è particolarmente sciatto visivamente, fiaccato da una sovrabbondanza di sequenze in cui, semplicemente, i personaggi parlano di ciò che è accaduto o di cosa dovrebbero fare per risolvere i loro problemi, magari davanti a un superalcolico (i preti) o a una tazza di the (madre e figlia). Sugli attori stenderei un velo pietoso. Il giovane prete, la nonna e la mamma sono gli elementi salvabili, in particolare la nonna è dotata di quella cazzimma da vecchia che ha per il belino di avere dei nipoti tra i piedi, e vorrebbe solo fare la bella vita godendosi la pensione alla faccia di quella pezzente della figlia. I tre figlioli sono invece uno peggio dell'altro. La più grande è la mia nemesi dai tempi de Le notti proibite del marchese De Sade, film che mi aveva già confermato che la bonanima di Zoe Trilling aveva solo un'espressione valida, quella della morta di ca**o, abbastanza inutile in un film come questo; il povero Aron Eisemberg sembra un nano deforme che interpreta un ragazzino, ma siccome ciò era probabilmente dovuto ad avere avuto gravissimi problemi renali fin dalla nascita, non elaboro oltre perché mi parrebbe ingiusto; Brandy Gold, che interpreta Jessica, ha concluso la sua carriera di attrice bambina con questo film, quindi o lei o i suoi hanno capito che non era la sua strada e per questo la perdoniamo, non è colpa sua se era stata utilizzata come l'ennesimo surrogato di Heather O'Rourke. C'è poco altro da dire su La fuga del diavolo, tranne che, probabilmente, se fosse stato affidato a qualche regista italiano di serie Z in attività in quegli anni avrebbe trasceso il cheesy e sarebbe diventato uno scult, ma purtroppo è stato sventurato anche in questo. Lasciamolo nel dimenticatoio dov'è giustamente rimasto per 37 anni, anche se temo che quella lampada orrenda non abbandonerà mai più la mia mente.
Cast
Del regista e co-sceneggiatore Sandor Stern ho già parlato QUI mentre Zoe Trilling, che interpreta Amanda Evans, la trovate QUA.
Curiosità
Aron Eisenberg, che interpreta Brian Evans, era il figlio del protagonista de La casa 7. Amityville Horror - La fuga del diavolo, è il seguito di Amityville Horror, Amityville Possession ed Amityville III, e precede Amityville: il ritorno, Amityville 1992: It's About Time (tratto dallo stesso libro), Amityville: A New Generation, Amityville Dollhouse e Amityville: Il risveglio. Se volete fare una bella maratona per Halloween, non sarò io ad impedirvelo! ENJOY!
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