martedì 20 febbraio 2018

La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017)

Dopo tanto penare, venerdì anche io sono riuscita a vedere lo splendido La forma dell'acqua (The Shape of Water), diretto e co-sceneggiato nel 2017 dal regista Guillermo Del Toro e pronto a portare a casa ben 13 Oscar (Miglior Regia, Miglior Film, Sally Hawkins Miglior Attrice Protagonista, Richard Jenkins Miglior Attore Non Protagonista, Octavia Spencer Miglior Attrice Non Protagonista, Miglior Colonna Sonora Originale, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Fotografia, Migliori Costumi, Miglior Montaggio Sonoro, Miglior Missaggio Sonoro, Miglior Montaggio e Miglior Scenografia). Vi avviso, sarà un post strano ma anche privo di spoiler!


Trama: Elisa Esposito, donna delle pulizie muta, lavora in un complesso governativo e lì si imbatte in una misteriosa creatura anfibia con la quale sviluppa un rapporto d'amicizia che a poco a poco diventa affetto...



Per la prima volta quest'anno mi trovo in difficoltà a parlare di un film. La forma dell'acqua è così bello e poetico che mettere in parole le sensazioni suscitate durante la visione sarebbe non solo triviale, ma addirittura offensivo. Se fossi brava a disegnare come le migliaia di artisti che hanno tributato omaggio all'ultimo lavoro di Del Toro avrei già affidato alla matita i miei pensieri ma, anche lì, verrebbe fuori qualcosa di indecente. Mi vien da ridere, perché la scena più bella de La forma dell'acqua, quella che mi ha commossa a tradimento, è proprio quella in cui la muta Elisa si ritrova a traboccare di così tanto amore che solo il canto potrebbe esprimerlo adeguatamente, e la donna è costretta a rifugiarsi in un sogno splendido dove ogni impedimento viene cancellato e l'amore prende la forma del desiderio e della speranza. Potessi anche io manifestare un sogno su questo blog, sarebbe quello di creare qualcosa di altrettanto bello, per ringraziare Del Toro di aver riportato al Cinema la Bellezza e la semplicità di una storia d'amore vecchia come il mondo. Invece, posso solo scrivere due robe raffazzonate.


Grazie a Guillermo per avermi incantata, lasciata lì davanti allo schermo col sorriso ebete di chi assiste a uno spettacolo meraviglioso per la prima volta. La sala, le poltrone e gli altri spettatori non esistevano più, c'erano solo la mano di Mirco a stringere la mia, i colori vintage di un appartamento al tempo stesso "povero" ma caldo, il fascino di un cinema quasi abbandonato, l'aspetto umidiccio e dimesso di una struttura governativa che tanto moderna non è, la bellezza senza tempo di vecchi film passati in televisione, gli stessi capaci di far sognare spettatori ben più innocenti e smaliziati di noi. L'elemento dell'acqua, per me affascinante ma anche fonte di terrore, da che ero bambina, reso con un'amore senza forma, mi ha fatto venire voglia di seguire col dito le gocce di pioggia sui vetri, di addormentarmi in una stanza sommersa, mi ha fatta sentire avvolta di dolcezza per la prima volta da che vado al cinema. L'idea folle che una creatura mezza uomo e mezza pesce potesse risultare forte, fiera e addirittura bella ai miei occhi, proprio io che se qualcosa è privo di pelliccia provo istantaneo ribrezzo, solo Del Toro poteva renderla realtà. Quindi, ancora una volta, grazie. 


Grazie a Guillermo per aver creato una Bella che bella non è. Sally Hawkins ha, e lo scrivo senza paura di essere banale o retorica, quel fascino e quella bellezza che le vengono da dentro. Io mi sono innamorata di Elisa Esposito, del suo sguardo franco e privo di limiti, dell'apparente fragilità che nasconde una forza immensa, del suo modo di mostrarsi naturalmente schiva e dei suoi atteggiamenti da bambina ma anche di donna, una donna che è anche e soprattutto desiderio e carne, porca miseria, altro che amori platonici! La speranza è sempre quella che a vincere l'Oscar sia Frances McDormand ma la statuetta del mio cuore l'ha già vinta la Hawkins, commuovendomi fino alle lacrime durante il suo accorato "discorso", per la testardaggine disperata con la quale cerca di aprire gli occhi all'amico Giles, provando ad essere "vista" da lui per la prima volta, nonostante l'amicizia che li lega da tempo. La sofferenza vomitata da Elisa mi ha colpita al cuore ancora più della storia d'amore tra lei e il Gill-Man, perché è una sensazione più profonda, che ho provato spesso nella vita, un senso di incompletezza avvalorato dall'idea di essere imperfetti e per questo invisibili, nonostante la presenza di amici comprensivi.


Ah, a tal proposito, grazie Guillermo per il grandioso cast di comprimari. Richard Jenkins avrei voluto abbracciarlo di continuo, magari dopo essermi fatta due risate con Octavia Spencer. Ti hanno accusato di essere "buonista", forse perché gli amici di Elisa sono un gay e una nera, entrambi reietti ed entrambi fulcro di un paio di scene in cui la loro condizione di esseri umani viene messa in discussione?  Mah, visti i tempi, ti direi che sequenze simili sono necessarie per ricordare alle persone queste "banalità buoniste". Sarà proprio lo stesso buonismo che ti ha permesso di realizzare un personaggio di merda ma sfaccettato come quello di Michael Shannon? Il gigante dai piedi di argilla, talmente sicuro delle sue posizioni razziste, misogine e maschiliste da dover consultare un manuale di autoaffermazione per andare avanti, così marcio dentro da non accorgersi di stare perdendo addirittura dei pezzi del suo stesso corpo? O forse sarà colpa di una spia russa con un cuore, l'unico personaggio, per inciso, per il quale finalmente ricorderò il trasformista Michael Stuhlbarg finché avrò vita? Sarà colpa di Doug Jones, che mastica gatteenee e uccide esseri umani ma ha anche un cuore, un'anima e forse anche uno Schwanzstuck di tutto rispetto nonostante sia "solo" un'attore infilato in una tuta di gomma? Ma posso dire chissenefrega della cVitica? Per una volta che un film mi fa uscire dal cinema felice, con gli occhi lacrimanti e il cuore zeppo di immagini bellissime, canticchiando le splendide melodie che le rendono ancora più indimenticabili, pervasa dal fuoco sacro dell'arte che ancora non mi fa smettere di disegnare Elisa e il suo amore anfibio su ogni superficie scrivibile... beh, c'è una sola cosa che resta da dire. Grazie, Guillermo, ancora, ancora e ancora. E in bocca al Gill-Man per il 4 marzo!


Del regista e co-sceneggiatore Guillermo Del Toro ho già parlato QUI. Michael Shannon (Richard Strickland), Richard Jenkins (Giles), Octavia Spencer (Zelda Fuller), Michael Stuhlbarg (Dr. Robert Hoffstetler) e Doug Jones (Uomo Anfibio) li trovate invece ai rispettivi link.

Sally Hawkins interpreta Elisa Esposito. Inglese, ha partecipato a film come Non lasciarmi, Jane Eyre, Grandi speranze, Blue Jasmine, Godzilla, Paddington e Paddington 2. Anche sceneggiatrice, ha 42 anni e un film in uscita, Godzilla - King of the Monsters.


Se La forma dell'acqua vi fosse piaciuto recuperate Il mostro della laguna nera, Il labirinto del fauno, Edward mani di forbice, La bella e la bestia e Scarpette rosse. ENJOY!

Alla fine ci ho provato, Guillermo. E ancora grazie!!



domenica 18 febbraio 2018

Shut In (2016)

Come buona parte dei film potenzialmente interessanti distribuiti in Italia, anche Shut In, diretto nel 2016 dal regista Farren Blackburn, non era arrivato a Savona e riesco dunque a parlarne solo ora. Occhio agli spoiler, qualcosina c'è!


Trama: dopo un terribile incidente d'auto in cui è morto il marito, la psichiatra infantile Mary si ritrova sola ad occuparsi del figliastro adolescente, ridotto a un vegetale. Col tempo arriva ad affezionarsi a Sam, un suo piccolo paziente sordomuto, ma in una fredda notte di tempesta il piccolo scompare senza lasciare traccia e Mary comincia ad avvertire una strana presenza in casa...



Shut In è un thriller ben costruito d'impostazione "classica", interamente imperniato sul senso di claustrofobica reclusione originato dalla tremenda combinazione tempesta di neve/luogo isolato/donna sola. Apparentemente trattasi di pellicola assai scorretta in quanto fa ampio uso di topoi tipici della ghost story che puntano a sviare lo spettatore, convincendolo di avere a che fare con un'entità paranormale quando in realtà persino un cretino (a differenza della protagonista) capirebbe che il piccolo Sam si è infrattato in casa e gira nottetempo indisturbato facendola crepare di paura mentre tutti lo credono morto. Ho detto apparentemente, perché questo è solo lo strato superficiale di una trama che rivela un altro twist più inaspettato (anche se l'idea a me era balenata nella capoccia prima che venisse resa palese), rimandato e celato da un abile gioco di sceneggiatura che lascia cadere qualche indizio apparentemente insignificante e lo seppellisce prima che lo spettatore possa coglierlo riportando la sua attenzione sul pressante problema della scomparsa di Sam, sull'imminente "tempesta del secolo" e persino sugli approcci amorosi di un vicino di Mary. Insomma, abbastanza carne al fuoco da distrarre lo spettatore meno sensibile e meno avvezzo a questo genere di film ma, ciccio, a me non la si fa. Non completamente almeno.


C'è poco altro da dire onestamente su Shut In, un film gradevole che consente di passare una serata in preda ad un piacevole senso di tensione, e lo so che cito sempre quella Alta di Canale 5 ma più o meno l'effetto che danno queste pellicole, al netto del loro essere qualitativamente superiori, più curate dal punto di vista estetico e con attori di richiamo, è lo stesso. Personalmente sono anche rimasta MOLTO delusa dal sottoutilizzo di Jacob Tremblay, peraltro in un ruolo muto che nasconde quel vocino delizioso che si ritrova, e avrei voluto che la sua faccetta tenerella e un po' inquietante si vedesse molto di più (che brutta idea sfruttarlo per fare il morto quando, per esempio, quel faccia da ratto col testone che c'era in The Ring lo si ritrovava quasi in ogni inquadratura!!). Niente da dire invece su Naomi Watts, sempre elegante, bellissima e a suo agio in questi ruoli di mamma impanicata, e bravo anche Charlie Heaton, che segue il percorso tracciato da Daniel Radcliffe, Olwen Catherine Kelly e Alba Ribas candidandosi per un eventuale Oscar al miglior attore interpretante persona morta o vegetale, mentre il cast di contorno è, per l'appunto, solo di contorno o poco più (anche se David Cubitt l'è proprio un bell'ometto). In conclusione, se cercate quindi un film "tranquillo" nel suo essere thriller avete trovato la pellicola per passare una bella serata!


Di Naomi Watts (Mary), Oliver Platt (Dr. Wilson) e Jacob Tremblay (Sam) ho già parlato ai rispettivi link.

Farren Blackburn è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto episodi di serie quali Doctor Who, Daredevil e Iron Fist. Anche sceneggiatore, ha un film in uscita.


Charlie Heaton, ovvero Stephen, interpreta Jonathan Byers nella serie Stranger Things ed è pronto a tornare sul grande schermo come Samuel "Cannonball" Guthtrie nell'imminente New Mutants. Detto questo, se Shut In vi fosse piaciuto recuperate Somnia e magari anche Dream House. ENJOY!

sabato 17 febbraio 2018

25 indiscrete domande cinematografiche

Nominata da Marco de La stanza di Gordie  e dal blog Stories., ho deciso di cimentarmi in questo giochino cinematografico zeppo di domande! Vado subito a cominciare, ENJOY!

01. Il personaggio cinematografico che vorresti essere: Leeloo de Il quinto elemento!
02. Genere che ami e genere che odi: Odio le storie di formazione a tema sportivo/danzereccio mentre adoro gli horror e i film biografici.
03. Preferisci i film in lingua originale o doppiati? Ora come ora in lingua originale ma adoro i vecchi doppiaggi dei film che ho amato, soprattutto quelli Disney.
04. L'ultimo film che hai comprato: Se non ricordo male Reanimator e Il labirinto del Diavolo in una bancarella dell'usato, è un po' che non compro più film.
05. Sei mai andato al cinema da solo? Sì, mi è capitato ancora recentemente con Morto Stalin se ne fa un altro.
06. Cosa ne pensi dei Blu-Ray? Che spesso sono un modo per spillare ulteriori soldi ai gonzi.
07. Che rapporto hai col 3D? Lo detesto, lo trovo inutile e mi provoca mal di testa.
08. Cosa rende un film uno dei tuoi preferiti? Il fatto che mi rimanga dentro per la vita e che mi emozioni tantissimo sul momento!
09. Preferisci vedere i film da solo o in compagnia? Al cinema in compagnia, a casa da sola, anche perché nel secondo caso mi viene spesso l'ansia di capire se il film che ho scelto piace al mio compagno di visione oppure no...
10. Ultimo film visto (al cinema, oppure no): Mentre sto scrivendo questo post Il rituale, su Netflix.


11. Un film che fa riflettere: Sicuramente L'attimo fuggente.
12. Un film che fa ridere: Frankenstein Junior mi fa sempre sbellicare.
13. Un film che fa piangere: Ne ho ben tre, campioni di lacrime assoluti, anzi quattro: Edward mani di forbice, Papà ho trovato un amico, Non lasciarmi e 7 minuti dopo la mezzanotte. Uh, e Arrival.
14. Un film orribile: Le notti proibite del marchese De Sade.
15. Un film che non hai visto perché ti sei addormentato: Ultimamente ce ne sono per così visto che ho la brutta abitudine di guardarli a letto ma l'unico che mi ha fatto dormire al cinema è stato Capote.
16. Un film che non hai visto perché stavi facendo le "cosacce": O si fanno le cosacce o si guardano i film, ecchecca'.
17. Il film più lungo che hai visto: Direi C'era una volta in America
18. Un film che ti ha deluso: Il GGG.
19. Un film che sai a memoria: Con Air. E non me ne vergogno. Poi ovviamente Robin Hood, Aladdin, La bella e la bestia e The Nightmare Before Christmas!
20. Un film che hai visto al cinema perché ti hanno trascinato: Non è mai successo, direi.


21. Un film più bello tratto da un libro? Le ali della libertà, Il miglio verde e Shining.
22. Il film più datato che hai visto? Credo Le voyage dans la Lune di Méliès.
23. Miglior Colonna Sonora: Se parliamo di colonne sonore originali una qualsiasi di Morricone, Edward mani di forbice, Il favoloso mondo di Amélie, quella di Arrival, ma anche quella di E tu vivrai nel terrore... l'aldilà. Per le non originali vince Tarantino.
24. Miglior Saga: Ritorno al futuro, che domande!
25. Miglior Remake: Probabilmente il migliore in assoluto è La cosa di Carpenter.


Ora dovrei nominare altri sette amici blogger per portare avanti il giochino ma facciamo così: siccome il meme in questione è già molto diffuso, chi ha voglia risponda nei commenti, a tutte le domande o a quelle che vi piacciono di più!

venerdì 16 febbraio 2018

Il rituale (2017)

Siccome Netflix mi ha persino avvisata via mail potevo forse non guardare Il rituale (The Ritual), diretto nel 2017 dal regista David Bruckner e tratto dal romanzo omonimo di Adam Nevill? No, ci mancherebbe!


Trama: quattro amici vanno in vacanza in Svezia e quando uno di loro si infortuna al ginocchio decidono di prendere una scorciatoia nella foresta. Lì cominceranno a venire perseguitati da qualcosa di mostruoso...


Non capisco se sono diventata un'incredibile rompipalle perché ormai ho visto troppi horror (ma esistono persone al cui confronto sono una novellina quindi direi di no) o perché sono una vecchia stanca che si addormenta per un nonnulla e non riesce quasi più a vedere un film intero senza farsi cogliere dal tocco di Morfeo (cosa più probabile). Me lo chiedo perché l'amichetta Kara Lafayette mi ha consigliato spassionatamente Il rituale e io, che lo avevo già visto, mi sono vergognata di non averlo apprezzato, perdendomi parte del secondo atto perché tediata dal risvolto "cultista" dell'intera vicenda e ormai abbandonata dal brivido dell'introduzione interamente ambientata nei terrificanti boschi svedesi. Quindi, per la prima volta da che esiste il blog, ho deciso di fermare qui la recensione de Il rituale e di tornare a scrivere solo dopo aver recuperato i dieci minuti perduti causa nanna incombente così da tentare di rientrare nel mood giusto.


Rewind. Ieri sera mi sono messa sulla poltrona scomoda, eccheccavolo, e ho guardato con ESTREMA attenzione tutto ciò che mi ero persa, rivalutando Il rituale. Per carità, la mia opinione non è cambiata così tanto da arrivare a considerarlo uno degli horror più belli recenti ma è comunque un film interessante, ben realizzato e ben recitato. Continuo a preferire la prima parte rispetto alla seconda ma è semplicemente un'opinione derivante dal mio modo di percepire l'orrore e da ciò che mi fa paura. Il pensiero di non poter uscire da un luogo che fin da bambina ho imparato ad associare a qualcosa di positivo, che di notte rischia tuttavia di diventare una trappola per tutti gli ignari escursionisti "di città", mi angoscia fin dai tempi di The Blair Witch Project quindi l'idea di qualcosa nascosto nel bosco, assieme alla vista di una bambola demoniaca e le riprese all'infrarosso, è un topos cinematografico abbastanza efficace con me. D'altronde, anche le favole che ci leggevano da bambini parlavano di Pollicino che si perdeva nel bosco e Hansel che finiva nella casa della strega assieme a Gretel, quindi il terrore della foresta notturna sarà insito nel DNA di ogni uomo, forse come retaggio della nostra natura di uomini delle caverne; ciò, ovviamente, non si applica ai baldi protagonisti de Il rituale, che cercando una scorciatoia decidono di infilarsi nelle fresche frasche svedesi accogliendo a braccia aperte la botta di testosterone inevitabilmente richiamata da una vacanza tra uomini (uomini virgola, ché Dom è pippa quanto potrei essere io). I fanciulli notano che qualcosa non va allorché trovano appeso a un albero un cervo sventrato, mentre intorno a loro cominciano ad apparire simboli incisi sulle cortecce, ma piuttosto che far la figura delle femminucce decidono di dormire all'interno di una casa abbandonata che nasconde, al piano di sopra, un'inquietantissima scultura di legno e giuro che ciò che succede dopo questo incipit è terrore puro uscito dritto dai peggiori incubi di chiunque. David Bruckner per una mezz'ora concitatissima stuzzica la mente dello spettatore utilizzando dei meri simboli, lo turba proprio con la mancanza di spiegazioni e con qualche immagine ad hoc di corpi violati senza un perché, appoggiandosi più che altro a suggestioni uditive fatte di urla e suoni misteriosi; in tutto questo scava nell'animo di un uomo morto dentro in quanto soverchiato dal senso di colpa per un terribile evento accaduto nel passato, "costretto" ad una vacanza di gruppo che gli provoca solo disagio, esacerbando conflitti, senso di claustrofobia e scelte sbagliate fino all'inevitabile punto di rottura.


Ed  è un peccato che questo punto di rottura coincida con un brusco calo della tensione, quando Il rituale diventa un mix tra un torture porn e un horror anni '70/'80 a base di sette e culti (uno su tutti The Wicker Man ma si respira anche aria di un Grano rosso sangue meno poveraccio) ma privo del mistero che li caratterizzava, sostituito dal gusto tutto moderno per lo spiegone offerto dal personaggio giusto al momento giusto. Le immagini continuano a rimanere molto affascinanti e in qualche modo Bruckner trova mille modi per non mettere mai perfettamente a fuoco la natura di "colui che cammina tra le fratte", sfruttando oscurità, fiaccole piazzate ad hoc, visioni e pertugi da cui sbirciare, però l'aver messo tutte le carte in tavola, comprensive di un nome anche abbastanza importante, mi ha fatto un po' scendere l'entusiasmo. Al posto della paura rimane giusto la curiosità di capire quale sarà la scelta finale di un determinato personaggio e se il film si concluderà con un happy ending o con qualcosa di più indefinito, persino l'introspezione psicologica dell'inizio si stempera nella riproposizione ciclica di un'allucinazione che a un certo punto viene a noia (forse è anche per quello che mi sono assopita...). Detto questo, Rafe Spall è degno figlio di tanto padre e mi piace sempre molto vederlo, con quella sua faccetta scazzata alla Ribisi, inoltre il design della creatura, pur essendo stranissimo, non risulta fasullo come quello di tanti suoi cuginetti cinematografici: il confronto tra i due segna fortunatamente il ritorno all'atmosfera inquietante e onirica di inizio film oltre a completare il percorso "riabilitativo" del personaggio di Luke che, finalmente, viene a patti coi suoi demoni interiori nel modo più "maschio" possibile. La morale della storia comunque è "mai andare a fare i fighetti in Svezia senza seguire pedissequamente bussole e cartine", che anche in un luogo apparentemente carino e simpatico come quello c'è da farsela nei pantaloni... e non dimenticate di tornare sui vostri passi se qualcosa vi è sembrato orribile a causa di un colpo di sonno! Hej då!


Di Rafe Spall, che interpreta Luke, ho già parlato QUI.

David Bruckner è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Signal, V/H/S e Southbound - Autostrada per l'inferno. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 41 anni.


Sam Troughton interpreta Dom. Inglese, ha partecipato a film come Alien vs. Predator e Slumber - Il demone del sonno e a serie quali. Ha 41 anni.


Se Il rituale vi fosse piaciuto recuperate The Wicker Man e Kill List. ENJOY!

giovedì 15 febbraio 2018

(Gio)WE, Bolla! del 15/2/2018

Buon giovedì a tutti! Oggi (o meglio, ieri) è il gran giorno in cui anche noi italiani avremo modo di godere dell'ultima fatica di Guillermo del Toro, il film che personalmente spero faccia sfracelli all'Oscar. Ma ciancio alle bande, andiamo a cominciare! ENJOY!

La forma dell'acqua - The Shape of Water
Reazione a caldo: YAYYY!!!
Bolla, rifletti!: In verità temevo che l'ultimo film di Del Toro sarebbe rimasto al palo causa la mortale combo Marvel + Muccino invece fortunatamente così non è stato e posso solo ringraziare tutte le divinità. Spero di andarlo a vedere stasera o piangerò lacrime amare!

Black Panther
Reazione a caldo: Mmmeh.
Bolla, rifletti!: Primo dei cinque (cristo, non uno, CINQUE) film basati sull'universo Marvel in uscita quest'anno, probabilmente è pure quello che mi intriga di meno, anche perché Pantera nera non mi è mai piaciuto come personaggio. Come sia finito Ryan Coogler nella solitamente impersonale scuderia dei registi Marvel è un mistero ma stranamente di questo film si parla bene un po' ovunque quindi domenica gli darò una chance.

A casa tutti bene
Reazione a caldo: Me ne compiaccio.
Bolla, rifletti!: Se a casa stanno tutti bene allora lasciali dove sono e non spaccare i marroni, Muccino. Piantala di girare film, grazie, e lascia in pace quel gran figo di Pierfrancesco, così che anche io possa andare al cinema e goderne sul grande schermo.

Al cinema d'élite tornano a farsi perdonare...

The Party
Reazione a caldo: Bellissimo!! 
Bolla, rifletti!: Ne ho parlato QUI. Se siete così fortunati da avere un cinema che lo proietta, benché con ritardo di una settimana, guardatelo (anche se sarebbe meglio vederlo in lingua originale...).

mercoledì 14 febbraio 2018

Bolla's Top 5: Strane coppie

Oggi è San Valentino ed è consuetudine Bollesca (anche se l'anno scorso ho saltato) celebrarlo con una Top 5 cinematografica a tema. Siccome oggi dovrebbe uscire La forma dell'acqua di Guillermo del Toro, una storia d'amore assai particolare, ho deciso di stilare una personalissima classifica delle mie coppie weird preferite. ENJOY!

5. Seth e Veronica/Mac e Valerie
Oddio, qui di amore non ce n'è tantissimo, perlomeno da parte di lei, e lui diciamo che a un certo punto perde un po' la testa, però se parliamo di coppie strane Geena Davis e Jeff Goldblum sono lo state of the art, come dimostrato anche in Le ragazze della terra sono facili.

4. Lars e Bianca
Arrivati per ultimi, si sono comunque conquistati un posto nel mio cuore. Lei, nonostante tutto, è tremendamente espressiva e lui talmente tenero che viene voglia di abbracciarlo. Proprio una coppietta deliziosa!


3. Roger e Jessica Rabbit
Una fatalona e un coniglio, che mix bizzarro, anche per un cartone animato. Però quando c'è l'aMMore c'è tutto!


2. Harold e Maude
L'amore non ha età e Harold e Maude, lui ragazzino depresso e lei nonnina piena di vita, lo dimostrano compensandosi e creando una delle storie romantiche più belle, commoventi e strane del cinema!


1. Belle e la Bestia
Per me quella tra Belle e la Bestia è LA storia d'amore per eccellenza, che non mi stuferò mai di guardare e riguardare, che sia in cartone, film o telefilm. E' vero che l'aspetto strano alla fine sfuma ma comunque Belle ha dovuto fare un bello sforzo per innamorarsi!


martedì 13 febbraio 2018

The Party (2017)

Nonostante qualche problemino tecnico, ho avuto anch'io la possibilità di guardare The Party, scritto e diretto nel 2017 dalla regista Sally Potter.


Trama: durante una cena fra amici organizzata per festeggiare la sua elezione a primo ministro, Janet si ritrova a dover fare i conti con una miriade di segreti che rischiano di distruggere la sua vita apparentemente perfetta...


Non è passato tantissimo tempo da quando ho guardato il pluripremiato e apprezzatissimo (dagli altri) Perfetti sconosciuti e proprio nei commenti al post in questione l'esperto Giovanni mi aveva consigliato di recuperare The Party, quando sarebbe uscito. Anche nel caso del film di Sally Potter, come in quello di Veronesi, abbiamo un invito a cena che si trasforma nella sagra della cattiveria e delle brutte sorprese ma qui l'atmosfera è parecchio diversa, come si evince fin dal titolo. "The Party" si può infatti intendere come festa ma anche come partito, il fulcro della vita della protagonista Janet, che ad esso ha consacrato la sua esistenza fino a riuscire a diventare Primo Ministro dopo una fulgida carriera. Gli invitati alla festa in suo onore non sono quindi persone semplici ma alti esponenti della società inglese, raffinati, colti e "liberal", ognuno pronto a trasformare una semplice chiacchierata in un confronto di intelletti ben lontano dalle banali preoccupazioni del popolino e per questo ancora più "full of shit" e ridicolo di noi poveri mortali. Accanto alla novella prima ministra abbiamo dunque l'attivista lesbica che dopo una vita di proteste sta vivendo una serena vecchiaia mantenuta da libri e saggi a tema scritti di suo pugno, mentre la giovane compagna (una banalissima cuoca, come sottolineato spesso) fatica a vivere al cospetto di tanta grandezza; abbiamo una cinica e raffinatissima signora accompagnata dall'odiato marito, un life coach autodefinitosi guru; abbiamo il giovane marito della vice di Janet, un parvenu che si occupa di alta finanza e quindi risulta inviso al 90% degli invitati in quanto "triviale"; abbiamo, infine, il marito di Janet, il quale invece di festeggiare con la moglie si ubriaca pesantemente per i motivi che diventeranno la causa scatenante del fallimento della cena. A differenza di film come Perfetti sconosciuti o Cena tra amici l'impressione che si ha fin dall'inizio è che la festa di Janet riunisca forzatamente persone prive di una storia comune alle spalle, conosciutesi giusto perché amiche/colleghe o di Janet o di Bill, e più che di cameratismo o voglia di scherzare si avverte il desiderio di sopraffarsi a vicenda, espresso in una serie di punzecchiature ironiche o false cortesie che gli invitati usano a mo' di scudo così che la loro personale maschera di superiorità e consapevolezza non venga mai scalfita né scoperta.


Immersi in un bianco e nero raffinatissimo che li allontana ancora più dalla bassa società e concentra l'attenzione dello spettatore sugli attori più che sull'ambiente in cui si muovono, i personaggi di The Party sono ognuno emblema di incredibile egoismo ed ipocrisia, troppo occupati a celebrare sé stessi per accorgersi di quello che accade sotto il loro naso e talmente costretti nel loro ruolo da non riuscire a far fronte ad eventuali imprevisti. Emblemi di fredda inglesità, gli ospiti della festa e la loro padrona di casa accolgono le emozioni forti causate da shock e dolore con una sorta di diffidenza che li priva persino della gioia dello sfogo e li spinge a diventare delle bombe ad orologeria che rischiano di fare più danni del dovuto una volta che il meccanismo è innescato; non è un caso che a causare le irreparabili rotture alle quali assistiamo siano due agenti esterni, l'arricchito Tom e qualcosa di infido come la malattia, perché la follia di un sentimento sanguigno e la natura sono gli unici due elementi che i protagonisti non possono controllare, come arriveranno a scoprire tutti a loro spese. Prima ancora di una sceneggiatura e una regia perfette, prive di sbavature, colpiscono gli interpreti di The Party, tutti magistrali, con qualcuno che spicca sugli altri. Timothy Spall per esempio, occhio spento e volto scavato da un bianco e nero impietoso, è un attore grandioso che dovrebbe venire utilizzato un po' più spesso come protagonista principale invece che come caratterista, perché riesce ad entrare nel cuore con poche battute e un'interpretazione tutta fatta di sguardi, silenzi e nervi. Interpretazione opposta la da un'altrettanto stupenda Patricia Clarkson, logorroica e crudele, una raffinatissima "coscienza negativa" pronta ad elargire un insulto creativo a tutti, soprattutto al povero Bruno Ganz che le fa da marito, continuamente colpito dagli strali annoiati della moglie; alla Clarkson è dunque affidato l'umorismo freddo e amaro della pellicola, mentre gli altri personaggi sono tutti ugualmente miserevoli e ridicoli, persino uno apparentemente positivo come la Jinny di Emily Mortimer, ritrovatasi costretta in una situazione probabilmente non proprio desiderata per assecondare i dettami di una moglie importante. Un film come The Party, con la sua aria patinata, i protagonisti antipatici e i dialoghi che talvolta sconfinano anche nel filosofico, potrebbe sembrare uno scoglio a molti spettatori ma (vista anche la brevissima durata) vi invito a guardarlo anche solo per non perdervi il colpo di scena finale più inaspettato dell'anno, che vale da solo il prezzo del biglietto.


Di Timothy Spall (Bill), Kristin Scott Thomas (Janet), Patricia Clarkson (April), Bruno Ganz (Gottfried), Emily Mortimer (Jinny) e Cillian Murphy (Tom) ho già parlato ai rispettivi link.

Sally Potter è la regista e sceneggiatrice del film. Inglese, ha diretto film come Orlando e Lezioni di tango. Anche compositrice, attrice e produttrice, ha 69 anni e film in uscita.


Cherry Jones interpreta Martha. Americana, ha partecipato a film come Erin Brockovich - Forte come la verità, La tempesta perfetta, Signs, The Village, Ocean's Twelve e a serie quali 24, 22.11.63 e Black Mirror. Ha 62 anni e tre film in uscita.


Se il film vi fosse piaciuto recuperate Festen - Festa in famiglia e Cena tra amici. ENJOY!

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