mercoledì 1 agosto 2018

Hereditary: Le radici del male (2018)

Era uno degli horror più attesi dell'anno e finalmente è arrivato. Parlo di Hereditary: Le radici del male (Hereditary), diretto e sceneggiato dal regista Ari Aster. Ovviamente, NIENTE SPOILER, tranquilli!


Trama: dopo la morte della madre, Annie si ritrova non solo a gestire il lutto ma anche la figlia, tredicenne disadattata, e il figlio maggiore, alle prese con le prime ribellioni dell'adolescenza. Il tutto mentre accadono cose sempre più strane...



Siccome una splendida recensione del film la trovate QUI e siccome la pellicola di Ari Aster abbisognerebbe di qualcuno che se ne capisca davvero di horror, regia e sceneggiatura per venire omaggiato al meglio, comincerò buttandola in caciara. Hereditary risponde perfettamente alla definizione di "film bastardo dentro", in tutti i modi possibili ed immaginabili, a partire dalla campagna promozionale che l'ha accompagnato, la quale rischia di scontentare più di uno spettatore. Paragonarlo a L'esorcista è infatti improprio, per temi trattati, impatto culturale e terrore cieco provocato nel pubblico dal caposaldo di Friedkin; se vogliamo fare dei confronti, Hereditary è più vicino a Babadook e The Witch, non a caso due degli horror più belli degli ultimi anni. Intanto, cominciamo col dire che il film di Aster, così come quello della Kent, è innanzitutto un dramma famigliare avente come fulcro una donna. Annie, moglie e mamma di due figli, è segnata da un passato in cui la freddezza della madre si è aggiunta al trauma di aver perso il padre e il fratello. Il film si apre col funerale dell'ormai anziana madre di Annie e e immerge subito lo spettatore in un'atmosfera fatta di disagio, rimpianto, dolore che non riesce a sfogarsi, misteri irrisolti; solo l'omelia funebre pronunciata da Annie basterebbe a far sentire puzza di bruciato lontano un chilometro oltre ad essere il primo esempio di una scrittura intelligentissima, fatta di dialoghi quasi più angoscianti delle singole sequenze, dei distillati di amarezza, fallimento e brutalità tali da far rimanere a bocca aperta lo spettatore sconvolto. Oltre ad avere un pessimo rapporto con la madre ormai defunta, Annie ha anche svariati problemi con i figli. La piccola, Charlie, era legatissima alla nonna e ha palesi problemi comportamentali che la rendono più che inquietante, mentre il grande, Peter, ha i tipici scatti di ribellione di un adolescente e un rapporto tempestoso con Annie; l'unico "sostegno" di quest'ultima è il marito ma anche lì il legame è piuttosto freddino, al punto che il povero Steve pare avere più la funzione di "paciere" oltre a fungere da sprone per spingere la moglie a continuare nel suo lavoro, quello di miniaturista.


Le miniature realizzate da Annie sono, per inciso, uno degli elementi più inquietanti del film. In esse, vengono cristallizzati momenti che noi spettatori non abbiamo visto né vissuto e che quindi ci vengono riportati dal punto di vista della donna (come il terribile diorama in cui qualcuno si staglia sulla soglia della camera da letto di Annie), inoltre si compenetrano alla storia narrata al punto che tutto ciò che accade nel film pare quasi frutto di predestinazione (ereditarietà?); a noi, come ai personaggi, è dato solo vedere e cercare di capire mentre una mano ignota posiziona i protagonisti e li fa muovere come pedine, per poi distruggere tutto con uno scatto di folle ira. Ma torniamo al dramma famigliare. Come già accadeva in Babadook, a un certo punto l'"armonia" della casa viene sconvolta da accadimenti sempre più inspiegabili ed assimilabili all'ambito del sovrannaturale. E' qui però che Hereditary ha cominciato a ricordami The Witch, soprattutto per il modo in cui Aster è riuscito a costruire un costante crescendo di tensione. Benché, apparentemente, "non succeda nulla", durante la visione di Hereditary si è in realtà subissati da un flusso continuo di elementi dissonanti, indizi che ci spingono a pensare ad eventuali risoluzioni disattese dubito dopo, cliché che si rivelano consapevoli prese in giro, al punto che ci si ritrova, quasi senza accorgercene, a stare seduti sulla poltrona con le dita affondate nei braccioli (quando non siamo impegnati a portarcele davanti alla faccia, ovvio), così che basta solo un piccolissimo suono, QUEL suono, per farci saltare i nervi. Hereditary è tutto così. "Sbagliato" fin dall'inizio, pessimista come non mai, zeppo di momenti sconvolgenti che vanno ben oltre l'inquietante bambina che campeggia nei trailer e nel poster e che, comparato a ciò che viene mostrato nel film, risulta un mero specchietto per le allodole.


Non che Milly Shapiro non sia una presenza fondamentale. Dotata di un volto particolarissimo, quasi quello di un adulto nel corpo di una ragazzina, vagamente androgino, la piccola "Charlie" colpisce l'occhio e la mente dello spettatore, costringendolo a stare sempre sul chi va là, in memoria di mille altre ragazzine malvagie viste miliardi di volte nei vari film di genere. Tuttavia, proprio in virtù di questo, se l'unico punto forte del cast fosse la Shapiro il film di Aster sarebbe ben poca cosa. Invece, ad affiancare una mocciosa che rischia di darvi gli incubi per mesi, ci sono Alex Wolff e Toni Collette, uno più strepitoso dell'altra. La Collette è sempre stata una delle mie attrici preferite ma qui è qualcosa di superlativo. La sua Annie è una donna distrutta già prima che subentri l'elemento sovrannaturale, una creatura spezzata da una storia di psicosi famigliari, lutti ininterrotti e segreti in suppurazione, colma di dubbi per il suo ruolo di madre; il volto scavato e nervoso della Collette, con i suoi occhi enormi e "sconfitti", è perfetto e la sua interpretazione mette i brividi, al punto che avrei già voglia di rivedere il film solo per godermela in lingua originale. Alex Wolff, da par suo, non è così d'impatto come le sue due comprimarie, almeno all'inizio. Dotato della stessa faccia da fesso del fratello Nat, il ragazzo si impone sulla scena a poco a poco, passando dall'essere la figura sullo sfondo di un tipico horror sovrannaturale (catalogato sotto l'etichetta "carne da macello") a personaggio a tutto tondo, dotato non solo di emozioni e profondità ma anche, e soprattutto, caratterizzato da una serie di legami non banali con gli altri protagonisti, ulteriori tessere del puzzle del terrore creato da Ari Aster. Se ne avessi le capacità vi parlerei ancora di Hereditary, sottolineando la particolarità della colonna sonora, l'efficacia di una regia che gioca al ribasso ottenendo risultati devastanti, la bellezza di una scenografia curatissima, all'interno della quale contano anche i più piccoli dettagli dei mille oggetti sparsi nella scena, l'eleganza di Gabriel Byrne, defilato ma fondamentale. Ma preferisco fermarmi qui e invitarvi a correre al cinema a vedere questa splendida opera prima, ennesima riprova che l'horror è vivo, vegeto e lotta con noi!


Di Alex Wolff (Peter), Toni Collette (Annie) e Gabriel Byrne (Steve) ho già parlato ai rispettivi link.

Ari Aster è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio. Anche attore, ha 31 anni.


Ann Dowd interpreta Joan. Americana, ha partecipato a film come Green Card - Matrimonio di convenienza, L'olio di Lorenzo, Philadelphia, Può succedere anche a te, L'allievo, Io & Marley, St. Vincent, Chi è senza colpa, Big Driver, Captain Fantastic e a serie quali X-Files, Dr. House, True Detective e The Handsmaid's Tale. Ha 62 anni e un film in uscita.


Se Hereditary: le radici del male vi fosse piaciuto recuperate i già citati Babadook, The Witch e aggiungete Rosemary's Baby. ENJOY!




25 commenti:

  1. Ho paura, Vorrei andarci ma non so come poi ne usciremo. Abbiamo un pomeriggio da passare in città, prima di un concerto, ma non so, poi sentiremmo il concerto in modo troppo teso ... maglio andare un'altra volta? Fa paura, da quello che ho capito, ma si esce con molta energia oppure poca? Mi sono spiegato?

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    1. Oddio, per me non ci sarebbero problemi direi. E' molto ansiogeno ma non ne sono uscita terrorizzata.

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  2. Prima parte splendida, drammatica, carichissima; seconda, invece, derivativa e canonica, anche piuttosto grossolana. Trovano equilibrio? Per me sì, perché anche quando diventa l'horror che tutti si aspettano fa comunque paura, ha comunque una sua cifra stilistica. La Collette straordinaria, Wolff una rivelazione: la sua faccia dopo la scena dell'incidente, l'irrazionalità del dolore, valgono tanto, se non tutto il film.

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    1. "Grossolano" è davvero l'ultimo aggettivo che utilizzerei per Hereditary. Io l'ho trovato molto fine ed intelligente, anche nella seconda parte più horror, perfettamente in grado di condurre per mano lo spettatore dove vuole il regista.
      Per il resto, concordo con te, soprattutto per gli attori!

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    2. Eh, invece per me proprio grossolano resta. Quando si muove sul piano metaforico è perfetto. Poi inserisce riti, scene nonsense, stranezze, che disturbano sì, ma risultano un po' fini a sé stesse (esempio: la Collette sul soffitto. Perché?).

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    3. A me invece il delirio finale è piaciuto molto, rende proprio l'idea della realtà che si annulla per lasciare entrare l'incubo.
      Quanto ai riti, sono funzionali e a mio avviso anche indispensabili per ingannare lo spettatore, che pensa così di trovarsi davanti tutt'altro genere di film.

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  3. cavolo dal trailer sembra superfantastico, non me lo perdo proprio ^_^

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    1. Al momento, assieme a A Quiet Place, è l'horror più bello visto quest'anno!

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    2. A quiet Place è bellissimo si, e non vedo l'ora di vedere anche questo ^_^

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  4. Se ho l'approvazione della mia horrofila preferita, allora corro :D già mi ispirava un botto!

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    1. Troppa grazia *__*
      Corri a vederlo allora!

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    2. Infatti soni corso e... beh, forse l'hype era troppo, ma quella mezz'ora finale mi ha davvero sconvolto.

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    3. Ma in positivo o in negativo?

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    4. In positivo, tutte e due le parti - per me c'è un primo e secondo tempo diverso, in questo film, a loro modo entrambi notevoli.

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    5. Devo venire a leggere quello che hai scritto allora :)

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  5. Come sempre questi caspita di trailer confondono sempre, e ti fa sperare in qualcosa di eccezionale che in verità non è, non l'ho visto però spero non sia così deludente ;)

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    1. Beh, se hai letto il mio post avrai capito che è uno dei migliori horror dell'anno :D

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  6. Film magnifico, concordo con te praticamente su tutto. Oggi pubblichiamo ancora una volta in sincro, io mi ci sono fiondato il giorno dopo la sua uscita al cinema e mi ha fatto godere - e anche un po' farla sotto - moltissimo. Toni Collette e Alex Wolff sono stati fantastici, l'angoscia di alcune scene è stata inarrivabile, il regista è stato fantastico per riprese e dovizia di particolari. L'ho amato tantissimo questo film!

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    1. Io ho dovuto aspettare ma ne è valsa la pena, è un film davvero splendido :D

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  7. The Babadook mi è piacuto di brutto, ma questo mi inquieta a tal punto da non riuscire a finire neanche il trailer!

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    1. Se ti è piaciuto The Babadook affronta il terrore e non perderti questo!

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  8. Visto che ne parlate tutti così bene, come per i validi ma oggi già dimenticati Babadook e The Witch, per compensare dovrò ridimensionarlo... :)
    Chissà, staremo a vedere.

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    1. Ma chi li ha dimenticati quelli? o__O
      A me mettono ancora i brividi!!

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  9. COMMENTO SPOILEROSO

    Siamo andati a vederlo in tre,tutti a sbadigliare e guardare l'orologio.
    Sì bella cinematografia a livello tecnico,bravi gli attori,ma sinceramente tutta sta tensione a noi tre non è arrivata.Se lasciavano stare il culto e lo trattavano semplicemente come il psicodramma della madre,sonnambula e sempre più priva di riferimenti,mi sarebbe piaciuto molto di più.Salvo un paio di scene da brivido(la testa sul palo e la Colette che si sega il collo),e quella con la Colette ed il figlio in camera da letto,che ad un certo punto sono zuppi di acquaragia da un momento all'altro....ma in due ore di minestra allungata mi pare un pò pochino.

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    1. Un peccato davvero ma evidentemente non vi piace proprio l'horror trattato così e ci sta, ognuno ha i suoi gusti :)
      Personalmente, stavo seduta sulla punta della sedia in costante agitazione che potesse succedere qualcosa da un momento all'altro!

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