domenica 8 marzo 2015

Bollalmanacco On Demand: Angels in America (2003)

E' un po' che non scrivo più dei post a richiesta e chiedo scusa a tutti quelli che ancora stanno aspettando il film desiderato. Ricomincio oggi con la miniserie televisiva Angels in America, diretta nel 2003 dal regista Mike Nichols e tratta dalla pièce teatrale Angels in America - Fantasia gay su temi nazionali di Toni Kushner. Ringrazio Toto per la richiesta e vi informo che il post sarà diviso in paragrafi che seguono la struttura della serie; inoltre, il prossimo film On Demand sarà Pi greco - Il teorema del delirio. ENJOY!


Trama: alla fine degli anni '80 assistiamo alle vicende di individui molto sfortunati. Il malvagio avvocato Roy Cohn scopre di avere l'aids mentre il suo giovane protetto Joe capisce di non provare più attrazione fisica per la moglie depressa Harper. Anche Prior, omosessuale, ha contratto l'aids ma i primi stadi della malattia, oltre a causare la fuga del fidanzato Louis, lo mettono anche in contatto con fenomeni inspiegabili...




Millennium Approaches 

Bad News
Bad News è, come si evince dal titolo, l’atto che introduce tutti i personaggi attraverso le brutte notizie che vengono loro comunicate (terribili figlie del Nuovo Millennio, appunto) e che porteranno il caos nella loro vita. Una vita non necessariamente soddisfacente perché, se è vero che l’avvocato Roy è all’apice del potere mentre Louis e Prior sono felicemente innamorati, la coppia formata dall’impasticcata Harper e dal represso Joe è invece allo sfascio e tenuta assieme a malapena dal loro essere mormoni. La religione pare farsi beffe del destino a cui vanno incontro i personaggi e non offre consolazione né consigli (emblematica la scena del rabbino) a chi ormai ha perso ogni speranza ed affronta la tragedia nei modi più goffi e umani, chi stordendosi di valium, chi rifiutando di parlare della morte, chi negando la propria natura e chi affidandosi a potere e conoscenze altolocate. L’unico che prende di petto la sua malattia, nascondendo il proprio terrore con una maschera d’ironia e cinismo senza tuttavia negarla, è Prior che, non a caso, oltre ad essere il vero protagonista, è anche il primo a riuscire ad avvicinarsi consapevolmente al “divino” o, meglio, all’angelico (la visione di Harper non la conterei visto che Mr. Bugia si presenta più come un’allucinazione che come angelo); allo stesso modo è emblematico che siano lui e Harper, i due personaggi più “veri” e in qualche modo innocenti, ad incontrarsi ed illuminarsi vicendevolmente nel meraviglioso sogno cinefilo dell’uomo, un toccante trionfo di citazioni che spaziano da Cocteau a Wilder. A parte questo momento visionario, comunque, Bad News è un introduzione piuttosto realistica, ironica e spietata ai temi principali (omosessualità, malattia, religione) che verranno trattati in Angels in America.


In Vitro
In base a quel che dice Wikipedia, uno studio In Vitro viene effettuato su un organismo isolato dal suo tipico ambiente biologico, staccato dall'organismo principale. Effettivamente, l'isolamento ed il distacco sono ciò che stanno provando i protagonisti della miniserie e l'occhio impietoso del regista e dello sceneggiatore sono lì per testimoniare gli effetti di quello che parrebbe un crudele esperimento divino. Louis ha ormai lasciato Prior, terrorizzato dalla sua malattia, Joe non riesce più a negare la sua omosessualità ma non ha nessuno con cui affrontare questa presa di coscienza (la telefonata con la madre è allo stesso tempo angosciante ed esilarante per il modo in cui lei rifiuta di ascoltare il figlio e lo "bacchetta" neanche fosse un tredicenne...), la moglie Harper si nasconde nel suo mondo immaginario e l'unico che sembra non aver cambiato vita è l'odioso Roy Cohn, reso semmai ancora più laido ed arrogante dalla scoperta della malattia. In Vitro è un segmento di passaggio, dove vengono appena accennate le misteriose intenzioni dell'angelo che parla con Prior, con grandissime prove attoriali di tutti i coinvolti (Al Pacino, Patrick Wilson e, soprattutto, Justin Kirk) e uno stupendo, incalzante montaggio nella sequenza finale che vede Harper e Prior sfogare tutta la loro rabbia e delusione verso i rispettivi partner, ancora una volta lontani, sconosciuti eppure uniti nel dolore.


The Messenger
Finalmente, nell'ultimo atto del primo capitolo l'angelico Messaggero di cui tanto si è parlato in precedenza arriva, lasciando gli spettatori basiti ed incerti quanto il povero Prior che, per tutto l'episodio, è stato vittima di quelle che potrebbero essere solo allucinazioni ma anche reali segnali dell'arrivo di un angelo. Un messaggero va a trovare anche il disgustoso e sempre più biasimevole Roy Cohn, un messaggero di morte incarnato dal fantasma di Ethel Rosenberg (una favolosa Meryl Streep), fatta condannare alla pena capitale dallo stesso avvocato. La prima parte di Angels in America si conclude così col botto, allontanandosi di prepotenza dal "realismo" iniziale e spingendo maggiormente il piede sull'accelleratore del fantastico; lo spettatore viene preparato a quello che verrà dopo e viene deliziato da un paio di ironiche trovate, come quella di prendere due impomatati antenati di Prior (Michael Gambon e Simon Callow, nientemeno!) e farglielo perseguitare con i loro esilaranti siparietti.


Perestroika

Stop Moving!
Dopo averlo visto brevemente alla fine di The Messenger, l'angelo America si è manifestato in tutto il suo fulgore, come racconta l'incredulo Prior ad un ancor più incredulo Belize. C'è da dire che di tutta la serie questo capitolo è il più trash (il funerale della Drag Queen è meravigliosamente kitsch), nonché quello che soffre maggiormente il passare degli anni: da un lato c'è il teatrale angelo interpretato da Emma Thompson, col suo ridondante ed egoistico "Io, io, io!" e le sue anche troppo umane gaffes, dall'altro c'è la distruzione che l'alata creatura reca con sé, realizzata con effetti speciali ormai datati. Il tempo passa per gli occhi, ovviamente, ma non per il cuore: le intenzioni di America sono chiare e terribili oggi come allora, così come è palpabile la sofferenza del povero Prior, Profeta costretto a farsi portatore di un messaggio non di speranza, bensì di rinuncia e rassegnazione, ben sintetizzato dal titolo originale dell'episodio. Una "stasi" che pare affliggere tutti gli altri protagonisti, bloccati nelle loro personali sofferenze terrene e che si ripercuote sull'intero capitolo, molto dialogato e lento (ma non per questo meno bello degli altri).


Beyond Nelly
"He made me feel beyond nelly" (nella versione italiana "Mi ha scatenato una tempesta ormonale") è ciò che esclama Prior dopo aver finalmente visto Joe, nel frattempo diventato la nuova fiamma di Louis e in procinto, neanche a dirlo, di venire scaricato perché troppo innamorato del personaggio più egoista e stronzo dell'intera opera. Il capitolo lascia da parte le questioni "angeliche" e si concentra essenzialmente sui vari intrecci sentimentali presenti nella serie, sia quelli palesi che quelli più nascosti; i personaggi si confrontano tra loro, sviscerando i propri sentimenti e il proprio dolore, trascinati dalle loro emozioni fino a compiere gesti che sfiorano l'autolesionismo. In questo penultimo capitolo, dominato dalle figure di Belize e Hannah (la madre di Joe, sempre interpretata da Meryl Streep), pacati numi tutelari degli incredibili casi umani che li circondano, tutti gettano la maschera ma nessuno riesce ancora a trovare la strada per ricominciare a vivere o, perlomeno, per cercare redenzione.


Heaven, I'm in Heaven
E se leggete il titolo canticchiandolo come farebbe Fred Astair fate benissimo visto che l'ultimo capitolo di Angels in America chiude il cerchio delle citazioni cinematografiche con l'ennesima rappresentazione ispirata a Cocteau (in questo caso il film a cui viene reso omaggio è Orfeo e la sequenza è stata girata a Villa Adriana). Gli angeli e il paradiso diventano i protagonisti indiscussi dell'episodio, così come i concetti di morte, redenzione, perdono e, soprattutto, cambiamento. La cosiddetta Perestroika, il rapido progresso in grado di distruggere e lasciarsi alle spalle il passato, è il "movimento" che abbracciano tutti i protagonisti di Angels in America ad eccezione del terribile Roy, coerente con sé stesso fino alla fine; l'invito dell'angelo America a "fermarsi" prima di andare incontro ad un orribile destino viene giustamente rifiutato per cercare di raggiungere, anche nel dolore, ciò che ci rende umani e che può portarci a cambiare e migliorare: la Speranza. Heaven, I'm in Heaven è, assieme a In Vitro, l'episodio più emozionante di tutta la serie e riesce a commuovere lo spettatore fino alle lacrime, lasciandolo preda di un'insaziabile desiderio di poter continuare a "spiare" nelle vite di Prior, Harper, Belize e Hannah, personaggi che, dopo questa lunghissima ed incredibile miniserie, sono riusciti a bucare lo schermo e diventare parte di noi.


Riassumendo, Angels in America, questa "Fantasia gay su temi nazionali", è un'opera grandiosa, per quel che mi riguarda ancora insuperata nel vasto parco delle produzioni televisive. Il tempo, come ho detto più su, è stato abbastanza impietoso con la regia e con gli effetti speciali, leggermente piatta la prima e un po' datati i secondi, ma davanti alle interpretazioni magistrali degli attori e al messaggio ancora molto forte dell'opera in sé (il monologo finale di Prior e il saluto rivolto al pubblico spezzano il cuore e Belize, apparentemente il personaggio più frivolo della serie, è capace di mostrare una saggezza ed un'umanità incredibili) questo è un dettaglio su cui si può tranquillamente sorvolare. La serie è caratterizzata da un'incredibile ironia e dalla contemporanea capacità di affrontare, senza mai scivolare nel patetismo o nella caricatura, temi difficili come la condizione degli omosessuali all'interno della società, il cieco terrore della malattia, i cambiamenti politici e sociali di un'epoca, la depressione e il senso di inadeguatezza e solo per questo meriterebbe l'impegno di passare quasi sei ore con gli occhi incollati allo schermo. Meravigliosa infine, anche a distanza di un decennio, la "sigla" iniziale in cui la telecamera sorvola i cieli d'America per poi fermarsi sul volto della statua di Bethesda, a Central Park, sulle note dello splendido, toccante score composto da Thomas Newman. La trovate QUI e vi sia di incoraggiamento per recuperare questo capolavoro (sì, non esagero!) di inizio millennio se ancora non l'avete visto.


Di Al Pacino (Roy Cohn), Meryl Streep (Il Rabbino/ Ethel Rosenberg/ Hannah Pitt/l'angelo Australia), Emma Thompson (l'infermiera Emily/ la barbona/ l'angelo America), Mary-Louise Parker (Harper Pitt), Jeffrey Wright (Mr. Bugia/ Norman "Belize" Ariaga/ il barbone/l'angelo Europa), Patrick Wilson (Joe Pitt), James Cromwell (il dottore di Roy) e Michael Gambon (il primo antenato di Prior) ho già parlato ai rispettivi link.

Mike Nichols (vero nome Michael Igor Peschkowsky) è il regista del film TV. Tedesco, ha diretto film come Chi ha paura di Virginia Woolf?, Il laureato (che gli è valso l'Oscar come miglior regista), Heartburn - Affari di cuore, Una donna in carriera, A proposito di Henry, Wolf - La belva è fuori, Piume di struzzo e Closer. Anche produttore, attore e sceneggiatore, è morto nel 2014 all'età di 83 anni.


Justin Kirk interpreta Prior Walter. Americano, ha partecipato a serie come Jarod il camaleonte, CSI - Scena del crimine e Weeds. Ha 45 anni.


Ben Shenkman interpreta Louis Ironson e l'angelo Oceania. Americano, ha partecipato a film come Pi greco - Il teorema del delirio, Attacco al potere, Blue Valentine e a serie come Grey's Anatomy. Ha 46 anni.


Simon Callow interpreta il secondo antenato di Prior. Inglese, ha partecipato a film come Amadeus, Camera con vista, Casa Howard, Quattro matrimoni e un funerale, Street Fighter - Sfida finale, Jefferson in Paris, Ace Ventura - Missione Africa, Shakespeare in Love, Il fantasma dell'Opera e a serie come Doctor Who. Anche sceneggiatore e regista, ha 66 anni e due film in uscita.


Tra gli attori compare anche Toni Kushner, che ha scritto l'opera teatrale e che sarebbe uno dei rabbini con i quali parla Louis nel primo episodio. Rimanendo sempre in tema di attori, Jeffrey Wright è l'unico membro del cast originale di Broadway ad avere partecipato anche all'adattamento televisivo; la produzione londinese del 1992 di Angels in America, invece, vedeva tra gli attori protagonisti nientemeno che Jason Isaacs nel ruolo di Louis e Daniel Craig in quelli di Joe! E ora passiamo a chi "non ce l'ha fatta". A dirigere inizialmente la serie avrebbe dovuto essere Robert Altman, cosa che ha spinto Al Pacino ad avvicinarsi al ruolo di Roy Cohn, per il quale era stato preso in considerazione anche Dustin Hoffmann; Jodie Foster invece era stata considerata per il ruolo dell'angelo America. ENJOY!


13 commenti:

  1. Ne ho sentito sempre parlare (anche in occasione del recente evential day sul regista) ma non ho mai approfondito. Anche perché la febbre da serie tv mi è venuta da non moltissimo e sto recuperando, insieme a quelli nuovi, i titoli fondamentali...

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    1. Questa però è molto breve come serie (io l'ho vista in un'unica soluzione ma mi pare fossero 4 puntate al massimo) quindi recuperala appena puoi! :D

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  2. Film bellissimo, tra i prodotti per la tv più belli di sempre.

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  3. Film splendido, senza dubbio una delle migliori produzioni televisive di sempre, ed uno dei vertici della carriera di Nichols.

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    1. Concordo con entrambe le risposte :P

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  4. Mi toccherà recuperarlo. Adoro la Streep, il resto del cast è la meraviglia che è e già mi avevano consigliato il titolo quando la gravità dell'argomento era saltata fuori nel per me bellissimo The Normal Heart. :)

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    1. The Normal Heart non lo conosco, lo ammetto. Quanto ad Angels in America la Streep è davvero fantastica, se ti piace devi assolutamente vederlo e anche gli altri membri del cast sono letteralmente in stato di grazia :)

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    2. Recuperalo, se ti va. E' un film della HBO dello scorso anno con un signor cast: Mark Ruffalo, la Roberts, Molina e quel Matt Bomer che si è rivelato un talento, messa da parte la sua indiscutibile bellezza. Vedi i pregiudizi? Io vedrò recupererò senz'altro questo :)

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    3. I temi sembrano davvero simili e la HBO è una garanzia, appena riuscirò lo recupererò senz'altro!

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  5. Semplicemente una delle miniserie più belle di sempre. :)

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    1. Dovrebbero ridarla in TV praticamente una volta all'anno anche perché il doppiaggio e l'adattamento sono meravigliosi!

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  6. E' stata una delle prime serie -anche se a metà strada con il teatro e con un film lungo lungo- che ho visto, ancora ai tempi in cui le vedevo in Tv. Una folgorazione fatta di tante lacrime amare e di applausi in solitaria. Rivisto qualche anno fa ha mantenuto lo stesso livello.

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    1. Eh sì, è una delle prime serie che ha fatto capire anche a noi italiani quanto potesse valere la TV, se fatta bene. Abbiamo imparato la lezMWAHAHAHAH!!!

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