mercoledì 23 dicembre 2015
Gone (2012)
Trama: Jill soffre di turbe psichiche da quando è stata rapita ed è riuscita a sfuggire al suo aguzzino, inoltre la polizia non le crede perché non sono mai riusciti a trovare il rapitore o il luogo dove la ragazza è stata tenuta prigioniera. Quando la sorella scompare misteriosamente, Jill si convince che il rapitore sia tornato...
Da quando il binomio thriller e Wes Bentley sono diventati sinonimo di fregatura certa? Per carità, non che il povero Wes (che mi sta dando tante soddisfazioni in American Horror Story Hotel) si veda per più di 10 minuti in questo Gone, però dopo il film di Heitor Dhalia e Final Girl ci penserò molto bene prima di dargli un'altra chance in tal senso. Gone è veramente un film medio, anzi mediocre, una rottura di palle che si trascina per un'ora e mezza, con personaggi tra l'antipatico e l'idiota nonché una gestione della suspance praticamente inesistente; tolto un vago senso di curiosità riguardo all'esistenza o meno del presunto rapitore, non c'è mai stato un momento durante la visione in cui mi sia ritrovata partecipe della vicenda di Jill, sciapa biondina dai grandi occhioni e dalla testa di cocco. La trama della pellicola verte essenzialmente sullo scontro tra la protagonista e gli scazzatissimi poliziotti di Portland i quali, terrorizzati dall'idea di setacciare palmo a palmo un parco nazionale, preferiscono convincersi che Jill si sia inventata un rapimento per calamitare su di sé l'attenzione dopo la morte dei genitori piuttosto che aiutarla con le indagini. Il progressivo astio della polizia nei confronti della protagonista si traduce nella trasformazione della giovane da vittima in cerca di aiuto a pericolo pubblico numero uno e in parallelo alla disperata ricerca del rapitore da parte di Jill comincia anche una caccia alla "donna" da parte di sbirri ed investigatori da operetta. Le indagini della protagonista, di una faciloneria talmente estrema da farmi sospettare che Portland sia grossa quanto Ellera (SV), non danno adito al minimo dubbio che il film finirà a tarallucci e vino ma sinceramente non mi aspettavo delle risoluzioni così avulse da ogni legge o senso civico: va bene che gli USA hanno un concetto di "possesso d'arma da fuoco" e diritti del cittadino un po' diverso dal nostro ma il finale di Gone pare davvero la Casa delle Libertà, dove ognuno fa quel Razzo che gli pare.
Non che la realizzazione di Gone sia meglio della trama, ovviamente. Il povero Heitor Dhalia, immigrato brazileiro in terra americana, si è visto strappare di mano il progetto ed è stato relegato al ruolo di servo della produzione, al punto che non è nemmeno riuscito a parlare con gli attori prima di cominciare a girare, per dire; non avendo visto nessuno dei film da lui realizzati prima o dopo non so dire quindi se la saudade causatami dalla regia piattissima sia da attribuire alle sua scarse capacità dietro la macchina da presa oppure dal suo comprensibile scazzo. Gli attori non se la cavano meglio, ahimé. Amanda Seyfried è irritante e loffia, il peso di un film così risibile la schiaccia a tal punto che la biondina, solitamente presenza a me gradita, non riesce a risollevarlo nemmeno per un istante e soprattutto le manca l'ambiguità sufficiente ad instillare il dubbio nella mente dello spettatore. Stenderei un velo pietoso anche sui comprimari, che vanno dall'inutile (la sorella, l'amico senza palle, i vari soggetti interrogati durante le indagini e lo stesso rapitore, favoloso nella sua inconsistenza) al dannoso (gente come Wes Bentley e Jennifer Carpenter messi lì probabilmente solo per fare da specchietto per le allodole e attirare i loro fan) e contribuiscono a rendere ancora più anonimo e dimenticabile un film che già nasceva sotto una cattiva stella. Basta, tra i buoni propositi per l'anno nuovo ci sarà sicuramente quello di non guardare più thriller a scatola chiusa: voi se volete evitare di sprecare tempo prezioso continuate a leggere il Bollalmanacco invece!
Di Amanda Seyfried (Jill), Sebastian Stan (Billy) e Wes Bentley (Peter Hood) ho già parlato ai rispettivi link.
Heitor Dhalia è il regista della pellicola. Brasiliano, ha diretto film che non conosco come O cheiro do Ralo e À Deriva. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 40 anni.
Jennifer Carpenter interpreta Sharon Ames. Americana, la ricordo per film come The Exorcism of Emily Rose, Quarantena e per la serie Dexter. Anche produttrice, ha 36 anni.
Se Gone vi fosse piaciuto recuperate la trilogia di Taken e The Vanishing - Scomparsa. ENJOY!
venerdì 23 ottobre 2015
Final Girl (2015)
Trama: la giovane e bionda Veronica si ritrova sola in un bosco con quattro ragazzi che vogliono cacciarla e ucciderla. Ma le cose non sono quelle che sembrano...
Cosa diamine ho visto? Questa è la domanda che mi turbinava nella mente durante i pretenziosi e fuorvianti titoli di coda di Final Girl, titolo che non vi sto a spiegare perché l'hanno già fatto tutti i blog che si sono sbattuti a recensire questo filmucolo. In soldoni, trattasi di thriller-horror con un bassissimo bodycount, zero splatter e pochissimo coinvolgimento emotivo, una sorta di wannabe Nikita dove la protagonista viene cresciuta come una killer da un Wes Bentley stranamente mollo e svogliato che si limita a farle da papà ed istruttore mentre lei, poverella, ne è innamorata persa. La pellicola, che come idea base, per quanto già stravista, non sarebbe neppure male, parte svantaggiata proprio in virtù dei presupposti di questa trama: pretendere che lo spettatore si beva l'esistenza di una killer paffutella e tenerosa come Abigail Breslin (non sexy né tantomeno minacciosa, ahilei) è già ai limiti del surreale ma se la cosa finisse qui ci si potrebbe ancora passare sopra. Il problema è che davanti alle immagini patinate e forzatamente "oniriche" del fotografo riciclatosi regista Tyler Shields non si prova assolutamente nulla, se non un vago senso di tedio. Non c'è modo di parteggiare per la protagonista, vuota e morbidosa macchinetta per uccidere che si pone qualche domanda ma in generale segue i voleri di Bentley senza troppe remore e, ancor peggio, gli sceneggiatori non danno modo allo spettatore di empatizzare con quest'ultimo a causa di caratteristiche psicologiche appena abbozzate e zeppe di cliché. Certo, è vero che la trama prevede l'uccisione di un branco di ragazzotti viziati che amano passare il tempo trucidando ragazze indifese ma, siamo seri: se è vero che le ragazze in questione accettano di andare nel bosco con quattro sconosciuti vestiti come Il Volo meritano di fare la peggiore delle fini. E poi, parliamo un attimo di come vengono uccisi i quattro dementi.
Abigail Breslin, come si vede nei flashback, viene addestrata da Bentley ad essere una killer fredda e spietata, mi sarei quindi aspettata come minimo un bagno di sangue. Invece la furba Abigail preferisce drogare le sue vittime e farle scontrare con delle "visioni" prima di subentrare e ucciderli nei modi più noiosi e perplimenti che vi possano venire in mente. Il primo, tanto quanto, si becca un'accetta nel petto, un altro potrebbe venire ammazzato a colpi di mazza da baseball (l'arma d'ordinanza del ragazzo, ottimo contrappasso) ma Abigail si dimentica di averla in mano e ricorre ad una pietra, il terzo viene semplicemente strangolato nonostante la protagonista abbia palesemente la forza di un bradipo morto. Non vi dico la fine dell'ultimo, ridicolo lui e ridicolo il metodo scelto per farlo fuori. E tuttavia, se Final Girl fosse stato immerso in un'atmosfera malata e disagevole forse avrebbe anche potuto essere divertente. Purtroppo Tyler Shields ha voluto fare il fighètto e allo spettatore è stata propinata l'ennesima, patinata storia di noia alto-borghese, con i ragazzotti che si comportano come dei lord inglesi a caccia di volpi e dove tutti sono conciati manco dovessero andare al ballo di fine anno o alla notte degli Oscar. Quando dico che i quattro killer sembrano Il Volo, non lo dico tanto per: questi per uscire di casa la sera, in una cittadina talmente morta che al confronto Desperation è Las Vegas, indossano tuxedo e farfallino, mentre le ragazze hanno tutte degli abiti da prom anche solo per andare a bersi il frappé nel tipico, squallido diner americano. Come scelta stilistica non poteva davvero essere peggiore ma d'altronde l'intero film è una bufala ammorbante quindi il regista avrà pensato "perché no?". Voi non fate come me e come lui, state alla larga da questa monnezza profumata di Chanel.
Di Abigail Breslin (Veronica) e Wes Bentley (William) ho già parlato ai rispettivi link.
Tyler Shields è il regista della pellicola. Americano, conosciuto soprattutto come fotografo, è al suo primo lungometraggio. Anche attore e sceneggiatore, ha 33 anni e un film in uscita.
Cameron Bright (vero nome Cameron Douglas Crigger) interpreta Shane. Canadese, ha partecipato a film come The Butterfly Effect, Godsend, Birth - Io sono Sean, X-Men - Conflitto finale, Juno, Twilight (dal secondo film in poi) e a serie come Dark Angel e The 4400. Ha 22 anni.
Alexander Ludwig interpreta Jameson. Canadese, ha partecipato a film come Hunger Games, Un weekend da bamboccioni 2 e a serie come Vikings. Ha 23 anni.
Se Final Girl vi fosse piaciuto recuperate la serie Scream, You're Next e Kristy. ENJOY!
martedì 11 novembre 2014
Interstellar (2014)
Trama: la Terra è flagellata da tempeste di sabbia e da una piaga che sta a poco a poco distruggendo tutte le colture. Alcuni scienziati della NASA, scoperta la presenza di un wormhole vicino a Saturno, decidono di mandare degli astronauti a recuperare altri scienziati partiti per esplorare galassie lontane ed eventuali pianeti abitabili...
Tagliamo la testa al toro? Interstellar mi è piaciuto. Su questo non ci piove. Ho apprezzato il mastodontico lavoro di Nolan, un trionfale mix di regia, montaggio ed effetti speciali in grado di trasportarci su pianeti sconosciuti uno più mozzafiato dell'altro, solleticando la memoria cinefila con omaggi a Kubrick e ghiacciandoci letteralmente il sangue nelle vene davanti alla desolazione dello spazio e dell'ignoto. Ho ovviamente amato il gigantesco cast messo assieme dal regista, per svariati motivi: Matthew McConaughey è un eroe riluttante, "grezzo" e molto umano nel suo desiderio di riabbracciare i figli anche a rischio di sacrificare il futuro della razza umana, Anne Hathaway ha dalla sua una fragilità incredibile e, allo stesso tempo, una forza d'animo fuori dal comune, Jessica Chastain ha la fortuna di interpretare il personaggio più accattivante della pellicola, John Lithgow si vede poco (maledetto Nolan!!) ma è sempre adorabile, come del resto lo è la piccola Mackenzie Foy. La storia mi ha appassionata, o meglio, mi ha appassionata il "cuore" della sceneggiatura. L'idea di una Terra condannata ed afflitta da una piaga, condotta per mano verso la salvezza da una novella Mother Abigail (i riferimenti a L'ombra dello Scorpione non sono pochi) verso la quale puntano dei "segni" e attorno alla quale si riuniscono, inconsapevolmente, tante vite umane, è affascinante quanto il triste destino che attende chi si scontra con la relatività del tempo e quanto le scelte compiute per amore, una forza potentissima in grado di superare le barriere dello spazio e del tempo. Tanti aspetti positivi quindi, penserete, cosa voglio di più? Perché sono uscita dal cinema pensierosa e poco convinta, invece di correre nuda sotto la pioggia urlando al miracolo prima di reinfilarmi, fradicia ed infreddolita, nella sala a rivedere da capo il film?
Perché Interstellar mi ha fatto lo stesso effetto di Super 8. All'epoca ero stata una delle poche a non venire catturata dalla presunta bellezza di questo "ritorno agli anni '80 di Spielberg" e il motivo era stato uno, ed uno soltanto: non mi aveva emozionata quanto avrei voluto. Sotto l'avventura, sotto il vintage, sotto la simpatia degli interpreti e della sceneggiatura respiravo un'aria artefatta, di qualcosa costruito a tavolino. La stessa aria l'ho respirata guardando Interstellar, nonostante mi sia commossa più di una volta (nella fattispecie nel momento clou in cui McConaughey rivede i video mandati dai figli o durante l'incontro con Romilly) e nonostante il destino dei personaggi mi interessasse davvero, soprattutto durante la prima, misteriosa parte, dove viene mostrata una Terra afflitta da questa piaga senza nome. Nel corso della seconda parte ho invece avvertito il desiderio di attaccarsi a vili pretesti narrativi per allungare un film che avrebbe potuto tranquillamente durare mezz'ora in meno (la sequenza che vede protagonista Matt Damon è l'emblema della supercazzola e della gag involontaria, quasi a livello The Walking Dead), per non parlare del pre-finale spiegone e telefonatissimo che è riuscito a distruggere qualsiasi parvenza di poesia; in Inception Nolan ci tirava un bel cazzotto in faccia, con una trottola stretta nel pugno, in Interstellar lo stesso Nolan ci da una carezzina sulla testa, un pacchetto di tarallucci e una bottiglia di vino da consumare durante le inevitabili diatribe su internet. Fortunatamente, l'ultima scena è di una bellezza mozzafiato e mi ha riconciliata con l'oscura speranza che non sia tutto bene quel che finisce bene, ma è un po' poco per farmi urlare al capolavoro. Chris, ricordati che la semplicità non è necessariamente un male per quel che riguarda la sceneggiatura, soprattutto quando ci sono di mezzo i sentimenti e l'Amore. Pensa a Cuarón e provaci ancora, dai!
Del regista e co-sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Di Ellen Burstyn (Murph da vecchia), Matthew McConaughey (Cooper), John Lithgow (Donald), David Oyelowo (il preside), Anne Hathaway (Brand), Wes Bentley (Doyle), Michael Caine (Professor Brand), Casey Affleck (Tom), Jessica Chastain (Murph), Topher Grace (Getty) e Matt Damon (Mann) li trovate invece ai rispettivi link.
Bill Irwin è la voce di TARS. Americano, ha partecipato a film come Popeye - Braccio di ferro, Hot Shots!, Sister Act 2 - Più svitata che mai, Sogno di una notte di mezza estate, Il Grinch, Lady in the Water e a serie come Una famiglia del terzo tipo e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatore, ha 64 anni.
Josh Stewart (vero nome Joshua Regnall Stewart) è la voce di CASE. Americano, ha partecipato a film come Il curioso caso di Benjamin Button, The Collector, Il cavaliere oscuro - Il ritorno, The Collection e a serie come CSI - Scena del crimine, ER - Medici in prima linea, CSI: Miami, Ghost Whisperer, The Walking Dead e Criminal Minds. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 37 anni e un film in uscita.
La piccola Mackenzie Foy, che interpreta Murph a 10 anni, aveva già partecipato a L'evocazione - The Conjuring e agli ultimi due Twilight. Steven Spielberg, che avrebbe dovuto dirigere il film e che ha ingaggiato Jonathan Nolan per scrivere la sceneggiatura, alla fine si è dedicato ad altri progetti quindi Jonathan ha suggerito di affidare la regia al fratello. Detto questo, se Interstellar vi fosse piaciuto, recuperate senza indugio 2001: Odissea nello spazio, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Moon, Solaris e Gravity. ENJOY!
domenica 18 novembre 2012
American Beauty (1999)
Trama: Lester Burnham, un quarantenne costretto a un'esistenza che non gli da più alcuna soddisfazione, decide di cambiare radicalmente la sua vita quando si infatua di Angela, la bionda amica della figlia teenager...
Nel gennaio del 2000, grazie all'ormai proverbiale ritardo della mia migliore amica, siamo entrate in sala a vedere American Beauty a film già iniziato. Pochi minuti persi, nulla di trascendentale, ma sufficienti per cambiare radicalmente la prospettiva di visione e farci arrivare impreparate allo scioccante finale, che lo sceneggiatore Alan Ball, ricorrendo ad un escamotage già utilizzato 50 anni prima in un altro capolavoro cinematografico, aveva anticipato attraverso la voce narrante di Lester già in quei primi minuti. A differenza quindi del, credo, 98% degli spettatori che dal '99 hanno visto American Beauty, io ho avuto l'occasione di guardare due film diversi e di reinnamorami una seconda volta. Sì perché per quanto sicuramente costruito a tavolino, furbo, colmo di immagini talmente emblematiche da aver fatto scuola e da esser diventate persino parodia, American Beauty rimane uno dei miei film preferiti in assoluto, uno dei pochi in grado di divertirmi, sconvolgermi, commuovermi e anche farmi riflettere sulla mia vita e quella di chi mi circonda. Seguendo il consiglio del poster originale, "... look closer", ovvero guarda da vicino, andiamo a scoprire cosa nasconde davvero questa bellezza americana.
Guardando il film, come spettatori siamo influenzati dal punto di vista di Lester, protagonista e narratore. Un uomo fondamentalmente egoista e in piena crisi di mezza età, insoddisfatto della vita, del lavoro, della famiglia, colto da un'incredibile nostalgia per un passato che, da una distanza di sicurezza, gli sembra essere stato tutto rose e fiori. Superficialmente, vediamo solo quel che vede lui: una figlia adolescente che lo considera un perfetto idiota e una moglie che mette al primo posto l'apparenza, un'arida e fredda donna in carriera la cui unica preoccupazione è curare le sue splendide rose. Non è un caso quindi se in sensi ormai sopiti di Lester, novello Humbert Humbert, si risvegliano in un tripudio di petali di rose rosse con l'apparizione di Angela, perché nella disperazione dell'uomo la ragazzina arriva ad incarnare tutto quello che la moglie e la vita non possono più dargli, una promessa di "verità", innocenza, libertà, sesso e giovinezza. Tuttavia, per quanto possa starci simpatico Lester, per quanto indubbiamente, fino alla fine, tiferemo per lui, non possiamo chiudere gli occhi davanti a tutto ciò che si nasconde sotto la finta bellezza americana: Carolyn non è incarna la perfezione che vorrebbe mostrare agli altri, è vero, ma non è neppure una strega cattiva, piuttosto è una donna che si è sentita schiacciare dal peso di una responsabilità che probabilmente il marito ha rifiutato di assumersi da tempo, fino ad arrivare a provare solo disprezzo per lui; Jane e Angela sono due ragazzine insicure, ognuna a modo suo, e la seconda fa ancora più pena perché schiava della sua bellezza esteriore e di quello che gli uomini si aspettano da lei. Di Lester, quindi, non possiamo fidarci perché anche il suo punto di vista è condizionato da convinzioni e sterotipi. Ecco quindi che arriva in nostro soccorso il giovane Ricky, bollato come strano, drogato, maniaco e pazzo proprio perché impossibile da collocare all'interno di questo quadro di apparente perfezione americana.
L'occhio di Ricky è l'occhio del regista e dello sceneggiatore, è il ragazzo in grado di trovare la bellezza e la poesia nella danza di una borsa di plastica cullata dal vento, nell'occhio di chi muore, nel fisico sgraziato di una ragazzina insicura. E' l'unico personaggio in grado di superare lo schermo della bellezza americana, di capire il marciume che si nasconde sotto di essa, di affrontare la società che lo circonda e sfruttarne i meccanismi per non farsi schiacciare e prosperare, ed è in grado di farlo perché il padre è la quintessenza della stupidità USA, un ex marine maniaco della disciplina, omofobo, represso e di conseguenza violento, affiancato da una moglie perfetta perché malata e consapevole solo del proprio ruolo di casalinga. Sono le parole disincantate e sincere di Ricky a scuotere la vita di Lester, Angela e Jane ma solo quest'ultima trova in esse la forza di migliorarsi (notate come, a inizio film, il viso della ragazza è molto truccato mentre verso la fine diventa acqua e sapone, mentre Angela segue un percorso inverso), mentre Lester le travisa, usandole per nascondersi da un'esistenza odiosa e tornare ragazzino fino a giungere all'inevitabile, tragico e commovente finale, in cui riuscirà finalmente a capirne il senso reale. La sequenza e le parole che chiudono il film sono un incredibile, toccante alternarsi di emozioni fin troppo condivisibili, come speranza, gioia, nostalgia, rimpianto e amore, talmente universali da risultare efficaci sia che si guardi il film a 18 anni sia a 31.
A rendere ancora più valida la perfetta sceneggiatura di American Beauty, giustamente premiata con l'Oscar, concorrono una regia classica e al contempo innovativa (saranno anche diventate di maniera, ma quella pioggia di rose, il ralenti del tocco di Angela, la porta color rosso sangue sotto la pioggia notturna, il sacchetto che danza nel vento sono immagini che mi mettono i brividi ogni volta), una colonna sonora delicata e in grado di rendere indimenticabile ogni sequenza del film e, soprattutto, degli attori a dir poco in stato di grazia. Kevin Spacey è immenso, riesce ad essere contemporaneamente sfigato, leppego, affascinante e simpatico, un medioman dallo sguardo magnetico, uno spirito ribelle sconfitto dalla vita; Annette Bening, con le sue mise da donna in carriera e la pettinatura sempre impeccabile, incarna alla perfezione la fragilità e le nevrosi del personaggio, pronto ad esplodere senza preavviso in un pianto a dirotto o in un terribile, sconfortante grido di sconfitta e umiliazione; Chris Cooper è in grado di rendere umano e commovente il personaggio più odioso e stereotipato dell'intera pellicola, gli bastano un gesto trattenuto e uno sguardo per diventare indimenticabile; infine, Thora Birch, Mena Suvari e Wes Bentley (tre attori che all'epoca pensavamo destinati - erroneamente - a grandissime cose e chissà quale memorabile carriera da tanto le loro performance sono perfette) interpretano, ognuno a modo loro, tre adolescenti assolutamente credibili, tanto che ad ognuno di loro avremmo potuto dare o il nostro nome o quello di qualcuno che conoscevamo.
Ok, mi sono resa conto di aver scritto davvero troppo e molto probabilmente anche a sproposito, ma quando un film mi prende troppo non mi fermo più. Scorrendo i commenti del post dove avevo già brevemente accennato l'argomento American Beauty, mi sono accorta che dove io ho visto un capolavoro, alcune persone hanno visto un film tra i più sopravvalutati. Torno quindi a chiedervi indulgenza e anche, se non l'avete mai guardata, di dare una chance a questa splendida pellicola, in grado di comunicare veramente molto sotto la patina di "glamour" che ha acquisito nel corso degli anni. D'altronde, non bisogna mai fermarsi all'apparenza ma si deve guardare sempre da vicino. Fatelo, non ve ne pentirete.
Di Kevin Spacey (Lester Burnham, ruolo che gli ha fruttato l'Oscar come miglior attore protagonista e per il quale si era pensato anche a Jeff Daniels, Tom Hanks e Chevy Chase), Thora Birch (Jane Burnham), Wes Bentley (Ricky Fitts, ruolo per cui si era presentato al provino anche Jake Gyllenhaal), Chris Cooper (Colonnello Frank Fitts) ed Allison Janney (Barbara Fitts) ho già parlato ai rispettivi link.
Sam Mendes (vero nome Samuel Alexander Mendes) è il regista premio Oscar della pellicola. Inglese, ha diretto film come Era mio padre, Jarhead, Revolutionary Road e il recentissimo Skyfall. Anche produttore, ha 47 anni.
Annette Bening interpreta Carolyn Burnham, ruolo che le è valso la nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista. Americana, sposata con l'attore Warren Beatty, la ricordo per film come A proposito di Henry, Il presidente - Una storia d'amore, Bugsy, Mars Attacks!, Attacco al potere e In Dreams, inoltre ha partecipato a un episodio di Miami Vice. Ha anni e tre film in uscita.
Mena Suvari interpreta Angela. Americana, la ricordo per film come Carrie 2, American Pie, American School, American Pie 2, D'Artagnan, Day of the Dead e American Pie: Ancora insieme, inoltre ha partecipato alle serie E.R. - Medici in prima linea, Six Feet Under e American Horror Story. Ha 33 anni e un film in uscita.
E ora, qualche curiosità. Oltre ai già citati Oscar per la miglior sceneggiatura, la miglior regia (e pensare che Terry Gilliam ha rifiutato di dirigere il film) e il miglior attore protagonista, nel 2000 American Beauty si è portato a casa anche quelli per il miglior film e la miglior fotografia, mentre la Bening è stata battuta da Hilary Swank per la sua interpretazione in Boys Don't Cry. A proposito di fanciulle, Jessica Biel avrebbe dovuto interpretare Jane ma, grazie da Dio, era impegnata sul set di Settimo cielo e ha dovuto rinunciare, mentre per il ruolo di Angela erano state contattate Kirsten Dunst, Sarah Michelle Gellar Brittany Murphy e Katie Holmes, che hanno rifiutato, mentre l'unica povera sfigata che si è buttata nel provino, Tiffani Amber Thiessen (ma dai, quella di Bayside School!! XD), è stata scartata. Parlando di cose scartate, e NON ANDATE AVANTI SE NON VOLETE SPOILER, una delle versioni iniziali dello script prevedeva che Jane e Ricky venissero accusati da Angela e processati per l'omicidio di Lester a causa del video (fornito alle autorità proprio dal vero assassino, il padre di Ricky) nel quale lei chiede al ragazzo di uccidere suo padre per 3000 dollari, ripresa che si interrompe un attimo prima che lei dichiari di scherzare; in altre versioni, invece, si parla dell'amante gay del colonnello Fitts in Vietnam, della moglie che nasconde i vestiti sporchi di sangue del marito dopo l'omicidio di Lester, di quest'ultimo che arriva davvero a fare sesso con Angela invece di fermarsi, di Carolyn che sposa Buddy Cane e di Angela che raggiunge il successo come modella e attrice. FINE SPOILER.
Del film esiste una sorta di remake ungherese del 2003 dal titolo Hungarian Beauty (Magyar Szépség) e questo potrebbe essere il trailer, ma non conoscendo l'ungherese non posso esserne certa. Siccome però la qualità mi sembra a dir poco orrenda, se American Beauty vi fosse piaciuto non vi consiglierei di cercare questo dubbio remake, bensì titoli come Tempesta di ghiaccio e La guerra dei Roses. ENJOY!
domenica 6 maggio 2012
Hunger Games (2012)
Trama: in un futuro non troppo distante, i membri di quella che sembrerebbe una dittatura selezionano annualmente dodici ragazzi e dodici ragazze per farli combattere fino alla morte nei cosiddetti Hunger Games. Katniss, una dei ragazzi selezionati, dovrà cercare di sopravvivere per tornare a casa dalla sorella, alla quale si è sostituita offrendosi volontaria...
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| Maria De Filippi e un membro qualsiasi del cast di Amici... |
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| Qui sta dicendo addio a Lenny Kravitz. Sarei molto triste anche io. |
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| Voto 11 alla parrucca blu di Stanley |
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| Ma il primo premio se l'aggiudica senza dubbio la barba (vera!!) di Wes |
Gary Ross è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come il carinissimo Pleasantville e Seabiscuit - Un mito senza tempo. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 56 anni e un film in uscita.
Jennifer Lawrence interpreta Katniss. Americana, la ricordo innanzitutto per aver interpretato Mystica in X - Men: l'inizio (ruolo in cui dovrebbe tornare nel prossimo sequel in cantiere), inoltre ha partecipato a film come Mr. Beaver e serie come Monk, Cold Case e Medium. Ha 22 anni e cinque film di prossima uscita, tra cui il seguito di Hunger Games, Catching Fire.
Oltre alla presenza di Lenny Kravitz nei panni dello stilista Cinna, segnalo quella di Isabelle Fuhrman, ovvero la Esther di Orphan, in quelli della cattivissima mocciosa Clove. Rimanendo sempre in tema di attori, per il ruolo di Katniss si era pensato a Chloe Moretz, Hailee Steinfeld, Saoirse Ronan ed Emily Browning. Essendo Hunger Games la prima parte di una trilogia, il prossimo anno dovrebbe uscire la seconda parte, dal titolo Catching Fire, diretto non più da Gary Ross ma dal regista di Constantine e Io sono leggenda, Francis Lawrence. Dovrebbero poi uscire The Hunger Games 3 e 4 (ultimo film diviso in due parti? Va tanto di moda...!). Se il film vi fosse piaciuto, infine, vi consiglio di cercare e guardare Battle Royale. ENJOY!!
giovedì 8 luglio 2010
P2: Livello del terrore (2007)
Siccome “qualcuno” (non faccio nomi ma è un lettore accanito…) si è stupito del fatto che il mio blog stesse diventando troppo faceto, ecco che si torna a film un po’ meno allegri e un po’ più sanguinolenti. In questo caso parlerò del semi-sconosciuto e mal distribuito P2: livello del terrore (P2), pellicola più thriller che horror diretta nel 2007 da Frank Khalfoun e scritta da Alexandre Aja e Grégory Levasseur, che sono gli stessi autori del devastante Alta Tensione, il che è tutto dire.
La trama: alla vigilia di Natale la stacanovista Angela decide di fermarsi a lavorare un po’ oltre l’orario di uscita. Pessima idea. E’ quanto basta al guardiano notturno Tom, invaghitosi della bella fanciulla, per chiuderla all’interno del parcheggio interrato e farla pentire di aver messo il lavoro davanti alla famiglia e allo spirito natalizio…
P2 è la dimostrazione che talvolta la semplicità porta a qualcosa di buono. Intendiamoci, non è che il film in questione sia un capolavoro, però è godibile, e ben fatto. Paradossalmente ha anche una morale quasi Disneyana, per quanto tirata per i capelli; la protagonista passa attraverso un’esperienza che non può non maturarla e farle aprire gli occhi su quelle che dovrebbero essere le priorità della vita. Angela, lo si capisce dall’inizio, è una donna “in carriera”, che mette il lavoro davanti a tutto, alla famiglia e alla sua vita in primis; probabilmente più di una volta ha evitato cene e feste con scuse banali, dando un po’ la famiglia per scontata. Serve la mano del maniaco per farle capire che tutto può succedere e che basta un niente perché i familiari non li si veda mai più. Un personaggio appena tratteggiato quello della protagonista, come spesso capita nei thriller, però in un modo che porta lo spettatore a farsi dei suoi ragionamenti, e lo stesso vale per il personaggio del custode stalker, che non può essere definito un pazzo maniaco tout court. Tom è giovane e belloccio, lì per lì fa quasi tenerezza, visto che agisce per amore (malato, ma sempre amore) di Angela, indeciso se fare la parte del cavaliere che corre in soccorso della damigella in pericolo o semplicemente del fidanzatino alle prese con la cena natalizia; il personaggio, e i dialoghi che gli sceneggiatori gli mettono in bocca, sono geniali quanto l’idea trash di renderlo un appassionato di Elvis (la scena in cui canticchia e balla sulle note di un pezzo natalizio del Re, con la statuetta del cantante sulla puntina del giradischi è la migliore di tutto il film). Altra cosa apprezzabile è che la protagonista non è la solita supereroina, poveraccia, ma agisce per quanto le è consentito, anche se effettivamente la dose di sangue freddo che mostra è abbastanza surreale. Scontata l’inutilità dei personaggi di contorno, che se non sono degli inetti vengono usati come carne da macello.
Passando agli aspetti più tecnici, la regia è molto classica e non si concede a troppi orpelli artistici, tranne forse nelle scene dell’ascensore allagato; come spesso accade nelle produzioni più recenti, la tecnologia è molto importante e la caccia dello stalker si basa parecchio sulle varie telecamere dell’edificio, che riprendono la malcapitata Angela mostrando anche allo spettatore quello che sta succedendo, in contemporanea, nei diversi punti dei vari garage. Il film comincia a pochi minuti dalla fine, e per la maggior parte viene raccontato come un lungo flashback. Nonostante gli autori, il thriller non è splatter come ci si aspetterebbe, anche se il pestaggio con conseguente investimento tramite auto ha un suo perché: personalmente però mi ha fatto più impressione vedere la protagonista che si scalza un’unghia tentando di prendere il telefonino. Brrr! C’è da dire però che la pellicola rispetta il genere, visto che riesce a mantenere la tensione per tutta la sua durata senza fare annoiare gli spettatori. Gli attori sono bravi, Wes Bentley soprattutto, anche se non avendo avuto modo di vederlo in inglese è difficile dare un giudizio preciso. Comunque se volete passare una serata poco impegnata e con qualche brivido lo consiglio.
Franck Khalfoun è il regista della pellicola, che è il primo degli unici due film da lui realizzati. Ha partecipato ad Alta Tensione come attore (siccome ce n’erano tipo sei, immagino lui fosse il commesso dal benzinaio…). Di lui, onestamente, non ho trovato notizia, mi spiace.
Wes Bentley interpreta Tom. Per me quest’attore sarà sempre lo strano e cupo fidanzato di Thora Birch, il ragazzo che filmava borse di plastica svolazzanti nello splendido American Beauty, ogni altra sua interpretazione impallidisce davanti a questa. Tra i suoi altri film ricordo Soul Survivors e l’orrendo Ghost Rider. L’attore americano ha 32 anni e tre film in uscita.
Rachel Nichols interpreta Angela. L’attrice americana ha partecipato a film come Scemo & più scemo – Iniziò così, Amityville Horror, Star Trek, G.I.Joe – La rinascita del Cobra e a telefilm come Sex & The City ed Alias. Ha 30 anni e tre film in uscita, tra cui il remake di Conan il Barbaro per la regia di (orrore!)Marcus Nispel. Nel cast però ci saranno anche Ron Perlman e Rose McGowan, quindi potrei anche darci un’occhiata in effetti…
Vi lascio con il trailer originale del film, giusto per darvi un'idea... ENJOY!
lunedì 19 marzo 2007
Ghost Rider (2007)
Premesso che Ghost Rider è un fumetto che non ho mai particolarmente apprezzato, anche perché onestamente l'idea di un tizio che finisce a fare il vendicatore in motocicletta con tanto di teschiazzo fiammeggiante al posto della faccia dopo un patto con il diavolo non mi è mai sembrata troppo esaltante... Tuttavia, se al personaggio mette mano gente come Garth Ennis <lo scrittore di Preacher, per intenderci> vengono anche fuori delle belle storie, intriganti e particolari.
Ovviamente, da Mark Steven Johnson, "geniaccio" della sceneggiatura che ci ha regalato perle trash come Daredevil, Elektra e Jack Frost , non ci si può aspettare altro che un filmaccio banale, tamarro e zeppo di effetti speciali pure abbastanza infimi. Nella fattispecie, il motociclista acrobatico Johnny Blaze (Matt Long da giovane, Nicholas Cage col parrucchino da adulto) firma un patto con Mefistofele (Peter Fonda, nientemeno!!!) per salvare la vita al padre malato di cancro. Ovviamente, ciò che il diavolo risana da una parte, distrugge dall'altra, e il povero papà muore comunque, com'era prevedibile. Il povero Johnny abbandona paese e fidanzata e cresce per diventare il più famoso e folle motociclista acrobatico del mondo, finché il diavolo non reclama il suo Ghost Rider per impedire che il figliolo BlackHeart (Wes Bentley) riscuota tutte le anime dannate di un paesino del west, diventando più potente del mefistofelico genitore. Ovviamente starà a Ghost Rider fregare entrambi e riconquistar la fidanzata di un tempo (Eva Mendes).
La prima cosa che colpisce di questo film è l'incredibile vena trash che parrebbe inesauribile, dall'orrendo prologo in perfetto stile "Lassù nel montana, tra mandrie e cowboy..." alla Tex Willer, passando per i titoli di testa e le smorfie di Nicholas Cage parrucchinato, fino ad arrivare all'omaggio al mai dimenticato Marshall Bravestarr, con tanto di cavallo infuocato.
Lo stile registico in sé ormai non è nemmeno più uno stile, a meno che non vogliamo considerare tale l'ormai sfruttatissima tecnica "videoclip" a base di immagini emblematiche e "cool" a sé stanti, scandite da roboanti e fracassone sequenze di esplosioni ed effetti speciali <insolitamente di bassa fattura, tant'è che il teschio animato pare più un bamboccio di plastica...>. Solitamente, film simili vengono almeno salvati dalla bravura degli attori... Tuttavia, chi avrebbe il coraggio di definire bravo uno che, soprattutto in questo film, recita come lo Jacopo Ortis di Zelig, ammiccando al pubblico e anche ai nemici, indicandoli con l'ossuto ed infuocato ditino? E questo solo quando non è impegnato a mostrarci le sue molteplici espressioni facciali, ovvero sempre questa:
Intensa, nevvero? Il personaggio diventa molto più espressivo grazie alla Computer Graphic che ci regala un simpatico teschio parlante, il quale, pur non potendo contare su occhi e sopracciglia, riesce a trasmettere una più vasta gamma di espressioni facciali, anche se l'omaggio a Skeletron e Malefix, grazie anche ad una vocetta italiana che lo rende una peppia isterica, è palese e al limite del ridicolo. Parlare di Eva Mendes sarebbe poi come sparare sulla croce rossa, tuttavia il personaggio da lei interpretato richiede sex appeal e il carisma di una papera di gomma, quindi diciamo che la signora è perfettamente in parte. Gli unici degni di nota sono Wes Bentley, il cui personaggio è l'unico immune dalla patina di trash che avvolge gli altri, e Donal Logue, che interpreta il fidato amico di Johnny Blaze.
Secondo me l'errore madornale di questo film è l'essere impostato su toni scanzonati. Il miglior Ghost Rider è oscuro, cinico e cattivo, non un fumettone da quattro soldi impostato su umorismo che sfiora il ridicolo dei migliori Vanzina. A differenza dei Fantastici Quattro, che possono permettersi un'atmosfera più "camp" e allegra, e rendono bene anche nel non eccelso film, Ghost Rider andava imerso in un'atmosfera non solo lievemente horror, come inquesto caso, ma quasi gotica, pessimista e oscura, senza l'orrido happy end che, pur lasciando le cose in sospeso, ricorda uno spot della Miralanza, con tanto di fiorellini lilla in primo piano. Non so cosa ne pensino i fan, ma credo proprio che questo film sia stato per loro una delusione ancor maggiore.
E facciamo dunque conoscenza con il cast di questo capolavoro.... Il regista che ha firmato quest'orrore è il già citato Mark Steven Johnson, che firma anche la sceneggiatura. Dalla sua, c'è il fatto che questo è il suo secondo film come regista, e sempre riguardante un fumetto Marvel, dopo il debutto con Daredevil...
Colui che interpreta Johnny Blaze da adulto, insomma, non è proprio uno sconosciuto, eppure è un mio grandissimo nemico, poiché rappresenta una vera incognita. Com'è possibile che un attore inespressivo ed incapace come Nicholas Cage sia potuto diventare tanto ambito e famoso, al punto da venire utilizzato da registi del calibro di Scorsese, Lynch e De Palma, prima di rifarsi una carriera come duro??? Ultimamente la sua carriera si è giustamente arenata in filmetti per famiglie o per adolescenti, ma se scorriamo la sua filmografia ci renderemo conto che ha partecipato a veri e propri cult... Cito solo i film che ho visto e amato o non la finisco più.... Birdy-Le ali della libertà, Cuore Selvaggio, Face/Off, Al di là della vita solo per citare quattro cult universalmente riconosciuti... Aggiungerei qualche tamarrata divertente e pregevole come The Rock, Con Air, 8 Millimetri, Il bacio della morte. Ultimamente, a parte World Trade Center e il cameo nell'attessisimo Grind House, ha partecipato a melensi e banali film per famiglie, o abominii improponibili quali Il Mandolino del Capitano Corelli. Un curioso film da rivedere è secondo me Stress da vampiro, visto molti anni orsono e ricordato per l'incomprensibilità della trama. Oggi Nick ha 42 anni e otto film in uscita, a dimostrazione del fatto che molti lo reputano ancora insostituibile!
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| Ribadisco la faccia intensa... |
Ad interpretare BlackHeart, il figlio di Mefistofele, troviamo inaspettatamente Wes Bentley. Costui, dopo il folgorante successo e la bravura dimostrata in American Beauty, si è infossato in film a dir poco assurdi come Soul survivors e Le quattro piume. Ha 29 anni e tre film in uscita.
Ad interpretare il mefistofelico papino di BlackHeart ecco un grande del cinema USA, l'unico Capitan America... Peter Fonda! A dire il vero nonostane la filmografia streminata, questo è il secondo film in cui lo vedo, ma resta tuttavia indimenticabile in Easy Riders ed è davvero attivo... Ha 67 anni e due film in uscita.
E per la serie.... Dove l'ho già visto???? Partiamo con....
Donal Logue: era il marito della dottoressa Lewis in ER, il simpatico e pacioso Chuck. Ha partecipato con piccoli ruoli anche ad altri film pregevoli, quali Piccole Donne, La sottile linea rossa, The Million dollar Hotel. Ha un film in uscita e 40 anni.
Ed ecco un nostalgico video, per ricordarci di Skeletor e soprattutto, di come parla.. così avrete un'idea della voce del Ghost Rider!
P.S. Non ho parlato della colonna sonora, ma c'è una chicca trash nei titoli di coda, assurda.... *____*







































