Siccome gli amici orrorofili ne parlavano tutti bene, ho deciso di guardare Faces of Death, diretto dal regista Daniel Goldhaber.
Trama: Margot lavora come content moderator per una piattaforma chiamata Kino. Un giorno incappa in alcuni video di omicidi troppo realistici per essere finti, e decide di indagare...
Faces of Death è un horror del 1978 finito dritto nell'elenco dei video nasties inglesi, nonché bannato in parecchi paesi. Il motivo di tale accanimento risiede nella sua natura di mockumentary atto, come da titolo, a presentare i vari aspetti della morte attraverso una serie di corti efferati a base di omicidi, sevizie, operazioni chirurgiche, suicidi, immagini dell'Olocausto, animali uccisi o picchiati a sangue, ecc. ecc. All'epoca l'opinione pubblica si era convinta che tutto ciò che veniva mostrato nel film fosse vero, e che quindi Faces of Death fosse uno snuff movie, invece le scene più scioccanti ed esplicite erano state create ad hoc con l'ausilio di effetti speciali. Tutto questo lo scrivo nel caso non sapeste cosa sia Faces of Death, come me prima che decidessi di guardare il film di Daniel Goldhaber. A onor del vero, avevo anche recuperato l'opera del '78, ma quando ho chiesto a Lucia se fosse proprio necessario guardarla mi ha consigliato di vivere serena e di lasciar perdere (ed effettivamente, dopo l'autopsia iniziale ho seguito con gioia il consiglio). Il nuovo Faces of Death, per fortuna, non è un remake, bensì una vicenda a sé ambientata in una realtà in cui Faces of Death esiste e dove un serial killer ha deciso di ammazzare influencer e persone più o meno famose replicando le sequenze più truci del film. Una scelta simile ha consentito ad Isa Mazzei e Daniel Goldhaber di evitare il mero appeal al voyeurismo degli spettatori, per intavolare invece un ragionamento sulla percezione e fruizione della violenza al giorno d'oggi. Negli anni '70, un film come Faces of Death parlava alla "pancia" degli spettatori, era un invito a mettere un piede nel proibito, a rischio di farsi dare dei matti e dei pervertiti, e una sfida a dimostrare quanto pelo si avesse sullo stomaco per sopportare una continua serie di violenze sempre più efferate. Al giorno d'oggi, il pelo ce l'abbiamo non solo sullo stomaco, ma su ogni organo interno, e tutto ciò che i realizzatori di Faces of Death si erano ingegnati a mettere su pellicola ci scorre sotto gli occhi quotidianamente all'interno di telegiornali, internet e piattaforme, che lo vogliamo o meno. Adulti e, purtroppo, ragazzini sempre più giovani, sono ormai desensibilizzati a ogni forma di violenza e orrore, ma provano sempre quell'attrazione insana, quella stessa curiosità morbosa che impedisce di distogliere lo sguardo quando, per esempio, ci sono degli incidenti (o così dicono. Io mi giro dall'altra parte, ché l'ultima volta che mi sono trovata davanti un vecchietto seduto e ferito vicino al suo scooter ho pianto per un'ora alla vista del suo viso triste e sconsolato, per non parlare poi di tutti i film mentali che mi sono fatta all'idea che sarebbe potuto succedere a me, mio padre, ecc. ecc.).
Questo meccanismo perverso è alla base del funzionamento di qualsiasi piattaforma che, senza esagerare onde evitare pesanti sanzioni, lascia comunque passare spizzichi e bocconi di violenza, indecenza, stupidità, per far sì che il pubblico non si stufi e continui a portare numeri. Le prime sequenze del nuovo Faces of Death sono emblematiche. Margot, che lavora come content moderator per la piattaforma Kino, approva tantissimi contenuti discutibili, prima di incappare negli inquietanti video ispirati al film del '78, e anche quando fa notare al suo capo come i video in questione potrebbero non essere falsi, l'ordine che le viene dato è quello di lasciar perdere. Perché immagini audaci come quelle creano traffico ed engagement, spingono la gente a volerne sempre di più; oppure, per quanto negativa, generano pubblicità e quindi alimentano la curiosità di chi ancora non conosce l'ennesimo fenomeno virale. Il nuovo Faces of Death però non critica questo meccanismo. Lo dà, in maniera molto rassegnata, come una realtà assodata ed inevitabile. Piuttosto, il film di Daniel Goldhaber riflette sulle persone, su quanto ormai siamo assuefatti a certe immagini, e si chiede se sia ancora possibile discernere realtà da finzione, avere la percezione del pericolo e della morte, la consapevolezza che l'esistenza del singolo non è un lungo reel ripreso da un telefonino, che lo vede come unico protagonista. Una consapevolezza che Margot ha imparato a sue spese (e non solo) e che la spinge a voler riparare, in qualche modo, ai danni causati proprio dalla sua stupidità, sfruttando quei meccanismi perversi di cui sopra. La sfida mortale tra Margot e Arthur è angosciante proprio perché entrambi cercano di approfittare delle falle del sistema, dapprima per "tirare acqua al loro mulino", poi per cercare di eliminarsi a vicenda prima che ci riesca l'altro.
Proprio per la sua natura di "sfida" all'ultimo sangue, Faces of Death si regge quasi interamente sulla favolosa interpretazione dei due protagonisti. Dacre Montgomery, per quanto mi riguarda, è una garanzia dai tempi di American Horror Story e quest'anno mi aveva già incantata con la partecipazione a Il filo del ricatto, ma i suoi tratti delicati, quasi "di plastica", passatemi il termine, lo rendono perfetto per interpretare insospettabili, glaciali serial killer. Inoltre, quando sbrocca malissimo fa davvero paura. Barbie Ferreira, invece, non la conoscevo, anche se era già comparsa in Nope, ed è stata una bellissima sorpresa. La sua Margot è una ragazza spezzata, ma è anche cazzuta, e dotata di una notevole dose di testardaggine; seguire le sue indagini sempre più angosciate e arrivare a temere seriamente per la sua vita mette un ansia tremenda ed è uno dei punti di forza del film. Per quanto riguarda il Faces of Death originale, non è che il film di Daniel Goldhaber faccia venire voglia di recuperarlo, nonostante la sua natura di omaggio. Gli spezzoni scelti da Arthur, riproposti con un elegante mix di manichini e persone vere, oltre che con dovizia di sangue, non nascondono la natura rozza e la ricerca dello shock fine a se stesso dell'originale, e simili operazioni mi davano già fastidio quando ero una ragazzina scema e potenzialmente suggestionabile (i mondo movie e i loro emuli li ho sempre evitati), figuriamoci oggi che ho 45 anni. A una sequela ininterrotta di brutture preferisco film come questo Faces of Death, al quale mi sono avvicinata senza troppe aspettative e che, grazie alla storia intrigante, all'ottimo ritmo, e ad un ultimo atto mozzafiato, è diventato una delle visioni più interessanti dell'anno.
Daniel Goldhaber è il regista e co-sceneggiatore del film. Americano, ha diretto film come Cam. Anche produttore e montatore, ha 34 anni.
Barbie Ferreira interpreta Margot Romero. Americana, ha partecipato a film come Nope e, come doppiatrice, ha lavorato in Robot Chicken. Anche modella, produttrice e regista, ha 29 anni.
Barbie Ferreira interpreta Margot Romero. Americana, ha partecipato a film come Nope e, come doppiatrice, ha lavorato in Robot Chicken. Anche modella, produttrice e regista, ha 29 anni.


















































