Avevo giurato che mai più avrei rimesso piede in "quel" salotto, invece qualche giorno fa ho recuperato The Turkish Coffee Table (Cam Sehpa), remake del 2025 di La mesita del comedor, ad opera di Can Evrenol .
Trama
Ibrahim, sposato con una moglie opprimente e diventato da poco padre, si incapriccia di un orrendo tavolino da salotto. Durante il montaggio del mobile apparentemente infrangibile, succede però un terribile incidente...
RECENSIONE
Sarà un bel casino parlare di The Turkish Coffee Table senza fare spoiler sulla trama. Ai tempi della scioccante visione del corrispettivo spagnolo mi era venuto incontro il mini-articolo scritto in occasione del ToHorror, ma se voglio arrivare a due paragrafi sarà dura. Dunque, diciamo che il film viene definito "commedia nera", e io l'ho sempre trovato un eufemismo, in quanto, salvo per i primi cinque minuti ambientati nel negozio di mobili, dovesse scapparvi anche solo che uno sbuffo divertito dal naso il mio consiglio sarebbe quello di recarvi subito al reparto psichiatrico più vicino. The Turkish Coffee Table, così come del resto La mesita del comedor, sono due drammi nerissimi dalla forte componente horror/grottesca, e mettono il protagonista di fronte a un fatto talmente orribile da azzerare all'istante qualsiasi facoltà mentale. Non so se vi è mai capitato di ritrovarvi in una situazione, anche banale, davanti alla quale siete stati soverchiati da una sensazione soffocante di prigionia, causata dalla totale mancanza di soluzioni per uscire da quella determinata situazione; come avere in testa una spada di Damocle, messa lì da qualcosa che avete fatto voi, e che inevitabilmente, presto o tardi, vi colpirà recando con sé non solo dolore, ma anche ignominia. A me, per esempio, sta capitando proprio in questi giorni, ed è qualcosa che ha a che fare con la scomparsa di ogni tipo di immagine dal blog, quindi guardare The Turkish Coffee Table in questo momento della mia vita ha avuto un effetto devastante, tanto che ho finito la visione con un mezzo attacco di panico. Tutto ciò accade perché, come già La mesita del comedor, anche The Turkish Coffee Table si sofferma innanzitutto sulle sensazioni del protagonista, sull'orrore e la disperazione, sulla paura, sul pensiero fisso di un suicidio allo stesso tempo liberatorio e punitivo. Lo spettatore viene messo davanti al fatto compiuto e a tutte le irricevibili "pezze" che il protagonista cerca di mettere, nei rarissimi momenti di lucidità tra uno stato catatonico e uno di pura isteria, e il risultato è un filo che si tende sempre di più nella mente e nello stomaco di chi si trova impossibilitato a staccare gli occhi dallo schermo, scosso dall'attesa di una deflagrazione sempre più imminente.
Alla situazione di partenza già abbastanza scioccante, sia Evrenol che Casas hanno aggiunto elementi di disturbo, ulteriori "micce" atte a rendere il tutto ancora più arduo, sia per il protagonista che per lo spettatore. C'è da dire che Evrenol ha scelto un approccio non solo più gore, che è quanto mi sarei aspettata da lui (la cinepresa di Casas si fermava appena prima di diventare troppo esplicita, lasciando spazio all'immaginazione, Evrenol sbatte in faccia qualunque cosa, anche la più irricevibile), ma anche più asciutto e rapido, limando un po' di cose qui e là. Ricordo, infatti, che il dramma spagnolo era molto più focalizzato sul prolungato deterioramento mentale di Jesús, cosa che, a tratti, inficiava il ritmo della narrazione, mentre Evrenol va come un treno e, sul finale, cambia tutte le carte in tavola prendendo a schiaffi anche chi conosce il film originale. A proposito del finale, non saprei dire quale sia migliore, così come non saprei dire quale dei due film abbia preferito. Sicuramente, The Turkish Coffee Table è "too much" in tutto, anche per certi toni un po' da soap opera dei dialoghi e di alcune situazioni, oltre che per la sua natura più esplicita, quindi il finale è il perfetto corollario di questa esagerazione e dà proprio l'idea che Dio (più volte nominato) si sia stufato di persone tanto ridicole, eliminandole dall'equazione con una schicchera cumulativa. C'è anche da dire che i fan di Can Evrenol, probabilmente, troveranno The Turkish Coffee Table "moscio" rispetto alle sue solite opere, e in effetti persino io mi sono stupita della sobrietà con la quale ha evitato di rendere un dramma da camera il trionfo dello splatter e dell'ultraviolenza. L'unica cosa di cui sono sicura è che The Turkish Coffee Table, così come La mesita del comedor, sono due film per stomaci fortissimi, due opere zeppe di trigger e contenuti "sensibili" che possono risultare fastidiosi persino raccontati (due miei colleghi ne sono un esempio), figuriamoci visti. Io vi ho avvisati!
CAST
Del regista e sceneggiatore Can Evrenol ho già parlato QUI.
SE VI è PIACIUTO...
Il film è il remake dello spagnolo The Coffee Table di Caye Casas, che ovviamente vi consiglio di recuperare, se vi è piaciuta la sua versione turca. ENJOY!

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