Insomma, ho aspettato solo sei anni ma alla fine ho avuto modo di vedere il peculiare Womb, diretto e sceneggiato nel 2010 dal regista Benedek Fliegauf.
Trama: dopo la morte del fidanzato, una donna decide di partorirne il clone, scegliendo di affrontare tutti i problemi di questa scelta controversa...
Vorrei cominciare il post dicendo che Womb è un film molto bello ma per nulla facile. Il suo più grande difetto è il modo in cui traspare la volontà del regista e sceneggiatore di girare un film "di nicchia", che non concede allo spettatore né un accenno di commercialità né, tanto meno, un'apertura attraverso la quale arrivare al cuore di Fliegauf (questa è un'opinione strettamente personale e rispecchia essenzialmente ciò che ho provato guardando Womb, quindi prendetela con le pinze ché io col regista non ho mai parlato); di solito queste sono caratteristiche che confermano la bontà di una pellicola ma stavolta a mio avviso sono riuscite solo a rendere il film "superficiale", ricco di immagini bellissime e idee "scandalose" che tuttavia non riescono a dare il La a riflessioni ben più profonde. Il fulcro della trama, l'amore ossessivo della protagonista che sceglie di partorire il clone del suo amato pur di poter passare ancora del tempo con lui, è sconvolgente e surreale, eppure il regista ungherese ha ammantato Womb di una freddezza tale che la cosa sembra quasi normale. E' solo una volta finito il film, infatti, che ho avuto modo di ragionare sui pensieri e le azioni di Rebecca e del figlio clone, scrollandomi di dosso il brullo paesaggio marino che fa da sfondo alla vicenda e arrivando a pormi delle domande scomode, soprattutto relative al comportamento dei protagonisti: davvero il desiderio di riavere accanto la persona amata merita di essere perseguito al punto da mettere al mondo un essere che non potrà che essere infelice come chi lo ha generato (e al punto da andare contro le idee di quella stessa persona, attivista contrario alle manipolazioni dell'ingegneria genetica)? Davvero un clone, nonostante abbia seguito un percorso di crescita diverso dall'originale, è costretto comunque a sottostare alle pulsioni insite nel suo DNA? Ma soprattutto, qual era lo scopo ultimo della protagonista e del regista? Col senno di poi, pare che Benedek Fliegauf puntasse essenzialmente alla scena clou finale, preannunciata più volte nel corso della pellicola, ma non voglio credere che un film dall'incipit così complesso si debba ridurre solo a questo.
Ora, rileggendo il paragrafo precedente pare che questo film l'abbia odiato ma non è così. E' difficile detestare una pellicola sulla quale ci si ritrova a ragionare per giorni, così come è difficile sottrarsi alle atmosfere malinconiche, ai paesaggi desolati ricreati dal regista e soprattutto allo sguardo ambiguo e cupo di una Eva Green favolosa come sempre. Nei silenzi e negli sguardi dell'attrice è racchiusa tutta l'impotente disperazione di un personaggio che ha scelto di vivere, per amore e per una forma di egoismo travestita da generosità, un'esistenza da reietta che nel corso del film la trasforma da ragazza innamorata a donna sfiorita, poco meno inquietante della madre di Norman Bates. Il viso allegro e "strano" di Matt Smith è invece un perfetto contraltare di quello della Green, e allo spettatore fa ancora più male vedere le espressioni scanzonate di chi non ha idea della propria reale natura cambiare mano a mano che la terribile verità di un passato non scelto sale a galla. La decisione di ambientare il film in un luogo isolato, con poche baracche situate su una spiaggia ben distante dal centro abitato, accentua ancora più la peculiarità dell'animo della protagonista e la sua condizione di "straniera in terra straniera" (Rebecca ha passato dieci anni a Tokyo), inconsapevole delle dinamiche pettegole che rischiano di crearsi all'interno di un piccolo paesino; la natura del mondo esterno riflette alla perfezione quella del microcosmo interno di Rebecca, fatto di tempestosi sconvolgimenti e cupi momenti di statica quiete, dove le uniche due persone che contano rischiano di perdersi... oppure di separarsi per sempre, chissà. Se ci avete capito qualcosa in questo post sconclusionato vi consiglio di recuperare Womb ma vi avverto di nuovo che è un film che richiede un bel po' di attenzione e apertura mentale. Se al momento non ve la sentite, potete sempre aspettare sei o sette anni, come ho fatto io!
Di Eva Green (Rebecca) e Matt Smith (Thomas) ho già parlato ai rispettivi link.
Benedek Fliegauf è il regista e sceneggiatore della pellicola. Ungherese, ha diretto film come Dealer, Milky Way e Just the Wind, mai arrivati in Italia ma passati per parecchi festival internazionali. Anche produttore, compositore e attore, ha 42 anni.
Se il film vi fosse piaciuto recuperate Perfect Sense e magari anche Cracks. ENJOY!




