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mercoledì 25 giugno 2025

Ballerina (2025)

Con un po' di ritardo, ho recuperato anche Ballerina, diretto dal regista Len Wiseman.


Trama: da bambina, Eve ha visto suo padre morire per mano dei membri di una misteriosa banda di assassini. Affidata alla Ruska Roma, Eve impara l'arte dell'omicidio e, una volta che il suo cammino torna ad incrociare quello della tribù, si dedica ad una sanguinosa vendetta...


E' da quando lo hanno annunciato, due anni fa, che friggo per vedere Ballerina, perché lo sapete quanto amo i rip-off di Nikita, fatti di assassine dal triste passato e dall'ancor più triste presente. Con tutti i suoi difetti, ho imparato anche ad amare la saga John Wick e, se mettete insieme queste due premesse, capirete perché non vedevo l'ora di andare al cinema a godermi il film di Len Wiseman. Ballerina è tutto quello che mi sarei aspettata, niente di più e niente di meno. Una storia parallela, perfettamente inserita all'interno dell'universo di John Wick, dove spetta a un'altra protagonista interagire con l'interessante mitologia del personaggio, a partire dai vari hotel Continental sparsi per il mondo, e i vari clan di assassini smossi da taglie stratosferiche, come la Ruska Roma introdotta nel primo film della saga. Detta protagonista è un'altra "coperta di Linus", un personaggio fondamentalmente scritto col bignami dell'assassina cinematografica dal 1990 a oggi, la quale soffre la morte di una persona cara da bambina e viene cresciuta come un mostro da gente assai simile a quella che l'ha resa orfana e, a seconda di quale direzione intraprenderà la sceneggiatura, crescerà assetata di libertà o di vendetta, spesso tutte e due le cose. La ballerina Eve non fa eccezione e, come le colleghe che l'hanno preceduta, viene infusa di quella punta di umanità che la rende comunque un personaggio positivo pur nella sua ambiguità morale; nella fattispecie, Eve è una Kikimora, ovvero un'assassina che funge anche da protettrice di coloro che le vengono affidati, il che significa che uccide a fin di bene (anche perché le vengono affidate donne o bambine innocenti, non mostri e predatori sessuali come, che so, nel recente Mujina di Inio Asano). Dopo una serie di missioni svolte più o meno con successo, Eve sbarella (pur con l'obiettivo secondario di impedire che una bambina subisca il suo stesso destino) quando le si presenta l'occasione di uccidere chi l'ha resa orfana, il che consente a Ballerina di cambiare leggermente il solito pattern di scontri "a scomparto" tipici della saga principale e di introdurre un'intero paese alpino interamente abitato da famiglie di assassini, con tutta l'azione che ne consegue.


In virtù di ciò, la seconda parte del film è più varia e un po' più originale rispetto alla prima, anche perché a Eve, in quanto donna, è stato impartito l'importante insegnamento di utilizzare le armi più improprie che potesse trovare onde superare lo svantaggio fisico in un corpo a corpo, e la protagonista aderisce in toto a questo sano principio, facendo ingoiare granate ai suoi avversari o mandandoli a fuoco con un lanciafiamme che avrebbe fatto invidia a De Luca. Come sempre, non siete obbligati ad esaltarvi davanti a queste cose, ci mancherebbe. Se John Wick e seguiti vi hanno fatto schifo, odierete anche Ballerina, talmente conformato, in primis a livello estetico, alla saga principale, da avere una fotografia basata interamente su una palette di blu, rossi e viola, una colonna sonora totalmente spersonalizzata e coreografie di lotta realizzate sul modello inaugurato da Chad Stahelski ormai dieci anni fa. Anzi, le malelingue dicono che proprio Stahelski, insoddisfatto del lavoro di Len Wiseman, abbia rigirato da capo parecchie scene del film, per proteggere il successo della sua creatura più remunerativa. Tanti rimaneggiamenti sono stati fatti anche alla sceneggiatura, e immagino i salti mortali che sono stati fatti per infilarci dentro John Wick (se è vero che Ballerina si svolge tra Parabellum e John Wick 4, nel momento in cui il protagonista è stato prima scomunicato dalla Tavola, poi esiliato anche dalla Ruska Roma, non si capisce perché la direttrice vada a rompergli le palle per risolvere il problema con Eve e perché lui accetti), ma basta fare finta di nulla, tapparsi il naso e divertirsi con quel misto di action popolare, personaggi sopra le righe e momenti pomposamente filosofici che hanno fatto la fortuna della saga. Anche perché Ana de Armas è davvero brava e convinta nei panni di Eve, oltre che bellissima, e il ritorno di personaggi storici non smette di scaldarmi il cuore. Posso dunque ritenermi soddisfatta di questo Ballerina, il cui finale aperto mi lascia sperare per una continuazione anche dello spin-off, ché di comfort movies c'è sempre bisogno. 

 


Di Ana de Armas (Eve), Keanu Reeves (John Wick), Ian McShane (Winston), Anjelica Huston (La direttrice), Gabriel Byrne (Il cancelliere), Catalina Sandino Moreno (Lena), Lance Reddick (Charon) e Anne Parillaud (Consierge di Praga) ho parlato ai rispettivi link.

Len Wiseman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Underworld, Underworld: Evolution, Die Hard - Vivere o morire, Total Recall - Atto di forza ed episodi di serie quali Lucifer, Sleepy Hollow e The Gifted. Anche produttore, sceneggiatore e scenografo, ha 52 anni. 


Norman Reedus
interpreta Daniel Pine. Diventato famosissimo come Daryl di The Walking Dead, al punto che gli è stato dedicato persino lo spin-off Daryl Dixon, lo ricordo per film come Mimic, 8mm - Delitto a luci rosse, Blade II, American Gangster e altre serie quali Streghe e Masters of Horror (ha partecipato a quel capolavoro di Cigarette Burns, scusate se è poco); come doppiatore, ha lavorato in American Dad!, Robot Chicken e Helluva Boss. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 56 anni. 


L'azione del film si svolge tra John Wick 3 - Parabellum e John Wick 4 ma, in generale, per capirci qualcosa vi consiglierei di recuperare anche John Wick e John Wick 2, aggiungendo per completezza la gradevole serie The Continental, che trovate su Prime Video. Inoltre, se Ballerina vi fosse piaciuto, consiglio di guardare Nikita, Atomica bionda e L'assassina - The Villainess. ENJOY!



mercoledì 13 novembre 2019

Chi ha paura delle streghe? (1990)

Sulla scia di qualche recupero anni '90 e dei residui post-Halloween di Netflix, qualche sera fa ho riguardato Chi ha paura delle streghe? (The Witches), diretto nel 1990 da Nicolas Roeg e tratto dal racconto Le streghe di Roald Dahl.


Trama: il piccolo Luke, in vacanza con la nonna, si ritrova ad essere testimone di un convegno di streghe e del loro terribile piano per eliminare tutti i bambini d'Inghilterra. Pur trasformato in topo, il ragazzino cercherà di fermarle...



Credo di aver visto Chi ha paura delle streghe? solo una volta, attratta maggiormente da Hocus Pocus, ben più simpatico, cazzaro e accattivante, oltre che "americano", con attori famosi e ben riconoscibili (qui di famoso c'è giusto Anjelica Huston e un Rowan Atkinson che tuttavia sarebbe arrivato in Italia come Mr. Bean solo cinque anni dopo). E' per questo che, del film di Roeg, ricordavo giusto l'ossatura della trama e l'inquietantissimo make-up di Anjelica Huston, e mi ha fatto un immenso piacere recuperarlo, considerata anche la caratura del regista, lo stesso di A Venezia... un dicembre rosso shocking. Chi ha paura delle streghe? non è infatti il tipico film per ragazzini, tutto azione e momenti divertenti, ma è percorso da una vena nostalgica e da una perenne inquietudine che avviluppano lo spettatore fin dalle prime scene, durante le quali la nonna di Luke gli racconta delle leggende del suo paese, degli eventi orribili che le hanno funestato l'infanzia e di come difendersi dalle streghe. Ora, le streghe del film di Roeg sono ancora più pericolose rispetto a quelle comunemente conosciute, perché in grado di mescolarsi perfettamente ai normali esseri umani, inoltre sono particolarmente disgustose e diffuse, cosa che mette costantemente in pericolo il piccolo protagonista, anche prima che arrivi a scoprire il piano della strega suprema; tra streghe che si incapricciano di bionde ragazzine, donne che offrono cioccolata e serpenti, altre che spingono carrozzine indifese giù dalle scarpate, le malvagie creature del film rientrano a malapena nei limiti del film per famiglie e inquietano più per le implicazioni delle loro azioni, per quello che non viene mostrato (come anche il dito tagliato della nonna o il destino dei genitori di Luke, reso con una toccantissima immagine di amore familiare), che per ciò che allo spettatore viene concesso vedere.


Ma siamo pur sempre in un film per famiglie, tra l'altro prodotto da Jim Henson, e nonostante i molti momenti poco allegri, paurosi e malinconici, c'è spazio anche per sequenze esilaranti e per l'incredibile tenerezza di topolini animati ancora alla vecchia maniera, con cavi nascosti e marionettisti pronti a renderli più espressivi, alla faccia di tutta l'orrenda CGI che ci consentirebbe sì di avere topi perfetti e identici a quelli reali, ma volete mettere l'innocente ingenuità di un musetto dagli occhi scompagnati? Non c'è nulla di divertente, invece, nel make-up che trasforma Anjelica Huston nella Strega Suprema, un calvo avvoltoio dal naso adunco e dalle lunghissime dita artigliate, un orrendo goblin dal trucco pesante, reso ancora più grottesco dall'interpretazione dell'attrice, che non fa nulla per nascondere la natura rozza e volgare della sua strega, nonostante gli abiti attillati e l'indiscutibile bellezza della Huston. Parliamo di qualcosa che Morticia Addams avrebbe indubbiamente apprezzato, ma i due personaggi comunque non potrebbero essere più diversi. Bisognerebbe adesso fare un confronto tra Chi ha paura delle streghe? e il racconto da cui è stato tratto ma temo di non averlo mai letto e so solo, per sentito dire, che il film indulge in un happy ending che nel racconto originale non c'è; inoltre, pare che solo la grande sensibilità di Jim Henson abbia convinto Dahl a non togliere il suo nome dai credits dopo che lo scrittore si era detto inorridito a causa del cattivo gusto, della volgarità e delle scene terrificanti presenti nel film (la cosa fa un po' ridere visto che il libro è assai più crudele). Personalmente, non l'ho trovato né volgare né di cattivo gusto ma è vero che Chi ha paura delle streghe? è anni luce lontano dai film moderni che trattano i ragazzini come degli imbecilli da coccolare e proteggere dalle brutture del mondo: qui, a un certo punto, viene persino dato a intendere che un bambino potrebbe morire prima della nonna nonostante la sconfitta dei malvagi, una cosa oggi impensabile. Ben vengano, dunque, film come Chi ha paura delle streghe?, così borderline ma ancora così freschi.


Del regista Nicolas Roeg ho già parlato QUI mentre Anjelica Huston (Miss Ernst/Grande strega suprema) la trovate QUA.

Rowan Atkinson interpreta Mr. Stringer. Attore inglese famosissimo per il personaggio di Mr. Bean, lo ricordo per film come Mai dire mai, Hot Shots! 2, Quattro matrimoni e un funerale, Mr. Bean - L'ultima catastrofe, Rat Race, Scooby - Doo e Johnny English; come doppiatore ha lavorato ne Il re leone e ovviamente nella serie animata Mr. Bean. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 64 anni.



L'anno prossimo dovrebbe uscire un remake di Chi ha paura delle streghe?, diretto da Robert Zemeckis, con Anne Hathaway nei panni della Grande strega suprema. Nell'attesa di scoprire come sarà, se il film vi fosse piaciuto recuperate Hocus Pocus e Ritorno a Oz. ENJOY!

mercoledì 6 novembre 2019

La famiglia Addams 2 (1993)

Finalmente. Finalmente sono riuscita a riguardare La famiglia Addams 2 (Addams Family Values), uno dei miei film preferiti di sempre, diretto nel 1993 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: la famiglia Addams si ingrandisce grazie all'arrivo del piccolo Pubert. A causa dell'odio dei due fratelli, Mercoledì e Pugsley, i genitori decidono di procurarsi una babysitter e la scelta ricade su Debbie, affascinante bionda che tuttavia mira al patrimonio dello zio Fester...


Esiste un film di cui conosco le battute a memoria? Sì, ragazzi, ed è La famiglia Addams 2. Che poteva essere una copia carbone del primo film e in parte lo è anche (il ballo, splendido, di Morticia e Gomez, la discesa nella disperazione di quest'ultimo per colpa del fratello Fester, le sequenze dedicate alle performance di Mano) ma, in realtà, racchiude due anime meravigliose che lo portano a svettare anni luce sopra l'originale. E' brutto dire che il piccolo Pubert, il nuovo nato degli Addams, è tanto carino quanto inutile, un mero escamotage per costringere gli Addams ad avere bisogno di una babysitter, ma è la verità: le cose che più contano all'interno de La famiglia Addams 2 sono il Campo Chippewa e, soprattutto, la stupefacente Debbie, esempio di come i personaggi secondari siano talmente ben scritti e caratterizzati da non temere il confronto con i titolari storici, partoriti dalla fantasia di Charles Addams. Partiamo dal campo Chippewa e lasciamo il meglio come dessert. Il campo Chippewa, con i suoi partecipanti tutti biondissimi e wasp, è l'estensione perfetta di quella recita da incubo mostrata nel primo La famiglia Addams, e rende di fatto la caustica Mercoledì una dei protagonisti più interessanti della pellicola, soprattutto quando la ragazzina è costretta a sfoderare tutte le sue arti oscure, la sua intelligenza e la perfidia per contrastare lo strapotere degli esilaranti, stupidissimi "Grangers" e dell'odiosa Amanda, reginetta del campo e futura attrice. Lo stile deliziosamente eccentrico della Famiglia Addams cozza contro l'accozzaglia di luoghi comuni e l'ipocrisia di chi è buono e bravo solo a parole ma in realtà arriva a ghettizzare chi non risponde ai canoni di perfezione imposti da un campo per ricconi, per non parlare poi della farsa tragicomica dello spettacolo a tema "Ringraziamento", pieno di inesattezze storiche e parole offensive mascherate da termini urbani, e l'applauso durante le sequenze di ribellione scatta in automatico.


E mentre Mercoledì e Pugsley hanno il loro bel da fare a riportare coi piedi per terra Gary Granger e i suoi adepti, tentando di sopravvivere al terribile "capanno dell'amicizia", lo zio Fester si innamora della folle Debbie, bionda gold digger (non a caso disseppellisce l'anello di fidanzamento di mammà) e psicopatica all'ultimo stadio. La cosa buffa è che Debbie, come direbbe Mercoledì, è solo maldestra, altrimenti sarebbe un perfetto membro della famiglia Addams, pazza e criminale com'è. Purtroppo per Fester, Debbie ha la stessa mentalità egoista ed elitaria dei partecipanti al campo Chippewa e ciò che vede degli Addams è solo un branco di mostri assurdi, NONOSTANTE l'incredibile tenerezza di un Fester che sbocconcella il pane per condividerlo con lei o si infila lunghissime carote nel naso, durante uno degli appuntamenti più belli della storia del cinema; da par suo, il povero Fester si trasforma in uno zerbino imparruccato color pastello, tra un "biscottino" e gli esilaranti tentativi della novella moglie di ucciderlo, a rischio di condannare l'intera famiglia all'annichilimento. Se dovessero puntarmi una pistola alla testa e chiedermi quale sia il ruolo migliore di Joan Cusack, da cinèfila dovrei dire Cheryl Lang (ma non vedo lo splendido Arlington Road da più di dieci anni, quindi...) ma il mio cuore palpita per Debbie, nemmeno fossi lo Zio Fester. Le smorfiette dell'attrice, i flash di rozzissima follia (ah, ma lei era una Barbie ballerina. Piena di grazia!), l'atteggiamento da first lady presidenziale e la danza al ritmo di Macho Man sono semplicemente meravigliosi e io non posso non amarla. E sì, questo alla fine non era un post normale ma solo un modo per mettere finalmente nero su bianco la mia adorazione perenne per La famiglia Addams 2, alla faccia della sciatteria degli anni '90!


Del regista Barry Sonnenfeld, che interpreta anche Mr.Glicker, ho già parlato QUI. Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Raul Julia (Gomez Addams),  Christopher Lloyd (Zio Fester), Joan Cusack (Debbie Jellinsky), Christina Ricci (Mercoledì Addams), Carol Kane (Nonna), Carel Struycken (Lurch), David Krumholtz (Joel Glicker), Dana Ivey (Margaret Addams), Peter MacNicol (Gary Granger), Christine Baranski (Becky Martin-Granger), Mercedes McNab (Amanda), Nathan Lane (poliziotto) e Cynthia Nixon (Heather) ho parlato ai rispettivi link.


Se il film vi fosse piaciuto, ovviamente, recuperate La famiglia Addams. ENJOY!


martedì 5 novembre 2019

La famiglia Addams (1991)

Complice un articolo trovato nell'infinito flusso di notizie di Facebook, che però parlava del meraviglioso sequel e dell'ancor più meravigliosa Debbie, e complice anche il fatto che, causa orari di merda, non mi è stato possibile guardare il nuovo cartone animato, mi è venuta una voglia pazzesca di rivedere La famiglia Addams (The Addams Family), diretto nel 1991 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: Lo zio Fester è scomparso da venticinque anni e gli Addams tentano da allora di contattarlo, invano. Un terzetto di malviventi approfitta della situazione e, per rubare l'immenso tesoro degli Addams, infiltra all'interno dell'ignara famigliola un uomo che somiglia terribilmente allo zio Fester...



Lo dico senza ombra di vergogna: La famiglia Addams è uno dei miei film preferiti, anche se il sequel per una volta lo supera. Non sono mai stata una spettatrice accanita del telefilm in bianco e nero, ho visto qualche episodio come tutti, quando ancora passava in TV, e ho evitato come la peste sia la serie TV moderna che quella a cartoni animati. Per me, dunque, anche se tecnicamente Fester è lo zio di Morticia (non il fratello di Gomez) e "nonna" è la madre di Gomez (non quella di Morticia), la "vera" famiglia Addams è sempre stata quella di Barry Sonnenfeld: zeppa di humour nero, terribilmente glamour, una gioia da vedere e da ascoltare, anche perché sfido chiunque a dimenticare la Mamushka o la splendida melodia che accompagna i momenti di intimità tra Gomez e Morticia, in una colonna sonora che pare scritta da Danny Elfman e invece no. E' proprio la caratterizzazione dei personaggi, resi vivi da attori mai così iconici, a fare de La famiglia Addams uno degli adattamenti migliori di un materiale già esistente da decenni, perché la trama, di per sé, è solo un pretesto per introdurre a una nuova generazione le stranezze degli Addams. Vero, per una volta i personaggi secondari sono resi alla perfezione, anche perché i villain introdotti sono la quintessenza della sfiga poraccia che solo l'ingenuità della famiglia Addams riesce a rendere mortalmente pericolosa, ma quello che davvero resta nella mente dello spettatore sono singoli microepisodi, spezzoni di dialoghi esilaranti ed esagerazioni darkissime entrate di diritto nella memoria collettiva di chi ha avuto la fortuna di guardare il film.


Allora ecco che non ci si può non innamorare dell'amore masochistico e sadico che lega Tissy a Gomez, cara mia a mon cher, lei interpretata da un'Anjelica Huston mai così bella e lunare (con quel faro perennemente piazzato in faccia e gli occhi tiratissimi), lui interpretato dall'adorato Raul Julia, un Gomez Addams perfetto e affascinante anche quando si presenta in veste di "uomo abbruttito". Non ci si può sottrarre alla simpatia di Christopher Lloyd, inguainato in un costume grasso che lo priva del collo e lo rende ancora più goffo, né si può evitare di subire il fascino di Christina Ricci, piccola ma già perfetta nei panni della gelida Mercoledì ("Sicura che siano di veri scout?") e capace di far spiccare, per contrasto, anche il ciccionissimo e stupidotto fratello Pugsley. E purtroppo è impossibile anche scrivere un post su La famiglia Addams, perché io potrei stare delle ore a scrivere di quanto Barry Sonnenfeld, al suo debutto dietro la macchina da presa, sia stato bravo a tenere in piedi una baracca che, nelle mani di Tim Burton (che avrebbe dovuto dirigere il film), sarebbe stata schiacciata dalla personalità del regista, o di quanto scenografi e costumisti si siano impegnati per offrire allo spettatore ambienti e abiti che coniugassero il rispetto per le creature di Charles Addams a un gusto moderno per l'ironia nera (ma pensate solo alle statue nel cimitero. Quanto sono belle? Senza contare i trenini di Gomez, il delirio di passaggi segreti della camera del tesoro, ecc.), ma la verità è che La famiglia Addams "nun va visto. Va vissuto". Lo trovate su Amazon Prime Video, in italiano e in lingua originale. Personalmente, stavolta ho rifiutato di vederlo in lingua originale perché per una volta l'adattamento italiano e ricco e divertente, zeppo di termini desueti, e poi è quello che ho imparato ad amare ai bei tempi in cui potevo permettermi di riguardare i film anche dieci volte di fila!


Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Christopher Lloyd (Zio Fester/Gordon Craven), Dan Hedaya (Tully Alford), Carel Struycken (Lurch), Christina Ricci (Mercoledì Addams) e Mercedes McNab (Girl Scout) ho parlato ai rispettivi link.

Barry Sonnenfeld è il regista della pellicola e compare non accreditato come il passeggero del trenino giocattolo di Gomez. Americano, ha diretto film come La famiglia Addams 2, Get Shorty, Men in Black, Wild Wild West, Men in Black II, Men in Black 3 e la serie Una serie di sfortunati eventi. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 66 anni.


Raul Julia interpreta Gomez Addams. Portoricano, lo ricordo per film come Il bacio della donna ragno, Presunto innocente, Frankenstein oltre le frontiere del tempo, La famiglia Addams 2 e Street Figher - Scontro finale. E' morto nel 1994, a 54 anni.


Elizabeth Wilson interpreta Abigail Craven (anche Dottoressa Greta Pinder-Schloss). Americana, ha partecipato a film come Notorious - l'amante perduta, Gli uccelli, Il laureato, A proposito di Henry, A Royal Weekend e a telefilm come Dark Shadows e La signora in giallo. E' morta nel 2015, a 94 anni.


Judith Malina interpreta la nonna. Tedesca, ha partecipato a film come Quel pomeriggio di un giorno da cani, Radio Days, Il segreto del mio successo, Risvegli e a telefilm come Miami Vice, E.R. Medici in prima linea e I Soprano. Anche regista e sceneggiatrice, è morta nel 2015, a 88 anni.


Dana Ivey interpreta Margaret Alford. Americana, ha partecipato a film come Explorers, Il colore viola, Mamma, ho riperso l'aereo: Mi sono smarrito a New York, La famiglia Addams 2, La lettera scarlatta, Mumford, The Help, Ocean's 8 e a serie come Sex and the City e Monk. Ha 78 anni.


Cher avrebbe voluto interpretare Morticia (sarebbe stato molto più trash ma io adoro la Huston) mentre Anthony Hopkins ha rifiutato il ruolo di Fester; un'altra candidata Morticia, Kim Basinger, ha rinunciato alla parte per impegnarsi in un altro film. Il film è tratto ovviamente dai fumetti di Charles Addams, che avevano già dato origine a due serie televisive, una negli anni '60 e una, a cartoni animati, negli anni '70. Nel 1977 è uscito poi il film TV Halloween con la famiglia Addams, mentre il film di Sonnenfeld ha dato vita a un revival che comprende il meraviglioso La famiglia Addams 2, La famiglia Addams si riunisce (film TV del 1998 dove Gomez è interpretato da Tim Curry e Morticia da Daryl Hannah) e le serie La nuova famiglia Addams e The Addams Family, quest'ultima a cartoni animati. E' uscito poi il mese scorso il cartone La famiglia Addams ma siccome a Savona lo hanno messo ad orari pancini, chissà quando lo recupererò. ENJOY!


martedì 21 maggio 2019

John Wick 3 - Parabellum (2019)

Per uscire da una settimana a dir poco devastante, non c'è nulla di meglio dello staccare il cervello e, per ottenere il migliore dei risultati, John Wick 3 - Parabellum (John Wick: Chapter 3 - Parabellum), diretto dal regista Chad Stahelski, è semplicemente perfetto.


Trama: dopo essere stato scomunicato, John Wick deve cercare di sopravvivere mentre tutti i killer del mondo gli danno la caccia.


Avevamo lasciato John Wick con una taglia di 14 milioni di dollari sulla testa, il bisogno di portare via le suole da New York il prima possibile, la perdita di tutti i privilegi legati al rispetto delle regole de La Tavola e con un cagnusso nuovo. Lo ritroviamo più o meno nelle stesse condizioni nel terzo capitolo di quella che si preannuncia una quadrilogia, nonché una delle zamarrate più sfacciate dopo Sharknado, a differenza del quale, per lo meno, John Wick mantiene un minimo di dignità a livello di regia, coreografie marziali ed interpreti. Non a livello di sceneggiatura, ci mancherebbe: in cinque non sono riusciti a tirare fuori qualcosa di sensato, ché se già i primi John Wick erano scritti sulla lista della spesa, questo sta direttamente su uno scontrino e ogni twist della trama (che a un certo punto, detto proprio onestamente, fa fare "cose" a John Wick senza un motivo plausibile, leggasi la parentesi nel deserto) è finalizzato a raggiungere un obiettivo e uno soltanto: che il protagonista dia e prenda quante più mazzate possibili, stavolta anche troppe. Qui e là, furbamente, vengono gettati i semi per un altro capitolo della saga e probabilmente anche di un prequel, perché l'unica cosa davvero furba, per quanto scorretta, del franchise, è quello di mostrare allo spettatore dei rapidissimi flash di personaggi o organizzazioni che sarebbero molto più interessanti del protagonista, se solo venissero approfonditi: è il caso della benedetta Tavola, della miriade di Hotel Continental sparsi per il mondo, dell'organizzazione gestita da Anjelica Huston, persino di Halle Berry, che compare in una delle sequenze più divertenti dell'intero film. Insomma, John Wick "affama" in particolari e, così facendo, spinge il pubblico idiota, io per prima, a volerne di più.


Ciò che non viene lesinato, come ho scritto sopra, sono le botte. Lamentavo nel capitolo secondo una certa qual ripetitività nello schema di lotta del nostro, sintetizzabile in "atterro l'avversario e poi headshot"; anche in Parabellum i nemici muoiono malissimo, vittime al 90% di headshot doppi (si fa pour parler, ovvio, ché aspettarsi la coerenza in questo genere di film non ha senso, ma a che pro finire perennemente gli avversari con colpi alla testa sparati a bruciapelo quando già il colpo al cuore/stomaco precedente dovrebbe decretarne la morte certa?), ma perlomeno ci sono interessanti scambi all'arma bianca, vengono utilizzati mordaci e velocissimi cagnolini e persino un tomo antico, veicolo della morte più esilarante dell'intero film, e nonostante alcuni combattimenti vengano tirati anche troppo per le lunghe diventando un mero sfoggio di tecnica coreografica (vedi quello con Yayan Ruhian), di sicuro la sete di sana, vecchia ultraviolenza viene soddisfatta persino a fronte di una stranissima mancanza di sangue. Certo, bisogna rendersi conto che Parabellum, forse ancor più dei suoi predecessori, è soltanto un insieme di scontri portati avanti all'interno di splendide e dettagliatissime scenografie create ad hoc per non annoiare l'occhio dello spettatore, attaccati tra loro con uno sputo di "trama" (o si parla di pretesti narrativi?), tuttavia è palese che gli attori coinvolti si siano tutti divertiti e non vedano l'ora di passare una quarta volta a battere cassa. Io, neanche a dirlo, aspetto il quarto capitolo con trepidazione, sperando che torni, anche stavolta, l'elegantissimo Ian McShane... e che venga affiancato dalla ottima Asia Kate Dillon, vera rivelazione del film!!


Del regista Chad Stahelski ho già parlato QUI. Keanu Reeves (John Wick), Halle Berry (Sofia), Ian McShane (Winston), Laurence Fishburne (Bowery King),  Mark Dacascos (Zero),  Lance Reddick (Charon), Anjelica Huston (Il direttore) e Yayan Ruhian (Shinobi 2) li trovate invece ai rispettivi link.

Said Taghmaoui interpreta l'Anziano. Francese, ha partecipato a film come L'odio, Three Kings, American Hustle - L'apparenza inganna, Wonder Woman e a serie come Lost. Ha 45 anni e un film in uscita.


Jerome Flynn, il Bronn de Il trono di spade, interpreta Berrada. Nell'attesa che StarZ dia il via alle riprese della serie Continental che, ahinoi, non vedrà la presenza di Ian McShane e di sapere se davvero nel 2021 uscirà John Wick 4, se John Wick 3 - Parabellum vi fosse piaciuto recuperate John Wick e John Wick 2. ENJOY!

domenica 12 agosto 2018

The Cleanse (2016)

Dopo averne letto QUI e QUI ho deciso di recuperare The Cleanse (conosciuto anche come The Master Cleanse), diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Bobby Miller.


Trama: Paul è un uomo sconfitto dal lavoro e dall'amore, che non riesce più a trovare un motivo per vivere. Un giorno vede in TV una pubblicità relativa ad un rifugio che porterebbe le persone a purificarsi dai pensieri negativi ed abbracciare una vita piena e decide di fare un tentativo. Ma The Cleanse, il trattamento ideato dal dottor Ken Roberts, è più complicato di quello che appare...



The Cleanse è un film delizioso e molto malinconico, imperniato su quell'insoddisfazione, spesso sconfinante nella tristezza e nella depressione, da cui tutti siamo più o meno afflitti, chi periodicamente chi in maniera cronica. E' una pellicola dotata di una metafora che più chiara non si può, che parte dalla parodia di quei programmi di purificazione probabilmente più diffusi in America che in Italia per arrivare a ragionare sulla natura del dolore e sul modo di affrontarlo. Bobby Miller pare volerci dire che il dolore, la "negatività" se vogliamo, è parte integrante di ognuno di noi; accresciuto sicuramente da elementi esterni, non è tuttavia imputabile essenzialmente ad altri oppure al destino avverso, perché è il nostro stesso carattere a dargli terreno fertile per prosperare e sconfiggerci. Proprio per questo, molte persone trovano conforto nello spleen della propria esistenza, indossando il male di vivere come una cappa forse scomoda, di cui lamentarsi spesso, tuttavia troppo rassicurante per liberarsene completamente. Accettare il cambiamento, lasciarsi alle spalle il passato, per quanto faccia male, fa meno paura rispetto al gettarsi a capofitto in un futuro privo di certezze (lavorative, sentimentali o quant'altro), quindi talvolta si preferisce rimanere frustrati, tristi ed arrabbiati per paura di minare lo status quo della propria esistenza. Questo lo fa Paul, il protagonista della pellicola, lo fa la sua compagna di sventura Maggie, lo faccio io e lo fa probabilmente la metà della popolazione mondiale, perché è la cosa più facile da fare. E Bobby Miller ci racconta questa umanissima "pigrizia" sfruttando una trama che mescola fantasia e horror, andando a creare una favola "nera" a tratti molto dolce e anche commovente, più efficace quando sfrutta questo suo aspetto sentimentale piuttosto che quando cerca di assecondare il desiderio di inquietare lo spettatore, desiderio che lascia un po' il tempo che trova e si concretizza in una sottotrama tirata per i capelli, appena abbozzata.


Veicolo fondamentale di questa metafora nonché punto forte del film sono, neanche da dirlo, i bestiolini frutto del trattamento del Dr. Roberts. Pucciosissimi animatronics che non sfigurerebbero nelle case di qualsiasi appassionato di robe disgustosette ma fondamentalmente kawaii, i mostrillini rubano giustamente la scena agli attori in carne ed ossa e si conquistano le simpatie dello spettatore il quale, nonostante immagini dopo più o meno mezz'ora come finirà la storia, non può fare a meno di affezionarsi a loro con tutte le conseguenze del caso, un po' come succede ai protagonisti. E' interessante come Bobby Miller mescoli questo sprazzo di pura fantasia e perizia tecnica ad uno stile di regia quasi "naturalistico", scevro da orpelli o rimandi pop, assai simile ad un modo di fare cinema tipico della scena indie più dimessa, se posso permettermi di usare questo termine; il cortocircuito tra regia e bestiole impreziosisce il film di un tocco di realismo che lo rende più plausibile, di conseguenza più vicino allo spettatore. Non guasta nemmeno che il protagonista sia Johnny Galecki, più valido nel ruolo di medioman simpatico e timidissimo piuttosto che in quelli di machiavellico ed inquietante professore (vedi The Ring 3), dotato di quei tic facciali che denotano perenne insicurezza e persino un po' di fastidio, per quanto speranzoso, nel forzarsi a ricercare contatti umani. Galecki, assieme all'adorabile Anjelica Huston e un altro grande caratterista come Oliver Platt, è la ciliegina sulla torta di un film piccolino ed imperfetto da "divorare" tutto d'un fiato, per divertirsi, intenerirsi... e chissà, magari anche un po' riflettere sul modo migliore per liberarci di tutte le paranoie che ci rovinano quotidianamente la vita.


Di Johnny Galecki (Paul), Kyle Gallner (Eric), Anjelica Huston (Lily) e Oliver Platt (Ken Roberts) ho già parlato ai rispettivi link.

Bobby Miller è il regista e sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, è anche produttore e attore.


Chloë Sevigny era stata scelta per il ruolo di Maggie ma ha rinunciato ed è stata sostituita da Anna Friel. Se The Cleanse vi fosse piaciuto recuperate Bad Milo!. ENJOY!


sabato 21 settembre 2013

Bill Murray Day: I Tenenbaum (2001)

Oggi è il giorno glorioso in cui si festeggia un mito della mia infanzia. Ma che dico, mito? Ammettiamolo, qui si parla tranquillamente di primo amore, dell’uomo più bello del mondo per una bimba di 8/9 anni, di un acchiappafantasmi che riusciva a conquistare la bella Dana con battute pronte e tanta faccia tosta. Sto ovviamente parlando di William James Murray, per gli amici Bill Murray, che oggi compie 63 anni e viene giustamente festeggiato dal solito gruppo di folli blogger. La scelta del film per il Bill Murray Day è caduta così su I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums), co-sceneggiato e diretto dal geniale Wes Anderson nel 2001.


Trama: i Tenenbaum sono una benestante famiglia di disadattati dove sono cresciuti tre ex-bambini prodigio. Quando il padre, Royal, annuncia di avere una malattia terminale, i membri della famiglia, pur se riluttanti, sono costretti a riunirsi…


Ormai erano passati più di dieci anni da quando avevo visto I Tenenbaum e, francamente, credo non lo avrei scelto per il Bill Murray Day se avessi ricordato che il festeggiato, povirazzo, si vede davvero poco. Nonostante questo, come al solito, il nostro spicca anche in mezzo ai geniali freaks che popolano i film di Anderson (giovane regista che lo ha eletto, per fortuna di tutti gli spettatori e fan, ad attore feticcio), e ci riesce in virtù di quella faccetta un po’ così, quell’espressione tipica dell’uomo sconfitto dalla vita ma, allo stesso tempo, talmente stralunato ed immerso nell’ennui che forse, di quello che gli accade, gli importa meno di zero. Ne I Tenenbaum Bill interpreta Raleigh St. Clair, marito “anziano” della bella e depressa Margot Tenenbaum nonché scrittore e studioso di disturbi comportamentali. Nella fattispecie, il nostro trascura palesemente la moglie (della quale è comunque innamorato) perché totalmente preso dalle stranezze di un ragazzetto daltonico, chiuso in un mondo tutto suo e dotato di un udito quasi sovraumano. Vederlo affrontare lo studio di questo mostriciattolo con piglio accademico e distaccato, lo stesso che riserva comunque ai propri problemi coniugali (Margot non lo ama, lo tradisce e fondamentalmente è una zoccola della peggior specie ma lui ci rimane male perché in anni di matrimonio non si era mai accorto che la donna fumava), risulta tragicomico e quasi disturbante, come d'altronde tutto il resto della pellicola e dei personaggi che descrive.


I Tenenbaum infatti, oltre a contenere un abbozzo di quello che poi verrà sviluppato nel delizioso Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore (vedi appunto la fuga dei due ragazzini raccontata all’inizio), è forse il film di Anderson dove lo spettatore riesce maggiormente ad empatizzare per gli strani protagonisti e a provare pena per il triste destino che si sono creati con le loro mani. Il mondo della famiglia Tenenbaum è un universo a sé stante che cozza costantemente contro la realtà che circonda i membri della "tribù"; la gente che guarda da fuori la loro vita vede o un branco di pazzoidi da evitare/ incanalare in binari più comprensibili oppure degli eccentrici ricconi da invidiare e solo il personaggio interpretato da Danny Glover cerca, per amore, di comprendere ed accettare tutti i problemi, le stranezze e le fisime dei Tenenbaum e dei loro amici più stretti. Privati delle loro eccentricità, i membri della famiglia del titolo non sono altro che persone disilluse, egoiste, tristi e disagiate, un'accozzaglia di individui incapaci di parlarsi o di capirsi che, paradossalmente, incominceranno il cammino verso la "normalità" proprio a partire da una tragedia... o presunta tale. Al di là della storia, comunque gradevolissima e persino nominata all'Oscar per la miglior sceneggiatura, è però lo stile di Anderson ad essere meraviglioso ed inconfondibile: la storia viene suddivisa in capitoli come se fosse un libro e ognuno di essi è introdotto dal suo corrispettivo cartaceo, ogni personaggio, soprattutto i tre figli, indossano delle mise che riescono sia a caratterizzarli che ad essere stilosissime, il regista introduce qua e là dei tocchi surreali e ipnotizza lo spettatore con una colonna sonora strepitosa e gli attori assecondano in modo perfetto (soprattutto Gene Hackman e Ben Stiller) l'atmosfera vintage e nevrotica della pellicola. In due parole, un capolavoro e un'altra prestigiosa tacca nella filmografia del festeggiato... che è spesso stato ospite graditissimo del Bollalmanacco!


Ghostbusters - Acchiappafantasmi (1984), per la prima volta nei panni di Peter Wenkman, ideale capo carismatico (e cialtrone) del folle gruppetto di acchiappafantasmi!

La piccola bottega degli orrori (1986): sotto le grinfie di un ispirato Steve Martin nei panni del dentista sadico arriva nientemeno che un paziente masochista!!

Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II (1989) il ritorno di Peter Wenkman, sempre più affascinante!

Ed Wood (1994) dove Murray interpreta un gaYo collaboratore del regista peggiore del mondo.

Benvenuti a Zombieland (2009): meritato cameo nei panni di se stesso, anche se c'è gente che ANCORA non conosce Bill Murray!!

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (2012) dove interpreta un marito e padre ormai sconfitto dalla vita e dalla noia...

A Royal Weekend (2012) dove interpreta nientemeno che Roosevelt, in una performance forse un po' sottotono ma comunque sempre valida!

Ed ecco ora l'elenco degli altri blogger che festeggiano oggi il Bill Murray Day:

Cooking Movies
Director's Cult
Ho voglia di cinema
In Central Perk
Montecristo
Pensieri Cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny 2.0
White Russian

martedì 10 luglio 2012

50 e 50 (2011)

Mi accade fin troppo spesso, complice la pessima distribuzione italiana o l’assenza di amici desiderosi di immolarsi, di perdere i pochi bei film che approdano nelle nostre sale cinematografiche. Per fortuna esiste l’opzione recupero, però, e in questi giorni sono riuscita a guardare il bellissimo 50 e 50 (50/50) diretto nel 2011 dal regista Jonathan Levine.


Trama: Adam è un ragazzo come tanti altri, ha un lavoro, un migliore amico completamente folle, una ragazza che lo ama e una famiglia. Un giorno scopre di avere una forma avanzata e gravissima di cancro, che gli offre solo il 50% di possibilità di sopravvivere…


Di solito evito i film che parlano di cancro o altre malattie più o meno gravi, perché sono molto ipocondriaca e mi basta sentire parlare di qualcosa per cominciare ad avvertire sintomi simili e vivere con l’ansia per almeno un mese, però questa volta ho fatto un’eccezione perché adoro Joseph Gordon – Levitt e perché di questo 50 e 50 avevo sentito parlare molto bene. Ora, ovviamente, avverto un leggero mal di schiena (cosa ci posso fare..? -.-), ma sono anche contenta di avere visto un film bellissimo, divertente e toccante allo stesso tempo. Il rischio di questo genere di pellicole, infatti, è quello di essere o dei drammoni insopportabili totalmente incentrati sul dolore e sul calvario del malato e dei suoi cari, oppure delle supercazzole superficiali e assolutamente inverosimili, mentre 50 e 50 riesce a trovare un miracoloso equilibrio tra questi due estremi.


La storia di Adam, basata su fatti purtroppo realmente accaduti, viene narrata attraverso un registro sicuramente “leggero” ma anche molto naturale, realistico, e alterna momenti di puro divertimento ad altri di sincera commozione. Si potrebbe dire che 50 e 50 è un film dolceamaro come la vita stessa, fatto di speranze e delusioni, piccole vittorie e grandi sconfitte, personaggi semplici ma dal cuore grande e altri purtroppo banalmente abietti nella loro bassa superficialità; lo sceneggiatore Will Reiser, che si è basato sulla propria esperienza personale per scrivere il film (ha scoperto di avere un cancro ed è stato proprio Seth Rogen ad aiutarlo a superare il dramma), non ci dipinge il cancro come una passeggiata, anzi, ma sceglie di concentrarsi di più sull’aspetto umano della malattia, sul modo in cui Adam e chi lo circonda riescono ad affrontarla o a soccombere alla sua gravità. 50 e 50 non ci mostra quindi “supereroi” o professoroni illuminati, ma esseri umani impacciati, impreparati ad affrontare una cosa devastante come il cancro, problematici e spesso egoisti, talmente vicini alla nostra natura che arriviamo ad affezionarci a loro senza nemmeno rendercene conto.


Le performance degli attori, accompagnate da una colonna sonora molto bella e per nulla “invasiva”,  sono molto naturali e quasi mai sopra le righe: Joseph Gordon – Levitt offre un’interpretazione misurata, che incarna tutta la dignità, la paura, l’insicurezza di un ragazzo troppo giovane per avere il destino ormai segnato da una malattia incurabile, Bryce Dallas Howard si trova ormai estremamente a suo agio nei ruoli di algida stronza®, Anna Kendrick infine è la sua degna controparte, una giovanissima ed impacciata dottoressa che segue alla lettera il protocollo quando deve trattare con i suoi difficili pazienti. Ma il personaggio forse più sfaccettato e sicuramente di maggior impatto è Kyle, interpretato con maestria dal vulcanico Seth Rogen, perché è la fedelissima rappresentazione dell’amico coglione (e scusate il francese), apparentemente superficiale e anche profittatore, ma sicuramente instancabile ed insostituibile, l’unico che non smette di trattare Adam come una persona normale neppure per un istante e gli sta accanto fino alla fine; la faccia da babbalone dell’attore e il suo comico, meraviglioso vocione, offrono allo spettatore i momenti più esilaranti dell’intera pellicola e riescono a sdrammatizzare situazioni delicate come il momento in cui Adam decide di rasarsi a zero, il confronto con Rachael o l’operazione finale. Anche per questo motivo, 50 e 50 è un film che andrebbe assolutamente guardato soprattutto in lingua originale, perché da quando ho visto Paul non riesco assolutamente ad immaginarmi un degno doppiaggio italiano per Seth Rogen. Se non siete “anglofoni”, comunque, non preoccupatevi: l’importante è che riusciate a procurarvi e a guardare questa carinissima, divertente e commovente pellicola.


Di Joseph Gordon – Levitt (Adam), Seth Rogen (Kyle), Bryce Dallas Howard (Rachael) e Matt Frewer (Mitch) ho già parlato nei rispettivi link.

Jonathan Levine è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come All the Boys Love Mandy Lane e Fa la cosa sbagliata. Anche sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.


Anna Kendrick interpreta Katherine. Americana, ha partecipato a film come Twilight (con tutti i suoi seguiti) e Scott Pilgrim vs. the World, inoltre ha doppiato un episodio de I griffin. Ha 27 anni e sei film in uscita.


Anjelica Huston interpreta la madre di Adam, Diane. Sicuramente una delle mie attrici preferite, la ricordo per film come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il postino suona sempre due volte, L’onore dei Prizzi (film che le è valso l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Chi ha paura delle streghe?, La famiglia Addams, La famiglia Addams 2, Tre giorni per la verità, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Il treno per il Darjeeling; ha partecipato ad alcuni episodi della serie Medium e ne ha doppiato altri di American Dad!. Anche regista e produttrice, ha 61 anni.


Philip Baker Hall interpreta Alan. Americano, lo ricordo per film come Ghostbusters II, Il bacio della morte, The Rock, Air Force One, Boogie Nights – L’altra Hollywood, The Truman Show, Nemico Pubblico, Psycho, Magnolia, Il talento di Mr. Ripley, Una settimana da Dio, Amityville Horror, Zodiac e serie come MASH, Miami Vice, Casa Keaton, La signora in giallo e Millenium. Ha 81 anni e tre film in uscita.


James McAvoy avrebbe dovuto interpretare Adam, ma ha dovuto rinunciare poco prima delle riprese. E’ stato proprio Seth Rogen a proporre Joseph Gordon – Levitt come sostituto, e devo dire che ho preferito quest’opzione alla prima! Detto questo… ENJOY!

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