domenica 18 novembre 2012

American Beauty (1999)

Oggi mi accingerò a recensire un capolavoro. Con questo pensiero fisso in mente, che mi rende parecchio nervosa, vi chiedo di essere indulgenti, perché per recensire un capolavoro servirebbe un critico cinematografico della Madonna, non una "non - competente amante della settima arte". Cercherò però di compensare la non - competenza con l'amore, perché American Beauty, diretto nel 1999 da Sam Mendes, è stato forse il mio ultimo, vero colpo di fulmine cinefilo. E non me ne voglia Quentin.


Trama: Lester Burnham, un quarantenne costretto a un'esistenza che non gli da più alcuna soddisfazione, decide di cambiare radicalmente la sua vita quando si infatua di Angela, la bionda amica della figlia teenager...


Nel gennaio del 2000, grazie all'ormai proverbiale ritardo della mia migliore amica, siamo entrate in sala a vedere American Beauty a film già iniziato. Pochi minuti persi, nulla di trascendentale, ma sufficienti per cambiare radicalmente la prospettiva di visione e farci arrivare impreparate allo scioccante finale, che lo sceneggiatore Alan Ball, ricorrendo ad un escamotage già utilizzato 50 anni prima in un altro capolavoro cinematografico, aveva anticipato attraverso la voce narrante di Lester già in quei primi minuti. A differenza quindi del, credo, 98% degli spettatori che dal '99 hanno visto American Beauty, io ho avuto l'occasione di guardare due film diversi e di reinnamorami una seconda volta. Sì perché per quanto sicuramente costruito a tavolino, furbo, colmo di immagini talmente emblematiche da aver fatto scuola e da esser diventate persino parodia, American Beauty rimane uno dei miei film preferiti in assoluto, uno dei pochi in grado di divertirmi, sconvolgermi, commuovermi e anche farmi riflettere sulla mia vita e quella di chi mi circonda. Seguendo il consiglio del poster originale, "... look closer", ovvero guarda da vicino, andiamo a scoprire cosa nasconde davvero questa bellezza americana.


Guardando il film, come spettatori siamo influenzati dal punto di vista di Lester, protagonista e narratore. Un uomo fondamentalmente egoista e in piena crisi di mezza età, insoddisfatto della vita, del lavoro, della famiglia, colto da un'incredibile nostalgia per un passato che, da una distanza di sicurezza, gli sembra essere stato tutto rose e fiori. Superficialmente, vediamo solo quel che vede lui: una figlia adolescente che lo considera un perfetto idiota e una moglie che mette al primo posto l'apparenza, un'arida e fredda donna in carriera la cui unica preoccupazione è curare le sue splendide rose. Non è un caso quindi se in sensi ormai sopiti di Lester, novello Humbert Humbert, si risvegliano in un tripudio di petali di rose rosse con l'apparizione di Angela, perché nella disperazione dell'uomo la ragazzina arriva ad incarnare tutto quello che la moglie e la vita non possono più dargli, una promessa di "verità", innocenza, libertà, sesso e giovinezza. Tuttavia, per quanto possa starci simpatico Lester, per quanto indubbiamente, fino alla fine, tiferemo per lui, non possiamo chiudere gli occhi davanti a tutto ciò che si nasconde sotto la finta bellezza americana: Carolyn non è incarna la perfezione che vorrebbe mostrare agli altri, è vero, ma non è neppure una strega cattiva, piuttosto è una donna che si è sentita schiacciare dal peso di una responsabilità che probabilmente il marito ha rifiutato di assumersi da tempo, fino ad arrivare a provare solo disprezzo per lui; Jane e Angela sono due ragazzine insicure, ognuna a modo suo, e la seconda fa ancora più pena perché schiava della sua bellezza esteriore e di quello che gli uomini si aspettano da lei. Di Lester, quindi, non possiamo fidarci perché anche il suo punto di vista è condizionato da convinzioni e sterotipi. Ecco quindi che arriva in nostro soccorso il giovane Ricky, bollato come strano, drogato, maniaco e pazzo proprio perché impossibile da collocare all'interno di questo quadro di apparente perfezione americana.


L'occhio di Ricky è l'occhio del regista e dello sceneggiatore, è il ragazzo in grado di trovare la bellezza e la poesia nella danza di una borsa di plastica cullata dal vento, nell'occhio di chi muore, nel fisico sgraziato di una ragazzina insicura. E' l'unico personaggio in grado di superare lo schermo della bellezza americana, di capire il marciume che si nasconde sotto di essa, di affrontare la società che lo circonda e sfruttarne i meccanismi per non farsi schiacciare e prosperare, ed è in grado di farlo perché il padre è la quintessenza della stupidità USA, un ex marine maniaco della disciplina, omofobo, represso e di conseguenza violento, affiancato da una moglie perfetta perché malata e consapevole solo del proprio ruolo di casalinga. Sono le parole disincantate e sincere di Ricky a scuotere la vita di Lester, Angela e Jane ma solo quest'ultima trova in esse la forza di migliorarsi (notate come, a inizio film, il viso della ragazza è molto truccato mentre verso la fine diventa acqua e sapone, mentre Angela segue un percorso inverso), mentre Lester le travisa, usandole per nascondersi da un'esistenza odiosa e tornare ragazzino fino a giungere all'inevitabile, tragico e commovente finale, in cui riuscirà finalmente a capirne il senso reale. La sequenza e le parole che chiudono il film sono un incredibile, toccante alternarsi di emozioni fin troppo condivisibili, come speranza, gioia, nostalgia, rimpianto e amore, talmente universali da risultare efficaci sia che si guardi il film a 18 anni sia a 31.


A rendere ancora più valida la perfetta sceneggiatura di American Beauty, giustamente premiata con l'Oscar, concorrono una regia classica e al contempo innovativa (saranno anche diventate di maniera, ma quella pioggia di rose, il ralenti del tocco di Angela, la porta color rosso sangue sotto la pioggia notturna, il sacchetto che danza nel vento sono immagini che mi mettono i brividi ogni volta), una colonna sonora delicata e in grado di rendere indimenticabile ogni sequenza del film e, soprattutto, degli attori a dir poco in stato di grazia. Kevin Spacey è immenso, riesce ad essere contemporaneamente sfigato, leppego, affascinante e simpatico, un medioman dallo sguardo magnetico, uno spirito ribelle sconfitto dalla vita; Annette Bening, con le sue mise da donna in carriera e la pettinatura sempre impeccabile, incarna alla perfezione la fragilità e le nevrosi del personaggio, pronto ad esplodere senza preavviso in un pianto a dirotto o in un terribile, sconfortante grido di sconfitta e umiliazione; Chris Cooper è in grado di rendere umano e commovente il personaggio più odioso e stereotipato dell'intera pellicola, gli bastano un gesto trattenuto e uno sguardo per diventare indimenticabile; infine, Thora Birch, Mena Suvari e Wes Bentley (tre attori che all'epoca pensavamo destinati - erroneamente - a grandissime cose e chissà quale memorabile carriera da tanto le loro performance sono perfette) interpretano, ognuno a modo loro, tre adolescenti assolutamente credibili, tanto che ad ognuno di loro avremmo potuto dare o il nostro nome o quello di qualcuno che conoscevamo.


Ok, mi sono resa conto di aver scritto davvero troppo e molto probabilmente anche a sproposito, ma quando un film mi prende troppo non mi fermo più. Scorrendo i commenti del post dove avevo già brevemente accennato l'argomento American Beauty, mi sono accorta che dove io ho visto un capolavoro, alcune persone hanno visto un film tra i più sopravvalutati. Torno quindi a chiedervi indulgenza e anche, se non l'avete mai guardata, di dare una chance a questa splendida pellicola, in grado di comunicare veramente molto sotto la patina di "glamour" che ha acquisito nel corso degli anni. D'altronde, non bisogna mai fermarsi all'apparenza ma si deve guardare sempre da vicino. Fatelo, non ve ne pentirete.


Di Kevin Spacey (Lester Burnham, ruolo che gli ha fruttato l'Oscar come miglior attore protagonista e per il quale si era pensato anche a Jeff Daniels, Tom Hanks e Chevy Chase), Thora Birch (Jane Burnham), Wes Bentley (Ricky Fitts, ruolo per cui si era presentato al provino anche Jake Gyllenhaal), Chris Cooper (Colonnello Frank Fitts) ed Allison Janney (Barbara Fitts) ho già parlato ai rispettivi link.

Sam Mendes (vero nome Samuel Alexander Mendes) è il regista premio Oscar della pellicola. Inglese, ha diretto film come Era mio padre, Jarhead, Revolutionary Road e il recentissimo Skyfall. Anche produttore, ha 47 anni.


Annette Bening interpreta Carolyn Burnham, ruolo che le è valso la nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista. Americana, sposata con l'attore Warren Beatty, la ricordo per film come A proposito di Henry, Il presidente - Una storia d'amore, Bugsy, Mars Attacks!, Attacco al potere e In Dreams, inoltre ha partecipato a un episodio di Miami Vice. Ha anni e tre film in uscita.


Mena Suvari interpreta Angela. Americana, la ricordo per film come Carrie 2, American Pie, American School, American Pie 2, D'Artagnan, Day of the Dead e American Pie: Ancora insieme, inoltre ha partecipato alle serie E.R. - Medici in prima linea, Six Feet Under e American Horror Story. Ha 33 anni e un film in uscita.


E ora, qualche curiosità. Oltre ai già citati Oscar per la miglior sceneggiatura, la miglior regia (e pensare che Terry Gilliam ha rifiutato di dirigere il film) e il miglior attore protagonista, nel 2000 American Beauty si è portato a casa anche quelli per il miglior film e la miglior fotografia, mentre la Bening è stata battuta da Hilary Swank per la sua interpretazione in Boys Don't Cry. A proposito di fanciulle, Jessica Biel avrebbe dovuto interpretare Jane ma, grazie da Dio, era impegnata sul set di Settimo cielo e ha dovuto rinunciare, mentre per il ruolo di Angela erano state contattate Kirsten Dunst, Sarah Michelle Gellar Brittany Murphy e Katie Holmes, che hanno rifiutato, mentre l'unica povera sfigata che si è buttata nel provino, Tiffani Amber Thiessen (ma dai, quella di Bayside School!! XD), è stata scartata. Parlando di cose scartate, e NON ANDATE AVANTI SE NON VOLETE SPOILER, una delle versioni iniziali dello script prevedeva che Jane e Ricky venissero accusati da Angela e processati per l'omicidio di Lester a causa del video (fornito alle autorità proprio dal vero assassino, il padre di Ricky) nel quale lei chiede al ragazzo di uccidere suo padre per 3000 dollari, ripresa che si interrompe un attimo prima che lei dichiari di scherzare; in altre versioni, invece, si parla dell'amante gay del colonnello Fitts in Vietnam, della moglie che nasconde i vestiti sporchi di sangue del marito dopo l'omicidio di Lester, di quest'ultimo che arriva davvero a fare sesso con Angela invece di fermarsi, di Carolyn che sposa Buddy Cane e di Angela che raggiunge il successo come modella e attrice. FINE SPOILER.
Del film esiste una sorta di remake ungherese del 2003 dal titolo Hungarian Beauty (Magyar Szépség) e questo potrebbe essere il trailer, ma non conoscendo l'ungherese non posso esserne certa. Siccome però la qualità mi sembra a dir poco orrenda, se American Beauty vi fosse piaciuto non vi consiglierei di cercare questo dubbio remake, bensì titoli come Tempesta di ghiaccio e La guerra dei Roses. ENJOY!





19 commenti:

  1. Beh, cara, qui siamo oltre il cinema. Ho adorato questo film perché da qualsiasi parte lo guardi (dramma, commedia, horror, satira, etc) va sempre bene. Una delle ultime pietre miliari del cinema ollivudiano!!

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    1. Non posso che condividere ogni tua parola!

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  2. quoto tutto. <3 solo una cosa: fortunatamente non ho mai incontrato chi crede che questo filmone (perché è un filmone) sia sopravvalutato. sono contenta di sapere, lo scopro da te, che il regista abbia scelto per il finale giusto.
    ps: tempesta di ghiaccio è quello in cui eljiah wood muore folgorato da un cavo dell'elettricità condotto dal ghiaccio? non riesco a trovare quel film e non ricordo come si intitoli.

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    1. A me invece è successo ma ciò contribuisce non già a diminuire, bensì ad aumentare il mio amore per American Beauty.
      E Tempesta di ghiaccio è proprio quello con Elijah Wood, sì.

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  3. Sam Mendes è uno dei miei registi preferiti e questa frase fa capire cosa penso di "American beauty", non credo serva scrivere altro se non che sono d'accordo con il tuo post.

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    1. Sam Mendes effettivamente è uno dei registi migliori in circolazione!!

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  4. Oddio cara, non volermene, ma per me è uno dei film più brutti che abbia mai visto, l'ho letteralmente odiato!
    però anche io già all'epoca avevo pensato le stesse cose sulla moglie e avevo molto apprezzato i personaggi di Jane e Ricky. forse perchè in qualche modo (avevo più o meno la loro età) li sentivo vicini a me.

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    1. Ahaha non te ne voglio no, ci mancherebbe :P
      Posso chiederti però come mai lo hai odiato?

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    2. non mi è piaciuto perchè mi ha trasmesso uan sensazione di angoscia, vuoto e incomunicabilità troppo opprimenti.

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    3. E' incredibile che il protagonista non si sia suicidato dopo la prima mezz'ora, ed è incredibile che sia morto solo lui!

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    4. Hmm sarà che in questo periodo vedo tutto nero, ma purtroppo credo che parecchie persone vivano come i protagonisti del film, l'incomunicabilità è un (dis)valore della società moderna d'altronde. E anche l'incredibile senso di solitudine. Eppure la gente cerca di non suicidarsi e di sopportare o trovare altri sfoghi, come il povero Lester.
      Comunque adesso ho capito perché American Beauty non ti è piaciuto ^_^

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  5. Uno dei pochi, anzi l'unico, film che al cinema mi fece addormentare. Probabilmente ero stanco all'inverosimile. Poi non l'ho più rivisto.

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    1. No dai allora riguardalo, per piacere!! ç__ç

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  6. Credo sia uno dei primi film che mi ha fatto davvero amare il cinema, cosa che poi mi ha portato ad approfondire e ricercare per trovare altre pellicole che mi piacessero altrettanto. Nel 1999 era un perfetto quadro della società di quegli anni, oggi la cosa che più si avvicina credo sia Cosmopolis (mettilo in lista da vedere se non l'hai già fatto, a discapito di ogni eventuale antipatia per l'attore protagonista. Merita, davvero, imho)

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    1. Cosmopolis prima o poi lo guarderò, visto che il regista è Cronenberg.
      Comunque della realtà di Amercan Beauty ritrovo parecchio nella società che ci circonda ancora oggi...

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  7. Non è bruttarello, non è (più) da Top 100, ha una colonna sonora con i contro, ma quel finale/inizio non mi ha lasciato per niente sorpreso. La fotografia, le scenografie sono veramente da Oscar, mentre ricorderò due o tre momenti, da portare sempre con me: la faccia irritata di Annette, la faccia beona di Lester in diversi momenti, e Mena Suvari.

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    1. Ah, io ho adorato ogni singolo fotogramma di film!
      Nella top 100 ci rientrerà sempre, almeno per me *-*

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  8. Un must per cinefili e non.
    Un film che adoro e ovviamente rientra nella mia collezione.
    Indimenticabili Kevin Spacey e Thora Birch.

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