Non so per quanto ancora continuerò a mantenere questa miracolosa costanza ma, finché dura, andiamo avanti con la rubrica Bolla Loves Bruno e parliamo di Attacco al potere (The Siege), diretto e co-sceneggiato nel 1998 dal regista Edward Zwick.
Trama: New York viene scossa da terribili attacchi terroristici e l'agente speciale dell'FBI Hubbard deve allearsi con una donna misteriosa per evitare che la situazione precipiti ulteriormente...
Non è stata proprio una passeggiata guardare Attacco al potere, film che nel 1998, prima del fatidico 11 settembre, sembrava quasi fantascienza. Anzi, coi venti di guerra che tirano, un film simile mette ancora più angoscia e, col senno di poi, sottolinea ulteriormente (se ancora ce ne fosse bisogno) quanto la situazione in Medioriente non solo sia complessa e sedimentata nel tempo, ma anche fomentata dalle politiche scellerate, sconsiderate ed egoiste dei salvatori del Mondo, i nostri cari amici americani. Per carità, la critica di Attacco al potere è molto blanda, perché per un generale freddo come il ghiaccio ed incurante del male "minore" (leggi: le vite di innocenti cittadini) c'è un agente dell'FBI integerrimo e pronto a farsi portavoce di valori universali quali onore, correttezza, rispetto di ogni vita umana, legge, ordine, ecc. Però, tant'è, nonostante il finale a tarallucci e vino, a farla da padrone per tutto il film è un'inquietudine sottile, l'attesa di qualcosa di orribile e vicino, che non può venire evitato nemmeno con tutto l'impegno e il buon cuore del mondo. All'interno della filmografia di Bruce Willis, un film come Attacco al potere è, almeno fino al 1998, una specie di mosca bianca. Bruno non ha mai evitato i ruoli da villain, ma in essi c'erano sempre degli aspetti fascinosi, eleganti, talvolta eclettici. Il generale Deveraux di Attacco al potere, invece, è un freddo automa, la perfetta macchina da guerra che agisce per un distorto amore per la Patria; Deveraux, dietro le sue medaglie, è un perfetto signor nessuno, che avrebbe potuto venire interpretato da qualsiasi attore con la faccia da duro e l'espressione anonima, in quanto il focus della trama è altrove. Lo stesso regista, Edward Zwick, ha dichiarato che il casting di Bruce Willis era stato preteso dai dirigenti della Fox, per assicurare al film un volto premiato al box office che potesse giustificare un budget sempre più alto, e di essere rimasto deluso dalla scelta. A detta di Zwick, Willis dava l'idea di non essere a suo agio col personaggio né preparato per il ruolo, il che avrebbe indebolito il terzo atto del film, quello che vede l'attore maggiormente presente. In realtà, come ho scritto sopra, Deveraux non è un personaggio particolarmente ficcante (è vero, è l'eminenza grigia che scatena tutto ma, in quanto tale, rimane nelle retrovie per buona parte del film), e trovo giusto che Willis si sia adattato a ciò che il generale richiedeva, anche perché il cuore della trama è il rapporto di amore-odio che lega l'agente dell'FBI Hubbard e l'agente della CIA Elise. Al limite, si può dire sicuramente che Bruce è sprecato in Attacco al potere, ma comunque vederlo in divisa mentre rigurgita un contenuto disprezzo sul mondo non mi ha fatto proprio schifo, anzi. Di sicuro, il poveraccio non meritava di vincere il Razzie per ben tre dignitosissimi film nello stesso anno, ovvero questo, Armageddon e Codice Mercury, ma si sa che la gente è miope e pure un po' stronza.
Tornando ad Attacco al potere, il film si focalizza su una corsa contro il tempo che vede l'agente Hubbart impegnato a sventare attacchi terroristici sempre più tragici. Se la sceneggiatura, vero punto debole del film e invecchiata abbastanza male, pecca di una superficialità che rischia di fomentare ancora di più eventuali fobie razziste degli spettatori, la regia di Edward Zick rifugge invece la maggior parte dei mezzucci tipici di buona parte del cinema action, e alla spettacolarizzazione degli attentati (che pure sono realizzati con maestria e trasmettono un desolante senso di violenza e tragedia) preferisce una costruzione attenta e precisa della tensione. Sequenze come quella dell'autobus, interamente giocate sull'attesa e sul silenzio, con le inquadrature che si alternano tra il volto teso di Denzel Washington e il veicolo infestato dai terroristi, trovano un naturale sfogo in momenti più concitati, in cui i personaggi sono costretti a sfidare i limiti di tempo e traffico cittadini per sventare le minacce terroristiche, e questo costante cambio di registro e ritmo fa sì che le quasi due ore di durata non si sentano neppure. Ancora oggi, tra l'altro, sono impressionanti (e inquietanti) le immagini dell'enorme campo di contenimento ai margini della città, le parate di carri armati e soldati nel bel mezzo della legge marziale, o i tortuosi cunicoli sotterranei in cui, nel cuore stesso di quella che dovrebbe essere la nazione democratica per eccellenza, vengono torturati e uccisi i prigionieri. Per quanto riguarda gli attori, del povero Bruno sacrificato in un personaggio a lui ben poco confacente ho già parlato. Per fortuna, Denzel Washington è un protagonista carismatico che riesce a tenere a freno una strabordante "piacioneria", visto l'argomento trattato dal film, senza che ciò gli impedisca di avere una fortissima alchimia con la Elise di Annette Bening, semplicemente splendida e sensuale nonostante il suo personaggio sia privo degli elementi caratteristici delle spie "fatali". Fondamentale anche Tony Shalhoub, che rappresenta il punto di vista di chi è riuscito ad integrarsi con fatica e si impegna per evitare di perdere tutto ciò che ha conquistato per lui e la propria famiglia, dopo una vita all'insegna della violenza e della guerra. Anzi, dovessi dire, il personaggio di Shalhoub mi è piaciuto molto più del protagonista, l'ho trovato più sfaccettato e particolare dell'eroe all-american incarnato da Denzel Washington, ed è uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato di un film che ricordavo poco, ma che comunque ha superato con la sufficienza il recupero "col senno di poi".
Di Denzel Washington (Anthony Hubbard), Annette Bening (Elise Kraft/Sharon Bridger), Bruce Willis (Generale William Devereaux), Tony Shalhoub (Frank Haddad), David Proval (Danny Sussman), Lance Reddick (Agente FBI Floyd Rose), Chris Messina (Caporale) ho parlato ai rispettivi link.
Edward Zwick è il regista e co-sceneggiatore del film. Americano, ha diretto film come Vento di passioni, L'ultimo samurai, Blood Diamond - Diamanti di sangue e Jack Reacher: Punto di non ritorno. Anche produttore e attore, ha 74 anni.
Jodie Foster ha rifiutato il ruolo di Elise. Se Attacco al potere vi è piaciuto, recuperate Nemico pubblico e Codice Mercury. ENJOY!

































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