domenica 11 febbraio 2018

Roman J. Israel, Esq. (2017)

A fronte della candidatura di Denzel Washington come Miglior Attore Protagonista, ho recuperato Roman J. Israel, Esq., diretto e sceneggiato nel 2017 dal regista Dan Gilroy.


Trama: Roman J. Israel, avvocato abituato a lavorare nelle retrovie, si ritrova senza lavoro dopo che il socio di una vita è entrato in coma a causa di un attacco cardiaco. Dopo parecchi tentennamenti accetta l'offerta di George Pierce, a capo di un enorme studio legale, e lì comincia a mettere in discussione tutta la propria idea di giustizia...


Il giudizio brevissimo su Roman J. Israel, Esq. è: che due marroni. Articolando e facendo un bel mea culpa, posso dire che ho patito il film di Dan Gilroy innanzitutto per il pressoché ininterrotto utilizzo di gergo tecnico legale all'interno di una pellicola che dura più di due ore, cosa che mi ha impedito di cogliere appieno il senso dell'intera operazione e che mi ha portata a passare del tempo tra internet e vocabolari per capire cosa diamine contenesse l'enorme valigetta che il protagonista porta sempre con sé. Ora che l'ho capito, ribadisco: che due marroni. Roman J. Israel, Esq. (laddove Esq. sta per esquire, termine utilizzato dagli avvocati americani - non tutti - e derivante da un titolo nobiliare inglese situato sotto il Cavaliere e sopra il Gentiluomo) racconta la storia di questo avvocato che è un po' lo Sheldon Cooper della categoria: defilato ma dotato di prodigiosa memoria, conosce a menadito codici e costituzione ma ha parecchie difficoltà a rapportarsi con clienti, giudici o altri avvocati, anche perché non riesce mai a controllare la sua lingua ingenua e sincera. A differenza di Sheldon, Roman è però un uomo altruista, tanto che ciò che davvero lo turba all'interno del sistema giuridico americano è il ricorso quasi costante al patteggiamento, che risparmia un bel po' di fatica agli avvocati e soldi ai contribuenti, è vero, tuttavia rappresenta anche una bella inchiappettata per l'imputato (spesso di colore, tra l'altro). Oltre a questo, Roman vive un po' in un mondo ideale pesantemente legato al passato, come se nel frattempo non si fossero evolute né le lotte per i diritti delle persone di colore, né la condizione delle donne, né tanto meno la musica, unico aspetto davvero bello del film, mix di motown, jazz e bei successi d'antan. La trama va avanti così, col novello Forrest Gump di colore impegnato a farsi amare/odiare da un paio di personaggi chiave come il potente e cinico George Pierce e la dolce Maya, dritto come un fuso nelle sue convinzioni, finché proprio a causa sua non succede un fattaccio a cui l'esquire sceglie di riparare facendo una Brutta Cosa, contraria ad ogni etica della professione. Proprio grazie a questa Brutta Cosa, Roman diventa un brutto e cattivissimo avvocato qualsiasi, concentrato sul profitto e sul benessere personale, e rinuncia persino alla sua class action contro il sistema giudiziario americano fallato, con sommo scorno di chi nel frattempo si era fatto contagiare dalla purezza dell'esquire prendendolo come modello di vita. Questo almeno finché la Brutta Cosa non viene scoperta e allora il film si fa più interessante, ma ormai mancano 15 minuti alla fine porcaccialamiseria, e io non riesco proprio a godermi la bellezza delle fughe al mare o nel deserto dello sfigatissimo Roman.


A proposito del protagonista, va bene che Denzel Washington regge da solo l'intero film ma non basta appoggiarsi ad un bravo attore per intrigare il pubblico, anche perché la bravura di Denzel consiste nel caricarsi addosso un protagonista mal vestito, mal pettinato, col tunnel in mezzo ai denti, che borbotta rapido invece di parlare e talvolta svariona perché sente le orecchie fischiare. Non dico che non si arrivi a voler bene al povero Roman, alla fine è un bravo cristo, il problema è che ciò che gli accade non coinvolge più di tanto, neppure quando l'esquire viene picchiato fuori casa nel corso di una rapina, figuriamoci quindi quando racconta tutto infervorato a Farrell di ciò che si nasconde nella valigetta oppure quando viene giustamente mandato al diavolo da un'audience stufa di sentirlo sproloquiare di lotta al potere. In teoria Roman dovrebbe conquistare a poco a poco, come succede a chi lo circonda nel film (in maniera anche poco credibile, come accade a Maya, che il giorno prima gli ride dietro e quello dopo piange commossa per come Roman l'abbia "ispirata"), peccato davvero che il suo dilemma morale, fulcro del film, mi abbia portata ad esclamare semplicemente "Ah. Occhei..." e basta. Più che altro perché ciò che lo porta a trasgredire i suoi principi, ovvero la Brutta Cosa non ha senso, ovvero SPOILER una volta che vieni assunto da un gigantesco studio legale, davvero ti mancano soldi per rinfrescarti il guardaroba e affittare un appartamento al punto da accettare la ricompensa di una taglia?? Mah. FINE SPOILER. Come ho detto, probabilmente la colpa di questo mio diludendo non è di Washington (ribadisco: grande attore, ruolo difficile) ma proprio della sceneggiatura, indecisa tra la natura di dramma personale e quella di thriller/legal drama, con quel pizzico di amara ironia che tuttavia non fa mai decollare il film, che scorre piatto perdendosi in un fiume di parole retoriche e sicuramente ha perso ulteriore nerbo a causa di un ri-montaggio effettuato in fretta e furia dopo la disastrosa premiere al Toronto Film Festival. Durante la stagione degli Oscar mi capita di guardare film che normalmente non affronterei neanche morta e spesso concludo la visione felice ma stavolta non è successo, quindi per me Roman J. Israel può rimanere nel limbo distributivo italiano che merita, con buona pace dei fan di Denzel Washington.


Di Denzel Washington (Roman J. Israel), Colin Farrell (George Pierce) e Carmen Ejogo (Maya Alston) ho parlato ai rispettivi link.

Dan Gilroy è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto il film Nightcrawler - Lo sciacallo. Anche produttore, ha 59 anni.


Amanda Warren interpreta Lynn Jackson. Americana, ha partecipato a film come 7 psicopatici, Madre!, Tre manifesti a Ebbing, Missouri e a serie come Jessica Jones, House of Cards e Black Mirror. Ha 36 anni.


6 commenti:

  1. E' la prima recensione che leggo, e capisco perché.
    Pare evitabilissimo. E poi Washington che ruba il posto a Franco...

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    1. Oh, magari sono io ad essere ignorante e non averlo apprezzato. Denzel comunque è bravo ma siccome devo aspettare ancora un paio di settimane per Franco non mi esprimo ancora :)

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  2. Franco meritava la nomination. He did not do that, he did naaat!!! Hi, Denzel(devi vedere The Disaster Artist, per capire la mia battuta).

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    1. Pigli in giro, vero? T__T
      Lo sai che da plebea qual sono, italiana e mai invitata a nessun festival che sia uno, mi toccherà vederlo doppiato! (sempre se uscirà...)

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  3. Denzel Washington qui è irriconoscibile :O

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    1. Secondo me è uno dei motivi per cui lo hanno nominato!

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