domenica 12 agosto 2018

The Cleanse (2016)

Dopo averne letto QUI e QUI ho deciso di recuperare The Cleanse (conosciuto anche come The Master Cleanse), diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Bobby Miller.


Trama: Paul è un uomo sconfitto dal lavoro e dall'amore, che non riesce più a trovare un motivo per vivere. Un giorno vede in TV una pubblicità relativa ad un rifugio che porterebbe le persone a purificarsi dai pensieri negativi ed abbracciare una vita piena e decide di fare un tentativo. Ma The Cleanse, il trattamento ideato dal dottor Ken Roberts, è più complicato di quello che appare...



The Cleanse è un film delizioso e molto malinconico, imperniato su quell'insoddisfazione, spesso sconfinante nella tristezza e nella depressione, da cui tutti siamo più o meno afflitti, chi periodicamente chi in maniera cronica. E' una pellicola dotata di una metafora che più chiara non si può, che parte dalla parodia di quei programmi di purificazione probabilmente più diffusi in America che in Italia per arrivare a ragionare sulla natura del dolore e sul modo di affrontarlo. Bobby Miller pare volerci dire che il dolore, la "negatività" se vogliamo, è parte integrante di ognuno di noi; accresciuto sicuramente da elementi esterni, non è tuttavia imputabile essenzialmente ad altri oppure al destino avverso, perché è il nostro stesso carattere a dargli terreno fertile per prosperare e sconfiggerci. Proprio per questo, molte persone trovano conforto nello spleen della propria esistenza, indossando il male di vivere come una cappa forse scomoda, di cui lamentarsi spesso, tuttavia troppo rassicurante per liberarsene completamente. Accettare il cambiamento, lasciarsi alle spalle il passato, per quanto faccia male, fa meno paura rispetto al gettarsi a capofitto in un futuro privo di certezze (lavorative, sentimentali o quant'altro), quindi talvolta si preferisce rimanere frustrati, tristi ed arrabbiati per paura di minare lo status quo della propria esistenza. Questo lo fa Paul, il protagonista della pellicola, lo fa la sua compagna di sventura Maggie, lo faccio io e lo fa probabilmente la metà della popolazione mondiale, perché è la cosa più facile da fare. E Bobby Miller ci racconta questa umanissima "pigrizia" sfruttando una trama che mescola fantasia e horror, andando a creare una favola "nera" a tratti molto dolce e anche commovente, più efficace quando sfrutta questo suo aspetto sentimentale piuttosto che quando cerca di assecondare il desiderio di inquietare lo spettatore, desiderio che lascia un po' il tempo che trova e si concretizza in una sottotrama tirata per i capelli, appena abbozzata.


Veicolo fondamentale di questa metafora nonché punto forte del film sono, neanche da dirlo, i bestiolini frutto del trattamento del Dr. Roberts. Pucciosissimi animatronics che non sfigurerebbero nelle case di qualsiasi appassionato di robe disgustosette ma fondamentalmente kawaii, i mostrillini rubano giustamente la scena agli attori in carne ed ossa e si conquistano le simpatie dello spettatore il quale, nonostante immagini dopo più o meno mezz'ora come finirà la storia, non può fare a meno di affezionarsi a loro con tutte le conseguenze del caso, un po' come succede ai protagonisti. E' interessante come Bobby Miller mescoli questo sprazzo di pura fantasia e perizia tecnica ad uno stile di regia quasi "naturalistico", scevro da orpelli o rimandi pop, assai simile ad un modo di fare cinema tipico della scena indie più dimessa, se posso permettermi di usare questo termine; il cortocircuito tra regia e bestiole impreziosisce il film di un tocco di realismo che lo rende più plausibile, di conseguenza più vicino allo spettatore. Non guasta nemmeno che il protagonista sia Johnny Galecki, più valido nel ruolo di medioman simpatico e timidissimo piuttosto che in quelli di machiavellico ed inquietante professore (vedi The Ring 3), dotato di quei tic facciali che denotano perenne insicurezza e persino un po' di fastidio, per quanto speranzoso, nel forzarsi a ricercare contatti umani. Galecki, assieme all'adorabile Anjelica Huston e un altro grande caratterista come Oliver Platt, è la ciliegina sulla torta di un film piccolino ed imperfetto da "divorare" tutto d'un fiato, per divertirsi, intenerirsi... e chissà, magari anche un po' riflettere sul modo migliore per liberarci di tutte le paranoie che ci rovinano quotidianamente la vita.


Di Johnny Galecki (Paul), Kyle Gallner (Eric), Anjelica Huston (Lily) e Oliver Platt (Ken Roberts) ho già parlato ai rispettivi link.

Bobby Miller è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, è anche produttore e attore.


Chloë Sevigny era stata scelta per il ruolo di Maggie ma ha rinunciato ed è stata sostituita da Anna Friel. Se The Cleanse vi fosse piaciuto recuperate Bad Milo!. ENJOY!


6 commenti:

  1. Mai sentito nominare, ma questi toni malinconici mi sa che fanno proprio per me. :)

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    1. Mi fa sempre piacere di parlare di film a te sconosciuti, se non altro ricambio le mille scoperte che mi hai fatto fare tu! :D

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  2. L'avevo del tutto ignorato, sarà perché non sopporto granché Galecki e tutto ciò che ha a che fare con Big Bang Theory...
    Da come ne parli, però, sembra un gioiellino che ha tutte le carte in regola per piacermi. Galecki a parte. :)

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    1. Galecki qui per fortuna fa quello che gli riesce meglio. E' molto simpatico come film, magari non perfetto ma carino. Guardalo e fammi sapere!

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  3. Io ne ho letto da Cassidy, e credo che un'occasione gliela darò ;)

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  4. Non lo conoscevo, ed ora devo recuperarlo assolutamente.

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