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mercoledì 10 settembre 2025

The Conjuring - Il rito finale (2025)

Nel bene e nel male, è finita. Lunedì siono andata a vedere The Conjuring - Il rito finale (The Conjuring - Last Rites), diretto dal regista Michael Chaves.


Trama: i Warren si sono ritirati dal loro ruolo di esorcisti e cercano di pensare solo alla famiglia, ma un demone dal passato arriva a minacciare tutto ciò che i due hanno di più caro...


Come ho scritto nell'introduzione, è finita. Il cerchio che James Wan ha cominciato a tracciare con L'evocazione - The Conjuring, nel lontano 2013, si è chiuso per mano di chi ha ereditato il franchise, il regista Michael Chaves, seguendo fino in fondo il ciclo vitale dei Warren. Li abbiamo visti giovani, con una bambina piccola, nel primo film della saga, e oggi li vediamo più anziani e "appannati, persino fiaccati dalla malattia (Ed soffre i tremendi postumi dell'infarto avuto in Per ordine del diavolo) ma non meno innamorati. Anzi, l'amore è la loro ragion d'essere, dopo avere abbandonato la lotta al maligno, e la preoccupazione più grande è conoscere il fidanzato della figlia, ormai in età da marito ed erede dei poteri medianici di Lorraine. The Conjuring - Il rito finale indugia moltissimo, forse troppo, sui problemi familiari dei Warren, la cui felicità è direttamente legata a un passato abbandono, quando i giovani Ed e Lorraine sono fuggiti da un demone e dalle responsabilità legate alla loro professione, per salvaguardare la vita della neonata Judy. Adesso, giustamente, il demone è tornato alla carica, legandosi all'ennesima famiglia in pericolo e realmente esistita, in questo caso gli Smurl. The Conjuring - Il rito finale è "tutto qui". La sua struttura  horror è pressoché identica ai primi due capitoli (il terzo, con l'aggiunta di una strega e di un processo per omicidio istigato dal demonio, prendeva, seppur brevemente, altre strade): una famiglia numerosissima si ritrova bloccata all'interno di una casa infestata e vittima di fenomeni demoniaci sempre più invasivi, arrivano i Warren e, dopo aver fatto amicizia con tutti i membri della famiglia portando in primis conforto morale, ingaggiano una tremenda battaglia contro il demone di turno, uscendone più o meno invitti. L'unica differenza, in questo caso, è che i Warren e gli Smurl ci mettono molto ad entrare in contatto, e non viene a crearsi un legame simile a quello descritto nei film precedenti, il che inficia l'empatia provata verso le vittime. Un altro aspetto da considerare è che, all'interno di un metraggio molto lungo, l'aspetto drammatico della storia è preponderante rispetto all'elemento horror, il che scalda il cuore a chi, come me, vuole bene ai Warren cinematografici e starebbe ore a crogiolarsi nel loro idillio, ma potrebbe frantumare le gonadi a chi vuole solo spaventarsi.


Ci sarebbe da discutere anche su quest'ultimo punto. Gli spaventi messi in scena da Chaves sono meccanici, durano il tempo dello jump scare foriero di bestemmia, ma non lasciano un'inquietudine duratura; per dire, ho fatto più fatica a dormire per la scena post-credit e le registrazioni sui titoli di coda, che per il baraccone di esseri ghignanti e specchi semoventi messo in piedi dal regista. Anche la bambola Annabelle, mia nemica dal 2013 e affiancata da una maledettissima collega gattonante, ormai è messa a mo' di contentino per i fan, così come una serie di guest star"umane", ma non mette più angoscia come i primi tempi, e lo stesso vale per la "stanza degli orrori" dei Warren, a proposito della quale, avendo rivisto tutta la saga per prepararmi, a me è parso fossero ripetuti più o meno gli stessi dialoghi esplicativi. Ovviamente, potrei sbagliarmi, ma non credo. Purtroppo, Chaves non è un fuoriclasse come Wan, che sfruttava tagli di inquadratura e montaggio per fare ancor più paura, e il regista riesce ad azzeccare solo una sequenza veramente spaventosa e ben realizzata, quella che coinvolge Padre Gordon e che è non è stata ovviamente capita da parte dell'audience più giovane presente al cinema (i giovani d'oggi vogliono chiarezza, inquadrature esplicite, che sono queste suggestioni giocate sul montaggio??). Per fortuna, però, ci sono i Warren. Non la figlia, che mi ha detto poco come quel babbeotto del fidanzato, bensì Vera Farmiga e Patrick Wilson, che mettono ogni fibra del loro essere per mostrarci l'amore, la dedizione, l'essere uno l'ancora di salvezza dell'altro in un mondo non solo fatto di demoni, ma soprattutto di solitudine, incomprensioni, rifiuto verso il diverso. A me mette i brividi sentire la Farmiga urlare come una banshee il suo dolore o la sua rabbia, o mentre invoce i nomi dei familiari, mi viene voglia di abbracciarla e dirle che andrà tutto bene; quanto a Patrick Wilson, nella saga Insidious non mi smuove alcun sentimento, ma qui lo trovo umano e dolcissimo, il compagno di vita ideale dovesse mai venirmi in mente di sposarmi. La consapevolezza che The Conjuring - Il rito finale sarà l'ultimo film della saga con loro due come protagonisti mi ha lasciato un senso di perdita dolceamaro, per non dire un discreto magone (nella lunga sequenza introduttiva, quella del parto, ho pianto. Vorrà pur dir qualcosa) e anche se non smetterò di seguire sequel, spin-off, nuove generazioni (per quanto mosce) e chissà che altro, so che non sarà più la stessa cosa. Con buona pace di chi non li sopporta proprio questi adorabili baciapile.


Del regista Michael Chaves ho già parlato QUI. Vera Farmiga (Lorraine Warren), Patrick Wilson (Ed Warren) e Steve Coulter (Padre Gordon) li trovate invece ai rispettivi link.


Aguzzate bene la vista sul finale, durante il quale compaiono James Wan e alcuni protagonisti dei capitoli precedenti, come Carolyn e Cindy Perron (da L'evocazione - The Conjuring), Peggy e Janet Hodgson (The Conjuring - Il caso Enfield) e David Glatzel (The Conjuring - Per ordine del diavolo). Ovviamente, se The Conjuring - Il rito finale vi fosse piaciuto, il mio consiglio è guardare tutti e tre i film precedenti, aggiungere Annabelle, Annabelle: Creation, Annabelle 3, The Nun, The Nun 2 e La llorona - Le lacrime del male, e recuperare il film TV La casa delle anime perdute, che racconta la vicenda della famiglia Smurl. ENJOY!  

venerdì 15 settembre 2023

The Nun 2 (2023)

Non è che fossi proprio convinta di andarlo a vedere, ma un horror al cinema non si rifiuta mai, quindi eccovi il post su The Nun 2, diretto dal regista Michael Chaves.


Trama: Dopo essere diventata suora, Irene è costretta ad affrontare nuovamente il demone Valak, riuscito a fuggire alla sua prigione.


Avendo un profilo Facebook, sono iscritta ad un paio di gruppi dedicati al cinema horror, e sono rimasta assai perplessa nel constatare che The Nun 2 era uno degli horror più attesi dell'anno. Non solo, le prime recensioni del film erano incredibilmente entusiaste, cosa che mi lascia basita soprattutto ora che ho visto The Nun 2; fortunatamente, sono poi arrivati commenti che lo classificavano come monnezza, e a questo punto mi chiedo quanto cavolo devi essere paraculo per parlare bene di un film solo perché ti invitano alle anteprime, ma poi mi direbbero che la mia è tutta invidia. Comunque, The Nun 2 l'ho visto una settimana dopo l'uscita ufficiale, e magari nel frattempo è invecchiato male, sta di fatto che mi sento più vicina ai recensori che l'hanno cestinato. Definirlo monnezza è forse eccessivo, di sicuro è un horror anonimo che "vive" solo della bruttezza rara e del colore dell'abito della Nun del titolo, entrambi perfetti per confezionare jump scare adatti all'età dei minori di 14 anni ai quali questo film è vietato (ironia della sorte...), dunque ampiamente prevedibili e contrastabili ponendosi la sempre efficace mano semiaperta davanti agli occhi. C'è anche un altro mostrillo simpatico, che ha entusiasmato soprattutto il mio compare di visione, ma è poca roba considerato che già il primo The Nun mancava del coraggio di abbracciare il weird decerebrato e sanguinolento che ci saremmo goduti negli anni '70/'80 se un horror con suore fosse finito nelle mani di un regista italiano; qui, oltre alle suore, ci sono le studentesse di un collegio femminile, e ce ne fosse una che venga posseduta o, Valak non voglia, uccisa. Come se non bastasse, il demone in questione passa per essere potentissimo ma è, in realtà, un pigro perculatore che sfrutta questa potenza in base a quanto fa comodo alla sceneggiatura.


Demone e mostrillo a parte, The Nun 2 preferisce battere i sentieri tanto cari a Dan Brown, affiancando al "gotico" horror ambientato nel collegio femminile l'indagine di suor Irene e della sua utilissima compagna (messa lì giusto per dare colore. Badabum-tss!!), le quali a un certo punto si imbarcano in un delirio fanta-religioso tale che alcune sequenze mi hanno ricordato gli episodi più mistici di Sailor Moon, con tanto di power-up finale e rivelazioni da soap opera. In realtà, se gli sceneggiatori Ian Goldberg, Richard Naing e Akela Cooper mi dessero retta, capirebbero che l'unica scelta vincente per evitare la discesa nell'abisso della saga sarebbe creare un universo condiviso col Padre Amorth di Russell Crowe, in cui Irene benedirebbe intere cantine di vino/birra, consentendo al rubicondo prete esorcista di sbarazzarsi dei demoni per mezzo di fiatella alcoolica santa, come un novello Superciuk. Ma siccome questo è un sogno irrealizzabile, mi limiterò a segnalarvi le poche cose buone di The Nun 2. Una è Taissa Farmiga, sempre più simile alla sorella Vera e sempre bravissima, anche se sarebbe meglio godersela in lingua originale, e l'altra è una raffinatissima sequenza in cui le pagine dei giornali di un'edicola francese prendono letteralmente vita. Anche lì però, c'è modo e modo di creare atmosfera e convogliare un senso di claustrofobia sfruttando le strade labirintiche di un paesello di campagna, ma Michael Chaves preferisce usare nebbiolina e lucine, e allora tocca accontentarsi di una sola sequenza valida e constatare l'ennesimo spreco dell'idea potenzialmente validissima di un demone suora che lotta contro una novizia. E, purtroppo, aspettare l'ennesimo sequel stantio, sperando che The Conjuring: Last Rite risollevi un po' le sorti del franchise.


Del regista Michael Chaves ho già parlato QUI. Taissa Farmiga (Irene), Patrick Wilson (Ed Warren) e Vera Farmiga (Lorraine Warren) li trovate invece ai rispettivi link.

Jonas Bloquet interpreta Maurice. Belga, lo ricordo per film come Elle, The Nun - La vocazione del male e serie quali 1899. Anche regista, ha 31 anni. 


Se The Nun 2 vi fosse piaciuto, è arrivato il momento di recuperare tutti i film del Conjuringverse in ordine cronologico: The Nun - La vocazione del male,Annabelle: Creation, Annabelle, L'evocazione - The Conjuring, Annabelle 3, La llorona - Le lacrime del male, The Conjuring- Il caso Enfield e The Conjuring - Per ordine del diavolo. Per sapere in tempo reale dove su quale servizio streaming potete trovare questi film andate su Filmamo, ci trovate anche le mie mini-recensioni! ENJOY!


mercoledì 19 luglio 2023

Insidious - La porta rossa (2023)

Con calma inaudita, sono andata al cinema a vedere Insidious - La porta rossa (Insidious: The Red Door), diretto dal regista Patrick Wilson. Niente SPOILER, cioè sì, ma vi avviso prima.


Trama: nove anni dopo gli eventi di Insidious 2, la vita dei Lambert è andata avanti e Dalton ha cominciato il primo anno di college, ma l'Altrove è sempre in agguato...


Che fatica, signori. La saga Insidious, come saprete se avete letto i miei ultimi post a tema, non è mai stata una delle mie preferite, ma siccome le uscite horror al cinema latitavano, coi miei amici abbiamo deciso di tentare il quinto capitolo. Ripassone alla mano, mi sono nuovamente immersa nel mondo creato da James Wan e Leigh Whannell nel 2010 e, purtroppo, anche stavolta la mia pur alta soglia di noia è stata superata. Cambiano i registi (Patrick Wilson si è messo per la prima volta dietro la macchina da presa), cambia lo sceneggiatore, invecchiano/crescono/muoiono i protagonisti, ma la solfa è sempre la stessa: gli abitanti dell'Altrove hanno per il belino di rimanere confinati in una dimensione dove tutto è grigio e nebbioso, e bramano di tornare nel regno umano, possedendo i corpi di chi è tanto incauto (o sfigato) da finire nel loro regno e lasciare aperte le porte manco fosse un novello Gianni Morandi. Dopo due capitoli dedicati alla medium Elise Brenner, non è un mistero che i riflettori sarebbero tornati sulla famiglia Lambert e che, quindi, la storia avrebbe ripreso a scorrere in ordine cronologico. Sono passati nove anni da quando papà Josh e il piccolo Dalton si sono liberati dai demoni che li perseguitavano e hanno scelto di dimenticare quanto accaduto loro. Proprio in questa scelta comincia e finisce l'aspetto più interessante della pellicola, ma qui qualche spoiler devo farlo, quindi occhio.

SPOILER 
L'unico aspetto originale di Insidious - La porta rossa è il dramma familiare che nasce nel momento in cui, finalmente, qualcuno ha capito che non ha senso legare la felicità di genitori e figli all'essere sopravvissuti a piaghe paranormali della peggior specie. Perché la povera Renai avrebbe dovuto voler rimanere legata a un tizio che rischia di portarle i demoni in casa e, tra l'altro, è stato pure posseduto e conseguentemente colto da follia omicida? Perché l'inutile figlio Foster dovrebbe bersi le bugie della madre, che da anni gli dice che le immagini di papà in modalità Jack Torrance erano tutto un incubo, frutto della sua immaginazione? Perché Josh e Dalton dovrebbero andare d'accordo dal momento che entrambi hanno perso un anno della loro vita e sono rimasti privi di ricordi fondamentali? Certo, purtroppo sul finale tutti questi ragionamenti sensati vanno in vacca e l'happy ending vuole che, una volta recuperati i ricordi, Renai accetterà probabilmente di riavere in casa le due calamite per la sfiga, ma quella di insegnare ai personaggi (e conseguentemente agli spettatori) la necessità di affrontare i traumi senza rimuoverli, pena il rimanere incompleti e "difettati" è un'idea lodevole e abbastanza ben sviluppata. 
FINE SPOILER


Il resto, ahimé, è la solita minestra riscaldata in salsa horror, che ripropone gli stessi ambienti, oggetti di scena e mostri presenti negli altri capitoli della saga, al punto che neppure i jump scares (presenti, peraltro, quasi esclusivamente dal secondo tempo in poi) riescono più ad essere efficaci. Patrick Wilson ci si impegna come regista e come attore, e si vede che ama sia il genere horror che la saga che, assieme a quella di The Conjuring, l'ha riportato al successo, ma cavare sangue da una rapa è dura anche per lui. Ciò detto, riesce comunque a ritagliarsi le sequenze più efficaci, tra cui una che sarebbe tanto piaciuta al mio claustrofobico padre; inoltre, da artista della domenica, la commistione tra arte e orrore mi piace sempre tantissimo, quindi ho apprezzato molto che Dalton sia diventato un pittore provetto e, soprattutto, che la sua graduale presa di coscienza sia legata alla progressione dei lavori su fogli e tela. Il problema di Dalton, ahimé, risiede nell'assoluta mancanza di personalità e carisma di Ty Simpkins (e pensare che in The Whale l'avevo trovato bravino!), che riesce a farsi "mangiare" non solo da papà Patrick, ma persino dalla spalla femminile che gli hanno messo accanto, mentre un paio di personaggi fondamentali per i capitoli precedenti sono qui ridotti all'apparire in brevi cameo che vanno dall'imbarazzante al melenso. La visione di Insidious - La porta rossa al cinema mi ha ricordato perché ho recuperato i capitoli dal due al quattro solo in streaming e dopo tredici anni dall'uscita del primo, ma se non altro il franchise è rimasto coerente dall'inizio alla fine: noiosino e banalotto era all'inizio, noiosina e banalotta è stata anche la fine. E speriamo sia davvero finita lì!


Del regista Patrick Wilson, che interpreta anche Josh Lambert, ho già parlato QUITy Simpkins (Dalton Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Steve Coulter (Carl), Leigh Whannell (Specs), Angus Sampson (Tucker) e Lin Shaye (Elise Rainer) li trovate invece ai rispettivi link.


Mentre la saga principale di Insidious dovrebbe concludersi col quinto film, si parla già di uno spin-off dal titolo Thread: An Insidious Tale, che al momento vede nel cast Mandy MooreKumail Nanjiani (il fatto che una sia la voce storia di Rapunzel, l'altro un membro degli Eternals e il regista/sceneggiatore Jeremy Slater uno dei creatori della serie Moonknight fa di questo spin-off un prodotto Disney?). Non tratterrò il fiato nell'attesa ma, vi pungesse vaghezza di fare un ripasso, potete trovare tutti i miei "illuminati" commenti sulla saga QUI. ENJOY!

lunedì 3 luglio 2023

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)

Siccome tra qualche giorno uscirà l'ultimo capitolo della saga, ho deciso di recuperare tutti i film della serie Insidious partendo da Oltre i confini del male - Insidious 2 (Insidious: Chapter 2), diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista James Wan.


Trama: nonostante la decisione di trasferirsi a casa della nonna paterna, i guai dei Lambert con gli spettri che perseguitano Josh e Dalton non sono ancora finiti...


Avevo visto il primo Insidious ormai 10 anni fa, proprio in occasione dell'uscita del secondo capitolo, e mi aveva impressionata talmente poco che non ero neppure andata al cinema per proseguire con la saga. Parlando con i miei compagni di visioni horror si è accennato all'uscita dell'ultimo episodio, Insidious - La porta rossa, e ho scoperto che praticamente nessuno di noi ha mai guardato la serie completa, quindi mi sono detta "Perché non provare?". Per motivi di tempo, ho lasciato perdere il primo Insidious, rinfrescandomi la memoria su Wikipedia, e ho ricominciato con Oltre i confini del male - Insidious 2, trovandolo una visione inaspettatamente gradevole. La solfa, di base, non cambia: ci sono sempre i Lambert, ci sono sempre i fantasmi dell'Altrove che cercano di ucciderli/possederli, c'è sempre qualcuno che cerca di aiutare questi poveri cristi a sopravvivere, c'è sempre il momento in cui qualcuno si farà una bella passeggiata nelle nebbie dell'Altrove. L'unica variazione, tra l'altro quella che ha fatto storcere il naso a fior di appassionati, è la volontà Wanina di fare di Insidious 2 un sequel ma anche un prequel, atto a spiegare ogni aspetto del suo predecessore, il che si traduce in una sceneggiatura fatta di continui salti temporali con incroci arzigogolati e parecchie sequenze riprese sì da Insidious MA da altre angolazioni. Chiamatemi ingenua e boccalona (in realtà sono solo appassionata di storie à la Rashomon, passatemi il paragone improprio, dove lo stesso argomento viene riproposto da più punti di vista), a me questi mezzucci piacciono sempre e contribuiscono ad un maggiore coinvolgimento rispetto a ciò che vedo sullo schermo, non a caso Insidious mi aveva fatta addormentare, questo invece no. Inoltre ho apprezzato la maggiore presenza della "vecchia" che perseguitava Josh nel primo film e l'esplorazione del background di questo inquietante personaggio.


Per il resto, la mano di Wan si sente, e tutto sta ad amare o odiare il regista e il suo approccio gotico a storie di fantasmi che più classiche non si può. La casa di nonna Lambert, così accogliente alla prima inquadratura, diventa in tempo zero un susseguirsi di stanze e corridoi inospitali dove i personaggi possono esplorare liberamente e dove si cela la qualsiasi, tanto che anche i giochi più innocenti diventano veicoli di orrore ed inquietudine, mentre le sequenze si alternano tra carrellate cinematografiche e immagini in presa diretta, affidate come sempre alle mani di Specs e Tucker. A proposito dei due personaggi, la mancanza del carisma di Lin Shaye si sarebbe avvertita troppo, quindi gli sceneggiatori hanno cercato un modo per inserire nuovamente Elise nel film dopo gli eventi del precedente e la decisione di affiancarle un altro, particolare sensitivo armato di dadi, è stata a mio avviso molto azzeccata. Interessante anche l'idea di complicare un po' le cose per il personaggio di Josh: nulla che non si sia visto in altri trecento horror, ma almeno Patrick Wilson regala momenti di genuina inquietudine e la sua interpretazione è una delle cose migliori di Insidious 2. Ero convinta che mi sarei di nuovo fermata nel recupero, invece credo proprio che continuerò con Insidious 3 - L'inizio, chissà che non mi appassioni e arrivi a rivalutare tutto il cucuzzaro. Per ora, continuo a preferire un'altra creatura di Wan, la serie dei The Conjuring!


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Barbara Hershey (Lorraine Lambert), Lin Shaye (Elise Rainer), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Leigh Whannell (anche co-sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Jocelin Donahue (Lorraine da giovane) e Jenna Ortega (Annie) li trovate ai rispettivi link.

Steve Coulter interpreta Carl. Americano ha partecipato a film come Hunger Games, L'evocazione - The Conjuring, Anchorman 2 - Fotti la notizia, Insidious 3 - L'inizio, The Conjuring - Il caso Enfield, Barry Seal - Una storia americana, First Man - Il primo uomo, Annabelle 3, The Hunt, The Conjuring - Per ordine del diavolo, Un fantasma in casa e a serie quali L'ispettore Tibbs, Dawson's Creek, Prison Break, The Walking Dead, The Purge e She-Hulk: Attorney at Law. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 63 anni e due film in uscita.  


Oltre i confini del male - Insidious 2
è ovviamente il secondo capitolo della saga iniziata con Insidious e continuata con  Insidious 3 - L'inizio e Insidious: L'ultima chiave; nell'attesa che esca Insidious: la porta rossa potete recuperarli (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

venerdì 18 giugno 2021

The Conjuring - Per ordine del diavolo (2021)

Un horror visto al cinema, finalmente. Mi commuovo. Anche per questo sarò indulgente nel parlare di The Conjuring - Per ordine del diavolo (The Conjuring - The Devil Made Me Do It) del regista Michael Chaves.



Trama: Anni '80. Dopo avere assistito all'esorcismo del piccolo David Glatzel, i coniugi Warren vengono coinvolti in un caso di omicidio indotto da una possessione...


Mi perdonerete se non sono riuscita a riguardare i primi due capitoli della saga e se, di conseguenza, il post sarà abbastanza lacunoso per quanto riguarda i confronti tra film, ma ovviamente il tempo è quel che è e ancor grazie che sia riuscita ad andare a vedere al cinema Per ordine del diavolo. L'ultima avventura dei coniugi Warren cinematografici mi è piaciuta abbastanza, per inciso, forse perché finalmente sono tornata a vedere un horror su schermo gigante, in una sala buia e con un audio degno di questo nome, tutte cose che hanno contribuito, assieme al tema "possessioni", ad accrescere la tensione provata guardando il film, che stavolta non è più legato all'ambito "case stregate" ma si rifà ad un altro episodio di cronaca dell'occulto, ovvero la storia vera di Arne Johnson. Costui, nel 1981, ha realmente ucciso il suo padrone di casa ubriaco, su questo non ci piove, ma il suo caso ha suscitato scalpore perché Johnson è stato il primo uomo, in America, ad aver tentato come attenuante quella della possessione demoniaca; presente all'esorcismo del piccolo David Glatzel (durante il quale c'erano anche i Warren veri), pare che Johnson sia stato posseduto dallo stesso demone che infestava il bambino e che sia stata proprio l'entità a cambiarlo e spingerlo ad uccidere. Ovviamente il giudice non ha accettato l'attenuante e Johnson è stato condannato, ciò non toglie che questo è sicuramente un precedente interessante e perfetto da portare su schermo come thriller sovrannaturale, imperniato sulle indagini di due Warren più investigatori del solito e su una battaglia contro un villain misterioso, legato al culto satanico già visto in Annabelle ed ispirato all'isteria satanista esplosa negli States durante gli anni '80.


The Conjuring - Per ordine del diavolo
tocca dunque parecchi stili di racconto; comincia con un deflagrante esorcismo dove i riferimenti al film di Friedkin si sprecano e dove il piccolo Julian Hilliard si riconferma uno dei piccoli attori più bravi del momento, smorza un po' l'horror trasformandosi in thriller sovrannaturale (dove non mancano, tuttavia, zampate inquietantissime) e si concede persino un po' di court drama, ché lo scopo dei Warren è quello di evitare la pena di morte al povero Arne Johnson, per poi tornare a sfoggiare atmosfere quasi gotiche sul finale. Il risultato è sicuramente inferiore ai primi due The Conjuring, perché manca la mano originale di Wan e si vede, ma Michael Chaves si è fatto le ossa e, se non altro, non ci troviamo davanti a un pasticcio noioso come La Llorona (rivedrei giusto un po' il casting e il ruolo dei preti, più che inutili). C'è da dire che, a differenza che negli spin-off del Conjuringverse, i film "principali" sono graziati dalla presenza di Patrick Wilson e Vera Farmiga, che tornano ad abbracciare i ruoli di Ed e Lorraine Warren con classe e partecipazione, tanto che, alla fine, allo spettatore importa più dell'affiatatissima coppia di coniugi (con tutti i loro ricordi, i loro piccoli cenni d'affetto, cravatte e gonne coordinate, gli sguardi complici) che delle famiglie o dei singoli che richiedono il loro intervento. Nell'attesa di poter, un giorno, affrontare una bella maratona Conjuring, dichiaro promosso il terzo capitolo e spero sia solo il primo di una lunga serie di film da poter tornare a vedere al buio di una sala cinematografica.


Del regista Michael Chaves ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Ed Warren), Vera Farmiga (Lorraine Warren) e Julian Hilliard (David Glatzel) li trovate invece ai rispettivi link. 


Ad interpretare l'ex prete Kastner c'è l'attore australiano John Noble, indimenticato Denethor della saga Il signore degli anelli. Il film segue direttamente le vicende di L'evocazione - The Conjuring e The Conjuring - Il caso Enfield ma se volete una visione d'insieme del cosiddetto Conjuringverse vi conviene recuperare anche Annabelle, Annabelle 2: Creation, Annabelle 3, The Nun - La vocazione del male e La Llorona - Le lacrime del male, mentre se il caso di Arne Johnson vi interessa potete recuperare The Demon Murder Case, che parla dello stesso argomento. ENJOY!

mercoledì 9 ottobre 2019

Nell'erba alta (2019)

La settimana scorsa è uscito su Netflix un altro adattamento di un racconto di Stephen King (scritto in combo col figlio Joe Hill), Nell'erba alta (In the Tall Grass), diretto e co-sceneggiato dal regista Vincenzo Natali.


Trama: attirati dalla richiesta di aiuto di un bambino, una donna incinta e suo fratello si infilano in un campo di erba alta dal quale non riusciranno più ad uscire.


Cominciamo il post con la necessaria premessa: purtroppo Nell'erba alta è una delle pochissime opere di King che devo ancora leggere, persa nel limbo di un periodo in cui non avevo neppure idea di cosa fossero degli e-book. Per noi amanti del cartaceo il racconto è appena stato inserito nell'ultima raccolta di Joe Hill, A tutto gas, che uscirà proprio nei prossimi giorni, quindi rimedierò prestissimo alla mancanza, ma nel frattempo parliamo del film di Vincenzo Natali, un trip psichedelico mica da ridere. Anzi, forse troppo psichedelico, e come tutte le cose psichedeliche a un bel momento scivola anche nel ridicolo involontario e dispiace che a farsene veicolo, assieme ad una pietra cappelliforme, sia un Patrick Wilson a cui hanno messo in bocca i dialoghi probabilmente più ridicoli della sua carriera. Ma facciamo un passo indietro, senza fare troppi spoiler. Nell'erba alta è un horror che, fin dalle prime scene, gioca con una claustrofobia strisciante e con l'atavico terrore umano di perdersi in un luogo da cui è impossibile uscire, inserendo a un certo punto un altro terrificante elemento horror, ovvero bambini ambigui ed inquietanti; tre elementi che, già da soli, a mio avviso sarebbero più che sufficienti per creare un'opera valida, a saperci ricamare sopra. L'inizio di Nell'erba alta sembrerebbe mantenere queste promesse, perché i due fratelli protagonisti, già resi più indifesi dal fatto che la ragazza è incinta, vengono subito separati e frastornati da un delirio di suoni distorti, prospettive spaziali falsate, mentre il sole picchia come un fabbro ferraio e l'apparente semplicità di un campo d'erba alta si trasforma in un incubo verde che, peraltro, ai fan di King potrebbe tranquillamente ricordare l'habitat di "Colui che cammina tra i filari", soprattutto grazie alla presenza di questo bimbo onnisciente, che parla di "cose morte che non possono essere spostate".


L'unico problema è che poi queste premesse vengono sì mantenute, ma anche inutilmente (a mio avviso, ci mancherebbe) complicate da mille altri elementi atti a rendere l'opera più cervellotica di quello che è, arrivando a toccare picchi di "lostitudine" non da poco e a frastornare lo spettatore costringendolo a non staccare gli occhi dallo schermo nemmeno per un istante, ché ci vuole pochissimo a perdere qualche elemento fondamentale (avete idea di quanti siti stiano spiegando il finale del film in questi giorni?). Insomma, l'erba alta a un certo punto viene pompata a steroidi di follia quasi messianica con paradossi e si fa esasperante, ma d'altronde dallo sceneggiatore di The Cube non mi sarei aspettata nulla di meno. Quanto alla regia, è palese che a Natali piacciano le sequenze allucinanti e allucinate, all'interno delle quali l'ingerenza della CGI si fa sentire dando un po' l'idea di posticcio ma riuscendo comunque ad impressionare lo spettatore; il pre-finale, per esempio, è un delirio di corpi striscianti, violenza e sangue, anche se il tutto è immerso in una fotografia talmente buia che a volte non si riesce ad avere proprio un quadro completo della situazione. Più interessanti ed inquietanti le scene iniziali, a dimostrazione che spesso l'orrore si insinua maggiormente sottopelle quando viene mostrato in pieno sole, proprio quando crediamo di essere più al sicuro: bastano voci che si allontanano anche se noi rimaniamo fermi, basta vedere andare in frantumi ogni nostra convinzione di poter tornare a una vita normale, bastano sinistri presagi per far davvero paura. Un peccato che questo Natali lo abbia dimenticato per strada e si sia perso in quello stesso labirinto d'erba alta che avrebbe dovuto avvincere lo spettatore per non lasciarlo più. Per carità, come originale Netflix è uno dei più interessanti visti finora e di sicuro intrattiene dall'inizio alla fine, però il suo desiderio di voler strafare lo condanna ad essere poco più di un complicato divertissement, buono magari per scervellarsi il giorno dopo con in colleghi d'ufficio. Ma se volete, per quello su Netflix c'è sempre Dark!


Di Patrick Wilson, che interpreta Ross Humboldt, ho già parlato QUI

Vincenzo Natali è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Cube - Il cubo, Splice, ABCs of Death 2 ed episodi di serie quali PSI Factor, Hannibal, Wayward Pines, Luke Cage, The Strain e American Gods. Anche produttore e attore, ha 50 anni.


Laysla De Oliveira, che interpreta Becky, ha ottenuto il ruolo di Dodge nella serie Locke & Key, tratta dal fumetto omonimo di Joe Hill e Gabriel Rodriguez, di cui due episodi dovrebbero essere diretti proprio da Vincenzo Natali; ancora non si sa quando uscirà la serie su Netflix, se mai uscirà, ma di sicuro, avendo adorato il fumetto, l'aspetto con trepidazione assieme a possibili nuove storie cartacee. Passando ad altro, Patrick Wilson ha sostituito all'ultimo James Marsden, impegnato nelle riprese di C'era una volta a... Hollywood nel ruolo di Burt Reynolds, alla fine tagliato. Detto questo, se Nell'erba alta vi fosse piaciuto perché non provate a recuperare Cube - Il cubo? ENJOY!


venerdì 26 luglio 2019

Nightmare Cinema (2018)

Grazie alle pillole di Lucia ho recuperato Nightmare Cinema, film a episodi del 2018 diretto da Mick Garris, Alejandro Brugués, Joe Dante, Ryuhei Kitamura e David Slade.


The Thing in the Woods
Ottimo modo per iniziare una raccolta di corti horror, mettendo subito lo spettatore nel giusto umore offrendogli un antipasto leggero e divertente, che prende amabilmente in giro tutti i cliché del genere, a partire dalla final girl (sciorinare i nomi di tutti coloro di cui si ha il sangue addosso, almeno 10 persone, è geniale!), e trova anche il tempo per inserire un plot twist ridicolo quanto volete ma decisamente sorprendente. Effetti speciali un po' d'accatto, probabilmente voluti per restituire l'atmosfera da B-Movie ma tanto divertimento assicurato!


Mirari
Arriva Joe Dante, con un'inquietante storia che ricorda i più truculenti episodi di Nip/Tuck. Grottesco quanto basta, soprattutto sul finale, è una critica poco corrosiva rispetto ai migliori film del regista, in quanto la protagonista, poverella, ha una brutta cicatrice sul viso e il suo desiderio di diventare bella per sentirsi in pace con se stessa è legittimo. Onestamente, il regista ha fatto di meglio ma l'episodio è comunque guardabile e divertente.


Mashit
Sfacciatissimo omaggio ai b-movie horror italiani a partire dalla musica zamarra che ricorda un po' le melodie dei Goblin, è l'episodio più gore del film, tanto che a un certo punto il sangue (di bambini innocenti, tra l'altro) scorre copioso, tra arti e teste mozzate. Gli attori sono dei cani maledetti, questo bisogna dirlo, ma Mashit è un episodio che mette davvero paura a chi patisce un minimo le storie sataniche e il clima di ineluttabile condanna che aleggia attorno agli imperfetti e peccaminosi protagonisti è molto apprezzabile. Se non fosse per l'ingresso a gamba tesa di David Slade avrei trovato il mio episodio preferito, invece...


This Way to Egress
... invece sono stata stregata dal bianco e nero abbacinante di questo episodio, sporco e angosciante come la malattia mentale che avviluppa la mente della protagonista, una meravigliosa Elizabeth Reaser. A tratti l'episodio mi è sembrato un incrocio tra Videodrome e Il pasto nudo e nonostante il titolo una via d'uscita sembra non ce ne sia tra voci distorte, dialoghi inquietanti, persone i cui lineamenti si disfano progressivamente fino a perdere ogni traccia di umanità. Roba da rimanere stregati, con la bocca aperta, incapaci di staccare gli occhi dallo schermo.


Dead
Mick Garris, ideatore dell'intera faccenda nonché regista della cornice ambientata nel cinema abbandonato, con un Mickey Rourke che da solo fa più paura di qualsiasi mostro brutto, ci riporta coi piedi per terra attraverso un corto quasi rilassante nella sua prevedibilità, una ghost story con assassino annesso dal sapore molto anni '90. Non mancano i momenti di tensione e gli attori coinvolti sono validi, tuttavia a mio avviso la chiusura avrebbe potuto essere un po' più incisiva, soprattutto dopo l'exploit di David Slade.


In definitiva, Nightmare Cinema è un validissimo film a episodi che nasconde molte gemme e riporta sullo schermo autori amatissimi da tutto il popolo dell'horror. Come sempre, non tutti gli episodi sono dotati della stessa qualità ma rispetto ad altre raccolte simili questo è meno discontinuo e fa venire una voglia matta di riguardare i vari Masters of Horror, il che non è male. Recuperatelo, se potete.


Di Joe Dante, regista dell'episodio Mirari, Mick Garris (The Projectionist e Dead), Ryuhei Kitamura (Mashit) e David Slade (This Way to Egress) ho parlato ai rispettivi link. Mickey Rourke (il proiezionista), Annabeth Gish (Charity), Elizabeth Reaser (Helen) e Patrick Wilson (Eric Sr.) li trovate ai loro link.

Alejandro Brugués ha diretto e sceneggiato l'episodio The Thing in the Woods. Argentino, ha diretto film come Il cacciatore di zombie, The ABCs of Death 2 ed episodi di serie quali Dal tramonto all'alba - La serie. Anche produttore, ha 43 anni.


Richard Chamberlain, che interpreta il Dott. Mirari nell'episodio Mirari, era il fascinoso padre Ralph dello storico Uccelli di rovo. Se Nightmare Cinema vi fosse piaciuto recuperate Creepshow, Creepshow 2, Tales of Halloween, XX - Donne da morire, Trick'r'Treat e Holidays. ENJOY!

mercoledì 10 luglio 2019

Annabelle 3 (2019)

Potevo mancare all'appuntamento con la pupazza più malefica del creato mondo? No, infatti lunedì sono corsa a vedere Annabelle 3 (Annabelle Comes Home), diretto e co-sceneggiato dal regista Gary Dauberman.


Trama: dopo che Annabelle è stata messa al sicuro nello scantinato dei coniugi Warren, una ragazza decisa a contattare il suo defunto padre la libera dalla teca in cui è stata rinchiusa, con nefaste conseguenze...



Nuntio vobis gaudio magno, habemus film della serie Annabelle che sono riuscita a vedere per intero e urlando solo una volta. Sto invecchiando io o stavolta James Wan e Gary Dauberman hanno tirato un po' il freno? Allora, sicuramente sto invecchiando e questo è un dato di fatto ma, come al solito, succede che quando si vuole mettere troppa carne al fuoco la grigliata risulta mal cotta e questo è ciò che accade in Annabelle 3. Che, per inciso, parte anche da un'idea carina. Se ricordate l'ormai lontano L'evocazione - The Conjuring, vi tornerà in mente che i coniugi Warren avevano un'amena stanzetta al piano inferiore della casa, dove venivano custoditi tutti gli oggetti recuperati dai loro casi; tra tutti, ovviamente, Annabelle era il più potente e pericoloso ma anche gli altri non scherzavano e, come si evince dal trailer, se vengono in qualche modo "profanati" e toccati sono cavoli amari. Ci sarebbe dunque, potenzialmente, materiale per un centinaio di horror, e per questo Annabelle 3 sa un po' di amuse-bouche, di "galleria" per mostri e spettri assortiti confinati all'interno di quattro mura, qualcuno più efficace qualcun altro meno, una sorta di test di mercato per vedere quale di queste nuove creature potrebbe interessare maggiormente al pubblico nell'eventualità di un nuovo capitolo dell'universo espanso di The Conjuring. Se dessero retta a me, sarebbe meglio che queste creature rimanessero confinate all'interno di Annabelle 3, anche perché sono una più floscia dell'altra (il lupo mannaro fantasma, e su...) e le uniche presenze nuove vagamente perturbanti sono la scimmia meccanica, spauracchio di mille altre produzioni kinghiane e non, e forse la TV che mostra il futuro in differita. Un po' poco per crearci dei film sopra e, diciamolo, un po' poco anche per Annabelle 3, il cui punto di forza resta sempre e comunque la bambola titolare.


Il problema di Annabelle 3 è, appunto, che la bambolotta si vede troppo poco. Cioè, non mi fraintendete. Da una parte, meglio così, almeno non ho rischiato l'infarto e buona camicia a tutti, dall'altra parte l'unico motivo per stare sul chi va là è proprio l'attesa di vedere spuntare quella sua faccetta di merda in ogni anfratto, soprattutto quando Gary Dauberman gioca la carta della claustrofobia e rinchiude i personaggi non tanto all'interno di una casa, quanto piuttosto in una stanza piena zeppa di oggetti pericolosi e potenzialmente semoventi. Per il resto, i meccanismi del film sono sempre gli stessi, recuperati dal passato e riproposti ciclicamente dal 2014: corridoi bui, porte che si aprono e si chiudono rivelando cose brutte, specchi che ne riflettono altre ancora peggiori, figure che si muovono appena dietro i personaggi inquadrati, bruschi movimenti di macchina che ricercano lo jump scare a tutti i costi, schianti improvvisi, campanelli che si mettono a suonare senza un perché, bambine inquietanti che bussano alla porta. Quello che cambia un po', almeno in questo caso, è l'unità di tempo (niente possessioni/invasioni a lungo termine, qui si gioca tutto in una terribile serata e basta così) e il focalizzarsi su un gruppo di protagonisti molto giovani, tentando anche un minimo di approfondimento psicologico delle fanciulle in pericolo (interpretate da attrici carine e valide) che punta a renderle tridimensionali e, conseguentemente, a far sì che al pubblico importi qualcosa persino dell'elemento comico piazzato a tradimento, ovvero lo sfigatissimo Bob "ha le palle" (ma che soprannome è?). Sempre gradita, ovviamente, la comparsa di due volti amati come quelli di Vera Farmiga e Patrick Wilson, ma fate attenzione al sequel/spin-off incombente, incarnato in un bambino dalla faccia da schiaffi e cravattamunito (versione del vero marito di Judy Warren, Tony Spera) che potrebbe sempre tornare come love interest nel caso venissero dedicate altre pellicole a Judy da grande. Spero di no, anche perché nella classifica degli Annabelle questo si colloca al secondo posto e, a meno di grandi sconvolgimenti, continuando si può solo peggiorare.


Di Vera Farmiga (Lorraine Warren), Patrick Wilson (Ed Warren) e McKenna Grace (Judy Warren) ho già parlato ai rispettivi link.

Gary Dauberman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, alla prima prova dietro la macchina da presa. E' principalmente sceneggiatore e come tale ha lavorato in Annabelle, Annabelle Creation, It, The Nun - La vocazione del male e It - Capitolo 2. Americano, è anche produttore.


Madison Iseman interpreta Mary Ellen. Americana, ha partecipato a film come Tales of Halloween, e Jumanji - Benvenuti nella giungla. Ha 22 anni e quattro film in uscita tra i quali Jumanji - Next Level.


Gli eventi di Annabelle 3 si collocano subito dopo quelli di L'evocazione - The Conjuring. Per avere un quadro completo dell'universo creato da James Wan vi consiglio di recuperarlo assieme a The Conjuring - Il caso Enfield, Annabelle, Annabelle 2 - Creation, The Nun - La vocazione del male e magari anche La llorona - Le lacrime del male. ENJOY!

domenica 7 luglio 2019

Aquaman (2018)

L'avevo perso al cinema e ora ho recuperato Aquaman, diretto nel 2018 dal regista James Wan.


Trama: nato dalla Regina di Atlantide e da un essere umano, Arthur conduce la sua tranquilla vita da supereroe "per caso", finché gli atlantidei non cominciano ad attaccare il mondo di superficie...



Cosa ho visto, santo Cielo. No, aspettate, non è mica una critica. Cioé, lo sarebbe anche ma, boh, ho il cervello talmente pieno di roba che non so come farò a scrivere il post. E io che pensavo che Thor: Ragnarok fosse zamarro e sfacciato. Ingenua, non avevo pensato che Aquaman avrebbe preso la creatura di Taika Waititi e le avrebbe riso in faccia per quasi tre ore che scorrono come se fossero mezza, unendo una marea di cretinate a livello di sceneggiatura (ci si sono messi in quattro, se non sbaglio, a scriverla, bastavano le mie due cuginette o anche solo la più piccola) a un delirio visivo continuo. E quando dico continuo intendo che non c'è un solo momento di stasi riflessiva, ogni tanto sullo schermo accadono settanta cose contemporaneamente, per almeno due ore la gente salta in aria, si mena, spara, nuota e corre come se non avesse un domani; quando questo non succede arrivano mostri marini, delfini, mante, cavallucci cavalcabili, aragoste (aramostre) e persino il polpo Paul bonanima a suonare i bonghi manco fossimo sul set live action de La sirenetta (Spoiler: la Disney non riuscirebbe a creare un mondo sommerso così nemmeno a impegnarsi mille anni), per non parlare di luci al neon, improbabili architetture subbaQue, vestitini fatti di meduse sbrilluccicanti e tridenti d'oro. Insomma, poteva uscire fuori una cafonata ed effettivamente lo è, ma è una cafonata che (in qualche modo che ancora non riesco a capire) James Wan è riuscito a gestire in modo talmente fluido che non mi è nemmeno venuto da vomitare o da strapparmi gli occhi per la sovrabbondanza di computer graphic utilizzata, anzi. Non si fa neppure in tempo a pensare "macheccazz, quello è Dolph con la parrucchetta ross..." che esplode qualcosa, arriva un cavalluccio marino a morderti le chiappe e tu ti sei già dimenticato la castroneria di piazzare un tridente in mezzo al deserto del Sahara. O La Banca di Fiducia nell'Italia più da cartolina ever, per dire.


Tutto questo perché Aquaman è un film cucito interamente addosso a Jason Momoa, lo one man show di un uomo buffo, nescio, incredibilmente gnocco nella sua zamarreide e nessuno ha fatto nulla per gettarlo in mezzo a qualcosa di meno cafone... tranne affidarlo a un regista che sa fare il suo mestiere e che, quindi, è riuscito a regolare la zamarraggine dandole paradossalmente un senso. Come si fa a non parteggiare, tra l'altro, per questo Aquaman compagnone, che salva il mondo tra una pinta di birra e l'altra, che piscerebbe sui monumenti della sua gente e lascia lì i nemici a morire senza troppi complimenti, che se deve diventare re vabbé, magari è divertente, cazzucene, l'importante è poter limonare con la rossa Amber Heard e far casino? Non si può resistere, perché Aquaman è ignorante quanto Sharknado ma realizzato benissimo, zeppo di attori con le palle che hanno accettato di finire all'interno della parodia di un episodio dei Power Rangers o dei Cavalieri dello Zodiaco EPPURE non hanno perso la loro dignità. Perché l'unica cosa davvero orrenda del film, alla fine, è quel terrificante filtro computerizzato messo in ogni inquadratura subacquea, un'offesa agli occhi che se la gioca con l'ancora più orribile "filtro piallante" che ringiovanisce Willem Dafoe, Nicole Kidman e rende il solitamente adorabile Patrick Wilson una maschera di cera (a tratti, davvero, non sembra nemmeno lui).  Ma poi, honestly, chissenefrega del filtro pialla? Jason Momoa è seminudo per buona parte del metraggio, abbiamo davvero bisogno di altri motivi per guardare Aquaman e farci esplodere la psiche? I don't think so.


Del regista James Wan ho già parlato QUI. Amber Heard (Mera), Willem Dafoe (Vulko), Patrick Wilson (Re Orm), Nicole Kidman (Atlanna), Dolph Lundgren (Re Nereus), Graham McTavish (Re Atlan), Leigh Whannell (Pilota del cargo), Julie Andrews (voce di Karathen), John Rhys-Davies (voce di Re Brine) e Djimon Hounsou (voce di Re Ricou) li trovate ai rispettivi link.

Jason Momoa interpreta Arthur. Hawaiiano, ha partecipato a film come Batman vs Superman: Dawn of Justice, The Bad Batch, Justice League e a serie quali Baywatch Il trono di spade; come doppiatore ha lavorato in Lego Movie 2: Una nuova avventura. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 40 anni e un film in uscita, Dune.


Aquaman era già comparso in Batman vs Superman: Dawn of Justice e Justice League, quindi se il film vi fosse piaciuto recuperateli. ENJOY!


mercoledì 29 giugno 2016

The Conjuring - Il caso Enfield (2016)

Da bambini aspettavamo Uan, ora s'aspettano i film di Wan (James), come questo The Conjuring - Il caso Enfield (The Conjuring 2), da lui diretto e co-sceneggiato nel 2016.


Trama: i coniugi Warren stavolta devono viaggiare fino ad Enfield, in Inghilterra, per appurare se i misteriosi eventi accorsi alla famiglia Hodgson siano stati davvero causati da qualche entità malvagia...


Squadra che vince non si cambia? Ovvio, se la squadra in questione riesce ogni volta a rinverdire i fasti del genere "casa stregata" combinando cinema commerciale, divertimento e tanta paura! A distanza di tre anni (ma nella finzione ne sono passati sette) tornano Ed e Lorraine Warren, pronti ad indagare sui misteri reali di casi inspiegabili documentati persino dai telegiornali: se la prima volta l'azione si svolgeva interamente in America, all'interno della casa della famiglia Perron, in questo pregevole sequel ci si sposta dapprima ad Amityville, teatro del caso forse più famoso legato al nome dei Warren, quindi in Inghilterra, ad Enfield, dove la vita di un'altra famiglia sta venendo minacciata da entità paranormali... almeno in apparenza. La bellezza di The Conjuring 2 risiede infatti nella scelta di riportare in scena i Warren nel momento della loro massima fama, con conseguente codazzo di scettici pronti a farli passare per ciarlatani e, ancor peggio, in una fase di cruciale crisi familiare e spirituale. Lorraine è piagata da visioni che le mostrano la morte dell'amato Ed e giustamente non vorrebbe più occuparsi di fenomeni occulti ma d'altra parte entrambi i coniugi hanno un cuore buono ed un passato popolato da persone diffidenti, cosa che li rende propensi a partire per difendere la  piccola Janet e la sua famiglia da qualsiasi cosa li abbia presi di mira. Ma siamo proprio sicuri che ci sia qualcosa? Non potrebbe essere semplicemente una frode ben elaborata? Sono domande che la sceneggiatura pone non solo ai personaggi ma anche agli spettatori i quali, probabilmente perché terrorizzati, sperano con tutto il cuore che gli Hodgson si stiano inventando tutto. E quando dico tutto parlo di ben TRE mostri, santo cielo, ché non bastava la malvagia pupazza Annabelle a popolare gli incubi di milioni di spettatori, bisognava chiamare anche una suora (a quanto pare il pezzo forte del film, in realtà a mio avviso il più debole, quasi banale), un vecchiaccio (terrificante, mi sono ritrovata ad urlare un paio di volte) e, ancor peggio, L'Uomo Storto (non chiedete. Maledettissimo Javier Botet, quanto ti odio??).


The Conjuring - Il caso Enfield pone quindi sul piatto più domande e più introspezione psicologica rispetto al primo capitolo, così come anche maggiore leggerezza (si veda l'ironica imitazione di Elvis fatta da Patrick Wilson e in generale tutti i momenti legati all'intimità familiare dei Warren i quali, diciamolo, nella realtà ad Enfield sono andati solo un giorno per poi disinteressarsi del caso), per il resto si riconferma la validità dello "stile Wan", fatto di moltissima attenzione ai dettagli (provate a leggere le letterine sparse per le varie scene...), momenti di tensione prolungati all'infinito, riprese sghembe e terrificanti movimenti in secondo piano, fatti di creature che strisciano nell'ombra pronte a colpire quando meno ce lo aspettiamo (sì, gli spaventi sono abbastanza prevedibili e potreste anche salvarvi. Ma in un paio di scene non sono riuscita a difendermi, giuro). Il make-up dei tre nuovi spiriti va dallo stile Marilyn Manson della suora, protagonista di un'unica sequenza molto azzeccata, quella del quadro semovente, al Muppet cattivo incarnato dal vecchiaccio fino ad arrivare all'omaggio al Babadook dell'Uomo Storto, offrendo un bel bestiario di mostruosità che va ad affiancarsi al codazzo di pargoli dagli occhi bianchi ed esseri umani invasati che sono un po' la conditio sine qua non per questo genere di pellicole. Apprezzatissima l'ambientazione inglese di fine anni '70, che prevede grazie a Dio dei costumi adeguati e una colonna sonora fatta di vecchie hit britanniche, giusto per calmare un po' il mio cuore agitato, e fortunatamente anche gli attori recitano convinti come già accadeva nel primo The Conjuring: Vera Farmiga e Patrick Wilson sono ormai una garanzia ma la mia preferenza stavolta va alla brava Frances O'Connor nel difficile ruolo di madre single e a Simon McBurney, che interpreta uno di quegli ambigui personaggi capaci di stare sull'anima al primo impatto per poi imporsi come esempio di umanità imperfetta ma buona. Altro non vorrei aggiungere per evitare l'effetto spoiler quindi vi consiglio di leggere i post di Lucia e Marika (per avere un punto di vista un po' più tecnico e scritto con cognizione di causa) e di correre al cinema a guardare The Conjuring - Il caso Enfield.


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Di Patrick Wilson (Ed Warren), Vera Farmiga (Lorraine Warren), Frances O'Connor (Peggy Hodgson) e Franka Potente (Anita Gregory) ho parlato invece ai rispettivi link.

Simon McBurney interpreta Maurice Grosse. Inglese, ha partecipato a film come The Manchurian Candidate, Harry Potter e i doni della morte - Parte I (prestava la voce all'elfo Kreacher), La talpa e La teoria del tutto. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 59 anni.


Il film è ambientato sette anni dopo L'evocazione - The Conjuring e a quanto pare ha già generato uno spin-off dal titolo The Nun, che non si sa ancora quando uscirà. Nell'attesa, se The Conjuring - Il caso Enfield vi fosse piaciuto recuperate la miniserie Enfield: Oscure presenze, L'evocazione - The Conjuring, Poltergeist - Demoniache presenze e Annabelle. ENJOY!

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