Oggi vi parlo di Mother of Flies, il nuovo film diretto e sceneggiato nel 2025 dalla Adams Family.
Trama: la giovane Mickey ha un cancro in stadio avanzato e pochi mesi di vita davanti. Come ultima spiaggia, si reca assieme a suo padre da una strega che afferma di poterla guarire in tre giorni...
Mother of Flies era un horror che aspettavo col fiato sospeso, perché gli Adams mi piacciono molto, anche quando la loro poetica non rientra propriamente nelle mie corde. Adoro questa famiglia di matti, perché riescono a tirare fuori film splendidi da budget tutto sommato risicati, trasformando il set in un affare di famiglia da prendere dannatamente sul serio, dove ogni membro dirige, scrive, monta, fotografa, recita, crea persino la musica. Mother of Flies, in particolare, ha anche una grossa componente autobiografica. Sia John che Toby hanno avuto dei tumori e la loro figlia, Zelda, è stata diagnosticata con la sindrome di Lynch, una condizione genetica che rende il cancro, soprattutto al colon o all'endometrio, ereditario e quindi più prono a manifestarsi. Per esorcizzare i loro demoni, gli Adams li hanno portati sullo schermo e hanno scelto di raccontare la storia di Mickey, studentessa vittima di un cancro allo stadio terminale, che si rivolge a una necromante per tentare di guarire. Il film inscena un rapporto con la vita e la morte assai complesso, un dualismo racchiuso interamente nella figura della necromante Solveig; da un lato, la donna sembra vivere in comunione con la natura e coi suoi ritmi, dall'altro, le arti che padroneggia hanno a che fare con i morti e la loro resurrezione, con sangue e dolore. All'interno di monologhi scritti con stile estremamente poetico, la donna afferma più volte la sua intenzione di ingannare la morte per rubarle la vita, ma parla anche di corteggiare la morte, di amarla, di accettarla, così da instillare in essa un battito vitale. E proprio accettare la morte come parte inevitabile della vita è ciò che accomuna le due donne, perché anche se Mickey, ovviamente, vuole combattere il cancro e debellarlo, lo fa con la serena consapevolezza di potere perdere la battaglia e di avere comunque vissuto. Suo padre, Jake, viene tenuto inevitabilmente fuori dal legame tra Mickey e Solveig, perché l'uomo è terrorizzato all'idea che Mickey possa morire e si trincera dietro un atteggiamento vittimista ed infantile che gli guadagna, fin da subito, il disprezzo della necromante. Come già accadeva in Hellbender, il film mette in risalto il terrore ipocrita delle persone verso chi detiene la conoscenza, e quindi il potere, un'emozione che spesso diventa una condanna a morte per questi individui più unici che rari; Solveig padroneggia arti oscure e sacrileghe, ma la sceneggiatura non la connota mai come un mostro, bensì lascia che siano gli occhi degli altri personaggi a mostrarcene tutte le sfaccettature, così da permetterci di trarre le nostre conclusioni personali.
Neanche a dirlo, Toby Poser è una Solveig perfetta. Il suo aspetto rustico è quello che ci si aspetterebbe da una donna misteriosa, che vive a contatto con la natura e con un piede nella stregoneria, e la sua voce bassa e melodiosa è il veicolo ideale del poetico monologo che spesso accompagna le sequenze del film, intervallandosi a melodie scritte e messe in musica dagli stessi Adams. Una poesia elegante e macabra, che completa e carica di nuovi significati immagini decisamente forti, che non risparmiano granché allo spettatore: tra donne riprese di schiena mentre copulano in mezzo al sangue e ai cadaveri, fluidi corporei di varia natura, animaletti ben poco graziosi, pasti disgustosi e rovi appuntiti che si fanno strada dentro le parti più morbide e sensibili del corpo umano, c'è da distogliere gli occhi dallo schermo e andare a farsi un giro. C'è però anche tanta bellezza, riscontrabile nelle riprese della lussureggiante vegetazione che circonda la casa di Solveig e anche nella sua stessa dimora (che non a caso è il cottage sulle Catskills degli stessi Adams, rimaneggiato dagli effetti speciali di Trey Lindsay), fatta di radici e rami intrecciati, con stanze dove gli alberi e il muschio prendono il posto dei letti, se si è fortunati... altrimenti tocca accontentarsi di rovi pericolosi. All'interno del panorama dell'horror mondiale è raro trovare artisti coerenti e, soprattutto, abili come gli Adams, che riescono a portare avanti l'amore per un cinema artigianale, personale e affascinante; la coesione del loro nucleo familiare traspare in ogni loro film e si fa ancora più evidente in questo Mother of Flies, emozionante come non era stato il pur interessante Where the Devil Roams, e un bel ritorno alle atmosfere di Hellbender che, ad oggi, rimane il loro film che preferisco.
Dei registi e sceneggiatori John Adams (che interpreta anche Jake), Zelda Adams (Mickey) e Toby Poser (Solveig) ho già parlato QUI.
Se Mother of Flies vi fosse piaciuto recuperate Hellbender, Mandrake e Fréwaka . ENJOY!



































