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mercoledì 21 novembre 2018

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald (2018)

Ho rischiato di non vederlo, ché il multisala savonese in questi giorni ha qualche palese problemino tecnico e di programmazione, ma alla fine lunedì sono riuscita a guardare Animali fantastici: I crimini di Grindelwald (Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald), diretto da David Yates e sceneggiato dalla stessa J.K.Rowling.


Trama: benché gli sia stato revocato il permesso di espatriare, Newt Scamander viene mandato a Parigi da Albus Silente per salvare l'Obscurus Credence dalle mire del Ministero della Magia britannico e da quelle dell'evaso Grindelwald...


Animali fantastici e dove trovarli era stato una deliziosa botta di aria fresca non solo per chi, come me, bramava ancora vicende tratte dal fantomatico Potterverse, ma anche un bel film da vedere per chi di Harry Potter non conosceva ancora nulla; punto di forza della pellicola era l'ingenuo personaggio di Newt Scamander, dolce mago fuori dal mondo impegnato nella salvaguardia delle bestie magiche, degnamente spalleggiato da un "babbano" (o no mag) che si faceva portatore del punto di vista dello spettatore "ignorante" e scopriva assieme a lui tutte le meraviglie dell'universo magico. Era anche un film godibilissimo di per sé, altro enorme punto a favore, ma la Rowling ha deciso di farne un punto di partenza per una saga di cinque film ed ecco arrivare quindi I crimini di Grindelwald. Attesissimo, da parte mia, ovvio. Come ho scritto in più posti, non che me ne fregasse una mazza dei crimini del biondocrinito Johnny Depp, ma la love story tra Jacob e Queenie mi era rimasta nel cuore e, insomma, c'era anche la voglia di vedere altri animali fantastici, quindi sono corsa al cinema a vedere I crimini di Grindelwald con una marea di aspettative, in parte esaudite ma in parte, purtroppo, disattese. I pregi del secondo capitolo della saga, infatti, sopperiscono a fatica ai molti difetti di cui soffre, soprattutto a livello di sceneggiatura. Tra le cose positive c'è un ulteriore approfondimento della figura di Newt Scamander, con un Eddie Redmayne sempre più a suo agio nei panni dell'eccentrico, disadattato mago, approfondimento concretizzato in scorci della sua famiglia, del suo rifugio londinese, di ulteriori animali fantastici deliziosi (lo Snaso e gli Snasini in primis ma anche il mostro-gatto cinese, mentre le pantere multiple sul finale sono imbarazzanti a livello di CGI); c'è lo scontro a distanza tra Silente e Grindelwald, due figure incredibilmente carismatiche, ognuna a modo suo, con quel tocco di bromance (più romance che bro) che noi lettori maliziosi abbiamo sempre un po' subodorato; ci sono tanti piccoli rimandi agli adorati libri di Harry Potter e un ritorno ad Hogwarts in pompa magna oltre all'introduzione di un vecchio personaggio in guisa inaspettata; c'è, per concludere, un pre-finale emozionante e commovente che porta lo spettatore a non poter aspettare il 2020 e che bilancia, anche a livello di regia, un inizio che sulla carta sarebbe anche stato molto valido ma che sullo schermo risulta cupo, confuso, mal girato e mal tagliato.


Il resto, spiace dirlo, ma risulta fuffosino. Innanzitutto, I crimini di Grindelwald è troppo imperniato sulla ricerca delle origini di Credence (interpretato da un Ezra Miller ormai fisicato e fatto uomo ma meno interessante rispetto al film precedente), fatta di molti tempi morti e giri a non finire che mettono in mezzo un personaggio sfruttato malissimo (la fantomatica Leta Lestrange, la quale avrebbe avuto molto da dire ancora) e un altro talmente mal caratterizzato che arriva a non fregarne nulla a nessuno (il mago di colore Yusuf); ciò porta la povera Tina ad avere ben poco spazio e a ridurre la sua presenza a livello di sottotrama amorosa fatta di piccole schermaglie con Newt e, stranamente, porta a togliere importanza anche a Grindelwald e Silente, il che è un peccato perché sia Johnny Depp che Jude Law sono ammalianti e particolarmente in ruolo, il che da Jude Law me lo aspettavo ma, onestamente, non da Depp. Ma la cosa più orribile, una roba che mi stupisce vista la cura con cui la Rowling tratta i suoi personaggi, è l'involuzione della meravigliosa Queenie da ragazza un po' svampita ma con le palle a bimbo decerebrata nel giro di quattro/cinque sequenze: SPOILER Già è assurdo cominciare il film con Queenie che scaglia su Jacob un incantesimo d'amore ma posso sorvolare visto che lui semplicemente non vuole sposare la ragazza per non farla finire in prigione, scelta magari poco coraggiosa ma bellissima, coerente col personaggio di Jacob, e lei reagisce di conseguenza. I due litigano, ci sta anche questo  e forse ci sta anche che Queenie, sola in un paese dove non capisce la lingua, rimanga stordita dal suo potere di Legilimens al punto da finire alla mercé dell'inutile tirapiedi di Grindelwald... ma il resto è davvero aria fritta che culmina nella resa di Queenie al mago oscuro "perché è l'unico che mi darebbe la libertà di sposare Jacob", soprattutto dopo aver visto gli altri maghi sterminati dal potere del biondo. Va bene, nel prossimo film si combatterà una guerra per l'anima di Queenie, è palese, ma tirarla così per i capelli è assurdo quanto inserire un secondo fratello di Silente che nessuno ha mai sentito nominare. E dai, J.K.! FINE SPOILER Per il resto, nulla da dire. I crimini di Grindelwald è il "tipico" film di Harry Potter fatto di ottimi effetti speciali, musiche evocative, costumi della madonna e scenografie interessanti che si uniscono ai bei paesaggi naturali. Risulta tuttavia come film "di passaggio", in preparazione dei prossimi, infatti mi è sembrato quasi che la Rowling abbia aggiustato un po' il tiro per rendere la storia più cupa e complicata rispetto al primo capitolo tirando fuori un prodotto né carne né pesce. Niente di male in questo, di merchandising e saghe si vive, solo mi aspetto una maggiore onestà nel terzo episodio che, lo so già, correrò a vedere a prescindere.


Del regista David Yates ho già parlato QUI. Johnny Depp (Grindelwald), Carmen Ejogo (Seraphina Picquery), Eddie Redmayne (Newt Scamander), Zoë Kravitz (Leta Lestrange), Ezra Miller (Credence Barebone), Jude Law (Albus Silente), Dan Fogler (Jacob Kowalski), Katherine Waterston (Tina Goldstein) e Jamie Campbell Bower (Giovane Grindelwald) li trovate invece ai rispettivi link.


Tra gli attori presi in considerazione per interpretare Albus Silente c'erano Christian Bale, Benedict Cumberbatch e Jared Harris. Detto questo, nell'attesa che escano i prossimi capitoli della saga (previsti, rispettivamente, per il 2020, 2022 e 2024), se Animali fantastici: I crimini di Grindelwald vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Animali fantastici e dove trovarli aggiungendo l'intera saga di Harry Potter, così da capire meglio i vari riferimenti. ENJOY!


mercoledì 30 maggio 2018

It Comes at Night (2017)

Spinta dalle ottime critiche ricevute oltreoceano ho recuperato It Comes at Night, diretto e sceneggiato dal regista Trey Edward Shults, riscoprendomi ben poco americana nelle mie opinioni...


Trama: mentre la gente muore a causa di un pericoloso morbo, Paul e la sua famiglia, composta da moglie e figlio, hanno trovato un equilibrio isolandosi in una casa in mezzo al bosco. Un giorno però uno sconosciuto riesce a penetrare all'interno dell'abitazione...



A casa mia, chi veniva di notte era la Befana, con le scarpe tutte rotte. Poi ci sono gli Alien che "molto spesso vengono di notte. Molto spesso", come diceva Cartman in una storica puntata di South Park. Insomma, non è molto chiaro chi è questo It che arriva di notte (si sa solo che non è Pennywise), quindi è bastato probabilmente questo titolo ambiguo per mandare in sbattimento il pubblico americano e farlo gridare al miracolo, quando bisognava solo aprire la Bibbia per scoprire che "Il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte", primo indizio dell'allegria di cui è permeato It Comes at Night. Il film di Shults è infatti la storia di persone che aspettano il Giorno del Signore, o la fine del mondo conosciuto, tanto sanno che prima o poi la malattia le coglierà nonostante tutte le loro precauzioni, che sia notte o che sia giorno, alla faccia di tutte le (poche) speranze che possono covare. La pellicola si apre con una sequenza mortifera e si conclude con un'altra parimenti, in un cerchio perfetto che racchiude nel mezzo la quotidianità di un nucleo familiare all'interno del quale i membri non comunicano, affrontano il dolore in solitudine e soprattutto avvolti da un pessimismo cosmico che farebbe invidia a Leopardi. Tutto cambia, si fa per dire, quando un giorno penetra nella casa fortificata un uomo che, dopo la prima e comprensibile reazione di diffidenza, conquista la fiducia della famigliola e si trasferisce con loro assieme alla moglie e al figlioletto. Punto. Questa è la trama di It Comes at Night, dopodiché tutto ciò che resta da fare allo spettatore è rimanere in attesa del momento in cui, com'è ovvio, la convivenza tra le due famiglie degenererà in tragedia, tra incomprensioni, cose taciute, pericoli esterni e l'inevitabile terrore della malattia. Uno scampolo di post-apocalisse già visto e rivisto mille volte ma non sarebbe questo il problema se lo spettatore riuscisse ad empatizzare un minimo coi protagonisti e a dispiacersi per una loro eventuale dipartita. Peccato che durante la visione di It Comes at Night verrebbe solo voglia di prendere a ceffoni Paul, scrollare forte la moglie e soprattutto il figlio adolescente mollo come la panissa e al limite compiangere Will, Kim e il piccolo Andrew che hanno avuto la sfiga di incappare in questo trio di depressi cronici; la vicenda, filtrata dal punto di vista "diffidente" di Paul e focalizzata sulle silenti turbe adolescenziali del figlio Travis, vorrebbe un po' fare il verso a The Witch, coi boschi minacciosi e l'isolamento ad influenzare negativamente i personaggi, ma la verità è che è ben distante dal causare la benché minima inquietudine.


Non bastano infatti sprazzi di visioni splatter, rumori notturni, incubi fusi con la realtà, corridoi claustrofobici e boschi cupi per realizzare un thriller/horror memorabile, soprattutto quando le dinamiche familiari vengono esaminate con così tanta superficialità, per il solo gusto di regalare allo spettatore una "riflessione" artistica che mostri la raffinatezza del regista e sceneggiatore. Lo stile di Shults non è malvagio, anzi, è molto suggestivo e si vede che il regista puntava a realizzare un film curato e pieno di belle immagini, con particolari in grado di saltare all'occhio come la porta rossa in fondo al corridoio o quel sangue nero come la pece che spurga dai malati, tuttavia una pellicola che parla agli occhi e non al cuore (o alla "pancia" dello spettatore, se è per quello, per non parlare del cervello) mi lascia come mi trova. Posso forse avere un problema con Joel Edgerton, più che col regista o la sceneggiatura? Può darsi. La sua passione per i personaggi "stundai" è qualcosa che non comprendo, 'sti uomini ruzzi che non spiccicano parola manco a morire e sono sempre pronti a grugnire guardando in cagnesco non solo gli estranei ma persino i propri familiari mi allontanano dai loro problemi più che coinvolgermi e lo stesso vale per i comprimari sottomessi che si limitano a subire questo atteggiamento del menga. I dialoghi sussurrati, la fotografia cupa, le emozioni così trattenute mi spengono il cervello e l'unico momento in cui ho sentito davvero qualcosa è stato durante lo sfogo finale di Riley Keough, anche se viste le circostanze lì si è trattato di vincere abbastanza facile, insomma, non ho mica un cuore di pietra. Francamente, non so davvero cosa abbia spinto gli americani ad accogliere con così tanta gioia un film come It Comes at Night, seppellito di lodi e recensioni positive quando a me è sembrato di una banalità senza pari, l'ennesimo prodotto medio arrivato dalla scena horror USA, senza infamia né lode, ma da parte mia non mi sento di consigliarlo proprio a nessuno.


Di Joel Edgerton, che interpreta Paul, ho già parlato QUI mentre Carmen Ejogo, che interpreta Sarah, la trovate QUA.

Trey Edward Shults è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto un altro film dal titolo Krisha e un paio di corti. Anche produttore e attore, ha 29 anni.


Riley Keough interpreta Kim. Americana, ha partecipato a film come Magic Mike, Kiss of the Damned e Mad Max: Fury Road. Anche produttrice, ha 28 anni e cinque film in uscita.


Se It Comes at Night vi fosse piaciuto recuperate The Divide, Viral e Contagious: Epidemia mortale. ENJOY!


domenica 11 febbraio 2018

Roman J. Israel, Esq. (2017)

A fronte della candidatura di Denzel Washington come Miglior Attore Protagonista, ho recuperato Roman J. Israel, Esq., diretto e sceneggiato nel 2017 dal regista Dan Gilroy.


Trama: Roman J. Israel, avvocato abituato a lavorare nelle retrovie, si ritrova senza lavoro dopo che il socio di una vita è entrato in coma a causa di un attacco cardiaco. Dopo parecchi tentennamenti accetta l'offerta di George Pierce, a capo di un enorme studio legale, e lì comincia a mettere in discussione tutta la propria idea di giustizia...


Il giudizio brevissimo su Roman J. Israel, Esq. è: che due marroni. Articolando e facendo un bel mea culpa, posso dire che ho patito il film di Dan Gilroy innanzitutto per il pressoché ininterrotto utilizzo di gergo tecnico legale all'interno di una pellicola che dura più di due ore, cosa che mi ha impedito di cogliere appieno il senso dell'intera operazione e che mi ha portata a passare del tempo tra internet e vocabolari per capire cosa diamine contenesse l'enorme valigetta che il protagonista porta sempre con sé. Ora che l'ho capito, ribadisco: che due marroni. Roman J. Israel, Esq. (laddove Esq. sta per esquire, termine utilizzato dagli avvocati americani - non tutti - e derivante da un titolo nobiliare inglese situato sotto il Cavaliere e sopra il Gentiluomo) racconta la storia di questo avvocato che è un po' lo Sheldon Cooper della categoria: defilato ma dotato di prodigiosa memoria, conosce a menadito codici e costituzione ma ha parecchie difficoltà a rapportarsi con clienti, giudici o altri avvocati, anche perché non riesce mai a controllare la sua lingua ingenua e sincera. A differenza di Sheldon, Roman è però un uomo altruista, tanto che ciò che davvero lo turba all'interno del sistema giuridico americano è il ricorso quasi costante al patteggiamento, che risparmia un bel po' di fatica agli avvocati e soldi ai contribuenti, è vero, tuttavia rappresenta anche una bella inchiappettata per l'imputato (spesso di colore, tra l'altro). Oltre a questo, Roman vive un po' in un mondo ideale pesantemente legato al passato, come se nel frattempo non si fossero evolute né le lotte per i diritti delle persone di colore, né la condizione delle donne, né tanto meno la musica, unico aspetto davvero bello del film, mix di motown, jazz e bei successi d'antan. La trama va avanti così, col novello Forrest Gump di colore impegnato a farsi amare/odiare da un paio di personaggi chiave come il potente e cinico George Pierce e la dolce Maya, dritto come un fuso nelle sue convinzioni, finché proprio a causa sua non succede un fattaccio a cui l'esquire sceglie di riparare facendo una Brutta Cosa, contraria ad ogni etica della professione. Proprio grazie a questa Brutta Cosa, Roman diventa un brutto e cattivissimo avvocato qualsiasi, concentrato sul profitto e sul benessere personale, e rinuncia persino alla sua class action contro il sistema giudiziario americano fallato, con sommo scorno di chi nel frattempo si era fatto contagiare dalla purezza dell'esquire prendendolo come modello di vita. Questo almeno finché la Brutta Cosa non viene scoperta e allora il film si fa più interessante, ma ormai mancano 15 minuti alla fine porcaccialamiseria, e io non riesco proprio a godermi la bellezza delle fughe al mare o nel deserto dello sfigatissimo Roman.


A proposito del protagonista, va bene che Denzel Washington regge da solo l'intero film ma non basta appoggiarsi ad un bravo attore per intrigare il pubblico, anche perché la bravura di Denzel consiste nel caricarsi addosso un protagonista mal vestito, mal pettinato, col tunnel in mezzo ai denti, che borbotta rapido invece di parlare e talvolta svariona perché sente le orecchie fischiare. Non dico che non si arrivi a voler bene al povero Roman, alla fine è un bravo cristo, il problema è che ciò che gli accade non coinvolge più di tanto, neppure quando l'esquire viene picchiato fuori casa nel corso di una rapina, figuriamoci quindi quando racconta tutto infervorato a Farrell di ciò che si nasconde nella valigetta oppure quando viene giustamente mandato al diavolo da un'audience stufa di sentirlo sproloquiare di lotta al potere. In teoria Roman dovrebbe conquistare a poco a poco, come succede a chi lo circonda nel film (in maniera anche poco credibile, come accade a Maya, che il giorno prima gli ride dietro e quello dopo piange commossa per come Roman l'abbia "ispirata"), peccato davvero che il suo dilemma morale, fulcro del film, mi abbia portata ad esclamare semplicemente "Ah. Occhei..." e basta. Più che altro perché ciò che lo porta a trasgredire i suoi principi, ovvero la Brutta Cosa non ha senso, ovvero SPOILER una volta che vieni assunto da un gigantesco studio legale, davvero ti mancano soldi per rinfrescarti il guardaroba e affittare un appartamento al punto da accettare la ricompensa di una taglia?? Mah. FINE SPOILER. Come ho detto, probabilmente la colpa di questo mio diludendo non è di Washington (ribadisco: grande attore, ruolo difficile) ma proprio della sceneggiatura, indecisa tra la natura di dramma personale e quella di thriller/legal drama, con quel pizzico di amara ironia che tuttavia non fa mai decollare il film, che scorre piatto perdendosi in un fiume di parole retoriche e sicuramente ha perso ulteriore nerbo a causa di un ri-montaggio effettuato in fretta e furia dopo la disastrosa premiere al Toronto Film Festival. Durante la stagione degli Oscar mi capita di guardare film che normalmente non affronterei neanche morta e spesso concludo la visione felice ma stavolta non è successo, quindi per me Roman J. Israel può rimanere nel limbo distributivo italiano che merita, con buona pace dei fan di Denzel Washington.


Di Denzel Washington (Roman J. Israel), Colin Farrell (George Pierce) e Carmen Ejogo (Maya Alston) ho parlato ai rispettivi link.

Dan Gilroy è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto il film Nightcrawler - Lo sciacallo. Anche produttore, ha 59 anni.


Amanda Warren interpreta Lynn Jackson. Americana, ha partecipato a film come 7 psicopatici, Madre!, Tre manifesti a Ebbing, Missouri e a serie come Jessica Jones, House of Cards e Black Mirror. Ha 36 anni.


martedì 23 maggio 2017

Alien: Covenant (2017)

Confortata da un paio di pareri entusiasti tirati fuori dalle persone che più stimo in campo di cVitica cinematogVafica, mercoledì ho deciso di dare una chance ad Alien: Covenant, diretto da Ridley Scott.


Trama: l'equipaggio della nave spaziale Covenant intercetta un messaggio proveniente da un pianeta molto simile alla Terra. Convinti di potervi stabilire una colonia, gli astronauti atterrano solo per scoprire che il pianeta non è ospitale come pensavano...


Probabilmente l'ho già scritto nel post su Prometheus ma in tempi di haters e troll non fa mai male ripeterlo: i film della saga di Alien li ho visti tutti, almeno una volta, ma non hanno mai segnato il mio percorso cinematografico e mi sono limitata ad apprezzarli (qualcuno più, qualcuno meno) senza diventare uno di quei fan capaci di citarli a memoria o addirittura di scovare gli errori di continuity. Per me, insomma, Ridley Scott può fare un po' quello che vuole con la "sua" creatura e non mi offendo se sceglie di cancellare ciò che è venuto dopo il primo Alien con un colpo di spugna preferendo attingere più a Prometheus che al film del 1979. A proposito di Prometheus, della trama rammentavo poco e nulla e ho quindi passato la pausa tra primo e secondo tempo di Alien: Covenant a spulciare Wikipedia scatenando lampi di memoria nel mio cervellino provato dalle continue visioni, cosa che mi ha spinto a considerare una cosa: di sicuro Prometheus era ridondante da morire, con una trama al limite del fastidioso, a tratti incomprensibile, ma diamine le immagini che aveva! Non a caso, alla prima riga di ogni paragrafo del riassunto di Wikipedia smettevo di leggere in quanto i miei neuroni riuscivano a produrre il ricordo delle sequenze perfette di Prometheus, capaci di rimanere impresse più di mille spiegoni ed intrecci, e non a caso sono tornata alla magione pensando "A Ridley Scott non dovete ca*are il ca**o" (cit.). Perché è vero che Alien: Covenant ha una trama facilona, personaggi al limite della stupidità abbozzati alla bell'e meglio (tutti tranne uno) e twist che lo spettatore medio potrebbe riuscire ad anticipare almeno due ore prima che accadano, ma è soprattutto uno spettacolo per gli occhi, la dimostrazione che un regista di ottant'anni è in grado di dare tanta di quella mer*a ai suoi colleghi più giovani da seppellirli per l'eternità, come se non fosse bastato l'esempio di George Miller con Mad Max: Fury Road. Alien: Covenant, forse il film della saga più horror di sempre (ma potrei sbagliarmi), desta ammirazione grazie ai campi lunghi che mostrano spazio profondo e pianeti, sconvolge per la grandiosità con cui viene resa una civiltà ormai morta, emoziona durante una concitata fuga e lascia a bocca aperta per una sequenza bellissima che sfrutta alla perfezione l'assenza di gravità e rende poetico persino l'utilizzo improprio di un modulo spaziale... e questo solo per fare pochi esempi che persino il mio occhio becero è riuscito ad apprezzare ma poi c'è tutta la costruzione della tensione di cui parlare, una roba che il 90% degli horror recenti può solo sognarsi.


E il 90% degli horror recenti può sognarsi Fassbender, ça va sans dire. 
Hic sunt SPOILER, mi spiace
Se in Prometheus ho accolto ogni azione del personaggio David con un enorme punto interrogativo sulla capoccia qui ho provato molto più terrore ad ogni sua comparsa piuttosto che davanti alle zanne dello xenomorfo/neomorfo. E sì, la storia del doppio e di come sarebbe andata a finire la questione era telefonata fin dal taglio di capelli dell'androide (ma come hanno fatto a crescergli??), così come l'utilizzo improprio del chiodo, ma non importa: proprio la convinzione che la faccenda si sarebbe conclusa nel peggiore dei modi ha reso Fassbender una figura demoniaca e glaciale, un folle dal sembiante accattivante e raffinato, una creatura desiderosa di imporre la sua superiorità ai creatori e persino ai creatori dei creatori, e pazienza se la sua progenie e l'incarnazione stessa di un incubo.
FINE SPOILER
Alien: Covenant meriterebbe quindi la visione già "solo" per la bravura di Fassbender ma la verità è che come horror, prima ancora che come parte di una saga, funziona e fa il suo dovere anche al netto di quei necessari "momenti Prometheus" giustamente messi alla berlina da Leo Ortolani. La tensione si taglia col coltello, ci sono sequenze incredibilmente splatter, quel disperato senso di claustrofobica ineluttabilità che è proprio dei migliori horror ambientati nello spazio "dove nessuno può sentirti urlare" e con un paio di personaggi, nella fattispecie Daniels e Tennessee, si può anche empatizzare... basta far finta di non vedere l'inutile Oram di Billy Crudup, forse l'elemento più inutile e dannoso del film. Insomma, non sono una fan di Alien quindi non posso sapere perché questo Alien: Covenant è diventato in poco tempo uno dei film più odiati di sempre (nell'attesa che esca l'ultimo di Nolan, ovvio, o qualche altro remake di intoccabili cult anni '80) ma dall'alto della mia ignoranza crassa posso dire che a me è piaciuto davvero molto. Bravo Ridley Scott, continua così e, come si dice in Liguria, battitene u belin.


Del regista Ridley Scott ho già parlato QUI. Michael Fassbender (David/Walter), Katherine Waterston (Daniels), Billy Crudup (Oram), Danny McBride (Tennessee), Demián Bichir (Lope), Carmen Ejogo (Karine), Callie Hernandez (Upworth), James Franco (Branson), Guy Pearce (Peter Weyland) e Noomi Rapace (Elizabeth Shaw) li trovate invece ai rispettivi link.

Amy Seimetz interpreta Faris. Americana, ha partecipato a film come You're Next, The Sacrament e a serie come Stranger Things. Anche sceneggiatrice, regista, produttrice e costumista, ha 36 anni e tre film in uscita.


Alien: Covenant è preceduto da due corti che dovreste poter trovare su Youtube; uno è Alien: Covenant - Prologue: Last Supper (che mostra l'equipaggio della Covenant prima del sonno criogenico), l'altro è Alien: Covenant - Prologue: The Crossing e mostra cos'è successo a David e alla dottoressa Shaw dopo Prometheus, di cui Alien: Covenant è ovviamente il sequel e sarebbe meglio che lo guardaste prima di recarvi in sala. Nell'attesa che esca l'ultimo capitolo della trilogia promessa da Ridley Scott, se Alien: Covenant vi fosse piaciuto recuperate Alien, Aliens - Scontro finale, Alien³ e Alien - La clonazione e magari aggiungete Life: Non oltrepassare il limite. ENJOY!

venerdì 25 novembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli (2016)

Dopo gli Animali notturni di Tom Ford è arrivato il momento degli Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and where to Find Them), diretto da David Yates e sceneggiato da J.K. Rowling in persona!


Trama: il mago inglese Newt Scamander approda a New York con una valigia piena di Bestie Magiche proprio quando in città comincia a manifestarsi un pericoloso Oscuro. I sospetti del Ministero della Magia Americano ricadono ovviamente su Newt ma la verità sull'origine dell'Oscuro è ben più pericolosa...


Chiusa la parentesi Harry Potter e la maledizione dell'erede (che, peraltro, ho letto senza trovarlo abominevole come tanti avrebbero voluto far credere) è giunta di nuovo l'ora, per gli appassionati, di tornare ad immergersi nelle atmosfere magiche create da J.K. Rowling e il viaggio questa volta non parte proprio da Hogwarts, bensì dal libriccino Gli animali fantastici: dove trovarli, scritto dalla Rowling nel 2001 a scopi benefici. Il libro in questione è uno dei testi che Harry, Ron ed Hermione vengono costretti a studiare nei romanzi e, alla faccia degli scopi benefici, la Rowling ha deciso di trarne una serie di cinque film legati anche ad alcuni avvenimenti che si trovano solo sul sito Pottermore, ampliando di fatto la sua ormai tentacolare presa sui nerd di tutto il mondo e aumentando esponenzialmente le proprie finanze. Sospendo un attimo la critica morale sulla natura bieca di questa operazione chinando il capo con vergogna perché, pur consapevole di tutto ciò che ho detto sopra, Animali fantastici e dove trovarli mi è piaciuto molto, per un paio di motivi. Innanzitutto, Animali fantastici e dove trovarli è fruibile anche da un neofita poiché è stato scritto sfruttando il punto di vista privilegiato del no-mag Jacob, dell'englishman in New York Newt Scamander e di un mondo magico ancora privo dell'agevole manuale di quest'ultimo e, seconda cosa ma non meno importante, fa piazza pulita di tutte le trame legate al Prescelto e Colui-che-non-deve-essere-nominato, offrendo qualcosa di nuovo e fresco anche per gli appassionati. Il gusto della "scoperta" è dunque l'emozione che governa il film dall'inizio alla fine e che rende giustizia al titolo in quanto, al di là dell'indispensabile sotto-trama "oscura" che spero verrà sviluppata meglio nei prossimi capitoli della saga, sotto i riflettori ci sono principalmente gli Animali Fantastici. Quello di Newt è un personaggio molto delicato, un outsider capace di rendersi speciale e unico in virtù del rapporto privilegiato che ha con le bestie del mondo magico, rapporto coltivato grazie ad un'incredibile dose di sensibilità combinata con pazienza, passione e sincero amore per queste creature; accompagnati dalla mano esperta dello zoologo, noi spettatori ci mettiamo nei panni del no-mag Jacob e testimoniamo incantati un mondo precluso non solo ai normali esseri umani ma anche alla maggior parte dei maghi i quali, come abbiamo già avuto modo di evincere dai romanzi di Harry Potter e come viene ulteriormente chiarito in questo film, formano una comunità di individui elitari, diffidenti, superbi e crudeli. Nel mondo magico degli anni ’20, afflitto dallo spauracchio di Grindelwald, le bestie amate da Newt vengono bollate semplicemente come mostri, vige il divieto di sposare babbani e la pena di morte viene elargita con un sorriso, tanto che il cieco terrore mostrato dai cosiddetti Salemiani non appare poi così infondato: quello di Newt Scamander è pertanto un universo più “adulto”, dove i ricordi di scuola sono ormai lontani e mitizzati e chi non riesce ad adeguarsi alle severe leggi vigenti oppure ad usare al meglio la magia viene trattato da reietto se non addirittura obliviato e ucciso.


Aggiungere qualcos’altro relativamente alla trama imbastita dalla Rowling è peccato mortale, il bello di Animali fantastici e come trovarli è proprio quello di godersi una storia nuova, all’interno della quale le dinamiche tra i personaggi principali e la natura dei villain (sotto alcuni aspetti prevedibili, per altri meno) sono tutte da scoprire per poi cominciare a ricamare tutta una serie di congetture, pensieri e speranze. Quello che posso dire è che il bestiario messo in piedi dai tecnici degli effetti speciali è delizioso; accanto all’inevitabile omaggio ad animaletti già comparsi nei film precedenti che però in questa pellicola ottengono un ruolo maggiore, come per esempio l’asticello, compaiono finalmente bestiole mitiche come lo Snaso (mattatore indiscusso di buona parte del primo tempo) e il Purvincolo e si aggiungono quegli animali che i lettori del libro della Rowling aspettavano da tempo di vedere portati in vita. Da bambina quale sono, mi sono innamorata sia del mondo nascosto all’interno della valigia di Newt, un trionfo di CG combinata alla bellezza artigianale delle scenografie classiche, sia delle adorabili bestie piumate e pelose che i nostri devono recuperare (lo scimmiesco Demiguise è tenerissimo ma il premio dolcezza va agli Occamy e, soprattutto, al meraviglioso Tuono Alato di nome Frank, che interagisce assieme ad Eddie Redmayne con una naturalezza incredibile), e ammetto che anche se il film fosse stato carente per quel che riguarda il reparto “battaglie a colpi di bacchetta magica” sarei uscita comunque molto soddisfatta. Da fangirl quale sono (quindi non solo bimbaminkia), mi sono anche ritrovata a fare un tifo spaventoso per la buona riuscita di una relazione sentimentale tratteggiata magnificamente, scritta da una Rowling particolarmente ispirata e interpretata da due attori che, non me ne vogliano quelli principali e soprattutto le fan di Redmayne che mi pare sempre più assimilabile per aspetto fisico al rospo Demetan, mi sono rimasti nel cuore più di tutti gli altri, ovvero il cicciotto Dan Fogler e la svampita Alison Sudol, che spero verranno riconfermati anche nel prossimo film. Redmayne, come ho detto, continua a non piacermi ma per il personaggio schivo di Newt Scamander sfodera un linguaggio corporeo e un'interpretazione a dir poco perfetti mentre se devo proprio trovare un difetto al film lo ricercherei nell’insipienza di Tina e dell’attrice che la interpreta, difetto superato solo da un diludendo finale con tanto di occhi roteati che ovviamente non spoilero. A parte questo, mi unisco all’inaspettato applauso spontaneo partito in sala durante i titoli di coda e confermo quello che ho scritto su Facebook appena uscita dalla visione: cinematograficamente parlando, Animali fantastici e dove trovarli è MOLTO meglio di Harry Potter. E ora, resta "solo" da aspettare il 2018!  


Del regista David Yates ho già parlato QUI. Eddie Redmayne (Newt Scamander), Colin Farrell (Graves), Katherine Waterston (Tina Goldstein), Dan Hedaya (Red), Jon Voight (Shaw senior) e Ron Perlman (Gnarlack) li trovate invece ai rispettivi link.

Samantha Morton interpreta Mary Lou. Inglese, la ricordo per film come Minority Report, The Libertine e Elizabeth: The Golden Age. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 41 anni e un film in uscita.


Dan Fogler interpreta Kowalski. Americano, ha partecipato come doppiatore a film quali Kung Fu Panda e a serie come American Dad! e Robot Chicken; come attore, è comparso in serie quali Hannibal. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 40 anni e tre film in uscita.


Ezra Miller interpreta Credence Barebone. Americano, ha partecipato a film come ... e ora parliamo di Kevin, Noi siamo infinito e Suicide Squad. Ha 24 anni e tre film in uscita, ovvero Justice League, The Flash e Animali fantastici e dove trovarli 2.


Carmen Ejogo interpreta Seraphina Piquery. Inglese, ha partecipato a film come The Avengers - Agenti speciali, Anarchia - La notte del giudizio e Selma - La strada per la libertà. Ha 43 anni e due film in uscita tra cui Alien: Covenant.


Una curiosità divertente sul film: Eddie Redmayne aveva fatto il provino per interpretare Tom Riddle in Harry Potter e la camera dei segreti ma era stato subito scartato mentre, una volta arrivato il successo, è stato la prima ed unica scelta per il ruolo di Newt Scamander. Michael Cera invece ha rinunciato a partecipare come Jacob Kowalski, preferendo lavorare come doppiatore di Robin nell'imminente The Lego Batman Movie. Nell'attesa che esca Animali fantastici e dove trovarli 2, previsto per il 2018, se il film vi fosse piaciuto consiglio di recuperare tutti gli Harry Potter scritti e cinematografici. ENJOY!

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