mercoledì 20 gennaio 2016

Le regole del caos (2014)

La maratona di giovedì scorso mi ha portata a vedere anche Le regole del caos (A Litte Chaos), diretto e co-sceneggiato da Alan Rickman nel 2014.


Trama: Re Luigi XIV commissiona al famoso progettatore di gardini André Le Notre i lavori per la nuova reggia di Versailles. Quest’ultimo rimane folgorato dalle idee intraprendenti di Madame De Barra, che viene coinvolta attivamente nei lavori…


Probabilmente sapete quanto ami la storia francese del periodo della Rivoluzione e quanto, di conseguenza, mi affascinino anche i secoli immediatamente precedenti o successivi nonché tutto ciò che riguarda luoghi “topici” come la reggia di Versailles. Le regole del caos, per quanto viziato da un’incredibile inesattezza storica, ha solleticato inevitabilmente queste mie passioni e mi ha spinta ad un gradito ripasso di tutte le storie dinastiche legate alla monarchia Francese, ramificate in un’infinita serie di figli illegittimi, dipartite premature, incroci di nazionalità e quant’altro, quindi in tal senso mi è piaciuto molto. Dall’altra parte però si tratta di una pellicola abbastanza banalotta per quel che riguarda la trama, con una protagonista emancipata e tuttavia propensa a viversi una telefonatissima storia d’amore col belloccio (moscio ma pur sempre belloccetto) di turno, stufo di venire cornificato dalla moglie vecchia, brutta, insensibile e pure vajassa. Madame De Barra è una donna intraprendente e dalle idee rivoluzionarie, ferma sostenitrice del “pizzico di caos” necessario anche nell'ambito dei progetti più regolari; la sua presenza all’interno della Corte desta scandalo ed ammirazione in egual modo in quanto non derivante da uno status nobiliare, bensì dai meriti acquisiti col duro lavoro e la bravura nell'eseguirlo. Madame De Barra è quindi il “canonico” elemento di caos che si può trovare spesso nelle opere in costume come questa e, come tale, affronta tutta una serie di esperienze positive e negative in grado di caratterizzarlo maggiormente e renderlo unico agli occhi dello spettatore, come per esempio l’incontro inaspettato con un Re “in borghese”, la quasi disfatta per mano di un’antagonista invidiosa, l’iniziale diffidenza dei colleghi uomini, il progressivo innamoramento del suo superiore, ecc. ecc. Per quel che riguarda la trama, dunque, non c’è nulla di particolarmente esaltante all’interno de Le regole del Caos, salvo un paio di momenti commoventi legati non tanto al tragico passato della protagonista, quanto alla triste (benché privilegiata) posizione delle dame a Corte, alle quali veniva fatto divieto di parlare di esperienze strazianti come la morte dei figli così da preservare l’atmosfera “solare” voluta dal Sovrano.


Alan Rickman, da parte sua, pare trovarsi molto a suo agio negli ambienti ricchi e raffinati della Corte ed azzecca un paio di sequenze di incredibile bellezza girate all’interno degli elegantissimi e colorati giardini (la fotografia di Le regole del caos è soprattutto molto bella); eppure, mancano quella sensibilità e quel minimalismo quasi intimista che tanto avevo apprezzato ne L’ospite d’inverno, tanto che la personalità del regista non solo non traspare dalla trama, ma neppure dalle immagini da lui girate né dall’interpretazione di Luigi XIV, priva della forza necessaria per renderlo carismatico quanto avrebbe dovuto. L’idea generale data da Le regole del caos è che, a dispetto del titolo, sia un compitino gradevole ed elegante ma privo di mordente in quanto anche troppo codificato e quest’impressione viene ulteriormente avvallata dal lavoro degli attori coinvolti. La Winslet, con la sua bellezza “terrena” ed imperfetta, è l’ideale per incarnare la temprata Madame De Barra, sia nei suoi aspetti più mascolini che in quelli prettamente femminili, eppure l’attrice non riesce a toccare l’animo dello spettatore neppure durante i momenti più drammatici della pellicola; d’altra parte il coprotagonista maschile, Matthias Schoenaerts, è talmente mollo ed insipido che la Winslet riuscirebbe a rubargli la scena anche solo spazzolandosi via la polvere dal vestito. Ad inghiottire tutto e tutti col suo carisma, però, è Stanley Tucci nei panni del Principe D’Orleans, il vero “caos” della pellicola nonostante la breve durata della sua permanenza sullo schermo, ahimé. Per quel che vale, comunque, Le regole del caos è un gradevole film in costume che piacerà molto agli amanti di un certo tipo di cinema romantico e sognatore, quindi non mi sento di sconsigliarlo del tutto, sebbene avrei preferito congedarmi da Alan Rickman con qualcosa di molto più travolgente!!


Del regista e co-sceneggiatore Alan Rickman, che interpreta anche Luigi XIV, ho già parlato QUI. Kate Winslet (Sabine De Barra), Stanley Tucci (Il duca d'Orleans) e Phyllida Law (Suzanne) li trovate invece ai rispettivi link.

Matthias Schoenaerts interpreta André Le Notre. Belga, ha partecipato a film come La meute, Un sapore di ruggine e ossa e The Danish Girl. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 39 anni e un film in uscita.


La bimba che si vede sedere da sola durante le scene ambientate al Louvre è Mia, figlia di Kate Winslet, all'epoca delle riprese incinta di un altro figlio. Per quel che riguarda il personaggio della Winslet, Sabine De Barra non è mai esistita mentre Le Notre sì ed è colui che ha progettato anche gli Champs-Elysées; il vero André Le Nôtre tra l'altro era più vecchio di Luigi XIV di 25 anni e, ai tempi in cui è ambientato il film, ne aveva 70, di cui più di 20 già passati a lavorare ai giardini di Versailles. Detto questo, se Le regole del caos vi fosse piaciuto recuperate Ragione e sentimento, L'intrigo della collana ed Orgoglio e pregiudizio. ENJOY!


12 commenti:

  1. Con tutto il bene che voglio a Richman, a me questo film ha ricordato un episodio di Sensualità a corte. E, forse, è un po' colpa sua, alla regia. La Winslet non fa faville e Shoenaerts, che altrove è bravo e bello, qui non solo è insipido, come dici tu, ma va girando in testa con il mocio Vileda della nonna. Ricordo con un brivido il campo lungo su una Versaille falsissima, alla fine. Alan, vorrò ricordati per altro, per fortuna. ;)

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    1. Oddio no, dai, Sensualità a Corte no XD Cioé, Sensualità è un capolavoro!!!!
      E sulla parrucca ti do assolutamente ragione, io e il mio amico non riuscivamo a smettere di ridere ogni volta che compariva Schoenaerts!

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    2. Il commento di mr.ink avrei voluto scriverlo io, perché esprime perfettamente anche la mia opinione sul film!

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    3. A scanso di equivoci sono andata a rivedere il post, dai un'occhiata:
      http://viaggiandomeno.blogspot.it/2015/06/le-regole-del-caos.html
      :)

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    4. Corro a leggere. Comunque spero si sia capito che è stato un mezzo diludendo anche per me...

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    5. Ah, ma io, Poison, ho letto al tempo il tuo post, ovviamente. Mi hai dato tu per prima il paragone con Sensualità a corte, la citazione era sottintesa. ;)

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  2. Nei film storici a me piace che ci sia un po' di accuratezza, così imparo anche qualcosa. Se oltre a non essere accurato è pure insipido passo.

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    1. Un po' di accuratezza c'è ma "a little", come da titolo originale :P

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  3. Sinceramente si è trattato di un film loffio sotto tutti i punti di vista e mi dispiace doverlo dire a proposito di un film di Alan Rickman.

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    1. Lo so. Fa male ma bisogna essere sinceri.

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  4. Altro film che volevo vedere e che mi sono perso. No sapevo però che l'avesse diretto Rickman .___.

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    1. Eh già, purtroppo ha avuto poca risonanza la cosa!!

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