giovedì 17 agosto 2017

Bolla's Top 5: Marvel on Netflix

Esce domani in tutto il mondo la serie The Defenders, crossover tra i personaggi Marvel presentati nel corso di due intensi anni da Netflix, ovvero Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist. Per festeggiare la ricorrenza, ecco la classifica assolutamente personale delle quattro serie (con Daredevil alla seconda stagione) che hanno preceduto The Defenders, a partire da quella che mi è piaciuta di meno. La rubrica WE, Bolla!, per inciso, tornerà la settimana prossima che in ferie non riesco a starle dietro. ENJOY!


5. Iron Fist
Due marroni totali. Serie palesemente realizzata per essere un riempitivo nell'attesa di The Defenders, soffre una sceneggiatura poco coinvolgente, un protagonista minchia nonché mollo come la panissa, una storia d'amore pretestuosissima e un'assenza pressoché totale di ritmo. Nonostante finisca proprio quando stava per diventare interessante, i presupposti per un'eventuale seconda stagione sono stati gettati col cu*o (perché Joy dovrebbe essere arrivata a odiare Danny al punto da farsi convincere a ucciderlo??), inoltre agli sceneggiatori va il merito di aver trasformato Claire da gradevole fil rouge delle quattro serie a prezzemola con velleità da supereroina (persino Madame Gao, sempre formidabile, a un certo punto le dice "Ma tu, in soldoni, perché ti impicci in tutto ciò che riguarda i "super"? Ti manca forse qualcosa?"). Delle scene d'azione non parlo, l'unica capace di rapire lo sguardo dello spettatore è Coleen Wing con la sua katana, ché Iron Fist (un Finn Jones da prendere a ceffoni dal mattino alla sera) è maffo persino quando combatte. Insomma, diludendo. Solo l'American Psycho Ward mi ha dato delle gioie.


4. Daredevil - Seconda stagione
Dopo le aspettative risvegliate dalla prima stagione, la seconda si è rivelata, forse inevitabilmente, un prodotto di gran lunga inferiore, con una prima parte incentrata su The Punisher esaltante come non mai e un prefinale iperniato su Elektra che... beh, basti dire che appena l'ho vista nei teaser di The Defenders mi sono caduti i marroni. A risentire dell'"effetto Punisher" è soprattutto Daredevil, che come personaggio risulta molto più pittima rispetto agli esordi (e che due palle ci ha fatto la love story con l'altra prezzemola Karen, passata da segretaria a giornalista in carriera "perché sì") e non regge il confronto con un Jon Bernthal in stato di grazia, altro che scéim. Se ci sarà una terza serie vorrei più Foggy e Fisk per tutti, grazie, ché l'avvocato ciccionetto è uno dei personaggi meglio scritti di sempre e fortunatamente dovrebbe comparire anche in The Defenders.


3. Luke Cage
Ero indecisa se metterlo al quarto posto invece della seconda stagione di Daredevil ma la verità è che probabilmente sono io a non aver capito molto Luke Cage, o meglio, a non averne apprezzato le atmosfere. Girato come un blaxploitation anni '70, con tutti i cliché stilistici del genere, soprattutto nella prima parte, in realtà è la serie Marvel Netflix con più personalità. Ripensandoci a mente fredda, la parte dedicata a Cottonmouth è geniale e ha delle musiche splendide, quella in cui subentra Diamondback è molto più trash e contribuisce a far calare di qualità la serie, che non trae giovamento neppure dall'attore protagonista, Mike Colter: ottimo torello in Jessica Jones, quel gran pezzo di figliolo non è proprio adatto a reggere una serie interamente sulle sue spalle, peccato. Molto meglio i "cugini merda" Alfre Woodard e Mahershala Ali, e tanta roba anche la bella Simone Missick, una Misty Knight a dir poco perfetta.


2. Daredevil - Prima stagione
aMMore a prima vista. Sarà perché Daredevil è stato il capostipite, sarà perché effettivamente attori, sceneggiatura, regia, costumi, l'intero concetto di una Marvel adultalontana dalle baracconate di Avengers e affini aveva (e ha tuttora) il suo perché, sta di fatto che non avrei mai voluto staccare gli occhi dal televisore e maledicevo l'idea stessa di dover abbandonare Hell's Kitchen per andare a lavorare (le serie TV riesco a vederle solo al mattino, giusto per darvi un'idea di quanto poco tempo abbia da dedicare alle mie passioni, sigh!). Buona parte del merito per questo aMMore fuori scala va ovviamente all'immenso Vincent D'Onofrio, un villain fuori da ogni schema, grandioso, terrificante, persino tenero a volte, comunque capace di fare un'enorme presa sul pubblico. Kingpin, quando tornerai a rallegrarmi le giornate?


1. Jessica Jones
#ciaone. Se Daredevil mi aveva avvinta alla poltrona, per Jessica Jones la disperazione di abbandonare la visione quotidiana aveva toccato apici di livello Buffy. Come si fa a non adorare Krysten Ritter, il suo scazzo, la sua oscurità, la sua badassitudine unita alla tremenda ed umanissima fragilità del personaggio che interpreta? Come si può non amare quel faccia da pirla di David Tennant, col suo GIESSECAAH! che, invece di risultare ridicolo, mi ha messo i brividi per tutte le puntate? Killgrave è l'unico villain ad avermi fatto davvero temere che Jessica non ce la facesse a causa del suo terribile potere e se la serie non si fosse un po' persa, a un certo punto, con la sottotrama del poliziotto psicopatico, avrebbe raggiunto davvero vette di eccellenza assoluta, soprattutto grazie al coraggio con cui ha toccato temi tosti come l'abuso sulle donne. Oh, ma chi non ha difetti? Vai, Jessicona: nei Defenders ti comando di far pentire a Matt di essere cieco, di sputare in un occhio a Cage per le pessime scelte in fatto di donne, soprattuttamente di prendere a calci quella mezza pippa di Danny Rand. E magari scappare con Foggy, perché no? Tanto rimani sempre la mia preferita!



mercoledì 16 agosto 2017

Annabelle: Creation (2017)

Nonostante la chiusura estiva del multisala non potevo certo perdere Annabelle: Creation, diretto dal regista David F. Sandberg. Come sarà andato l'ennesimo appuntamento con la pupazza più bastarda del cinema horror recente? (Male. Malissimo.)


Trama: anni dopo la morte della figlioletta, un fabbricante di bambole e la moglie ospitano in casa un gruppo di orfane e la suora loro tutrice. Inizialmente felici davanti a tanta fortuna, le ragazzine e la suora scopriranno che avrebbero fatto meglio a rimanere senza un tetto sulla testa...


Come si fa a scrivere un post su un film che non ho visto? Io ricordo benissimo che il primo Annabelle non era nulla di che sia per quel che riguarda la regia che la trama eppure mi aveva spaventata parecchio; nel caso di Annabelle: Creation, però, parliamo di vero terrore, di un'ora e 49 minuti di tensione costante, di maschi che urlavano in sala come Solange dopo una manicure sbagliata, di bestemmie volanti, di un sollievo devastante alla comparsa della scritta "fine primo tempo", della sensazione di avere corso i 100 metri piuttosto che essere rimasta seduta in poltrona al cinema. Davanti a un film durante il quale più volte ho ribadito al mio amico "non ce la faccio più, basta, andiamo via!" prima di mettermi a strillare incurante della natura pubblica di un cinema, come posso parlare con cognizione di causa della regia (che a me è sembrata valida, con movimenti di macchina strani e una cura del dettaglio molto piacevole ma considerate il fatto che esisteva il terribile "filtro mano" quindi la particolarità percepita poteva anche semplicemente derivare dal modo contorto in cui stavo seduta in poltrona...), degli effetti speciali o degli interpreti? Annabelle: Creation è sicuramente derivativo, stiamo pur sempre parlando del quarto capitolo di una franchise, però non è stupidello come Annabelle, che a tratti sembrava la versione poveraccia di Rosemary's Baby, bensì è permeato di una cattiveria tale da far tremare i polsi persino a Ouija: L'origine del male. Benché, infatti, il bodycount finale sia esiguo, la sceneggiatura di Gary Dauberman (il quale ha evidentemente imparato dagli errori di Annabelle) non ha un solo momento morto e sfrutta ogni topos legato a bambole assassine, possessioni demoniache, case infestate, patti col demonio e malvagio pupazzame assortito per far letteralmente ca*are in mano lo spettatore, agendo in sinergia con un regista particolarmente amante del buio e di ciò che in esso si nasconde.


Tolta infatti la cattivissima faccia da ca**o di Annabelle (che vorrei capire quale bambina sana di mente vorrebbe averla in casa o anche solo sfiorarla e 'sto cretino di fabbricante ne avrebbe costruite ben CENTO, mica una, Cristo!) quello che fa più paura è ciò che non viene mostrato: corridoi bui, palline che vengono scagliate nell'oscurità, pozzi profondi, angoli morti dove potrebbe nascondersi la qualunque, lampadine che si svitano o esplodono lasciando la vittima inerme a pregare tutte le inutili divinità del creato, stanze enormi dove qualcosa si muove appena oltre la messa a fuoco della cinepresa, specchi che mostrano ombre inquietanti, sono tutti elementi visivi che annichiliscono lo spettatore rendendolo incapace di prevedere il jump scare perché, di fatto, Annabelle: Creation è uno jump scare continuo. Come ho detto, non c'è un attimo di tregua e persino il finale, che si collega direttamente ad Annabelle, è un'ultima zampata di cagarella sicura. Diretta conseguenza di questa scelta di "non mostrare" è l'aria molto artigianale di Annabelle: Creation, che si appoggia a pochi effetti speciali di ottima fattura, incentrati soprattutto sulla figura del demone nascosto all'interno della bambolaccia, e a delle scenografie molto belle ed evocative, zeppe di croci più o meno rovesciate ed elementi horror nascosti qua e là. Detto questo, io avevo già subodorato la morte per attacco cardiaco dopo aver visto la faccetta inquietante della piccola Lulu Wilson, nuova reginetta dell'horror che già aveva dato molte soddisfazioni in Ouija: L'origine del male, ma diciamo che anche tutti gli altri attori (a parte le due mocciose anonime messe giusto per far numero) hanno il loro perché e non sembrano dei pezzi di carne da macello che aspettano solo l'arrivo di Annabelle a farli morire d'ansia. Poi, per carità, può anche darsi che mi sia inventata tutto e che Annabelle: Creation sia un film orribile e per nulla pauroso: tanto, chi l'ha visto?


Del regista David F. Sandberg ho già parlato QUI. Miranda Otto (Esther Mullins) e Anthony LaPaglia (Samuel Mullins) li trovate invece ai rispettivi link.

Stephanie Sigman interpreta Sorella Charlotte. Messicana, ha partecipato a film come il bellissimo Miss Bala, Spectre, Once Upon A Time in Venice e alla serie Narcos. Ha 30 anni.


Nella foto delle suore in Romania, quella che Sorella Charlotte fa vedere al Sig. Mullins, si intravede una suora in penombra: quella suora non è altro che l'entità malvagia di cui parlerà The Nun, girato proprio in Romania ed ennesimo spin-off della saga iniziata con L'evocazione e continuata con The Conjuring - Il caso Enfield, dove la suora compare per la prima volta; The Nun dovrebbe uscire l'anno prossimo mentre The Conjuring 3 al momento è in fase di sceneggiatura e ci sono voci persino sulla realizzazione di un film relativo all'Uomo Storto del secondo The Conjuring. Inutile dire che converrebbe recuperaste tutta la franchise e ovviamente Annabelle se questo Annabelle: Creation vi fosse piaciuto. ENJOY!



domenica 13 agosto 2017

Il Bollodromo #37 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x13

Lunedì, giorno di pagelle!! Dopo gli improperi della settimana scorsa, Lynch ha deciso di viziarci: non solo Audrey, nell'episodio 13 è comparsa una vecchia, amatissima faccia che non vedevamo da anni e persino una canzone... QUELLA canzone! Venite con me e Alessandra di Director's Cult a scoprire cosa ci ha riservato stavolta il Maestro... HELLO-OOOOO!!

Cominciamo con una coppia assai improbabile. Il mio Premio Stranamore va a Nadine e l'ex Dottor Jacobi, che ottengono da Alessandra anche il Premio L'Amore è una Figata se Spali la Merda Con la Pala Dorata. Love is in the air, guys!!


Per un'amore che sboccia, un altro sembra essersi affievolito negli anni. Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, il redivivo Big Ed si becca il Premio Mainaggioia; nello specifico, Alessandra gli assegna il Premio Occhio Spento e Viso di Cemento, Lei è il Mio Piccione e Io il Suo Monumento, laddove LEI è ovviamente quella gran gnocca di Norma, che ottiene anche il Premio Working Girl di Alessandra.
Voto Ned: 6.


Nel tredicesimo episodio è tornato anche James Hurley con QUELLA canzone, quella lagna inascoltabile che cantava un tempo assieme a Donna e Maddie e che tuttavia riascoltata 25 anni dopo porta alle lacrime compulsive. In vesti di giurate, io e Alessandra gli assegnamo rispettivamente il Premio X-Factor e quello Farinelli.


L'esageratissima, ennesima botta di bronzer spalata in faccia a Kyle MacLachlan nei panni di Bad Coop porta Alessandra a dargli un altro premio, il Carlo Conti Award. Ormai i premi portati a casa dall'attore più amato della serie non si contano più!


Passiamo ai personaggi nuovi! Giustamente, Alessandra ha scelto di conferire il Premio Gold Digger a Janey-E. No, Ale, non sei stata cattiva, gli sguardi di questa donna sono eloquenti!!


Il mio Premio Tra Jason e Predator Bad Cooper Gode va al povero Derek Mears costretto a perdere una gara di braccio di ferro decisamente impari, cosa che ha portato Alessandra a conferirgli il Premio Ti Spiezzo in Due. Che figuraccia, Derek!


Dopo mille settimane, assegnamo anche degli award a Tom Sizemore, comparso praticamente in tutte le puntate ma mai considerato. A lui va il mio Premio Janosh Spalmato di Melma Rosa mentre Alessandra lo abbatte con un Premio 'Anfamone. In effetti...


La canzonetta ammorbante di James Hurley ha fatto una vittima e non si tratta solo di me stesa sul divano a singhiozzare: il Premio Piango Manco Fossi a un Concerto di GiGGi D'Alessio va a Jessica Zohr. Alessandra aggiunge "Non sto piangendo, è che mi è entrata una bruschetta nell'occhio!!"


E il nostro idolo indiscusso come sta? Scopriamolo col...


Questa settimana per me vince il trenino assieme ai mafiosi e alle bimbo bionde, con musichetta esilarante in sottofondo, mentre Alessandra ha adorato il momento in cui Dougie sbatte contro la porta a mo' di Chiara Ferragni. David, lascia che l'agente Cooper rimanga rincoglionito per sempre, fallo per noi!!!


venerdì 11 agosto 2017

Sharknado 5: Global Swarming (2017)

Come ogni anno è arrivato lo scotto da pagare: Sharknado 5: Global Swarming, diretto dal regista Anthony C. Ferrante, è uscito negli USA il 6 agosto con un battage pubblicitario da fare invidia a Dunkirk... e potevo quindi forse non guardarlo?? Leggete tranquilli, NON CI SONO SPOILER!


Trama: dopo aver trafugato un antico manufatto da Stonehenge, Fin e Nova scatenano sharknado in tutto il mondo...


Quando dico che non mi fido molto delle iperboli e dei giudizi definitivi, lo dico con cognizione di causa: a 15 minuti dall'inizio e fino a tre dalla fine, il quinto capitolo della saga creata dalla Asylum per me era "già il peggior Sharknado di sempre". Il che è vero, per carità, perché se dovessi fare un elenco di tutte le cose sbagliate di Global Swarming (dove per sbagliate intendo ANCORA PIU' rispetto agli altri episodi, salvo forse quell'orrore del secondo) scriverei un post fiume... il problema è che davanti ad un finale sborone, trash, sfacciato, terrificante, epico e commovente come quello concertato dagli sceneggiatori sono stata costretta a timbrare già il cartellino per l'appuntamento dell'anno prossimo e vergognarmi pubblicamente di aver anche solo PENSATO che la saga di Sharknado fosse finita. Ma non pensiamo al futuro, guardiamo al presente. Avevamo lasciato Fin e famiglia (il cui numero di membri varia a seconda dei mesi, credo) felici, contenti e lontani dagli squali ma ovviamente con la famiglia Shepard la tranquillità non può durare: pargolo alla mano, il nostro eroe e la iron woman April volano in Inghilterra per, credo, aiutare gli 007 inglesi a creare una task force anti Sharknado e lì Fin viene contattato da Nova per rinvenire un manufatto strettamente collegato con i tornado squaluti. Da lì, il delirio, tra Shark God, booby traps, teletrasporto e soprattutto il Global Swarming del titolo, che arriva a toccare una decina di diverse capitali mondiali, con tutti gli stereotipi del caso e con la solita, infinita ridda di citazioni, che quest'anno passano sfacciatamente da Indiana Jones (con intere scene e dialoghi presi di peso da I predatori dell'arca perduta) a 007 fino ad arrivare a... no, non ve lo dico, l'omaggio finale è talmente commovente che posso solo lasciarvi il gusto di scoprirlo. Oddio, sto però mettendo troppo affetto in questo post e giustamente voi vorrete leggere il solito elenco di insulti perché, mi preme sottolinearlo ancora una volta, nonostante la sboronaggine Sharknado 5 non è disgustosamente bello come il capitolo che lo ha preceduto, bensì brutto forte come il secondo, nonché zeppo di guest star a me totalmente sconosciute: ad interpretare la regina, per esempio, c'è un puchiaccone rifatto di nome Charo, che a rigor di logica dovrebbe essere la Raffaella Carrà americana. Agghiacciante su più livelli, ma di alcune delle altre mille guest star parlerò nel solito trafiletto a fine post.


La regia, solo per iniziare con qualcosa di semplice, è tornata a livelli imbarazzanti (non che li abbia mai abbandonati ma...) e non avete idea di quanti primi piani vengano sprecati sulle facce inespressive di Ian Ziering e Tara Reid. Soffermiamoci un attimo su quest'ultima, prima di cominciare a parlare di effetti speciali (LOL), sebbene persino Ian Ziering, protagonista di una delle scene "strappalacrime" più esilaranti di sempre, meriterebbe altro che un Razzie Award. Tralasciando la mise inguardabile sintetizzata in ciocche di capelli fucsia, lilla e bionde combinata ad un corpetto striminzito e uno di quei pellicciotti fucsia in pelo di Uan che vendevano da H&M, sono proprio i primi piani e, mai come quest'anno, le urla della Reid (a un certo punto persino in versione Super Sayan) ad offendere occhi e orecchie dello spettatore, anche il più ben disposto: definirla cagna maledetta è un'offesa alle povere cagne maledette, aggiungo solo che nei momenti topici la fanciulla è indecisa tra una resting bitch face, l'espressione di chi sta per vomitare e quella di chi ha dimenticato gli occhiali da sole quando l'astro celeste picchia secco contro il parabrezza dell'auto. Gli effetti speciali sono ai livelli degli anni precedenti, con gli squali che cambiano dimensione a seconda che debbano colpire o venire colpiti dal personaggio (alcuni spiaccicano le vittime al suolo, altri arrivano ad un metro dal protagonista prima di rimpicciolirsi così da venire colpiti e uccisi con un pugno, persino dal figlio di Fin) ma quest'anno hanno deciso di superarsi creando il cosiddetto Blob of Sharks, praticamente la versione radioattiva del banco di pescetti che aiutavano Dory e Marlin a cercare Nemo combinandosi in varie forme e, dovendo ambientare delle scene a Tokyo, non poteva mancare lo Sharkzilla (o Pokémon Go, se per questo) e neppure lo SHARKSAFARINADO. Don't Ask. Avrei ben due pagine di appunti con le quali corredare questo post ma avevo promesso niente spoiler quindi le terrò per me, nonostante siano esilaranti. L'unica cosa che mi sento di aggiungere è un plauso a chi ha creato i titoli di testa a cartoni animati, con Lilli e il Vagabondo versione squalo e alcune sequenze realizzate in stile anime, un coppino a chi ha deciso di ricreare il video di Lord of the Board con gli Offspring in sottofondo manco fossimo negli anni '90 e uno sputo ai "dialoghisti": roba come "London Bridge is Falling Down", "Same Shark Different Day", "We'll Make The World Great Again", "Che cavolo! Mamma mia!" messo in bocca a degli italiani e soprattutto "Forgive Me Father For I Am Fin (detto al PAPA. Al Papa, santo Cielo!!! E non vi dico chi è il Papa...)" non si può sentire. E poi, soprattuttamente, MANCA DAVID HASSELHOFF, cosa molto MALE, nonostante la guest star finale che... no, di questo non posso proprio parlare! All'anno prossimo, squaletti!


Del regista Anthony C. Ferrante ho già parlato QUI. Ian Ziering (Fin Shepard), Tara Reid (April Shepard) e Dan Fogler (Se stesso) li trovate invece ai rispettivi link.

David Naughton interpreta l'ambasciatore Kesler. Americano, lo ricordo per film come Un lupo mannaro americano a Londra e I gusti del terrore, inoltre ha partecipato a serie come Love Boat, La signora in giallo, Ai confini della realtà, MacGyver, Melrose Place, E.R Medici in prima linea, Grey's Anatomy e American Horror Story. Ha 67 anni e quattro film in uscita.


Ora, parliamo un po' di guest star e qui OCCHIO AGLI SPOILER. Oltre a gente a me ben poco conosciuta come il cantante dei Poison Bret Michaels e lo skater Tony Hawk nei panni di loro stessi, c'è l'ex comico del Saturday Night Live Chris Kattan nel ruolo di primo ministro inglese, la trekkie Nichelle Nichols in quello del Segretario Generale Starr, l'attore di Z Nation Russell Hodgkinson in quello di Steven Beck (che è poi lo stesso personaggio del telefilm), il presentatore Geraldo Rivera in quello del Dr. Angels, la campionessa olimpica di pattinaggio artistico Sasha Cohen, Olivia Newton-John assieme alla figlia Chloe Lattanzi, entrambe nei panni delle due dottoresse che rimontano April, il wrestler un tempo conosciuto come Johnny Nitro nel ruolo di Rodolfo, il modello Fabio in quello del Papa (Gesù...) e soprattutto lui... Dolph Lundgren nel ruolo più inaspettato di sempre, che ovviamente non spoilero in caso non abbiate tenuto conto dell'avvertenza di cui sopra. Aggiungo solo che il film è dedicato alla memoria di John Heard, comparso come guest star nel primo Sharknado e, nell'attesa che esca il sesto capitolo l'anno prossimo, vi comando di rinfrescarvi la memoria guardando i primi cinque episodi della saga più trash di sempre. ENJOY!

mercoledì 9 agosto 2017

Codice criminale (2016)

Nonostante l'avessi visto a ridosso della sua uscita italiana, più o meno una settimana dopo, riesco a parlare solo oggi di Codice criminale (Trespass Against Us), diretto nel 2016 dal regista Adam Smith.


Trama: Chad vive assieme alla sua famiglia all'interno di un campo zingari inglese e conduce una vita fatta di sregolatezze e furti. Il desiderio di cambiare vita lo porta nel tempo a scontrarsi col padre Colby, rispettato capo del campo...



Che sfiga. Codice criminale è uno di quei film né belli né brutti, semplicemente MEH, genere di pellicola ahimé sempre più diffuso. Sta lì, a far da sottofondo a una serata casalinga durante la quale il cervello non riesce a rimanere concentrato sulla storia e piuttosto spinge il corpo a fare altro: io in quell'ora e quaranta di film sono andata a fare pipì, ho preso dell'ottimo cioccolato fondente Lindt edizione limitata al cocco dal frigo, mi sono depilata le sopracciglia e ho condotto un'interessante conversazione su whatsapp e chi mi conosce sa che io MAI lascerei scorrere il girato senza mettere pausa durante tutte queste empie azioni (non mi metterei neppure a farle, in verità). Invece, con Codice criminale me ne sono allegramente fregata, arrivando persino ad incitare mentalmente Fassbender a sbrigarsi negli ultimi dieci minuti, manco fossi stata in una sala d'aspetto dove il tempo pare non passare mai. E sì che io ADORO le storie familiari ambientate nel sottobosco criminale, soprattutto quello inglese, amo quell'accento mostruoso che ti porta a capire il 40% dei dialoghi e a ringraziare San Subscene per l'esistenza dei sottotitoli, bramo le orde di caratteristi uno più debosciato dell'altro e il conseguente impegno profuso nel riconoscerli. Sulla carta, Codice criminale avrebbe dovuto diventare un cult personale, perlomeno un film da ricordare nei mesi a venire, invece di quell'accozzaglia di zingHIri inglesi non me n'è potuto fregare di meno, non mi sono sentita coinvolta dalle loro diatribe familiari né, tantomeno, da una faida con la polizia che in certi momenti viene descritta come una lotta all'ultimo sangue (con tanto di uso di fucili contro i bambini, ma su...) e in altri come una serie di scaramucce fra amici, a seconda del rapporto familiare che si vuole mostrare in sceneggiatura. Se avete visto il film sapete di cosa sto parlando: più il legame tra padre, figlio e nonno si fa esacerbato più la polizia "s'incazza", quando invece bisogna fare pace gli sbirri diventano dei simpaticoni. Mah. Che poi, in soldoni, il film si basa su Fassbender che vorrebbe abbandonare il campo nomadi gestito da papà Brendan Gleeson per far sì che i figli non vengano su strepponi come loro, incontrando le ovvie resistenze del succido patriarca, storia vecchia come il mondo... ma siamo sicuri che sia quello il VERO motivo di questa ribellione?


Siccome il film, tra un inseguimento in auto, un furto e un cane che muore non approfondisce granché i personaggi, a meno che non si consideri approfondimento il reiterarsi di stereotipi vecchi come il mondo (il personaggio di Gleeson è un ignorante criminale ma è anche molto religioso, quello di Fassbender è "il migliore in quello che fa" ma smetterebbe per amore di moglie e figli), ho deciso che l'unico motivo plausibile per cui Chad vorrebbe andarsene dal campo nomadi di Colby è la consapevolezza di essere bellobello in modo assurdo. No, davvero. Fassbender in questo film ci sta come i cavoli a merenda. Capisco loZZinghiro gnocco, quello ci può stare ma, figlio mio, dove l'hai tirata fuori sta dentatura bianca e perfetta? Sto viso immacolato? Sto capello sempre in ordine? Sto look shabby chic mentre attorno a te c'è gente come Sean Harris che farebbe schifo a una capra e persino tua moglie e i tuoi figli sono un bellissimo esempio di sub-umanità? Come si fa a credere a una cosa simile quando persino Brad Pitt si era imbruttito a livelli ignobili ai tempi di Snatch- Lo strappo? Cioé, non è possibile che, in ogni film in cui recita, Fassbender sia sempre più o meno uguale a sé stesso, io 'sta perfezione e 'sto suo essere come il prezzemolo comincio a non sopportarli più e vorrei ritornare ai tempi di Eden Lake, Hunger e Bastardi senza gloria, quando eravamo in 100 a conoscerlo e 30 a notarlo spiccare sul resto del cast. Forse è anche per questo che non sono riuscita a farmi coinvolgere dal film, distratta dalla mia suspension of disbelief che rideva nemmeno si trovasse davanti all'ennesimo capitolo di Sharknado (a proposito: devo parlare assolutamente di Global Swarming!!), o forse è proprio perché Codice criminale è come il suo protagonista: bello esteticamente ma un po' fasullo, poco profondo. O forse l'hanno sceneggiato di domenica, quindi non avevano voglia di impegnarsi più di tanto.


Di Michael Fassbender (Chad Cutler), Brendan Gleeson (Colby Cutler), Rory Kinnear (P.C. Lovage) e Sean Harris (Gordon Bennett) ho già parlato ai rispettivi link.

Adam Smith è il regista della pellicola. Inglese, episodi di serie quali Doctor Who ed è collaboratore storico dei Chemical Brothers.


Lyndsey Marshal interpreta Kelly Cutler. Inglese, ha partecipato a film come The Hours e Hereafter. Ha 39 anni.


Se Codice criminale vi fosse piaciuto recuperate Legend, Gangster n°1 e magari anche il già citato Snatch - Lo strappo. ENJOY!


martedì 8 agosto 2017

Lupin III - La pagina segreta di Marco Polo (2012)

Ne mancano solo due. Ve lo giuro. A meno che la TMS non impazzisca (ulteriormente, visto che stanno producendo la quinta serie ufficiale di Lupin, sempre in giacca blu, ambientata in Francia, mi sento già malissimo) e non ne produca un altro proprio quest'anno, tra due special TV avrò finito l'immane compito di parlare di TUTTI i film, OAV e special televisivi di Lupin III e probabilmente festeggerò correndo in Giappone a strappare un'intervista a Monkey Punch (seeh, magari!). Nell'attesa, oggi tocca al terzultimo prodotto passato sulle TV nipponiche, Lupin III - La pagina segreta di Marco Polo (ルパン三世 東方見聞録 〜アナザーページ - Rupan Sansei Touhou Tenbunroku - Another Page), diretto nel 2012 dal regista Hajime Kamegaki.


Trama: Lupin e soci devono entrare in possesso della pagina mancante de Il milione di Marco Polo, che condurrebbe a "qualcosa di ancora più prezioso dell'oro". Nel corso dell'impresa, Lupin e Jigen si ritroveranno a dover proteggere Lisa, nipote dell'archeologo che ha scoperto la cosiddetta "another page" e quindi ricercata da un bieco trafficante d'armi che vorrebbe a sua volta mettere le mani sul tesoro...



Come posso non voler bene ad uno special TV che comincia a Genova? E non una Genova raffazzonata, messa lì tanto per fare, ma caratterizzata da Palazzo San Giorgio, dai piloni della sopraelevata in zona Porto Antico e persino dalle palme? Con l'animo così ben predisposto ho sorvolato su ogni difetto di La pagina segreta di Marco Polo, in primis la pataccata di tesoro che viene recuperata sul finale dai nostri eroi e la terrificante tirata sulla pace sulla quale è basata la sceneggiatura, tra spietati fabbricanti d'armi italiani, misteriosi collezionisti d'arte che non vengono mai mostrati e boss della mala cinese dalla dubbia utilità. Anzi, ero così rilassata durante la visione dello special che mi sono messa persino a ridere dell'"Industria pAsante" e dell'italiota utilizzato nella maggior parte delle scritte italiane riportate sullo schermo dagli zelanti animatori, per non parlare dell'incredibile svolta shojo manga (o shojo anime, in questo caso) intrapresa nella seconda parte della pellicola. Altro che Marco Polo: il Girl Power presente in Another Page è incredibile e solo la povera Fujiko ne rimane tagliata fuori, relegata ad una presenza sexy ma risibile, surclassata da una co-protagonista perennemente in lacrime e da un terzetto di ragazze ninja in odore di Occhi di Gatto e molto simili alle figlie di Soun Tendo nella serie Ranma 1/2. I siparietti nei quali si trova coinvolto Goemon (o Goe-Goe, come preferite!) in effetti ricordano molto alcune situazioni "alla Takahashi" e sono esilaranti non solo per la presenza di una gyaru tra le tre sorelle ma anche e soprattutto per l'atmosfera romantica e un po' guardona che permea l'interazione tra questi quattro personaggi, con il samurai che diventa un principe senza macchia e senza paura circondato da un'aura di stelline scintillanti, con sommo scorno di Fujiko, trasformatasi in quattro e quattr'otto in una sorta di "quarto incomodo".


Persino Jigen viene "toccato" dal Girl Power dello special, al punto da lasciarsi scappare apprezzamenti verso la pittima bionda, alias Lisa, che gli sceneggiatori hanno eletto a co-protagonista, una povera piagnona di età indefinibile (potrebbe avere dai 15 ai 25 anni) che dovrebbe aiutare i nostri eroi a trovare il tesoro di Marco Polo ma in realtà si limita a farsi proteggere e coccolare da Jigen e Lupin (chiamala scema!). L'adorato pistolero però in questo special delizia con le sue incredibili abilità da tiratore scelto e si profonde in un paio di numeri particolarmente sboròni e lo stesso vale per Zenigata, trattato come un adulto competente per almeno metà delle sue scene e capace persino di stendere scagnozzi con mosse di judo, scoprire spie infingarde e... sì, persino arrestare Lupin. Per una ventina di secondi almeno. In generale, come trama e come realizzazione lo special è fatto piuttosto bene, lascia a desiderare giusto il character design dei personaggi principali, con un Lupin anche troppo scimmiesco e caricaturale, mentre quello delle giovani fanciulle e dei personaggi secondari è carino e si amalgama bene all'aspetto dei titolari (non come accade nei maledetti crossover con Detective Conan). Purtroppo ho già visto alcuni fotogrammi del prossimo Special TV e c'è un neonato particolarmente aberrante che non c'entra davvero nulla con Lupin e soci, sembrerebbe quasi venuto fuori da un'altra dimensione Lovecraftiana... ma questi pensieri me li terrò per il prossimo post, è meglio. Tenete duro che abbiamo quasi finito e se avete voglia di recuperare un bel film TV su Lupin tenete a mente La pagina segreta di Marco Polo, uno dei più carini visti finora!


Del regista Hajime Kamegaki ho già parlato QUI.

Sul finale (ma, in generale, per tutta la durata dello special, tra Lupin che viene scambiato per un assassino e scoperte scientifiche utilizzate per scopi bellici) La pagina segreta di Marco Polo omaggia palesemente Anche i ladri amano la pace, ultimo episodio della seconda serie di Lupin, diretto da Hayao Miyazaki. Detto questo, se lo special vi fosse piaciuto QUI avete davvero di che spaziare, nell'attesa del prossimo post. ENJOY!

domenica 6 agosto 2017

Il Bollodromo #36 - Le pagelle di Twin Peaks - Episodio 3x12

Buon lunedì a tutti!! E' arrivato uno dei momenti più attesi in assoluto e mi spiace dire che questa settimana io e Alessandra di Director's Cult saremmo particolarmente SPOILEROSE quindi BEWARE!!! a tutti quelli che ancora non hanno visto il dodicesimo episodio. NON PROVATE NEMMENO A SCORRERE IL POST PERCHE' LE FOTO SARANNO SPOILEROSISSIME. Fatte le dovute raccomandazioni... HELLOOO-OOO!!!

Cominciamo col deus ex machina dell'intera vicenda, Mr. David Lynch. Questa settimana gli assegno il Premio Maledetto Fronscese per DUE motivi: 1) è un vecchio porcello piacione (non a caso Alessandra gli ha appioppato il Premio Gioco con la Vostra Mente Mentre Spupazzo la Francese) ma soprattutto 2) deve piantarla a) di aggiungere personaggi a caso e nominarne 700 mai visti a puntata (E' l'ora di finirla poi con 'sti sgallettati che parlano dei cavoli loro alla Roadhouse, sempre diversi e sempre a nominare gente mai vista e mai conosciuta!!! Altro premio assegnato d'ufficio a Lynch, il Premio Va Bene Eraserhead ma Adesso Non Fare Esplodere la Testa anche a Me!) e b) di vilipendere la Mia Adoratissima. Ciò che è accaduto più avanti nella puntata non glielo perdonerò MAI.

Maledetto porco.
Sarah Palmer è tornata dopo la bellezza di dieci puntate e ribadisco che Grace Zabriskie mi terrorizza MOLTO più di Bob. Lo ha sempre fatto. In virtù di ciò le conferisco il Premio Sì ma Stai Calma che mi Fai Paura e attendo ulteriori, terrificanti sviluppi. Bellissima la citazione di Alessandra, che le assegna il Premio Eleanor Abernathy Award, decisamente calzante! Rimanendo in tema Sarah, aggiungo qui anche il Premio Sono Troppo Vècio e Stanco per Stare Dietro a Questa Manica di Stronzi, conferito da Alessandra ad un Hawk ormai sull'orlo di una crisi di nervi: nella gif sotto Hawk si vede solo di spalle ma viene nominato, immaginate come si possa sentire il povero sbirro indiano costretto ad interagire con la più inquietante matta del paese...


Un paio di altri Awards assegnati da Alessandra prima di arrivare al premio più importante di oggi! Ad un Jerry Horne appena uscito dal bosco dopo giorni di fattanza va l'Award Il Rincoglionito della Prateria mentre al fratello Ben Horne, al momento l'unico rimasto a lavare TUTTI i panni sporchi di famiglia, la mia collega consegna invece il Premio Mio Nipote Dovevo Investirlo con la Bici che il Mì Babbo un Dì mi Regalò. Povero cumenda!


Arriviamo all'orrore? E arriviamoci. Finalmente. Alla DODICESIMA puntata. E' arrivata l'adorata Audrey Horne. L'avevamo lasciata in coma, dopo una terribile esplosione, giovane, affascinante, innamorata persa di John Justice Weeler e, indubbiamente, il personaggio femminile migliore della vecchia serie. Ora, viste le foto promozionali mi aspettavo l'"effetto zampogna" di una Sherilyn Fenn invecchiata maluccio ma non ero preparata alla visione di una volgarissima megera urlante sposata a un nano. Ma soprattutto: chimmeenchiaèBilly?? Billy Zane? Magari! Il Premio Tina Cipollari è tutto suo ma non è finita mica qui: per gentile concessione di Cannibal Kid, Alessandra le assegna il Premio Maldeficent. E che cavolo, quando ci vuole ci vuole!
Voto Bolla: 5. Ma non tanto per l'aspetto, quanto per le povere scelte di vita.

No, David, io esco.
Rimanendo in tema Audrey Horne, perché si è dovuta sposare un NANO???? Il nano Chuck, nientemeno, un incrocio tra Mini Me, Maurizio Costanzo e un Mostruovo (non è un caso che Alessandra gli abbia assegnato il Premio Ovetto Kinder) marito di una che avrebbe fatto capitolare Dale Cooper, Bobby Briggs, John Justice Wheeler e persino l'adorato Pete Martell! Nano Chuck, in attesa di capire il perché della tua esistenza (tolta la malvagità di David Lynch), ti becchi il Premio Non Mi Sembri Billy Zane.



Billy Zane, tu che vuoi? Ammazza come ti sei imbruttito!! Torna a prendere Audrey, fila!

Dopo tutta questa camurrìa ci vuole proprio il...


Toh. Lynch questa settimana ce l'ha resa facile mettendo solo una mini-sequenza in cui Dougie gioca a baseball col figlio... beccandosi ovviamente una palla in fronte, ça va sans dire! Alessandra ricorda un episodio dei Simpson in cui succedeva la stessa cosa a Homer (vi agevoliamo la gif sotto!) mentre giocava con Bart quindi, a maggior ragione, grande Dougie! Ci si risente la prossima settimana, con meno livore nei confronti di Lynch, prometto (forse).


venerdì 4 agosto 2017

Angoscia (2015)

Un film del 2015 che arriva in sala dopo due anni? Possibile, se si vive in Italia. Però questa volta la mala distribución non ha fatto una cosa brutta, perché Angoscia (Anguish), diretto e sceneggiato dal regista Sonny Mallhi e uscito ieri nelle sale italiane, è proprio un bel film.


Trama: Tess, ragazza con problemi psichici, si trasferisce con la madre in una nuova, tranquilla città. Lì i suoi problemi mentali si acuiscono e la giovane si convince di essere perseguitata da qualcosa...


Ad uno sguardo superficiale, Angoscia potrebbe sembrare l'ennesima ghost story a base di ragazzine urlanti e genitori depressi ma impotenti, ombre che si stagliano contro i muri e sussurri nella notte. Guardando più da vicino, come invitava a fare il vecchio claim di American Beauty, ci si accorge che Angoscia è invece una pellicola estremamente intelligente, che sfrutta il sovrannaturale per parlare dei problemi mentali che, come ci viene detto all'inizio, toccano ben tre milioni di ragazzi in tutta America. Tre milioni, non tremila. E un milione di casi rimane purtroppo senza soluzione, il che si traduce in un milione di persone che non recupereranno mai la loro sanità mentale. Fatevi quindi due calcoli e immaginate quanti amici, famigliari ed amanti sono condannati alla sofferenza perpetua: come minimo si arriva a raggiungere dieci milioni di individui profondamente infelici e sono cifre che ammazzano, anche perché qui non si tratta della ragazzina con la "depressione" da mancanza di fidanzato ma di giovani costretti ad inghiottire manciate di pillole per tentare di condurre una vita il più possibile normale. Tess è proprio una di queste persone malate e la sua vita, così come quella dei suoi genitori, è un inferno da cui lei si è lasciata lentamente inghiottire, sprofondando sempre più nell'abulia e nell'apatia che le impediscono di provare interesse verso alcunché. Nelle giornate "sì" Tess si lascia vivere senza mostrare reazioni verso gli stimoli esterni che non siano i dolorosi effetti collaterali delle medicine, trascorrendo un'esistenza solitaria ma tranquilla anche a causa del lavoro dei genitori (la madre è infermiera e il padre fa il soldato ed è in missione all'estero), nelle giornate "no" è invece il terrore ad impadronirsi di lei, comprensibile terrore derivante dall'impossibilità di controllare il proprio corpo o la sua mente, prede di spasmi ed allucinazioni da quando lei aveva appena cinque anni. Purtroppo, le giornate "no" aumentano col trasferimento in una nuova città e assumono una dimensione ancor più inquietante dal momento in cui cominciano a sembrare collegate a "qualcosa" che cerca di entrare in contatto con Tess, soggiogandola approfittando della sua debolezza. E' qui che il film svolta sul sentiero apparentemente sicuro del sovrannaturale... ed è qui che, invece, lo spettatore viene piacevolmente stupito.


Senza fare troppi spoiler, Angoscia a un certo punto pare virare verso le atmosfere sulfuree di un banale horror a base di possessioni demoniache (tanto che spunta persino un prete anticipato già in alcune sequenze iniziali) invece l'intelligente Sonny Mallhi decide di fare il gesto dell'ombrello a esorcisti e compagnia cantante per rimanere ancorato al suo discorso di amore e dolore famigliari. Le condizioni di Tess toccano in profondità la giovanissima madre, sfiorita anzitempo per stare accanto alla figlia e costretta ad essere lavoratrice e genitrice con tutti i pro e i contro della condizione, per di più con un marito lontano col quale potersi sfogare solo via Skype (le sequenze in cui la donna cerca le risposte su internet, timorosa di venire giudicata da estranei che potrebbero portarle via Tess, sono molto dolorose, nonché il primo esempio di horror che utilizza le ricerche in rete per scopi furbi e plausibili) ma non solo; il destino della giovane si intreccia a quello di un'altra madre rosa dai sensi di colpa e di una seconda ragazza forte e piena di voglia di vivere ma condannata da un fato impietoso, due personaggi che, assieme a Tess e sua madre, vanno a formare un quartetto di donne dipinte con una sensibilità davvero rara per un film "di genere". Sulla trama sarebbe meglio non aggiungere altro, benché per lo spettatore mediamente scafato non sarà difficile intuire dove voglia andare a parare Angoscia, alla faccia dei depistaggi di Mallhi, tuttavia il bello del film non è lasciarsi sorprendere da twist inaspettati, bensì il modo in cui reale e finzione si compenetrano in maniera assolutamente naturale. In tempi di jump scare e ridicoli effetti speciali, Angoscia si permette di essere riflessivo, di giocare sui primi piani e sulla bellezza delle luci del crepuscolo, di inquietare lo spettatore con le riprese di una città stranamente vuota e con lo sguardo sfuggente di una ragazza "incapace di ricercare il contatto visivo", per di più osando una colonna sonora che potrei definire rilassante, molto malinconica, perfetta quindi per la storia raccontata. E lo so che ieri è uscito anche Annabelle 2, sicuramente più "pop" e d'effetto rispetto a questa pellicola, ma se avete la fortuna di abitare vicino a un cinema che lo proietta vi invito caldamente ad andare a vedere anche Angoscia perché l'orrore abita innanzitutto in noi stessi. E ha un volto ben più terribile di quello di una bambola di ceramica.

Sonny Mallhi è il regista della pellicola, al suo primo lavoro dietro la macchina da presa. Americano, principalmente produttore e sceneggiatore, ha 45 anni e un film in uscita.


Ryan Simpkins interpreta Tess. Americana, ha partecipato a film come Revolutionary Road, A Single Man, Twixt e a serie come CSI - Scena del crimine. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 19 anni e un film in uscita.


Se Angoscia vi fosse piaciuto potreste dare una chance a From Within. ENJOY!

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