mercoledì 7 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 7: China Blue (1984)


Il tema della Nuovi Incubi Horror Challenge oggi era "Bubblegum Horror". Ho scelto per l'occasione China Blue (Crimes of Passion), diretto nel 1984 dal regista Ken Russell.

Trama

La prostituta China Blue si ritrova coinvolta con due uomini, un prete deviato e un padre di famiglia in crisi con la moglie...

Recensione

Se volete una definizione di bubblegum horror, vi rimando alla recensione di Bit, visto che l'argomento era già stato toccato in una delle challenge horror settimanali. Per scegliere il film odierno, come già avevo fatto allora, mi sono affidata ad una delle innumerevoli liste a tema presenti su Letterboxd, all'interno delle quali China Blue viene nominato più volte. In realtà, far rientrare il film di Ken Russell nella definizione di bubblegum horror non è proprio facilissimo, perché ha tante cose in comune con questo sottogenere, ma anche molte differenze. Intanto, China Blue non è un horror. Potrei definirlo thriller, da un certo punto in poi mostra alcune delle caratteristiche del giallo all'italiana, ma è soprattutto un'opera che parla del sesso e delle relazioni umane, in particolare delle maschere che indossiamo per sopravvivere, consapevolmente o meno. Il film si apre su una seduta di gruppo, nella quale Bobby, sposato con due figli, si dichiara felice della sua situazione matrimoniale, affermazione che viene smontata nel giro di pochissimo, quando confessa che è molto raro fare sesso per lui e la moglie. Bobby non si rende conto di vivere un'illusione in cui la moglie, prima o poi, tornerà a desiderarlo come prima, e si concentra su quello che lui ritiene sia il vero problema della coppia, che stanca e stressa la moglie al punto da farle passare il desiderio sessuale, ovvero la mancanza di soldi. Contrapposta a questa prosaica, deprimente realtà familiare è la vita notturna della prostituta China Blue, la quale si offre ai clienti come l'incarnazione di ogni loro sogno perverso. China Blue è un'illusione, un "personaggio" che consente alla donna di entrare in contatto con gli uomini senza essere coinvolta emotivamente, per diventare una divinità del sesso di cui l'uomo non può fare a meno. Sia Bobby che China Blue vogliono essere unici ed indispensabili per gli altri; lui per la donna che pensa di amare, lei per il variegato bestiario di clienti che vanno a cercarla ogni notte nel suo appartamento in affitto. Quando i due protagonisti si incontrano e fanno sesso, tra loro scatta qualcosa che li spinge a mettere in crisi le illusorie convinzioni con le quali si cullavano. 

Siccome, però, China Blue è un thriller-horror, e non un dramma sentimentale atipico, ecco che la lenta presa di coscienza della protagonista porta ulteriore scompiglio nella mente del Reverendo Shayne, "prete" urbano preda di desideri perversi e anche troppo terreni. Shayne comincia il suo rapporto con China Blue convinto di volerla salvare dai suoi peccati, ma a poco a poco la sua psiche già tormentata di suo viene sconvolta dallo stile di vita della donna e, ancor peggio, dal suo progressivo aprirsi verso i sentimenti di Bobby; incapace di sostenere la propria natura di peccatore, perso in un duplice sentimento di amore e odio, Shayne impazzisce e si "sdoppia", vedendo in China Blue un estensione di sé stesso e, contemporaneamente, la fonte di tutto il marciume che lo affligge. A proposito di marciume, anche l'estetica di China Blue non è completamente conforme a quella del bubblegum horror. La protagonista, incredibilmente femminile e persino leziosa nel suo masticare senza posa, guarda un po', un bubblegum, si aggira per le strade squallide del quartiere a luci rosse dando l'illusione di essere una principessa Disney, prima di mostrare i denti a chi non le sconfinfera. Il morbido aspetto esteriore di China Blue cozza con la sua durezza interiore, ed è solo l'ennesima manifestazione di un dualismo che si ripropone in tantissimi elementi del film. Un altro, per esempio, è l'utilizzo dei colori. La palette usata da Ken Russell è perfetta per un bubblegum horror, piena com'è di tinte rosa fluo, ma spesso questo colore femminile viene inghiottito dal rosso acceso che simbolizza i violenti piaceri carnali. Un aspetto del film, invece, che richiama la natura un po' camp e bizzarra del bubblegum horror, è l'utilizzo di ironici intermezzi "artistici", affidati a stampe erotiche giapponesi o quadri famosi come l'Ofelia di Millais; questi elementi weird raggiungono il loro apice con lo spot televisivo a base di matrimoni (in)felici e bambine urlanti e, ovviamente, con l'arma impropria utilizzata da Shayne e da lui ribattezzata, se non erro, "Superman". Tutti questi aspetti potrebbero fare di China Blue un "proto" bubblegum horror, una specie di antenato che ha aperto la via a tutto ciò che sarebbe venuto dopo, anche perché in effetti i protagonisti sono un po' passatelli rispetto a quelli tipici del sottogenere. Certo, definire "passatella" una Kathleen Turner sensualissima e spregiudicata mi provoca imbarazzo, e China Blue andrebbe visto anche solo per la sua performance allucinante. Se penso che, all'epoca, avevo conosciuto l'attrice con Alla ricerca della pietra verde, cosa che l'ha resa imprescindibile icona infantile di donna ironica e fighissima ma comunque "pura", non oso immaginare quali fossero state invece le reazioni di un pubblico adulto a questo drastico cambio di immagine! Comunque, bubblegum horror o meno, China Blue è un film da recuperare assolutamente se, come me fino a pochi giorni fa, non avete mai avuto modo di guardarlo!   

Cast

Del regista Ken Russell ho già parlato QUI. Bruce Davison (Donny Hopper), Kathleen Turner (Joanna Crane/China Blue), Anthony Perkins (Peter Shayne) e Annie Potts (Amy Grady) li trovate invece ai rispettivi link. 

  • John Laughlin interpreta Bobby Grady. Americano, ha partecipato a film come Footlose, Le colline hanno gli occhi II, Il tagliaerbe, Trappola in alto mare, The Rock e a serie quali Hazzard, La signora in giallo, I racconti della cripta e Criminal Minds. Ha 70 anni e un film in uscita. 

Curiosità

Alec Baldwin, Patrick Swayze e Jeff Bridges avevano fatto l'audizione per il ruolo di Bobby Grady, che alla fine è andato a John Laughlin. Se China Blue vi fosse piaciuto recuperate Velluto blu e Vestito per uccidere. ENJOY!



martedì 6 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 6: Strange Harvest (2024)


Sesto giorno di Nuovi Incubi Halloween Challenge, con un horror girato in un decennio, ambientato in un altro. Pensandoci un po' su,  mi è parso perfetto Strange Harvest, diretto e sceneggiato nel 2024 dal regista Stuart Ortiz ma ambientato nel corso dei due decenni precedenti.

TRAMA

Due detective raccontano la loro ventennale esperienza sulle tracce dell'efferato serial killer Mr. Shiny.

RECENSIONE

Aiuto. Sono passate più di due settimane dalla visione di Strange Harvest e, a causa di mille impegni e altre priorità, non ho avuto neppure un momento per buttare giù un post. Spero dunque di riuscire ugualmente a scrivere qualcosa di interessante, in quanto, oltre a questo problema di tempistiche, c'è anche il fatto che, diversamente da tanti miei colleghi più intelligenti e sul pezzo, io non amo particolarmente il genere mockumentary. Strange Harvest, per l'appunto, è un mockumentary fatto e finito, dichiaratamente ispirato al fenomeno culturale delle docuserie true crime, di cui sfrutta con abilità tutti i topoi, riproponendone lo stile. La struttura del film, sostanzialmente, è composta da due lunghe interviste ai detective che hanno seguito il caso di Mr. Shiny, un serial killer che, per vent'anni, ha imperversato nella zona di Orange County, prima di venire ucciso dalla polizia. Le testimonianze dei detective sono intervallate da quelle delle famiglie delle vittime, di chi è sopravvissuto per miracolo, di chi ha incontrato Mr. Shiny per caso senza saperlo, dalle notizie sempre più sensazionalistiche relative a un paio di omicidi quasi casuali, che si sono ricollegati dopo anni ad una serie di delitti rituali sempre più cruenti. Di fronte allo spettatore viene ricostruito un puzzle che, fino alla fine, rimane pieno di buchi ed imprecisioni, il che rende Strange Harvest ancora più efficace: la pragmatica narrazione dei due detective, che razionalizza anche i dettagli più raccapriccianti, trasmette infatti l'impotenza umana e la benedetta ignoranza di fronte a forze lovecraftiane contro le quali si può fare ben poco, salvo sottomettersi diventando ciechi veicoli della loro volontà imperscrutabile, oppure soccombere, sia come vittime sacrificali che come formiche da spazzare via dalla faccia della Terra senza neppure dare loro il tempo di capire cosa fosse quel terrificante occhio cosmico apertosi per guardarle con disgusto. 

Mr. Shiny, per quanto siano terrificanti sia il suo modus operandi (ho schifo e terrore delle sanguisughe ancor prima che arrivasse il frigorifero di Patrick Hostetter in It, quindi ho rischiato di vomitare in un paio di sequenza) sia l'asettica maschera che indossa, è solo la punta dell'iceberg di qualcosa che va oltre la "semplice" perversione umana. Gli investigatori forse l'hanno capito ma hanno scelto di ignorarlo, ma lo spettatore navigato non può fare finta di nulla, di fronte agli inquietanti glitch di un paio di riprese dal vivo e, soprattutto, di fronte al terrificante finale, dove tutte le fila vengono tirate a scoprire l'orrore cosmico per eccellenza, in un crescendo di orrore che non si ferma nemmeno durante titoli di coda che, potenzialmente, aprirebbero la via ad un sequel o addirittura ad una serie. D'altronde, Stuart Ortiz ha dichiarato di avere creato apposta per il film un esaustivo compendio su tutta la lore e la mitologia legata a Mr. Shiny, al punto da potere realizzare un "cinematic universe" a lui dedicato, volendo. Ciò dimostra quanto Ortiz sia cresciuto e migliorato dai tempi di quella che, per me, era stata l'enorme delusione di ESP - Fenomeni paranormali, e quanto il regista si sia impegnato nella realizzazione di Strange Harvest, accuratissimo anche dal punto di vista del rispetto filologico dell'epoca rappresentata (per realizzare il film sono stati utilizzati videocamere e pattern grafici dei primi anni '90 e 2010, evitando di appoggiarsi esclusivamente a filtri digitali). Considerato, come scritto all'inizio, che non amo molto i mockumentary, il fatto di avere apprezzato Strange Harvest e di avere provato parecchia inquietudine durante la visione, vi dà la misura del valore dell'opera, che vi consiglio di recuperare senza indugio, se siete appassionati del genere! 

CAST

Del regista e sceneggiatore Stuart Ortiz ho già parlato QUI.

lunedì 5 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 5: The Dead Thing (2024)


Quinto giorno della Nuovi Incubi Halloween Challenge, che oggi ha come tema "Erotic thriller". La scelta è caduta su The Dead Thing, diretto e co-sceneggiato nel 2024 dal regista Elric Kane.

TRAMA

Alex è una ragazza che passa le serate con uomini conosciuti online, tra una notte di sesso e l'altra. Un giorno incontra Kyle e la sua vita monotona cambia in peggio...

RECENSIONE

The Dead Thing viene definito un po' dappertutto come "horror erotico". A me, in tutta onestà, è sembrato ben poco erotico ma molto triste; è vero che la protagonista, Alex, passa le notti a letto con sconosciuti incontrati online ed è vero che il sesso ha una grande importanza nel legame che viene ad instaurarsi con Kyle, ma la sceneggiatura tratteggia un personaggio depresso, vuoto, che sfrutta il sesso come distrazione nemmeno troppo soddisfacente. Lo dice persino Alex in un dialogo: i giorni, per lei, passano tutti uguali (cambiano giusto i vestiti, a volte nemmeno quelli), e la sua unica speranza è quella di non morire in qualche posto squallido, tipo quello in cui lavora. Anche quando incontra Kyle, non c'è niente di sensuale nel modo in cui i due fanno l'amore. Da parte di Alex, c'è la gioia di avere finalmente incontrato un animo affine, la sorpresa di avere trovato, tra migliaia di potenziali amanti on-line, qualcuno in grado di smuoverle dentro qualcosa. Peccato che, dopo il primo appuntamento, Kyle sparisca, e quello scampolo di luce venga cancellato con un colpo di spugna, precipitando Alex nella ricerca ossessiva dell'uomo, almeno fino alla scoperta che Kyle, in realtà, è morto, e lo era già quando lo ha incontrato lei. L'orrore di The Dead Thing si fa metafora di un rapporto totalizzante e tossico, all'interno del quale una ragazza già problematica nel relazionarsi con gli altri (si veda il rapporto con la coinquilina) viene isolata ancora di più da un uomo in grado di manipolarne i sentimenti, compreso in un'oscurità pericolosa che risuona col vuoto di Alex attirandola, inevitabilmente, verso un destino nefasto. Fin dall'inizio, The Dead Thing ha il sapore di una tragedia zeppa di passi falsi, con un flebile raggio di speranza che arriva troppo tardi, quando l'ossessione della protagonista l'ha già avviata verso la condanna.

La regia di Elric Kane asseconda quest'atmosfera luttuosa e straniante. Los Angeles viene ripresa a spizzichi e bocconi prevalentemente notturni, diventa un non-luogo dove tutto è uguale e squallido (grazie anche ad una bella fotografia che richiama molto le opere della vecchia Hollywood); le strade che percorre Alex ogni notte per andare al lavoro, sui sedili di anonimi Uber, gli uffici asettici dove lavora la protagonista, i bar tutti uguali, la stanza buia dove Alex si isola sotto la luce artificiale di una lampada abbronzante, persino il motel dove si svolge il finale ("lontano mille miglia" da Los Angeles) mette tristezza quanto lo spoglio paesaggio che dovrebbe accogliere un ultimo momento felice. Anche il ritmo del film è lento, introduce lo spettatore alla routine di Alex e alla personalità di lei con sequenze ripetitive all'interno delle quali si insinua lentamente l'orrore seguente all'arrivo di Kyle; in seguito, il film acquista un sapore onirico, ancora più straniante, con sprazzi di horror che non sfociano purtroppo (gusto personale, ci mancherebbe!) mai nell'eccesso, anche a causa di un budget probabilmente bassino che ha consentito di utilizzare ben pochi effetti speciali e un trucco non particolarmente esaltante. Compensa, per fortuna, la bella e brava Blu Hunt, impegnata nella rappresentazione di un personaggio non particolarmente loquace né simpatico, per il quale si arriva tuttavia a provare molta simpatia, o perlomeno ad empatizzare, e non solo quando viene colpito da un orrore innominabile. Se vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se il Sam di Ghost fosse stato uno stronzo interessato solo a scopare, o comunque proteso verso un concetto di amore inteso come possessione esclusiva e imposizione dei propri problemi sul partner, The Dead Thing potrebbe darvi la risposta che cercate! 

CAST

Elric Kane è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, anche produttore e attore, ha 47 anni ed è il conduttore del podcast ufficiale di Fangoria, Colors of the Dark.

CURIOSITÀ

Blu Hunt, che interpreta Alex, era Dani Moonstar nello sfortunato The New Mutants, John Karna, che interpreta Chris, era il Noah Foster della serie TV Scream e infine Ben Smith-Petersen, che interpreta Kyle, lavora prevalentemente come controfigura ed è sposato con Riley Keough dal 2015, quindi probabilmente si sono conosciuti sul set di Mad Max Fury Road, dove hanno lavorato entrambi. 

venerdì 2 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 2: Sting (2024)


Il tema del secondo giorno della Nuovi Incubi Halloween Challenge era "Insettini", così ho scelto Sting, diretto e sceneggiato nel 2024 dal regista Kiah Roache-Turner.

Trama

Durante una delle sue esplorazioni, la piccola Charlotte trova un ragnetto e decide di allevarlo. Purtroppo per l'intero condominio in cui vive la bambina, Sting non è un ragno normale...

Recensione

Sting era uno dei film che avevo da qualche tempo nella watchlist di Letterboxd, non ricordo nemmeno per quale motivo. Siccome mi sembrava perfetto per il tema e si trova gratis su Tubi, ho deciso di guardarlo senza troppe aspettative, invece si è rivelato un horror delizioso, benché segua un percorso già ampiamente battuto, quello del ragnetto apparentemente innocuo che, con sommo scorno di chi ha deciso allevarlo, cresce per diventare un gigantesco mostro omicida. Considerato che non ricordo quasi nulla dell'unico film di Kiah Roache-Turner che ho visto, Wyrmwood, mi sorprende che, durante la visione di Sting, mi sia ritrovata a provare sincero sgomento all'idea che Charlotte e i suoi familiari, nonnina in primis, venissero uccisi dal ragno titolare, perché i personaggi sono scritti particolarmente bene, o comunque fanno in modo di accattivarsi le simpatie dello spettatore. L'idea di un patrigno fumettista/illustratore in difficoltà familiari e soprattutto artistiche mi porta, ovviamente, ad essere più indulgente col poveraccio, mentre Charlotte fa parte di quel ristretto novero di ragazzine cinematografiche "weird" e saputelle che non vorresti prendere a calci da qui all'eternità; il piccolo nucleo familiare disfunzionale, ai cui vertici ci sono proprio questi due personaggi, unito al pittoresco bestiario a due e quattro zampe (ma anche un paio d'ali) dei comprimari, tra abitanti dell'edificio e uno sboccato sterminatore di insetti, funziona al punto che ogni attacco del ragno smuove svariati tipi di emozione, che non si riducono al semplice disgusto o alla fredda spunta di potenziali vittime da un'ideale checklist. Anzi, sul finale sono persino riuscita a commuovermi (non che sia difficile con me, ma davanti a un horror dichiaratamente "scemo" e con ampio spazio per la commedia come Sting è molto raro che succeda).

Sting è anche molto ben fatto. Kiah Roache-Turner riesce a sfruttare al meglio lo spazio ristretto di un unico condominio, rivelandoci molto dei suoi abitanti grazie alle particolari esplorazioni di Charlotte, la quale utilizza i condotti dell'aria per intrufolarsi nei vari appartamenti senza essere vista; gli stessi appartamenti sono arredati con estrema cura, proprio per darci un'idea della personalità di chi ci vive senza dover sprecare troppi dialoghi, togliendo tempo all'azione. L'interessante sinergia tra regia e scenografia si palesa anche nei titoli di testa, in cui il ragno appena giunto sul pianeta Terra si muove sinuoso all'interno della casa delle bambole di Gunter, prefigurando in scala ciò che avverrà più avanti nel film. Altra cosa apprezzabile, è il fatto che Sting sia stato realizzato utilizzando principalmente animatronic e pupazzi sviluppati dalla WETA, e che gli effetti digitali siano pochi, riservati quasi esclusivamente alla resa del ragno in piccolo. Come sempre, è ben diverso percepire la "fisicità" della minaccia, più coinvolgente rispetto alla vista su schermo di un mostronetto in CGI, magari anche brutto e finto da morire, quindi voto 10 a Kiah Roache-Turner per essere rimasto fedele allo spirito originale dei creature feature. L'unica cosa che potrebbe risultare fastidiosa per qualcuno, è che Sting non si tira indietro in quanto a violenza sugli animali. Fortunatamente, non si vede mai l'atto omicida in sé (a differenza di quanto accade agli esseri umani, con sequenze in cui si mescolano momenti splatter a dettagli disgustosi di fluidi, veleni, punture e ponfi. Ho già detto che i film coi ragni sono quelli che fatico di più a guardare, vero?), ma i risultati finali sono molto espliciti e le povere bestie fanno una gran brutta fine. Siccome so che questo è un TW per molti, mi sembra giusto avvertire. Tolto questo, Sting è un film ottimo anche per introdurre i ragazzini all'horror (i bambini magari no!) e potrebbe essere un titolo papabile se cercate qualcosa di adatto per la sera di Halloween.

Cast

Del regista e sceneggiatore Kiah Roache-Turner ho già parlato QUI.

Curiosità

Alyla Browne, che interpreta Charlotte, era la Furiosa bambina del film Furiosa: A Mad Max Saga; Robyn Nevin, che qui interpreta la terribile Gunter, era l'anziana protagonista di Relic; Ryan Corr, qui nei panni di Ethan, era quello che in Wolf Creek 2 "ammaliava" Mick Taylor con la canzone Tie Me Kangaroo Down, Sport. Se Sting vi fosse piaciuto recuperate Aracnofobia, Arac Attack e Vermin. ENJOY!

giovedì 1 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 1: Natale di sangue (1984)

It's the most wonderful time of the year! No, non è Natale, ma l'inizio del mese che ci porterà ad Halloween e, quest'anno, è tornAAAAta come Mariah Carey anche la Halloween Challenge del podcast Nuovi Incubi. Come per il 2025, cercherò di fare un post al giorno tranne nei weekend, dove troverete brevi caroselli a tema sul mio profilo Instagram. Si comincia con "Feste comandate (ma non Halloween!)", quindi con un film ambientato a Natale, cosa che contraddice ciò che ho scritto nelle prime righe! Oggi tocca a Natale di sangue (Silent Night, Deadly Night), diretto nel 1984 dal regista Charles E. Sellier Jr..

Trama

Dopo essere stato verbalmente traumatizzato dal nonno, il piccolo Billy riceve lo shock più grande della sua vita quando testimonia all'omicidio dei genitori per mano di un uomo vestito da Babbo Natale. Inevitabilmente, Billy cresce con una fobia e un odio smisurati verso la gioiosa festività...

Recensione

Se devo essere onesta, mi aspettavo che Natale di sangue fosse una cretinata splatter dalla superficialità imbarazzante e non pensavo che, affiancato all'inevitabile abbondanza di elementi tipici dell'exploitation, ci fosse anche un interessante approfondimento psicologico del killer protagonista. Con spietata lucidità, Natale di sangue mostra allo spettatore non solo gli ovvi danni di un trauma subito in tenera età, ma anche ciò che accade quando questo trauma viene derubricato a semplice capriccio, gestito da persone ottuse che non hanno la preparazione adeguata per seguire lo sviluppo psico-cognitivo di bambini in condizioni delicate. Il piccolo Billy, il giorno della Vigilia, viene molestato verbalmente dal nonno, deciso ad incutergli un sacro terrore verso Babbo Natale; le parole del folle vecchiaccio vengono purtroppo confermate quando proprio un uomo vestito da Babbo Natale uccide i genitori di Billy davanti ai suoi occhi, segnandolo per sempre. La povera creatura, come se la sfiga non fosse abbastanza, viene affidato alle "cure" dell'orfanotrofio gestito da una Madre Superiora al confronto della quale la madre di Georgie, la signora Legan, la signorina Rottelmeier e Miss Minci erano Madre Teresa di Calcutta; nelle mani di una "pia donna" che ragiona solo in virtù di peccati mortali e punizioni corporali, Billy rimane bloccato all'interno del suo trauma, terrorizzato da qualsiasi cosa faccia riferimento al Natale, vittima di un circolo vizioso che lo costringe a vivere la propria paura come un peccato vergognoso che necessita un castigo. Non c'è da stupirsi che, una volta cresciuto e dopo essere stato costretto proprio a vestire i panni di Babbo Natale per lavoro, il povero Billy sbrocchi e decida di diventare il mostro di cui ha sempre avuto paura. In un perverso meccanismo di autodifesa, la vittima si fa carnefice e decide di mettere in pratica tutto quello che gli è stato inculcato fin dalla più tenera età, ergendosi a protettore della morale e dispensatore di mortali punizioni. Potenziali predatori sessuali, ragazze discinte, coppie in fregola, festaioli ubriachi, bulletti di strada e mostri violenti (ma anche chiunque si metta in testa di fermare Billy, poliziotti in primis); nessuno è al sicuro dalla ferrea morale omicida del ragazzo travestito da Babbo Natale, il quale mette sotto terrorizzato scacco un'intera cittadina.

Pur avendo colto questo aspetto "serio", devo dire che mi sono divertita molto guardando Natale di sangue, il quale alla fine è un B-movie horror anni '80 con tutti i pregi e i difetti che una simile definizione comporta. Oltre ad esserci un quantitativo di tette al vento e scene di sesso (o meglio, di palpeggiamenti reiterati di procaci corpi femminili) superiore alla media, cosa che in qualche modo è comunque funzionale alla trama per tutta la questione del senso di colpa di Billy, ci sono anche molti personaggi talmente bastardi da scatenare la risata involontaria. E non parlo tanto della Madre Superiora, priva di qualsiasi oncia di umorismo, anche involontario, ma dell'allucinante nonno delle sequenze iniziali e del collega porco e fancazzista di Billy. Un altro momento in cui ho dovuto mettere il film in pausa perché ho rischiato di strozzarmi dalle risate è il misunderstanding (e chiamiamolo così!) che costa la vita ad un povero prete, seguito da dialoghi surreali quali "Gli avevo urlato di fermarsi, ma non ha obbedito!" "Per forza, è sordo!!".  Genio. Tornando ad argomenti più horror, le mattanze di Billy sono un godurioso profluvio di effettacci splatter che non guardano in faccia a nessuno, con picchi notevoli che coinvolgono una delle icone del genere, Linnea Quigley, e un paio di oggetti "impopri" che superano a destra l'accetta protagonista delle varie locandine. La carriera registica di Charles E. Sellier Jr. è andata a ramengo dopo questo film, per motivi che vi risulteranno evidenti leggendo le "curiosità", ed è un peccato perché, con tutti gli ovvi limiti del genere, mi è parso che avesse un buon occhio per la suspence e le sequenze violente, quindi magari avrebbe potuto dare ancora qualche gioia nell'ambito dei B-Movie. Di sicuro, credo che se avessi visto Natale di sangue durante qualche Notte Horror sarebbe diventato uno dei miei guilty pleasure preferiti. A 45 anni, però, posso solo consigliarvi di dargli una chance, senza giudicarlo troppo frettolosamente, perché potrebbe sorprendervi!   

Cast

Di Linnea Quigley, che interpreta Denise, ho già parlato QUI.

  • Charles E. Sellier Jr. è il regista del film. Americano, ha diretto Banda senza legge. Famoso soprattutto come produttore, era anche sceneggiatore ed è morto nel 2011.
  • Lilyan Chauvin interpreta la madre superiora. Francese, ha partecipato a film come Predator 2, L'uomo che non c'era, Prova a prendermi e serie quali Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Missione impossibile, Hunter, Fantasilandia, Magnum P.I., Il mio amico Arnold, Beautiful, Baywatch, La signora in giallo, X-Files, Friends, Alias, E.R. Medici in prima linea e CSI - Scena del crimine. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, è morta nel 2008.

Curiosità

Natale di sangue era uscito lo stesso weekend di Nightmare - Dal profondo della notte, e per qualche giorno lo aveva persino superato negli incassi. Questo finché, a causa delle feroci proteste dell'associazione Citizens Against Movie Madness (creata da persone sconvolte dalla campagna pubblicitaria del film, rea di demonizzare la figura di Babbo Natale e terrorizzare i bambini), le vendite di biglietti sono crollate al punto da costringere la casa di produzione a ritirare il film dalla maggior parte dei cinema dopo sole due settimane. Nonostante tutto, Natale di sangue ha generato ben quattro seguiti (Silent Night, Deadly Night 2, Silent Night, Deadly Night 3: Better Watch Out!, Initiation: Silent Night, Deadly Night 4, Silent Night, Deadly Night 5: The Toy Maker) e due remake, Silent Night e  Silent Night, Deadly Night. Io non li ho mai visti, ma se Natale di sangue vi è piaciuto potreste recuperarli e aggiungere Un Natale rosso sangue - Black Christmas! ENJOY!



mercoledì 30 settembre 2026

Carrie 2: La furia (1999)


Sempre in previsione dell'uscita del Carrie di Flanagan, ho riguardato dopo decenni anche Carrie 2: La furia (The Rage: Carrie 2), diretto nel 1999 dalla regista Katt Shea.

Trama

Rachel, liceale dotata di poteri telecinetici, si ritrova coinvolta in uno squallido gioco portato avanti dai membri della squadra di football, che ha causato il suicidio della sua migliore amica...

Recensione

Sono ragionevolmente sicura di avere guardato Carrie 2: La furia il giorno esatto della sua prima TV italiana, ché all'epoca non mi perdevo un horror in televisione neanche a morire. Sono anche abbastanza sicura che non lo avessi apprezzato, reduce da una visione abbastanza recente del film di De Palma, che, comprensibilmente, a 18-19 anni mi portava a considerare merda tutto il resto. Ricordo anche che il mio giudizio era stato inficiato da un paio di cose all'epoca molto importanti, ma che oggi non mi fanno né caldo né freddo. In primis, non capivo come Mena Suvari, assurta al livello di dea dopo la performance in American Beauty, potesse essere stata relegata al ruolo di personaggio usa e getta; seconda cosa, ero una spettatrice abbastanza affezionata di Quell'uragano di papà, e vedere Zachery Ty Bryan, uno dei figli televisivi di Tim Allen, nei panni di deprecabile jock mi aveva abbastanza sconcertata (col senno di poi, visto quanti arresti per violenza domestica ha portato a casa l'attore, il direttore del casting ci aveva visto giusto). In realtà, il vero difetto di Carrie 2: La furia è proprio il modo in cui tenta di ricollegarsi al film tratto dall'opera di Stephen King, con tutta una serie di supercazzole a base di parentele improbabili unite al desiderio di ricalcare pedissequamente la struttura portante della trama originale, tutti aspetti aggiunti una volta che i realizzatori si sono accorti di quanto l'idea iniziale del film fosse simile a quella di King. Preso come horror nato in un universo privo di Carrie, il film è un dignitoso horror di fine millennio con tutti i pregi e i difetti dell'epoca, reso più interessante dal suo precorrere un argomento molto attuale, ovvero il bullismo a sfondo sessuale. Gli eventi di Carrie 2: La furia si scatenano nel momento in cui Lisa, la migliore amica della protagonista, si suicida dopo avere confessato a Rachel la gioia di avere perso finalmente la verginità con un ragazzo apparentemente carinissimo. In realtà, Lisa è finita vittima dello squallido e crudele gioco della squadra di football della scuola, i cui membri si sfidano a portarsi a letto le ragazze (a loro dire, ovvio) più cesse della scuola, segnando poi i rispettivi punti su un quaderno. La morte di Lisa scoperchia una cloaca che rischia di rovinare il futuro di questi poveri pulcini il cui unico pregio è saper maneggiare una palla ovale, e l'aspetto più angosciante del film non è tanto l'ovvia esplosione dei poteri telecinetici di Rachel sul finale, quanto piuttosto la cattiveria impressionante dei ragazzi (e delle queen bee che li spalleggiano ai danni delle loro coetanee), la loro indifferenza davanti alla morte e al dolore, la compiacenza di genitori al cui confronto il padre di Chris era un santo e un signore. 

La vendetta di Rachel diventa dunque doppiamente doverosa, in quanto i comportamenti criminali di Mark e dei suoi allegri compagni sono reiterati e privi di rispetto per chi ha già perso la vita per colpa loro. E' una vendetta anche più controllata e razionale rispetto a quella di Carrie, perché la festa di Mark è un ritrovo di persone consapevoli, appartenenti alla cerchia interna dei ragazzi "cool", i quali hanno volutamente circuito l'outsider svergognandola con un mezzo assai simile a quello dei video intimi condivisi nelle chat private a mo' di sex revenge. La differenza tra Carrie e Rachel è che la prima, intrisa di fobie religiose inculcatele dalla madre, ha sempre tenuto un piede fuori dalla "normalità" e il suo invito al ballo risulta un espediente forzato, una potenziale fonte di stress anche prima dell'intervento di Chris; la strage al ballo della scuola sembra più frutto di un raptus causato dalla rottura di un animo già diviso in partenza. Rachel è invece la tipica ragazza alternativa dell'epoca, connotata per essere una gnocca siderale benché tutti la considerino strana ed inchiavabile (Emily Bergl ha la stessa aura che avevano all'epoca Thora Birch, Fairuza Balk e Katharine Isabelle, quindi potete immaginare!). L'avere una madre pazza e dei poteri misteriosi non le ha impedito di avere una vita sociale e di essere in grado di avere un ragazzo, volendo, anche senza attirare l'attenzione del popolare Jesse, quindi la sua è proprio la vendetta razionale di chi si è rotta le scatole di avere a che fare con persone schifose il cui unico scopo è mostrarsi migliori calpestando gli altri. Sul finale, la rivincita di Rachel ha degli echi che rimandano alle protagoniste di Giovani Streghe, con un tatuaggio che si anima fino a ricoprirle tutto il corpo di rovi, una tamarrata fuori scala ma comunque coerente con l'idea di figaggine gotica dell'epoca, e fa della protagonista una sorta di antieroina, un novello Corvo al femminile, là dove Carrie sembrava davvero un demone sterminatore uscito dritto dall'inferno. Carrie 2: La furia è anche più esplicito e meno raffinato del film di De Palma, il che gli consente di far salire i toni della mattanza aggiungendo gente impalata, evirata, decapitata, accecata e quant'altro di sanguinolento possa venirvi in mente, con sommo scorno della povera Sue Snell, la quale forse avrebbe fatto meglio a farsi i fatti suoi, invece di tornare nel sequel. Credevo avrei concluso la visione riconfermando l'ignominia che gli avevo attribuito per quasi 30 anni, invece Carrie 2: La furia è molto meno peggio di quanto ricordassi. Recuperatelo, se potete!

Cast

Di Amy Irving (Sue Snell), Mena Suvari (Lisa), Eli Craig (Chuck) ed Eddie Kaye Thomas (Arnie) ho parlato ai rispettivi link.

  • Katt Shea è la regista del film. Americana, ha diretto altri film come La mia peggiore amica. Anche sceneggiatrice e attrice, ha 66 anni. 
  • Emily Bergl interpreta Rachel Lang. Inglese, ha partecipato a film come Blue Jasmine e serie quali E.R. Medici in prima linea, Taken, Una mamma per amica, CSI: Miami, Medium, Grey's Anatomy e Desperate Housewives. Anche produttrice, ha 49 anni. 

Curiosità

Zachery Ty Bryan, che interpreta Eric, era uno dei figli di Tim Allen nel telefilm Quell'uragano di papà mentre Charlotte Ayanna, che interpreta Tracy, era la Liz Purr di Amiche cattive. Sissy Spacek ha preferito non partecipare al film ma ha dato alla regista (che ha sostituito dopo poche settimane di riprese Robert Mandel, che ha abbandonato il progetto per divergenze creative) il permesso di utilizzare alcune delle scene di Carrie, lo sguardo di Satana in cui era protagonista, per i flashback. Ovviamente, prima di guardare Carrie 2: La furia recuperate Carrie, lo sguardo di Satana e magari anche Giovani streghe e Ginger Snaps. ENJOY!


martedì 29 settembre 2026

Resident Evil (2026)


Martedì scorso sono andata al cinema a vedere Resident Evil, diretto e co-sceneggiato dal regista Zach Cregger e tratto dal videogame omonimo.

Trama

Bryan, che lavora come corriere per trasportare organi ai vari ospedali, viene incaricato di portare un delicatissimo contenitore a quello di Raccoon City. Sorpreso dalla neve, Bryan investe una donna ed è solo l'inizio di una notte da incubo...

Recensione

Ma non c'erano gli zombi? Questa è la prima domanda che mi sono posta guardando Resident Evil, memore (si fa per dire) dei film di Anderson e di un paio di tentativi andati a vuoto di giocare al videogame omonimo, solo per rinunciarci per sopraggiunto attacco di panico dopo 5 minuti scarsi. Ciò dimostra quanto fossi impreparata al "trattamento Cregger" di uno dei franchise multimediali horror più amati di sempre, cosa che, probabilmente, mi ha permesso di godere di Resident Evil divertendomi come una matta. Il piglio scelto dal regista, infatti, è incredibilmente ironico, fin dalla scelta del protagonista. Bryan non è un soldato, un agente della sicurezza, un membro della Umbrella Corporation e nemmeno un poliziotto: è un povero stronzo, come potrebbe essere chiunque di noi, costretto ad accettare un lavoro infimo per poter sbarcare il lunario, al quale va MOLTO storta l'ennesima brutta serata passata a consegnare organi in giro per gli ospedali. Allettato da un compenso particolarmente elevato, Bryan prende un'automobile inadatta alle strade di montagna e si dirige verso l'ospedale di Racoon City; lì, la cosa più normale che gli succede è sbandare di tanto in tanto sulla via sempre più innevata, finché non investe una donna che gli spalanca le porte di un inferno sempre più pericoloso. Proprio come il personaggio di un videogioco, Bryan deve, innanzitutto, capire dov'è finito, cosa c'è di sbagliato a Raccoon City e come sopravvivere, trovando strumenti di fuga, di difesa e di offesa che gli consentano di raggiungere l'obiettivo finale. Il bello di Resident Evil, però, è che Bryan non è caratterizzato come il personaggio di un videogioco, quanto piuttosto come il giocatore che si immedesima, ha paura, si incazza come una bestia, si innervosisce talmente tanto da compiere delle solenni minchiate, bestemmia tra i denti ed aguzza l'ingegno imparando dalle esperienze pregresse. Come ho scritto poco sopra, Bryan è uno di noi e, in quanto tale, le sue avventure sono tragicomiche e ben poco epiche, anche perché sul suo cammino incontra dei concentrati di dabbenaggine da primato, che gli rendono le cose ancora più difficili.

Zach Cregger segue Bryan passo passo alternando riprese appena sopra la spalla del protagonista, inquietanti panoramiche "esterne" ed inquadrature tipiche dei videogiochi, come quelle che riprendono il punto di vista "totale" del giocatore, oppure le soggettive in cui il personaggio cerca oggetti, ricarica armi e spara. E' un mix vincente e reso assai dinamico dal montaggio, uno stile che abbonda di long take e richiama tantissimo le scene più concitate di Barbarian e, soprattutto, Weapons; in pratica è come se Cregger avesse preso il folle inseguimento finale di Gladys e la corsa forsennata del preside e li avesse uniti in un'unica sequenza lunga un'ora e mezza. Non c'è mai un momento di noia in Resident Evil, nemmeno nelle scene più "tranquille" (anzi, l'attesa è persino peggiore dell'orrore vero e proprio), e la scelta di non riproporre gli ennesimi zombi, inserendo Bryan all'interno di un incubo mutante uscito dritto da La cosa di Carpenter l'ho trovata vincente. Il bestiario, di fatto, è variegato e disgustoso, tanto che spesso mi sono ritrovata vittima di risate isteriche per tutto lo schifo che viene letteralmente gettato addosso al protagonista, perseguitato da mostri sempre più disumani e vischiosi. La cosa migliore di Resident Evil, però, è Austin Abrams. Si dice spesso che un attore porti sulle spalle il peso di un intero film, anche quando è circondato da altri colleghi eclissati dal suo carisma, ma questa volta il significato di questa frase fatta è letterale. Abrams si ritrova per buona parte del film da solo, ad interagire con creature inumane ma anche con oggetti ed ambienti, e sono i tempi comici perfetti, le sue espressioni sconvolte più che terrorizzate, la sua fisicità, il suo essere connotato come il Paperino di Resident Evil (perseguitato dai lucchetti, peraltro!) a conquistare il cuore degli spettatori, i quali non possono fare a meno di tifare per lui ed immedesimarsi in ogni suo gesto e parola. L'ho già scritto ovunque e mi ripeto anche qui: datemi uno di questi film al mese, fate di Austin Abrams il protagonista assoluto di ogni horror da qui all'eternità, e io sarò felice!!     

Cast

Del regista e co-sceneggiatore Zach Cregger, che nella versione originale presta la voce all'interfono, ho già parlato QUI. Austin Abrams (Bryan), Paul Walter Hauser (Paul) e Sara Paxton (la voce originale di Michelle), li trovate invece ai rispettivi link.

Curiosità

Kali Reis, che interpreta Maxine, era la protagonista di True Detective: Night Country. Se questo Resident Evil vi fosse piaciuto, oltre a recuperare i film della precedente saga (Resident Evil, Resident Evil: Apocalypse, Resident Evil: Extinction, Resident Evil: Afterlife, Resident Evil: Retribution e Resident Evil: The Final Chapter) e il reboot Resident Evil: Welcome to Raccoon City, potete aggiungere Splatters - Gli schizzacervelli, La cosa,  Slither, La casa & La casa 2, Overlord e Weapons. ENJOY! 

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