domenica 27 dicembre 2015

Il ponte delle spie (2015)

E quindi mentre tutti si fiondavano a vedere l'ultimo Star Wars io andavo controcorrente e mi recavo a rendere omaggio a Steven Spielberg, regista de Il ponte delle spie (Bridge of Spies).


Trama: durante la guerra fredda all'avvocato James B. Donovan viene chiesto di assumersi la difesa di una spia russa. Il caso assumerà proporzioni tali che l'avvocato verrà impiegato dalla CIA per fungere da mediatore durante uno scambio di prigionieri a Berlino Est...


E quindi, per l'appunto, mentre tutti si devastavano giustamente la psiche con Millenium Falcons, droidi, spade laser e quant'altro, nell'attesa di concludere il ripasso della prima trilogia di Star Wars ho consapevolmente scelto, su consiglio di Lucia, di affidarmi con gioia infantile al bravo Steven Spielberg. Il quale, lungi dal persistere nel baloccarsi con effetti speciali ed alieni, continua a sfornare importanti biografie capaci di coniugare la spettacolarità e la solidità dei migliori blockbuster americani ad una narrazione che, per quanto classica, riesce a catturare lo spettatore dall'inizio alla fine, anche le capre come me che, pur amando la storia, dopo cinque minuti cominciano a confondere date, nomi e luoghi. Spielberg parte da un fatto storico realmente accaduto, la crisi degli U-2 che ha rischiato di scatenare la tanto paventata guerra nucleare tra USA e Russia, e si allea con le mani felici dei fratelli Coen e Matt Charman per raccontarci le vicissitudini di un uomo che, nonostante fosse finito in una situazione più grossa di lui, ha tenuto fede ai suoi principi ed è andato avanti per la sua strada senza scendere a compromessi; l'avvocato James B. Donovan accetta una causa "di facciata", giusto per dimostrare al mondo la capacità americana di offrire ache alle spie nemiche un processo equo, e rimane coinvolto dall'umanità e dalla rettitudine dimostrata proprio dal "nemico", la spia russa Rudolf Abel, decidendo quindi di impegnarsi e difenderlo come avrebbe fatto per qualunque suo compatriota. "Ogni uomo è importante" è il mantra col quale Donovan è partito da un tribunale di Washington, rischiando carriera, reputazione, famiglia e persino vita per difendere l'"uomo più odiato d'America", è la convinzione che lo ha portato a finire nella devastata Berlino Est per riportare a casa non solo l'aviatore in missione segreta Powers ma anche il povero studente universitario Frederic Pryor, in barba a tutti i giochi politici e di spionaggio, per i quali gli uomini non sono tali ma soltanto pedine sacrificabili o mezzi per raggiungere scopi più o meno puliti.


Con un pizzico di ingenuità ma con molta coerenza, Spielberg non tesse l'elogio degli USA bensì quello di un'umanità capace di ragionare, di seguire dei principi di rettitudine ed onestà, di mantenersi tale anche davanti ad aberrazioni come un muro costruito in una sola notte, ragazzi mandati a sacrificarsi per il "bene comune" (il dollaro avvelenato dato in dotazione alle spie americane è raccapricciante) o giochetti di spionaggio e politica che presuppongono l'utilizzo delle persone come merce o come "Jolly" da giocare per ricavare vantaggi oppure trarsi d'impaccio da situazioni sgradevoli. L'avvocato Donovan di Tom Hanks (che io sono arrivata a non sopportare ma in questo film da davvero il meglio di sé!) in tutto questo procede per la sua strada, evitando di scendere a compromessi e cercando di ridare speranza a chi si è rassegnato ad essere semplicemente un ingranaggio della macchina e a sacrificare il proprio benessere per quello del suo Paese ("Ma non sei preoccupato?" chiede Tom Hanks ad un meraviglioso Mark Rylance. "Servirebbe?" risponde lui) e la cosa che più ho apprezzato del film è che, molto prosaicamente, il protagonista non cambia il mondo rendendolo un posto migliore ma riesce comunque a raggiungere i propri obiettivi nonostante le persone che lo circondano remino contro fino all'ultimo. Alla fine de Il ponte delle spie, il muro di Berlino è ancora in piedi, la Guerra Fredda continua, Rudolf Abel non ha tradito la Russia vendendo segreti agli americani e Powers è passato dall'essere un eroe all'essere guardato come un traditore della patria ma James B. Donovan è riuscito a mantenere la propria integrità di "uomo tutto d'un pezzo", rifiutando di rimanere a terra e rialzandosi ogni volta che è stato abbattuto. E questa è davvero la lezione di vita più bella con la quale un gran narratore per immagini come Spielberg poteva congedarsi in questi ultimi giorni di un 2015 molto soddisfacente dal punto di vista cinematografico!


Del regista Steven Spielberg ho già parlato QUI mentre Tom Hanks, che interpreta James B. Donovan, lo trovate QUA.

Mark Rylance (vero nome David Mark Rylance Waters) interpreta Rudolf Abel. Inglese, ha partecipato a film come L'altra donna del re e Anonymous. Ha 55 anni e un film in uscita.


Tra gli altri attori segnalo la presenza di Eve Hewson, figlia di Bono degli U2 (guarda un po' che caso!), che nel film interpreta una dei figli di Donovan. Steven Spielberg ha dichiarato che Gregory Peck si era interessato alla stessa storia già nel 1965. Alec Guinness aveva accettato di interpretare Abel e lo stesso Gregory Peck avrebbe interpretato Donovan; tuttavia, siccome si era ancora in piena guerra fredda (da poco c'erano state sia la tentata invasione della Baia dei Porci che la crisi missilistica di Cuba), la MGM ha rifiutato di realizzare il film. Detto questo, se Il ponte delle spie vi fosse piaciuto recuperate Sono un agente FBI, Argo e The Imitation Game. ENJOY!

15 commenti:

  1. Il tema mi annoia tanto e Spielberg, se non nei film più celebri, non lo amo granché; troppo tradizionale. Però spero di recuperarlo entro l'anno, questo: mi servono film per il listone, oh ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se ti annoia il tema e pure Spielberg direi che hai fatto cappotto, non guardarlo! XD

      Elimina
  2. "E quindi, per l'appunto, mentre tutti si devastavano giustamente la psiche"
    Perchè credi che sia finita lì dentro al cinema? Oramai mi scoppia la testa di recensione e pippe mentali conseguenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, anche tu hai evitato le Stellari tenzoni? :P

      Elimina
  3. Sono curioso, e spero di recuperarlo nei prossimi giorni.
    Ma considerate le ultime cose firmate dal vecchio Steve, non nutro particolare fiducia.

    RispondiElimina
  4. Anche io cinema e niente Star Wars, per ora. Però a me sto film non è piaciuto... Non mi ha detto nulla di nuovo e mi è sembrato piuttosto insipido... Un peccato

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che non racconti nulla di nuovo sono d'accordo ma a mio avviso lo fa bene, Cinema solido come quello di un tempo, classico ma sempre gradito!

      Elimina
  5. anche a me è piaciuto molto, cinema americano classico per grande pubblico finalmente fatto bene

    RispondiElimina
  6. Il solito Spielberg insomma.
    Dai potrei dargli una change in questi giorni...

    RispondiElimina
  7. Dopo quella mezza delusione di Star Wars, devo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso da questo film. Da amate della storia ho molto apprezzato il film. Spielberg continua a darmi soddisfazioni. Anche la morale dietro è molto bella.

    P.S Gli scambi da battute tra Tom Hanks e Mark Rylance sono fantastici.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, valgono da soli l'intero film ma a prescindere l'ho trovata una storia molto emozionante, raccontata con classe :)

      Elimina
  8. Mi ispirava e dopo la tua recensione mi ispira ancora di più!

    RispondiElimina
  9. Sono piuttosto d'accordo :) e anch'io l'ho fatto precedere star wars, che ho recuperato solo stasera e che, sob!, dovrò bocciare ;)

    RispondiElimina
  10. Mi incuriosisce, ma più per la scrittura dei Coen che per Spielberg, che negli ultimi anni ho proprio perso di vista.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La scrittura dei Coen a mio avviso si "sente" molto, soprattutto per la pungente ironia e un paio di situazioni al limite del paradossale :)

      Elimina

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...