mercoledì 6 maggio 2026

Undertone (2025)

Uno degli horror più chiacchierati nella mia sfera di appassionati del genere era Undertone, diretto e sceneggiato nel 2025 dal regista Ian Tuason, quindi ho cercato di guardarlo appena possibile.


Trama: Evy, che vive con la madre costretta a letto da una malattia terminale, ha come unico sollievo il podcast a tema sovrannaturale condiviso con l'amico Justin. I due rimangono però coinvolti in una serie di eventi sempre più inquietanti, dopo avere riprodotto alcuni file audio arrivati da una mail anonima...


Mi avevano sconsigliato di guardare Undertone da sola e di sera, ma l'ho fatto lo stesso. Il risultato è stato di dovere sospendere la visione almeno un paio di volte per fare il giro del mio piccolo appartamento e accendere le luci laddove non vi fosse la possibilità di chiudere le porte, come per esempio in corridoio, e anche così ho vissuto momenti di panico a seguito di un paio di rumori misteriosi, probabilmente causati dalla gatta Makiki che si sistemava sulla sedia da lavoro di Mirco. So bene che la paura è qualcosa di puramente soggettivo, ma con me Undertone è stato efficacissimo per un motivo, che poi è lo stesso che mi porta ad essere terrorizzata ogni volta che leggo La nonna di Stephen King. Probabilmente, anche ad Ian Tuason sarà capitato, da bambino, di rimanere solo in casa per periodi brevi, e di aver provato, in quei frangenti, una paura talmente grande da trasformare i secondi in minuti e i minuti in ore, a causa di una fantasia smisurata che vedeva mostri in ogni ombra. Io ancora oggi faccio incubi vividissimi sulla mia vecchia casa d'infanzia (per inciso, un semplice appartamento di 5 stanze e un corridoio), dove la cucina era l'unico "porto franco", a patto di non dare mai le spalle al buio del corridoio, luogo su cui si aprivano quattro vani apparentemente vuoti e sicuri, ma mica detto. Nei miei incubi, da quelle stanze arrivano voci che non possono essere semplici rumori o allucinazioni auditive, e si accendono all'improvviso delle luci; l'unica cosa che mi resta da fare, in quei momenti di terrificante consapevolezza, è scegliere tra rimanere immobile in cucina, ad aspettare l'inevitabile col cuore in gola, oppure aprire la porta-finestra che dà sul terrazzo, e da lì tentare di calarmi giù dal balcone, confidando in un atterraggio morbido dal secondo piano. A fronte di questi terrori che mi porto dietro dall'infanzia, Undertone è stato agghiacciante perché, per buona parte del film, Evy è seduta a un tavolo, indossa un paio di cuffie che la isolano dal mondo esterno, e dà le spalle a un corridoio buio su cui si affaccia la scala che porta al piano di sopra, dove sua madre sta morendo per una malattia incurabile. Tutto il resto, compreso il difficile rapporto con una fede cattolica inculcata dalla madre, il senso di colpa per avere evitato ogni tipo di legame affettivo con la donna fino all'insorgere della malattia, l'angoscia derivante dall'essere rimasta incinta di un uomo impreparato a gestire qualsiasi tipo di responsabilità e la conseguente, comprensibile paura di non essere in grado di fare la madre, il podcast come unico punto fermo in cui indossare la maschera di un "personaggio" (Evy la scettica contro il credulone Justin) così da mantenere un minimo di stabilità emotiva, persino la natura del demone, direttamente collegata a tutto questo disagio, per me è passato in secondo piano.  


Ian Tuason
, al suo primo lungometraggio, mostra una padronanza nella gestione degli spazi e del sonoro che ha dell'incredibile. Intanto, buona parte dell'inquietudine di Undertone proviene da ciò che si sente nelle cuffie di Evy. Appena la ragazza le indossa, i rumori esterni vengono tagliati fuori e il suo universo diventa ciò che viene riprodotto o registrato in funzione del podcast, tutte cose ovviamente terrificanti già da sole, visto che Undertone è un found footage audio, il cui scheletro sono dieci file .wav che raccontano una storia di invasione/possessione demoniaca sempre più angosciante. Succede però che le sensazioni provate da Evy mentre indossa le cuffie si riversino nella realtà esterna; quando le toglie, ciò che ha ascoltato sembra riverberare intorno a lei, non c'è quello stacco netto che invece si nota nel momento in cui si mette al computer. La consapevolezza che Evy non possa sentire quel che accade appena dietro di lei, o al piano di sopra dove giace sua madre, alimenta la forza delle riprese di Tuason il quale, maledetto lui, o rinchiude la bravissima Nina Kiri all'interno di inquadrature ridotte, magari mostrando solo alcuni dettagli come le mani o un primo piano del volto, oppure la mostra seduta al tavolo a figura intera, ma sul lato destro dello schermo: l'attenzione della macchina da presa, in quei casi, è tutta per ciò che sta dietro la porta aperta alla sua sinistra, l'abisso insondabile del corridoio buio, delle scale che portano al piano di sopra. L'attesa che da lì arrivi "qualcosa", non necessariamente ad attaccare Evy, ma anche "solo" a manifestare la sua presenza, è l'aspetto di Undertone che me lo ha reso così insostenibile, assieme ai tanti dettagli inquietanti legati ad oggetti di uso quotidiano, che nella mente dello spettatore diventano potenziali veicoli di un orrore demoniaco senza pietà né remore. Il finale di Undertone, chiassoso e delirante, non funge da valvola di sfogo, bensì è un passo verso una follia generata dal terrore dell'attesa nonché un attentato alle coronarie, e ammetto, per venire incontro alla mia sanità mentale, di non averlo guardato con l'attenzione che avrebbe meritato, bensì con lo sguardo appena rivolto verso il Gatto della fortuna della Lego, situato poco più in basso rispetto al televisore. E' un ottimo trucco che vi consiglio di sfruttare, se vi capiterà di guardare Undertone a casa. Al cinema, dovesse mai uscire in Italia, l'unica soluzione penso sia la solita rete di protezione fatta di dita intrecciate e occhi socchiusi ma non garantisco che sopravviverete alla visione.   

Ian Tuason è il regista e sceneggiatore del film, al suo primo lungometraggio. Canadese, è anche produttore.


Adam DiMarco
, la voce di Justin, è il Nicky di Something Very Bad Is Going to Happen. ENJOY!

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