La challenge settimanale voleva un film in lingua non inglese, così ho deciso di guardare L'ascensore (De lift), diretto e co-sceneggiato nel 1983 dal regista Dick Maas.
venerdì 21 agosto 2026
2026 Horror Challenge: L'ascensore (1983)
La challenge settimanale voleva un film in lingua non inglese, così ho deciso di guardare L'ascensore (De lift), diretto e co-sceneggiato nel 1983 dal regista Dick Maas.
mercoledì 19 agosto 2026
Hokum (2026)
Ho dovuto aspettare praticamente un mese ma, alla fine, anche io sono riuscita a vedere al cinema uno degli horror che aspettavo di più quest'anno, Hokum, diretto e sceneggiato dal regista Damian McCarthy.
Trama
Uno scrittore americano va in Irlanda, nell'hotel dove i genitori hanno passato la luna di miele, per disperderne le ceneri. Lì scopre che l'hotel è infestato da una strega...Recensione
Cast
Curiosità
martedì 18 agosto 2026
Spider-Man: Brand New Day (2026)
Ho lasciato passare il solito mese per via di tutti i problemi del multisala, ma alla fine sono riuscita ad andare a vedere Spider-Man: Brand New Day, diretto dal regista Destin Daniel Cretton.
Trama
Recensione
Cast
Se vi è piaciuto...
venerdì 14 agosto 2026
2026 Horror Challenge: Storie di fantasmi (1981)
Il tema della Horror Challenge, questa settimana, era "psycho-biddy" ma il film trovato in questa lista era un po' stiracchiato, come scoprirete leggendo il post su Storie di fantasmi (Ghost Story), diretto nel 1981 dal regista John Irvin e tratto dal romanzo Ghost Story di Peter Straub.
Trama
Recensione
Cast
- John Irvin è il regista del film. Inglese, ha diretto film come Codice Magnum e Tre vedove e un delitto. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 86 anni.
- Fred Astaire (vero nome Frederic Austerlitz Jr.) interpreta Ricky Hawthorne. Americano, lo ricordo per film come Cappello a cilindro, Zigfield Follies, Papà gambalunga, Cenerentola a Parigi e L'inferno di cristallo. Anche ballerino, coreografo, produttore e cantante, è morto nel 1987, all'età di 88 anni.
- Douglas Fairbanks Jr. (vero nome Douglas Elton Ulman Fairbanks Junior) interpreta Edward Wanderley. Americano, ha partecipato a film come Piccolo Cesare, Gunga din e Sinbad il marinaio. Anche produttore, cantante e sceneggiatore, è morto nel 2000, all'età di 90 anni.
- John Houseman interpreta Sears James. Americano, ha partecipato a film come Esami per la vita, Rollerball, I tre giorni del condor, Fog, S.O.S. Fantasmi, Una pallottola spuntata e a serie quali L'uomo da sei milioni di dollari, La donna bionica e Mork & Mindy. Anche produttore, sceneggiatore e regista, è morto nel 1988, all'età di 86 anni.
- Craig Wasson interpreta Don/David. Americano, ha partecipato a film come Omicidio a luci rosse, Nightmare 3 - I guerrieri del sogno, Malcom X, e a serie quali La signora in giallo e Walker Texas Ranger. Anche sceneggiatore, compositore e produttore, ha 72 anni.
Se vi è piaciuto...
mercoledì 12 agosto 2026
Leviticus (2026)
In Italia si è momentaneamente (spero!) perso in un limbo distributivo, ma sono comunque riuscita a recuperare il film Leviticus, diretto e sceneggiato dal regista Adrian Chiarella.
Trama
Il giovane Naim, da poco trasferitosi con la madre, è attratto dal compagno di classe Ryan. Una serie di circostanze fa sì che i due ragazzi vengano perseguitati da un'entità malevola e violenta, che si palesa col volto della persona che più desiderano...Recensione
Levitico 18,22: "Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole.” C'è anche un altro passo, sempre nel Levitico, che ribadisce lo stesso concetto in modo ancora più violento e odioso, ma quello che ho citato basta per spiegare il titolo del film e ciò da cui parte Adrian Chiarella per raccontare la vicenda di Naim e Ryan. I due ragazzi sono attratti l'uno dall'altro, ma hanno la sventura di risiedere in una cittadina profondamente religiosa; in particolare, Naim si è trasferito lì da poco dopo la morte del padre, un evento che ha traumatizzato la madre al punto da spingerla a cercare il supporto di una comunità evangelica chiusa, che potesse dare supporto spirituale a lei ed aiutarla a crescere un figlio adolescente. Come spesso accade nell'horror, la madre di Naim è una figura evanescente, lontana dal ragazzo per motivi lavorativi, questo almeno finché non decide di mettere una pezza a ciò che lei percepisce come un problema, un'onta, ovvero l'omosessualità di Naim. Non starò a fare spoiler, anche perché la sceneggiatura non è interessata all'origine dell'entità che arriva a perseguitare Naim e Ryan, né al modo di debellarla (benché, a un certo punto, il film percorra sentieri già battuti in tal senso, ma è una piccola deviazione che dura poco), quanto piuttosto al renderla metafora di un profondo disagio sociale e personale. Adrian Chiarella, attingendo alla propria esperienza personale, mette in scena l'insicurezza e il desiderio, anche e soprattutto sessuale, di due ragazzi che cominciano a conoscere sé stessi e le proprie pulsioni. La reciproca attrazione tra i due protagonisti passa attraverso pochissimi momenti di gioia condivisa e tanti, troppi sguardi scambiati di nascosto, alternati a occhiate terrorizzate verso eventuali testimoni di una relazione "proibita". L'entità incarna sia la gioia di vedere l'altro, di venire toccati e baciati dalla persona più desiderata, ma anche la paura di cosa possa significare questo abbandonarsi completamente alla passione: una violenta morte fisica, perché questo è un horror, ma nella realtà si tradurrebbe in una dipartita "spirituale", troppo spesso causata proprio dalla stessa vittima, costretta a provare disgusto verso le proprie naturali pulsioni e ad indirizzarle verso ciò che la comunità intende come "giusto".La "cura" rappresentata dall'entità richiama proprio quei centri dove si praticano terapie di riconversione, spesso legate a questo o quel credo religioso. La doppia natura di queste abominevoli terapie viene richiamata dalla contrapposizione di immagini naturali ed urbane presenti nel film. Ambientando Leviticus all'interno di una cittadina industriale, dove abbondano le sequenze che hanno come sfondo fabbriche funzionanti oppure abbandonate, Chiarella sottolinea l'ambiguità di una religione che non può essere divina, ma necessariamente filtrata e gestita dalla volontà umana, che ne applica ricompense e castighi. L'origine della stessa entità, come ho scritto sopra, potrebbe essere legata ad un reale castigo divino, oppure dalla manipolazione di umani che hanno piegato la spiritualità ad una loro concezione distorta, o ancora, potrebbe nascere dalla vergogna e dalla paura delle sue stesse vittime. Le molteplici interpretazioni di questo "castigo" sono parte del fascino di un film complesso, da lasciare decantare per poi guardarlo ancora, più di una volta, anche se Leviticus è molto doloroso, oltre che commovente. Buona parte del merito sta nell'incredibile alchimia che si è venuta a creare tra i due protagonisti, Joe Bird e Stacy Clausen. Non mi ritengo grande esperta di film queer, né ho mai provato un sentimento d'amore o attrazione verso una persona del mio stesso sesso, ma mi è parso, finalmente, di vedere su schermo una delle pochissime relazioni omosessuali in grado di risultare plausibili e naturali, proprio come quelle vere. Naim e Ryan sono dolcissimi nella loro imperfezione, in quei comportamenti umani talvolta deprecabili, in quanto dettati da rabbia e gelosia, ma sono anche incredibilmente sensuali e puri quando si lasciano andare, abbandonandosi all'attrazione, e viene proprio voglia di tifare per loro, augurandogli il meglio per un futuro incerto e plumbeo quanto la luce che accompagna ogni fotogramma del film. Io non so se Leviticus è uno degli horror migliori dell'anno, probabilmente sì. Anche se così non fosse, sono abbastanza certa che Naim e Ryan possano diventare un modello di speranza per ogni persona queer che si sente sola, insicura e abbandonata. Anche per questo, spero che Leviticus venga presto distribuito in Italia, così che possa essere conosciuto ed apprezzato anche qui da noi.
Cast
Di Mia Wasikowska, che interpreta Arlene, ho già parlato QUI.- Adrian Chiarella è il regista e sceneggiatore del film, al suo primo lungometraggio. Australiano, è anche montatore e produttore.
CURIOSITà
Joe Bird, che interpreta Naim, era il Riley di Talk to Me. Se Leviticus vi è piaciuto, recuperate It Follows. ENJOY!martedì 11 agosto 2026
Sul tuo cadavere (2026)
Qualche tempo fa ho guardato su Prime Video il film Sul tuo cadavere (Over Your Dead Body), diretto dal regista Jorma Taccone, nonché remake diretto del film The Trip. E siccome dall'uno all'altro cambia davvero poco, per l'occasione ho deciso di scrivere il remake del mio post dedicato al film di Wirkola, quindi non lamentatevi se vi sembra di averlo già letto.
TRAMA
RECENSIONE
A differenza di The Trip, che veniva definita dai più "commedia horror", Sul tuo cadavere rientra nella definizione di dark comedy. Questo perché l’elemento horror, presente nel film originale dal momento in cui le primissime interazioni con i tre evasi avevano un po’ il sapore del torture porn psicologico e lo stesso veleno che corrode Lars e Lisa offriva il gancio a momenti angoscianti, in Sul tuo cadavere è completamente assente. L’amore tra Dan e Lisa si rinfocola dopo pochissimo tempo, attraverso dialoghi “motivazionali” e strappalacrime, e i tre malviventi sono ancora più caricaturali rispetto ai loro corrispettivi norvegesi. L’aggiunta poi di un elemento femminile nel trio, nel tentativo di costruire un parallelismo tra la tossicità delle due storie “d’amore” presenti nel film, cade abbastanza nel vuoto, forse perché, là dove Timothy Oliphant sembra divertirsi un sacco, Juliette Lewis è ormai la sguaiata caricatura di sé stessa. Manca, inoltre, l’elemento eversivo ed estremamente godurioso di una furia femminile scagliata contro lo schifo nazista, una rinascita del personaggio maschile che non passi attraverso il completo annullamento della damsel in distress (io amo Samara Weaving ma qui è troppo sottoutilizzata e, da un certo punto in poi, la sua Lisa fa poco o nulla mentre fortunatamente l’ormai irriconoscibile Jason Segel, che parte spaesato e fuori parte, si riprende verso il finale) e la conseguenza di tutto ciò è che anche l’elemento splatter che abbonda nella seconda parte del film risulta una fredda imitazione dell’originale, padre di Dan incluso. Sul tuo cadavere è dunque un film che consiglio a chi non ha mai visto The Trip, che trovate su Netflix, e a chi ama semplificarsi la vita con storie rimasticate per un pubblico americano, prive di qualsiasi ambiguità o elemento scomodo. Se il genere supercazzola sanguinolenta vi piace, vi aspettano due ore di divertimento che non rimpiangerete assolutamente!
CAST
- Jorma Taccone è il regista del film. Americano, ha diretto film come Vite da popstar. Anche sceneggiatore, produttore, attore e compositore, ha 49 anni.
CURIOSITÀ
venerdì 7 agosto 2026
2026 Horror Challenge: Dead End - Quella strada nel bosco (2003)
La challenge horror, per questa settimana, chiedeva di guardare un film ambientato durante una festività. Ho così scelto Dead End - Quella strada nel bosco (Dead End), diretto e co-sceneggiato nel 2003 dai registi Jean-Baptiste Andrea e Fabrice Canepa.
Trama
Di Ray Wise (Frank Harrington) e Lin Shaye (Laura Harrington) ho già parlato ai rispettivi link.
- Jean-Baptiste Andrea è il co-regista e co-sceneggiatore del film. Francese, ha diretto altri due film, Big Nothing e Brotherhood of Tears. Anche produttore, ha 55 anni.
- Fabrice Canepa è il co-regista e co-sceneggiatore del film, finora al suo primo ed unico lungometraggio. Francese, ha 51 anni.
SE VI è PIACIUTO...
Se Dead End vi è piaciuto, recuperate Southbound - Autostrada per l'inferno e Identità. ENJOY!mercoledì 5 agosto 2026
The Turkish Coffee Table (2025)
Avevo giurato che mai più avrei rimesso piede in "quel" salotto, invece qualche giorno fa ho recuperato The Turkish Coffee Table (Cam Sehpa), remake del 2025 di La mesita del comedor, ad opera di Can Evrenol .
Trama
RECENSIONE
CAST
SE VI è PIACIUTO...
martedì 4 agosto 2026
Odissea (2026)
Con un bel po' di ritardo, in quanto trovare biglietti senza prenotarli prima era impossibile anche a Savona, sono riuscita a vedere Odissea (The Odyssey), diretto e sceneggiato dal regista Christopher Nolan a partire, ovviamente, dall'omonimo poema epico di Omero.
Trama
Recensione
Cast
Curiosità
venerdì 31 luglio 2026
Bolla Loves Bruno: La colazione dei campioni (1999)
Torna l'appuntamento salterino con Bolla Loves Bruno! Oggi tocca ad un film che avevo sentito nominare parecchio all'epoca, senza mai riuscire a trovarlo, ovvero La colazione dei campioni (Breakfast of Champions), diretto e co-sceneggiato dal regista Alan Rudolph nel 1999, a partire dal romanzo omonimo di Kurt Vonnegut.
Trama
Recensione
Dopo il successo di Armageddon, la carriera di Bruce Willis era di nuovo ad uno stallo, fatto di fallimenti commerciali, film non particolarmente apprezzati dalla critica ed esperimenti autoriali nei quali, palesemente, il nostro cercava di liberarsi del cliché del rude eroe urbano, con successo altalenante. La colazione dei campioni è un mix di tutte queste tendenze, un rischioso passo falso da cui Willis è stato salvato grazie a M. Night Shyamalan e al suo Il sesto senso, che ha restituito all'attore tutta la dignità di un artista in grado di caricarsi sulle spalle ruoli drammatici che richiedono un atteggiamento dimesso e riflessivo. Qui, purtroppo, Alan Rudolph (che già aveva collaborato con Willis nel pregevole L'ombra del testimone) ha scelto di dare maggior risalto all'apparenza, invece che alla sostanza e, ancora peggio, ha provato a dare un senso al romanzo La colazione dei campioni di Kurt Vonnegut. Ora, io non ho mai letto l'opera in questione, ma mi immagino che non sia facile né da leggere né da interpretare, un delirio di satira e critica sociale intrecciata, senza soluzione di continuità, ad aspetti metaletterari. L'adattamento cinematografico, definito dallo stesso Vonnegut "painful to watch", si affida quasi interamente all'overacting del cast e a tutta una serie di artifici registici atti a restituire le percezioni allucinate di Dwayne Hoover, uomo che sta lentamente impazzendo e pensa quotidianamente al suicidio. Il motivo per cui Hoover sia ridotto in questo stato viene vagamente attribuito ad un senso di estraneità rispetto alla vita e al mondo, una conseguente diffidenza verso tutte le persone che lo popolano, una progressiva perdita dell'identità, esacerbata dal bombardamento mediatico che vede "la maschera" da venditore di Hoover moltiplicata all'infinito, all'interno di pubblicità televisive, cartelloni, cartonati, ecc. Ciò che rende confuso e superficiale La colazione dei campioni, però, non è tanto la discesa nella follia di Hoover e tutte le circostanze che portano lo scrittore Kilgore Trout ad incrociare il suo cammino, quanto la presenza di una serie di personaggi secondari altrettanto nevrotici e folli che sembrano messi lì solo per fare casino, tratteggiati in maniera troppo superficiale perché allo spettatore possa importare qualcosa di loro.Salvo forse Kilgore Trout e Harry Le Sabre, socio di Hoover terrorizzato che le persone scoprano il suo amore per il cross-dressing, gli altri personaggi sono insipidi e poco delineati, soprattutto i membri della famiglia di Dwayne; il figlio Bunny è un'aspirante performer di piano bar che vive in un bunker e la moglie Celia è un matta impasticcata che passa le giornate davanti alla TV, incapace di distinguere realtà da finzione, ma cosa apportino queste loro caratteristiche allo sviluppo della trama è qualcosa che devo capire ancora adesso. La superficialità dei personaggi secondari è ulteriormente aggravata dalla loro quantità spropositata e dal conseguente utilizzo di una miriade di cammei eccellenti, che danno proprio l'idea di una bieca scelta commerciale atta a dare prestigio al film (col senno di poi, credo che molti attori si siano pentiti di avere partecipato a questa schifezzuola). In tutto questo, Bruce Willis si impegna a dare vita ad un uomo terrorizzato e folle, al quale viene richiesto non solo di essere all'altezza della sua immagine pubblica, ma di donare un sorriso e una parola di speranza a tutti quelli che lo riconoscono per strada e pretendono da lui chissà quali "miracoli", fosse anche solo condividere un po' del suo apparente successo con loro. La discesa nella follia di Dwayne Hoover è una delle cose più credibili ed inquietanti del film, che purtroppo è invecchiato malissimo anche a livello estetico. Pur essendo stato girato nel 1999, La colazione dei campioni è squallido e sciatto per quanto riguarda la fotografia e le scenografie e i pochi effetti speciali utilizzati da Rudolph (probabilmente per emulare la presenza di illustrazioni "esplicative" realizzate da Vonnegut all'interno del romanzo) rendono il tutto più caotico, ma non in senso buono, né visionario. La sensazione che lascia La colazione dei campioni dopo la visione è quella di un film che, nelle mani di un regista più affine a Vonnegut, sarebbe potuto diventare un'opera interessante ma, così, è semplicemente una trasposizione confusa che non coinvolge il pubblico nemmeno per un istante; la mia speranza, sul finale, era che il fantomatico Creatore dell'Universo arrivasse a fare piazza pulita dell'irritante cittadina di provincia in cui è ambientata la storia, facendola saltare in aria con tutti i suoi abitanti. Se volete tentare l'esperienza, mentre sto scrivendo il post potete trovare La colazione dei campioni su Plex, in v.o. senza sottotitoli. Vi dico solo: auguri!
Cast
- Michael Jai White interpreta Howell. Americano, ha partecipato a film come The Toxic Avenger Part II, The Toxic Avenger Part III: The Last Temptation of Toxie, Tartarughe Ninja II - Il segreto di Ooze, Sfida tra i ghiacci, Spawn, Il cavaliere oscuro, Dragged Across Concrete, e a serie quali Bayside School, Renegade, CSI: Miami. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 59 anni.
Curiosità
mercoledì 29 luglio 2026
Find Your Friends (2025)
Era uscito su Shudder qualche tempo fa, ma solo in questi giorni sono riuscita a recuperare Find Your Friends, diretto e sceneggiato nel 2025 dalla regista Izabel Pakzad.
TRAMA
RECENSIONE
Find Your Friends non è dunque ascrivibile al novero delle "stronzate" perché costringe lo spettatore a stare scomodo sulla poltrona, con i suoi pensieri non sempre limpidi, e se vogliamo posso anche concedere alla Pakzad l'abilità di approfondire almeno la personalità di Amber, e conseguentemente, in parte, delle altre ragazze, dando una giustificazione più filosofica della loro idea di divertimento, qualcosa che vada al di là di "siamo delle oche decerebrate". Il punto è che Find Your Friends, per quanto mi riguarda, non racconta nulla che altri rape and revenge non abbiano fatto meglio; l'unico aspetto che distingue il film da altre opere simili è la mancanza di catarsi sul finale, che priva lo spettatore anche del gusto di una violenza vendicativa, poiché lascia le protagoniste sole, con l'unica certezza di avere fallito nell'unica cosa che conta nella vita, ovvero proteggere gli amici, più che affidarsi ad una app per "trovarli" quando sono lontani. Per il resto, Find Your Friends è molto ben fatto. Mi pare che, nei titoli di coda, Izabel Pakzad ringrazi Gaspar Noé, al quale sicuramente si è ispirata nelle molteplici scene in cui le protagoniste sono perse nei loro deliri indotti da alcol e droga, immerse in luoghi saturi di corpi sudati che si muovono al ritmo di una musica martellante. Le stesse protagoniste sono brave, in particolare Helena Howard, affiatate tra loro e verosimili nel loro appartenere ad una generazione che ha fatto del nulla cosmico la sua bandiera; è stato fatto anche un ottimo lavoro di casting per quanto riguarda i personaggi maschili, due dei quali affidati ad attori sicuramente belli e, soprattutto, capaci di tirare fuori l'aspetto viscido dell'uomo consapevole del suo aspetto e disabituato a vedersi rifiutato. Per tutti questi motivi, non mi sento quindi di sconsigliare Find Your Friends solo perché ho preso in odio totale le protagoniste e i loro modi di fare. Magari, se chi legge questo post è meno anziano e più indulgente di me, lo adorerà, chissà!
CAST
- Izabel Pakzad è la regista e sceneggiatrice del film, al suo primo lungometraggio. Americana, è conosciuta principalmente come attrice, e in questa veste è comparsa in film come Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn. Anche produttrice, ha 30 anni.
Curiosità
martedì 28 luglio 2026
Ricchi... da morire - Delitti in famiglia (2026)
Qualche settimana fa ho recuperato anche Ricchi... da morire - Delitti in famiglia (How to Make a Killing), diretto e co-sceneggiato dal regista John Patton Ford.


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